Guardando Firenze nei particolari da dietro l'obiettivo di una fotocamera.

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lunedì 26 ottobre 2015

Palazzo Vecchio 150 anni fa

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Firenze,  Piazza della Signoria, Palazzo Vecchio

Cosa si scriveva 150 anni fa.
"Le piazze. - Piazza della Signoria. — Questa piazza, la più importante di Firenze per i suoi monumenti e le memorie che rammenta , non cominciò a ingrandirsi che nel 1258. i Guelfi vittoriosi spianarono le case degli Uberti, situate a greco, e su quelle dei Foraboschi e degli Ormanni, altre famiglie ghibelline, alzarono più tardi (1298) il palazzo della Signoria. Altri ingrandimenti ebbero luogo nel 4307 e 1308. Il duca d'Atene, nel 1343, ordinò alcune demolizioni per isolare il palazzo. Le antiche chiese di San Romolo, a tramontana, e di Santa Cecilia, a ponente (Posta delle Lettere) furono distrutte nel 1349 e 1367, quindi ricostruite e nuovamente distrutte nel secolo XVIII. La piazza prese, poco tempo dopo, l'estensione che ha oggi.
Su questa piazza avevano luogo le riunioni popolari. Dalla terrazza, situata sopra la gradinata del palazzo e pia tardi sotto le loggie de' Priori i magistrati parlavano al popolo. Dal XIII al xIx secolo, vi si celebrò, il giorno di San Giovanni, la festa degli omaggi (offerte che Firenze e le città vicine recavano alla chiesa di San Giovanni). Fu qui che Savonarola Venne impiccato e bruciato nel 1498.
Narrare gli avvenimenti di cui questa piazza è stata il teatro, sarebbe quasi un raccontare l'istoria di Firenze. Dopo essere stata testimone delle agitazioni e dei grandi fatti operati dalla Repubblica; dopo aver veduto i Medici, la casa di Lorena, gli stranieri, gli avvenimenti del 1848 e 1859; la notte del 15 marzo al chiaro delle torce e fuochi del Bengala, su questa piazza, le acclamazioni della folla salutarono l'annessione della Toscana al nuovo regno d'Italia, proclamata dai Magistrati dalla terrazza del palazzo. Il palazzo della Signoria è il principale edifizio."  Guida di Firenze e suoi contorni con vedute e nuova pianta della città - Di Andrea Bettini - 1862 - Pgg 29/30

"Questo palazzo, che assomiglia piuttosto a una fortezza, e di un aspetto sì caratteristico, è l'opera dello stato virile della repubblica. Arnolfo di Cambio  di Colle [Colle di Val d'Elsa, circa 1240 – 1302] ne fu l'architetto. Fu edificato sull'area delle case dei Foraboschi e altri ghibellini. La parte costruita da Arnolfo è quella che è coronata di merli e sormontata della torre; ma ha subito alcuni cambiamenti, se deve giudicarsene da un affresco del xv secolo che rappresenta l'espulsione del duca d'Atene. Esso fu ingrandito a diverse epoche nel 1342, da A. Pisano [Andrea Pisano (1290 circa – 1349 circa) ], sotto il duca d'Atene, e successivamente da M. Michelozzi (1434), il Cronaca [1457 – 1508], Baccio d'Agnolo [Firenze,circa il 1460. - Morto, 1553], Vasari [1511 – 1574] (1540-55) ec., e ultimamente vi sono stati fatti alcuni miglioramenti interni per l'abitazione del Governatore, negli appartamenti di Leone X.
Durante la repubblica servì di residenza alla Signoria e ai principi cui sì dava un potere temperarlo. Cosino I vi abitò qualche tempo avanti l'acquisto del palazzo Pitti. Fu allora che Vasari vi fece dei cambiamenti e ingrandimenti considerevoli. Sotto la monarchia servì di residenza ai diversi uffizi dei Ministeri. È oggi l'abitazione del Governatore.
La torre è alta 93 metri, la sua campana chiamava il popolo sotto le armi o lo (convocava in assemblea. Il primo orologio vi fu posto nel 1354, ed era lavoro di Niccola di Bernardo; fu rifatto da Vivìani nel 1667 [vedere L'orologio di Palazzo Vecchio]. Sopra la porta vedonsi due leoni in pietra e l'iscrizione: Rex Regum et Dominus Dominantium, sostituita sotto Cosimo I alla seguente posta nel 1527: jesus christus REX FIORENTINI POPULI, S. P. DECRETO ELEGIT. Sotto gli archi della galleria chiusa che sormonta l'edifizio, vedonsi le armi della repubblica; e delle caditoie dalle quali si lasciavano cadere delle pietre su coloro che attaccavano il palazzo." Guida di Firenze e suoi contorni con vedute e nuova pianta della città - Di Andrea Bettini - 1862 - Pgg 55/56

Coordinate:  43°46'11.20"N,  11°15'21.57"E        Mappe:   Google  -  Bing




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lunedì 26 marzo 2018

Riaffiora Firenze medievale





Firenze,Piazza della Repubblica

Non so per quale ragione si stiano effettuando dei lavori in Piazza della Repubblica ma quello che è evidente è l'affiorare dei muri, i pavimenti e il ciò che era al livello del suolo al tempo perduto della Firenze medievale distrutta per il cosiddetto 'risanamento' del centro storico e del Ghetto allorquando Firenze divenne capitale del Regno d'Italia per quel breve periodo durato sei anni che va dal 3 febbraio 1865 al 30 giugno 1871.



Ancora più sotto la pavimentazione novecentesca,  sotto alcuni metri di terra e materiale di riporto giace la Florentia romana che proprio qui aveva il suo centro, il Foro, l'incrocio tra le due strade principali ortogonali, il Decumano Massimo e il Cardo Massimo. Al centro dell'incrocio era una colonna situata all'incirca dove è situata ancora oggi quella  che ha al vertice la statua dell'Abbondanza.



Sullo sfondo della vecchia foto ottocentesca, riportata sotto, di Piazza del Mercato Vecchio si nota la Loggia del Pesce che, smontata all'epoca del 'risanamento', a metà degli anni 50 del secolo scorso fu riportata agli antichi splendori in Piazza dei Ciompi. Al posto della Loggia si trova oggi l'Arcone sul lato ovest di Piazza della Repubblica.





Coordinate: 43°46'17.00"N, 11°15'12.72"E             Mappe: Google - Bing




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giovedì 19 gennaio 2017

Nel periodo di decadenza



Firenze, Piazza della Repubblica

L'Arcone di Piazza della Repubblica si trova dove una volta, prima di Firenze Capitale, c'era il Mercato Vecchio e il Ghetto e dove ancor prima c'era il Foro Romano, il Campidoglio i cui materiali servirono per le costruzioni successive dei palazzi del XIII secolo. Probabilmente le pietre cavate e lavorate dai romani che fondarono a Firenze una colonia sono quelle che servirono per i palazzi e le fondamenta delle torri.  Parecchie fra le famiglie più illustri per nobiltà e altezza di lignaggio, più potenti per ricchezza di possessi o per importanza di mercatura, più autorevoli per numero di aderenze o per eccellenza di uomini, avevano palagi, torri, logge, coni, in questa località che formò il primo nucleo della città del XIII secolo. Talune di queste famiglie erano discese da Fiesole ab antiquo, altre, abbandonati i turriti e cupi manieri sparsi sulle vette de' monti del contado, s' erano condotte a Firenze per dividere cogli antichi abitatori e diritti e doveri.  
Da Fiesole vennero a costruire sugli spazi del vecchio Foro Romano e ad abitare gli Arrigucci padroni e difensori fin da' secoli più lontani del vescovado di Fiesole, i Filitieri che si dissero dipoi Catellini aggiungendo al cognome il nome del più importante dei loro castelli, Castiglione, che sorge alle pendici di Monte Morello. Dai gioghi del Casentino e della Romagna dov'ebbero signoria feudale, dove possedettero innumerevoli castelli, scesero gli Ubaldini ed alcune delle case loro eressero lì da S. Maria in Campidoglio accanto ai palagi sontuosi, alle torri dei Brunelleschi, antichissimi abitatori di Firenze e signori del castello della Petraja. Palagi di mirabile ricchezza, torri, case, logge, eressero le famiglie della celebre consorteria dei Bisdomini e particolarmente i Tosinghi e i Della Tosa. Anche dei Figlineldi appartenenti all' altra consorterìa de' Figiovanni e de' Ferrantini sorsero qui le solide case e con loro altre ne inalzarono, i Rodighieri, i Renovandi, i Pecori, i Della Pressa, i Medici, gli Ardimanni, i Boni, tutte famiglie potenti e di molta riputazione nei tempi della repubblica.
Lo splendore e la ricchezza non continuano lungamente ad aver sede in questo luogo, centro di famiglie nobili e fastose. Nel XIV secolo siamo già in piena decadenza. Molte case annesse ai palagi non servono più agli usi delle famiglie che di codesti palagi erano padrone, nè per abitazioni di servi e vengono appigionale; le antiche corti che si aprivano in mezzo alle abitazioni di ognuna di quelle famiglie e servivano a feste e a radunanze, divengono piazze con botteghe e banchi ; nei vicoli interni si stabiliscono delle osterie ed anche dei luoghi di male affare; le traccie dell'antico splendore si affievoliscono e scompaiono a poco alla volta. E le ragioni sono molte e facili a comprendersi. Le famiglie che avevano già una potenza quasi principesca si dividono, decadono, impoveriscono addirittura, nè possono più mantenere il fasto e la magnificenza primitiva; altre trovano che l'abitare una località sottoposta alle emanazioni poco grate del Mercato, prossimo troppo a luoghi chiassosi e sconci, non è la cosa più comoda e piacevole, sicché stabiliscono altrove la loro dimora.
Già ai primi del 1400 si rileva che qui abitavano soltanto alcuni dei Della Tosa assai decaduti dall' antica grandezza; altri dei Rrunelleschi ridotti in fortuna meno che modesta, alcuni dei Pecori e basta. Tutte le altre famiglie erano estinte, scomparse, trasferite altrove, per dar luogo ad una popolazione nuova di mercanti, di trecconi, di facchini del mercato, di pollaioli, di meretrici. Le osterie, i luoghi di male affare favorirono poi le riunioni di gente chiassosa, di vagabondi, di malanni che si trattenevano là notte e giorno a farne d'ogni colore. Aggiungasi che là facevano poi capo anche i soldati delle compagnie di ventura, quelli che seguivano i principi e gli ambasciatori di passaggio e in missone a Firenze, talché spesso e volentieri succedevano colà scene di violenza e di scandalo. 
Che gente abitasse colà e quali episodi vi si svolgessero, può mostrarlo la seguente denunzia testuale che Jacopo di Bernardo d' Alamanno De' Medici, uno dei poco fortunati possessori di case in questa località faceva nel 1498 e che trovasi registrata nel campione del gonfalone Drago S. Giovanni. I fatti ai quali si accenna in tale denunzia singolarissima per forma e per stile, si riferiscono all'epoca in cui trovavasi a Firenze coi suoi soldati francesi Carlo VIII.
Ecco il documento:
« Sustanzie.  
«Un albergo ad uso di meretrice e tre botteghe ad uso di meretrice chon una casetta sulla piazza del Frascato. Le quali case e botteghe si suolevano appigionare tutte chon detto Albergo e al presente poche non si trova senone ladri e ribaldi che le voglino torre a pigione e quando le togliessino se ne andrebbono chon Dio e cholle masserizie e cholla pigione come ano fatto molti altri ne tempi passati. Il presente si fà governare per un artefice e rendemi L. 36 al mese ne temporali buoni e utimamente i franciosi marsano lettiere, presano e imbolarono la più parte delle lenzuole. »
E' strano il documento, ma è efficacissimo per dare un idea della razza di abitatori e di frequentatori di questa località, la quale, come dirò dopo, si suoleva chiamare in gran parte il Frascato dal nome di una piazza e di una celebre osteria che qui si trovava.  
E non basta.
Il nome di Piazza del Postribolo col quale era indicata una piazzola interna, perché qui fu istituito il primo locale di questo genere, i luoghi destinati allo stesso uso esistenti nel Frascato e nel chiasso di Malacucina, i magazzini dei pollaioli situati in diversi vicoli interni, alcune scuole di ballare... d'infima specie, tre o quattro osterie, la contiguità col mercato ed un numero infinito di ricordi che si riscontrano negli archivi di varj magistrati preposti alla tranquillità ed alla morale pubblica, dipingono a colori ben distinti lo stato disgraziatissimo in cui la parte interna specialmente di quest' ampio quadrato era ridotta nel secolo XV. 
Si capisce quindi facilmente come mai delle storiche famiglie antiche abitatrici di questa località non restassero più nel secolo successivo che le memorie.
Su per giù, si può affermare che le condizioni in cui trovavasi allora il Frascato, chiamandolo così perché così era generalmente chiamato tutto quel ceppo dì case, non erano migliori di quelle in cui si trovava il Ghetto negli ultimi tempi, quando ne fu deliberato ed effettuato lo sgombero.

In corsivo estratti da "Il ghetto di Firenze e i suoi ricordi  illustrazione storica" di Guido Carocci edito nel 1886


Coordinate: 43°46'17.00"N, 11°15'12.72"E             Mappe: Google - Bing



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martedì 15 novembre 2011

Il Mercato Vecchio degli Alinari e di Signorini

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Firenze, Piazza della Repubblica

All'epoca romana qui sorgeva il Campidoglio, il foro, le superbe terme: Il Mercato Vecchio fu una località sontuosa e ricca a tempo dei romani  e qui scesero i fiesolani “ab antico” come dice Dante sulle sponde dell'Arno. Sulle rovine della civiltà romana sorsero allora i superbi palazzi e le sontuose case del medio evo, che poi alterate, deturpate e trasandate, ridussero quel luogo il peggiore della città. E dove prima erano state le linde, fastose case romane, e le severe dimore degli antichi fiorentini, si fecero catapecchie e casupole di povera gente, il Mercato, e il Ghetto. Oggi, su quella zona, è Piazza della Repubblica, risultato dello sventramento dell'epoca del "Risanamento", quando fu ridefinita l'urbanistica della città in seguito all'insediamento della capitale del Regno d'Italia a Firenze (dal 1865 al 1871).

Quasi nella stessa posizione della Colonna dell'Abbondanza.

Coordinate: 43°46'17.38"N,  11°15'13.40"E

Piazza del Mercato Vecchio come la vediamo in una foto dei Fratelli Alinari del 1893. Si intravede sulla sinistra la Loggia del Pesce ora in Piazza dei Ciompi.

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Piazza del Mercato Vecchio come la vedeva nel 1882-83 Telemaco Signorini (Firenze, 18 agosto 1835 – Firenze, 10 febbraio 1901) .

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Vedere anche:
- Il Ponte Vecchio 130 anni fa e oggi
- La via Torta di Telemaco
- Alle Grazie fu Rubaconte
- Il Tiratoio
- Porta San Gallo da fuori...nel tempo
- Firenze come è e come la vedeva lo Zocchi



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lunedì 7 luglio 2014

Le monete d' oro e d' argento d'Orsanmichele

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Firenze, Orsanmichele

Da Piazza della Signoria e più precisamente dai gradini della Loggia dei Lanzi si vede spuntare la parte più alta di Orsanmichele nella sua veste calda del sole estivo e delle sfumature date dalla sua pietra forte.

Antichissimo è questo posto di cui parleremo colla maggior precisione e chiarezza . La Repubblica Fiorentina avendo stabilito di erigere un luogo per la vendita pubblica del grano, disegnò questo luogo, ove colla direzione di Arnolfo di Lapo fu alzata la Loggia. Il Vasari, che noi tempre seguitiamo, come Autore più vicino, è veridico, parla in questa guisa.
“Era intanto ( Arnolfo ) tenuto il migliore Architetto di Toscana, che non pure fondarono i Fiorentini col parer suo l'ultimo Cerchio delle mura della loro Città 1'anno 1284. , ma fecero secondo il disegno di lui, di mattoni, e con un semplice tetto di sopra la loggia, e i pilatri d' Or San Michele dove si vendeva il grano. “ Questo nome di Or San Michele era assai più antico della Loggia: corre la tradizione, che fino del 750. vi fosse un Oratorio dedicato al Santo Arcangelo; è però certo che nel mille eravi una Chiesa Parrocchiale dedicata a S. Michele Arcangelo, e detta in Orto, per essere molto vicina ad un Orto; questa Chiesa era Parrocchia, trovandosi molte memorie di que' tempi che dicono, Popolo San Michele in Orto. Le Memorie ci riportano, che i Monaci Cistercensi della Badia di San Silvestro di Nonantola ne avevano il dominio; che da questi poi fu tolta, e la Repubblica se l'aggregò, non sappiamo per qual ragione: la Signoria avendo in seguito bisogno di una Piazza per la vendita del grano, e di stanzoni per conservarlo, e considerato il posto favorevole di Or San Michele, ordinò che si demolire la Chieda, e si facesse la Loggia; ma perché non si perdesse la memoria di Chieda così antica, volle che Arnolfo ne fabbricasse un' altra di contro alla nuova Loggia , che fu l'Oratorio di S. Michele, e che poi acquistò il nome di San Carlo, ... Il porto d' Orsanmichele era altresì un luogo giuridico, e pubblico della Repubblica Fiorentina: ...” .....  
E' varia l' opinione sull'Architetto: la più comune è, che folle Taddeo Gaddi: fu dunque gettata fa la prima pietra a' 29. di Luglio del 1337, presente la Signoria, tutti i Magistrati, ed i Giudici forestieri seguitati da tutta la gente, col Vescovo di que' tempi Francesco da Cingolo: la funzione si fece a nome de' Guelfi, che erano dominanti la Città: vi furono gettate monete d' oro, e d' argento coniate da una parte con l'Edifizio, e con lettere che dicevano: Ut Magnificentia Populi Flor. Artium , et Artificum ostendatur . E dall'altra parte l' Armi della Repubblica, e del Popolo, colla leggenda: Rexpub. et Pop Decus et Honor. A questa funzione si trovò ancora presente l'Ambasciatore degli Aretini , che era un tal Francesco dal Borro , e anch'egli vi buttò a nome della sua Città delle diverse monete piccole....  
 
Firenze antica, e moderna illustrata -Volume v.6 - 1789 - di  Vincenzo Follini   (1759-1836) e Modesto Rastrelli

Coordinate:  43°46'15.05"N,  11°15'17.94"E                      Mappe: Google - Bing


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martedì 26 febbraio 2013

Alfa

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Firenze,  Piazza della Repubblica, Alfa

Sovente le vie fiorentine sono percorse da auto d'epoca, la più famosa manifestazione è la storica Mille Miglia, e spesso le piazze diventano luoghi di esposizione. Le piazze più belle diventano meta di autoraduni, Piazzale Michelangelo, Piazza della Signoria, Piazza Pitti o Piazza della Repubblica occasione nella quale ho fotografato questo gioiello della tecnologia automotive d'altri tempi, un' Alfa Romeo 6c, spyder, una sei cilindri in linea con un solo albero a camme in testa, 1.500 cc, immatricolata nel 1929 .


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giovedì 19 novembre 2015

La Loggia rinnovata

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Firenze, Piazza dei Ciompi

La Loggia del Pesce, da poco restaurata in modo impeccabile, era collocata in altro luogo. Era al Mercato Vecchio, dove adesso c'è Piazza della Repubblica, all'incirca davanti all'Arcone, per svolgere la sua funzione chiaramente descritta dal nome, dove vendere il pesce, fino a quando venne smantellata verso il 1885-1895 al tempo del risanamento di Firenze Capitale del Regno d'Italia (dal 1865 al 1871), per poi essere ricostruita nel 1955 nell'attuale Piazza dei Ciompi. Nella foto in alto vedete due tondi che racchiudono pesci e delfini ai lati dello stemma mediceo con sotto la seguente iscrizione:

MAGNVS 
COSMVS MED
FLOR ET SENAR
DVX II

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 Leggiamo un brano tratto da L'illustratore fiorentino: Calendario, 1838, 39, Volume 3, pag 10-11 – di Guido Carocci
"...Questa via è detta degli Archibusieri dalle botteghe, che vi tenevano i fabbricatori di archibusi; e prima dicevasi Via dei Pesciaioli, e anche Pescheria, perchè vi si vendeva al prezzo fissato dalla grascia (dazio) il pesce che era solito portarsi dai laghi di Bientina , di Fucecchio e da altri luoghi.
Gli antichi fiorentini, inalzando appiè del Ponte Vecchio una loggia per la vendita del pesce, imitarono i Romani, i quali posero la pescheria, che dicevano forum piscarium, separata dal luogo e dal mercato, dove si vendevano gli altri commestibili. Pare che nei nostri maggiori nascesse un tal pensiero verso il 1296; poichè dalle cartapecore del monastero di S. Matteo d'Arcetri trasse il Manni un documento del 12 novembre del detto anno, col quale un certo Corsino di Gianni, che era della casata degli Amidei, protesta che senza il suo assenso e senza quello dei suoi consorti non può scavarsi dal Ponte Vecchio certo terreno per edificarvi una loggia pel Comune di Firenze. Ma essendosi accomodata una tale difficoltà, fu proseguito lo scavo e il lavoro della loggia , che non sappiamo quando fosse terminata. Manchiamo ancora di una precisa contezza della medesima fino al 1362; nel qual anno dal libro della Luna nell'uffizio della Parte apparisce l'ordine di far lastricare la piazza del pesce posta, si dice ivi, nella Via di Lungarno appresso al Ponte Vecchio, con ispendervi cinquanta fiorini; e in tempo a quello vicino si comanda, che si acconcino i tetti si della piazza del pesce, sì del ponte istesso. Che fosse qui la vendita del pesce vien pur confermato dall'iscrizione che fu posta alla nuova loggia del pesce medesimo, fatta edificare in Mercato Vecchio nel 1568, e che è in questi termini concepita.

FORUM PISCARIUM QVSQVE AD HUC
TREMPORIBVS QVADRAGESIMALIBUS AD
PONTEM VETEREM FREQUENTABATVR
NVNC ILL ET ECC MAGNVS COSMVS
MED FLOR ER SENAR DVX II ET
FRANCISCVS EIVS FILIVS PRINCEPS OPT
VR HIC CONTINVO PISCES VENDANTVR
MVITO MAIORI SVMPTV AC MAGNIFICENTIA
QUAM ANTEA ILLIC EXCTRVCTUM FVERAT
AEDIFICANDVM CVRARVNT
M D L X V I I I

[nota, traduzione. "Il mercato del pesce che fino ad ora si teneva, nei tempi di quaresima, presso il Ponte Vecchio, ora l'illustrissimo ed eccellentissimo Cosimo de' Medici, secondo Granduca di Firenze e di Siena, e suo figlio Francesco, ottimo principe, lo fecero costruire con assai maggiore spesa e magnificenza di quella con cui era stato edificato prima, affinché il pesce da ora in poi sia venduto qui. 1568".]

Trovandosi poi all'archivio del Monte Comune, infra le altre condannagioni cancellate nel governo del Duca d'Atene, che una trecca o rivendugliola fu condannata, perchè era stata colta a vendere de' ranocchi presso all'oratorio di Or San Michele, può argomentarsi da ciò che in antico non potesse vendersi il pesce, se non presso al Ponte Vecchio; dove si faceva ancora il mercato delle frutte e degli erbaggi; dicendosi nella novantesimaquarta delle Cento novelle antiche, che ser Frulli, il quale aveva un suo podere di sopra a San Giorgio, molto bello, sì che quasi tutto l' anno vi dimorava colla sua famiglia, il più delle mattine mandava la sua fante a vender cavoli, frutte ed altro alla piazza del Ponte Vecchio. Il Del Migliore parlando della vendita del pesce, dice che quello, che si pescava in Arno, serviva soltanto per la Signoria, a riserva d'un giorno dell'anno in cui era assegnato al Proconsolo, e i pescatori erano tenuti a pescarlo senza alcuna mercede. Che in un giorno dell'anno toccasse il pesce d'Arno al Proconsolo senza premio dei pescatori è verissimo, e di qui nacque il proverbio pescar pel proconsolo, che vale, affaticarsi indarno e per altri, e durare, come si dice, fatica per impoverire. Sembra strano per altro che servisse soltanto per la Signoria, poichè essa, come avverte il Manni nella lezione sull'antichità del Ponte Vecchio, era parchissima; ed è antichissimo il costume che ebbe l'Arte della Lana di mandarlo ai suoi consoli per S. Giovanni, e che ebbero pure vari monaci, di regalarlo nella vigilia dell'Assunzione ad alcune case di cittadini. ..."


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Coordinate:  43°46'16.73"N,  11°15'53.68"E                      Mappe: Google - Bing





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giovedì 24 novembre 2011

Sedersi per secoli sotto la colonna

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Firenze, Piazza della Repubblica

Come scrivevamo in un precedente post, dove prima erano state le linde, fastose case romane e le severe dimore degli antichi fiorentini, si fecero catapecchie e casupole di povera gente, il Mercato, e il Ghetto. Oggi, su quella zona, è Piazza della Repubblica, risultato dello sventramento dell'epoca del "Risanamento", quando fu ridefinita l'urbanistica della città in seguito all'insediamento della capitale del Regno d'Italia a Firenze (dal 1865 al 1871). Ma le abitudini degli esseri umani rimangono le stesse per sempre come sedersi sotto  la Colonna dell'Abbondanza come ci testimonia il dipinto di Jan Van der Straet italianizzato in Giovanni Stradano. E' probabile che accadesse la stessa cosa sin dai tempi remotissimi a partire dal momento in cui la colonna rappresentava il punto di incrocio delle due vie principali di Florentia romana, il Cardo ed il Decumano Massimo, e qui si apriva il Forum della città.   

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Nella foto sopra riportata vediamo Piazza del Mercato Vecchio, intorno al 1555,  Giovanni Stradano. Jan Van der Straet, detto Giovanni Stradano o Stradanus (Bruges, 1523 – Firenze, 11 febbraio 1605) è stato un pittore fiammingo che operò a lungo a Firenze nella seconda metà del XVI secolo disegnando arazzi e producendo dipinti della vita locale.

Coordinate: 43°46'17.38"N, 11°15'13.40"E

Vedere anche:
- Il Mercato Vecchio degli Alinari e di Signorini
- Colonna dell'Abbondanza.

- Il Ponte Vecchio 130 anni fa e oggi
- La via Torta di Telemaco
- Alle Grazie fu Rubaconte
- Il Tiratoio
- Porta San Gallo da fuori...nel tempo
- Firenze come è e come la vedeva lo Zocchi



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sabato 3 dicembre 2011

La Loggia trasferita

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Firenze, Piazza della Repubblica

In questo quadro di Fabio Fabbi, Piazza del Mercato Vecchio, ci mostra ancora una volta come era Piazza della Repubblica prima della grande ristrutturazione all'epoca di Firenze Capitale del Regno d'Italia. Sulla sinistra si intravedono due archi della Loggia del Pesce che abbiamo già visto in una foto dei Fratelli Alinari. Per vederla nella sua interezza passare qui o dal vivo oggi in Piazza dei Ciompi.

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Coordinate: 43°46'17.38"N, 11°15'13.40"E


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lunedì 16 aprile 2018

La casa di Lorenzo Ghiberti




Firenze, Piazza dei Ciompi 11

In questi mesi Piazza dei Ciompi è sottosopra, si stanno facendo i lavori per riqualificare la piazza che una volta ospitava il Mercato delle Pulci, mercatino caratteristico degli oggetti di antiquariato ed artigianato fiorentino unici, che era molto frequentato sia dai turisti che dai fiorentini. Era possibile trovare vecchie lampade, servizi da tè, posate, mobili, stampe, libri e bigiotterie, oggetti di un passato più o meno lontano. Situata a mezza strada tra il Duomo, Santa Croce e Piazza Beccaria la piazza accoglie la famosa Loggia del Pesce ricostruita qui a cavallo della metà del 1900 (1955)   dopo essere stata smontata negli anni della riqualificazione (1885-1895) del Ghetto nel centro storico ai tempi di Firenze Capitale del Regno d'Italia (1865-1871) nel Mercato Vecchio oggi Piazza della Repubblica.
Sul lato est della piazza vi è una casa apparentemente del tutto anonima non fosse per una vistosa lapide  posta sopra la cornice in pietra serena del portone d'ingresso che ricorda una proprietà di Lorenzo Ghiberti (Firenze, 1378 – Firenze, 1455) .

DI LORENZO GHIBERTI DALLE PORTE
QUESTA FU LA CASA








Vista l'importanza del personaggio è da ricordare come un tempo l'area si connotasse decisamente per la presenza di numerose botteghe di artisti, tanto che poco distante da qui, dall'altro lato di Borgo Allegri (dove era questa casa prima che si creasse la piazza dei Ciompi), a quello che era il numero civico 83, la tradizione riconosceva l'abitazione e bottega di Cimabue (Firenze, 1240 circa – Pisa, 1302) e di conseguenza il luogo dove si era formato Giotto (Vespignano, 1267 circa – 1337), ugualmente contrassegnata da una memoria in marmo e distrutta nel corso dello sventramento del quartiere attuato nel 1936.



Coordinate:   43°46'16.04"N,  11°15'54.57"E                    Mappe: Google - Bing




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mercoledì 11 gennaio 2012

L'Abbondanza perde pezzi


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Firenze, Piazza della Repubblica

Sembra un messaggio, casuale, rappresentativo della situazione economica attuale. L'abbondanza che fino a pochi mesi fa era un paradigma della vita moderna ha qualche cedimento alle sue basi. Già!
Nella realtà più spicciola quello che è avvenuto nei giorni scorsi mi ha 'soltanto' rattristato (non avendo procurato vittime umane) per un danno ad un elemento a cui sono particolarmente affezionato essendo la colonna un elemento urbano presente nella nostra città da migliaia di anni, la colonna rappresentava il punto d'incontro dei cardini all'incrocio tra il cardo e il decumano della città romana di Florentia.
Nel pomeriggio del 3 Gennaio si è staccata una pietra di 80 chili che costituiva il basamento che sorregge la statua dell'Abbondanza  rischiando di colpire qualche passante in piazza della Repubblica o qualche turista ignaro seduto sotto di essa (Sedersi per secoli sotto la colonna). L'opera di Giovan Battista Foggini sostituì, riprendendone la versione, un originale di Donatello collocato dal 1431 e che nel 1721, a causa degli agenti atmosferici e venne giù a terra rompendosi. Infiltrazioni. 

Coordinate: 43°46'17.38"N, 11°15'13.40"E



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lunedì 3 ottobre 2016

Una casa e una torre del Duecento e Quattrocento dritte fino ad oggi

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Firenze, Piazza de' Davanzati, Casa e torre dei Foresi

Da Piazza della Signoria per via Porta Rossa si arriva in 3 minuti in Piazza de' Davanzati, oppure da Piazza della Repubblica per via Sassetti o via Pellicceria, un minuto. La piazza  è frutto delle ristrutturazioni al tempo di Firenze Capitale del Regno d'Italia, nel periodo del risanamento del vecchio centro (1885-1895), il ghetto. Le case, già ridotte d'altezza e in questo periodo restaurate e rimaneggiate danno comunque il senso dell'aspetto di una architettura medioevale preesistente alle demolizioni ottocentesche. La casa con torre nel Duecento appartenne alla famiglia ghibellina dei Monaldi poi ai Foresi, parzialmente distrutte dopo la battaglia di Montaperti, furono ricostruite nel Quattrocento, diventando proprietà dei Della Palla e quindi dei Pandolfini. Sono ben visibili cinque fila di buche pontaie e tre finestre in asse tra di loro. La torre è affiancata da una casa più bassa e più ampia. 


Coordinate:  43°46'12.78"N,  11°15'9.37"E                     Mappe: Google - Bing




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giovedì 23 aprile 2015

Il palco del Granduca

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Firenze, piazza Santa Felicita

Tempo fa avevamo visto la colonna in piazza Santa Felicita, piazza ove sorge la chiesa omonima. L'unicità della chiesa risiede nel fatto che quello che appare essere un semplice portico in realtà non è altro che il loggiato del Corridoio Vasariano  che collega gli Uffizi a Palazzo Pitti. Il tutto si integra perfettamente ed armoniosamente con l'antica facciata. Qui la vediamo meglio.
L'attuale chiesa settecentesca sorse sulle fondamenta di una precedente chiesa romanica, a sua volta eretta sul luogo di una basilica cimiteriale cristiana. E' dedicata alla santa vissuta all'epoca dell'imperatore Marco Aurelio, che con i suoi sette figli subì il martirio da parte del prefetto Publio. La prima chiesa, risalente agli inizi del V secolo, era di notevoli dimensioni e circondata da un'ampia zona destinata alla sepoltura. 1 lavori di scavo e i successivi rifacimenti hanno riportato in luce resti delle fondamenta ed epigrafi che si erano conservate sotto le successive costruzioni.
Nell'XI secolo fu costruito l'edificio romanico; al 1055 risale la prima menzione documentaria di un annesso monastero di monache benedettine. Nel 1565, come ricorda lo stesso Giorgio Vasari  (1511 – 1574), Cosimo I (Firenze 1519 – 1574) decise la costruzione del lungo corridoio che doveva collegare l'antico Palazzo dei Priori di piazza della Signoria con la nuova residenza medicea, già proprietà dei Pitti, passando appunto dalla chiesa di Santa Felicita, che cominciò in tal modo a ricoprire un ruolo di primo piano nella vita di Corte. La corte granducale poteva assistere da un palco alle funzioni religiose, che grazie ad un'apertura realizzata nel Corridoio.

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L'interno ad unica navata e transetto fu ristrutturato nel '700 dall'architetto Ferdinando Ruggieri ed è ricco di opere d'arte assai pregevoli. Nella Cappella Capponi, costruita da Filippo Brunelleschi (1377 - 1446) per i Barbadori (a destra dell'ingresso), sono conservate le felici creazioni del Pontormo (1494 – 1557), esponente del primo Manierismo fiorentino.
"La Chiesa di S. Felicita. Un portico sostenuto da pilastri di pietra serve di vestibolo a questa chiesa. Vi si vedono dal lato destro dei monumenti inalzati alla memoria del senator Ferrante Capponi, e del cardinale Luigi de’ Rossi nipote di Leone X, e dal lato sinistra il mausoleo di Banduccio di Chierichino personaggio che figurò ai tempi della Repubblica, e quello d’Arcangelo Palladini musico e pittor celebre. La chiesa di S, Felicita è una delle più belle e ' più regolari della città. Il suo interno è formato da una sola navata, ed offre da ciaschedun lato delle cappelle che terminano in archi a semicerchio.  ... Vedesi alla prima cappella a mano destra cominciando da un quadro ove la deposizione di croce fu dipinta da Iacopo da Pontormo, che è pure autore degli affreschi che ne fanno l'ornamento, ad eccezione d’uno’ degli Evangelisti, che è opera del Bronzino suo allievo. Si osserva in questa cappella un ritratto somigliantissimo di S. Carlo Borromeo, collocato in un tabernacolo di marmo eseguito sul disegno del Vignola. " Da "Guida per la città di Firenze e suoi contorni" - Giuseppe Formigli 1830 – pagg 221-222

Nella foto, la volta   della Cappella maggiore decorata da Michelangelo Cinganelli (Settignano, 1558 – 1635)  nel 1620 circa. La cappella era di proprietà dei Guicciardini.



Coordinate:  43°46'1.58"N,  11°15'8.19"E            Mappe:   Google  -   Bing




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mercoledì 7 novembre 2018

Cosa si leggeva nel 1866 della Loggia dei Lanzi





Firenze, Piazza della Signoria

leggiamo di seguito la descrizione di Luigi Passerini della Loggia dei Lanzi in un brano tratto dal suo libro Curiosità storico-artistiche fiorentine del 1866 

LA LOGGIA DELLA SIGNORIA
Quel sistema di vita pubblica ch'era proprio dei nostri padri, come diè motivo alla costruzione delle loggie che presso i loro palazzi inalzarono le più doviziose, tra le famiglie fiorentine, tanto di origine magnatizia che popolare, spinse pure il Comune a edificarne una che servisse per quegli atti che alla presenza di tutti dovevano consumarsi.
Solevano i ricchi celebrare nella domestica loggia gli avvenimenti più solenni delle loro famiglie, quelli che dovevano avere l'intiero popolo per testimone : quali, a mo' d'esempio, le scritte nuziali ; gli atti più importanti di compra e vendita ; le donazioni ; i conviti, infine , e le feste che celebravansi per solennizzare il conseguimento del grado equestre o qual altro si voglia fausto avvenimento domestico.
Del pari non pochi erano gli atti che obbligavano la Signoria a presentarsi ai proprii concittadini sulla ringhiera ch'era posta dappresso alla porta principale del suo palazzo; su quella ringhiera che con improvvido consiglio fu atterrata mentre in Firenze regnavano i Napoleonidi, e che dovrebbesi ricostruire quando si volesse rendere il suo vero carattere a quell'insigne monumento. La necessità di convocare il popolo a parlamento ; il bimestrale succedersi del gonfaloniere di giustizia e dei priori; la pompa voluta per dare il bastone del comando ai capitani che dovevano guidare l' oste nel campo , e per  decorare della dignità cavalleresca i benemeriti della patria; erano circostanze tutte che obbligavano i rappresentanti della repubblica a sedersi al cospetto della intiera popolazione. Ma gli ardori della estiva stagione e il caso non infrequente che si dovessero per incessante pioggia sospendere, ossivvero consumare con grave incomodo quegli atti solenni, fecero por mente alla convenienza di costruire un luogo coperto che servisse ai molteplici bisogni della vita pubblica ed alle ceremonie ch'erano una conseguenza del reggimento a comune.
Fu incominciato a parlarne intorno alla metà del secolo XIV, ed il decreto che stabilì la costruzione della loggia fu vinto nel consiglio maggiore il 21 novembre 1356 : ma ignoro i motivi che ne sospesero l'attuazione per ben venti anni. Vuolsi che Andrea Orcagna ne facesse il disegno e il modello; lo asserisce il Vasari e lo ripetono quanti scrissero dopo di lui : ma certamente non potè l'illustre architetto presedere alla fabbrica, essendo egli di già morto nel 1368, più di otto anni prima che si comprassero, le case dei Baroncelli e le altre che furono demolite per dar luogo alla loggia.
Può ben darsi ch' ei ne avesse, pria di venire a morte, fatto il modello; ma chiunque è pratico in arte converrà meco che male può concepirsi il disegno di un edifizio quando non si conosce il luogo su cui dev'essere costruitole che ben spesso tali e tante sono le variazioni che vi si apportano nell'eseguirlo che poco o nulla rimane del primitivo concetto. Risulta dai documenti che Benci di Cione e Simone di Francesco Talenti furono i capo maestri preposti alla fabbrica allorchè vi fu posta mano nel 1376 : ambedue artisti famosi che molto lavorarono a Or-San-Michele ed al palazzo dei Potestà. Fu il primo valente magistrato, e sempre condotto al campo per dirigere le opere di assedio intraprese per la repubblica ; quanto valesse nella sua arte il Talenti, lo dicono i belli e ricchi ornati che chiudono le lunette delle loggie di Or-San-Michele, non meno che la semplice ed elegante facciata della chiesa ora dedicata a S. Carlo. Ambidue erano ben capaci d' immaginare il progetto della bella loggia che forma soggetto di questo articolo: e mi fa supporre che ad essi se ne debba il disegno il sapersi che anche nel 1379, e più tardi, il Talenti modellava i capitelli dei grandi pilastri egli altri ornati, mentre Iacopo di Paolo e poi Lorenzo di Filippo dirigevano le costruzioni murarie. Antonio di Puccio di Benintendi, del popolo di S. Michele Visdomini, era il capo dei muratori, e da lui furono costruite le volte: e mi piacque notarlo, perchè da quell'uomo appunto deriva una delle case Fiorentine che furono molte ricche di sto ria perdurante la supremazia e il governo dei Medici; la famiglia dei Pucci.
Ideò l' architetto che nell' alto della loggia dovessero figurare li stemmi del Comune ed ancora le virtù teologali e le cardinali, siccome quelle che devono essere la base di qualunque ben ordinato reggimento: e perciò, mentre le armi si allogavano a Nicolò di Piero Lamberti scultore aretino , si ordinava il disegno delle figure ad Agnolo di Taddeo Gaddi. Egli diè compiti i cartoni intorno al 1383, e poco dopo si affidavano le scolture ai più pregiati tra quei maestri che aveano prestata per il Duomo l'opera loro; appunto perchè agli Operai di S. Maria del Fiore erasi commessa la sorveglianza ai lavori che si facevano per questa loggia. A Giovanni d'Ambrogio si diè a fare la figura della Giustizia in bassorilievo nel 1384, e più tardi quella della Prudenza: si allogarono a Giovanni di Fetto la Fortezza e la Temperanza, nell' anno istesso; ma non potendo per la vecchiezza condurre a termine quelle scolture, si dettero nel 1385 a compiere a Iacopo di Piero Guidi, del popolo di S. Apollinare, il quale avea già dato prova eccellente di sè nell' effigiare la Speranza e la Fede. La Carità, ch' erasi immaginato di con durre in alto rilievo, per porsi sotto di un tabernacolo situato nel centro della parte che è volta ad Oriente, fu assegnata a Luca di Giovanni valente artista senese; ma dopo due anni gli fu ritolta, perchè non avea per'anche posto mano al lavoro, e data a farsi a Piero di Giovanni del Brabante. Egli pure assunse l' incarico, ma non potè condurlo a buon fine; e nel 1388 chiese di esserne esonerato stantechè troppo lo aggravavano le commissioni avute per S. Maria del Fiore: e fu allora che anche di questa statua fu affidata la esecuzione a Iacopo di Piero Guidi. Poste tali figure ai luoghi destinati, volle l'archi tetto che fossero maggiormente decorate : e perciò, dopo che frate Leonardo monaco di Vallombrosa le ebbe con tornate di vetri colorati di azzurro, fu ordinato a Lorenzo di Bicci di colorirle al naturale e di lumeggiarle e di arricchirle coli oro. Compievansi i lavori intorno al 1387, nel qual' anno si lastricava la loggia, e si ponevano a pie dei pilastri le statuette dei leoni e leonesse sedenti lavorati dal più volte rammentato Iacopo Guidi.
Non è mio intendimento di esporre i fatti dei quali è stata testimone la loggia , avvegnachè io volli soltanto rammentare le notizie artistiche che vi hanno rapporto, onde non vadano perdute quelle che nei miei studi ho avuto la fortuna di ritrovare ; abbenchè di alcune avesse già il Baldinucci fatto tesoro. Rimase la loggia sgombra di statue fino ai tempi del Principato Mediceo; e soltanto dopo la metà del secolo XVI fu pensato a collocare sotto le grandi arcate quei tre meravigliosi gruppi che basterebbero a formare il decoro di qualsivoglia città. Primo per data è quel di Giuditta che calpesta il cadavere di Oloferne a cui ha troncata la testa. Lo scolpì Donatello d'ordine di Cosimo il vecchio dei Medici, e fu conservato nel palazzo che fu proprio di questa casa fino al 1494 : nel quale anno, cacciati i Medicei, fu di là tolto e collocato presso la porta del palagio della Signoria, al principio della ringhiera. Gli fu data una tale destinazione perchè lo si volle emblema di libertà; quasichè nella donna forte si fosse voluto simboleggiare la repubblica che si sbarazza del suo tiranno: e per questo non solo vi si vollero scritte al di sotto le memorabili parole exemplum salutis publicae cives posuere; ma si pensava ancora di scolpirvi alcuni distici che spiegano in più decisi termini l'intendimento dei riformatori del Comune; distici che in un codicetto sincrono esistente presso di me si attribuiscono a frate Girolamo Savonarola. ' Fu tolta di quel luogo nel 1504 per dar posto al David di Michelangiolo; e fu collocata allora in una nicchia apposita mente scavata nel muro del primo cortile, di faccia alla porta: ove rimase fino a dopo il 1560, cioè finacchè non fu messa dove attualmente si trova. In quel tempo avea Benvenuto Cellini collocato sotto di una delle arcate il suo Perseo : opera insigne che si è voluta, più al dì d'oggi che in antico, destinata a rappresentare la caduta della repubblica per opera di casa Medici; appunto perchè i soliti sognatori di favole genealogiche hanno preteso di asserire sul serio che la casa Medicea derivò da quel semideo, e che le palle del suo stemma altro non sono che i pomi degli orti Esperidi. Non molto dopo, intorno al 1585, Giovanni Bologna, scolpì il ratto delle Sabine, e lo fece per l'arcata che restava vuota : ma dopo quel epoca nulla vi fu innuovato fino alla seconda metà del secolo scorso; perchè data appunto di quel tempo la collocazione delle Vestali qua recate dalla villa Medicea di Roma, e dei due leoni posti all' ingresso, uno di antica scultura romana, e l'altro scolpito da Flamminio Vacca ad imitazione di quello. Ma al porre sotto le loggie cotali avanzi dell'antica arte romana si ebbe in mira principalmente di non occuparne l' area , diminuendone le proporzioni grandiose, e perciò fu savio divisamento, degno di quei valentuomini che furono il Paoletti e il Salvetti, di disporli lungo le pareti.
Quel che non erasi fatto nel secolo scorso lo si volle fatto nel nostro, e con poco criterio, a mio avviso, si posero nel centro, e l' Ercole che uccide il centauro di Giovanni Bologna, e l'Aiace che sostiene Patroclo morente , frammento preziosissimo dell' arte greca ridotto come oggi si vede dallo scultore Stefano Ricci. Peggio ancora si fece nel 1859, quando si concesse al cav. Ignazio Villa di collocare quei suoi barometro e termometro alle pareti; che fin d'allora furono con molto spirito qualificati per due mosche di Milano attaccate all'infermo edifizio.

Da Curiosità storico-artistiche fiorentine Di Luigi Passerini - 1866


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