Guardando Firenze nei particolari da dietro l'obiettivo di una fotocamera.

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mercoledì 6 aprile 2011

Un taglio di luce sul Perseo

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Firenze, Piazza della Signoria, Loggia della Signoria (dei Lanzi), Perseo

 Benvenuto Cellini (Firenze 1500 - 1571) - Perseo e Medusa

Coordinare:   43°46'9.12"N,  11°15'20.57"E

Vedere anche:
- La liberazione di Andromeda
- Autoritratto sulla nuca del Perseo
- Benvenuto sul Ponte

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lunedì 11 febbraio 2013

Elegante Danae

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Firenze, Piazza della Signoria, Loggia della Signoria (o dei Lanzi), statua

Questo nella foto è il dettaglio della base, il piedistallo su cui poggia il Perseo di Benvenuto Cellini (1500-1571), rappresenta Danae, madre mitologica del Perseo. L'epoca di realizzazione si aggira tra il 1545 e il 1555, e l'insieme del bronzo vede Danae con Perseo fanciullo è alta circa 84 centimetri. E una copia quella che vediamo nella Loggia dei Lanzi, l'originale ha trovato collocazione  nel Museo del Bargello.
La tragica storia di re Acriso ebbe inizio quando si recò a Delfi per consultare l'oracolo perché, non riuscendo ad avere figli maschi, era preoccupato per la sorte del suo regno.  Il responso dell'oracolo fu sconvolgente quando gli predisse che non solo non avrebbe avuto figli maschi ma che un giorno sarebbe morto per mano di suo nipote, il futuro figlio di sua figlia Danae. Il re, terrorizzato dalla profezia, fece rinchiudere la figlia in una torre dalle porte di bronzo sperando in questo modo che non fosse avvicinata da nessun uomo. Ma Zeus dall'alto dell'Olimpo impietosito dalla sorte toccata alla giovane fanciulla ed invaghitosi di lei, entrò nella sua cella sotto forma di pioggia di gocce d'oro e concepì con lei quello che un giorno sarebbe diventato uno dei più conosciuti personaggi dell'antichità: Perseo .


Coordinate:   43°46'8.91"N,  11°15'20.58"E                     Mappe: Google - Bing


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sabato 29 giugno 2013

La mano della Medusa

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Firenze, Piazza della Signoria, Loggia dei Lanzi

La mano è quella della Medusa del capolavoro di Benvenuto Cellini, il Perseo. Dopo la morte,  procuratale dall'eroe con il taglio della testa, la mano della figura mitologica prende lentamente una posizione  rilassata, priva di forza,  ma ancora non completamente priva di vita, come vuole mostrare l'artista con la posizione innaturale del dito medio. Vedere anche:

- Elegante Danae
- Un taglio di luce sul Perseo
- La firma di Benvenutus Cellinus sul Perseo
- La liberazione di Andromeda
- Autoritratto sulla nuca del Perseo
- Benvenuto sul Ponte
- La Loggia dei Lanzi dal cortile di Palazzo Vecchio


Coordinate:   43°46'8.91"N,  11°15'20.58"E                     Mappe: Google - Bing


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sabato 27 aprile 2013

La firma di Benvenutus Cellinus sul Perseo

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Firenze, Piazza della Signoria, Loggia dei Lanzi, il Perseo

In una posizione privilegiata per chi si trova in Piazza della Signoria e guardi verso la Loggia della Signoria o dei Lanzi, trova l'opera starordinaria di Benvenuto Cellini, il Perseo. Sulla fettuccia bronzea che attraversa il torace, aderente al corpo, possiamo leggere incisa la firma dell'autore, Benvenutus Cellinus,  Benvenuto Cellini (1500-1571).

Coordinate:   43°46'8.91"N,  11°15'20.58"E                     Mappe:  Google - Bing


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venerdì 6 luglio 2018

Il Perseo di Benvenuto Cellini




Firenze, Piazza della Signoria, Loggia della Signoria (dei Lanzi), Perseo


Perseo di Benvenuto Cellini (1500-1571)


Coordinate:   43°46'8.91"N,  11°15'20.58"E                     Mappe: Google - Bing





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giovedì 3 novembre 2011

La casa natale di Benvenuto Cellini

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Firenze,Piazza del Mercato centrale, targa

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IN QUESTA CASA
NACQUE BENVENUTO CELLINI
IL PRIMO DI NOVEMBRE  
DEL 1500
E VI PASSO' I PRIMI ANNI
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Questa è l'anonima facciata, tra gazebo e tavolini di ristoranti e pizzerie, della casa ove nacque Benvenuto Cellini. Il nonno di Benvenuto era un semplice muratore mentre il  padre Giovanni Cellini era suonatore e costruttore di strumenti musicali. 

Curioso il fatto che la targa assegni la data di nascita al Primo Novembre del 1500 mentre altre biografie segnano il 2 ed altre il 3. Comunque, giorno più giorno meno, ad oggi (3 Novembre 2011) sono trascorsi cinquecentoundici anni da quando vide la luce per la prima volta il sommo artista che produsse mirabili opere come il Perseo. Sul Ponte Vecchio troviamo un monumento a lui dedicato.

Nella Piazza del Mercato Centrale troviamo anche il monumento a Pinocchio e l'edificio tardo 800, epoca di Firenze capitale del Regno d'Italia, del Mercato Centrale .

Vedere anche:

Coordinate:  43°46'36.04"N,  11°15'15.24"E



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lunedì 24 luglio 2017

Ai piedi del Perseo




Firenze,  Piazza della Signoria, Loggia della Signoria (dei Lanzi), Perseo



In una posizione privilegiata in Piazza della Signoria sotto la Loggia della Signoria o dei Lanzi, si trova l'opera straordinaria di  Benvenuto Cellini (1500-1571), il Perseo.




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giovedì 30 dicembre 2010

Autoritratto sulla nuca del Perseo


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Firenze, Piazza della Signoria, Loggia della Signoria (dei Lanzi), Perseo e Medusa, autoritratto del Cellini


Sulla nuca della statua, in posizione estremamente difficile da leggere per il forte controluce, è presente un dolente autoritratto di Benvenuto Cellini (Firenze 1500 - 1571).

Vedere anche qui.

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mercoledì 6 gennaio 2010

La liberazione di Andromeda



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Firenze, Piazza della Signoria, Loggia , piedistallo del Perseo di Benvenuto Cellini, Liberazione di Andromeda
Benvenuto Cellini  (Firenze 1500 - 1571) - Perseo, Liberazione di Andromeda (1545-55).



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giovedì 16 febbraio 2017

Il Perseo in 450 anni




Firenze, Piazza della Signoria, Loggia dei Lanzi

Quanti milioni di esseri umani hanno visto in 450 anni il Perseo di Benvenuto Cellini (Firenze, 1500 – 1571) da questa posizione? In Piazza della Signoria, dalla Loggia dei Lanzi è cambiato solo lo sfondo negli ultimi 150 anni circa, il Palazzo delle Assicurazioni Generali di Venezia che ha preso il posto della chiesa di Santa Cecilia e della Loggia dei Pisani.


Coordinate: 43°46'8.91"N, 11°15'20.58"E                       Mappe: Google - Bing



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sabato 14 agosto 2010

La Loggia dei Lanzi dal cortile di Palazzo Vecchio


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Firenze, Piazza della Signoria, il Perseo e una colonna

Dall'interno del primo cortile di Palazzo Vecchio, entrando dal portone chiodato da piazza della Signoria, si vede il Perseo del Cellini alloggiato in quel museo all'aperto che è la Loggia dei Lanzi. Sulla destra una colonna del loggiato del cortile.



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lunedì 17 settembre 2018

Il Perseo del Cellini





Firenze, Piazza della Signoria, Loggia dei Lanzi

"Il nostro duca di Firenze in questo tempo, che eramo del mese d‘ agosto del 1545, essendo [duca, Cosimo I (Firenze, 1519 – 1574), al Poggio a Caiano: descrive a lui e alla duchessa, D. Eleonora di Toledo (Alba de Tormes, 1522 – Pisa, 1562) ] al Poggio a Caiano, luogo dieci miglia discosto di Firenze, io lo andai a trovare, solo per fare il debito mio, per essere anch’io cittadino fiorentino, e pcrchè i mia antichi erano stati molto amici della casa de‘ Medici, ed io più che nessuno di loro amavo questo duca Cosimo. Siccome io dico, andai al detto 
Poggio solo per fargli reverenza, e non mai con nessuna intenzione di fermarmi seco. 
E siccome Dio che fa bene ogni cosa, a lui piacque, che veggendomi il detto duca, dipoi fattomi molte infinite carezze, e lui e la duchessa mi dimandorno delle opere che io avevo fatte al re: alla qual cosa volentieri, e tutte per ordine io raccontati. Udito ch’egli mi ebbe, disse, che tanto aveva inteso, che così era il vero; e da poi aggiunse in atto di compassione, e disse: Oh poco premio a tante belle 
e gran fatiche! Benvenuto mio, se tu mi volessi fare qualche cosa a me, io ti pagherei bene altrimenti, che non ha fatto quel tuo re, di chi per tua buona natura tanto ti lodi.
A questo mi rispose, che arebbe voluto da me, per una prima opera, solo un Perseo: questo era quanto lui aveva di già desiderato un pezzo; e mi pregò, che io gnene facessi un modelletto. Volentieri mi messi a fare il detto modello, ed in brevi settimane finito l’ ebbi della altezza di un braccio in circa: questo era di cera gialla, assai accomodatamente finito; bene era fatto con grandissimo istudio e arte. Venne il duca a Firenze, e innanzi che io gli potessi mostrare questo detto modello, passò parecchi di, che proprio pareva che lui non mi avessi mai veduto né conosciuto, di modo che io feci un mal giudizio de‘ fatti mia con Sua Eccellenza: pur da poi, un di dopo desinare, 
avendolo io condotto in nella sua guardaroba, lo venne a vedere insieme con la duchessa e con pochi altri signori. Subito vedutolo, gli piacque, e lodollo oltramodo; per la qual cosa mi dette un poco di speranza, che lui alquanto se ne intendessi. Da poi che l’ ebbe considerato assai, crescendogli grandemente di piacere, disse queste parole: Se tu conducessi, Benvenuto mio, così in opera grande questo piccol modellino, questa sarebbe la più bella opera di piazza. Allora io dissi: Eccellentissimo 
mio signore, in piazza sono le opere del gran Donatello, e del maraviglioso Michelagnolo, quali sono istati dua li maggior uomini dagli antichi in qua; per tanto Vostra Eccellenza lllustrissima dà un grande animo al mio modello, perché a me basta la vista di far meglio l'opera, che il modello, più di tre volte.
A questo fu non piccola contesa, perché il duca sempre diceva, che se ne intendeva benissimo, e che sapeva appunto quello che si poteva fare: a questo io gli dissi, che le opere mie deciderebbono quella quistione e quel suo dubbio, e che certissimo io atterrei a sua eccellenza molto più di quel che io gli promettevo, e che mi dessi pur le comodità, che io potessi fare tal cosa; perché, sanza quelle comodità, io non gli potrei attenere la gran cosa, che io gli promettevo. A questo Sua Eccellenza mi disse, che io facessi una supplica di quanto io gli domandavo, ed in essa contenessi tutti i mia bisogni, che a quella amplissimamente darebbe ordine. Certamente che se io fussi stato astuto a legare per contratto tutto quello, che io avevo di bisogno in queste tutto quello, che io avevo di bisogno in queste mia opere, io non arei auto i gran travagli, che per mia causa mi son venuti; perché la volontà sua si vedeva grandissima si in voler fare delle opere, e si nel dar buon ordine a esse: però non conoscendo io, che questo signore aveva più modo di mercatante che di duca, liberalissimamente procedevo con Sua Eccellenza come duca, e non come mercatante. Fecigli le Suppliche, alle quali Sua Eccellenza liberalissimamente rispose. Dove io dissi: Singolarissimo mio padrone, le vere Suppliche ed i veri nostri patti non consistono in queste parole, né in questi scritti, ma si bene il tutto consiste, che io riesca con le opere mie a quanto io le ho promesse; e riuscendo, allora io mi prometto che Vostra Eccellenza Illustrissima benissimo si ricorderà di quanto la promette a me. A queste parole invaghito Sua Eccellenza e del mio fare e del mio dire, lui e la duchessa mi facevano i più isterminati favori, che si possa immaginare al mondo. Avendo io grandissimo desiderio di cominciare a lavorare, dissi a Sua Eccellenza, che io avevo bisogno d’ una casa, la quale fassi tale, che io mi vi potessi accomodare con le mie fornacette, e da lavorarvi le opere di terra e di bronzo, e poi, appartatamente, d’ oro e d’ argento; perché io so, che lui sapeva quanto io ero bene atto a servirlo di questo tali professioni; e mi bisognava istanze comode da poter fare tal cosa." 

Da "La Vita di Benvenuto di Maestro Giovanni Cellini fiorentino, scritta, per lui medesimo, in Firenze", scritta tra il 1558 e il l 1567 .
Benvenuto Cellini (1500-1571)


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lunedì 5 marzo 2018

La Loggia col leone e il Perseo





Firenze, Loggia dei Lanzi

"...Leopoldo I fece nel 1770 trasportare sotto questa Loggia sei statue Romane che erano nella Villa Medici di Roma, come pure fece collocare due Leoni uno dei quali antico e 1' altro di Flaminio Vacca Romano alla scalinata dell'arco di mezzo. Sotto il principato questa Loggia prese il nome dei Lanzi ossia Tedeschi perchè Cosimo I vi teneva la guardia di quei soldati al suo servizio..."

Da Marietta de' Ricci, ovvero Firenze al tempo dell'assedio - Racconto Storico, Volume 2  D – Pubblicato 1845

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venerdì 2 agosto 2013

Riposando

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Firenze, Piazza della Signoria, Loggia dei Lanzi

Il dettaglio non ve lo posso mostrare, è un lungo sedile di dura pietra nella penombra di un'assolata giornata estiva. E' a ridosso di tutta la parete sud della Loggia, rifugio di turisti stanchi e accaldati, alla ricerca di un breve riposo in un luogo abbastanza fresco quando soffia almeno un leggero venticello. Il più delle volte ci si deve accontentare di quello che la natura offre considerando che il colpo d'occhio è unico al mondo, un concentrato di monumenti e opere d'arte. La Fontana del Nettuno del Giambologna, il Perseo di Benvenuto Cellini, il Marzocco di Donatello, la  Giuditta e Oloferne ancora di Donatello, il  Ratto di Polissena di  Pio Fedi  , Ercole e Caco di Baccio Bandinelli, Palazzo Vecchio. 


Coordinate: 43°46'9.12"N, 11°15'20.57"E                            Mappe: Google - Bing


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domenica 31 maggio 2015

Un'ombra oscura sul Ratto di Polissena

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Firenze, Loggia dei Lanzi

Mi piace fermarmi sotto la Loggia dei Lanzi, sedermi sui grandi secolari gradini a riposarmi cinque minuti circondato da turisti frettolosi intenti a fotografare le statue marmoree studiando la migliore inquadratura da immortalare nella memoria digitale SD. I selfie non si contano ma sono molti di meno rispetto a quelli eseguiti in altre parti della città, dalla contigua Piazza della Signoria al Ponte Vecchio, dal Loggiato degli Uffizi a Palazzo Pitti. La Loggia è un luogo ospitale, uno straordinario museo all'aperto dove sono certo i miei antenati hanno postao gli occhi e riposato per alcuni minuti così come amo fare io. Qui sono ospitate molte statue che vanno dall'epoca romana fino al Novecento, dal conosciutissimo bronzo del Perseo con la testa di Medusa di Benvenuto Cellini (Firenze 1500-1571) alle composizioni marmoree del Giambologna  (Jean de Boulogne, Douai, 1529 – Firenze, 1608). Sotto le centenarie volte a crociera  è il Ratto di Polissena (1866) di Pio Fedi (Viterbo, 1816 – 1892), più volte abbiamo visto in questo blog, che abbiamo deciso di fissare nuovamente con una foto per la spettacolare composizione che viene esaltata dal taglio netta di luce di un tardo mattino primaverile su uno sfondo scuro dato dall'ombra delle arcate volte a nord della Loggia. Fedi scolpì pensando alla luce e alle ombre? Probabilmente sì. Viene da pensare che questa opera d'arte ha più senso se collocata in un ambiente esterno dove varia la luce a seconda l'ora del giorno piuttosto che al chiuso di un museo. Ma forse questo discorso vale per tutte le sculture. 

Il gruppo rappresenta il ratto di Polissena, giovanissima figlia di Priamo ed Ecuba, ad opera di Pirro, nonostante il tentativo del fratello Polidoro di difenderla e della madre di sottrarla al rapimento trattenendola per un fianco prima di essere colpita a sua volta dalla spada del rapitore


Coordinate: 43°46'9.12"N, 11°15'20.57"E                      Mappe: Google - Bing




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martedì 11 gennaio 2011

Benvenuto sul Ponte


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Firenze, Ponte Vecchio, monumento a Benvenuto Cellini

Al centro del Ponte Vecchio, dove le botteghe orafe si interrompono, sulla terrazza a valle del ponte stesso si trova il monumento a Benvenuto Cellini  realizzato da Raffaello Romanelli (Firenze, 1856 – Firenze, 1928). La statua raffigurante l'artista venne installata ed inaugurata il 26 maggio del 1901 nel quarto centenario della nascita di Benvenuto (Firenze, 3 novembre 1500 – Firenze, 13 febbraio 1571).

Da confrontare l'opera moderna con l'autoritratto 'nascosto' dello stesso Cellini  (vedere il post Autoritratto sulla nuca del Perseo)

Coordinate:  43°46'4.91"N,  11°15'11.18"E                   Mappe: Google - Bing 




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mercoledì 23 luglio 2014

Il peduccio di sinistra

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Firenze, Piazza della Signoria, Loggia dei Lanzi

Internamente, tutt'intorno alla Loggia dei Lanzi si trovano tre file di alti gradoni utilizzati da secoli dai fiorentini ed occasionali visitatori, nonché turisti, per trovare un po' di conforto alla stanchezza sedendosi ad ammirare  capolavori unici in un'atmosfera particolare. Seduti sui gradoni si guarda avanti incontrando con lo sguardo il Ratto delle Sabine, l'Ercole e il Centauro, Patroclo e Menelao, il Gruppo di Polissena, varie matrone di fattura romana e greca, il Perseo e la Medusa del Cellini e i due leoni che fiancheggiano la scalinata di accesso. Ma se si guarda in alto dal gradino più alto, alla base e congiunzione di due volte a crociera, quella di sinistra e la centrale, appare il massiccio peduccio, pesantemente incombente, minaccioso per certi versi, in una prospettiva come mai raramente  visto. Consumato dal tempo  sia pure in modo minore rispetto al gemello che si trova alla base della terza volta unendosi alla volta centrale. Due figure ieratiche, sedute, affiancate da due personaggi più somiglianti a monaci orientali  sovrappeso che a putti eterei.


Coordinate: 43°46'9.18"N, 11°15'20.11"E                      Mappe:    Google   -   Bing


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mercoledì 7 novembre 2018

Cosa si leggeva nel 1866 della Loggia dei Lanzi





Firenze, Piazza della Signoria

leggiamo di seguito la descrizione di Luigi Passerini della Loggia dei Lanzi in un brano tratto dal suo libro Curiosità storico-artistiche fiorentine del 1866 

LA LOGGIA DELLA SIGNORIA
Quel sistema di vita pubblica ch'era proprio dei nostri padri, come diè motivo alla costruzione delle loggie che presso i loro palazzi inalzarono le più doviziose, tra le famiglie fiorentine, tanto di origine magnatizia che popolare, spinse pure il Comune a edificarne una che servisse per quegli atti che alla presenza di tutti dovevano consumarsi.
Solevano i ricchi celebrare nella domestica loggia gli avvenimenti più solenni delle loro famiglie, quelli che dovevano avere l'intiero popolo per testimone : quali, a mo' d'esempio, le scritte nuziali ; gli atti più importanti di compra e vendita ; le donazioni ; i conviti, infine , e le feste che celebravansi per solennizzare il conseguimento del grado equestre o qual altro si voglia fausto avvenimento domestico.
Del pari non pochi erano gli atti che obbligavano la Signoria a presentarsi ai proprii concittadini sulla ringhiera ch'era posta dappresso alla porta principale del suo palazzo; su quella ringhiera che con improvvido consiglio fu atterrata mentre in Firenze regnavano i Napoleonidi, e che dovrebbesi ricostruire quando si volesse rendere il suo vero carattere a quell'insigne monumento. La necessità di convocare il popolo a parlamento ; il bimestrale succedersi del gonfaloniere di giustizia e dei priori; la pompa voluta per dare il bastone del comando ai capitani che dovevano guidare l' oste nel campo , e per  decorare della dignità cavalleresca i benemeriti della patria; erano circostanze tutte che obbligavano i rappresentanti della repubblica a sedersi al cospetto della intiera popolazione. Ma gli ardori della estiva stagione e il caso non infrequente che si dovessero per incessante pioggia sospendere, ossivvero consumare con grave incomodo quegli atti solenni, fecero por mente alla convenienza di costruire un luogo coperto che servisse ai molteplici bisogni della vita pubblica ed alle ceremonie ch'erano una conseguenza del reggimento a comune.
Fu incominciato a parlarne intorno alla metà del secolo XIV, ed il decreto che stabilì la costruzione della loggia fu vinto nel consiglio maggiore il 21 novembre 1356 : ma ignoro i motivi che ne sospesero l'attuazione per ben venti anni. Vuolsi che Andrea Orcagna ne facesse il disegno e il modello; lo asserisce il Vasari e lo ripetono quanti scrissero dopo di lui : ma certamente non potè l'illustre architetto presedere alla fabbrica, essendo egli di già morto nel 1368, più di otto anni prima che si comprassero, le case dei Baroncelli e le altre che furono demolite per dar luogo alla loggia.
Può ben darsi ch' ei ne avesse, pria di venire a morte, fatto il modello; ma chiunque è pratico in arte converrà meco che male può concepirsi il disegno di un edifizio quando non si conosce il luogo su cui dev'essere costruitole che ben spesso tali e tante sono le variazioni che vi si apportano nell'eseguirlo che poco o nulla rimane del primitivo concetto. Risulta dai documenti che Benci di Cione e Simone di Francesco Talenti furono i capo maestri preposti alla fabbrica allorchè vi fu posta mano nel 1376 : ambedue artisti famosi che molto lavorarono a Or-San-Michele ed al palazzo dei Potestà. Fu il primo valente magistrato, e sempre condotto al campo per dirigere le opere di assedio intraprese per la repubblica ; quanto valesse nella sua arte il Talenti, lo dicono i belli e ricchi ornati che chiudono le lunette delle loggie di Or-San-Michele, non meno che la semplice ed elegante facciata della chiesa ora dedicata a S. Carlo. Ambidue erano ben capaci d' immaginare il progetto della bella loggia che forma soggetto di questo articolo: e mi fa supporre che ad essi se ne debba il disegno il sapersi che anche nel 1379, e più tardi, il Talenti modellava i capitelli dei grandi pilastri egli altri ornati, mentre Iacopo di Paolo e poi Lorenzo di Filippo dirigevano le costruzioni murarie. Antonio di Puccio di Benintendi, del popolo di S. Michele Visdomini, era il capo dei muratori, e da lui furono costruite le volte: e mi piacque notarlo, perchè da quell'uomo appunto deriva una delle case Fiorentine che furono molte ricche di sto ria perdurante la supremazia e il governo dei Medici; la famiglia dei Pucci.
Ideò l' architetto che nell' alto della loggia dovessero figurare li stemmi del Comune ed ancora le virtù teologali e le cardinali, siccome quelle che devono essere la base di qualunque ben ordinato reggimento: e perciò, mentre le armi si allogavano a Nicolò di Piero Lamberti scultore aretino , si ordinava il disegno delle figure ad Agnolo di Taddeo Gaddi. Egli diè compiti i cartoni intorno al 1383, e poco dopo si affidavano le scolture ai più pregiati tra quei maestri che aveano prestata per il Duomo l'opera loro; appunto perchè agli Operai di S. Maria del Fiore erasi commessa la sorveglianza ai lavori che si facevano per questa loggia. A Giovanni d'Ambrogio si diè a fare la figura della Giustizia in bassorilievo nel 1384, e più tardi quella della Prudenza: si allogarono a Giovanni di Fetto la Fortezza e la Temperanza, nell' anno istesso; ma non potendo per la vecchiezza condurre a termine quelle scolture, si dettero nel 1385 a compiere a Iacopo di Piero Guidi, del popolo di S. Apollinare, il quale avea già dato prova eccellente di sè nell' effigiare la Speranza e la Fede. La Carità, ch' erasi immaginato di con durre in alto rilievo, per porsi sotto di un tabernacolo situato nel centro della parte che è volta ad Oriente, fu assegnata a Luca di Giovanni valente artista senese; ma dopo due anni gli fu ritolta, perchè non avea per'anche posto mano al lavoro, e data a farsi a Piero di Giovanni del Brabante. Egli pure assunse l' incarico, ma non potè condurlo a buon fine; e nel 1388 chiese di esserne esonerato stantechè troppo lo aggravavano le commissioni avute per S. Maria del Fiore: e fu allora che anche di questa statua fu affidata la esecuzione a Iacopo di Piero Guidi. Poste tali figure ai luoghi destinati, volle l'archi tetto che fossero maggiormente decorate : e perciò, dopo che frate Leonardo monaco di Vallombrosa le ebbe con tornate di vetri colorati di azzurro, fu ordinato a Lorenzo di Bicci di colorirle al naturale e di lumeggiarle e di arricchirle coli oro. Compievansi i lavori intorno al 1387, nel qual' anno si lastricava la loggia, e si ponevano a pie dei pilastri le statuette dei leoni e leonesse sedenti lavorati dal più volte rammentato Iacopo Guidi.
Non è mio intendimento di esporre i fatti dei quali è stata testimone la loggia , avvegnachè io volli soltanto rammentare le notizie artistiche che vi hanno rapporto, onde non vadano perdute quelle che nei miei studi ho avuto la fortuna di ritrovare ; abbenchè di alcune avesse già il Baldinucci fatto tesoro. Rimase la loggia sgombra di statue fino ai tempi del Principato Mediceo; e soltanto dopo la metà del secolo XVI fu pensato a collocare sotto le grandi arcate quei tre meravigliosi gruppi che basterebbero a formare il decoro di qualsivoglia città. Primo per data è quel di Giuditta che calpesta il cadavere di Oloferne a cui ha troncata la testa. Lo scolpì Donatello d'ordine di Cosimo il vecchio dei Medici, e fu conservato nel palazzo che fu proprio di questa casa fino al 1494 : nel quale anno, cacciati i Medicei, fu di là tolto e collocato presso la porta del palagio della Signoria, al principio della ringhiera. Gli fu data una tale destinazione perchè lo si volle emblema di libertà; quasichè nella donna forte si fosse voluto simboleggiare la repubblica che si sbarazza del suo tiranno: e per questo non solo vi si vollero scritte al di sotto le memorabili parole exemplum salutis publicae cives posuere; ma si pensava ancora di scolpirvi alcuni distici che spiegano in più decisi termini l'intendimento dei riformatori del Comune; distici che in un codicetto sincrono esistente presso di me si attribuiscono a frate Girolamo Savonarola. ' Fu tolta di quel luogo nel 1504 per dar posto al David di Michelangiolo; e fu collocata allora in una nicchia apposita mente scavata nel muro del primo cortile, di faccia alla porta: ove rimase fino a dopo il 1560, cioè finacchè non fu messa dove attualmente si trova. In quel tempo avea Benvenuto Cellini collocato sotto di una delle arcate il suo Perseo : opera insigne che si è voluta, più al dì d'oggi che in antico, destinata a rappresentare la caduta della repubblica per opera di casa Medici; appunto perchè i soliti sognatori di favole genealogiche hanno preteso di asserire sul serio che la casa Medicea derivò da quel semideo, e che le palle del suo stemma altro non sono che i pomi degli orti Esperidi. Non molto dopo, intorno al 1585, Giovanni Bologna, scolpì il ratto delle Sabine, e lo fece per l'arcata che restava vuota : ma dopo quel epoca nulla vi fu innuovato fino alla seconda metà del secolo scorso; perchè data appunto di quel tempo la collocazione delle Vestali qua recate dalla villa Medicea di Roma, e dei due leoni posti all' ingresso, uno di antica scultura romana, e l'altro scolpito da Flamminio Vacca ad imitazione di quello. Ma al porre sotto le loggie cotali avanzi dell'antica arte romana si ebbe in mira principalmente di non occuparne l' area , diminuendone le proporzioni grandiose, e perciò fu savio divisamento, degno di quei valentuomini che furono il Paoletti e il Salvetti, di disporli lungo le pareti.
Quel che non erasi fatto nel secolo scorso lo si volle fatto nel nostro, e con poco criterio, a mio avviso, si posero nel centro, e l' Ercole che uccide il centauro di Giovanni Bologna, e l'Aiace che sostiene Patroclo morente , frammento preziosissimo dell' arte greca ridotto come oggi si vede dallo scultore Stefano Ricci. Peggio ancora si fece nel 1859, quando si concesse al cav. Ignazio Villa di collocare quei suoi barometro e termometro alle pareti; che fin d'allora furono con molto spirito qualificati per due mosche di Milano attaccate all'infermo edifizio.

Da Curiosità storico-artistiche fiorentine Di Luigi Passerini - 1866


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