Guardando Firenze nei particolari da dietro l'obiettivo di una fotocamera.

lunedì 16 gennaio 2017

Il Chiostro Grande

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Firenze, Santa Maria Novella

II Secondo Chiostro della chiesa di Santa Maria Novella o Chiostro Grande è così denominato per le straordinarie dimensioni dei suoi lati, costituiti da cinquantasei campate a tutto sesto. Fu costruito in un'epoca compresa tra il 1340 e il 1360 con il concorso di diverse eminenti famiglie fiorentine, i cui stemmi si osservano scolpiti sui pilastri del loggiato. Due secoli più tardi altre nobili famiglie contribuirono, assieme al granduca Cosimo I de' Medici, a decorarne tutte le pareti con un grandioso ciclo di affreschi, dipinto in massima parte tra il 1570 e il 1590 da oltre quindici pittori dell'Accademia fiorentina. Gli affreschi raffigurano le storie di san Domenico e di altri santi domenicani, scene della vita di Cristo e ritratti di illustri esponenti della comunità religiosa di Santa Maria Novella: le dimensioni, il programma iconografico e la chiarezza narrativa delle scene lo rendono uno dei cicli più rappresentativi della Controriforma.

Gli edifici che definiscono il perimetro del Chiostro, alterati nel corso dei secoli, risalgono prevalentemente ai primi decenni del Trecento. Quelli del lato meridionale accoglievano in origine l'Infermeria conventuale con l'annessa Spezieria, la cui attività è oggi perpetuata dalla celebre Officina farmaceutica, che ingloba anche la Cappella di San Niccolò fondata nel 1332 da Dardano Acciaioli. Lungo il lato orientale erano il vasto Refettorio e la contigua Cappella degli Ubriachi o dei Magi, ambienti oggi inclusi nel percorso museale; infine i lati occidentale, settentrionale e parte di quello orientale erano delimitati dai maestosi Dormitori dei frati.

Il dormitorio del lato settentrionale consente ancora di intuire il grado di magnificenza che caratterizzava in antico questi spazi. Il vano di andamento longitudinale è spartito da due sequenze di slanciati pilastri monolitici che sostengono volte a crociera e creano una suggestiva fuga prospettica. Le superfici murarie dovevano essere prevalentemente dipinte, come attestano i resti di pitture ancora oggi visibili su alcune porzioni delle pareti e sulla volta di una delle campate, decorata con scene cristologiche.

Al piano superiore dei lati occidentale e settentrionale del Chiostro Grande furono edificati, dal secondo decennio del Quattrocento, i cosiddetti appartamenti papali. Il primo nucleo fu predisposto per ricevere Martino V, accolto a Firenze nel 1419 di ritorno da Costanza, dove era stato eletto papa. Successivamente ampliati, gli appartamenti avrebbero ospitato i lavori del Concilio indetto da papa Eugenio IV, che sancì l'effimera riunificazione della Chiesa d'Oriente con quella d'Occidente (1439). La cosiddetta Sala Grande o Salone del Concilio, la cui originaria ubicazione è ancora oggi indicata da una targa epigrafica visibile dal Chiostro Grande, verrà concessa all'inizio del Cinquecento a Leonardo da Vinci per eseguire i cartoni preparatori della pittura con la Battaglia di Anghiari, destinata a decorare una parete del Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio.

Il Salone del Concilio e gli appartamenti papali vennero smantellati quando nell'ala occidentale del Chiostro fu fondato il Monastero Nuovo o della Santissima Concezione, costruito dal 1563 per eseguire la volontà della duchessa Eleonora di Toledo, consorte di Cosimo I. Si è salvata soltanto la cosiddetta Cappella del Papa, ubicata sul lato settentrionale.

La Cappella era stata predisposta per la solenne entrata in Firenze di papa Leone X de' Medici, avvenuta il 30 novembre 1515. La decorazione fu affidata a Ridolfo del Ghirlandaio, a cui spetta la scena dell'Incoronazione della Vergine sul lato opposto alla porta. In seguito i lavori furono portati a termine da Jacopo Carucci detto il Pontormo, che realizzò sia le figure di putti sulla volta a botte, decorata a grottesche da Andrea di Cosimo Feltrini, sia la celeberrima lunetta con la Veronica sulla parete d'ingresso, uno dei brani più straordinari della pittura fiorentina del Cinquecento.



Coordinate:    43°46'30.31"N,  11°14'53.17"E                   Mappe: Google - Bing



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giovedì 12 gennaio 2017

Una volta in una strada

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Firenze, Volta della Vecchia

In Via del Parione, nelle vicinanze dell'entrata laterale della Chiesa di Santa Trinita, c'è una strada ombrosa il cui accesso avviene attraverso una volta massiccia in pietra e mattoni  con la classica orma a botte. Evidentemente la via prende il nome dalla volta, non via della volta ma semplicemente volta, Volta della Vecchia come si legge più in là in alto su una targa accanto ad un tabernacolo in prossimità di Via del Purgatorio. Il tabernacolo accoglie un'immagine in terracotta della Madonna col Bambinello la cui base, in pietra serena, si legge inciso un anno 1633 con le prime due cifre, 16, separate dalla terza e quarta, 33, da un'altra iscrizione, sopra " LI LIMOSINE", sotto "TEMPO DI FESTE".



A pochi passi da via del Purgatorio si apre un'altra via che ci riporta alla mente quanto vicine siano le cose della vita come quelle dell'oltre vita:  Via dell'Inferno. La prosecuzione di Volta Vecchia è Via del Limbo. Invece Via del Paradiso è da tutt'altra parte, giustamente, fuori dal centro storico fiorentino, peccaminoso (?).  

Coordinate:  43°46'13.80"N,  11°15'2.08"E                    Mappe: Google - Bing



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lunedì 9 gennaio 2017

Quei ritratti del chiostro



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Firenze, Santa Maria Novella, Chiostro Grande, ingresso Piazza della Stazione

Sul lato nord del Chiostro Grande di Santa Maria Novella c'è una porta che dà l'accesso a quello che una volta era il dormitorio dei frati Domenicani. La vediamo nella foto in alto. Ai lati vediamo due ritratti in affresco. A destra è raffigurato Fra Benedetto Ardinghelli, vescovo di Castellaneta dal 1378, deceduto nel 1383. Non sappiamo se Benedetto provenga da San Gimignano dove gli Ardinghelli avevano case, palazzi e torri o da  Firenze dove avevano case anche là dove poi è stato edificato Palazzo strozzi. Una cappella Ardinghelli si trova nella Chiesa di Santa Trinita e un'altra nella Chiesa dei Santi Michele e Gaetano.


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A sinistra vi è il ritratto che mi ha incuriosito di più. E' quello di Fra Jacopo Passavanti, fiorentino eruditissimo, nato nel 1302 che passò a miglior vita nel 1357. Noto per avere raccolto nello  Specchio della vera penitenzia  è l’esito della traduzione in veste trattatistica lo specchio ovvero di manuale divulgativo di agevole consultazione, le prediche sulla penitenza tenute nel corso di diversi anni e in specie di quelle della quaresima del 1354 (stile fiorentino) scritto tra il 1355 ca. e il 1357. Si ritiene sia sia entrato nell’Ordine domenicano, presso il convento fiorentino di S. Maria Novella, verso il 1317-18. Si sa che nel 1330 venne inviato a completare l’istruzione nello Studio generale domenicano di S. Giacomo a Parigi, nel 1340 lo vediamo predicatore a S. Maria Novella e nel 1343 quale predicatore generale. Nel 1348 fu incaricato dal consiglio di S. Maria Novella di scegliere tra i libri dei frati morti durante la peste quelli che giudicasse utili alla libreria di recente istituzione. Egli stesso contribuì al suo accrescimento con volumi suoi, come informano alcune note di possesso autografe pervenute. Fu preposto della fabbrica di S. Maria Novella probabilmente intervenne nei lavori conclusivi per il completamento della chiesa. Documenti del 1348 indicano che fece eseguire le pitture della cappella maggiore a spese dei Tornaquinci.


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Jacopo nacque a Firenze intorno al 1302 (o 1317), da Banco Passavanti da Firenze, del popolo San Pancrazio (gravitanti intorno alla Chiesa di San Pancrazio oggi Museo Marno Marini), e Francesca dei Tornaquinci, detta Cecca, figlia di Guardina di Rustichino. Qui l'albero genealogico di Jacopo secondo la Cronologia Remigiana.





Coordinate:    43°46'30.31"N,  11°14'53.17"E                   Mappe: Google - Bing



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giovedì 5 gennaio 2017

... giardini e destinazioni pubbliche, invece ...

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Firenze, Lungarno Pecori Giraldi

Nel 1897 il nuovo complesso, oggi denominata Caserma Baldissera, iniziato ad essere eretto nel 1894 su progetto dell'Ing. e Capitano del Genio Militare Cecchi, ospitò l'8º Reggimento "Lancieri di Montebello" a cui seguirono il 5º Reggimento "Lancieri di Novara" e il 3° Savoia Cavalleria. Ma non era questa la destinazione del vasto spazio fuori le mura pensato a seguito delle ristrutturazioni di Giuseppe Poggi (Firenze, 1811 – Firenze, 1901) per Firenze Capitale del Regno d'Italia. Si voleva un grande parterre verde, con bagni pubblici, stabilimenti sportivi e ricreativi, come esistevano in altre città europee, da ospitarsi in un edificio posto dal lato del lungarno a fare da quinta scenografica al grande spazio a giardino. Prima della ristrutturazione, fino alla metà dell'Ottocento questa zona era occupata da mulini, filande e bagni pubblici, oltre agli edifici che ospitavano la Zecca Reale. 
Dalla sponda sinistra dell'Arno vediamo la linea trasversale, la Pescaia di San Niccolò, che unisce simbolicamente le due rive  in direzione della caserma con la Torre della Zecca in Piazza Adua residuo delle mura abbattute.


Particolare della zona dalla Pianta del Buonsignori, 1584-1594.


Coordinate:    43°45'58.67"N, 11°16'12.12"E               Mappe: Google - Bing



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lunedì 2 gennaio 2017

Buon 2017 a tutti dal Ponte Vecchio

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Firenze, Ponte Vecchio

Che sia un radioso 2014 come splendente e splendido è questo primo giorno dell'anno nuovo.


Coordinate:  43°46'4.91"N,  11°15'11.18"E                   Mappe: Google - Bing


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giovedì 22 dicembre 2016

Il toro e una trave in testa


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Firenze,  Piazza Ognissanti, stemma

Situato all'angolo tra Piazza Ognissanti e Borgo Ognissanti il Palazzo Lenzi lo si può vedere nella sua interezza alla sinistra della foto di questo post.  Voluto dai due fratelli Lenzi quando si trasferirono dalle Marche per esercitare il mestiere di mercanti nella città di Firenze nella seconda metà del Cinquecento fu nei secoli rimangiato passando la proprietà di mano in mano. Nel Seicento passò ai Buini, nel Settecento ai Quaratesi, nell'Ottocento all'antiquario Pisani, nel 1908 diventò sede dell'Istituto Francese dell'Università di Grenoble, nel 1912 divenne la sede dell'Institut Français de Florence, il primo ad essere fondato in tutto il mondo, nel 1950 fu acquistato dal governo francese ed oggi è anche sede del Consolato onorario di Francia, e della Libreria francese.
All'angolo del palazzo troviamo lo stemma in pietra della Famiglia Lenzi, d'azzurro al rincontro di toro d'oro. Curiosa e drammatica è la causa dell'estinzione del ramo fiorentino della famiglia nel 1642, quando Andrea Lenzi colpito da una trave di legno cadutagli sulla testa mentre attraversava via Ghibellina. I Lenzi annoverano importanti cariche nelle istituzioni fiorentine, 20 priori e due gonfalonieri di giustizia. Si dice che un ramo familiare si trasferì in Polonia dove assunse il nome di Leszczyński, da cui provenne il granduca di Lituania Stanislao, poi re di Polonia dal 1705. Una delle sue figlie fu regina di Francia, moglie di Luigi XV. Qualche analogia con lo stemma dei Leszczyński sembra esserci.





Coordinate:   43°46'20.97"N,  11°14'44.00"E                    Mappe: Google - Bing



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lunedì 19 dicembre 2016

Il trasloco


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Firenze, Spedale degli Innocenti

Il San Giovanni Evangelista  un marmo di  Simone di FrancescoTalenti del 1377 si può ammirare oggi allo  Spedale degli Innocenti ma fino al 1515 lo si poteva vedere in uno dei tabernacoli all'esterno di Orsanmichele di pertinenza dell'Arte della Seta. Fu la seconda scultura a essere eseguita, in osservanza della provvisione del 1339 con cui la Signoria aveva imposto alle Arti di decorare la propria edicola esterna con l'effigie del patrono: solo il marmo costò 500 fiorini. Nel 1515, ormai fuori moda, venne trasferita nel giardino degli Innocenti di pertinenza della stessa Arte. L'opera è attribuita a Simone Talenti (1340 - 1381) che lavorò nei principali cantieri fiorentini.


Quindi, dal 1515, il nuovo San Giovanni Evangelista allocato nella loggia dell'Arte della Seta è quello di  Baccio da Montelupo  (Montelupo 1469 - 1535)  che abbiamo già visto, l'originale, non la copia all'esterno di Orsanmichele, all'interno del Museo omonimo. 


Coordinate: 43°46'14.77"N, 11°15'18.93"E                    Mappe: Google - Bing



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giovedì 15 dicembre 2016

I lampioni del Ponte

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Firenze, Ponte alla Carraia

Costeggiando l'Arno, la sua sponda destra sul Lungarno Corsini, per arrivare a San Frediano in Cestello vediamo i caratteristici lampioni che sul Ponte alla Carraia fanno da cornice alla chiesa. Sulla base di essi si legge S.A. PIGNONE - ANNO 1952.  Cosa è 'Il Pignone'. 
Nel 1842 Pasquale Benini fondò la sua officina in località Pignone, fuori Porta S. Frediano. L'ubicazione corrispondeva all'incirca all'antichissimo porto fluviale della città posto sulla riva sinistra dell’Arno. Il porto era caratterizzato da cinque pontili con altrettante pigne, dove venivano legati i “navicelli“. Proprio quelle grosse pigne diedero il nome a tutta la zona che i fiorentini chiamarono Pignone. Inizialmente l'azienda fu costituita come fonderia di ghisa con la denominazione Società Anonima Fonderia del Pignone.
Fin dai primi anni la fonderia si distinse per la produzione di arredi urbani, anche artistici, guadagnando una buona fama (a Firenze è facile incontrare lampioni, tombini, fontane dove si può ancora leggere “Fonderia del Pignone”).
Nel 1848, dall'altra parte dell'Arno, fu costruita la Stazione Leopolda, che pur perdendo presto il servizio passeggeri rimase terminal merci, contribuendo così alla crescita dell'azienda.
Nei primi del 1900, l'azienda inizia a sviluppare le sue capacità nell'ingegneria meccanica, nel design e nella manifattura delle pompe e dei compressori industriali.
Nel 1917 si trasferì nella zona di Rifredi per poter usufruire degli ampi spazi disponibili.
Durante la seconda guerra mondiale il Pignone fu coinvolto nella produzione bellica, ma fu anche pesantemente colpito dai bombardamenti. Gli operai riuscirono a salvare qualche macchinario e un poco di materiali per poter riprendere la produzione.
Nel 1946 l'azienda fu acquistata dalla SNIA con l'intenzione di riconvertirla alla produzione di telai tessili, ma la produzione non decollò mai, tant’è che nel 1953 ne fu prospettata la chiusura.
L'ipotesi di chiusura del Pignone, a parte gli ovvi aspetti occupazionali, sollevò una mobilitazione popolare in quanto era considerata “la fabbrica di Firenze” e la popolazione la sentiva oramai come componente fondamentale della città, al pari dei suoi monumenti.
Nel 1994 la General Electric decise di investire sulle competenze manifatturiere e sulle capacità tecnologiche e innovative della società Nuovo Pignone divenendone socio di maggioranza



Coordinate:  43°46'12.18"N,  11°14'49.94"E                    Mappe: Google - Bing




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lunedì 12 dicembre 2016

Maestà in piazza

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Firenze, Piazza  Santa Maria Novella

Gaetano Pesce, Maestà Tradita, 2016
Schiuma di poliuretano rivestita con resina poliuretanica
Posta in relazione con la magnifica facciata della Basilica di Santa Maria Novella. disegnata da Leon Battista Alberti (Genova, 1404 – 1472), l'opera presenta una monumentale figura di donna avvolta da un lungo mantello, una sorta di mater matuta ma anche un archetipo ispirato alla Maestà cristiana, eco contemporaneo di quella celeberrima Madonna Rucellai commissionata a Duccio diBuoninsegna  (Siena, 1255 circa – 1318/9) nel 1285 per la basilica domenicana e oggi conservata alla Galleria degli Uffizi. La Maestà Tradita di Gaetano Pesce è figura di regina e di madre che siede su un trono ma che mostra inequivocabili segni di sofferenza: una grossa catena legata ad una sfera ne blocca il piede, a simboleggiare la schiavitù a cui migliaia di donne sono destinate ancora oggi. Nelle sue forme la scultura riflette la celebre poltrona Up5, disegnata da Pesce sul finire degli anni '60, una reinvenzione delle veneri paleolitiche simboli di fertilità e di sacralità.
I visitatori della piazza Santa Maria Novella possono approfondire la conoscenza delle opere di Gaetano Pesce (La Spezia, 8 novembre 1939) visitando la mostra a lui dedicata nelle sale espositive del Museo Novecento fino all'8 febbraio 2017.



Coordinate:   43°46'26.46"N,  11°14'59.40"E                    Mappe: Google - Bing



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giovedì 1 dicembre 2016

La Cupola del Brunelleschi e i terremoti di Firenze

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Firenze, Duomo, Cupola

La Cupola del Brunelleschi è testimone con una  ferita, una crepa ancora visibile alla sua base dei danni provocati da uno dei vari terremoti che hanno colpito Firenze.

«Ieri sera alle 20,57 ciascuno accudiva ai suoi affari, alle proprie occupazioni o ai propri piaceri – come tutte le altre sere – quando a un tratto un rombo cupo, poderoso, qualche cosa di rassomigliabile alla scarica di moschetteria di un mezzo reggimento, si fece sentire – e una scossa violenta, improvvisa, formidabile fece balzare uomini e cose, scosse oggetti e persone, impresse un singolare movimento ai corpi o ai mobili dei quartieri, agli esseri umani, come alle pareti delle case. (...) ... per istinto irresistibile i più uscivano dai pubblici locali, caffé e trattorie, dove bicchieri, bottiglie e tavolini avevano ballato una danza... singolarissima; dalle case che – specie gli ultimi piani – erano stati sbattuti, in modo da far credere agli inquilini di essere in barca; dai teatri nei quali il pubblico spaventato si affrettò all’uscita e in un momento Firenze, la pacifica Firenze, fu piena di folla che si riversava per le vie» (da “Fieramosca”, 20 maggio 1895).
A Firenze i danni furono molto estesi, ma nel complesso non gravissimi (per una descrizione dettagliata dei danni sofferti sia dall’edilizia monumentale e religiosa che da quella privata, si rimanda al libro di Elisabetta Cioppi, 1995). Non ci furono grandi distruzioni, ma rimasero più o meno danneggiati quasi tutti i monumenti, le chiese e i palazzi storici, e anche molte opere d’arte in essi conservate: piccoli crolli interessarono Palazzo Pitti e la Galleria degli Uffizi, lesioni rilevanti si aprirono nel Palazzo Medici Riccardi, nel Palazzo Strozzi, nelle volte dei porticati di Piazza SS. Annunziata e di Piazza Cavour (oggi Piazza della Libertà, lungo i viali di circonvallazione). Nel Museo Nazionale del Bargello ci furono gravi danni alla collezione di maioliche dei Della Robbia. Danneggiatissimo il Museo di San Marco, nell’omonima chiesa e convento, con cadute di cornicioni e lesioni alle volte e agli archi, soprattutto nel refettorio grande e nella biblioteca.
In Piazza della Signoria Palazzo Vecchio durante la scossa fu visto oscillare “come un pendolo”, ma rimase illeso. Nella Cattedrale di Santa Maria del Fiore, il celebre duomo di Firenze, si aprirono numerose crepe nelle volte e una catena che univa gli archi laterali della navata centrale si spezzò; dalla Cupola del Brunelleschi caddero intonaci e stuccature e la croce posta sulla cuspide della lanterna si piegò verso nord. Il celebre campanile di Giotto e il vicino Battistero subirono alcune lesioni ma non riportarono danni strutturali. Fra le chiese maggiormente danneggiate ci furono quella della Badia Fiorentina, San Gervasio, San Lorenzo, San Leonardo in Arcetri e altre ancora, fra cui quella di Santa Maria del Carmine; gli affreschi del Masaccio nella Cappella Brancacci, invece, non furono danneggiati. Il complesso di Santa Croce fu danneggiato soprattutto nell’area dell’ex-convento, mentre la chiesa riportò danni lievi. Danni prevalentemente leggeri subirono anche le chiese di Santa Maria Novella, San Miniato al Monte e Santo Spirito (SGA, 2007). Numerosi danni interessarono l’edilizia residenziale e privata della città, con lesioni diffuse e cadute di soffitti. Uno stabile crollò in Via Pier Capponi. Complessivamente circa 100 edifici risultarono inagibili. A Firenze non vi furono vittime e si contarono solo 6 feriti non gravi (Cioppi, 1995). (Filippo Bernardini (INGV-Bo).)



Coordinate:  43°46'23.19"N,  11°15'24.15"E                      Mappe: Google - Bing





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lunedì 28 novembre 2016

Presa e distruzione di Fiesole

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Firenze, panorama di Fiesole dalla Fortezza da Basso

Presa e distruzione 1010 delli anni di Cristo.

Essendo li nostri Fiorentini con li Fiesolani, e li Fiesolani verso li Fiorentini mimici; et avendosi fatto guerra l'uno contro a l'altro lungo tempo; e veggendo li Fiorentini non poter sottomettersi li Fiesolani, come arebbono volsuto; feciono insieme e d'accordo tregua: talmente che li Fiesolani se ne venivano in Firenze, e li Fiorentini se n' andavono per Fiesole, quasi che alla libera et alla sicura, negoziando e conversando insieme domesticamente. Nacque nel pensier de' Fiorentini di voler soggiogare e pigliare la detta città di Fiesole: et ordinorno in fra di loro segretamente d'ingannar li Fiesolani, e di pigliare la detta città il di 6 di luglio, cioè il di proprio della festa loro principale, che è di santo Romolo. Non si guardando li detti Fiesolani e vivendo a caso et alla reale, li Fiorentini ordinorno, come si fa per le feste e massime principali, di andare a vedere la lor detta festa, sotto colore d'amici. Et essendo entrati in buona quantità nella città di Fiesole, pur sotto armati, e veggiendo il bello, detti Fiorentini appoco appoco si accostorno alle porte et in un subito presole, dettono cenno, e li altri che erono fuori et in aguato aspettando, corsono dentro et in poco spazio di tempo la detta città di Fiesole fu ripiena di Fiorentini armati, et a pie et a cavallo; non facendo però offesa nè troppo danno a nessuno: faccende mandar bando da parte delli Fiorentini, per detta città di Fiesole, che chiunque delli Fiesolani voleva andar ad abitare la città di Firenze potessi liberamente e sicuramente. Andovvene ad abitare assai di detti Fiesolani: e di molti se n'andorno dispersi in varii e diversi paesi. Feciono li nostri Fiorentini quasi che di subito disfar la detta città di Fiesole, non lasciando altro che la chiesa del Duomo, con la muraglia del vescovado, insieme con certe altre poche chiesette.

Diario Fiorentino di Agostino Lapini dal 252 al 1596 - Corazzini 1900



Coordinate:    43°48'24.48"N,  11°17'44.01"E                   Mappe: Google - Bing




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giovedì 24 novembre 2016

Piazza dei Ciompi

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Firenze, Piazza dei Ciompi

Piazza dei Ciompi è il risultato delle demolizioni di alcuni edifici negli anni 30 dello scorso secolo. Il nome viene dallo storico Tumulto dei Ciompi, detti anche scardassieri, i lavoratori di basso livello sociale del settore della lavorazione della lana che si dedicavano alla pettinatura e alla cardatura, che nel 1378 occuparono il Palazzo dei Priori. Questo avvenne il 24 Giugno ma l'alleanza del cosiddetto "popolo grasso" con quello minuto (la piccola borghesia già il 31 agosto un numeroso gruppo di Ciompi, stabilitisi in Piazza della Signoria, fu cacciato. La corporazione dei Ciompi venne abolita.

Un lato della piazza è occupato dalla Loggia del Pesce. Dagli anni Cinquanta la piazza ha ospitato un mercatino delle pulci con bancarelle posizionate al centro della piazza realizzate come piccole stanze stanzette coperte da una tettoia. Mercatino di un autentico spirito rionale fiorentino sembra essere del tutto cancellato con l'abbattimento delle strutture , spianato, ed in attesa di destinazione. Giardino, spiazzo per manifestazioni occasionali? Si vedrà.




Coordinate:  43°46'16.73"N,  11°15'53.68"E                      Mappe: Google - Bing




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lunedì 21 novembre 2016

I marmi di Piazza del Duomo

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Firenze, Piazza del Duomo

Da Piazza San Giovanni una tripletta, a sinistra il Battistero, il Duomo al centro e sullo sfondo la mirabile Cupola del Brunelleschi.



Coordinate:  43°46'23.78"N,  11°15'20.18"E                      Mappe: Google - Bing




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giovedì 17 novembre 2016

Quella testa modernista

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Firenze, Via Brunelleschi

Il palazzo fu costruito sul luogo che una volta era parte del ghetto abbattuto ai tempi di Firenze Capitale del Regno d'Italia dai fratelli Taiuti tra il 1901 e il 1903 su progetto dell'architetto Giovanni Paciarelli (Siena, 1862 - 1929),con qualche suggerimento di Giovanni Michelazzi (Firenze, 1879 – Firenze, 1920). Prende il nome dalla Palazzo Pola e Todescan da i “Grandi Magazzini, all'industria inglese, Pola e Todescan”, che all'epoca erano specializzati nella vendita di articoli a buon mercato. Opera modernista fu accolto da critiche per il suo distaccarsi dalla tradizione rinascimentale, fu abbellito di sculture, fregi in ceramica colorata della manifattura Cantagalli e lavori in ferro battuto delle Officine Michelucci di Pistoia. Varie teste femminile sono poste sui pilastri del primo piano.


Coordinate:   43°46'20.36"N,  11°15'12.76"E                    Mappe: Google - Bing




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lunedì 14 novembre 2016

Del Maestro di Signa

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Firenze, quartiere di San Frediano

E' situato in Via S. Giovanni quasi ad angolo con Via di San Frediano, un tabernacolo con la pittura murale della prima metà del XV secolo raffigurante l'immagine della 'Madonna in trono con angeli'  di un non meglio identificato Maestro di Signa ( nato? - morto ? )probabilmente compagno di Neri di Bicci  (Firenze, 1418/1420 – Firenze, 1492) ambedue allievi di bottega di Bicci di Lorenzo a Firenze (Firenze, 1368 circa – 1452). Sotto si legge incisa su una lapide marmorea:


QUESTA ANTICHISSIMA IMMAGINE DI MARIA LA QUALE TROVAVASI DIPINTA
NELLA PARETE CHE SI DOVEVA DEMOLIRE PER APRIRVI LA PORTA
DEL NUOVO TEMPIO DELL'ARCANGIOLO SAN RAFFAELLO FU TRASFERITA QUI
DA UNA SOCIETÀ DI PIE PERSONE IL 5 SETTEMBRE 1642

GIUSEPPE VITALI PROPRIETARIO DELLA CASA FECE RESTAURARE
LA SUDDETTA IMMAGINE NELL'ANNO 1825 RIDUSSE IL TABERNACOLO
ALLA PRESENTE FORMA NELL'ANNO 1852
MARIA VITALI NIPOTE ED EREDE DI LUI
LO RESTAURÒ NELL'ANNO 1888

Come testimonia un'altra targa in ottone posta a destra del tabernacolo, testimonia un ulteriore restauro avvenuto tra il 2004  e il 2012 a cura dei FRIENDS of FLORENCE.

Coordinate:   43°46'13.11"N,  11°14'27.50"E                    Mappe: Google - Bing




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