Guardando Firenze nei particolari da dietro l'obiettivo di una fotocamera.

lunedì 20 febbraio 2017

In via degli Agolanti col Canto del Parentado per via dell'Arcivescovato





Firenze, Via Roma, Canto degli Agolanti

La Via dell'Arcivescovato chiude lo stabile del Ghetto dal lato di levante. Era questa via l'arteria principale di Firenze, la strada più antica, che occupava appunto il luogo dell'antica Via Cassia la quale faceva capo al Ponte Vecchio. Il nome attuale è moderno e la via ebbe nei diversi tempi altri nomi derivanti o dalle famiglie che vi ebbero le case o dalle botteghe che vi erano poste. Un forno antichissimo, detto della Macciana,  fece per molto tempo chiamar Via della Macciana o del forno della Macciana il tratto di questa strada che era fra via della Nave e Via della Vacca. Le botteghe di chiavaioli e di succhiellinai fecero chiamare in diverse epoche questo tratto di strada tra Via Chiavaioli e Via o Piazza de' Succhiellinai. Il breve tratto poi tra Via della Nave è la Piazza del Mercato si chiamò il canto del Parentado, dal nome dell'antica loggia che era posta là sul crocicchio della strada, o Via degli Agolanti dal nome di una antichissima e potente famiglia che ebbe quivi le sue antiche case. I fabbricati oggi appartenenti al quadrato del Ghetto, che sorgevano da questo lato appartennero ai Medici, ai Della Tosa, ai Della Pressa ed ai Pecori. Le case de' Pecori voltavano anche nella strada di fianco all'Arcivescovado che oggi si dice erroneamente Via della Vacca. Questo breve tratto fino alla Piazza dell'Olio, in altri altri tempi Piazza del Vescovo o di S. Ruffillo, non aveva un nome proprio. Si diceva il Canto de' Pecori, nome che si estendeva anche ad un primo tratto della Via dell'Arcivescovado, perchè qui tutt' all' intorno ebbe le sue case la famiglia Pecori.
Accanto ai Pecori ebbero le loro case ed una torre delle più antiche i Filitieri Da Castiglioni, prima di andare ad abitar da S. Andrea: e più verso la Via de' Boni ve ne ebbero i Fighineldi sostituiti dipoi in questo possesso dai Boni. Il nome di Via della Vacca dato prima a quel piccolo tratto strettissimo della strada tra Piazza dell'Olio e Via de' Boni, ho detto che è erroneo, perchè esso non derivò dal nome di una famiglia Della Vacca che esistè in Firenze. Le derivò invece dall' insegna di una bottega, anzi di un forno, ed il vero nome che ebbe per molto tempo fu di Via del Fornaio della Vacca. I Boni, e non Buoni, come è scritto nel cartello postovi dal Municipio, ebbero case, torri e palagio sull'angolo del Ghetto fra questa Via della Vacca e la via de' Naccaioli ed altro loro palazzo sorgeva dal lato opposto, nello spazio occupato per formare il giardino ad una specie di piazza dinanzi al Palazzo riedificato dagli Orlandini. Via de' Naccaioli fu il nome di una piccola parte soltanto di questa via dove furono alcune botteghe di fabbricanti di nacchere, un antico strumento assai in uso in altri tempi. Il nome più importante e più antico della strada era quello di Via dei Rigattieri perchè qui appunto furono in gran numero le botteghe di quest'arte. L' ultimo tratto poi verso il Mercato, si chiamò Via degli Stracciaioli, sempre per causa delle botteghe appartenenti a questo mestiere che consisteva nel toglier dal bozzolo la seta straccia. I palazzi, le case, le torri, la loggia dei Brunelleschi occupavano tutto il lato di levante di questa strada fra le case de' Boni e la loggia dei Tosinghi. E da' Brunelleschi s'intitolava pure la piazzetta comunemente chiamata de' Marroni e che si disse anche di S. Leo dalla chiesa poi soppressa che vi sorgeva e che fu una delle primitive parrocchie di Firenze.

Il ghetto di Firenze e i suoi ricordi illustrazione storica di Guido Carocci A. Forni, 1886


Oggi Via Roma, diventata una delle strade più fini di Firenze dopo la ristrutturazione di Firenze capitale del Regno d'Italia nella seconda metà dell'Ottocento, una volta era Via dell'Arcivescovato continuazione della Via Cassia provenendo dal Ponte Vecchio e traversando lo scomparso Mercato Vecchio sorto sopra l'interrato Foro Romano.



Coordinate:   43°46'19.86"N,  11°15'19.68"E                    Mappe: Google - Bing



 Firenze Nei Dettagli è su  



giovedì 16 febbraio 2017

Il Perseo in 450 anni




Firenze, Piazza della Signoria, Loggia dei Lanzi

Quanti milioni di esseri umani hanno visto in 450 anni il Perseo di Benvenuto Cellini (Firenze, 1500 – 1571) da questa posizione? In Piazza della Signoria, dalla Loggia dei Lanzi è cambiato solo lo sfondo negli ultimi 150 anni circa, il Palazzo delle Assicurazioni Generali di Venezia che ha preso il posto della chiesa di Santa Cecilia e della Loggia dei Pisani.


Coordinate: 43°46'8.91"N, 11°15'20.58"E                       Mappe: Google - Bing



 Firenze Nei Dettagli è su  


.

lunedì 13 febbraio 2017

Cinta, barriere, porte e dazi




Firenze, Piazza Poggi, Porta S. Niccolò

La cinta, le barriere e le porte
Abbattuto nel 1868 il quarto cerchio delle mura erette fra il declinare del XIII e del XIV secolo, perché divenuto angusto a ricevere la popolazione grandemente cresciuta per il trasporto provvisorio della sede del governo da Torino, si poneva mano alla costruzione della nuova cinta sulla destra riva dell'Arno, conservando dall'altro lato le antiche mura quasi in ogni loro parte.
La cinta daziaria, cominciando dall'antica torre della Zecca Vecchia presso il Ponte di Ferro dov' è la barriera detta della Piacentina, percorre l'argine dell'Arno fino all' imboccatura del torrente Affrico, il cui letto reso più ampio e più regolare serve di cinta per tutto il lato di levante. Lungo l'Affrico s'incontrano le barriere: Aretina, di S. Salvi e di Settignano. Nel punto in cui la linea di cinta abbandonando il corso dell'Affrico piega a settentrione lungo le pendici dei colli di Majano e di Camerata trovasi la barriera di Majano, e più avanti s'incontra quella della Fonte all'Erta. Il corso del fosso di S. Gervasio che nasce nel colle di Camerata serve per un altro tratto di cinta fino alla sua imboccatura nel Mugnone ed in questo tratto s'incontrano le barriere della Querce e delle Cure. La cinta costeggia di poi il torrente Mugnone fino al Ponte alle Mosse e si apre alle barriere del Ponte Rosso, del Romito, del Ponte all'Asse, di D. Donato e del Ponte alle Mosse. Di qui, dopo piccolo tratto va a trovare l'argine del Fosso Macinante e lo percorre fino all'incontro del Viale delle Cascine dov' è la barriera del Canale Macinante. Ivi appresso è la barriera delle Cascine che ha una succursale sul Lungarno.
Passiamo ora oltrarno e vediamo le mura che dal torrino di S. Rosa vanno alla Porta a S. Frediano e di lì, munite degli antichi bastioni, alla Porta Romana. Da questa alla torre del Mascherino, le mura furono abbattute per comodo delle scuderie reali. Dalla torre del Mascherino esse salgono fino all' altezza della fortezza di Belvedere presso la quale è la Porta a S. Giorgio da dove munite di alte torri e di barbacani discendono fino alla Porta a S. Miniato. I grandi lavori per la costruzione del giardino a rampe che dal piazzale dell'antica Porta a S. Niccolo si estende su tutta la pendice dei colle fino a S. Miniato, necessitarono la demolizione del seguito delle mura ed ora la cinta in un nuovo tratto, lasciando aperta una barriera nel centro della rampata, chiude il popoloso borgo esterno di S. Niccolo e giunge fino al Ponte di Ferro dov' è la nuova barriera di S. Niccolò.
Così Firenze ha attualmente 20 fra porte e barriere. Di queste alcune dovranno esser chiuse per ragioni d'economia, ma frattanto ho creduto bene di considerarle tutte come sono presentemente descrivendo in separati capitoli i luoghi ai quali esse guidano per più breve cammino.

Da "I contorni di Firenze, illustrazione storico-artistica" di Guido Carocci,  1875


Coordinate:   43°45'52.04"N,  11°15'53.78"E                    Mappe: Google - Bing



 Firenze Nei Dettagli è su  


.

lunedì 6 febbraio 2017

Cicciaporci




Firenze, Chiesa e Convento di S. Maria Novella

Ritorniamo nel Secondo Chiostro della chiesa di Santa Maria Novella o Chiostro Grande soffermandoci ad osservare il ritratto che si trova sul lato ovest, tra quarta e quinta campata l'autore del quale è probabilmente Bernardino Barbatelli detto Poccetti (Firenze 1542- 1612 essendo questi l'autore anche dei due affreschi delle lunette sotto le campate. Già precedentemente abbiamo svelato chi fossero i personaggi raffigurati in altri due affreschi ai lati della porta d'entrata del dormitorio del convento domenicano, adesso proviamo con un terzo personaggio. Per fortuna il cartiglio è ancora abbastanza leggibile:

B. F. BONINSEGNA. FLOREN. 
 MARTYR. INVICTUS 
 PRO. CHTO.
ANTIOCHIE. SECTUS
AN MCCIX

Il frate fiorentino Buoninsegna in abito domenicano con sotto le palme del martirio è identificabile con Buoninsegna de' Cicciaporci. I Cicciaporci appartenevano ad una famiglia che fioriva in Firenze dando magistrati in vari ordini di quella città. Nel 1627 troviamo uno di questa famiglia Console dei fiorentini in Roma, Luca Antonio fu cavaliere di Malta nel 1674, il quale però essendo rimasto senza fratelli si ritirò, con dispensa del Papa, dall'Ordine nel 1684. Un Antonio fu Conservatore di Roma nel 1785 e nel 1791. Antonio Cicciaporci pubblicò nel 1911 un Compendio della storia fiorentina diviso in tre libri e nel 1815 le Rime di Guido Cavalcanti edite ed inedite di Guido Cavalcanti.
Almeno un palazzo è riconosciuto appartenere alla famiglia Cicciaporci a Firenze, nel Quartiere Santo Spirito, in Via delle Caldaie 2r- 4r- 6r- 8r con affaccio in Piazza  Santo Spirito, più conosciuto come Casa Dati.


Coordinate:    43°46'30.31"N,  11°14'53.17"E                   Mappe: Google - Bing



 Firenze Nei Dettagli è su  


.

giovedì 2 febbraio 2017

Fu la Vaga Loggia dei Ricasoli




Firenze, Piazza Carlo Goldoni 2

Palazzo Ricasoli

Attribuito tradizionalmente a Michelozzo di Bartolomeo Michelozzi, detto Michelozzo (Firenze, 1396 – Firenze, 1472), il palazzo è stato messo in relazione da Walther Limburger, seppure limitatamente alla costruzione del cortile, con l'attività giovanile di Baccio d'Agnolo. L'attuale facciata su piazza Goldoni, inoltre, sarebbe secondo Stegmann e Geymüller frutto di un ampliamento promosso ai primi del Cinquecento. Certo è che anche l'erezione del corpo principale della fabbrica è da datarsi dopo la morte di Michelozzo, con un cantiere aperto attorno al 1480 (anno nel quale è denunciato al catasto come costruito "circa della metà" e quindi interrotto per le difficoltà economiche attraversate in quel momento dai proprietari) e chiuso circa nel 1500. Sempre attorno agli anni dell'intervento del Pagani, nel 1580, mediante una galleria sottostante la strada, furono annessi al palazzo un vasto giardino e una loggia sul fiume (dove inizia l'attuale lungarno Vespucci, detta la Vaga Loggia, abbattuta nel 1855 in concomitanza con la realizzazione del lungarno Nuovo), ad accrescere ulteriormente la bellezza del luogo, già gratificato dall'apertura alla luce dell'Arno: "perché così ben risponde a graziosa vista, ed al commodo, che nell'uso in abitando si richiede, che non ci ha luogo, che non meriti lode, e da chi è intendente non sia ammirato. La strada del corso porge a questo commodissimo edifizio bellissima vista: quella, che è lungo il fiume d'Arno, e la più vaga, più dilettevole, più amena , che si possa immaginare" (Francesco Bocchi). Verso la fine del Settecento il palazzo divenne punto di riferimento per i viaggiatori inglesi e, con la denominazione di English House, ospitò tra l'altro la scrittrice Hester Lynch Thrale-Piozzi che qui, tra il 1784 e il 1786, tenne una sorta di accademia letteraria. qui, ad esempio, il poeta statunitense William Cullen Bryant che vi alloggiava nel 1858 ebbe modo di incontrare Nathaniel Hawthorne, mentre nel 1881 è documentata la presenza di Pëtr Il'ic Cajkovskij). 
Sulle cantonate si propone per due volte uno scudo con l'arme dei Ricasoli (fasciato di sei pezzi d'oro e di rosso, al leone attraversante d'azzurro). Lo scudo al centro del fronte che guarda a piazza Goldoni è quello mediceo granducale, con l'ordine spagnolo del Toson d'oro. Il palazzo appare nell'elenco redatto nel 1901 dalla Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti, quale edificio monumentale da considerare patrimonio artistico nazionale.




Coordinate:    43°46'15.15"N,  11°14'52.89"E                   Mappe: Google - Bing



 Firenze Nei Dettagli è su  


.

lunedì 30 gennaio 2017

Due leoni neo-egiziani aggiunti




Firenze, piazza di San Pancrazio 

A poche centinaia di metri da Piazza Santa Trinita, alla confluenza di Via Federighi con Via della Spada, si trova l'ex Chiesa di San Pancrazio. Di fondazione forse paleocristiana, documentata dal 931, appartenne alle Benedettine, ai Domenicani e quindi ai Vallombrosani. Giovanni Rucellai commissionò a Leon Battista Alberti (Genova, 1404 – 1472) la ristrutturazione della cappella a fianco della chiesa, ultimata nel 1467, che conserva il tempietto del Santo Sepolcro, costruito dallo stesso Alberti e rivestito di marmi bicromi intarsiati, che riproducono la forma del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Nel 1754 la chiesa fu trasformata radicalmente e ulteriormente modificata dopo la soppressione napoleonica (1808), in linea con il gusto neoclassico: furono poste al centro della facciata, privata del portale trecentesco, le due colonne con ai lati due leoni in stile neo-egizio. Oggi è sede del Museo Marino Marini.



Nella Chiesa presence hanno gran parte, e più Cappelle, e Sepolture i Rucellai , e Federighí, che vi hanno ancora le Case loro vicine, ove ,è la loggia de’ Rucellai, e la Via detta de’Federighi ; fu consacrata questa Chiesa l’ anno 1485. a dì 28. di Agosto, come apparisce da una cartella, che dice, An. Dom. 1485. die XXVIII. Augusti, Ecclesia hec consecrata fuit a Renverendissimo D. Alexandro Efiscopo Cimbaliensi Innocentio  Abbate existente.
Sin quì il Rosselli, cui dobbiamo grado di sì bei lumi, sopra dei quali però mi si conceda di fare alcune annotazioni, e primieramente circa a i Padri Domenicani, che egli vuole dal Pian di Ripoli quà venuti nel 1216. forse fondatosi in un discorso della fondazione di S. Maria Novella, il quale è in molte cose mancante, onde noi crediamo, che piuttosto si abbia a dire venuti nella Spedale di S. Pancrazio, conciosiachè in tale tempo la detta Chiesa era di Monache Benedettine, le quali sono accennate da un Contratto, che riferisce il Senatore Carlo Strozzi al libro DD. pag. 130. ed è un terreno che dà a livello Soror Bentiguida Abbatissa Monafícrii Sancti Pancratii de Flor. 1157. ed il medesimo abbiamo riconosciuto da altra Scrittura nell' Archivio di S. Donato a Torri del 1210. la quale è una vendita di terre, che fa Alberto Giudice all’Abbadessa del Monastero di San Pancrazioo per rogitodi Ser Galizio Not. E trovansi nelle Memorie del P. D. Fedele Sopldani due altre Abbadesse, D. Bentinella nel 1218  e D. Cecilia nel 1223. e sio crede, che dette suore mancassero totalmente circa il 1230. e giousta le Scritture del Capitolo Fiorentino, ad esse furono assegnate  l' entrate, e da' Canonici su la Chiesa e Convento conceduto ai Monaci di Valombrosa nel 1234. o in quel torno. Mancate però queste Monache, e subenrrati i Valombrosani per la concessione predetta, ne viene da notarsi una vicenda , che cagionò notabili molestie ai Monaci per lo spazio di alcuni anni, e questa fu, che per Bolla di Papa Alessandro IV. anno primo sui Ponrif. si ordina , che in S. Pancrazio sieno trasferite le Monache di S. Ellero, ed incorporate a Valombrosa l’ entrate delle Monache , avvenimento riferito con autentici documenti nella Storia di Passignano scritta dal P. D. Fedele Soldani,

Da "Notizie istoriche delle chiese fiorentine divise ne' suoi quartieri"  Di Giuseppe Richa, 1775



Coordinate:   43°46'18.83"N,  11°14'59.18"E                    Mappe: Google - Bing



 Firenze Nei Dettagli è su  


.

giovedì 26 gennaio 2017

Le fonticine di Bailamme, Potenza festeggiante




Firenze, Via Nazionale

Tabernacolo delle Fonticine, realizzato da Giovanni della Robbia [Firenze, 1469 – 1529/1530) ] nel 1522, fu così chiamato per la presenza di sette teste dì cherubino versanti acqua in una vasca marmorea. E' modellato in terracotta invetriata policroma e raffigura nella parte centrale la Madonna col Bambino fra i Santi Barbara, Luca, Jacopo e Caterina; altre teste di santo intercalano la cornice a festoni, mentre nell'estradosso sono il Padre Eterno con lo Spinto Santo ed angeli adoranti. L'opera scenografica fu commissionata dal "Reame di Biliemme" (o 'Bailamme'), una delle più importanti brigate rionali di popolo minuto, dette 'Potenze festeggianti', che si riunivano per esibirsi, fare festa, o affrontarsi in 'armeggerie' nelle varie ricorrenze cittadine.




Coordinate:   43°46'37.79"N,  11°15'7.34"E                    Mappe: Google - Bing



 Firenze Nei Dettagli è su  
.

lunedì 23 gennaio 2017

Il Sansone di Pierino da Vinci





Firenze, Palazzo Vecchio, Cortile di Michelozzo

Entrando nel Cortile di Michelozzo (di Bartolomeo, Firenze, 1396 – 1472) dal portone principale di Palazzo Vecchio da Piazza della Signoria, superato la fontana del Putto con delfino di Andrea del Verrocchio (Firenze, 1437 - 1488) per arrivare oltre il cortile alle scale che ci conducono alle sale superiori la più famosa delle quali è il Salone dei Cinquecento, ci imbattiamo in una statua racchiusa in una nicchia, sempre  un po' in ombra,  raffigurante Sansone e il Filisteo di Pierino da Vinci   (Vinci, 1530 circa – Pisa, 1553),.  Il nome farebbe ritenere che vi sia una parentela con il più noto Leonardo e in effetti è proprio così essendo stato egli suo nipote, figlio cioè di suo fratello minore Bartolomeo.  Pierino Si frequentò la bottega di Baccio Bandinelli (Firenze, 1488– Firenze, 1560), già amico dello zio Leonardo, ma soprattutto quella del Tribolo  (1500 circa – 7 settembre 1550) con cui lavorò assiduamente. Morì giovanissimo, nel pieno sviluppo della sua promettente carriera, a soli ventitré anni per una febbre malarica.

"Il nome del Vinci e la virtù era già grande ed ammirata da tutti, e molto più che a si giovane età non sarebbe richiesto, ed era per ampliare ancora e diventare maggiore e per adeguare ogni uomo nell'arte sua, come l'opere sue senza l'altrui testimonio fanno fede; quando il termine a lui prescritto dal cielo essendo d' appresso, interroppe ogni suo disegno, fece l'aumento suo veloce in un tratto cessare, e non pati che più avanti montasse, e privò il mondo di molta eccellenza d' arte e d' opere, delle quali, vivendo '1 Vinci, egli si sarebbe ornato. Avvenne in questo tempo, mentre che il Vinci all'altrui sepoltura era intento, non sapendo che la sua si preparava, che il duca ebbe a mandare per cose d'importanza Luca Martini a Genova; il quale si perchè amava il Vinci e per averlo in compagnia, e si ancora per dare a lui qualche diporto e sollazzo e fargli vedere Genova, andando lo menò seco.1 Dove, mentre che i negozj si trattavano dal Martini, per mezzo di lui messer Adamo Centurioni dette al Vinci a fare una Ggura di San Giovanni Batista, della quale egli fece il modello. Ma tosto venutagli la febbre, gli fu, per raddoppiare il male, insieme ancora tolto l'amico, forse per trovare via che 'I fato s' adempiesse nella vita del Vinci. Fu necessario a Luca per lo 'nteresse del negozio a lui commesso, che egli andasse a trovare il duca a Firenze; là onde partendosi dall'infermo amico, con molto dolore dell'uno e dell'altro, lo lasciò in casa l'abate Nero, e strettamente a lui lo raccomandò, benchè egli mal volentieri restasse in Genova. Ma il Vinci ogni di sentendosi peggiorare, si risolvè a levarsi di Genova; e fatto venire da Pisa un suo creato, chiamato Tiberio Cavalieri, si fece con l'aiuto di costui condurre a Livorno per acqua, e da Livorno a Pisa in ceste. Condotto in Pisa la sera a ventidua ore, essendo travagliato ed afflitto dal cammino e dal mare e dalla febbre, la notte mai non posò, e la seguente mattina in sul far del giorno passò all' altra vita, non avendo dell'età sua ancora passato i ventitrè anni."

Da "Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architetti" di Giorgio Vasari


Coordinate:   43°46'9.19"N,  11°15'22.66"E                    Mappe: Google - Bing



 Firenze Nei Dettagli è su  
.

giovedì 19 gennaio 2017

Nel periodo di decadenza



Firenze, Piazza della Repubblica

L'Arcone di Piazza della Repubblica si trova dove una volta, prima di Firenze Capitale, c'era il Mercato Vecchio e il Ghetto e dove ancor prima c'era il Foro Romano, il Campidoglio i cui materiali servirono per le costruzioni successive dei palazzi del XIII secolo. Probabilmente le pietre cavate e lavorate dai romani che fondarono a Firenze una colonia sono quelle che servirono per i palazzi e le fondamenta delle torri.  Parecchie fra le famiglie più illustri per nobiltà e altezza di lignaggio, più potenti per ricchezza di possessi o per importanza di mercatura, più autorevoli per numero di aderenze o per eccellenza di uomini, avevano palagi, torri, logge, coni, in questa località che formò il primo nucleo della città del XIII secolo. Talune di queste famiglie erano discese da Fiesole ab antiquo, altre, abbandonati i turriti e cupi manieri sparsi sulle vette de' monti del contado, s' erano condotte a Firenze per dividere cogli antichi abitatori e diritti e doveri.  
Da Fiesole vennero a costruire sugli spazi del vecchio Foro Romano e ad abitare gli Arrigucci padroni e difensori fin da' secoli più lontani del vescovado di Fiesole, i Filitieri che si dissero dipoi Catellini aggiungendo al cognome il nome del più importante dei loro castelli, Castiglione, che sorge alle pendici di Monte Morello. Dai gioghi del Casentino e della Romagna dov'ebbero signoria feudale, dove possedettero innumerevoli castelli, scesero gli Ubaldini ed alcune delle case loro eressero lì da S. Maria in Campidoglio accanto ai palagi sontuosi, alle torri dei Brunelleschi, antichissimi abitatori di Firenze e signori del castello della Petraja. Palagi di mirabile ricchezza, torri, case, logge, eressero le famiglie della celebre consorteria dei Bisdomini e particolarmente i Tosinghi e i Della Tosa. Anche dei Figlineldi appartenenti all' altra consorterìa de' Figiovanni e de' Ferrantini sorsero qui le solide case e con loro altre ne inalzarono, i Rodighieri, i Renovandi, i Pecori, i Della Pressa, i Medici, gli Ardimanni, i Boni, tutte famiglie potenti e di molta riputazione nei tempi della repubblica.
Lo splendore e la ricchezza non continuano lungamente ad aver sede in questo luogo, centro di famiglie nobili e fastose. Nel XIV secolo siamo già in piena decadenza. Molte case annesse ai palagi non servono più agli usi delle famiglie che di codesti palagi erano padrone, nè per abitazioni di servi e vengono appigionale; le antiche corti che si aprivano in mezzo alle abitazioni di ognuna di quelle famiglie e servivano a feste e a radunanze, divengono piazze con botteghe e banchi ; nei vicoli interni si stabiliscono delle osterie ed anche dei luoghi di male affare; le traccie dell'antico splendore si affievoliscono e scompaiono a poco alla volta. E le ragioni sono molte e facili a comprendersi. Le famiglie che avevano già una potenza quasi principesca si dividono, decadono, impoveriscono addirittura, nè possono più mantenere il fasto e la magnificenza primitiva; altre trovano che l'abitare una località sottoposta alle emanazioni poco grate del Mercato, prossimo troppo a luoghi chiassosi e sconci, non è la cosa più comoda e piacevole, sicché stabiliscono altrove la loro dimora.
Già ai primi del 1400 si rileva che qui abitavano soltanto alcuni dei Della Tosa assai decaduti dall' antica grandezza; altri dei Rrunelleschi ridotti in fortuna meno che modesta, alcuni dei Pecori e basta. Tutte le altre famiglie erano estinte, scomparse, trasferite altrove, per dar luogo ad una popolazione nuova di mercanti, di trecconi, di facchini del mercato, di pollaioli, di meretrici. Le osterie, i luoghi di male affare favorirono poi le riunioni di gente chiassosa, di vagabondi, di malanni che si trattenevano là notte e giorno a farne d'ogni colore. Aggiungasi che là facevano poi capo anche i soldati delle compagnie di ventura, quelli che seguivano i principi e gli ambasciatori di passaggio e in missone a Firenze, talché spesso e volentieri succedevano colà scene di violenza e di scandalo. 
Che gente abitasse colà e quali episodi vi si svolgessero, può mostrarlo la seguente denunzia testuale che Jacopo di Bernardo d' Alamanno De' Medici, uno dei poco fortunati possessori di case in questa località faceva nel 1498 e che trovasi registrata nel campione del gonfalone Drago S. Giovanni. I fatti ai quali si accenna in tale denunzia singolarissima per forma e per stile, si riferiscono all'epoca in cui trovavasi a Firenze coi suoi soldati francesi Carlo VIII.
Ecco il documento:
« Sustanzie.  
«Un albergo ad uso di meretrice e tre botteghe ad uso di meretrice chon una casetta sulla piazza del Frascato. Le quali case e botteghe si suolevano appigionare tutte chon detto Albergo e al presente poche non si trova senone ladri e ribaldi che le voglino torre a pigione e quando le togliessino se ne andrebbono chon Dio e cholle masserizie e cholla pigione come ano fatto molti altri ne tempi passati. Il presente si fà governare per un artefice e rendemi L. 36 al mese ne temporali buoni e utimamente i franciosi marsano lettiere, presano e imbolarono la più parte delle lenzuole. »
E' strano il documento, ma è efficacissimo per dare un idea della razza di abitatori e di frequentatori di questa località, la quale, come dirò dopo, si suoleva chiamare in gran parte il Frascato dal nome di una piazza e di una celebre osteria che qui si trovava.  
E non basta.
Il nome di Piazza del Postribolo col quale era indicata una piazzola interna, perché qui fu istituito il primo locale di questo genere, i luoghi destinati allo stesso uso esistenti nel Frascato e nel chiasso di Malacucina, i magazzini dei pollaioli situati in diversi vicoli interni, alcune scuole di ballare... d'infima specie, tre o quattro osterie, la contiguità col mercato ed un numero infinito di ricordi che si riscontrano negli archivi di varj magistrati preposti alla tranquillità ed alla morale pubblica, dipingono a colori ben distinti lo stato disgraziatissimo in cui la parte interna specialmente di quest' ampio quadrato era ridotta nel secolo XV. 
Si capisce quindi facilmente come mai delle storiche famiglie antiche abitatrici di questa località non restassero più nel secolo successivo che le memorie.
Su per giù, si può affermare che le condizioni in cui trovavasi allora il Frascato, chiamandolo così perché così era generalmente chiamato tutto quel ceppo dì case, non erano migliori di quelle in cui si trovava il Ghetto negli ultimi tempi, quando ne fu deliberato ed effettuato lo sgombero.

In corsivo estratti da "Il ghetto di Firenze e i suoi ricordi  illustrazione storica" di Guido Carocci edito nel 1886


Coordinate: 43°46'17.00"N, 11°15'12.72"E             Mappe: Google - Bing



 Firenze Nei Dettagli è su  
.

lunedì 16 gennaio 2017

Il Chiostro Grande

Si consiglia di cliccare sull'immagine per ingrandire


Firenze, Santa Maria Novella

II Secondo Chiostro della chiesa di Santa Maria Novella o Chiostro Grande è così denominato per le straordinarie dimensioni dei suoi lati, costituiti da cinquantasei campate a tutto sesto. Fu costruito in un'epoca compresa tra il 1340 e il 1360 con il concorso di diverse eminenti famiglie fiorentine, i cui stemmi si osservano scolpiti sui pilastri del loggiato. Due secoli più tardi altre nobili famiglie contribuirono, assieme al granduca Cosimo I de' Medici, a decorarne tutte le pareti con un grandioso ciclo di affreschi, dipinto in massima parte tra il 1570 e il 1590 da oltre quindici pittori dell'Accademia fiorentina. Gli affreschi raffigurano le storie di san Domenico e di altri santi domenicani, scene della vita di Cristo e ritratti di illustri esponenti della comunità religiosa di Santa Maria Novella: le dimensioni, il programma iconografico e la chiarezza narrativa delle scene lo rendono uno dei cicli più rappresentativi della Controriforma.

Gli edifici che definiscono il perimetro del Chiostro, alterati nel corso dei secoli, risalgono prevalentemente ai primi decenni del Trecento. Quelli del lato meridionale accoglievano in origine l'Infermeria conventuale con l'annessa Spezieria, la cui attività è oggi perpetuata dalla celebre Officina farmaceutica, che ingloba anche la Cappella di San Niccolò fondata nel 1332 da Dardano Acciaioli. Lungo il lato orientale erano il vasto Refettorio e la contigua Cappella degli Ubriachi o dei Magi, ambienti oggi inclusi nel percorso museale; infine i lati occidentale, settentrionale e parte di quello orientale erano delimitati dai maestosi Dormitori dei frati.

Il dormitorio del lato settentrionale consente ancora di intuire il grado di magnificenza che caratterizzava in antico questi spazi. Il vano di andamento longitudinale è spartito da due sequenze di slanciati pilastri monolitici che sostengono volte a crociera e creano una suggestiva fuga prospettica. Le superfici murarie dovevano essere prevalentemente dipinte, come attestano i resti di pitture ancora oggi visibili su alcune porzioni delle pareti e sulla volta di una delle campate, decorata con scene cristologiche.

Al piano superiore dei lati occidentale e settentrionale del Chiostro Grande furono edificati, dal secondo decennio del Quattrocento, i cosiddetti appartamenti papali. Il primo nucleo fu predisposto per ricevere Martino V, accolto a Firenze nel 1419 di ritorno da Costanza, dove era stato eletto papa. Successivamente ampliati, gli appartamenti avrebbero ospitato i lavori del Concilio indetto da papa Eugenio IV, che sancì l'effimera riunificazione della Chiesa d'Oriente con quella d'Occidente (1439). La cosiddetta Sala Grande o Salone del Concilio, la cui originaria ubicazione è ancora oggi indicata da una targa epigrafica visibile dal Chiostro Grande, verrà concessa all'inizio del Cinquecento a Leonardo da Vinci per eseguire i cartoni preparatori della pittura con la Battaglia di Anghiari, destinata a decorare una parete del Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio.

Il Salone del Concilio e gli appartamenti papali vennero smantellati quando nell'ala occidentale del Chiostro fu fondato il Monastero Nuovo o della Santissima Concezione, costruito dal 1563 per eseguire la volontà della duchessa Eleonora di Toledo, consorte di Cosimo I. Si è salvata soltanto la cosiddetta Cappella del Papa, ubicata sul lato settentrionale.

La Cappella era stata predisposta per la solenne entrata in Firenze di papa Leone X de' Medici, avvenuta il 30 novembre 1515. La decorazione fu affidata a Ridolfo del Ghirlandaio, a cui spetta la scena dell'Incoronazione della Vergine sul lato opposto alla porta. In seguito i lavori furono portati a termine da Jacopo Carucci detto il Pontormo, che realizzò sia le figure di putti sulla volta a botte, decorata a grottesche da Andrea di Cosimo Feltrini, sia la celeberrima lunetta con la Veronica sulla parete d'ingresso, uno dei brani più straordinari della pittura fiorentina del Cinquecento.



Coordinate:    43°46'30.31"N,  11°14'53.17"E                   Mappe: Google - Bing



 Firenze Nei Dettagli è su  
.

giovedì 12 gennaio 2017

Una volta in una strada

Si consiglia di cliccare sull'immagine per ingrandire


Firenze, Volta della Vecchia

In Via del Parione, nelle vicinanze dell'entrata laterale della Chiesa di Santa Trinita, c'è una strada ombrosa il cui accesso avviene attraverso una volta massiccia in pietra e mattoni  con la classica orma a botte. Evidentemente la via prende il nome dalla volta, non via della volta ma semplicemente volta, Volta della Vecchia come si legge più in là in alto su una targa accanto ad un tabernacolo in prossimità di Via del Purgatorio. Il tabernacolo accoglie un'immagine in terracotta della Madonna col Bambinello la cui base, in pietra serena, si legge inciso un anno 1633 con le prime due cifre, 16, separate dalla terza e quarta, 33, da un'altra iscrizione, sopra " LI LIMOSINE", sotto "TEMPO DI FESTE".



A pochi passi da via del Purgatorio si apre un'altra via che ci riporta alla mente quanto vicine siano le cose della vita come quelle dell'oltre vita:  Via dell'Inferno. La prosecuzione di Volta Vecchia è Via del Limbo. Invece Via del Paradiso è da tutt'altra parte, giustamente, fuori dal centro storico fiorentino, peccaminoso (?).  

Coordinate:  43°46'13.80"N,  11°15'2.08"E                    Mappe: Google - Bing



 Firenze Nei Dettagli è su  
.

lunedì 9 gennaio 2017

Quei ritratti del chiostro



Si consiglia di cliccare sull'immagine per ingrandire


Firenze, Santa Maria Novella, Chiostro Grande, ingresso Piazza della Stazione

Sul lato nord del Chiostro Grande di Santa Maria Novella c'è una porta che dà l'accesso a quello che una volta era il dormitorio dei frati Domenicani. La vediamo nella foto in alto. Ai lati vediamo due ritratti in affresco. A destra è raffigurato Fra Benedetto Ardinghelli, vescovo di Castellaneta dal 1378, deceduto nel 1383. Non sappiamo se Benedetto provenga da San Gimignano dove gli Ardinghelli avevano case, palazzi e torri o da  Firenze dove avevano case anche là dove poi è stato edificato Palazzo strozzi. Una cappella Ardinghelli si trova nella Chiesa di Santa Trinita e un'altra nella Chiesa dei Santi Michele e Gaetano.


Si consiglia di cliccare sull'immagine per ingrandire


A sinistra vi è il ritratto che mi ha incuriosito di più. E' quello di Fra Jacopo Passavanti, fiorentino eruditissimo, nato nel 1302 che passò a miglior vita nel 1357. Noto per avere raccolto nello  Specchio della vera penitenzia  è l’esito della traduzione in veste trattatistica lo specchio ovvero di manuale divulgativo di agevole consultazione, le prediche sulla penitenza tenute nel corso di diversi anni e in specie di quelle della quaresima del 1354 (stile fiorentino) scritto tra il 1355 ca. e il 1357. Si ritiene sia sia entrato nell’Ordine domenicano, presso il convento fiorentino di S. Maria Novella, verso il 1317-18. Si sa che nel 1330 venne inviato a completare l’istruzione nello Studio generale domenicano di S. Giacomo a Parigi, nel 1340 lo vediamo predicatore a S. Maria Novella e nel 1343 quale predicatore generale. Nel 1348 fu incaricato dal consiglio di S. Maria Novella di scegliere tra i libri dei frati morti durante la peste quelli che giudicasse utili alla libreria di recente istituzione. Egli stesso contribuì al suo accrescimento con volumi suoi, come informano alcune note di possesso autografe pervenute. Fu preposto della fabbrica di S. Maria Novella probabilmente intervenne nei lavori conclusivi per il completamento della chiesa. Documenti del 1348 indicano che fece eseguire le pitture della cappella maggiore a spese dei Tornaquinci.


Si consiglia di cliccare sull'immagine per ingrandire

Jacopo nacque a Firenze intorno al 1302 (o 1317), da Banco Passavanti da Firenze, del popolo San Pancrazio (gravitanti intorno alla Chiesa di San Pancrazio oggi Museo Marno Marini), e Francesca dei Tornaquinci, detta Cecca, figlia di Guardina di Rustichino. Qui l'albero genealogico di Jacopo secondo la Cronologia Remigiana.





Coordinate:    43°46'30.31"N,  11°14'53.17"E                   Mappe: Google - Bing



 Firenze Nei Dettagli è su  
.

giovedì 5 gennaio 2017

... giardini e destinazioni pubbliche, invece ...

Si consiglia di cliccare sull'immagine per ingrandire


Firenze, Lungarno Pecori Giraldi

Nel 1897 il nuovo complesso, oggi denominata Caserma Baldissera, iniziato ad essere eretto nel 1894 su progetto dell'Ing. e Capitano del Genio Militare Cecchi, ospitò l'8º Reggimento "Lancieri di Montebello" a cui seguirono il 5º Reggimento "Lancieri di Novara" e il 3° Savoia Cavalleria. Ma non era questa la destinazione del vasto spazio fuori le mura pensato a seguito delle ristrutturazioni di Giuseppe Poggi (Firenze, 1811 – Firenze, 1901) per Firenze Capitale del Regno d'Italia. Si voleva un grande parterre verde, con bagni pubblici, stabilimenti sportivi e ricreativi, come esistevano in altre città europee, da ospitarsi in un edificio posto dal lato del lungarno a fare da quinta scenografica al grande spazio a giardino. Prima della ristrutturazione, fino alla metà dell'Ottocento questa zona era occupata da mulini, filande e bagni pubblici, oltre agli edifici che ospitavano la Zecca Reale. 
Dalla sponda sinistra dell'Arno vediamo la linea trasversale, la Pescaia di San Niccolò, che unisce simbolicamente le due rive  in direzione della caserma con la Torre della Zecca in Piazza Adua residuo delle mura abbattute.


Particolare della zona dalla Pianta del Buonsignori, 1584-1594.


Coordinate:    43°45'58.67"N, 11°16'12.12"E               Mappe: Google - Bing



 Firenze Nei Dettagli è su  
.

lunedì 2 gennaio 2017

Buon 2017 a tutti dal Ponte Vecchio

Si consiglia di cliccare sull'immagine per ingrandire


Firenze, Ponte Vecchio

Che sia un radioso 2014 come splendente e splendido è questo primo giorno dell'anno nuovo.


Coordinate:  43°46'4.91"N,  11°15'11.18"E                   Mappe: Google - Bing


 Firenze Nei Dettagli è su  
.

giovedì 22 dicembre 2016

Il toro e una trave in testa


Si consiglia di cliccare sull'immagine per ingrandire


Firenze,  Piazza Ognissanti, stemma

Situato all'angolo tra Piazza Ognissanti e Borgo Ognissanti il Palazzo Lenzi lo si può vedere nella sua interezza alla sinistra della foto di questo post.  Voluto dai due fratelli Lenzi quando si trasferirono dalle Marche per esercitare il mestiere di mercanti nella città di Firenze nella seconda metà del Cinquecento fu nei secoli rimangiato passando la proprietà di mano in mano. Nel Seicento passò ai Buini, nel Settecento ai Quaratesi, nell'Ottocento all'antiquario Pisani, nel 1908 diventò sede dell'Istituto Francese dell'Università di Grenoble, nel 1912 divenne la sede dell'Institut Français de Florence, il primo ad essere fondato in tutto il mondo, nel 1950 fu acquistato dal governo francese ed oggi è anche sede del Consolato onorario di Francia, e della Libreria francese.
All'angolo del palazzo troviamo lo stemma in pietra della Famiglia Lenzi, d'azzurro al rincontro di toro d'oro. Curiosa e drammatica è la causa dell'estinzione del ramo fiorentino della famiglia nel 1642, quando Andrea Lenzi colpito da una trave di legno cadutagli sulla testa mentre attraversava via Ghibellina. I Lenzi annoverano importanti cariche nelle istituzioni fiorentine, 20 priori e due gonfalonieri di giustizia. Si dice che un ramo familiare si trasferì in Polonia dove assunse il nome di Leszczyński, da cui provenne il granduca di Lituania Stanislao, poi re di Polonia dal 1705. Una delle sue figlie fu regina di Francia, moglie di Luigi XV. Qualche analogia con lo stemma dei Leszczyński sembra esserci.





Coordinate:   43°46'20.97"N,  11°14'44.00"E                    Mappe: Google - Bing



 Firenze Nei Dettagli è su  
.