Guardando Firenze nei particolari da dietro l'obiettivo di una fotocamera.

lunedì 29 giugno 2015

Una cupola verde tra tanti tetti rossi

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Firenze,  via Farini

Dell'architetto Mariano Falcini  (Campi Bisenzio, 1804 – 1885) ne abbiamo parlato recentemente in occasione del post dedicato all'orologio situato nella Sala delle Reali Poste agli Uffizi, sala da lui riprogettata da una preesistente rimessa per le carrozze granducali. Opera ben più significa è la Sinagoga progetto firmato firmato come coadiutore. insieme a Vincenzo Micheli (Modena, 1833 – 1905), di Marco Treves  (Vercelli, 1814 - 1898) che gettò le basi del progetto. Le due esistenti sinagoghe nel Ghetto furono cancellate come tutte le case, palazzi,  piazze, vicole e strade all'epoca della ristrutturazione di Firenze Capitale del Regno d'Italia.Non è possibile non vederla, non riconoscerla, se dall'alto guardiamo il panorama di Firenze come in questa foto dal Piazzale Michelangelo. La grande cupola e le altre più piccoli stagliano col colore verde rame tra un mare di tetti di tegole in cotto rosso.
A Firenze solo il Kafeehaus del Giardino di Boboli ha una copertura dello stesso colore e materiale.


Coordinate:   43°46'21.78"N,  11°15'59.23"E                     Mappe: Google - Bing




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giovedì 25 giugno 2015

Sopra il cornicione è una balaustrata

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Firenze, Piazza San Firenze

Qui siamo in Piazza San Firenze dove troviamo la chiesa in stile tardobarocco (progetto di Pietro da Cortona come di tutto il complesso) dedicata a San Filippo Neri, il convento e l'oratorio. Nel 1640, i padri Filippini, venuti a Firenze da Roma, ricevettero in dono da papa Urbano VIII l'area che da piazza San Firenze si estende fra Borgo de' Greci, via dell'Anguillara fino a via Filippina. Tale zona comprendeva, oltre a case-torri e palazzetti, anche la chiesa di San Firenze (nome che deriva da San Fiorenzo), ricordata già nel 1174.  I due edifici vennero quindi uniti dal prospetto del convento. Le tre sezioni in cui è diviso il prospetto, da cui scende una scenografica scalinata, corrispondono dunque all'originaria chiesa, al convento e all'oratorio dei padri Filippini. Il convento e l'oratorio sono stati sede del Tribunale di Firenze adesso trasferito in periferia.

In alto troviamo la copia (l'originale si trova nel chiostro delle Oblate) dello stemma dei Serragli, due figure alate con la clarina ed una targa dedicata a Serragli, il benefattore che nel 1645 lasciò in eredità un cospicuo patrimonio per la conclusione dei lavori.

IULIANI SERRAGLI
HERED. EXT. OR. PRESB. F.
ABSOLUTUM
A REP. S. MDCCLXXV


Nel suo libro intitolato "Iscrizioni e memorie della città di Firenze"  (1887)  Francesco Bigazzi scrive:
"Mancò di vita nel 1648 Giuliano Serragli, dopo di aver testata la sua eredità a vantaggio della Congregazione dei Filippini, i quali volendo con questa ricca eredità secondare la pia mente del testatore, pensarono subito al disegno di una nuova Chiesa. Fu incaricato Pietro da Cortona di formare il progetto, ma essendo riuscito troppo grandioso.... vi ripugnò la modestia di quei Padri, e fu risoluto di ridurre l' antica Chiesa ad Oratorio, e l'Oratorio principiato dal Silvani nel 1645 a Chiesa, e situare fra l'una e l'altra di queste fabbriche il Convento, come appunto fu fatto.... La facciata intermedia del Convento è d' ordine dorico ed assai commendevole.... Sopra il cornicione è una balaustrata, e nel centro di essa campeggia lo stemma marmoreo del fondatore Serragli, posto in mezzo a due Fame scolpite da Pompilio Ticciati [(1706-1777)] con la suddetta iscrizione....". 



Coordinate:  43°46'11.15"N,  11°15'28.22"E                      Mappe: Google - Bing





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lunedì 22 giugno 2015

L'orologio delle Reali Poste

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Firenze, Sala delle Reali Poste degli Uffizi

La Sala delle Reali Poste è situata al piano terreno degli Uffizi. Difficile da notare in questi mesi per la barriera visiva dei ponteggi che esistono per la ristrutturazione di parte degli Uffizi. Ma dietro quel ponteggio un portone è l'accesso alla sala che deve il suo nome all'ufficio postale che vi ebbe sede dal 1866 al 1917, al tempo di Firenze Capitale del Regno d'Italia e per un po' di tempo dopo. Il salone fu progettato dall'architetto Mariano Falcini   (Campi Bisenzio, 1804 – 1885) che lo ricavò dal preesistente cortile delle carrozze qualificandolo con un pavimentato in marmi bianchi e rossi, coperto da un lucernario a padiglione sorretto da quattro esili colonne; le pareti, scandite da fregi e cornici in stucco, mostrano una vivace cromia valorizzata da recenti restauri. La funzione attuale della bella Sala delle Reali Poste è quella di ospitare  mostre temporanee allestite. Entrando da quel portone nascosto di cui dicevo prima troviamo di fronte in alto nella penombra dell'antisala un orologio antico, probabilmente della seconda metà del Novecento prodotto da un'azienda di orologi piemontese  attiva in quell'epoca, P. Granaglia e C.ia, con stucchi che la contornano che rappresentano i segni zodiacali. Da ricordare che a Mariano Falcini si devono alcune significative opere nella nostra città quali il Cimitero delle Porte Sante (1865) e la Sinagoga  (1875), il Giardino di Piazza Demidoff.



Coordinate: 43°46'7.89"N, 11°15'20.62"E                               Mappe: Google - Bing




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giovedì 18 giugno 2015

Cosa indica e chi è

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Firenze, Piazzale degli Uffizi

Il loggiato che circonda piazzale degli Uffizi ha ventotto nicchie ed ogni nicchia ha una statua che celebra un illustre artista, scienziato, letterato, uomo d'ingegno toscano. La prima nicchia sulla destra, oltre via Lambertesca andando verso l'Arno ed avendo lasciato alle spalle Piazza della Signoria, ospita una ieratica figura di monaco non incappucciato con in mano quello che a prima vista appare essere un libro indicato con la mano destra. Visto di profilo con la luce tagliente di un sole che accentua le luci e le ombre appare con una espressione più bonaria di quando lo sia vedendolo di fronte. Nel 1837 gli fu assegnato l'incarico a Lorenzo Nencini  (Firenze, 1806 - Firenze, 1854 ) di realizzare il ritratto ideale di Guido Monaco di Pomposa  (991-992 circa – dopo il 1033), monaco aretino inventore dello spartito musicale, ma solo il 24 giugno 1847 fu inaugurata nella locazione dove la vediamo oggi, nella ventisettesima nicchia. 


La statua rientra nei canoni della linearità scultorea toscana: l'abito monacale con pieghe ampie e risvolti consegnano un aspetto solenne alla figura che indica una tavoletta con righe e le note sul tetragramma, l'antesignano del pentagramma che verrà in epoca successiva.

Coordinate:   43°46'6.48"N,  11°15'19.72"E                     Mappe: Google - Bing




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lunedì 15 giugno 2015

I Signori Otto proibiscono che dietro il Castellaccio si possa...

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Firenze, Via degli Alfani, Signori Otto

All'angolo di via degli  Alfani corrispondente all'edificio oggi situato al numero 47, ma che alla fine dell'Ottocento era il 37, si trova murata una targa con un'iscrizione dei Signori Otto di Guardia e Balia. Già al tempo di  Francesco Bigazzi non tutta l'iscrizione era leggibile come rileviamo dalla trascrizione a pagina 363 del suo libro intitolato  Iscrizioni e memorie della città di Firenze pubblicato nel 1887  . 


LI SS. OTTO PROHIBISCONO CHE
DALLA PORTA DEL CONVENTO DE'
MONACI DEGLI ANGIOLI SINO AL CA
STELLACCIO NON SI POSSA ORINARE
NE FARE SPORCITE DI SORTE ALCVN
A . SOTTO PENA DI SCVDI DVE E DVE
TRATTI .............................A CIASCVNO
E DELL .......................................MDCXX.

"Essendo la pietra molto corrosa non si leggono alcune parole; ma possono ben sottintendersi nelle di fune, o di corda. "

Come vediamo dalla foto in alto, la situazione è peggiorata, la consunzione del tempo agisce imperterrita, e si sono perse altre lettere particolarmente in corrispondenza della zona già interessata dall'usura già più di un secolo fa.

Ma cosa è questo 'castellaccio' nominato nella targa? E' lo stesso Bigazzi che ce lo chiarisce.

"E nelle altre arbitrio del Magistrato. Questo Bando ordina il rispetto alla Chiesa ed al Convento de' Monaci di S. Maria degli Angioli, che trovasi a cinquanta metri da questo Bando, e della quale fu fondatore nel 1296 Fra Guittone di Viva di Michele d'Arezzo. I Monaci, essendosi ridotti in iscarsissimo numero, furono, non sono molti anni passati, fatti sloggiare; e la loro Chiesa profanata ed il Convento sono oggi annessi allo Stabilimento dell'Arcispedale di S. Maria Nuova.
Alla strada, posta dietro alla Via de' Servi dal lato di levante, détte nome di Via del Castellaccio non già un castello diroccato, ma bensì il Tempio degli Scolari restato non finito e che il popolo chiamò il Castellaccio dalla forma ottagonale. Era questo tempio un lavoro pregiatissimo del Brunellesco [Filippo Brunelleschi (Firenze, 1377 - 1446)] ordinato dai Consoli de' Mercadanti, esecutori testamentari di Matteo degli Scolari, il quale nel 1424 lasciò il suo patrimonio per l' erezione dì questa Chiesa. La Repubblica si servi degli assegnamenti per la guerra di Lucca, e la fabbrica restò sospesa ed imperfetta, come la vediamo oggi".


Coordinate:  43°46'31.03"N,  11°15'37.29"E                     Mappe: Google - Bing




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giovedì 11 giugno 2015

I grandi dell'Allori a Santissima Annunziata

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Firenze,  Santissima. Annunziata

Abbiamo visitato altre volte nei nostri viaggi fotografici la bellissima piazza prospiciente la Basilica della Santissima. Annunziata, L'abbiamo vista oggi e come era nel Settecento,  il Loggiato dei Serviti che la delimita a ovest, lo Spedale degli Innocenti a est, e alcuni particolari quali statue equestri e fontane. Abbiamo visto anche l'affresco sull'arcone centrale antistante l'entrata della Basilica che rappresenta Fede e Carità, del Pontormo  (Pontorme, 24 maggio 1494 – Firenze, 2 gennaio 1557) e l'affresco del 1616 di Bernardino Poccetti, pseudonimo di Bernardo Barbatelli (Firenze 1548 – Firenze, 1612), nell'attiguo chiostro "grande" detto dei "morti", con uno scorcio del Duomo.
 Entriamo nella penombra della Basilica per dirigerci in una delle cappelle che si aprono  nella navata di destra, la cosiddetta cappella Montauto nota come cappella di San Girolamo con gli affreschi di Alessandro Allori ( Firenze 1535, Firenze 1607) eseguiti tra il 1560 e il ’64, prima importante commissione assegnata al giovane pittore da Bastiano da Montauto, che aveva fatto fortuna a Roma come banchiere e grande amico di Michelangelo.. Su una della pareti è la Disputa di Gesù tra i dottori e la Cacciata dei mercanti dal tempio. Nella Disputa sono riconoscibili i ritratti di gran cittadini, letterati e alcuni amici personali dell’Allori stesso, tutti identificati con il nome scritto sulle scollature degli abiti (Maso da San Friano, Agnolo Bronzino, Jacopo Butteri, Pontormo), ma anche poeti ed eruditi come Pier Vettori e Vincenzo Borghini.


Coordinate:   43°46'37.00"N,  11°15'39.68"E                     Mappe: Google - Bing




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domenica 7 giugno 2015

Il dito del Ratto

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Firenze,  Piazza della Signoria , Loggia dei Lanzi

Non poteva non succedere ancora ed è successo. Il gruppo del Ratto di Polissena sotto la Loggia dei Lanzi, in Piazza della Signoria,  ha ricevuto l'ennesimo sfregio da parte di un visitatore niente affatto rispettoso del luogo e dell'arte. Il mignolo di Polidoro è stato staccato di netto e portato via come un souvenir qualsiasi alla stregua delle statuette del Davide che si trovano in quantità industriali nelle bancarelle e nei negozi dei dintorni. E non è la prima volta, ne sarà l'ultima, nonostante vi sia sorveglianza e telecamere che controllano costantemente la Loggia e tutti i monumenti sparsi per Firenze. Una telecamera avrà ripreso l'atto disgraziato e le registrazioni porteranno all'identificazione del vandalo e, al più presto. verrà sostituito il mignolo di marmo ma tutto ciò fa pensare su quanto sia pericoloso lasciare esposte opere d'arte in luoghi aperti. Gli estimatori educati sono milioni ma  basta un fesso .... 


Il gruppo rappresenta il ratto di Polissena, giovanissima figlia di Priamo ed Ecuba, ad opera di Pirro, nonostante il tentativo del fratello Polidoro di difenderla e della madre di sottrarla al rapimento trattenendola per un fianco prima di essere colpita a sua volta dalla spada del rapitore


Coordinate: 43°46'9.12"N, 11°15'20.57"E                      Mappe: Google - Bing



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giovedì 4 giugno 2015

Mezzogiorno in punto

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Firenze, Piazza della Signoria

E' un orologio che non ha bisogno di essere ricaricato da più o meno due secoli. E' la meridiana che si trova in Piazza della Signoria addossata a Casa Guidacci (Palazzo della Meridiana). In questa foto del 2 Giugno scorso segna le ore 12, quelle vere non quelle legali, in grado di  indicare contemporaneamente il mezzogiorno medio, fissato dal meridiano di Greenwich, che quello convenzionale relativo al fuso orario.


Coordinate:  43°46'11.83"N,  11°15'20.44"E                      Mappe: Google - Bing




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martedì 2 giugno 2015

La pietra è forte

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Firenze, Palazzo Vecchio

Entriamo da Via de' Gondi in Piazza della Signoria e sopra di noi sula sinistra si erge la maestosa, solida struttura di Palazzo Vecchio, con le sue bifore , finestroni, aperture, contrafforti, merli che si disegnano tra le forti pietre squadrate rosse di un mattino d'inizio giugno. E' la pietra forte che riflette quel caratteristico colore che nel pomeriggio dona riverberi ancora più infuocati. In cima alla Torre di Arnolfo si intravede la banderuola, Il marzocco, il leone emblema della città.


Coordinate:  43°46'9.20"N,  11°15'21.20"E         Mappe:   Google   -   Bing





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domenica 31 maggio 2015

Un'ombra oscura sul Ratto di Polissena

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Firenze, Loggia dei Lanzi

Mi piace fermarmi sotto la Loggia dei Lanzi, sedermi sui grandi secolari gradini a riposarmi cinque minuti circondato da turisti frettolosi intenti a fotografare le statue marmoree studiando la migliore inquadratura da immortalare nella memoria digitale SD. I selfie non si contano ma sono molti di meno rispetto a quelli eseguiti in altre parti della città, dalla contigua Piazza della Signoria al Ponte Vecchio, dal Loggiato degli Uffizi a Palazzo Pitti. La Loggia è un luogo ospitale, uno straordinario museo all'aperto dove sono certo i miei antenati hanno postao gli occhi e riposato per alcuni minuti così come amo fare io. Qui sono ospitate molte statue che vanno dall'epoca romana fino al Novecento, dal conosciutissimo bronzo del Perseo con la testa di Medusa di Benvenuto Cellini (Firenze 1500-1571) alle composizioni marmoree del Giambologna  (Jean de Boulogne, Douai, 1529 – Firenze, 1608). Sotto le centenarie volte a crociera  è il Ratto di Polissena (1866) di Pio Fedi (Viterbo, 1816 – 1892), più volte abbiamo visto in questo blog, che abbiamo deciso di fissare nuovamente con una foto per la spettacolare composizione che viene esaltata dal taglio netta di luce di un tardo mattino primaverile su uno sfondo scuro dato dall'ombra delle arcate volte a nord della Loggia. Fedi scolpì pensando alla luce e alle ombre? Probabilmente sì. Viene da pensare che questa opera d'arte ha più senso se collocata in un ambiente esterno dove varia la luce a seconda l'ora del giorno piuttosto che al chiuso di un museo. Ma forse questo discorso vale per tutte le sculture. 

Il gruppo rappresenta il ratto di Polissena, giovanissima figlia di Priamo ed Ecuba, ad opera di Pirro, nonostante il tentativo del fratello Polidoro di difenderla e della madre di sottrarla al rapimento trattenendola per un fianco prima di essere colpita a sua volta dalla spada del rapitore


Coordinate: 43°46'9.12"N, 11°15'20.57"E                      Mappe: Google - Bing




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giovedì 28 maggio 2015

Sopra il Ponte di Santa Trinita

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Firenze, Ponte di Santa Trinita

Dal  Ponte di Santa Trinita si  passa(va) venendo da Roma o andando nella città eterna.Il ponte è uno dei più eleganti monumenti funzionali, un'opera d'ingegno architettonico e di gusto mirabile, con la sua struttura particolare, 'catenaria'. Per il fatto di trovarsi in uno spazio aperto, in una posizione non soffocata dai palazzi,  si riesce ad essere  colpiti da ciò che vi sta sopra, il cielo. Qui le sfumature delle nuvole tra il bianco e il grigio su uno sfondo dì celeste e azzurro ricordano alcune stampe del Sei-Settecento, o i quadri dell'Otto-Novecento come se il  cielo su Firenze con le sue correnti fluisse ma non cambiasse mai.


Coordinate:   43°46'9.74"N,  11°15'2.38"E                     Mappe: Google - Bing




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domenica 24 maggio 2015

Il foro gnomonico

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Firenze, Piazza Santa Maria Novella

Tra il 1572 e il 1575, il cosmografo Egnazio Danti (Perugia, 1536-1586) installò sulla facciata di Santa Maria Novella ben tre strumenti astronomici: un grande quadrante con orologi solari, un'armilla equinoziale, e un foro gnomonico per una meridiana a camera oscura. Questi strumenti avevano lo scopo di favorire nuovi calcoli astronomici destinati al progetto di riforma del calendario giuliano che avrebbe dovuto ristabilire definitivamente la data liturgicamente esatta della Pasqua e delle annesse feste mobili. Danti era convinto che i problemi dell'epoca, relativi al calendario, richiedessero una revisione completa di ciò che si conosceva sui movimenti del Sole. Favorito dal mecenatismo di Cosimo I de’ Medici, sostenitore del progetto di riforma poi attuato da Gregorio XIII, Danti spese i suoi ultimi anni fiorentini nella costruzione di questo monumento di astronomia. Lo gnomone fu progettato nel 1575 ma Danti non riuscì a portare a termine il tracciamento della linea meridiana sul pavimento della chiesa. 

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Aprì solo il foro gnomonico, prima sulla vetrata del rosone, poi sulla facciata della chiesa, assai più in alto, praticando due aperture anche sulla volta interna in modo da lasciar passare il sole solo durante gli equinozi e il solstizio d'inverno. (da Museo Galileo)



Coordinate: 43°46'24.51"N, 11°14'57.53"E                 Mappe: Google - Bing




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giovedì 21 maggio 2015

Si consuma l'Autunno


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Firenze, Ponte di Santa Trinita

I dettagli hanno la particolarità di raccontare più di quanto possa fare l'insieme. Qui siamo sul Ponte di Santa Trinita e, certamente le quattro statue che rappresentano le quattro stagioni, hanno da raccontare tante cose con i propri dettagli, prima di  tutto le numerose fratture  che rimandano il ricordo alle mine delle truppe tedesche in ritirata che le fecero saltate insieme alle pietre di quasi tutti i ponti fiorentini. I pezzi sono stati riassemblatati e le statue ricollocate al loro posto, i ponti ricostruiti del tutto simili a come erano stati realizzati dai grandi architetti del passato. Ma vi sono altri danni diversi da quelli prodotti in pochi secondi dalle mine, sono i danni che i secoli infliggono in modo silente istante per istante, la pioggia, il freddo, il sole, e negli ultimi decenni l'inquinamento. Lo testimonia l'Autunno di Giovan Battista Caccini (1556 – 1613): Se osserviamo con attenzione il marmo della statua vedremmo la ruvidità striata della pietra, consumata, lisa, ma non al punto di rendere illeggibile l'espressione e la maestosità del personaggio scolpito.

Coordinate:  43°46'7.16"N,  11°15'0.03"E                      Mappe: Google - Bing




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domenica 17 maggio 2015

Le statue del Palazzo Strozzi del Poeta e gli Alterati

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Firenze, Via de' Tornabuoni n.5

ANNO MDXXIX è inciso sul piedistallo di una una delle due statue   di Antonio Novelli (Castelfranco di Sotto 1599 - ) , quella  più deteriorata, posta sulla facciata del Palazzo Giaconi Strozzi del Poeta di Via de' Tornabuoni. Nel 1443 il complesso preesistente entrò a fare parte delle proprietà degli Strozzi.  L'appellativo di Poeta viene dal soprannome di  Giovan Battista Strozzi (detto anche il Cieco) che nel Seicento fu proprietario e promotore dell'Accademia degli Alterati e dove ospitò la sede fino alla sua morte avvenuta nel 1634. Il basamento dell'altra statua meno consumata ha lo stemma degli degli Strozzi e reca la scritta "Gio Bapt Strozza". Purtroppo le due statue del 1629 sono in pietra arenaria abbastanza deteriorate non sono più leggibili nei dettagli ma è intuibile che rappresentino giovani che reggono scudi con le armi Strozzi e Ciappi. Nel 1626 Gherardo Silvani (Firenze, 1579 – 1675) ebbe incarico di progettare la facciata, a compimento dei lavori iniziati circa un secolo prima.

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MEMORIE
DELL' ACCADEMIA
DEGLI ALTERATI.

Non mi è sembrato egramente sé non cosa utile, e di qualche dilettevole erudizione il trattare della nostra Fiorentina Accademia degli Alterati, quando il chiarissimo Sig. Dott. Giuseppe Bianchini di Prato ne' Ragionamenti Istorici de' Granduchi dì Toscana Ragionamento II. sotto Francesco I. così né ha dato nobile impulso, scrivendo “Questa Accademia degli Alterati , benché dopo lo spazio di non molti anni veniss meno, tuttavolta chiara, e famosa ella si fece, e cagione fu in Firenze, mediante i suoi studiosi esercizj, molti, e molti di sublime spirito, e d'ingegno forniti, ancora d'eloquenza, di cognizioni, e di sapere ricchi abbondantemente ne divenissero . Tanto più che dall'eruditismo Francesco Saverio Quadrio della Compagnia di Gesù nella Storia d'ogni Poesia, dell'Accademie di Firenze trattandosi , è slato ora fscritto, Nel 570. un'altra pur vi fioriva, chiamata degli Alterati, fondata da Giovambatista Strozza soprannomato il Cieco, in sua Casa. Portava questa per imprefa una Tina pjena d'uve, che ammontate si riscaldano, col motto: Quid non
designat ebrietàs „ Ma l'aggiunta,che fa qui di Ebrietas il Quadrio, non si dee ascrivere a lui, bensì a Giovanni Ferro de' Rotarj, che prima di lui ciò racconta nel Teatro dell'Imprese, ove cita alla margine il Bargagli. Tanto maggiormente ancora, che avanti a questi Scrittori dall'Arcidiacono Luigi Strozzi, il quale di Gio: Batista il Cieco tessè la Vita, posta' dipoi in luce dal celebre Sig Canonico Salvino Salvini ne' Fasti dell'Accad. Fior. cosi ci venne narrato, “Fondò in Sua Casa la celebre Accademia degli Alterati, che in concorrenza di quella della Crusca, la Fiorentina Favella a sì alto segno esaltò” Reputo io pertanto pregio essere dell'opera il trattare di questa perduta Accademia nostra men che ristrettamente (qualora me ne porge occasione opportunissima un Sigillo di essa) colle parole dello stesso Sig. Canonico Salvini, il quale a lungo ne ragiona nelle Notizie di Tommaso del Nero, in questa guisa “ Affinché per lo suo mezzo più le Lettere si coltivassero, si trovò » insieme con altri virtuosi suggetti » a fondare una nuova Letteraria Adunanza, anzi ne fu egli il principal promotore. Questa è l'Accademia .degli Alterati, la quale essendo stata celebre tanto, e famosa nella Patria nostra , ed essendosi in essa fatti, ed allevati molti chiarissimi ingegni, e molte degne Opere, pur da lei uscite alla luce; ogni ragion vuole che io ne faccia qui, come in luogo opportuno, alcuna breve memoria...”

Memorie della Fiorentina Famosa Accademia degli Alterati raccolte da Domenico Maria Manni - 1748. 



Coordinate:  43°46'14.44"N, 11°15'4.69"E                      Mappe: Google - Bing




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mercoledì 13 maggio 2015

Il braccio fiorentino

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Firenze,  Via de' Cerchi

Quante volte saremo passati 'indifferenti' in Via de' cerchi senza sapere che proprio in questa strada esiste qualcosa di unico strettamente legato al mondo pratico. La misura del 'braccio fiorentino' . E' un'antica unità in uso nel passato a Firenze corrispondente a 583,2 millimetri, ovvero ben più di mezzo metro. Per essere certi che l'unità venisse rispettata, i nostri antenati avevano posto un punto di rifermento, situato all'aperto, facilmente  accessibile,  sul quale ognuno poteva tarare il proprio strumento di misura. Il luogo ove era posta l'unità di riferimento la possiamo vedere ancora oggi andando in  Via de' Cerchi tra il via Condotta e via dei Cimatori. Sulla parete di un palazzo ad una comoda altezza d'uomo vi è un'anonima scanalatura, ben visibile, che riporta le giuste proporzioni. Probabilmente lo spazio vuoto era riempito, suppongo, da una barra metallica, forse di bronzo. Perché si trovasse incastonato in questo palazzo così vicino a Palazzo Vecchio è da capire.

Abbiamo già visto altre unità di misura, questa volta scolpite, sulle colonne della porta sud del San Giovanni, il Battistero.

Coordinate:    43°46'13.48"N,  11°15'22.01"E                    Mappe:  Google - Bing




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