Guardando Firenze nei particolari da dietro l'obiettivo di una fotocamera.

lunedì 25 settembre 2017

E' tornato lassù





Firenze, Duomo 


E' tornato lassù a decorare la facciata del Duomo una replica di marmo del Samuele di Giovan Battista Tassara  (Genova, 24 giugno 1841 – Genova, 5 ottobre 1916) dopo un bel po' di anni. 

I restauratori dell’Opera di Santa Maria del Fiore hanno ricollocato stamani sulla facciata del Duomo di Firenze una replica di marmo, scolpita a mano dalle maestranze della Bottega di restauro dell’Opera, della scultura ottocentesca raffigurante Samuele (cm 175), uno dei personaggi dell’Antico Testamento. L’originale della scultura, opera di Giovan Battista Tassara, risale al periodo in cui fu costruita la nuova facciata del Duomo di Firenze, di cui ricorrono quest'anno 130 anni. Rimosso alcuni anni fa per motivi di conservazione, il Samuele, dopo il restauro, è entrato a far parte della collezione del nuovo Museo dell’Opera del Duomo, dove è visibile al pubblico fin dall’apertura. A breve, nel mese di ottobre, saranno rimosse dalla facciata del Duomo anche altre tre grandi sculture degradate, raffiguranti Papa Leone Magno, Papa Gregorio VII e Papa Celestino (foto in basso). 

Le tre statue, opera di Raffaello Romanelli  (Firenze, 1856 – Firenze, 1928), Fortunato Galli (1850-1918) e Dante Sodini  (Firenze 1858 - 1934), saranno prima restaurate e poi sostituite sulla facciata da repliche di marmo. Che l'opera del Sodini avesse bisogno di un restauro, anche urgente, è comprovato dalla foto sotto riportata, specialmente nel particolare gesto della consunta mano destra di Papa celestino V (quello del gran rifiuto nominato da Dante), un dettaglio tutt'affatto particolare.




Coordinate:  43°46'23.78"N,  11°15'20.18"E                      Mappe: Google - Bing





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lunedì 18 settembre 2017

Qualcosa da San Pier Maggiore, chiesa che non esiste più





Firenze, Museo dell'Opera di Santa Croce

Si entra dalla basilica di Santa Croce previo acquisto del biglietto o dalla Cappella dei Pazzi, per arrivare al Museo dell'Opera di Santa Croce dall'ala di fabbricato che divide i due chiostri. Le prime tre sale accolgono affreschi staccati, sinopie, rilievi, sculture e arredi lignei. Nel quarto ambiente – già cappella della famiglia Cerchi – la cui struttura gotica è stata rimaneggiata all'inizio del Quattrocento, sono riunite opere in terracotta invetriata dei Della Robbia e frammenti di decorazioni provenienti dalle pareti. 
Al centro visivo della cappella si erge il Cristo crocifìsso opera del 1300-1310 di Lippo di Benivieni le cui date di nascita e di morte non sono conosciute ma che sappiamo essere attivo in Firenze dal 1296 -1327. Nel 1316 risulta attivo a Santa Maria Novella, anche se il suo principale committente rimase il monastero femminile di San Pier Maggiore, per la cui chiesa eseguì una serie di opere nell'arco dei primi vent'anni del Trecento come la Croce oggi al Museo dell'Opera di Santa Croce. 
Come si diceva l'opera, una tempera su tavola identificabile con gli inizi XIV secolo proveniente dall'ex chiesa di San Pier Maggiore, è pervenuto in Santa Croce dopo il 1785.

Altre opere nella cappella sono sulle pareti di un 'Pittore Fiorentino'  i frammenti della decorazione originale della cappella Cerchi del XII secolo in affreschi nella collocazione originaria, Nella parete di destra una Madonna in trono col Bambino tra San Benedetto, il committente, san Ludovico, san Giovanni Evangelista e angeli musicanti di Francesco di Michele (Firenze attivo 1375 -1400 circa) e, attribuzione dello stesso autore, due frammenti di affreschi staccati prevenienti dalla basilica (parete dietro al secondo altare della navata destra) del 1387 con cornici e finte



Coordinate:   43°46'4.92"N,  11°15'43.96"E                    Mappe: Google - Bing



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mercoledì 13 settembre 2017

Il San Martino dall'Arte dei Vinattieri





Firenze, Chiesa di Orsanmichele

All'interno di Orsanmichele sulla parete della navata sinistra, si trova un luminoso dipinto che emerge dalla penombra. E' il  San Martino (1515-20) di Antonio Sogliani (Firenze, 1492 -1544) un olio su una sola tavola di pioppo, cm (222 x 62), racchiuso in una incorniciatura non originale del sec. XVIII. Anche questo dipinto, al pari del San Bartolomeo, è ricordato nelle Vite di Giorgio Vasari (Arezzo, 1511 – Firenze, 1574), come opera precoce del Sogliani e che dette notorietà "gli diede nome di bonissimo maestro" al pittore allievo di Lorenzo di Credi, l'autore della tavola col San Bartolomeo nella precedente campata della chiesa. Commissionato dall'Arte dei Vinattieri il santo è raffigurato con i paramenti da vescovo, entro uno scenario architettonico; la nicchia è articolata in varie modanature e presenta un catino con valva di conchiglia, alla sommità. La scena della predella dove San Martino divide il mantello col mendicante, è dipinta a monocromo, con l'intenzione di assomigliare ai bassorilievi che si trovano su alcuni tabernacoli all'esterno, collegando così questa commissione a quelle delle altre Arti.




Coordinate:   43°46'14.26"N,  11°15'17.19"E                 Mappe:    Google  -  Bing



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martedì 5 settembre 2017

Il forestiero istruito e S. Maria Novella di Firenze




Firenze, Santa Maria Novella 

"IN SANTA MARIA NOVELLA
...
Prima però, che il Forestiero ponga il piede dentro la Chiesa, conviene il trattenersi per un poco, al fine di dare un guardo alla Piazza, che gli rimane davanti, essendo delle più grandi della Città, ordinata dalla Repubblica Fiorentina fino del 1287 a contemplazione della nuova Chiesa. In questa piazza vi si veggono due Guglie di mistio di Seravezza ordinate da Cosimo I de' Medici [Firenze, 1519 – 1574], allora Duca di Firenze, é poi I Granduca di Toscana, all' effetto  di dare, a guisa delle quadrighe nel circo usato dagli antichi Romani, varj spettacoli al Popolo. Sopra le basi di pietra si veggono quattro testuggini di bronzo in ambedue, quasi dimostrino di sostenere le predette guglie (quelle Guglie da principio furon fatte di legno, e poi di mirtio di Seravezza a' tempi di Ferdinando I [Firenze, 1549 – 1609]), stimabili, perchè getto del celebre Scultore Fiammingo nato in Rovai domandato comunemente Giovanni Bologna da Rovai [Giambologna].
La Chiesa poi, che è volta a mezzo giorno ha la facciata incrostata a marmi bianchi, e neri (veramente è un marmo chiamato Verde dì Prato; ma dicesi nero, perchè tende piuttosto al nericcio) così principiata dopo il 1350 per un legato di Messer Turino Baldesi, e fu condotta quasi fino al primo cornicione; ma poi lasciata imperfetta, venne dalla liberalità di Giovanni di Paolo Rucellai nel 1470 terminata, essendovi state poste le armi, e i geroglifici della famiglia, che sono quelle vele sotto il cornicione, col disegno di Leon Batista Alberti [Genova, 1404 – 1472] , e in tale occasione fu rinnovata, ed abbellita magnificamente la Porta del mezzo, che in Firenze certamente non vi è la più bella, dovendosi grado allo Storico Bernardo di Giovanni Rucellai, che quivi volle essere sepolto, notandosi il suo nome in una fascia di porfido inserita nello scalino, essendo queste le prime lettere che si trovassero in Firenze in pietra sì dura; mentre non avevasi ancora di quest' arte aperta contezza: Fanno ornato alla facciata anche gli Avelli, i quali oltre esser ben' disposti, sono parimente arricchiti di marmi della medesima qualità : Sopra la Porta nel semicerchio vedesi una pittura rappresentante S. Tommaso D' Aquino avanti al Crocifisso, osservandosi in certa distanza la solenne processione del Corpus Domini, che è di mano di Ulisse Ciocchi [Monte San Savino 1560/70 - 1631] scolare del Poccetti [Firenze 1542- 1612] (Ulisse Ciocchi era da San Savino di quello Pittore non fi trova essere stata scritta da alcuno la vita) fatta nel 1616 [?], siccome sono opera del medesimo le due figure Aronne colla manna, e Melchisedecco co' pani, sopra le Porte laterali. Degni pure di osservazione sono i due Istrumenti astronomici collocati nella predetta facciata da Maestro Ignazio Danti [Perugia, 1536-1586] Religioso Domenicano, uno de' quali serve per additare i segni dello Zodiaco, i gradi del Sole, gli Equinozi, e i solstizi; e 1' altro accenna, mediante certi stiletti di bronzo, le ore solari, secondo i diversi usi delle Nazioni , e tali Istrumenti furon posti per ordine di Cosimo I essendo il Danti Cosmografo, e Matematico addetto al di lui servigio, come lo denotano le due cartelle registrate nella muraglia della predetta facciata. ..."

Da "Il forestiero istruito, S. Maria Novella di Firenze" di Vincenzio Fineschi,  pubblicato nel 1790



Coordinate:   43°46'27.18"N,  11°14'57.76"E                    Mappe: Google - Bing






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lunedì 28 agosto 2017

Un lucernario niente male





Firenze, Uffizi

Sotto quella lanterna ottagonale che vediamo dal basso, da Piazza del Grano, vi è la sala ottagonale chiamata Tribuna fu commissionata da Francesco I (Firenze, 1541 – Poggio a Caiano, 1587), figlio di Cosimo I de’ Medici (Firenze, 1519 – 1574), all’architetto Bernardo Buontalenti (Firenze, 1531 – 1608) che la terminò intorno al 1584. Francesco volle questa sala all’interno del palazzo degli Uffizi per esporvi i suoi più preziosi oggetti: quadri, gioielli, monete ecc. In un certo senso la Tribuna era di per sé già un “museo” molti anni prima che il Palazzo degli Uffizi venisse ufficialmente trasformato in Galleria d’arte. A parte i dipinti, il mobilio e le statue custoditi ancora oggi all’interno della Tribuna – fra cui la delicata statua in marmo detta Venere dei Medici (I secolo a. C. circa) – la sala stessa può essere considerata un’opera d’arte con l’incredibile cupola decorata da migliaia di conchiglie di madreperla, le pareti rivestite di velluto rosso ed il pavimento in marmo: un incanto! (da www.uffizifirenze.it/)


Coordinate:    43°46'5.01"N,  11°15'20.54"E                   Mappe: Google - Bing



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lunedì 21 agosto 2017

La Torre del Gallo dal Museo delle Porcellane





Firenze,  la Torre del Gallo


La Torre del Gallo si trova a Firenze in località Pian de' Giullari, sulle colline di Arcetri, dove si dice abbia soggiornato Galileo Galilei tra il 1634 e il 1642. Da una finestra del Museo delle Porcellane nel Giardino di Boboli.



GALLO (TORRE DEL) nel suburbio australe di Firenze. Casa torrita con poderi annessi sopra un'elevata prominenza facente parte di quei colli di Arcetri, che stendonsi di là verso sett. sino alla costa de' Magnoli e al poggio di Boboli dentro Firenze. La Torre del Gallo, osservata dal vivente astronomo Padre Giovanni Inghirami delle Scuole Pie, fu riscontrata alta 344 br. sopra il livello del mare Mediterraneo. Il poggio del Gallo confina a sett. con Giramonte, a grec. con S. Miniato al Monte, verso lib. col Poggio Imperiale, a ostro col Pian di Giullari, e a pon.-maestro con la fortezza di Belvedere e la città di Firenze, che è appena un miglio lontana di dà; nel popolo di S. Leonardo in Arcetri, Com. Giur. e circa due migl. a grec. del Galluzzo, Dioc. e Comp. di Firenze. Non che io voglia, nè debba ad ogni passo rammentare tante case-torrite che fanno corona sui poggi intorno alla valle deliziosa di Firenze, per quanto molte di esse sotto vari i rapporti interessino l' istoria di cotesta classica terra: ma perchè sarebbe omissione indegna di un cultore delle fisiche discipline di non segnalare nella presente opera la casa-torrita della Torre del Gallo, come quella che, per fama tradizionale di due secoli, credesi stata specola al divino Galileo, nel tempo che fu costretto a vivere gli ultimi suoi nove anni di carcere nella vicina villa di Arcetri, denominata il Giojello. La Torre pertanto del Gallo è un fabbricato solido e quadrato con un cortile nel centro contornato per tre lati da un loggiato sorretto da otto colonne di macigno di ordine corintio e di una maniera di lavoro che non sembra più antica del secolo XV. Non vi è che il pian terreno e il primo piano, sopra il quale si alza una solida torre quadrata terminata da merli e da un interno ballatoio. La vecchia banderuola di ferro, rappresentante un gallo, potrebbe aver dato il nome alla Torre del Gallo, se il più veterano fra gl'istorici fiorentini, Ricordano Malespini, non ne avesse avvertiti, che questo poggio era posseduto dalla famiglia magnatizia de' Galli. Stantechè, diceva egli nella Istoria fior. al cap. 57, che all'età sua dentro la città di Firenze, in Porta Santa Maria erano i Galli, che già avevano un poggio allato a Santo Miniato al Monte, che si chiamava il Poggio de' Galli, e toglievanvi (cioè riscuotevano il pedaggio) per antico passaggio, ma il Comune (di Firenze) ogni cosa abbattè. La casa de' Galli pertanto era in origine grande e possente, ma avendo abbracciato il partito ghibellino con quella de' Cappiardi loro vicini e consorti, si ridusse in povera fortuna; (G. VILLANI, Cronic. lib. IV. cap. 13) e all'occasione della pace del Cardinal Latino fra i due partiti, (anno 1286) alcuni della casa de' Galli furono confinati, e i loro beni confiscati: sicchè i poderi con la Torre del Gallo posteriormente passarono in mano di altri cittadini; prima i Lanfredini, dopo essi nella casa Buini, poi in Cassandra Cerretani Marsuppini, dalla quale gli ereditarono nel secolo scorso i Gondi, che alienarono quel terreno con la Torre del Gallo ai fratelli Grassi, e da questi ne fece acquisto l'attuale possessore, il ch. avvocato fiorentino Luigi Piccioli. Possedeva la Torre del Gallo con i poderi annessi la famiglia Lanfredini al tempo in cui risale l'attuale fabbricato, che di poca età dovè precedere quella dell'ultimo assedio di Firenze, quando in questa Villa del Gallo, nell' ottobre del 1529, venne a postarsi una parte dell' esercito imperiale-papalino, e con esso il colonnello conte Pier Maria di San Secondo; mentre a Giramonte, fra il Poggio del Gallo e l'Erta canina, prese alloggio Alessandro Vitelli, e verso la Porta a S. Giorgio, più vicino a S. Leonardo, si postò il march. del Vasto. Nella villa de' Balducci Pirro Colonna; nel palazzo di Rusciano, già di Luca Pitti sopra Ricorboli, prese stanza un altro colonnello, Gio. Battista Savello; in sul poggio di S. Margherita a Montici il signor Sciarra-Colonna, e nel Pian di Giullari nelle case de' Guicciardini il principe d' Orange, comandante in capo dell'esercito di assedio. – (VARCHI, Istor. for. lib. X.) , Ancora i nostri (aggiunge Bernardo Segni) avevano messo due pezzi di artiglieria sul campanile della chiesa di S. Miniato, coi quali infestavano il campo nemico, ed essi all'incontro di que' poggi vicini, e al dirimpetto del Gallo, villa de Lanfredini, avendo piantati due altri pezzi grossi, tiravano al campanile, essendovi il sig. Mario Orsini vicino, e il sig. Giorgio Santa Croce con altri capitani e lo stesso Malatesta Baglione (generale dei fiorentini). Fu ferito il sig. Mario ed il sig. Giorgio da una pietra, onde morirono ambedue, e così alcuni altri giovani fiorentini vi furono feriti e ne restarono morti, fra i quali fu Averardo Petrini, (SEGNI Istor.fior. lib. III.) Ma se la Torre del Gallo riescì allora funesta ai Fiorentini, essa cancellò eziandio ogni trista rimembranza un secolo dopo, tostochè ebbe l'onore di servire di specola a quell'occhio che vide nell'emisfero più egli solo che tutti gli occhi insieme dei dotti trapassati. Sì, fu il sommo Galileo quello che, confinato costà dalla malignità e dall'ignoranza, visse dal 1634 al 1642 in mezzo ai suoi discepoli ed amici nella villa del Giojello posta nel pian di Giullari, circa 3oo passi distante dall'eminente poggio del Gallo, nella cui torre è voce tradizionale, che egli si recasse a effettuare alcune delle importantissime sue osservazioni astronomiche, quando specialmente dovè combattere l'opinione del P. Liceti sulle cause del candore della luna. Erano fra gli affezionati discepoli che allora frequentavano sì sublime maestro, oltre Vincenzio Viviani, due religiosi Scolopj, il Padre Angelo Sesti, ed il Padre Clemente Settimj, i quali servirono al Galileo di amanuensi anche negli ultimi due anni di sua vita, divenuto cieco.

Dizionario geografico fisico storico della Toscana, Volume 2 Di Emanuele Repetti





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mercoledì 16 agosto 2017

Al centro dell'Anfiteatro del Giardino di Boboli




Firenze, Palazzo Pitti, Giardino di Boboli



Al centro dell'Anfiteatro del Giardino di Boboli dietro Palazzo Pitti, oltre all'onnipresente obelisco egizio e la vasca, in questi giorni estivi troviamo provvisoriamente  altre tre opere dell'artista albanese Helidon Xhixha.



Coordinate:  43°45'51.25"N,  11°15'3.16"E                     Mappe: Google - Bing



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martedì 8 agosto 2017

La mezza dietro Benvenuto




Firenze, Ponte Vecchio

Sulla spalla busto di Benvenuto Cellini al Ponte Vecchio si poggia una mezza luna.


Coordinate: 43°46'4.91"N,  11°15'11.18"E                   Mappe: Google - Bing



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martedì 1 agosto 2017

Sedicente Moradi




Firenze, lungo lìArno tra Piazza Poggi e il Ponte Vecchio

Il 25 maggio 2016 crollò a Firenze parte del Lungarno Torrigiani  e, ad un anno di distanza, Mercoledì 26 luglio, verrà aperto il camminamento sull'Arno da Piazza Poggi a Lungarno Torrigiani che servì per il transito dei mezzi sulla sponda sinistra dell'Arno utilizzato per consolidare l'argine e la spalletta. Si è voluto così commemorare l'evento disastroso con un percorso unico al mondo col nuovo camminamento lungo l'Arno fin quasi sotto il Ponte Vecchio, impreziosito dalle opere dell’artista fiorentino Sedicente Moradi, cinque ideazioni che rappresentano altrettanti animali tra il reale e il mitologico. Come mi raccontava l'artista che ho interrotto brevemente dalla cura degli ultimi ritocchi prima dell'inaugurazione, le opere sono state realizzate con il legno di risulta dell'Arno, rami intrecciati, disposti sapientemente e avvitati gli uni agli altri. Il tutto delinea un percorso suggestivo, niente affatto conosciuto precedentemente non essendo mai esistito questo camminamento, reso ancora più attraente dalle 5 opere che lo segmentano, la Giraffa a grandezza naturale (femmina come mi ha precisato Sedicente Moradi alta 4 metri e 80 centimetri), il Coccodrillo, due Cervi, l'Unicorno. Un'altra opera di Sedicente Moradi è allocata proprio al al centro della rotonda di Piazza Gaddi a Ponte alla Vittoria, un'altra giraffa, che pur passando spesso in macchina non avevo mai notato intento a schivare le macchine nel traffico.



Il cervo




Sedicente Moradi e il suo Unicorno







Coordinate:   43°45'59.94"N,  11°15'20.76"E                    Mappe: Google - Bing





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lunedì 24 luglio 2017

Ai piedi del Perseo




Firenze,  Piazza della Signoria, Loggia della Signoria (dei Lanzi), Perseo



In una posizione privilegiata in Piazza della Signoria sotto la Loggia della Signoria o dei Lanzi, si trova l'opera straordinaria di  Benvenuto Cellini (1500-1571), il Perseo.




Coordinare:   43°46'9.12"N,  11°15'20.57"E          Mappe: Google - Bing





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martedì 18 luglio 2017

Il Rondò di Bacco





Firenze, Piazza Pitti

Guardando Palazzo Pitti esternamente vediamo le due ali laterali volute dal Granduca Pietro Leopoldo di Lorena che inglobano tutta la piazza antistante. Queste ali sono denominate rondò, quella di sinistra prende il nome di "Rondò di Bacco" per via della fontana del Nano Morgante, detto "Bacchino", che è dietro all'interno del giardino di Boboli sotto il Corridoio Vasariano. La struttura si deve all'architetto Niccolò Gaspero Maria Paoletti  (Firenze, 1727 – 1813) tra il 1783 e il 1799 costruita dopo l'ala di destra, il rondò di Porta Romana, opera di Giuseppe Ruggieri del 1765.
Visto dall'interno il Rondò di Bacco è una sala lunga e stretta pensata per essere un piccolo teatro con un centinaio di posti mentre oggi è utilizzato per convegni e piccole esposizioni. Sotto vediamo il porticato che lo affianca.




Coordinate:   43°45'57.01"N,  11°15'2.90"E                     Mappe: Google - Bing




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lunedì 10 luglio 2017

Il campanile e il Duomo




Firenze, Piazza del Duomo


Il Campanile di Giotto e Santa Maria del Fiore.

migliore risoluzione


Coordinate:  43°46'23.06"N, 11°15'18.81"E                       Mappe: Google - Bing




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sabato 8 luglio 2017

Xhixha in Piazza San Firenze




Firenze, Piazza San Firenze

Conoscenza e Infinito sono le due opere monumentali in acciaio lucidato che l'artista albanese Helidon Xhixha stabilitosi a Milano ha collocato in Piazza Pitti. Una terza opera la troviamo in Piazza San Firenze con il titolo ‘La “O” di Giotto’... (continua qui)


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martedì 27 giugno 2017

Conoscenza e Infinito davanti a Palazzo Pitti




Firenze, Piazza Pitti

Conoscenza e Infinito sono le due opere monumentali in acciaio lucidato che l'artista albanese Helidon Xhixha stabilitosi a Milano ha collocato in Piazza Pitti. Una terza opera la troviamo in Piazza San Firenze con il titolo ‘La “O” di Giotto’, in riferimento alla leggendaria idea di perfezione per il pittore Giotto da Bondone. La mostra complessiva, dal titolo ‘In Ordine Sparso’, è curata dal direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt insieme al critico d’arte Diego Giolitti ed ha il patrocinio del Comune di Firenze. In quindici sculture e installazioni monumentali, distribuite tra il giardino di Boboli e la città di Firenze, Helidon Xhixha esplora l’idea di caos e ordine. Le sue opere rendono omaggio al modo in cui questi concetti sono stati affrontati nei secoli, in filosofia e nelle arti (geometria sacra), ma anche nel mondo naturale. Sono in gran parte inedite per l’occasione, otto su quattordici, per la precisione, tra le quali Ordine e Caos, Helium e Neon, esposte nell’Anfiteatro del Giardino di Boboli. Insieme ad esse ne vengono presentate altre create tra il 2010 e il 2016, Symbiosis, Deserto, Fragmento, Elliptical Light, Luce, The Four Elements. 




Coordinate:   43°45'56.00"N,  11°14'59.97"E                    Mappe: Google - Bing



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mercoledì 14 giugno 2017

Il Bronzino, il Pontormo, i nudi e la morte




Firenze, Museo di Santa Croce, BronzinoDiscesa di Cristo al Limbo, 1552

"Questa cappella che rimane fra le due porte a sinistra, aveva la bellissima tavola del Bronzino [Firenze, 1503 - Firenze, 1572] rappresentante la Discesa di Cristo al Limbo, che ne fu tolta poi nel 1821, annuente il patrono, come quella che per la vaghezza dei nudi di ambo i sessi che v'erano dipinti, solleticava i sensi e ostava al debito raccoglimento. A vece di questa, che fu con sano intendimento trasportata nella Galleria di Firenze, ed è uno dei più pregiati lavori della Scuola toscana, fu posta un'altra tavola che rappresenta Cristo deposto di Croce dello stesso pennello. Il Richa si scaglia contro il quadro della Discesa al Limbo, e dice che per via dello scandalo non vi si celebrava più la santa messa; ed aveva in parte ragione, come frate e come uomo morale; l'autore della Firenze antica e moderna vorrebbe poi difendere il quadro; noi pensiamo che l'uno colla soverchia virulenza delle parole intolleranti, l'altro con la soverchia rilasciatezza peccassero, e che prudentemente il quadro fosse tolto di chiesa. Quel dipinto è più merce da museo, che da chiesa dove, poichè si pongono imagini, sarebbe bene che più parlassero all'anima che ai sensi. Certo non peccarono in questo i pittori del secolo XIV, ma quelli del secolo XVI e del XIX troppo spesso ci richiamano nelle loro teste di Madonne e di Santi la memoria di fisonomie troppo note, fisonomie che meglio si presterebbono alla rappresentazione d'una Venere lasciva, d'un Adone, d'un Ercole, mai d'una Vergine, d'un Santo, d'un illustre cittadino. Coloro che tanto facilmente per denaro snudano i loro corpi per farne modello, non possono con ugual facilità rivelare composti e gentili pensieri, i palpiti di un cuore ben fatto. Speriamo che gli artisti permalosi, e che ci negano la facoltà di parlare delle opere loro, vogliano consentirci almeno che alcun chè si dica del concetto; il quale è del dominio di chi sente e non esclusivo di chi opera. – Ma forse il parlare è indarno."

da "Santa Croce di Firenze: illustrazione storico-artistica" di  Di Filippo Moisé, 1845






In questo dipinto il Bronzino ritrasse il Pontormo (Pontorme, 1494 – Firenze, 1557). La testa del Pontormo è quella d'un vecchio che guarda in alto, e che è situata a piè del quadro nell'angolo a sinistra.





Il Pontormo fu amico del Bronzino. "...Ma sopra ogni altro fu da lui [Pontormo] sempre sommamente amato il Bronzino, che amò lui parimente, come grato e conoscente del benefizio da lui ricevuto. Ebbe il Puntormo di bellissimi tratti, e fu tanto pauroso della morte, che non voleva, non che altro, udirne ragionare, e fuggiva l'avere a incontrare morti. Non andò mai a feste nè in altri luoghi dove si ragunassero genti, per non essere stretto nella calca, e fu oltre ogni credenza solitario. Alcuna volta andando per lavorare, si mise così profondamente a pensare quello che volesse fare, che se ne parti senz'avere fatto altro in tutto quel giorno, che stare in pensiero: e che questo gli avvenisse infinite volte nell'opera di San Lorenzo, si può credere agevolmente; perciocchè quando era risoluto, come pratico e valente, non istentava punto a far quello che voleva o aveva deliberato di mettere in opera...."

Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architetti, Volume 11, Di Giorgio Vasari  (Arezzo, 1511 – Firenze, 1574)


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