Guardando Firenze nei particolari da dietro l'obiettivo di una fotocamera.

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lunedì 23 ottobre 2017

I contrafforti del chiasso




Firenze, Chiasso de' Baroncelli

I chiassi sono quelle vie che a Firenze sono strette e da cui, proprio per questa loro caratteristica, filtra poca luce. Questo è il caso del Chiasso de' Baroncelli. 
"La strada si sviluppa da via Lambertesca a piazza della Signoria, costeggiando "come una profonda fessura" (Bargellini-Guarnieri) la Loggia dei Lanzi e la fabbrica degli Uffizi, chiusa dall'altro lato da alte fabbriche interrotte dal chiasso del Buco. Intitolata alla famiglia dei Baroncelli che qui aveva le sue case e torri (per lo più atterrate per costruire la loggia), è documentata in realtà fino all'Ottocento come chiasso di Messer Bivigliano, forse il più importante membro del casato, di grandi ricchezze, morto nel 1327 e sepolto in Santa Croce. Ugualmente il luogo è talvolta attestato come chiasso dei Lanzi, in riferimento alla guardia personale di Cosimo I de' Medici [Firenze, 1519 – 1574], formata da 200 Landsknecht qui acquartierata dal 1541. Il repertorio di Bargellini e Guarnieri riporta varie notizie che al momento non sembra possibile riferire a precise case qui presenti e quindi alle schede relative a questa via, e che di conseguenza qui si trascrivono: "Nella strettissima via, dove raramente il sole riesce ad insinuarsi, ebbero la loro abitazione altre famiglie, come i Tigliamochi, i Gherardini, i Pulci, i Raugi. Nell'ultima parte, allo sbocco della Piazza, si trovavano le Arti minori dei Fabbri e Manescalchi, dei Maestri muratori e dei Calzolai... Il de' Rossi, tessitore di velluti, abitava nel vicolo, dove Francesco suo figlio, diventato pittore col nome di Salviati, ebbe la propria bottega". Localizzato in una delle zone più frequentate dalle città storica, il chiasso, pavimentato a lastrico e sostanzialmente ben tenuto, offre la possibilità di un momentaneo isolamento dalla folla e di apprezzare uno scorcio urbano oltremodo suggestivo, in particolare in prossimità del chiasso del Buco." (da repertorio delle Architetture Civili di Firenze)



Coordinate:      43°46'8.32"N, 11°15'18.30"E               Mappe: Google - Bing



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sabato 25 agosto 2012

Chiasso Cozza


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Firenze, Via

Ora vi spiego perché questa viuzza stretta stretta si chiama Chiasso Cozza. Prima di tutto, cosa è un 'chiasso'? Recita il Devoto Oli : s.s. Vicoletto,viuzza stretta e buia, poco frequentata. Il Gabrielli aggiunge E' solo nell'uso fiorentino. Concordano l'uno e l'altro dizionario che il sostantivo viene dal latino classis sezione, quartiere . XIV secolo.
Chiarito questo veniamo al perché si chiami 'Cozza'. Boh! Sembra che nessuno lo sappia .

Si trova tra via Lambertesca e una piccola piazzetta interna circondata da quel che resta di 'case torri'.

Coordinate:   43°46'8.15"N,  11°15'14.91"E                Mappe:   Google   -  Bing

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domenica 26 febbraio 2012

Tre Re e l'Onestà


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Firenze, Piazza dei Tre Re, Torre de' Macci,  Vicolo dell'Onestà

Questa piccolissima piazzetta è a pochi passi dalla rinomata, elegante, ampia via Calzaioli, ha un nome che è antitetico al modo in cui si presente chiamandosi Piazza dei Tre Re (già Corte de' Macci), non proprio regale. Il nome attuale deriva da un'antica locanda dall'insegna pomposa di "Albergo del Re" e poi "Dei Tre Re".

Vi si arriva da Via Calzaioli attraverso uno stretto vicolo (chiasso)  e poco illuminato dalla luce del giorno, Vicolo dell'Onestà (già Chiasso de' Macci) appena percettibile sulla sinistra della foto a fianco della Torre de' Macci (XVIV secolo). Il nome, in certo senso, è ambiguo, ed il perché lo apprendiamo leggendo alcune righe del libro di Giuseppe Conti, "Firenze Vecchia (1799-1859)".

"... perché quivi in alcune stanze dell'Arte de' beccai [macellai], risiedeva il Magistrato dell'Onestà: titolo che pareva una canzonatura, perché si doveva occupare invece delle meretrici. Questo magistrato piuttosto curioso si componeva di otto cittadini, popolani e guelfi, estratti a sorte due per quartiere, i quali sotto nessun pretesto potevan rinunziare a quell'onorifico incarico. Essi avevano ogni suprema autorità sulle donne pubbliche, a cui assegnavano il luogo dove dovevano abitare, rilasciavan loro il bullettino di libero esercizio, e stabilivano perfino il prezzo che potevan pretendere!.."

Ufficiali dell'onestà
1403 aprile 30 - sec. XVIII

Contesto politico-istituzionale di appartenenza:
Repubblica fiorentina, per il periodo: 1403 aprile 30 - 1530
Ducato di Firenze, per il periodo: 1530 - 1569
Granducato di Toscana, principato mediceo, per il periodo: 1569 - 1737
Granducato di Toscana, principato lorenese, per il periodo: 1737 - sec. XVIII, metà

Coordinate:  43°46'16.19"N, 11°15'17.84"E                          Mappe:    Google    -      Bing



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venerdì 7 dicembre 2012

La Cella di Ciardo

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Firenze, tra Via Sant'Antonino e Via dell'Ariento, Canto della Cella di Ciardo

Chiasso, borgo, canto, cella sono nomi il cui significato è quasi del tutto perduto nel tempo ma che una volta erano di uso comune. Chiasso era una strada stretta e buia, borgo era una strada fuori le mura che portava da una porta verso fuori Firenze, canto era un angolo tra due vie contigue, cella sta per cantina. Qui, dunque, in questo canto o angolo c'era una cella ovvero una cantina. A dire il vero, tutta la via, quella che oggi prende nome 'Via di Sant'Antonino, prima si chiamava Via della Cella di Ciardo.


Coordinate:  43°46'33.64"N,  11°15'10.92"E                      Mappe: Google - Bing


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lunedì 13 maggio 2013

Un vecchio tabernacolo


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Firenze, Chiasso degli Armati, tabernacolo

Lo sapete, bisogna girare per le strade con la lo sguardo attento su per scoprire cose che altrimenti non avremmo mai notato pur essendo fiorentini che da una vita le sfiorano. E' il caso di un tabernacolo all'angolo del  Chiasso degli Armati che confluisce con via del Giglio. Qui vi è una Madonna con Bambino, bassorilievo in stucco del XVIII secolo copia dell'opera di Antonio Rossellino (Settignano, 1427 – Firenze, 1479)  ricoverata oggi al Bargello.


Un tempo i tabernacoli si chiamavano 'marginette', perché posti ai margini delle strade, pensati per proteggere il viandante per santa intercessione ultraterrena ed anche per la sia pur debole luce  nelle notti oscure prodotta dalle candele accese dai devoti utili.  

Coordinate:  43°46'26.24"N,  11°15'5.28"E                      Mappe: Google - Bing


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giovedì 19 gennaio 2017

Nel periodo di decadenza



Firenze, Piazza della Repubblica

L'Arcone di Piazza della Repubblica si trova dove una volta, prima di Firenze Capitale, c'era il Mercato Vecchio e il Ghetto e dove ancor prima c'era il Foro Romano, il Campidoglio i cui materiali servirono per le costruzioni successive dei palazzi del XIII secolo. Probabilmente le pietre cavate e lavorate dai romani che fondarono a Firenze una colonia sono quelle che servirono per i palazzi e le fondamenta delle torri.  Parecchie fra le famiglie più illustri per nobiltà e altezza di lignaggio, più potenti per ricchezza di possessi o per importanza di mercatura, più autorevoli per numero di aderenze o per eccellenza di uomini, avevano palagi, torri, logge, coni, in questa località che formò il primo nucleo della città del XIII secolo. Talune di queste famiglie erano discese da Fiesole ab antiquo, altre, abbandonati i turriti e cupi manieri sparsi sulle vette de' monti del contado, s' erano condotte a Firenze per dividere cogli antichi abitatori e diritti e doveri.  
Da Fiesole vennero a costruire sugli spazi del vecchio Foro Romano e ad abitare gli Arrigucci padroni e difensori fin da' secoli più lontani del vescovado di Fiesole, i Filitieri che si dissero dipoi Catellini aggiungendo al cognome il nome del più importante dei loro castelli, Castiglione, che sorge alle pendici di Monte Morello. Dai gioghi del Casentino e della Romagna dov'ebbero signoria feudale, dove possedettero innumerevoli castelli, scesero gli Ubaldini ed alcune delle case loro eressero lì da S. Maria in Campidoglio accanto ai palagi sontuosi, alle torri dei Brunelleschi, antichissimi abitatori di Firenze e signori del castello della Petraja. Palagi di mirabile ricchezza, torri, case, logge, eressero le famiglie della celebre consorteria dei Bisdomini e particolarmente i Tosinghi e i Della Tosa. Anche dei Figlineldi appartenenti all' altra consorterìa de' Figiovanni e de' Ferrantini sorsero qui le solide case e con loro altre ne inalzarono, i Rodighieri, i Renovandi, i Pecori, i Della Pressa, i Medici, gli Ardimanni, i Boni, tutte famiglie potenti e di molta riputazione nei tempi della repubblica.
Lo splendore e la ricchezza non continuano lungamente ad aver sede in questo luogo, centro di famiglie nobili e fastose. Nel XIV secolo siamo già in piena decadenza. Molte case annesse ai palagi non servono più agli usi delle famiglie che di codesti palagi erano padrone, nè per abitazioni di servi e vengono appigionale; le antiche corti che si aprivano in mezzo alle abitazioni di ognuna di quelle famiglie e servivano a feste e a radunanze, divengono piazze con botteghe e banchi ; nei vicoli interni si stabiliscono delle osterie ed anche dei luoghi di male affare; le traccie dell'antico splendore si affievoliscono e scompaiono a poco alla volta. E le ragioni sono molte e facili a comprendersi. Le famiglie che avevano già una potenza quasi principesca si dividono, decadono, impoveriscono addirittura, nè possono più mantenere il fasto e la magnificenza primitiva; altre trovano che l'abitare una località sottoposta alle emanazioni poco grate del Mercato, prossimo troppo a luoghi chiassosi e sconci, non è la cosa più comoda e piacevole, sicché stabiliscono altrove la loro dimora.
Già ai primi del 1400 si rileva che qui abitavano soltanto alcuni dei Della Tosa assai decaduti dall' antica grandezza; altri dei Rrunelleschi ridotti in fortuna meno che modesta, alcuni dei Pecori e basta. Tutte le altre famiglie erano estinte, scomparse, trasferite altrove, per dar luogo ad una popolazione nuova di mercanti, di trecconi, di facchini del mercato, di pollaioli, di meretrici. Le osterie, i luoghi di male affare favorirono poi le riunioni di gente chiassosa, di vagabondi, di malanni che si trattenevano là notte e giorno a farne d'ogni colore. Aggiungasi che là facevano poi capo anche i soldati delle compagnie di ventura, quelli che seguivano i principi e gli ambasciatori di passaggio e in missone a Firenze, talché spesso e volentieri succedevano colà scene di violenza e di scandalo. 
Che gente abitasse colà e quali episodi vi si svolgessero, può mostrarlo la seguente denunzia testuale che Jacopo di Bernardo d' Alamanno De' Medici, uno dei poco fortunati possessori di case in questa località faceva nel 1498 e che trovasi registrata nel campione del gonfalone Drago S. Giovanni. I fatti ai quali si accenna in tale denunzia singolarissima per forma e per stile, si riferiscono all'epoca in cui trovavasi a Firenze coi suoi soldati francesi Carlo VIII.
Ecco il documento:
« Sustanzie.  
«Un albergo ad uso di meretrice e tre botteghe ad uso di meretrice chon una casetta sulla piazza del Frascato. Le quali case e botteghe si suolevano appigionare tutte chon detto Albergo e al presente poche non si trova senone ladri e ribaldi che le voglino torre a pigione e quando le togliessino se ne andrebbono chon Dio e cholle masserizie e cholla pigione come ano fatto molti altri ne tempi passati. Il presente si fà governare per un artefice e rendemi L. 36 al mese ne temporali buoni e utimamente i franciosi marsano lettiere, presano e imbolarono la più parte delle lenzuole. »
E' strano il documento, ma è efficacissimo per dare un idea della razza di abitatori e di frequentatori di questa località, la quale, come dirò dopo, si suoleva chiamare in gran parte il Frascato dal nome di una piazza e di una celebre osteria che qui si trovava.  
E non basta.
Il nome di Piazza del Postribolo col quale era indicata una piazzola interna, perché qui fu istituito il primo locale di questo genere, i luoghi destinati allo stesso uso esistenti nel Frascato e nel chiasso di Malacucina, i magazzini dei pollaioli situati in diversi vicoli interni, alcune scuole di ballare... d'infima specie, tre o quattro osterie, la contiguità col mercato ed un numero infinito di ricordi che si riscontrano negli archivi di varj magistrati preposti alla tranquillità ed alla morale pubblica, dipingono a colori ben distinti lo stato disgraziatissimo in cui la parte interna specialmente di quest' ampio quadrato era ridotta nel secolo XV. 
Si capisce quindi facilmente come mai delle storiche famiglie antiche abitatrici di questa località non restassero più nel secolo successivo che le memorie.
Su per giù, si può affermare che le condizioni in cui trovavasi allora il Frascato, chiamandolo così perché così era generalmente chiamato tutto quel ceppo dì case, non erano migliori di quelle in cui si trovava il Ghetto negli ultimi tempi, quando ne fu deliberato ed effettuato lo sgombero.

In corsivo estratti da "Il ghetto di Firenze e i suoi ricordi  illustrazione storica" di Guido Carocci edito nel 1886


Coordinate: 43°46'17.00"N, 11°15'12.72"E             Mappe: Google - Bing



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