Guardando Firenze nei particolari da dietro l'obiettivo di una fotocamera.

venerdì 19 ottobre 2018

La statua dell'Abbondanza in Boboli






"... Fa centro il fonte ad un piano praticabile, intorno a cui come in teatrale recinto, vedonsi in acconcia maniera e simetrica, tenute dall' arte quattro ripide collinette vestite d'erbe e fiori campestri, e vario-coloriti licheni. Servono esse di margine a sei piani, che van parimente in giro a diverse altezze, tenuti in parte a guisa di prati naturali, in parte con variatissime specie d'alberi, e in parte a foggia di domestiche vigne. Lo stradone interrotto dal gran vivajo, che pur coincide colla linea centrale al Palazzo, prosegue dopo il descritto piano con tre spaziose scalinate, che accompagnando il pendìo delle collinette conducono ad altra men ripida pendice, che finisce col Giardino e colle Mura della Città. 

Ha termine la pendice ove si erge maestosa su gran piedestallo corintio la colossale statua dell'Abbondanza, facendo anche essa prospetto al gran Cortile de' Pitti, e campeggiando in uno spazioso gruppo di lecci, che quasi per metà la circondano a qualche distanza. Lo scultore Giov. Bologna  (Jean de Boulogne, Douai, 1529 – Firenze, 1608) la incominciò, ma cessato di vivere nel 16o8, e lasciatala imperfetta, fu terminata da Pietro Tacca  (Carrara 1577 – Firenze 1640) di lui scolare. Par che a tale effetto si valesse molto dell'opera di Sebastiano Salvini. 

Destinata in origine a rappresentare la Regina Giovanna d'Austria moglie del G. Duca Francesco I (Firenze, 1549 – 1609), e quindi per varie vicende mutato il progetto, con la giunta di alcuni attributi fu cambiala in una Abbondanza, ed in occasione delle nozze di Ferdinando II colla Principessa Vittoria della Rovere, fu inalzata nel 1636, dov' è presentemente, rammentandolo l'iscrizione del Piedestallo, che ancor palesa esservi stata posta in memoria della prosperità goduta dalla Toscana sotto il governo di Ferdinando II, mentre quasi tutta l'Europa era afflitta da miserie e   a guerra. 




Prendendo il cammino a sinistra si trovano coltivazioni amenissime di pomari, di vigne, di campi tenuti all'uso Toscano, che danno la vera idea della nostra maniera di coltivare. Le cortine della fortezza di Belvedere, alcune muraglie di confine a levante, e una gran porzione di bosco naturale, contornano i campi indicati. Risiede in mezzo ad essi, ed in eminenza a guisa delle nostre Ville di campagna, un galante Casino, che vien detto comunemente il Caffeaos: voce che vien dal tedesco, quasi dicesse la casa del Caffé [Kaffeehaus]. Vi è sottoposta una grotticella formata di massi irregolari, da' quali cade uno stillicidio d'acqua, che par veramente naturale d'un luogo umido...."

Da "Descrizione del Giardino Reale detto di Boboli - Francesco Maria Soldini - 1789 - Pagina 22  


Coordinate:  43°45'44.39"N,  11°15'9.14"E                     Mappe: Google - Bing


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