Guardando Firenze nei particolari da dietro l'obiettivo di una fotocamera.

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giovedì 19 novembre 2015

La Loggia rinnovata

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Firenze, Piazza dei Ciompi

La Loggia del Pesce, da poco restaurata in modo impeccabile, era collocata in altro luogo. Era al Mercato Vecchio, dove adesso c'è Piazza della Repubblica, all'incirca davanti all'Arcone, per svolgere la sua funzione chiaramente descritta dal nome, dove vendere il pesce, fino a quando venne smantellata verso il 1885-1895 al tempo del risanamento di Firenze Capitale del Regno d'Italia (dal 1865 al 1871), per poi essere ricostruita nel 1955 nell'attuale Piazza dei Ciompi. Nella foto in alto vedete due tondi che racchiudono pesci e delfini ai lati dello stemma mediceo con sotto la seguente iscrizione:

MAGNVS 
COSMVS MED
FLOR ET SENAR
DVX II

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 Leggiamo un brano tratto da L'illustratore fiorentino: Calendario, 1838, 39, Volume 3, pag 10-11 – di Guido Carocci
"...Questa via è detta degli Archibusieri dalle botteghe, che vi tenevano i fabbricatori di archibusi; e prima dicevasi Via dei Pesciaioli, e anche Pescheria, perchè vi si vendeva al prezzo fissato dalla grascia (dazio) il pesce che era solito portarsi dai laghi di Bientina , di Fucecchio e da altri luoghi.
Gli antichi fiorentini, inalzando appiè del Ponte Vecchio una loggia per la vendita del pesce, imitarono i Romani, i quali posero la pescheria, che dicevano forum piscarium, separata dal luogo e dal mercato, dove si vendevano gli altri commestibili. Pare che nei nostri maggiori nascesse un tal pensiero verso il 1296; poichè dalle cartapecore del monastero di S. Matteo d'Arcetri trasse il Manni un documento del 12 novembre del detto anno, col quale un certo Corsino di Gianni, che era della casata degli Amidei, protesta che senza il suo assenso e senza quello dei suoi consorti non può scavarsi dal Ponte Vecchio certo terreno per edificarvi una loggia pel Comune di Firenze. Ma essendosi accomodata una tale difficoltà, fu proseguito lo scavo e il lavoro della loggia , che non sappiamo quando fosse terminata. Manchiamo ancora di una precisa contezza della medesima fino al 1362; nel qual anno dal libro della Luna nell'uffizio della Parte apparisce l'ordine di far lastricare la piazza del pesce posta, si dice ivi, nella Via di Lungarno appresso al Ponte Vecchio, con ispendervi cinquanta fiorini; e in tempo a quello vicino si comanda, che si acconcino i tetti si della piazza del pesce, sì del ponte istesso. Che fosse qui la vendita del pesce vien pur confermato dall'iscrizione che fu posta alla nuova loggia del pesce medesimo, fatta edificare in Mercato Vecchio nel 1568, e che è in questi termini concepita.

FORUM PISCARIUM QVSQVE AD HUC
TREMPORIBVS QVADRAGESIMALIBUS AD
PONTEM VETEREM FREQUENTABATVR
NVNC ILL ET ECC MAGNVS COSMVS
MED FLOR ER SENAR DVX II ET
FRANCISCVS EIVS FILIVS PRINCEPS OPT
VR HIC CONTINVO PISCES VENDANTVR
MVITO MAIORI SVMPTV AC MAGNIFICENTIA
QUAM ANTEA ILLIC EXCTRVCTUM FVERAT
AEDIFICANDVM CVRARVNT
M D L X V I I I

[nota, traduzione. "Il mercato del pesce che fino ad ora si teneva, nei tempi di quaresima, presso il Ponte Vecchio, ora l'illustrissimo ed eccellentissimo Cosimo de' Medici, secondo Granduca di Firenze e di Siena, e suo figlio Francesco, ottimo principe, lo fecero costruire con assai maggiore spesa e magnificenza di quella con cui era stato edificato prima, affinché il pesce da ora in poi sia venduto qui. 1568".]

Trovandosi poi all'archivio del Monte Comune, infra le altre condannagioni cancellate nel governo del Duca d'Atene, che una trecca o rivendugliola fu condannata, perchè era stata colta a vendere de' ranocchi presso all'oratorio di Or San Michele, può argomentarsi da ciò che in antico non potesse vendersi il pesce, se non presso al Ponte Vecchio; dove si faceva ancora il mercato delle frutte e degli erbaggi; dicendosi nella novantesimaquarta delle Cento novelle antiche, che ser Frulli, il quale aveva un suo podere di sopra a San Giorgio, molto bello, sì che quasi tutto l' anno vi dimorava colla sua famiglia, il più delle mattine mandava la sua fante a vender cavoli, frutte ed altro alla piazza del Ponte Vecchio. Il Del Migliore parlando della vendita del pesce, dice che quello, che si pescava in Arno, serviva soltanto per la Signoria, a riserva d'un giorno dell'anno in cui era assegnato al Proconsolo, e i pescatori erano tenuti a pescarlo senza alcuna mercede. Che in un giorno dell'anno toccasse il pesce d'Arno al Proconsolo senza premio dei pescatori è verissimo, e di qui nacque il proverbio pescar pel proconsolo, che vale, affaticarsi indarno e per altri, e durare, come si dice, fatica per impoverire. Sembra strano per altro che servisse soltanto per la Signoria, poichè essa, come avverte il Manni nella lezione sull'antichità del Ponte Vecchio, era parchissima; ed è antichissimo il costume che ebbe l'Arte della Lana di mandarlo ai suoi consoli per S. Giovanni, e che ebbero pure vari monaci, di regalarlo nella vigilia dell'Assunzione ad alcune case di cittadini. ..."


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Coordinate:  43°46'16.73"N,  11°15'53.68"E                      Mappe: Google - Bing





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martedì 15 novembre 2011

Il Mercato Vecchio degli Alinari e di Signorini

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Firenze, Piazza della Repubblica

All'epoca romana qui sorgeva il Campidoglio, il foro, le superbe terme: Il Mercato Vecchio fu una località sontuosa e ricca a tempo dei romani  e qui scesero i fiesolani “ab antico” come dice Dante sulle sponde dell'Arno. Sulle rovine della civiltà romana sorsero allora i superbi palazzi e le sontuose case del medio evo, che poi alterate, deturpate e trasandate, ridussero quel luogo il peggiore della città. E dove prima erano state le linde, fastose case romane, e le severe dimore degli antichi fiorentini, si fecero catapecchie e casupole di povera gente, il Mercato, e il Ghetto. Oggi, su quella zona, è Piazza della Repubblica, risultato dello sventramento dell'epoca del "Risanamento", quando fu ridefinita l'urbanistica della città in seguito all'insediamento della capitale del Regno d'Italia a Firenze (dal 1865 al 1871).

Quasi nella stessa posizione della Colonna dell'Abbondanza.

Coordinate: 43°46'17.38"N,  11°15'13.40"E

Piazza del Mercato Vecchio come la vediamo in una foto dei Fratelli Alinari del 1893. Si intravede sulla sinistra la Loggia del Pesce ora in Piazza dei Ciompi.

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Piazza del Mercato Vecchio come la vedeva nel 1882-83 Telemaco Signorini (Firenze, 18 agosto 1835 – Firenze, 10 febbraio 1901) .

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Vedere anche:
- Il Ponte Vecchio 130 anni fa e oggi
- La via Torta di Telemaco
- Alle Grazie fu Rubaconte
- Il Tiratoio
- Porta San Gallo da fuori...nel tempo
- Firenze come è e come la vedeva lo Zocchi



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giovedì 24 novembre 2011

Sedersi per secoli sotto la colonna

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Firenze, Piazza della Repubblica

Come scrivevamo in un precedente post, dove prima erano state le linde, fastose case romane e le severe dimore degli antichi fiorentini, si fecero catapecchie e casupole di povera gente, il Mercato, e il Ghetto. Oggi, su quella zona, è Piazza della Repubblica, risultato dello sventramento dell'epoca del "Risanamento", quando fu ridefinita l'urbanistica della città in seguito all'insediamento della capitale del Regno d'Italia a Firenze (dal 1865 al 1871). Ma le abitudini degli esseri umani rimangono le stesse per sempre come sedersi sotto  la Colonna dell'Abbondanza come ci testimonia il dipinto di Jan Van der Straet italianizzato in Giovanni Stradano. E' probabile che accadesse la stessa cosa sin dai tempi remotissimi a partire dal momento in cui la colonna rappresentava il punto di incrocio delle due vie principali di Florentia romana, il Cardo ed il Decumano Massimo, e qui si apriva il Forum della città.   

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Nella foto sopra riportata vediamo Piazza del Mercato Vecchio, intorno al 1555,  Giovanni Stradano. Jan Van der Straet, detto Giovanni Stradano o Stradanus (Bruges, 1523 – Firenze, 11 febbraio 1605) è stato un pittore fiammingo che operò a lungo a Firenze nella seconda metà del XVI secolo disegnando arazzi e producendo dipinti della vita locale.

Coordinate: 43°46'17.38"N, 11°15'13.40"E

Vedere anche:
- Il Mercato Vecchio degli Alinari e di Signorini
- Colonna dell'Abbondanza.

- Il Ponte Vecchio 130 anni fa e oggi
- La via Torta di Telemaco
- Alle Grazie fu Rubaconte
- Il Tiratoio
- Porta San Gallo da fuori...nel tempo
- Firenze come è e come la vedeva lo Zocchi



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lunedì 20 febbraio 2017

In via degli Agolanti col Canto del Parentado per via dell'Arcivescovato





Firenze, Via Roma, Canto degli Agolanti

La Via dell'Arcivescovato chiude lo stabile del Ghetto dal lato di levante. Era questa via l'arteria principale di Firenze, la strada più antica, che occupava appunto il luogo dell'antica Via Cassia la quale faceva capo al Ponte Vecchio. Il nome attuale è moderno e la via ebbe nei diversi tempi altri nomi derivanti o dalle famiglie che vi ebbero le case o dalle botteghe che vi erano poste. Un forno antichissimo, detto della Macciana,  fece per molto tempo chiamar Via della Macciana o del forno della Macciana il tratto di questa strada che era fra via della Nave e Via della Vacca. Le botteghe di chiavaioli e di succhiellinai fecero chiamare in diverse epoche questo tratto di strada tra Via Chiavaioli e Via o Piazza de' Succhiellinai. Il breve tratto poi tra Via della Nave è la Piazza del Mercato si chiamò il canto del Parentado, dal nome dell'antica loggia che era posta là sul crocicchio della strada, o Via degli Agolanti dal nome di una antichissima e potente famiglia che ebbe quivi le sue antiche case. I fabbricati oggi appartenenti al quadrato del Ghetto, che sorgevano da questo lato appartennero ai Medici, ai Della Tosa, ai Della Pressa ed ai Pecori. Le case de' Pecori voltavano anche nella strada di fianco all'Arcivescovado che oggi si dice erroneamente Via della Vacca. Questo breve tratto fino alla Piazza dell'Olio, in altri altri tempi Piazza del Vescovo o di S. Ruffillo, non aveva un nome proprio. Si diceva il Canto de' Pecori, nome che si estendeva anche ad un primo tratto della Via dell'Arcivescovado, perchè qui tutt' all' intorno ebbe le sue case la famiglia Pecori.
Accanto ai Pecori ebbero le loro case ed una torre delle più antiche i Filitieri Da Castiglioni, prima di andare ad abitar da S. Andrea: e più verso la Via de' Boni ve ne ebbero i Fighineldi sostituiti dipoi in questo possesso dai Boni. Il nome di Via della Vacca dato prima a quel piccolo tratto strettissimo della strada tra Piazza dell'Olio e Via de' Boni, ho detto che è erroneo, perchè esso non derivò dal nome di una famiglia Della Vacca che esistè in Firenze. Le derivò invece dall' insegna di una bottega, anzi di un forno, ed il vero nome che ebbe per molto tempo fu di Via del Fornaio della Vacca. I Boni, e non Buoni, come è scritto nel cartello postovi dal Municipio, ebbero case, torri e palagio sull'angolo del Ghetto fra questa Via della Vacca e la via de' Naccaioli ed altro loro palazzo sorgeva dal lato opposto, nello spazio occupato per formare il giardino ad una specie di piazza dinanzi al Palazzo riedificato dagli Orlandini. Via de' Naccaioli fu il nome di una piccola parte soltanto di questa via dove furono alcune botteghe di fabbricanti di nacchere, un antico strumento assai in uso in altri tempi. Il nome più importante e più antico della strada era quello di Via dei Rigattieri perchè qui appunto furono in gran numero le botteghe di quest'arte. L' ultimo tratto poi verso il Mercato, si chiamò Via degli Stracciaioli, sempre per causa delle botteghe appartenenti a questo mestiere che consisteva nel toglier dal bozzolo la seta straccia. I palazzi, le case, le torri, la loggia dei Brunelleschi occupavano tutto il lato di levante di questa strada fra le case de' Boni e la loggia dei Tosinghi. E da' Brunelleschi s'intitolava pure la piazzetta comunemente chiamata de' Marroni e che si disse anche di S. Leo dalla chiesa poi soppressa che vi sorgeva e che fu una delle primitive parrocchie di Firenze.

Il ghetto di Firenze e i suoi ricordi illustrazione storica di Guido Carocci A. Forni, 1886


Oggi Via Roma, diventata una delle strade più fini di Firenze dopo la ristrutturazione di Firenze capitale del Regno d'Italia nella seconda metà dell'Ottocento, una volta era Via dell'Arcivescovato continuazione della Via Cassia provenendo dal Ponte Vecchio e traversando lo scomparso Mercato Vecchio sorto sopra l'interrato Foro Romano.



Coordinate:   43°46'19.86"N,  11°15'19.68"E                    Mappe: Google - Bing



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giovedì 19 gennaio 2017

Nel periodo di decadenza



Firenze, Piazza della Repubblica

L'Arcone di Piazza della Repubblica si trova dove una volta, prima di Firenze Capitale, c'era il Mercato Vecchio e il Ghetto e dove ancor prima c'era il Foro Romano, il Campidoglio i cui materiali servirono per le costruzioni successive dei palazzi del XIII secolo. Probabilmente le pietre cavate e lavorate dai romani che fondarono a Firenze una colonia sono quelle che servirono per i palazzi e le fondamenta delle torri.  Parecchie fra le famiglie più illustri per nobiltà e altezza di lignaggio, più potenti per ricchezza di possessi o per importanza di mercatura, più autorevoli per numero di aderenze o per eccellenza di uomini, avevano palagi, torri, logge, coni, in questa località che formò il primo nucleo della città del XIII secolo. Talune di queste famiglie erano discese da Fiesole ab antiquo, altre, abbandonati i turriti e cupi manieri sparsi sulle vette de' monti del contado, s' erano condotte a Firenze per dividere cogli antichi abitatori e diritti e doveri.  
Da Fiesole vennero a costruire sugli spazi del vecchio Foro Romano e ad abitare gli Arrigucci padroni e difensori fin da' secoli più lontani del vescovado di Fiesole, i Filitieri che si dissero dipoi Catellini aggiungendo al cognome il nome del più importante dei loro castelli, Castiglione, che sorge alle pendici di Monte Morello. Dai gioghi del Casentino e della Romagna dov'ebbero signoria feudale, dove possedettero innumerevoli castelli, scesero gli Ubaldini ed alcune delle case loro eressero lì da S. Maria in Campidoglio accanto ai palagi sontuosi, alle torri dei Brunelleschi, antichissimi abitatori di Firenze e signori del castello della Petraja. Palagi di mirabile ricchezza, torri, case, logge, eressero le famiglie della celebre consorteria dei Bisdomini e particolarmente i Tosinghi e i Della Tosa. Anche dei Figlineldi appartenenti all' altra consorterìa de' Figiovanni e de' Ferrantini sorsero qui le solide case e con loro altre ne inalzarono, i Rodighieri, i Renovandi, i Pecori, i Della Pressa, i Medici, gli Ardimanni, i Boni, tutte famiglie potenti e di molta riputazione nei tempi della repubblica.
Lo splendore e la ricchezza non continuano lungamente ad aver sede in questo luogo, centro di famiglie nobili e fastose. Nel XIV secolo siamo già in piena decadenza. Molte case annesse ai palagi non servono più agli usi delle famiglie che di codesti palagi erano padrone, nè per abitazioni di servi e vengono appigionale; le antiche corti che si aprivano in mezzo alle abitazioni di ognuna di quelle famiglie e servivano a feste e a radunanze, divengono piazze con botteghe e banchi ; nei vicoli interni si stabiliscono delle osterie ed anche dei luoghi di male affare; le traccie dell'antico splendore si affievoliscono e scompaiono a poco alla volta. E le ragioni sono molte e facili a comprendersi. Le famiglie che avevano già una potenza quasi principesca si dividono, decadono, impoveriscono addirittura, nè possono più mantenere il fasto e la magnificenza primitiva; altre trovano che l'abitare una località sottoposta alle emanazioni poco grate del Mercato, prossimo troppo a luoghi chiassosi e sconci, non è la cosa più comoda e piacevole, sicché stabiliscono altrove la loro dimora.
Già ai primi del 1400 si rileva che qui abitavano soltanto alcuni dei Della Tosa assai decaduti dall' antica grandezza; altri dei Rrunelleschi ridotti in fortuna meno che modesta, alcuni dei Pecori e basta. Tutte le altre famiglie erano estinte, scomparse, trasferite altrove, per dar luogo ad una popolazione nuova di mercanti, di trecconi, di facchini del mercato, di pollaioli, di meretrici. Le osterie, i luoghi di male affare favorirono poi le riunioni di gente chiassosa, di vagabondi, di malanni che si trattenevano là notte e giorno a farne d'ogni colore. Aggiungasi che là facevano poi capo anche i soldati delle compagnie di ventura, quelli che seguivano i principi e gli ambasciatori di passaggio e in missone a Firenze, talché spesso e volentieri succedevano colà scene di violenza e di scandalo. 
Che gente abitasse colà e quali episodi vi si svolgessero, può mostrarlo la seguente denunzia testuale che Jacopo di Bernardo d' Alamanno De' Medici, uno dei poco fortunati possessori di case in questa località faceva nel 1498 e che trovasi registrata nel campione del gonfalone Drago S. Giovanni. I fatti ai quali si accenna in tale denunzia singolarissima per forma e per stile, si riferiscono all'epoca in cui trovavasi a Firenze coi suoi soldati francesi Carlo VIII.
Ecco il documento:
« Sustanzie.  
«Un albergo ad uso di meretrice e tre botteghe ad uso di meretrice chon una casetta sulla piazza del Frascato. Le quali case e botteghe si suolevano appigionare tutte chon detto Albergo e al presente poche non si trova senone ladri e ribaldi che le voglino torre a pigione e quando le togliessino se ne andrebbono chon Dio e cholle masserizie e cholla pigione come ano fatto molti altri ne tempi passati. Il presente si fà governare per un artefice e rendemi L. 36 al mese ne temporali buoni e utimamente i franciosi marsano lettiere, presano e imbolarono la più parte delle lenzuole. »
E' strano il documento, ma è efficacissimo per dare un idea della razza di abitatori e di frequentatori di questa località, la quale, come dirò dopo, si suoleva chiamare in gran parte il Frascato dal nome di una piazza e di una celebre osteria che qui si trovava.  
E non basta.
Il nome di Piazza del Postribolo col quale era indicata una piazzola interna, perché qui fu istituito il primo locale di questo genere, i luoghi destinati allo stesso uso esistenti nel Frascato e nel chiasso di Malacucina, i magazzini dei pollaioli situati in diversi vicoli interni, alcune scuole di ballare... d'infima specie, tre o quattro osterie, la contiguità col mercato ed un numero infinito di ricordi che si riscontrano negli archivi di varj magistrati preposti alla tranquillità ed alla morale pubblica, dipingono a colori ben distinti lo stato disgraziatissimo in cui la parte interna specialmente di quest' ampio quadrato era ridotta nel secolo XV. 
Si capisce quindi facilmente come mai delle storiche famiglie antiche abitatrici di questa località non restassero più nel secolo successivo che le memorie.
Su per giù, si può affermare che le condizioni in cui trovavasi allora il Frascato, chiamandolo così perché così era generalmente chiamato tutto quel ceppo dì case, non erano migliori di quelle in cui si trovava il Ghetto negli ultimi tempi, quando ne fu deliberato ed effettuato lo sgombero.

In corsivo estratti da "Il ghetto di Firenze e i suoi ricordi  illustrazione storica" di Guido Carocci edito nel 1886


Coordinate: 43°46'17.00"N, 11°15'12.72"E             Mappe: Google - Bing



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domenica 19 giugno 2011

La Loggia del Mercato Nuovo del XXI e XIX secolo






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Firenze, Loggia del Mercato Nuovo

Come ogni luogo, pietra, monumento, edificio, è un concentrato di storia, avvenimenti, accaduti in qualche centinaio di anni. Lo è, un concentrato anche la Loggia del Mercato Nuovo situata tra il Ponte Vecchio e Piazza della Repubblica. Precedentemente biamo già parlato della Loggia in occasione della pietra dello scandalo . Qui passava e passa ed è passata  tutta Firenze. Qui hanno trascorso la loro vita anche personaggi curiosi come  Giuseppe Lacheri, venditore ambulante di dolci  , meglio conosciuto dai suoi contemporanei come il  Lachera .
Nella foto in alto vediamo come appare oggi la Loggia del Mercato Nuovo, mentre qui sotto vediamo   una incisione di Giuseppe Carocci realizzata in una data compresa dal 1830 al 1870.

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 Coordinate:  43°46'12.02"N,  11°15'15.31"E

Vedere anche:
- Il Ponte Vecchio 130 anni fa e oggi
- PonteVecchio
- Sulla Pietra dello Scandalo
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lunedì 11 novembre 2013

La Loggia del Pesce era là ora è qua

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Firenze, Piazza dei Ciompi

In un paio di post precedenti abbiamo visto dove era situata la Loggia del Pesce, voluta in quel luogo da Cosimo I de' Medici per opera di Giorgio Vasari nel 1567, spostando il mercato del pesce che era collocato accanto al Ponte Vecchio, prima che la grande rivoluzione urbanistica di Firenze Capitale d'Italia non imponesse lo smantellamento (Risanamento). Solo più tardi venne rimontata in Piazza dei Ciompi, nel 1956 quando il Comitato per l'estetica cittadina decise di ricostruirla, nello stesso periodo nel quale veniva analogamente ricollocata la Colonna dell'Abbondanza. L'abbiamo vista in  Piazza del Mercato Vecchio con gli occhi di  Telemaco Signorini (Firenze, 1835 – Firenze, 1901)  nel 1882-83 attraverso i suoi dipinti e le foto dei Fratelli Alinari.
Qui sotto vediamo il dettaglio della lapide posta al centro della facciata sud della loggia con l'iscrizione ben leggibile ancora oggi con impressa la data del 1573.

FORUM PISCARIUM QVSQVE AD HUC
TREMPORIBVS QVADRAGESIMALIBUS AD
PONTEM VETEREM FREQUENTABATVR
NVNC ILL ET ECC MAGNVS COSMVS
MED FLOR ER SENAR DVX  II ET
FRANCISCVS EIVS FILIVS PRINCEPS OPT
VR HIC CONTINVO PISCES VENDANTVR
MVITO MAIORI SVMPTV AC MAGNIFICENTIA
QUAM ANTEA ILLIC EXCTRVCTUM FVERAT 
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M D L X X I I I

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Coordinate:  43°46'16.73"N,  11°15'53.68"E                      Mappe: Google - Bing


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giovedì 25 agosto 2016

Calimala e il fuoco del 1304

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Firenze, via Calimala

Via Calimala si trova a Firenze, tra via Por Santa Maria e piazza della Repubblica. La strada era il tratto sud dell'antico cardo romano e l'origine del suo nome si perde nei primi giorni della città, storpiato nei secoli fino a diventare un enigma per gli etimologi.


“...Dopo tutto questo niun dubbio può cadere che le Arti presiedenti al lanifìcio fossero quella della Lana della città di Firenze e quella fai Mercatanti di Calimala; che la prima avesse la sua residenza nella via che oggi chiamasi Calimara nella casa canonicale di Orsanmichele, e la seconda in Calimaruzza, o come allora chiamavasi Calimala Francesca. Ciò posto è indubitato ancora che la via Francesca nominata dal Villani corrisponde alla moderna Calimaruzza e non già alla Calimara propriamente detta (siccome scrissero diversi autori), e che il traffico dei panni franceschi in quella e non in questa si andò facendo . Infatti strana cosa sarebbe stata la Residenza de' panni nostrali o della Lana fosse laddove si faceva commercio de panni franceschi, e quella de' panni franceschi nella via che serviva al commercio dei panni nostrali …. Stabilito per tal modo che la moderna Calimaruzza e non la Calimara è la vera Calimala Francesca andiamo alcun poco ragionando sull'etimologia della voce Calimala. 
Vogliono, come dicemmo, gl'illustratori della città, che la via Calimala fosse cosi detta dal latina Callis Malus, per significare essere questa una mala strada o cattiva, perché conducente al postribolo. Se ciò sìa verosìmile esaminiamolo...
Il nome dunque di Calimala dovette avere un'etimologia ben diversa, e se altro forse non volle significare che luogo ove esercitavasi il lanificio, non è improbabile che da Calla, cioè valico, passo ec., e da malaugurata cioè via di frode e malaugurio si dicesse per comodo di pronunzia Calla-mala e quindi Calimala. Infatti il Codice Riccardiano di N.° 2427 sembra convalidare questa opinione, allorchè parlando di essa strada ci dice che un tale che si doleva d'avere perduto il fiore del suo patrimonio con un mercante di Calimala chiamolla difficile Calle, lo che, mi sembra, spiega Via pericolosa e cattiva, siccome quella nella quale la frode e l' inganno forse più che in ogni altra allignava. Dimostrato in questo modo, per quanto per me si poteva, che la moderna Calimara non è la via Francesca nominata dal Villani, come pensarono gli scrittori che gli succedereno; che non è né verosimile né giusta la etimologia che vuoi dettarsi del suo nome dalla parola latina Callis Malus; e che il commerciò de' panni franceschi ed oltramontani non in questa, ma nella via Calimaruzza si faceva; mi piace di por termine al mio lungo e inadorno ragionamento, con trascrivere il funestissimo incendio che a questa via di Calimara cagionò un Serissimo ghibellino l'anno 1304, come trovasi descritto nelle cronache del diligentissimo Villani al libro VI cap. 71.
Avvenne che un Ser Neri Abati cherico priore di S. Piero Scheraggio (questa antichissima chiesa fu in parte abbattuta allorché ne 1298 si fabbrico il Palazzo della Signoria, ed il rimanente conservato ad uso di chiesa fa incorporato nella fabbrica de 'RR. Uffizi sotto Cosimo I, e quindi soppressa l'anno 1784.) uomo mondano e rebello e nemico de'suoi consorti, con fuoco temperato, prima messe fuoco in casa de' suoi consorti in Orto San Michele, e poi in Calimala Fiorentina in casa Caponsacchi presso alla bocca di Mercato Vecchio; e fu si empóto e furioso il maladetto fuoco, col conforto del vento a tramontana, che traeva forte, che in quel giorno arse la casa degl'Abati e de' Macci e tutta la Loggia d'Orto San Michele (Fu edificata sul disegno d'Arnolfo, secondo il Vasari, per la vendita del grano, poscia ampliata e ridotta a chiesa, nel modo che vediamo) e casa di Amieri, e Tosinghi e Cipriani, Lamberti, Bachini, e Bujamonti, e tutta Calimala, e le case de' Cavalcanti, e tutto Mercato nuovo, e Santa Cecilia e tutta la ruga di porta santa Maria insino al Ponte Vecchio, e Vacchereccia, e dietro S. Piero Scheraggio, e casa Guardini, Pulci, e Amidei, e Lucardesi e di tutte le circostanti, quasi insino ad Arno, e insomma arse tutto il midollo e tuorlo e cari luoghi della Città, e furono in quantità tra palazzi torri e case più di 1700; il danno d'arnesi, tesauri, e mercatanzie fu infinito perchè in que' luoghi era quasi tutta la mercatanzia e le care cose di Firenze, e quelle che non ardea, isgombrandosi, era rubate da1 malandrini, onde molte compagnie e schiatte, e famiglie furono disastre e vennero in povertade per la detta azione e ruberie ..”

Notizie biografiche originali di Bernardo Cennini, orafo fiorentino - 1839 -Di Federigo Fantozzi




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lunedì 16 aprile 2018

La casa di Lorenzo Ghiberti




Firenze, Piazza dei Ciompi 11

In questi mesi Piazza dei Ciompi è sottosopra, si stanno facendo i lavori per riqualificare la piazza che una volta ospitava il Mercato delle Pulci, mercatino caratteristico degli oggetti di antiquariato ed artigianato fiorentino unici, che era molto frequentato sia dai turisti che dai fiorentini. Era possibile trovare vecchie lampade, servizi da tè, posate, mobili, stampe, libri e bigiotterie, oggetti di un passato più o meno lontano. Situata a mezza strada tra il Duomo, Santa Croce e Piazza Beccaria la piazza accoglie la famosa Loggia del Pesce ricostruita qui a cavallo della metà del 1900 (1955)   dopo essere stata smontata negli anni della riqualificazione (1885-1895) del Ghetto nel centro storico ai tempi di Firenze Capitale del Regno d'Italia (1865-1871) nel Mercato Vecchio oggi Piazza della Repubblica.
Sul lato est della piazza vi è una casa apparentemente del tutto anonima non fosse per una vistosa lapide  posta sopra la cornice in pietra serena del portone d'ingresso che ricorda una proprietà di Lorenzo Ghiberti (Firenze, 1378 – Firenze, 1455) .

DI LORENZO GHIBERTI DALLE PORTE
QUESTA FU LA CASA








Vista l'importanza del personaggio è da ricordare come un tempo l'area si connotasse decisamente per la presenza di numerose botteghe di artisti, tanto che poco distante da qui, dall'altro lato di Borgo Allegri (dove era questa casa prima che si creasse la piazza dei Ciompi), a quello che era il numero civico 83, la tradizione riconosceva l'abitazione e bottega di Cimabue (Firenze, 1240 circa – Pisa, 1302) e di conseguenza il luogo dove si era formato Giotto (Vespignano, 1267 circa – 1337), ugualmente contrassegnata da una memoria in marmo e distrutta nel corso dello sventramento del quartiere attuato nel 1936.



Coordinate:   43°46'16.04"N,  11°15'54.57"E                    Mappe: Google - Bing




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giovedì 17 dicembre 2015

Il fregio di via dei Bardi

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Firenze, via dei Bardi

Entrando in Via de' Bardi provenendo dal Ponte Vecchio, troviamo una casa abbastanza anonima tra tanti palazzi posseduti da nobili e ricche famiglie fiorentine, Bardi, di fronte a Palazzo Piccolomini, non distante da Palazzo Capponi delle Rovinate e Palazzo Canigiani. Situato a sinistra della via si fa notare, per chi non è distratto da altro ed è attento osservatore, per un fregio sopra ad un ingresso e una finestra. Un fregio in bassorilievo con figure di fattura antica. Che sarà mai? Leggiamo cosa ci racconta Guido Carocci (Firenze 1851 - 1916).  

"...Rammenterò qui; perché mi torna opportuno, come lo rammentai sul mio libro intitolato // Mercato Vecchio di Firenze (i) un ricordo che figura tra gli spogli preziosissimi di Leopoldo Del Migliore. Nel 1581, nello affondare un antico pozzo in Piazza della Luna, posta dietro all'antica chiesa di S. Maria in Campidoglio, si rinvennero : una bella testa di statua romana, dei frammenti di ornati ed un fregio bellissimo che il sig. Carlo Del Nero [copista ?] fece poi collocare all'esterno di una sua casa in Via de' Bardi, vicino al palazzo Capponi; e tuttora vi si vede..."
Da Il Ghetto di Firenze di  Guido Carocci  Pagg. 12 - 13


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Coordinate:  43°45'59.09"N,  11°15'18.93"E                                 Mappe: Google - Bing


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giovedì 9 aprile 2015

Sotto lo sguardo di San Giorgio

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Firenze, Via orsanmichele, Palazzo Arte della Lana, Tabernacolo di Santa Maria della Tromba

I nostri avi, se potessero rivedere il tabernacolo, non si capaciterebbero dell'attuale collocazione. E' frutto di un espianto e una traslocazione di qualche decina di metri. Esso si trovava, circa 150 anni fa, prima della ristrutturazione del centro al tempo di Firenze capitale d'Italia (dal 1865 al 1871), all'angolo di via Calimala e Piazza del Mercato Vecchio (ora scomparso e sostituito da Piazza della Repubblica) come vediamo in un disegno di Ferruccio Moro  (1859-1948). Adesso il tabernacolo è inglobato nell'angolo nord-est del Palazzo Arte della Lana. Qui nella foto in alto vedete sulla sinistra la copia dell'opera di Donatello (Firenze, 1386 – 1466), il San Giorgio che uccide il drago e libera la principessa,  addossato nella nicchia di Orsanmichele , il cui originale si trova nel Bargello.


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Oggi dalla stessa prospettiva

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Coordinate:  43°46'15.04"N,  11°15'16.97"E                      Mappe: Google - Bing



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lunedì 26 marzo 2018

Riaffiora Firenze medievale





Firenze,Piazza della Repubblica

Non so per quale ragione si stiano effettuando dei lavori in Piazza della Repubblica ma quello che è evidente è l'affiorare dei muri, i pavimenti e il ciò che era al livello del suolo al tempo perduto della Firenze medievale distrutta per il cosiddetto 'risanamento' del centro storico e del Ghetto allorquando Firenze divenne capitale del Regno d'Italia per quel breve periodo durato sei anni che va dal 3 febbraio 1865 al 30 giugno 1871.



Ancora più sotto la pavimentazione novecentesca,  sotto alcuni metri di terra e materiale di riporto giace la Florentia romana che proprio qui aveva il suo centro, il Foro, l'incrocio tra le due strade principali ortogonali, il Decumano Massimo e il Cardo Massimo. Al centro dell'incrocio era una colonna situata all'incirca dove è situata ancora oggi quella  che ha al vertice la statua dell'Abbondanza.



Sullo sfondo della vecchia foto ottocentesca, riportata sotto, di Piazza del Mercato Vecchio si nota la Loggia del Pesce che, smontata all'epoca del 'risanamento', a metà degli anni 50 del secolo scorso fu riportata agli antichi splendori in Piazza dei Ciompi. Al posto della Loggia si trova oggi l'Arcone sul lato ovest di Piazza della Repubblica.





Coordinate: 43°46'17.00"N, 11°15'12.72"E             Mappe: Google - Bing




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lunedì 7 settembre 2015

Riverberi d'argento

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Firenze, Ponte Vecchio

I riflessi  argentei sull'Arno sono di luce ma i riflessi sono anche dentro le botteghe e nelle vetrine degli orafi addossate sul ponte .

Leggiamo un brano che riguarda il Ponte Vecchio tratto da "Della vecchiezza sovraggrande del Ponte Vecchio di Firenze e de' cangiamenti di esso" lezione di Domenico M. Manni, pubblicata nel 1763  recitata nell' Accademia Etrusca di Cortona il 9 Settembre 1763 . 
Che verso l'anno 1400. fosser in buon ordine le botteghe del Ponte , n' abbiamo contezza in Goro Dati , dove a car. 108. della sua Storia dice : Fra gli altri ( Ponti ) ven' è uno, sul quale da ogni parte son bellissime botteghe artieri lavorate di pietra concia, che non pare, che sia Ponte , se non in sul mezzo di esso , dove è una piazza 1 che ti mostra il fiume di sopra, e di fotto.
Che ver l'anno 1422. si fossero introdotti sul Ponte de' sordidi macelli, che mal facevano decoro a quel luogo, io l'ho in Ser Antonio di Pardo , siccomc in altro Notaio del 1495. Di queste botteghe sì lorde disgradendo la vista a chi vi passava tuttora, fur cangiate, destinandosi per gli orafi , argentieri , e gioiellieri , che innanzi dimora facevano e in via del Moro , e presso Mercato nuovo , e in via de' Servi.



Coordinate:  43°46'3.13"N,  11°15'10.05"E                      Mappe: Google - Bing




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giovedì 3 novembre 2011

La casa natale di Benvenuto Cellini

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Firenze,Piazza del Mercato centrale, targa

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IN QUESTA CASA
NACQUE BENVENUTO CELLINI
IL PRIMO DI NOVEMBRE  
DEL 1500
E VI PASSO' I PRIMI ANNI
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Questa è l'anonima facciata, tra gazebo e tavolini di ristoranti e pizzerie, della casa ove nacque Benvenuto Cellini. Il nonno di Benvenuto era un semplice muratore mentre il  padre Giovanni Cellini era suonatore e costruttore di strumenti musicali. 

Curioso il fatto che la targa assegni la data di nascita al Primo Novembre del 1500 mentre altre biografie segnano il 2 ed altre il 3. Comunque, giorno più giorno meno, ad oggi (3 Novembre 2011) sono trascorsi cinquecentoundici anni da quando vide la luce per la prima volta il sommo artista che produsse mirabili opere come il Perseo. Sul Ponte Vecchio troviamo un monumento a lui dedicato.

Nella Piazza del Mercato Centrale troviamo anche il monumento a Pinocchio e l'edificio tardo 800, epoca di Firenze capitale del Regno d'Italia, del Mercato Centrale .

Vedere anche:

Coordinate:  43°46'36.04"N,  11°15'15.24"E



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lunedì 27 novembre 2017

Vay de Vaya del Palagio della Luna





Firenze, via di S. Leonardo, Palagio della Luna

La Villa si trova proprio di fronte a quello che fu lo studio di Ottone Rosai (Firenze, 1895 – 1957).

"La Luna o il Palagio della Luna è una delle più belle ville della collina di Arcetri e se nella facciata rivolta verso il Viale de’ Collimodernamente rifatta, nulla apparisce della sua antica struttura, resta quasi intatta nelle belle forme caratteristiche del xv secolo la parte che corrisponde sulla via di S. Leonardo, ov’ è un cortile con portico elegantissimo. Dette a questa villa il nome che da secoli le è proprio la famiglia che la edificò: i Della Luna che, originari forse di Montevarchi dove ebbero un antico palazzo, vennero a Firenze ad esercitar l'arte degli Spezialitrassero il cognome dall’insegna della loro spezieria. Arricchiti col commercio, acquistarono un palazzo in Mercato Vecchio che era già dei Manfredi, ebbero parte nei pubblici uffici e poterono nel 1432 imprestare anche cospicue somme alla Signoria. Estinti nel 1643 i Della Luna in Niccolò di Luca, che la mattina del 27 agosto fu trovato annegato nella vasca del Giardino de’ Semplicila villa restò ad Agnola di lui madre la quale nel 1615 la vendeva a Vincenzo di Raimondo Barducci-Chierichini. Per dato e fatto di un fidecommisso indotto da Gio. Battista Barducci nel suo testamento del 1675 fatto a Palermo, la villa passò il 17 novembre 1724 in possesso di Lorenzo di Pier Filippo Pandolfini. Fu per vario tempo dei Pandolfini e modernamente l’ebbe la famiglia Morelli che la ridusse all’aspetto presente." Pg 226, I DINTORNI DI FIRENZE, di Guido Carocci 



"Nell'ultimo secolo non sembrano intervenuti mutamenti significativi rispetto a quanto descritto, se non lavori tesi a restaurare e mantenere nella sua misurata eleganza la proprietà, che appunto su via San Leonardo documenta delle sue antiche origini, con i molti e articolati corpi che la costituiscono. Del palagio quattrocentesco, in particolare, attesta il corpo di fabbrica a torre posto a nord, da identificare con il nucleo più antico della fabbrica (restaurato negli anni ottanta del Novecento ha evidenziato le tamponature delle aperture originarie). Lungo la strada, a documentare l'ultima proprietà nota (ricordata nel repertorio di Bargellini e Guarnieri) è un bassorilievo in una nicchia di fattura moderna, raffigurante la Madonna, con uno stemma in marmo e l'iscrizione:

IN 
MEMORIAM
C.B.CONTESSA VAY DE VAYA

Da Repertorio delle architetture civili di Firenze.

La Baronessa Adelma Vay o von Vay (anche Vay de Vaya ), nata contessa Adelaide von Wurmbrand-Stuppach (21 Ottobre 1840 - 24 maggio 1925), è stata una medium e pioniera dello spiritualismo in Slovenia e l'Ungheria.


Coordinate:   43°45'26.14"N,  11°15'7.85"E                    Mappe: Google - Bing




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