Guardando Firenze nei particolari da dietro l'obiettivo di una fotocamera.

lunedì 23 aprile 2018

Lo scivolo di Palazzo Strozzi e l’intelligenza delle piante





Firenze, Palazzo Strozzi

Dal 19 aprile al 26 agosto 2018 Palazzo Strozzi presenta The Florence Experiment, nuovo progetto site-specific dell’artista Carsten Höller e dello scienziato Stefano Mancuso, a cura di Arturo Galansino: un esperimento che unisce arte e scienza studiando l’interazione tra piante ed esseri umani attraverso due monumentali scivoli che permettono ai visitatori una discesa di 20 metri di altezza dal loggiato del secondo piano al cortile e uno spazio laboratoriale nella Strozzina, collegato alla facciata del Palazzo.

Carsten Höller è celebre per la sua riflessione tra arte, scienza e tecnologia con installazioni che creano un forte coinvolgimento del pubblico. Per questo progetto collabora con Stefano Mancuso, fondatore della neurobiologia vegetale, che si occupa di studiare l’intelligenza delle piante, analizzate come esseri complessi dotati di straordinaria sensibilità e in grado di comunicare con l’ambiente esterno attraverso i composti chimici che riescono a percepire ed emettere.

The Florence Experiment propone una riflessione sul rapporto tra esseri umani e piante. Il progetto mira a creare una nuova consapevolezza sul modo in cui l’uomo vede, conosce e interagisce con un organismo vegetale, trasformando Palazzo Strozzi in uno spazio di sperimentazione scientifica e artistica sulle capacità comunicative ed emozionali di tutti gli esseri viventi.

La prima parte del progetto è costituita dai grandi scivoli del cortile (The Florence Experiment Slides) che tutti i visitatori possono utilizzare vivendo un’esperienza totalmente inedita di Palazzo Strozzi. Ogni settimana una parte dei visitatori, scelti in maniera casuale, intraprende la discesa portando con sé una pianta di fagiolo. Dopo la discesa la pianta è consegnata a un team di scienziati che ne analizza i parametri fotosintetici e le molecole emesse come reazione alla discesa, confrontando i risultati con quelli di piante che sono state fatte scendere da sole e di altre che, invece, non hanno affrontato la discesa.


La seconda parte dell’esperimento (Plant Decision-Making Based on Human Smell of Fear and Joy) utilizza due sale cinematografiche: in una sono proiettate scene di film horror, nell’altra spezzoni di film comici. La paura o il divertimento dei visitatori producono composti chimici volatili differenti che, attraverso due condotti di aspirazione, sono trasportati sulla facciata. Qui potranno influenzare la crescita di piante di glicine rampicanti disposte su strutture a forma di Y: su un braccio della Y viene rilasciata “l’aria della paura”, sull’altro “l’aria del divertimento”.

L’esperienza di The Florence Experience è di tipo individuale. Per poter partecipare al progetto è necessario prendere visione e accettare le avvertenze disponibili in biglietteria e consultabili online a questo link. Si segnala che l’età minima per utilizzare gli scivoli è 6 anni ed è necessario avere un’altezza compresa tra 130 e 195 cm e un peso non superiore a 120 kg. Per i minori di 14 anni è necessaria la firma di una liberatoria da parte di un adulto accompagnatore.

Fonte Palazzo Strozzi


Coordinate:  43°46'16.73"N,  11°15'6.79"E                 Mappe:   Google   -   Bing




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lunedì 16 aprile 2018

La casa di Lorenzo Ghiberti




Firenze, Piazza dei Ciompi 11

In questi mesi Piazza dei Ciompi è sottosopra, si stanno facendo i lavori per riqualificare la piazza che una volta ospitava il Mercato delle Pulci, mercatino caratteristico degli oggetti di antiquariato ed artigianato fiorentino unici, che era molto frequentato sia dai turisti che dai fiorentini. Era possibile trovare vecchie lampade, servizi da tè, posate, mobili, stampe, libri e bigiotterie, oggetti di un passato più o meno lontano. Situata a mezza strada tra il Duomo, Santa Croce e Piazza Beccaria la piazza accoglie la famosa Loggia del Pesce ricostruita qui a cavallo della metà del 1900 (1955)   dopo essere stata smontata negli anni della riqualificazione (1885-1895) del Ghetto nel centro storico ai tempi di Firenze Capitale del Regno d'Italia (1865-1871) nel Mercato Vecchio oggi Piazza della Repubblica.
Sul lato est della piazza vi è una casa apparentemente del tutto anonima non fosse per una vistosa lapide  posta sopra la cornice in pietra serena del portone d'ingresso che ricorda una proprietà di Lorenzo Ghiberti (Firenze, 1378 – Firenze, 1455) .

DI LORENZO GHIBERTI DALLE PORTE
QUESTA FU LA CASA








Vista l'importanza del personaggio è da ricordare come un tempo l'area si connotasse decisamente per la presenza di numerose botteghe di artisti, tanto che poco distante da qui, dall'altro lato di Borgo Allegri (dove era questa casa prima che si creasse la piazza dei Ciompi), a quello che era il numero civico 83, la tradizione riconosceva l'abitazione e bottega di Cimabue (Firenze, 1240 circa – Pisa, 1302) e di conseguenza il luogo dove si era formato Giotto (Vespignano, 1267 circa – 1337), ugualmente contrassegnata da una memoria in marmo e distrutta nel corso dello sventramento del quartiere attuato nel 1936.



Coordinate:   43°46'16.04"N,  11°15'54.57"E                    Mappe: Google - Bing




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lunedì 9 aprile 2018

L'affresco dello Zuccari e il busto di Cosimo II de' Medici





Firenze,  Arcispedale di Santa Maria Nuova

L'Ospedale di Santa Maria Nuova fu fondato nel 1288 da Folco Portinari (Portico di Romagna,data ignota – 31 dicembre 1289) noto anche per essere il padre di Beatrice la musa di Dante, e qui riposa il suo corpo mortale. In un post dedicato abbiamo trattato le vicissitudini che hanno portato alla nascita dell'Arcispedale

Sotto il portico sono grandi lunette ad affresco, opera di Cristoforo Roncalli detto Pomarancio e datate al 1614, raffiguranti, nell'ordine, da sinistra, Disputa al tempio, Strage degli Innocenti, Adorazione dei Magi, Adorazione dei pastori. Alla testata di destra è un grande affresco del 1560 circa dell'Annunciazione, opera di Taddeo Zuccari (Sant'Angelo in Vado, 1529 – Roma, 1566). Al centro del portico è l'ingresso alla chiesa di Sant'Egidio con una lunetta recante il calco di una Incoronazione della Vergine attribuita a Dello Delli ( c. 1403 – c. 1470). Dei cinque busti posti su mensole al culmine degli archi del loggiato quattro sono antichi e, partendo dalla sinistra del porticato di facciata, raffigurano Cosimo II de' Medici (Firenze,  1590 – Firenze, 1621) di Giovanni Battista Caccini (Montopoli in Val d'Arno, 1556 – 1613),  



Ferdinando II (Bartolomeo Cennini), Cosimo III (Carlo Andrea Marcellini), Gian Gastone (Antonio Montauti), ciascuno riconducibile e quindi databile alle varie fasi di costruzione della fabbrica. Il busto sull'ala sinistra, moderna, rappresenta Bernardo Buontalenti ed è opera di Mario Moschi (1960). 


Coordinate:    43°46'23.37"N,  11°15'35.18"E                   Mappe: Google Bing




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lunedì 26 marzo 2018

Riaffiora Firenze medievale





Firenze,Piazza della Repubblica

Non so per quale ragione si stiano effettuando dei lavori in Piazza della Repubblica ma quello che è evidente è l'affiorare dei muri, i pavimenti e il ciò che era al livello del suolo al tempo perduto della Firenze medievale distrutta per il cosiddetto 'risanamento' del centro storico e del Ghetto allorquando Firenze divenne capitale del Regno d'Italia per quel breve periodo durato sei anni che va dal 3 febbraio 1865 al 30 giugno 1871.



Ancora più sotto la pavimentazione novecentesca,  sotto alcuni metri di terra e materiale di riporto giace la Florentia romana che proprio qui aveva il suo centro, il Foro, l'incrocio tra le due strade principali ortogonali, il Decumano Massimo e il Cardo Massimo. Al centro dell'incrocio era una colonna situata all'incirca dove è situata ancora oggi quella  che ha al vertice la statua dell'Abbondanza.



Sullo sfondo della vecchia foto ottocentesca, riportata sotto, di Piazza del Mercato Vecchio si nota la Loggia del Pesce che, smontata all'epoca del 'risanamento', a metà degli anni 50 del secolo scorso fu riportata agli antichi splendori in Piazza dei Ciompi. Al posto della Loggia si trova oggi l'Arcone sul lato ovest di Piazza della Repubblica.





Coordinate: 43°46'17.00"N, 11°15'12.72"E             Mappe: Google - Bing




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lunedì 19 marzo 2018

Via Tornabuoni verso Santa Trinita





Firenze, oltre Via Tornabuoni

Siamo appena usciti da Palazzo Strozzi, girando a sinistra si imbocca via Tornabuoni in direzione Ponte Santa Trinita.  Più avanti troviamo il Palazzo Viviani - della Robbia solo dopo avere incontrato il  Palazzo Strozzi del Poeta dove si riunivano gli Alterati, e oltre vi è il Palazzo Minerbetti legato in qualche modo alla storia inglese in particolare con Thomas Becket,  l'Arcivescovo di Canterbury ucciso nella Cattedrale di Canterbury nel 1170. Arriviamo così in Piazza Santa Trinita al centro della quale vi è la colonna con in cima la statua della Giustizia.Piazza circondata dal palazzo dove non si dorme, il Palazzo Spini-Feroni dove oggi ha una sede una famosa casa di moda. Di fronte, sulla nostra destra la Basilica di Santa Trinita.   



Coordinate:  43°46'12.78"N,  11°15'4.69"E                      Mappe:  Google - Bing




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lunedì 12 marzo 2018

Dove erano i ferrivecchi





Firenze, Via degli Strozzi

Il palazzo non è così antico come ci potremmo aspettare dall'abitudine di trovare in altri tracce delle varie costruzione tra il Trecento, Cinque/Sei/Settecento. In realtà questo palazzo è abbastanza recente avendo la sua origine a seguito della riconversione del centro della città al tempo di Firenze Capitale del Regno d'Italia. Siamo agli inizi degli anni Novanta dell'Ottocento quando il palazzo venne costruito con stile cinquecentesco diventando ciò che oggi ovvero l'albergo Helvetia & Bristol che ha visto nel tempo ospiti personaggi famosi come John Singer Sargent, Gabriele D'Annunzio, Eleonora Duse, Luigi Pirandello, Eugenio Montale, Enrico Fermi, Igor Stravinskij, Giorgio De Chirico e Bertrand Russell.
In questo luogo vi erano le case dei Vecchietti che si affacciavano in Piazza degli Strozzi o in Via dei Ferrivecchi che all'epoca antecedente la distruzione si apriva in Piazza delle Cipolle. Il nome della piazza viene probabilmente dall'abitudine in tempi lontani di ospitare il  mercato di tutta una serie di generi alimentari oltre che alle cipolle stesse che ne hanno dato il nome. Ma non solo verdure e frutta ma anche tutta una serie di mercanzia come panni, ferrivecchi, come si legge in una iscrizione del 1762  di una lapide murata sulla facciata del palazzo Strozzi. Via dei Ferrivecchi inoltre era il nome della via che prendeva nome proprio dalle numerose botteghe che facevano questo genere di commercio, ora diventata Via degli Strozzi che si presenta ai passanti con tutt'altro genere di negozi di alta moda e appariscenza.



Coordinate:  43°46'17.79"N,  11°15'8.36"E                     Mappe: Google - Bing




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lunedì 5 marzo 2018

La Loggia col leone e il Perseo





Firenze, Loggia dei Lanzi

"...Leopoldo I fece nel 1770 trasportare sotto questa Loggia sei statue Romane che erano nella Villa Medici di Roma, come pure fece collocare due Leoni uno dei quali antico e 1' altro di Flaminio Vacca Romano alla scalinata dell'arco di mezzo. Sotto il principato questa Loggia prese il nome dei Lanzi ossia Tedeschi perchè Cosimo I vi teneva la guardia di quei soldati al suo servizio..."

Da Marietta de' Ricci, ovvero Firenze al tempo dell'assedio - Racconto Storico, Volume 2  D – Pubblicato 1845

Coordinare:   43°46'9.12"N,  11°15'20.57"E          Mappe: Google - Bing




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lunedì 26 febbraio 2018

La villa dove visse il generale La Marmora




Firenze,Via Luigi Salvatore Cherubini 8


Il giardino che lo contorna e la struttura lo fa apparire come un edificio ottocentesco. E' a poche centinaia di metri da Piazza San Marco, Piazza Santissima Annunziata e Piazza della Libertà costruito negli anni di Firenze Capitale (1865-1871). La sua notorietà viene dal fatto di essere stata la dimora del generale Alfonso La Marmora, uno degli eroi del Risorgimento italiano. Il portone d'ingrasso è  alla fine di una breve scalinata sormontato da un terrazzo e affiancato da una statua. Ai lati due lapidi commemorative della figura di La Marmora che qui morì il 5 gennaio 1878. Nel 1928 passò di mano all'ordine cattolico di suore infermiere irlandesi e inglesi note come 'Blue sisters', dedicate all'assistenza dei malati, poi divenne casa di cura e questa è fino ad oggi.


Coordinate:   43°46'47.16"N,  11°15'47.04"E                  Mappe: Google - Bing




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lunedì 19 febbraio 2018

Sotto la pancia del cavallo di Ferdinando I




Firenze, Piazza Santissima Annunziata

Come possiamo vedere, la collocazione del monumento equestre di Ferdinando I de' Medici (Firenze, 1549 – 1609) è strategico essendo in asse con via de' Servi che porta al Duomo ed al centro della Piazza antistante la basilica della Santissima Annunziata, a cui la dinastia de' Medici fu molto legata. A proposito di via dei Servi, che da Piazza del Duomo porta a Piazza Santissima Annunziata, ricordiamo l'episodio sgradevole del presunto attentato sotto la congiura contro il Granduca Cosimo I in cui i sicari di Pandolfo Pucci (Firenze 1509, 1560) dovevano colpire a suon di archibugiate il granduca al passaggio del corteo. A quell'incrocio di via de' Servi con la via che porta il nome della nobile famiglia fiorentina dovevano partire gli spari contro il Granduca mente si recava alla basilica di Santissima Annunziata per assistere alle funzioni religiose. Scoperta la trama Pandolfo fu impiccato e appeso al Bargello e la finestra da cui dovevano partire i colpi fu murata per sempre.

Il monumento fu commissionato all'anziano Giambologna  (Jean de Boulogne, Douai, 1529 – Firenze, 1608) quasi sicuramente a seguito del successo avuto con la realizzazione del monumento celebrativo di Cosimo I (Firenze, 1519 – 1574) collocato in piazza della Signoria. Fin dalla fase progettuale il maestro fu affiancato da Pietro Tacca  (Carrara 1577 – Firenze 1640), suo valente allievo e in seguito suo successore nella bottega di borgo Pinti. Il modello in scala reale fu definito nel 1602 e gettato in bronzo nell'autunno dello stesso anno, ma l'opera fu portata a termine solo nel 1607 e sistemata nella piazza nell'ottobre del 1608 in occasione delle nozze del principe Cosimo con Maria Maddalena d'Austria   (Graz, 1589 – Passavia, 1631). Il bronzo usato per la fusione proviene dai cannoni delle galee turche sconfitte dai cavalieri di Santo Stefano, come ricorda l'iscrizione nella cinghia sottopancia del cavallo: "De' metalli rapiti al fiero Trace". I cartigli sul basamento (segnato da due ampie specchiature in granito rosso), opera di Pietro Tacca, risalgono invece al 1640. Il granduca si presenta a cavallo, in corazza, con ben evidente sul petto la croce di Santo Stefano, ordine equestre istituito da Cosimo I. 

Per quanto riguarda i cartigli si torna a segnalare il tanto celebrato motivo delle api disposte in cerchi concentrici attorno all'ape regina con il motto "Maiestate tantum", che impreziosiscono la cartella volta verso la facciata della basilica e che simbolicamente rimandano al potere pacifico del granduca al quale i sudditi riconoscono naturalmente il valore regale. 


Coordinate:  43°46'34.69"N, 11°15'37.82"E                    Mappe: Google - Bing




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lunedì 12 febbraio 2018

Ma chi è questo Porcellana?





Firenze, Via del Porcellana 

Via del Porcellana è una strada stretta stretta che unisce via della Scala con Borgo Ognissanti. Già il nome fa capire che che 'il' Porcellana doveva essere un uomo e non una donna o quel materiale tanto usato per realizzare vasi, suppellettili ornamenti vari. Nel trecento si era ancora lontani dal conoscere la porcellana proveniente dalla Cina, che fu resa nota solo tanti decenni dopo. In realtà nel Trecento viveva questo buon uomo soprannominato, chissà è perché, il Porcellana che ha legato il suo nome anche al vicino Spedale del Michi.

La strada ha come termini borgo Ognissanti e via della Scala e incontra lungo il tracciato via Palazzuolo. Il primo tratto, da borgo Ognissanti a via Palazzuolo, tracciato su terreni di proprietà dei Vespucci, fu detto a lungo via Nuova d'Ognissanti (così ancora nella pianta delineata da Ferdinando Ruggieri nel 1731), mentre il secondo, dove tra Duecento e Trecento era sorto lo spedale dei Santi Jacopo e Filippo detto del Michi, fu denominato da questa presenza via dello Spedale del Michi. 
Fu proprio uno spedalingo chiamato alla carica nel 1337, Guccio Aghinelli (altrove Ghinetti o Aghinetti), soprannominato il Porcellana (altrove membro della famiglia Del Porcellana), benemerito dell'istituzione, all'origine dell'attuale titolazione del tracciato. "Accadde così che tanto l'Ospedale quanto l'ultima parte della via, all'angolo con Via della Scala, presero il nome di Porcellana, Ospedale del Porcellana, Via del Porcellana, unificata poi fino a Borgo Ognissanti" (Bargellini-Guarnieri). Si tratta di una strada secondaria, a carattere residenziale popolare, comunque vivificata dalla presenza di varie botteghe artigiane e alcune trattorie, tra cui la Trattoria Sostanza, detta "i' Troia", fondata nel 1869 da Pasquale Campolmi e inserita a pieno diritto tra i locali storici fiorentini. (da Repertorio delle Architetture Civili di Firenze)

Dal libro Notizie istoriche delle chiese fiorentine divise ne' uartuieri di Giuseppe Richa, edito nelk 1757 leggiamo: 
  ... dove oggi il Convento volta nella Via del Porcellana, alla quale vi dovette dare anticamente il nome un certo Frate Guccio detto il Porcellana , come apparisce da una scrittura ne' protocolli di Ser Benedetto di Maestro Martino all'Arcivescovado, ove per un non so che contratto è così descritto: 1337. Frater Guerini evocatus Porcellana Hospitalarius Hospitalis SS. Filippi & Jacobi de Fiorentia & c. E alle Risormagioni in un Libro di Provvisioni del 1376. leggesi „ I Priori danno licenza, che gli Uomini della Compagnia di Filippo del Porcellana ragunino nello Spedale de' Santi Filippo, e Giacomo,,
Ed ancora nello stesso libro:

Era pure chiamato lo Spedale de1 Michi, nome di nobile Famiglia già estinta, ma degna di eterna memoria, avendo ella dato alla Repubblica non solamente Gonfalonieri, e Priori, ma Soldati ancora agli Eserciti Fiorentini, due de' quali leggo nel novero de' prigionieri condotti a Lucca dal vincitore Castruccio dopo la rotta ad Altopscio a i 23. di Settembre 1325. e furono Cino de' Michi, e Cenni de' Michi con molt' altri Cittadini, i cui nomi fono registrati in un libro presso i Mazzinghi; e finalmente tra' Capitani di Parte Guelfa sta scritto nel 1372. Piero di Nuto de' Michi. L'arme loro fono tre Lune in un campo mezzo azzurro, e l' altra metà d'oro, veggendosi tali arme anche in oggi in sui Canto del Porcellana e lungo la Via della Scala alla parete. E tra molti documenti, che provano essere stato in questa Famiglia il Padronato dello Spedale, ne riporterò due, il primo de' quali è cavato dalle Scritture del Roflelli ....


Nomi particolari sono quelli delle trattorie situate in questa via, oltre alla Trattoria Sostanza, detta "i' Troia", troviamo anche la Trattoria dei 13 Gobbi.



Naturalmente non mancano tabernacoli e immagini sacre lungo questa via del Porcellana. Questo raffigurato sotto è il tabernacolo che si trova subito all'angolo di via della Spada, Santa Chiara d'Assisi...



... mentre questo sotto è un tabernacolo all'angolo di via Palazzuolo, un affresco, molto consumato anche se restaurato nel 1995 dal Comune di Firenze, che raffigura la Madonna con Bambino e Santi Giovanni Evangelista e Antonio Abate di un anonimo pittore fiorentino del XIV secolo.







Coordinate:  43°46'22.95"N, 11°14'51.36"E                 Mappe: Google - Bing




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lunedì 5 febbraio 2018

Le botteghe di Donatello





Firenze, Piazza del Duomo 6/1


Sulla facciata del palazzo in piazza del Duomo è stata messa nel 1886 una lapida per volontà del Circolo Fiorentino degli Artisti allo scopo di onorare la memoria del sommo artista Donatello nel cinquecentesimo anniversario della nascita. Il vero nome di Donatello era Donato di Niccolò di Betto Bardi (Firenze, 1386 – Firenze,  13 dicembre 1466).


IL CIRCOLO FIORENTINO
DEGLI ARTISTI CELEBRANDO
IL QVINTO CENTENARIO DELLA
NASCITA DI DONATELLO QVI
NELLE CASE GIÀ DEI TEDALDI
DOVE FVRONO LE BOTTEGHE
DEL SOMMO SCVLTORE QVESTA
MEMORIA PONEVA IL XXVII DI
DICEMBRE M · DCCC · LXXXVI


Nella stessa lapide si fa riferimento alle botteghe situate nelle case dei Tedaldi dove operò Donatello ma in realtà questo palazzo che vediamo oggi, Naldini del Riccio, fu costruito al posto di quelle che erano fino al 1427 le due case di proprietà della famiglia Tedaldi quindi oramai scomparse da secoli.  Sula proprietà passata ai Naldini che avevano acquistato a partire dal 1532 si iniziò la costruzione dell'odierno palazzo su disegno di Pier Francesco Silvani  (Firenze 1620 – Pisa 1685), poi portato a compimento dall'architetto Pietro Paolo Giovannozzi tra il 1726 e il 1732. Sembra che nelle case oramai scomparse vi lavorarono oltre che Donatello anche Michelozzo (Firenze, 1396 – Firenze, 1472), ovvero Michelozzo di Bartolomeo Michelozzi, intorno all'anno 1433 e poi nel 1498 Giuliano (Firenze, 1445 – Firenze, 1516) e Antonio (Firenze, 1484 – Terni, 1546) Giamberti, detti da San Gallo, celebri intagliatori in legno ed architetti civili e militari fiorentini, pagando la pigione a Lattanzio di Francesco Tedaldi per la bottega di questa casa che rimaneva sull'angolo di mezzogiorno.


Coordinate:  43°46'24.89"N,  11°15'26.43"E                     Mappe: Google - Bing




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lunedì 29 gennaio 2018

La scalinata barocca del Giardino Bardini




Firenze, Via De' Bardi 1

Al Giardino Bardini si può accedere da Via de' Bardi o da Costa San Giorgio. Noi abbiamo scelto la prima preferendo salire dolcemente per viottoli e orti, tra ombre e luce in una mattina invernale. Con le spalle agli stupendi scorci del panorama che ci offre Firenze sempre più lontana e sempre più in basso allargando l'orizzonte che si apre ai nostri occhi che non finiscono mai di incantarsi, mai sazi delle mille cose conosciute e di mille e mille da scoprire ancora.
Dal sito della Villa prendiamo alcune note.
La storia del Giardino Bardini è la storia di una parte di Firenze: quattro ettari di bosco, giardino e orto frutteto a contatto con le mura medievali della città, tra Costa San Giorgio e Borgo San Niccolò.
La prima fase storica dell’area verde Bardini risale all’età medievale e vede protagonista la ricchissima famiglia Mozzi la quale, già nel Duecento, era proprietaria di numerose case e terreni tra cui la cosiddetta “collina di Montecuccoli”, dove si estende attualmente il Giardino.
Agli inizi del Trecento, con il tracollo economico della famiglia, i possedimenti vennero acquistati dal Comune di Firenze, per poi ritornare nelle mani dei Mozzi nel 1591. A quel tempo il complesso era costituito dal palazzo principale dotato di una loggia e da un giardino murato retrostante l’edificio (hortus conclusus) e confinante con un’area scoscesa strutturata in terrazzamenti di tipo agricolo. Tale struttura persiste nel Quattrocento e nel Cinquecento, come documentano le vedute prospettiche del tempo.
Nel Seicento l’area oggi occupata dal giardino Bardini è suddivisa in due proprietà: ai Mozzi la parte Est e a Giovan Francesco Manadori la parte ovest, dove viene fatta costruire per opera dell’architetto Gherardo Silvani la Villa Manadora, edificio che già all’epoca veniva ammirato per la straordinaria vista sulla città.
Nel Settecento tale proprietà viene venduta dagli eredi del Manadori alla famiglia Cambiagi per poi passare all’inizio dell’ ottocento a Luigi Le Blanc e a suo figlio Giacomo. I due possedimenti vengono gradualmente abbelliti, sfruttando la posizione panoramica del luogo. Giulio Mozzi, grande appassionato di giardini, contribuisce alla nuova decorazione della scalinata che viene arricchita dai fondali a mosaico con fontane e dalle statue in arenaria di personaggi in costumi campestri, ancora oggi presenti.




All’inizio dell’Ottocento la proprietà e la struttura del giardino sono ancora frazionate. I Mozzi possiedono la parte centrale dell’area, ovvero la grande scalinata con il prato antistante e la parte agricola. Luigi Le Blanc  possiede la parte a bosco, da lui trasformata in un moderno giardino anglo-cinese, e la Villa, detta all’epoca “del Belvedere,” arricchita dal nuovo giardino con un lago, una cascata e una fontana. Risale a questo periodo anche la Kaffehaus, con sala circolare e grotta sottostante (ancora esistente), gemellata con un’analoga struttura nella parte di proprietà dei Mozzi.
 Nel 1839 le due proprietà vengono unite con l’acquisto da parte della famiglia Mozzi della proprietà Le Blanc. Tuttavia, nel corso del secolo, la proprietà incorse in un inesorabile declino, a causa delle difficoltà economiche della famiglia. Nel 1880 il complesso, ormai in stato di abbandono, viene espropriato all’ultimo erede della famiglia Mozzi e acquistato dai principi Carolath von Beuthen, che ne saranno proprietari fino al 1913,  dotando il giardino di elementi di gusto vittoriano.
Agli inizi del Novecento avviene quindi il passaggio della proprietà dalla famiglia von Beuthen a Stefano Bardini che, subito dopo l’acquisto, rinnova l’intero complesso per adeguarlo alle proprie esigenze di rappresentanza e lo utilizza come uno spettacolare “showroom” all’aperto,  conferendogli uno stile ancora più eclettico di quanto già non avesse.
Il giardino, arricchito da elementi decorativi di varia provenienza assemblati col gusto tipico del collezionista che nulla esclude, diventa così un labirinto di tranelli per il conoscitore d’arte che stenta a riconoscere i materiali veri da quelli falsificati, i rimontaggi con inserimenti moderni dalle opere autentiche.
La costruzione di un viale per raggiungere la villa e la conseguente demolizione dei giardini murati, l’accorpamento degli edifici sulla costa S.Giorgio e la costruzione di una loggia sul Belvedere, inserita tra i due padiglioni dell’antica Kaffehaus, sono alcune tra le modifiche più evidenti volute dall’antiquario Bardini, in quella che fu la stagione più intensa del giardino.
Nel 1965, con la morte del figlio di Stefano Bardini, Ugo, ha inizio un lungo e complicato iter burocratico sull’eredità, conclusosi solo nel 2000 con l’interessamento dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, attraverso la Fondazione Parchi Monumentali Bardini Peyron, che gestisce attualmente la proprietà.
Oggi  il Giardino Bardini, dopo quasi cinque anni di minuzioso restauro, riapre finalmente i suoi cancelli, riportando alla luce un importante percorso storico che ritrae l’interessante complesso nelle fasi e nelle trasformazioni subite nel tempo.



Da non perdere il Museo Bardini situato in basso in  Piazza de' Mozzi di cui abbiamo già raccontato qualcosa.



Coordinate:  43°45'49.90"N,  11°15'26.86"E                     Mappe: Google - Bing




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