Guardando Firenze nei particolari da dietro l'obiettivo di una fotocamera.

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lunedì 11 dicembre 2017

Il Ghetto fiorentino prima della seconda metà del 1800





Firenze,

Siamo intorno alla metà del 1800, quando ancora Firenze ancora non era diventata Capitale del nuovo Regno d'Italia, prima della riqualificazione del centro che fosse 'degno' alla nuova temporanea Capitale con la distruzione del fatiscente Ghetto.

IL GHETTO NEGLI ULTIMI TEMPI estratto da "Il ghetto di Firenze e i suoi ricordi illustrazione storica di Guido Carocci  A. Forni", anno di pubblicazione 1886

Eccoci al periodo moderno, il periodo che, speriamo, sia l'ultimo per questa località divenuta un centro d'infezione, di miseria e di vizi.
L'abbandono del Ghetto per parte della maggior parte delle famiglie Israelite segna la completa decadenza di questo quartiere, segna il ritorno alle tristi e vergognose condizioni in cui il Frascato ed i luoghi adiacenti erano nel XV secolo.



Pensando allo stato in cui trovavasi ultimamente il Ghetto, par di ricordare le memorie che si hanno di quattro secoli addietro: ricordando le qualità e gl' istinti di coloro che ultimamente avevano per dimora il vecchio Ghetto, par quasi che la denunzia fatta agli ufficiali della decima da Jacopo d' Alamanno dei Medici sia fatta ai nostri tempi.
Poche famiglie israelitiche erano restate ad abitare alcuni dei quartieri più comodi e più eleganti, quelli che occupavano appunto gli antichi palagi della nobiltà fiorentina e che per la loro giacitura e per le condizioni d'aria e di luce potevano dirsi abbastanza belli e comodi.
Non c' era però da compiacersi del vicinato. Le parti interne e quelle più modeste del Ghetto erano addirittura un nido di povera gente che vi si agglomerava, vi si ammassava, utilizzando ogni più piccolo e più meschino locale.
I saloni antichi erano divisi e suddivisi per il lungo, per il largo, per l'alto; le soffitte, i sottoscala, gli anditi e perfino i sotterranei servivano di abitazioni e d'asilo a questa specie di colonia singolarissima che popolava l'antico quartiere di Firenze.
Era un miscuglio strano, impossibile, di gente povera e onesta, d'operai e di venturieri disgraziati, di oziosi, di ladri, di donne perdute: un penoso accozzo, di miseria desolante, di depravazione disgustosa, di vizio incallito, di sconforto e di abiezione.
Molte famiglie oneste e virtuose in mezzo alla loro miseria erano state costrette a rifugiarsi là dentro, e contentarsi di abitare poche, meschine, umide, buje e soffocanti stanzucce, non trovando altrove quartierini a prezzi modesti e non avendo modo di metter insieme la somma necessaria a pagare in una sola volta la pigione di un semestre.
Accanto a loro, c' erano dei covi di ladri, c'erano degli alberghi dove conveniva gente d'ogni genere.
Pagavano venti e fin dieci centesimi ed avevano diritto di dividere, magari con altre cinque o sei persone, un letto o per meglio dire un lurido giaciglio, un grosso saccone con lenzuoli, guanciali e coperte che un giorno erano state bianche; ma che col lungo uso e le qualità dei contatti avevano preso un colore... inqualificabile. Coteste raccolte di gente, cotesti convegni erano qualche cosa di curioso, di originale nel loro orribile.
La polizia esercitava in certi luoghi una sorveglianza speciale, perchè sapeva di certa scienza che là capitavano pregiudicati e malanni d'ogni specie; e su per giù i sonni più o meno tranquilli di tutti cotesti ospiti erano quasi seralmente turbati dall'intervento delle guardie che venivano ad assicurarsi della presenza di qualche vecchio conoscente, o a fargli cambiare contro voglia d'albergo.
L'andirivieni infinito, il laberinto vero e proprio di anditi, di corridoi chiusi ed oscuri, di vicoli interni, di cortili, di terrazze, di cavalcavie, che mettevano in comunicazione quasi tutte le parti dell' ampio quadrato, favorivano la fuga di coloro che la polizia ricercava e che conoscendo a perfezione i più misteriosi recessi di quel fabbricato, potevano spesso nascondersi ed eludere facilmente le ricerche più attive e più minuziose : quindi i borsaioli, i ladri, i sottoposti alla speciale sorveglianza, avevano un affetto, un amore tutto speciale per questa località che si prestava mirabilmente a proteggerli.
Ecco le pagine nere, le più nere anzi di questo quartiere che ridotto in questo stato era addirittura la vergogna di Firenze.
Però nel descrivere le brutture, gli orrori, le vergogne di questo quartiere s' è esagerato ed esagerato fino a farne teatro di avvenimenti impossibili, asilo di gente che non è mai esistita, luogo di misteri spaventosi e di delitti orridi.
E stato un delirio, un eccesso di esagerazioni colossali, di fantasie inverosimili, eppure s'è durato un bel pezzo ad alimentare la pubblica curiosità, a suscitare i più alti sensi di meraviglia e di orrore coi racconti di avvenimenti spaventevoli che si sarebbero svolti in tutte le loro fasi più truci in questo luogo sinistro, in questo tetro recesso... consacrato al delitto.
Se ne son dette e scritte di tutti i colori ; s'è pescato nelle cronache giudiziarie la parte più terribile relativa a tutti i paesi di questo mondo si son rifritte le vecchie storie di misteri e di paure, si son saccheggiati e raffazzonati romanzi dalle tinte più fosche e più sanguigne per accomodarli ed applicarli a questo quartiere, calunniandolo nel modo più atroce e facendo fare al tempo stesso una figura tutt' altro che lusinghiera anche alla nostra Firenze che avrebbe avuto per tanti anni un centro cosiffatto d'orrori selvaggi ed elementi così ferocemente tristi e delittuosi.
Esagerazioni, esagerazioni in tutto il senso della parola, che però, forse senza volerlo, han giovato ad affrettare lo sgombero di questo quartiere e a patrocinar la causa della sua demolizione.
Però... diciamolo francamente: grandi delitti non ne sono avvenuti, drammi spaventevolmente truci non si sono mai svolti qui dentro, per la gran ragione che mancavano gli elementi più importanti: i grandi delinquenti e più che altro i covi dei grandi delinquenti.
L' ho detto prima (e l' ho detto perchè conoscevo intimamente e profondamente questa località anche prima che si pensasse minimamente a demolizioni e a trasformazioni) che razza di gente abitasse colà ed è inutile tornarlo a ripetere.
Drammi se ne saranno svolti e molti qui dentro ma di tutt' altro genere, di tutt' altra natura, per quanto essi potessero essere più desolanti, più tristi, più commoventi.
Erano i drammi della miseria, della miseria più raccapricciante.
Là sopra uno strato fetido di cenci, di piume, di foglie secche, di fogliacci, in certi antri dove non si poteva stare in piedi perchè il soffitto era troppo basso, senz' aria, senza luce, si nasceva e si moriva.
Nascevano le povere creature umane come nascono le bestie nel covile. Morivano di fame e distenti senza il conforto dei baci delle persone care, senza l'estremo saluto del sole che non scendeva mai a dissipare le tenebre di questi antri.



E là si viveva tra gli stenti e le privazioni, là, nel mistero di quelle catapecchie, si soffocavano pianti e sospiri.
All' intorno, a pochi passi, nelle vie gaie, allegre, splendide di luce, sfolgoranti di bellezza, le 
ricche carrozze andavano e venivano, la folla elegante passeggiava serena e tranquilla soffermandosi ad ammirare la splendida mostra dei negozj e pochi gettavano forse uno sguardo indifferente, noncurante verso quel quartiere cupo e tenebroso....
E là dentro si soffriva la mancanza di tutto, 
si penava, si moriva fra gli stenti e fra i dolori... 
Ecco i veri argomenti dei lugubri drammi del Ghetto, argomenti che non hanno davvero nulla d' originale^ nulla di caratteristico, di particolare, perchè essi si sono svolti qui, come si svolgono e si svolgeranno sempre dappertutto, dove per effetto di sciagure o come conseguenza del vizio v' è chi vi si trova costretto a sopportare i guai della miseria.......

Le immagini non sono parte del volume originale:
Piazza della Fonte nel Ghetto scomparso
Pianta del Ghetto
Alcuni abitanti fiorentini del Ghetto

Coordinate:  43°46'18.10"N,  11°15'12.03"E                     Mappe: Google - Bing




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lunedì 20 febbraio 2017

In via degli Agolanti col Canto del Parentado per via dell'Arcivescovato





Firenze, Via Roma, Canto degli Agolanti

La Via dell'Arcivescovato chiude lo stabile del Ghetto dal lato di levante. Era questa via l'arteria principale di Firenze, la strada più antica, che occupava appunto il luogo dell'antica Via Cassia la quale faceva capo al Ponte Vecchio. Il nome attuale è moderno e la via ebbe nei diversi tempi altri nomi derivanti o dalle famiglie che vi ebbero le case o dalle botteghe che vi erano poste. Un forno antichissimo, detto della Macciana,  fece per molto tempo chiamar Via della Macciana o del forno della Macciana il tratto di questa strada che era fra via della Nave e Via della Vacca. Le botteghe di chiavaioli e di succhiellinai fecero chiamare in diverse epoche questo tratto di strada tra Via Chiavaioli e Via o Piazza de' Succhiellinai. Il breve tratto poi tra Via della Nave è la Piazza del Mercato si chiamò il canto del Parentado, dal nome dell'antica loggia che era posta là sul crocicchio della strada, o Via degli Agolanti dal nome di una antichissima e potente famiglia che ebbe quivi le sue antiche case. I fabbricati oggi appartenenti al quadrato del Ghetto, che sorgevano da questo lato appartennero ai Medici, ai Della Tosa, ai Della Pressa ed ai Pecori. Le case de' Pecori voltavano anche nella strada di fianco all'Arcivescovado che oggi si dice erroneamente Via della Vacca. Questo breve tratto fino alla Piazza dell'Olio, in altri altri tempi Piazza del Vescovo o di S. Ruffillo, non aveva un nome proprio. Si diceva il Canto de' Pecori, nome che si estendeva anche ad un primo tratto della Via dell'Arcivescovado, perchè qui tutt' all' intorno ebbe le sue case la famiglia Pecori.
Accanto ai Pecori ebbero le loro case ed una torre delle più antiche i Filitieri Da Castiglioni, prima di andare ad abitar da S. Andrea: e più verso la Via de' Boni ve ne ebbero i Fighineldi sostituiti dipoi in questo possesso dai Boni. Il nome di Via della Vacca dato prima a quel piccolo tratto strettissimo della strada tra Piazza dell'Olio e Via de' Boni, ho detto che è erroneo, perchè esso non derivò dal nome di una famiglia Della Vacca che esistè in Firenze. Le derivò invece dall' insegna di una bottega, anzi di un forno, ed il vero nome che ebbe per molto tempo fu di Via del Fornaio della Vacca. I Boni, e non Buoni, come è scritto nel cartello postovi dal Municipio, ebbero case, torri e palagio sull'angolo del Ghetto fra questa Via della Vacca e la via de' Naccaioli ed altro loro palazzo sorgeva dal lato opposto, nello spazio occupato per formare il giardino ad una specie di piazza dinanzi al Palazzo riedificato dagli Orlandini. Via de' Naccaioli fu il nome di una piccola parte soltanto di questa via dove furono alcune botteghe di fabbricanti di nacchere, un antico strumento assai in uso in altri tempi. Il nome più importante e più antico della strada era quello di Via dei Rigattieri perchè qui appunto furono in gran numero le botteghe di quest'arte. L' ultimo tratto poi verso il Mercato, si chiamò Via degli Stracciaioli, sempre per causa delle botteghe appartenenti a questo mestiere che consisteva nel toglier dal bozzolo la seta straccia. I palazzi, le case, le torri, la loggia dei Brunelleschi occupavano tutto il lato di levante di questa strada fra le case de' Boni e la loggia dei Tosinghi. E da' Brunelleschi s'intitolava pure la piazzetta comunemente chiamata de' Marroni e che si disse anche di S. Leo dalla chiesa poi soppressa che vi sorgeva e che fu una delle primitive parrocchie di Firenze.

Il ghetto di Firenze e i suoi ricordi illustrazione storica di Guido Carocci A. Forni, 1886


Oggi Via Roma, diventata una delle strade più fini di Firenze dopo la ristrutturazione di Firenze capitale del Regno d'Italia nella seconda metà dell'Ottocento, una volta era Via dell'Arcivescovato continuazione della Via Cassia provenendo dal Ponte Vecchio e traversando lo scomparso Mercato Vecchio sorto sopra l'interrato Foro Romano.



Coordinate:   43°46'19.86"N,  11°15'19.68"E                    Mappe: Google - Bing



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giovedì 19 gennaio 2017

Nel periodo di decadenza



Firenze, Piazza della Repubblica

L'Arcone di Piazza della Repubblica si trova dove una volta, prima di Firenze Capitale, c'era il Mercato Vecchio e il Ghetto e dove ancor prima c'era il Foro Romano, il Campidoglio i cui materiali servirono per le costruzioni successive dei palazzi del XIII secolo. Probabilmente le pietre cavate e lavorate dai romani che fondarono a Firenze una colonia sono quelle che servirono per i palazzi e le fondamenta delle torri.  Parecchie fra le famiglie più illustri per nobiltà e altezza di lignaggio, più potenti per ricchezza di possessi o per importanza di mercatura, più autorevoli per numero di aderenze o per eccellenza di uomini, avevano palagi, torri, logge, coni, in questa località che formò il primo nucleo della città del XIII secolo. Talune di queste famiglie erano discese da Fiesole ab antiquo, altre, abbandonati i turriti e cupi manieri sparsi sulle vette de' monti del contado, s' erano condotte a Firenze per dividere cogli antichi abitatori e diritti e doveri.  
Da Fiesole vennero a costruire sugli spazi del vecchio Foro Romano e ad abitare gli Arrigucci padroni e difensori fin da' secoli più lontani del vescovado di Fiesole, i Filitieri che si dissero dipoi Catellini aggiungendo al cognome il nome del più importante dei loro castelli, Castiglione, che sorge alle pendici di Monte Morello. Dai gioghi del Casentino e della Romagna dov'ebbero signoria feudale, dove possedettero innumerevoli castelli, scesero gli Ubaldini ed alcune delle case loro eressero lì da S. Maria in Campidoglio accanto ai palagi sontuosi, alle torri dei Brunelleschi, antichissimi abitatori di Firenze e signori del castello della Petraja. Palagi di mirabile ricchezza, torri, case, logge, eressero le famiglie della celebre consorteria dei Bisdomini e particolarmente i Tosinghi e i Della Tosa. Anche dei Figlineldi appartenenti all' altra consorterìa de' Figiovanni e de' Ferrantini sorsero qui le solide case e con loro altre ne inalzarono, i Rodighieri, i Renovandi, i Pecori, i Della Pressa, i Medici, gli Ardimanni, i Boni, tutte famiglie potenti e di molta riputazione nei tempi della repubblica.
Lo splendore e la ricchezza non continuano lungamente ad aver sede in questo luogo, centro di famiglie nobili e fastose. Nel XIV secolo siamo già in piena decadenza. Molte case annesse ai palagi non servono più agli usi delle famiglie che di codesti palagi erano padrone, nè per abitazioni di servi e vengono appigionale; le antiche corti che si aprivano in mezzo alle abitazioni di ognuna di quelle famiglie e servivano a feste e a radunanze, divengono piazze con botteghe e banchi ; nei vicoli interni si stabiliscono delle osterie ed anche dei luoghi di male affare; le traccie dell'antico splendore si affievoliscono e scompaiono a poco alla volta. E le ragioni sono molte e facili a comprendersi. Le famiglie che avevano già una potenza quasi principesca si dividono, decadono, impoveriscono addirittura, nè possono più mantenere il fasto e la magnificenza primitiva; altre trovano che l'abitare una località sottoposta alle emanazioni poco grate del Mercato, prossimo troppo a luoghi chiassosi e sconci, non è la cosa più comoda e piacevole, sicché stabiliscono altrove la loro dimora.
Già ai primi del 1400 si rileva che qui abitavano soltanto alcuni dei Della Tosa assai decaduti dall' antica grandezza; altri dei Rrunelleschi ridotti in fortuna meno che modesta, alcuni dei Pecori e basta. Tutte le altre famiglie erano estinte, scomparse, trasferite altrove, per dar luogo ad una popolazione nuova di mercanti, di trecconi, di facchini del mercato, di pollaioli, di meretrici. Le osterie, i luoghi di male affare favorirono poi le riunioni di gente chiassosa, di vagabondi, di malanni che si trattenevano là notte e giorno a farne d'ogni colore. Aggiungasi che là facevano poi capo anche i soldati delle compagnie di ventura, quelli che seguivano i principi e gli ambasciatori di passaggio e in missone a Firenze, talché spesso e volentieri succedevano colà scene di violenza e di scandalo. 
Che gente abitasse colà e quali episodi vi si svolgessero, può mostrarlo la seguente denunzia testuale che Jacopo di Bernardo d' Alamanno De' Medici, uno dei poco fortunati possessori di case in questa località faceva nel 1498 e che trovasi registrata nel campione del gonfalone Drago S. Giovanni. I fatti ai quali si accenna in tale denunzia singolarissima per forma e per stile, si riferiscono all'epoca in cui trovavasi a Firenze coi suoi soldati francesi Carlo VIII.
Ecco il documento:
« Sustanzie.  
«Un albergo ad uso di meretrice e tre botteghe ad uso di meretrice chon una casetta sulla piazza del Frascato. Le quali case e botteghe si suolevano appigionare tutte chon detto Albergo e al presente poche non si trova senone ladri e ribaldi che le voglino torre a pigione e quando le togliessino se ne andrebbono chon Dio e cholle masserizie e cholla pigione come ano fatto molti altri ne tempi passati. Il presente si fà governare per un artefice e rendemi L. 36 al mese ne temporali buoni e utimamente i franciosi marsano lettiere, presano e imbolarono la più parte delle lenzuole. »
E' strano il documento, ma è efficacissimo per dare un idea della razza di abitatori e di frequentatori di questa località, la quale, come dirò dopo, si suoleva chiamare in gran parte il Frascato dal nome di una piazza e di una celebre osteria che qui si trovava.  
E non basta.
Il nome di Piazza del Postribolo col quale era indicata una piazzola interna, perché qui fu istituito il primo locale di questo genere, i luoghi destinati allo stesso uso esistenti nel Frascato e nel chiasso di Malacucina, i magazzini dei pollaioli situati in diversi vicoli interni, alcune scuole di ballare... d'infima specie, tre o quattro osterie, la contiguità col mercato ed un numero infinito di ricordi che si riscontrano negli archivi di varj magistrati preposti alla tranquillità ed alla morale pubblica, dipingono a colori ben distinti lo stato disgraziatissimo in cui la parte interna specialmente di quest' ampio quadrato era ridotta nel secolo XV. 
Si capisce quindi facilmente come mai delle storiche famiglie antiche abitatrici di questa località non restassero più nel secolo successivo che le memorie.
Su per giù, si può affermare che le condizioni in cui trovavasi allora il Frascato, chiamandolo così perché così era generalmente chiamato tutto quel ceppo dì case, non erano migliori di quelle in cui si trovava il Ghetto negli ultimi tempi, quando ne fu deliberato ed effettuato lo sgombero.

In corsivo estratti da "Il ghetto di Firenze e i suoi ricordi  illustrazione storica" di Guido Carocci edito nel 1886


Coordinate: 43°46'17.00"N, 11°15'12.72"E             Mappe: Google - Bing



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giovedì 17 novembre 2016

Quella testa modernista

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Firenze, Via Brunelleschi

Il palazzo fu costruito sul luogo che una volta era parte del ghetto abbattuto ai tempi di Firenze Capitale del Regno d'Italia dai fratelli Taiuti tra il 1901 e il 1903 su progetto dell'architetto Giovanni Paciarelli (Siena, 1862 - 1929),con qualche suggerimento di Giovanni Michelazzi (Firenze, 1879 – Firenze, 1920). Prende il nome dalla Palazzo Pola e Todescan da i “Grandi Magazzini, all'industria inglese, Pola e Todescan”, che all'epoca erano specializzati nella vendita di articoli a buon mercato. Opera modernista fu accolto da critiche per il suo distaccarsi dalla tradizione rinascimentale, fu abbellito di sculture, fregi in ceramica colorata della manifattura Cantagalli e lavori in ferro battuto delle Officine Michelucci di Pistoia. Varie teste femminile sono poste sui pilastri del primo piano.


Coordinate:   43°46'20.36"N,  11°15'12.76"E                    Mappe: Google - Bing




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lunedì 16 aprile 2018

La casa di Lorenzo Ghiberti




Firenze, Piazza dei Ciompi 11

In questi mesi Piazza dei Ciompi è sottosopra, si stanno facendo i lavori per riqualificare la piazza che una volta ospitava il Mercato delle Pulci, mercatino caratteristico degli oggetti di antiquariato ed artigianato fiorentino unici, che era molto frequentato sia dai turisti che dai fiorentini. Era possibile trovare vecchie lampade, servizi da tè, posate, mobili, stampe, libri e bigiotterie, oggetti di un passato più o meno lontano. Situata a mezza strada tra il Duomo, Santa Croce e Piazza Beccaria la piazza accoglie la famosa Loggia del Pesce ricostruita qui a cavallo della metà del 1900 (1955)   dopo essere stata smontata negli anni della riqualificazione (1885-1895) del Ghetto nel centro storico ai tempi di Firenze Capitale del Regno d'Italia (1865-1871) nel Mercato Vecchio oggi Piazza della Repubblica.
Sul lato est della piazza vi è una casa apparentemente del tutto anonima non fosse per una vistosa lapide  posta sopra la cornice in pietra serena del portone d'ingresso che ricorda una proprietà di Lorenzo Ghiberti (Firenze, 1378 – Firenze, 1455) .

DI LORENZO GHIBERTI DALLE PORTE
QUESTA FU LA CASA








Vista l'importanza del personaggio è da ricordare come un tempo l'area si connotasse decisamente per la presenza di numerose botteghe di artisti, tanto che poco distante da qui, dall'altro lato di Borgo Allegri (dove era questa casa prima che si creasse la piazza dei Ciompi), a quello che era il numero civico 83, la tradizione riconosceva l'abitazione e bottega di Cimabue (Firenze, 1240 circa – Pisa, 1302) e di conseguenza il luogo dove si era formato Giotto (Vespignano, 1267 circa – 1337), ugualmente contrassegnata da una memoria in marmo e distrutta nel corso dello sventramento del quartiere attuato nel 1936.



Coordinate:   43°46'16.04"N,  11°15'54.57"E                    Mappe: Google - Bing




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lunedì 26 marzo 2018

Riaffiora Firenze medievale





Firenze,Piazza della Repubblica

Non so per quale ragione si stiano effettuando dei lavori in Piazza della Repubblica ma quello che è evidente è l'affiorare dei muri, i pavimenti e il ciò che era al livello del suolo al tempo perduto della Firenze medievale distrutta per il cosiddetto 'risanamento' del centro storico e del Ghetto allorquando Firenze divenne capitale del Regno d'Italia per quel breve periodo durato sei anni che va dal 3 febbraio 1865 al 30 giugno 1871.



Ancora più sotto la pavimentazione novecentesca,  sotto alcuni metri di terra e materiale di riporto giace la Florentia romana che proprio qui aveva il suo centro, il Foro, l'incrocio tra le due strade principali ortogonali, il Decumano Massimo e il Cardo Massimo. Al centro dell'incrocio era una colonna situata all'incirca dove è situata ancora oggi quella  che ha al vertice la statua dell'Abbondanza.



Sullo sfondo della vecchia foto ottocentesca, riportata sotto, di Piazza del Mercato Vecchio si nota la Loggia del Pesce che, smontata all'epoca del 'risanamento', a metà degli anni 50 del secolo scorso fu riportata agli antichi splendori in Piazza dei Ciompi. Al posto della Loggia si trova oggi l'Arcone sul lato ovest di Piazza della Repubblica.





Coordinate: 43°46'17.00"N, 11°15'12.72"E             Mappe: Google - Bing




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lunedì 3 ottobre 2016

Una casa e una torre del Duecento e Quattrocento dritte fino ad oggi

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Firenze, Piazza de' Davanzati, Casa e torre dei Foresi

Da Piazza della Signoria per via Porta Rossa si arriva in 3 minuti in Piazza de' Davanzati, oppure da Piazza della Repubblica per via Sassetti o via Pellicceria, un minuto. La piazza  è frutto delle ristrutturazioni al tempo di Firenze Capitale del Regno d'Italia, nel periodo del risanamento del vecchio centro (1885-1895), il ghetto. Le case, già ridotte d'altezza e in questo periodo restaurate e rimaneggiate danno comunque il senso dell'aspetto di una architettura medioevale preesistente alle demolizioni ottocentesche. La casa con torre nel Duecento appartenne alla famiglia ghibellina dei Monaldi poi ai Foresi, parzialmente distrutte dopo la battaglia di Montaperti, furono ricostruite nel Quattrocento, diventando proprietà dei Della Palla e quindi dei Pandolfini. Sono ben visibili cinque fila di buche pontaie e tre finestre in asse tra di loro. La torre è affiancata da una casa più bassa e più ampia. 


Coordinate:  43°46'12.78"N,  11°15'9.37"E                     Mappe: Google - Bing




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martedì 15 novembre 2011

Il Mercato Vecchio degli Alinari e di Signorini

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Firenze, Piazza della Repubblica

All'epoca romana qui sorgeva il Campidoglio, il foro, le superbe terme: Il Mercato Vecchio fu una località sontuosa e ricca a tempo dei romani  e qui scesero i fiesolani “ab antico” come dice Dante sulle sponde dell'Arno. Sulle rovine della civiltà romana sorsero allora i superbi palazzi e le sontuose case del medio evo, che poi alterate, deturpate e trasandate, ridussero quel luogo il peggiore della città. E dove prima erano state le linde, fastose case romane, e le severe dimore degli antichi fiorentini, si fecero catapecchie e casupole di povera gente, il Mercato, e il Ghetto. Oggi, su quella zona, è Piazza della Repubblica, risultato dello sventramento dell'epoca del "Risanamento", quando fu ridefinita l'urbanistica della città in seguito all'insediamento della capitale del Regno d'Italia a Firenze (dal 1865 al 1871).

Quasi nella stessa posizione della Colonna dell'Abbondanza.

Coordinate: 43°46'17.38"N,  11°15'13.40"E

Piazza del Mercato Vecchio come la vediamo in una foto dei Fratelli Alinari del 1893. Si intravede sulla sinistra la Loggia del Pesce ora in Piazza dei Ciompi.

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Piazza del Mercato Vecchio come la vedeva nel 1882-83 Telemaco Signorini (Firenze, 18 agosto 1835 – Firenze, 10 febbraio 1901) .

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Vedere anche:
- Il Ponte Vecchio 130 anni fa e oggi
- La via Torta di Telemaco
- Alle Grazie fu Rubaconte
- Il Tiratoio
- Porta San Gallo da fuori...nel tempo
- Firenze come è e come la vedeva lo Zocchi



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lunedì 29 giugno 2015

Una cupola verde tra tanti tetti rossi

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Firenze,  via Farini

Dell'architetto Mariano Falcini  (Campi Bisenzio, 1804 – 1885) ne abbiamo parlato recentemente in occasione del post dedicato all'orologio situato nella Sala delle Reali Poste agli Uffizi, sala da lui riprogettata da una preesistente rimessa per le carrozze granducali. Opera ben più significa è la Sinagoga progetto firmato firmato come coadiutore. insieme a Vincenzo Micheli (Modena, 1833 – 1905), di Marco Treves  (Vercelli, 1814 - 1898) che gettò le basi del progetto. Le due esistenti sinagoghe nel Ghetto furono cancellate come tutte le case, palazzi,  piazze, vicole e strade all'epoca della ristrutturazione di Firenze Capitale del Regno d'Italia.Non è possibile non vederla, non riconoscerla, se dall'alto guardiamo il panorama di Firenze come in questa foto dal Piazzale Michelangelo. La grande cupola e le altre più piccoli stagliano col colore verde rame tra un mare di tetti di tegole in cotto rosso.
A Firenze solo il Kafeehaus del Giardino di Boboli ha una copertura dello stesso colore e materiale.


Coordinate:   43°46'21.78"N,  11°15'59.23"E                     Mappe: Google - Bing




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giovedì 24 novembre 2011

Sedersi per secoli sotto la colonna

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Firenze, Piazza della Repubblica

Come scrivevamo in un precedente post, dove prima erano state le linde, fastose case romane e le severe dimore degli antichi fiorentini, si fecero catapecchie e casupole di povera gente, il Mercato, e il Ghetto. Oggi, su quella zona, è Piazza della Repubblica, risultato dello sventramento dell'epoca del "Risanamento", quando fu ridefinita l'urbanistica della città in seguito all'insediamento della capitale del Regno d'Italia a Firenze (dal 1865 al 1871). Ma le abitudini degli esseri umani rimangono le stesse per sempre come sedersi sotto  la Colonna dell'Abbondanza come ci testimonia il dipinto di Jan Van der Straet italianizzato in Giovanni Stradano. E' probabile che accadesse la stessa cosa sin dai tempi remotissimi a partire dal momento in cui la colonna rappresentava il punto di incrocio delle due vie principali di Florentia romana, il Cardo ed il Decumano Massimo, e qui si apriva il Forum della città.   

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Nella foto sopra riportata vediamo Piazza del Mercato Vecchio, intorno al 1555,  Giovanni Stradano. Jan Van der Straet, detto Giovanni Stradano o Stradanus (Bruges, 1523 – Firenze, 11 febbraio 1605) è stato un pittore fiammingo che operò a lungo a Firenze nella seconda metà del XVI secolo disegnando arazzi e producendo dipinti della vita locale.

Coordinate: 43°46'17.38"N, 11°15'13.40"E

Vedere anche:
- Il Mercato Vecchio degli Alinari e di Signorini
- Colonna dell'Abbondanza.

- Il Ponte Vecchio 130 anni fa e oggi
- La via Torta di Telemaco
- Alle Grazie fu Rubaconte
- Il Tiratoio
- Porta San Gallo da fuori...nel tempo
- Firenze come è e come la vedeva lo Zocchi



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giovedì 17 dicembre 2015

Il fregio di via dei Bardi

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Firenze, via dei Bardi

Entrando in Via de' Bardi provenendo dal Ponte Vecchio, troviamo una casa abbastanza anonima tra tanti palazzi posseduti da nobili e ricche famiglie fiorentine, Bardi, di fronte a Palazzo Piccolomini, non distante da Palazzo Capponi delle Rovinate e Palazzo Canigiani. Situato a sinistra della via si fa notare, per chi non è distratto da altro ed è attento osservatore, per un fregio sopra ad un ingresso e una finestra. Un fregio in bassorilievo con figure di fattura antica. Che sarà mai? Leggiamo cosa ci racconta Guido Carocci (Firenze 1851 - 1916).  

"...Rammenterò qui; perché mi torna opportuno, come lo rammentai sul mio libro intitolato // Mercato Vecchio di Firenze (i) un ricordo che figura tra gli spogli preziosissimi di Leopoldo Del Migliore. Nel 1581, nello affondare un antico pozzo in Piazza della Luna, posta dietro all'antica chiesa di S. Maria in Campidoglio, si rinvennero : una bella testa di statua romana, dei frammenti di ornati ed un fregio bellissimo che il sig. Carlo Del Nero [copista ?] fece poi collocare all'esterno di una sua casa in Via de' Bardi, vicino al palazzo Capponi; e tuttora vi si vede..."
Da Il Ghetto di Firenze di  Guido Carocci  Pagg. 12 - 13


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Coordinate:  43°45'59.09"N,  11°15'18.93"E                                 Mappe: Google - Bing


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lunedì 24 novembre 2014

Dalla Torre della Vacca alla Torre di Arnolfo

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Firenze, Piazza della Signoria

La Torre di Arnolfo di Cambio, noto anche come Arnolfo di Lapo (Colle di Val d'Elsa, circa 1240 – 1302), l'abbiamo vista più volte da varie angolazioni dal basso ma mai così da vicino come adesso, mai quasi toccando con mano la sommità, mettendo in risalto Palazzo Vecchio. Insieme alla Cupola del Duomo è un punto di riferimento quasi sempre visibile agli incroci della città per chi vuole raggiungere il centro città o semplicemente orientarsi. Uno spettacolo architettonico, uno spettacolo di colori al tramonto con la sua pietra forte che si accende di sfumature rossastre, col suo orologio ad una sola lancetta, uno spettacolo il panorama che dal ballatoio, con i merli ghibellini a coda di rondine si estende ai suoi piedi, prossimo alla cella campanaria, offre al visitatore. La cella campanaria ospita  tre campane ognuna delle quali ha una sua precisa funzione. La Martinella, che richiama i fiorentini ad adunanza, la campana che segna il mezzogiorno e la più grande, quella dei rintocchi che fissano l'orario. Quattro poderosi pilastri reggono la cella campanaria a cui si accede per una stretta scalinata a chiocciola, quella che qui vedete nel particolare della nostra foto in bianco e nero ...

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... e così come la vedevano i fotografi dello Studio dei Fratelli Alinari più di cento anni fa con il bellissimo scorcio panoramico con l'uomo col cappello che si arrampica con cauta attenzione. 

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In cima in cima alla Torre si muove ancora la banderuola, la copia, mentre l'originale (un manufatto di ben 5 metri) è in bella mostra sul pianerottolo che è di fronte all'ingresso del Salone dei Cinquecento, sempre a Palazzo Vecchio.



La Torre è edificata su una preesistente torre chiamata Torre della Vacca appartenuta ai Foraboschi che qui avevano case dove adesso è il Palazzo Vecchio (o dei Priori).


“... La Casa , o Palazzo de' Foraboschi comprato da' Priori era dunque propriamente dove fu alzato quello della Signoria, e la Torre non variò di situazione: questa Torre aveva un' altezza di più di cento braccia , e chiamavasi con antica denominazione la Torre della Vacca. Per quante ricerche si siano potute fare intorno a questo nome, niente però si è potuto rinvenire. La Famiglia della Vacca pare che non sia nel novero delle Fiorentine, non trovandosi memoria che avesse Casa, e Torre, la quale poscia passasse ne' Foraboschi: è bensì vero che si trovano nelle Istorie alcuni del Vacca, e fra gli altri un tale Jacopo del Vacca, che era Alfiere di Bocca Abati nella famosa giornata di Montaperti sull'Arbia: ma ciò non porge altro schiarimento.
Evvi pure una tra da detta Via della Vacca, che rimane dietro al Ghetto; ed anco questa poco, o niente può aver che fare colle treno ricerche, stantechè la situazione è molto distante, e ne' tempi della Torre forse non avrà avuta esistenza. Si deve pure osservare, che la Via di contro alla Torre chiamasi Vacchereccia, nome che sembra originato dalla denominazione della detta Torre...”

Da Illustrazione istorica del palazzo della Signoria detto in oggi il Palazzo Vecchio (1792) Rastrelli, Modesto pag. 28


Coordinate: 43°46'9.20"N, 11°15'21.20"E                     Mappe: Google - Bing




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