Guardando Firenze nei particolari da dietro l'obiettivo di una fotocamera.

lunedì 11 dicembre 2017

Il Ghetto fiorentino prima della seconda metà del 1800





Firenze,

Siamo intorno alla metà del 1800, quando ancora Firenze ancora non era diventata Capitale del nuovo Regno d'Italia, prima della riqualificazione del centro che fosse 'degno' alla nuova temporanea Capitale con la distruzione del fatiscente Ghetto.

IL GHETTO NEGLI ULTIMI TEMPI estratto da "Il ghetto di Firenze e i suoi ricordi illustrazione storica di Guido Carocci  A. Forni", anno di pubblicazione 1886

Eccoci al periodo moderno, il periodo che, speriamo, sia l'ultimo per questa località divenuta un centro d'infezione, di miseria e di vizi.
L'abbandono del Ghetto per parte della maggior parte delle famiglie Israelite segna la completa decadenza di questo quartiere, segna il ritorno alle tristi e vergognose condizioni in cui il Frascato ed i luoghi adiacenti erano nel XV secolo.



Pensando allo stato in cui trovavasi ultimamente il Ghetto, par di ricordare le memorie che si hanno di quattro secoli addietro: ricordando le qualità e gl' istinti di coloro che ultimamente avevano per dimora il vecchio Ghetto, par quasi che la denunzia fatta agli ufficiali della decima da Jacopo d' Alamanno dei Medici sia fatta ai nostri tempi.
Poche famiglie israelitiche erano restate ad abitare alcuni dei quartieri più comodi e più eleganti, quelli che occupavano appunto gli antichi palagi della nobiltà fiorentina e che per la loro giacitura e per le condizioni d'aria e di luce potevano dirsi abbastanza belli e comodi.
Non c' era però da compiacersi del vicinato. Le parti interne e quelle più modeste del Ghetto erano addirittura un nido di povera gente che vi si agglomerava, vi si ammassava, utilizzando ogni più piccolo e più meschino locale.
I saloni antichi erano divisi e suddivisi per il lungo, per il largo, per l'alto; le soffitte, i sottoscala, gli anditi e perfino i sotterranei servivano di abitazioni e d'asilo a questa specie di colonia singolarissima che popolava l'antico quartiere di Firenze.
Era un miscuglio strano, impossibile, di gente povera e onesta, d'operai e di venturieri disgraziati, di oziosi, di ladri, di donne perdute: un penoso accozzo, di miseria desolante, di depravazione disgustosa, di vizio incallito, di sconforto e di abiezione.
Molte famiglie oneste e virtuose in mezzo alla loro miseria erano state costrette a rifugiarsi là dentro, e contentarsi di abitare poche, meschine, umide, buje e soffocanti stanzucce, non trovando altrove quartierini a prezzi modesti e non avendo modo di metter insieme la somma necessaria a pagare in una sola volta la pigione di un semestre.
Accanto a loro, c' erano dei covi di ladri, c'erano degli alberghi dove conveniva gente d'ogni genere.
Pagavano venti e fin dieci centesimi ed avevano diritto di dividere, magari con altre cinque o sei persone, un letto o per meglio dire un lurido giaciglio, un grosso saccone con lenzuoli, guanciali e coperte che un giorno erano state bianche; ma che col lungo uso e le qualità dei contatti avevano preso un colore... inqualificabile. Coteste raccolte di gente, cotesti convegni erano qualche cosa di curioso, di originale nel loro orribile.
La polizia esercitava in certi luoghi una sorveglianza speciale, perchè sapeva di certa scienza che là capitavano pregiudicati e malanni d'ogni specie; e su per giù i sonni più o meno tranquilli di tutti cotesti ospiti erano quasi seralmente turbati dall'intervento delle guardie che venivano ad assicurarsi della presenza di qualche vecchio conoscente, o a fargli cambiare contro voglia d'albergo.
L'andirivieni infinito, il laberinto vero e proprio di anditi, di corridoi chiusi ed oscuri, di vicoli interni, di cortili, di terrazze, di cavalcavie, che mettevano in comunicazione quasi tutte le parti dell' ampio quadrato, favorivano la fuga di coloro che la polizia ricercava e che conoscendo a perfezione i più misteriosi recessi di quel fabbricato, potevano spesso nascondersi ed eludere facilmente le ricerche più attive e più minuziose : quindi i borsaioli, i ladri, i sottoposti alla speciale sorveglianza, avevano un affetto, un amore tutto speciale per questa località che si prestava mirabilmente a proteggerli.
Ecco le pagine nere, le più nere anzi di questo quartiere che ridotto in questo stato era addirittura la vergogna di Firenze.
Però nel descrivere le brutture, gli orrori, le vergogne di questo quartiere s' è esagerato ed esagerato fino a farne teatro di avvenimenti impossibili, asilo di gente che non è mai esistita, luogo di misteri spaventosi e di delitti orridi.
E stato un delirio, un eccesso di esagerazioni colossali, di fantasie inverosimili, eppure s'è durato un bel pezzo ad alimentare la pubblica curiosità, a suscitare i più alti sensi di meraviglia e di orrore coi racconti di avvenimenti spaventevoli che si sarebbero svolti in tutte le loro fasi più truci in questo luogo sinistro, in questo tetro recesso... consacrato al delitto.
Se ne son dette e scritte di tutti i colori ; s'è pescato nelle cronache giudiziarie la parte più terribile relativa a tutti i paesi di questo mondo si son rifritte le vecchie storie di misteri e di paure, si son saccheggiati e raffazzonati romanzi dalle tinte più fosche e più sanguigne per accomodarli ed applicarli a questo quartiere, calunniandolo nel modo più atroce e facendo fare al tempo stesso una figura tutt' altro che lusinghiera anche alla nostra Firenze che avrebbe avuto per tanti anni un centro cosiffatto d'orrori selvaggi ed elementi così ferocemente tristi e delittuosi.
Esagerazioni, esagerazioni in tutto il senso della parola, che però, forse senza volerlo, han giovato ad affrettare lo sgombero di questo quartiere e a patrocinar la causa della sua demolizione.
Però... diciamolo francamente: grandi delitti non ne sono avvenuti, drammi spaventevolmente truci non si sono mai svolti qui dentro, per la gran ragione che mancavano gli elementi più importanti: i grandi delinquenti e più che altro i covi dei grandi delinquenti.
L' ho detto prima (e l' ho detto perchè conoscevo intimamente e profondamente questa località anche prima che si pensasse minimamente a demolizioni e a trasformazioni) che razza di gente abitasse colà ed è inutile tornarlo a ripetere.
Drammi se ne saranno svolti e molti qui dentro ma di tutt' altro genere, di tutt' altra natura, per quanto essi potessero essere più desolanti, più tristi, più commoventi.
Erano i drammi della miseria, della miseria più raccapricciante.
Là sopra uno strato fetido di cenci, di piume, di foglie secche, di fogliacci, in certi antri dove non si poteva stare in piedi perchè il soffitto era troppo basso, senz' aria, senza luce, si nasceva e si moriva.
Nascevano le povere creature umane come nascono le bestie nel covile. Morivano di fame e distenti senza il conforto dei baci delle persone care, senza l'estremo saluto del sole che non scendeva mai a dissipare le tenebre di questi antri.



E là si viveva tra gli stenti e le privazioni, là, nel mistero di quelle catapecchie, si soffocavano pianti e sospiri.
All' intorno, a pochi passi, nelle vie gaie, allegre, splendide di luce, sfolgoranti di bellezza, le 
ricche carrozze andavano e venivano, la folla elegante passeggiava serena e tranquilla soffermandosi ad ammirare la splendida mostra dei negozj e pochi gettavano forse uno sguardo indifferente, noncurante verso quel quartiere cupo e tenebroso....
E là dentro si soffriva la mancanza di tutto, 
si penava, si moriva fra gli stenti e fra i dolori... 
Ecco i veri argomenti dei lugubri drammi del Ghetto, argomenti che non hanno davvero nulla d' originale^ nulla di caratteristico, di particolare, perchè essi si sono svolti qui, come si svolgono e si svolgeranno sempre dappertutto, dove per effetto di sciagure o come conseguenza del vizio v' è chi vi si trova costretto a sopportare i guai della miseria.......

Le immagini non sono parte del volume originale:
Piazza della Fonte nel Ghetto scomparso
Pianta del Ghetto
Alcuni abitanti fiorentini del Ghetto

Coordinate:  43°46'18.10"N,  11°15'12.03"E                     Mappe: Google - Bing




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lunedì 4 dicembre 2017

Un giardinetto elegante, pieno di fiori, folti cespugli, bambini, balie e servette





Firenze, Viale dei Colli, Bobolino

Ho trovato un libro, edito all'inizio del secolo scorso, che racconta la vita di una Firenze del tutto scomparsa, delle lunghe, tranquille passeggiate lungo il Viale dei Colli, dei giochi dei tanti bambini (a quei tempi) ed un mondo fatto di di gente che ancora riusciva a comunicare in modo semplice ed educato le proprie sensazioni e il modo di essere. 

... Io so per adesso una cosa sola, che qui si respira un' aria balsamica, che il venticello carezzoso aleggia impregnato di mille soavi profumi, che il Viale è spazioso, che la salita è lieve e che ho un appuntamento con la Notte di Michelangiolo, sdraiata su, in cima al Piazzale, per aspettarmi.
Dall'alto del poggio fanno capolino i raggi del sole cadente, e indorano le pendici dove il Duca d'Amalfi stendeva altra volta le sue schiere ai danni di Firenze. Oggi, come Dio vuole, 1' erta s'abbella di pacifici oliveti, e gli Spagnuoli, che hanno tanto da faro a casa propria, non hanno lasciato agli echi della collina altro che il suono di un magro proverbio : 

« Fiorentin mangia fagiuoli,
E' volevan gli Spagnuoli,
Gli Spagnuoli son venuti:
Fiorentin becchi....»
...e lasciamola là.
Ecco, il Viale corre tortuoso, dolcemente salendo verso il Colle del Ronco, e scuopre a sinistra la linea nereggiante delle vecchie mura fiorentine, dietro alle quali scaturiscono gli alberi secolari del giardino di Boboli; poi si ripiega e s'avvia verso l' Imperialino, e fra le curve della lieve salita rinchiude un giardinetto elegante, tutto profumato di fiori, tutto ridente di folti cespugli, dove una miriade di bambini gira, salta, folleggia, giuoca alla racchetta, al cerchio, alla trottola, fa a rimpiatterello dietro ai gruppi di mortella e di lauro, e lascia tempo alle serve di barattare quattro parole coi cugini... 
Dalle pareti della grotta artificiale, tutta vestita di muschi e di ellere vivaci, un filo d'acqua cade dolcemente gorgogliando nella vasca sottoposta, e sulla superficie del quieto laghetto vagano le candide ninfèe, e stende il loto le larghe sue foglie. Su tutte le panchine circostanti siedono le balie, orgogliose dei fiocchi scarlatti e degli aurati spilloni che rivelano  il sesso del neonato, e porgono alle avide labbra della generazione che cresce un seno che attira l'occhio della generazione che cala. Là si riposano, fumando tranquillamente la pipa, turbe di vecchi impiegati, di veterani, di uscieri e di custodi d'uffizii pubblici, che ciarlano gravemente di politica ; commentano le notizie di Germania e di Francia; leggono i telegrammi della guerra d'Oriente; disegnano sul terreno, colla punta del bastone, una topografia tutta fantastica dei campi di battaglia; e rifanno cento volte la carta d'Europa. Qua passeggiano gruppi di coristi in disponibilità, di parrucchieri in aspettativa, di tavoleggianti da caffè, di comici e di merciai in vacanze, e raccontano sotto voce gli scandalucci del paese, le avventure galanti di gioventù, le angherie dell'agente delle tasse, i misteri del Dazio-consumo, e finiscono chiedendo al cielo e agli uomini, per la salvezza d' Italia, che uno di loro sia fatto ministro degli affari esteri prima che giunga a termine la settimana...
 da Primavera, Su e giù per Firenze, monografia fiorentina di Ferrigni, Pietro Francesco Leopoldo Coccoluto, 1836-1895,    pubblicato nel 1918.

Coordinate:  43°45'31.45"N,  11°14'56.66"E                     Mappe: Google - Bing




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lunedì 27 novembre 2017

Vay de Vaya del Palagio della Luna





Firenze, via di S. Leonardo, Palagio della Luna

La Villa si trova proprio di fronte a quello che fu lo studio di Ottone Rosai (Firenze, 1895 – 1957).

"La Luna o il Palagio della Luna è una delle più belle ville della collina di Arcetri e se nella facciata rivolta verso il Viale de’ Collimodernamente rifatta, nulla apparisce della sua antica struttura, resta quasi intatta nelle belle forme caratteristiche del xv secolo la parte che corrisponde sulla via di S. Leonardo, ov’ è un cortile con portico elegantissimo. Dette a questa villa il nome che da secoli le è proprio la famiglia che la edificò: i Della Luna che, originari forse di Montevarchi dove ebbero un antico palazzo, vennero a Firenze ad esercitar l'arte degli Spezialitrassero il cognome dall’insegna della loro spezieria. Arricchiti col commercio, acquistarono un palazzo in Mercato Vecchio che era già dei Manfredi, ebbero parte nei pubblici uffici e poterono nel 1432 imprestare anche cospicue somme alla Signoria. Estinti nel 1643 i Della Luna in Niccolò di Luca, che la mattina del 27 agosto fu trovato annegato nella vasca del Giardino de’ Semplicila villa restò ad Agnola di lui madre la quale nel 1615 la vendeva a Vincenzo di Raimondo Barducci-Chierichini. Per dato e fatto di un fidecommisso indotto da Gio. Battista Barducci nel suo testamento del 1675 fatto a Palermo, la villa passò il 17 novembre 1724 in possesso di Lorenzo di Pier Filippo Pandolfini. Fu per vario tempo dei Pandolfini e modernamente l’ebbe la famiglia Morelli che la ridusse all’aspetto presente." Pg 226, I DINTORNI DI FIRENZE, di Guido Carocci 



"Nell'ultimo secolo non sembrano intervenuti mutamenti significativi rispetto a quanto descritto, se non lavori tesi a restaurare e mantenere nella sua misurata eleganza la proprietà, che appunto su via San Leonardo documenta delle sue antiche origini, con i molti e articolati corpi che la costituiscono. Del palagio quattrocentesco, in particolare, attesta il corpo di fabbrica a torre posto a nord, da identificare con il nucleo più antico della fabbrica (restaurato negli anni ottanta del Novecento ha evidenziato le tamponature delle aperture originarie). Lungo la strada, a documentare l'ultima proprietà nota (ricordata nel repertorio di Bargellini e Guarnieri) è un bassorilievo in una nicchia di fattura moderna, raffigurante la Madonna, con uno stemma in marmo e l'iscrizione:

IN 
MEMORIAM
C.B.CONTESSA VAY DE VAYA

Da Repertorio delle architetture civili di Firenze.

La Baronessa Adelma Vay o von Vay (anche Vay de Vaya ), nata contessa Adelaide von Wurmbrand-Stuppach (21 Ottobre 1840 - 24 maggio 1925), è stata una medium e pioniera dello spiritualismo in Slovenia e l'Ungheria.


Coordinate:   43°45'26.14"N,  11°15'7.85"E                    Mappe: Google - Bing




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lunedì 20 novembre 2017

La stampella di via Monte alle Croci





Firenze, via del Monte alle Croci

"Appena esciti fuori della Porta di S. Miniato, una salita adorna di cipressi conduce alla Chiesa di S. Salvadore dei Francescani sul Monte alle Croci. Se i lacrimevoli casi della bella Luisa Strozzi che qui ebbero principio il dì del Perdono di S. Miniato nel 1533 dagli oltraggi impudenti di Giuliano Salviati svegliano meste reminiscenze, l'immagine che si scorge sulla via sottoposta ne riconforta, ponendo mente all'atto generoso di Gio. Gualberto Azzini che ivi perdonò all'uccisore del suo fratello, lasciandosi disarmare la mano vendicatrice dalle lacrime del pentito (anno 1003). Ma a riflessioni più gravi richiamano i resti dei baluardi che i Fiorentini alzarono invano a difesa della Repubblica, allorchè nel 1529 le armi dell'imperatore Carlo V e del pontefice Clemente VII assalirono la città per ridurla nella servitù della famiglia dei Medici. Ognun sa che Michelangiolo Buonarroti, sollecito di soccorrere la patria in pericolo, disegnò queste fortificazioni, e con infaticabile cura dì e notte vegliando da sè medesimo le diresse; nè vi può essere chi ignori tra noi gli eventi gloriosi e funesti di quell'assedio [I materassi di Michelangelo]. Son già scorsi tre secoli, e le forti mura dei bastioni del Monte alle Croci e di S. Miniato, sebbene in parte atterrate, rammentano ancora di che in poco tempo fu capace l'ardore dei cittadini nell'estremo pericolo della patria. – Dal vertice di questa pendice è bello mirare la città che si stende sulle due rive dell'Arno; e forse non v'è luogo di dove con opportuna distanza faccia di sè più gradevole mostra la fabbrica di S. Maria del Fiore. – Nella Chiesa di S. Salvadore del Monte, che il Buonarroti soleva nominare la bella Villanella..."
Da Notizie e guida di Firenze e de' suoi contorni -1841.

Coordinate:  43°45'41.06"N,  11°15'50.64"E                     Mappe: Google - Bing




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lunedì 13 novembre 2017

Maiora resurgunt nella Villa Selva e la principessa russa





Firenze,Via di San Leonardo 59- 61, Villa Selva e Guasto

Dal Piazzale Michelangelo andando verso Porta romana, poco prima del Piazzale Galileo, il Viale de' Colli incrocia Via San Leonardo che porta, a destra, a Forte San Giorgio o di Belvedere e, a sinistra, ad Arcetri al famoso osservatorio di Galileo Galilei Pisa, 1564 – 1642). Leggiamo come Guido Carocci ci descrive la villa che si trova a sinistra all'incrocio del Viale de' Colli e via di San Leonardo, nel suo libro intitolato "I Dintorni di Firenze" edito nel 1907.
" Villa Dolgorukoff. — Situata sulla cantonata fra il Viale Galileo e la Via di S. Leonardo, presenta nei suoi caratteri architettonici il tipo delle ville del xv secolo, ricche di decorazioni di carattere barocco. Ma la sua origine è più antica, perchè ai primi del xv secolo la troviamo già di proprietà dei Galilei. Nel 1427 era di Maestro Galileo ed il tiglio di lui Bernardo la vendeva nel 1480 a Bernardo di Simone Canigiani. Nel 1562 Isabella figlia di un altro Bernardo Canigiani la portava in dote a Francesco Rucellai, lasciandola poi alla figlia Cornelia maritata in casa Franceschi. Nel 1646 gli Ufficiali dei Pupilli la vendono a Lionardo Cesare di Francesco Montaguti e dalla eredità di questi la compra nel 1671 Alfonso Giorgi. Una parte del possesso passa dipoi per un sesto in Flaminio Buonamici da Prato e da Piero d’ Albizzo Giorgi e dal Buonamici V acquista nel 1709 Zanobi Pomi. Francesco di Cesare Feducci la comprava nel 1766 da Lorenzo e Zanobi Feducci e più modernamente fu Capacci-Castrucci. A metà della salita che conduce a Volsanminiato muove la Via del Guasto che conduce al Poggio Imperiale."

Dalla principessa russa Dolgorukova il complesso passò poi per via ereditaria ai Costa de Suarez (1919) per poi essere frazionato in più appartamenti.
Al centro della facciata vi è uno scudo ottocentesco con l'arme della famiglia Castrucci (alla fascia diminuita caricata dal motto "Maiora resurgunt" e accompagnata in capo da un cane rampante collarinato e nascente dalla fascia stessa). Della proprietà fa parte anche una cappella, staccata dal corpo della villa,  con l'accesso e la facciata in via di San Leonardo. Peccato che la villa sia ben poco visibile dall'esterno anche a causa di un vecchio cancello arrugginito e per le alte mura qui e là coperte di edera.






Se la principessa russa Dolgorukova di cui si parla fosse Ekaterina Michajlovna Dolgorukova (Castello di Tieplovka, 14 novembre 1847 – Nizza, 15 febbraio 1922), nata quindi 170 anni fa domani, è stata prima, non ancora ventenne, amante dello zar Alessandro II di Russia ed in seguito moglie morganatica. Ebbe con lui, prima del matrimonio tre figli, uno morì bambino. Si unirono in matrimonio il 6 luglio 1880, meno di un mese dopo la morte dell'imperatrice Maria Massimiliana d'Assia-Darmstadt, avvenuta l'8 giugno, ma Ekaterina rimase vedova quando lo Zar venne assassinato il 1º marzo 1881 dai membri del gruppo anarchico Volontà del popolo. Biografia resa celebre dal film del 1959, "Katia, regina senza corona", regia di Robert Siodmak, interpretato da Romy Schneider.


Coordinate:   43°45'16.50"N,  11°15'7.24"E                    Mappe: Google - Bing



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lunedì 6 novembre 2017

La scimmietta che mangia l'uva.



Firenze, Via di San Leonardo

Non sono state rintracciate notizie sull'edificio che qui sorgeva originariamente, evidentemente di scarso pregio, che, acquistato dal baronetto scozzese Thomas Dick Lauder ai primi del Novecento (e dove lo stesso morì nel 1919), fu da questo trasformato nella residenza attuale, che sicuramente non passa inosservata, non fosse altro per i suoi intonaci rosso mattone che conferiscono una nota di colore alla via, e per le "decorazioni di gusto anglo-rinascimentale" come già ebbe a definirle il repertorio di Bargellini e Guarnieri. Per ciò che è apprezzabile dalle strade che perimetrano la proprietà è evidente la volontà di rifarsi a modelli cinquecenteschi, ai quali alludono sia la loggetta al piano superiore che guarda a via San Leonardo, sia i portali con frontone a volute e fregi. 

Da segnalare, sempre sulla facciata di via San Leonardo, un tabernacolo con cornice in arenaria databile al Settecento e contenente un bassorilievo in cotto raffigurante la Sacra Famiglia. 



Al di sopra è uno scudo in marmo con un'arme raffigurante una scimmia che, arrampicata su un tralcio, è intenta a mangiare dell'uva. 




Tutta la proprietà (fatta eccezione per il tabernacolo in pessime condizioni di conservazione), si presenta mantenuta con cura, con i prospetti e i muri di cinta di color rosso mattone che, col tempo, hanno acquisito una patina in piena sintonia con il luogo. (Dal repertorio delle Architetture Civili di Firenze)


Coordinate:   43°45'24.57"N, 11°15'7.63"E                  Mappe: Google - Bing




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lunedì 30 ottobre 2017

Panorama autunnale dal Viale de' Colli






Firenze, Viale dei Colli, Panorama


"Una delle opere più grandi e meravigliose compiutesi nell'epoca moderna, è senza dubbio il Viale de' Colli, splendida passeggiata, che serpeggiando or lungo le pendici, or sulla vetta de' colli ubertosissimi, che fra la Porta Romana e l'Arno circondan Firenze, pone sotto lo sguardo estatico del visitatore punti di vista mirabili e variatissimi, che mal si cercherebbero altrove. I sovrani di molti stati europei, fermandosi in Firenze ed i forestieri d'ogni paese, che visitano la nostra città, hanno dovuto restare meravigliati, ed esprimere la loro ammirazione dinanzi a quest'opera colossale, ideata e diretta dall'Architetto Commendatore Giuseppe Poggi, al quale Firenze va debitrice dei più grandiosi lavori di riordinamento compiuti da otto o dieci anni a questa parte."
I contorni di Firenze, illustrazione storico-artistica-Guido Carocci 1875

"Il bel sole di primavera s’avvicina lentamente all'occaso gettando i suoi raggi dorati sulle vaghe colline che circondan Firenze. L’alito serale spira soavemente, agitando le tenere foglie degli alberi, mentre gli augelletti gaiamente gorgheggiando vanno a nascondersi fra i boschetti profumati da mille variopinti fiorellini.
Una folla vivacissima, variata, s’avvia verso la campagna e percorre tranquillamente i serpeggianti giri del viale de’ Colli.
Natura ed arte unite insieme non potevano ideare una situazione più incantevole, una passeggiata più deliziosa di questa, dove uno può saziar liberamente il suo sguardo contemplando i più bei colpi d’ occhio, i più bei quadretti viventi che sia mai stato possibile d’ ideare.
Nulla manca a render variati e piacevoli cotesti luoghi deliziati dal più vago sorriso della natura. Là avete superbe ville e graziosissimi casini, giardinetti incantati, boschetti di frutta e di fiori, dei punti di vista estesissimi, edifizii che vi ricordano tempi ed avvenimenti gloriosi, situazioni appartate e quasi alpestri che vi farebbero perfin dimenticare d’ essere a due passi dalla città, cascatelle d’ acqua, laghetti limpidissimi, villaggi, castelli e chiese sparsi sulle più fertili e deliziose colline che mai possa darsi, insomma tutto quello che ad un pensiero romantico e girovago sia dato immaginare. E tutto ciò raccolto lungo una linea di 6 chilometri circa di lunghezza che serpeggia lungo i fianchi e sulle vette dei colli d’Arcetri, di Giramonte, di S. Miniato e di Montici.
Ad uno che degnamente volesse illustrar tutti i luoghi che s’incontrano, tutti i contorni e tutte le stupende vedute che si ammirano non basterebbe scrivere un grosso volume; io, invece, mi propongo di toccar di volo tutto quel che mi sembra degno di special menzione, stando sempre nei limiti imposti da  una semplice passeggiata.
Il viale de’ Colli da Porta Romana al piazzale Galileo  si chiama viale Machiavelli, dal piazzale Galileo  al piazzale Michelangiolo, viale Galileo, e viale Michelangiolo dal piazzale di questo nome al ponte di ferro.
Il viale è lungo 5690 metri, ossia circa 6 chilometri, e per tutto è largo 18 metri.
La passeggiata è incantevole. I marciapiedi larghissimi sono ombreggiati da platani, olmi, acacie e pioppi che li difendono anche la mattina dai paggi del sole. Fra i marciapiedi c'è la via larga, quasi pianeggiante, ben tenuta. Ricchi equipaggi, vetture e omnibus la percorrono in diverso senso. Da un lato..."
Il viale de' colli, passeggiata storico artistica di Guido Carocci - 1872



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lunedì 23 ottobre 2017

I contrafforti del chiasso




Firenze, Chiasso de' Baroncelli

I chiassi sono quelle vie che a Firenze sono strette e da cui, proprio per questa loro caratteristica, filtra poca luce. Questo è il caso del Chiasso de' Baroncelli. 
"La strada si sviluppa da via Lambertesca a piazza della Signoria, costeggiando "come una profonda fessura" (Bargellini-Guarnieri) la Loggia dei Lanzi e la fabbrica degli Uffizi, chiusa dall'altro lato da alte fabbriche interrotte dal chiasso del Buco. Intitolata alla famiglia dei Baroncelli che qui aveva le sue case e torri (per lo più atterrate per costruire la loggia), è documentata in realtà fino all'Ottocento come chiasso di Messer Bivigliano, forse il più importante membro del casato, di grandi ricchezze, morto nel 1327 e sepolto in Santa Croce. Ugualmente il luogo è talvolta attestato come chiasso dei Lanzi, in riferimento alla guardia personale di Cosimo I de' Medici [Firenze, 1519 – 1574], formata da 200 Landsknecht qui acquartierata dal 1541. Il repertorio di Bargellini e Guarnieri riporta varie notizie che al momento non sembra possibile riferire a precise case qui presenti e quindi alle schede relative a questa via, e che di conseguenza qui si trascrivono: "Nella strettissima via, dove raramente il sole riesce ad insinuarsi, ebbero la loro abitazione altre famiglie, come i Tigliamochi, i Gherardini, i Pulci, i Raugi. Nell'ultima parte, allo sbocco della Piazza, si trovavano le Arti minori dei Fabbri e Manescalchi, dei Maestri muratori e dei Calzolai... Il de' Rossi, tessitore di velluti, abitava nel vicolo, dove Francesco suo figlio, diventato pittore col nome di Salviati, ebbe la propria bottega". Localizzato in una delle zone più frequentate dalle città storica, il chiasso, pavimentato a lastrico e sostanzialmente ben tenuto, offre la possibilità di un momentaneo isolamento dalla folla e di apprezzare uno scorcio urbano oltremodo suggestivo, in particolare in prossimità del chiasso del Buco." (da repertorio delle Architetture Civili di Firenze)



Coordinate:      43°46'8.32"N, 11°15'18.30"E               Mappe: Google - Bing



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lunedì 16 ottobre 2017

Un consiglio da seguire





Firenze, Erta Canina

Se da Porta San Miniato abbiamo l'ardire di prendere quella via stretta e tortuosa delimitata da muretti che ci separano da orti, uliveti, giardini o pareti di antiche case signorili, quella viuzza scopriremo che porta al Viale Galileo quel viale che continuerà verso la Basilica di San Miniato al Monte, la chiesa di Monte alle Croci e Piazzale Michelangelo. Giunti al viale avremo la sensazione di avere compiuto un'impresa atletica nel caso in cui fossimo riusciti ad arrivare in cima senza il fiatone, infatti la via dell'Erta Canina è ripidissima come poche ne troviamo a Firenze. Ad un certo punto sulla sinistra, murata nella parete di una casa, troviamo una targa che è un meritorio consiglio cioè riprendere fiato. Questa è l'avvertenza:

RIPOSO
------------------
DALLA PORTA DI S. MINIATO
PER L’ERTA CANINA 
BRACCIA 790 
OSSIA UN TERZO DI MIGLIO


Saranno molte le chilo calorie consumane, quindi è da cogliere la buona occasione per reintegrare le energie scendendo di nuovo giù per fermarsi in uno dei tanti ristoranti, trattorie, pizzerie presenti prima e dopo la Porta di San Miniato.


Coordinate:  43°45'34.69"N,  11°15'39.02"E                     Mappe: Google - Bing



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lunedì 9 ottobre 2017

L'indemoniata





Firenze, Santissima Annunziata 

All'ingresso della Basilica della Santissima Annunziata, nell'omonima piazza, si trovano alcuni affreschi dei più grandi maestri del rinascimento e oltre. Sulla sinistra di questo ingresso chiamato Chiostrino dei Voti troviamo l'opera in affresco, restaurato da non molto tempo, di Andrea Del Sarto (Firenze, 1486 – 1530) intitolato La Guarigione Dell'Ossessa.
Proprio al centro del dipinto, sopra l'indemoniata guarita, si vede il diavolo con tanto di corna, ali da pipistrello, cosa attorcigliata e zampe da caprone,  fuggire a gambe levate, a seguito della benedizione di San Filippo Benizi .



Coordinate:   43°46'36.43"N,  11°15'39.27"E                     Mappe: Google - Bing



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lunedì 2 ottobre 2017

La Limonaia di Boboli





Firenze, Giardino di Boboli

Dall'ingresso di Annalena si accede al Giardino di Boboli. Giunti in fondo al largo viale, che porta lo stesso nome, di Annalena, vediamo la nicchia detta Grotta di Adamo ed Eva con il gruppo scultoreo di un allievo del Giambologna, Michelangelo Naccherino (Firenze, 1550 – 1622). Girando leggermente sulla destra subito a destra vediamo la Limonaia.
Costruita per volere del granduca Pietro Leopoldo di Lorena (1747 - 1792) tra il 1777 e il 1778 su progetto di Zanobi del Rosso (Firenze 1724 - 1798), la Limonaia o Stanzone degli agrumi è uno degli edifici più caratteristici del Giardino di Boboli, arrivato a noi quasi intatto, grazie alla continuità d’uso che ne è stata fatta nei secoli. L’ambiente, infatti, è ancora adibito al ricovero delle collezioni di agrumi (circa cinquecento conche), molto apprezzati dai Medici, sia per le qualità terapeutiche e aromatiche del frutto, sia per la sua bellezza e singolarità. Ancora oggi vi si conservano varietà assai rare o addirittura uniche. La facciata, uno dei pochi esempi del gusto rococò presenti a Firenze, conserva, tuttora, intonaci ed infissi originali.
La Limonaia fu progettata per sostituire il primo ricovero dei vasi che Giorgio Galletti individua con lo Stanzonaccio, una grande tettoia sorretta da pilastri in muratura di pietrame, situata nel Giardino degli Agrumi lungo le mura urbane trecentesche, edificio che si rivelò inadatto a tale uso, forse anche per la sua ubicazione.


 (la foto dell'interno della Limonaia è stata fatta in occasione della mostra di Xhixha)

Il ‘Nuovo Stanzone per i Vasi’ fu edificato nel luogo in cui Cosimo III (Firenze, 1642 – ottobre 1723), nel 1677 aveva fatto costruire il Serraglio degli Animali, in cui erano tenuti animali esotici delle specie più disparate, ed animali per la caccia e per la cucina. Il luogo, tuttavia, era in pieno decadimento, tanto che nel 1776 Pietro Leopoldo lo fece dimettere, trasferendo gli animali più importanti alla menagerie del Belvedere di Vienna.
Il nuovo edificio, a pianta leggermente trapezoidale, si sviluppa con una lunghezza di circa 106 m, per una profondità di 9 m; orientata verso sud, consente anche nei mesi invernali di accumulare calore tramite le grandi vetrate sul fronte, svolgendo la funzione di serra.
La ripartizione della facciata, scandita da lesene, consiste nella ripetizione regolare di quattro campate ognuna costituita da quattro finestroni sormontati da finestre incorniciate. Tale successione è interrotta da tre portali di uguali dimensioni che, coronati da grandi cartigli decorati da festoni di frutta di gusto barocco, colorati a bianco calce, si sovrappongono alla disadorna impaginatura di matrice pre-neoclassica; le specchiature riprendono quel colore verde Lorena che caratterizza cromaticamente gran parte delle architetture monumentali di tale periodo. Un lungo cornicione modanato conclude le facciata.
Davanti all’edificio, Del Rosso realizzò un giardino con quattro grandi aiuole prative, delimitate lungo il perimetro da piante di agrumi in vaso, coltivati ad alberello.
A chiudere il giardino lungo il Viale Carrozzabile Ovest, fu realizzata una spalliera verde terminante in due pilastri in pietra lavorata a bozze lisce, sormontati da vasi in terracotta. Tra i due pilastri un piccolo cancello e due panchine.
La costruzione della Limonaia terminò nel 1778.
Nel 1966, a seguito dell’alluvione della città, l’edifico fu adibito a deposito e laboratorio di restauro dei dipinti danneggiati: al suo interno furono realizzate una controsoffittatura provvisoria e una piccola centrale termica nella parte destra, adiacente ai locali dei Giardinieri.
Dal 1968 la Limonaia tornò a svolgere la sua funzione; vennero rimosse la controsoffittatura e la caldaia, mentre vennero mantenute le altre superfetazioni.

Estratto da Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato


Coordinate:   43°45'46.80"N,   11°14'45.33"E                   Mappe: Google - Bing





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lunedì 25 settembre 2017

E' tornato lassù





Firenze, Duomo 


E' tornato lassù a decorare la facciata del Duomo una replica di marmo del Samuele di Giovan Battista Tassara  (Genova, 24 giugno 1841 – Genova, 5 ottobre 1916) dopo un bel po' di anni. 

I restauratori dell’Opera di Santa Maria del Fiore hanno ricollocato stamani sulla facciata del Duomo di Firenze una replica di marmo, scolpita a mano dalle maestranze della Bottega di restauro dell’Opera, della scultura ottocentesca raffigurante Samuele (cm 175), uno dei personaggi dell’Antico Testamento. L’originale della scultura, opera di Giovan Battista Tassara, risale al periodo in cui fu costruita la nuova facciata del Duomo di Firenze, di cui ricorrono quest'anno 130 anni. Rimosso alcuni anni fa per motivi di conservazione, il Samuele, dopo il restauro, è entrato a far parte della collezione del nuovo Museo dell’Opera del Duomo, dove è visibile al pubblico fin dall’apertura. A breve, nel mese di ottobre, saranno rimosse dalla facciata del Duomo anche altre tre grandi sculture degradate, raffiguranti Papa Leone Magno, Papa Gregorio VII e Papa Celestino (foto in basso). 

Le tre statue, opera di Raffaello Romanelli  (Firenze, 1856 – Firenze, 1928), Fortunato Galli (1850-1918) e Dante Sodini  (Firenze 1858 - 1934), saranno prima restaurate e poi sostituite sulla facciata da repliche di marmo. Che l'opera del Sodini avesse bisogno di un restauro, anche urgente, è comprovato dalla foto sotto riportata, specialmente nel particolare gesto della consunta mano destra di Papa celestino V (quello del gran rifiuto nominato da Dante), un dettaglio tutt'affatto particolare.




Coordinate:  43°46'23.78"N,  11°15'20.18"E                      Mappe: Google - Bing





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