Guardando Firenze nei particolari da dietro l'obiettivo di una fotocamera.

domenica 30 novembre 2014

aiarraC alla etnoP

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Firenze, Ponte alla Carraia


L'acqua dell'Arno diventa uno specchio lucente alla Pescaia di Santa Rosa quando il sole è nascosto da un sottilissimo strato di  nuvole trasparenti, tanto che è difficile riuscire a intuire se una foto sia  rovesciata o meno.



Coordinate:  43°46'12.90"N,  11°14'50.42"E                      Mappe: Google - Bing



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giovedì 27 novembre 2014

La Torre della Castagna tra i tetti

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Firenze, Piazza San Martino

Restiamo ancora affacciati dal ballatoio della Torre di Arnolfo per osservare il panorama e lo spettacolare intrecciarsi di forme geometriche prodotto dai tetti fiorentini. Guardando a nord il nostro obiettivo fotografico incontra un parallelepipedo di pietra, coronato da un rettangolo di rosse tegole inclinate ad impluvio, che si staglia sopra tutti gli altri tetti dei palazzi secolari. E' una torre è molto antica situata in Piazza San Martino all'angolo con Via Dante Alighieri. Già edificata nel 1038 venne donata in quella data dall'imperatore Corrado II ai monaci dell'attigua Badia Fiorentina, a difesa del monastero stesso. Viene denominata la Torre della Castagna e dal 1282 è stato il primo luogo di riunione dei Priori di Firenze fino alla realizzazione del Palazzo del Bargello e Palazzo Vecchio.
Una lapide murata sulla torre in via Alighieri così recita:


QVESTA TORRE
DETTA DELLA CASTAGNA
VNICA RESTA
DELLE SEDI ONDE I PRIORI DELLE ARTI
RESSERO FIRENZE
PRIMA CHE LA FORZA E LA GLORIA
DEL FIORENTE COMVNE 
FACESSERO SORGERE
IL PALAZZO DELLA SIGNORIA

Mentre un'altra targa in Piazza San Martino ricorda alcuni versi di Dino Compagni (1255-1260):

... E chiamarono Priori dell'Arti: e
stettono rinchiusi nella torre della
Castagna appresso alla Badia,
acciò non temessono le minaccie
de' potenti . . .
Dino Compagni - Cronica - I - IV

Qui vediamo la torre dal basso con la cosiddetta casa di Dante in primo piano sulla destra...


 ...e da Piazza San Martino



Coordinate:   43°46'15.09"N,  11°15'24.83"E                     Mappe: Google - Bing



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lunedì 24 novembre 2014

Dalla Torre della Vacca alla Torre di Arnolfo

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Firenze, Piazza della Signoria

La Torre di Arnolfo di Cambio, noto anche come Arnolfo di Lapo (Colle di Val d'Elsa, circa 1240 – 1302), l'abbiamo vista più volte da varie angolazioni dal basso ma mai così da vicino come adesso, mai quasi toccando con mano la sommità, mettendo in risalto Palazzo Vecchio. Insieme alla Cupola del Duomo è un punto di riferimento quasi sempre visibile agli incroci della città per chi vuole raggiungere il centro città o semplicemente orientarsi. Uno spettacolo architettonico, uno spettacolo di colori al tramonto con la sua pietra forte che si accende di sfumature rossastre, col suo orologio ad una sola lancetta, uno spettacolo il panorama che dal ballatoio, con i merli ghibellini a coda di rondine si estende ai suoi piedi, prossimo alla cella campanaria, offre al visitatore. La cella campanaria ospita  tre campane ognuna delle quali ha una sua precisa funzione. La Martinella, che richiama i fiorentini ad adunanza, la campana che segna il mezzogiorno e la più grande, quella dei rintocchi che fissano l'orario. Quattro poderosi pilastri reggono la cella campanaria a cui si accede per una stretta scalinata a chiocciola, quella che qui vedete nel particolare della nostra foto in bianco e nero ...

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... e così come la vedevano i fotografi dello Studio dei Fratelli Alinari più di cento anni fa con il bellissimo scorcio panoramico con l'uomo col cappello che si arrampica con cauta attenzione. 

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In cima in cima alla Torre si muove ancora la banderuola, la copia, mentre l'originale (un manufatto di ben 5 metri) è in bella mostra sul pianerottolo che è di fronte all'ingresso del Salone dei Cinquecento, sempre a Palazzo Vecchio.



La Torre è edificata su una preesistente torre chiamata Torre della Vacca appartenuta ai Foraboschi che qui avevano case dove adesso è il Palazzo Vecchio (o dei Priori).


“... La Casa , o Palazzo de' Foraboschi comprato da' Priori era dunque propriamente dove fu alzato quello della Signoria, e la Torre non variò di situazione: questa Torre aveva un' altezza di più di cento braccia , e chiamavasi con antica denominazione la Torre della Vacca. Per quante ricerche si siano potute fare intorno a questo nome, niente però si è potuto rinvenire. La Famiglia della Vacca pare che non sia nel novero delle Fiorentine, non trovandosi memoria che avesse Casa, e Torre, la quale poscia passasse ne' Foraboschi: è bensì vero che si trovano nelle Istorie alcuni del Vacca, e fra gli altri un tale Jacopo del Vacca, che era Alfiere di Bocca Abati nella famosa giornata di Montaperti sull'Arbia: ma ciò non porge altro schiarimento.
Evvi pure una tra da detta Via della Vacca, che rimane dietro al Ghetto; ed anco questa poco, o niente può aver che fare colle treno ricerche, stantechè la situazione è molto distante, e ne' tempi della Torre forse non avrà avuta esistenza. Si deve pure osservare, che la Via di contro alla Torre chiamasi Vacchereccia, nome che sembra originato dalla denominazione della detta Torre...”

Da Illustrazione istorica del palazzo della Signoria detto in oggi il Palazzo Vecchio (1792) Rastrelli, Modesto pag. 28


Coordinate: 43°46'9.20"N, 11°15'21.20"E                     Mappe: Google - Bing




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lunedì 17 novembre 2014

La Giustizia alla rovescia

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Firenze, Piazza della Signoria, Loggia dei Lanzi

Siamo nel mezzo di  Piazza della Signoria. Vicino a noi è la targa che ricorda il punto dove fu messo al rogo il Savonarola, a sinistra è Palazzo Vecchio col suo Arengario e la Fontana del Nettuno dell'Ammannati (Settignano, 1511 – Firenze, 1592), di fronte è la  Loggia dei Lanzi che tante volte abbiamo celebrato qui con foto nei particolari e nei dettaglo con descrizioni varie.  

Sulla facciata della Loggia. in alto, in corrispondenza dei pilastri di sostegno dei tre archi, vediamo 4 figure allegoriche. Sono le quattro Virtù Cardinali (fortezza, temperanza, giustizia e prudenza) che Agnolo Gaddi (1350 circa – 1396) disegno e altri scultori realizzarono. Giovanni d'Ambrogio scolpì la Prudenza (1386) e  la Giustizia (1383-84) che qui vediamo nelle due foto. L'immagine qui sotto è la parte scolpita della Giustizia che sotto, quindi rovesciata, (che noi abbiamo a nostra volta rovesciata per una migliore visione) come rappresentazione probabilmente opposta e antitetica della giustizia.


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Coordinate: 43°46'9.18"N, 11°15'20.11"E                      Mappe:    Google   -   Bing



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Sala del Terrazzo

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Firenze,   Piazza de' Mozzi, Museo Bardini

Abbiamo già parlato recentemente del Museo Bardini e delle sue caratteristiche e uniche sale blu. Qui visitiamo al volo la Sala del Terrazzo col bancone di sacrestia sul quale sono appoggiate terracotte policrome della bottega di Giovanni della Robbia (Firenze, 1469 – 1529), soffermandoci sul delicato viso di giovinetta con i capelli dorati raccolti in una elaborata acconciatura. 

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Di fronte al bancone, al centro della parete opposta è esposto il 'San Michele arcangelo che uccide il drago' (1465) di Antonio Benci, meglio conosciuto come Antonio del Pollaiolo (Firenze, 1431 circa – Roma, 1498). Oggi la critica propende per una collaborazione tra Antonio e  il fratello Piero del Pollaiolo (Firenze, 1441/1442 – Roma, 1485/1496).  La tela costituiva la parte posteriore di uno stendardo processionale e proprio il frequente uso devozionale spiega il cattivo stato di conservazione.



Coordinate:   43°45'53.78"N,  11°15'29.85"E                     Mappe: Google - Bing


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giovedì 13 novembre 2014

La volta a crociera sul Francavilla

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Firenze, Museo del Bargello, il Verone

La grande scultura marmorea raffigurante Giasone fu eseguita da Pietro Francavilla (1548-1615),  primo allievo e collaboratore di Giambologna, verso il 1589 su commissione di Giovanni Battista Zanchini. L'eroe mitologico è raffigurato con il vello d'oro conquistato al drago, ucciso ai suoi piedi. La statua, alta  2,80 metri, proviene da Palazzo Ricasoli Firidolfi di Via Maggio non lontano da Ponte Santa Trinita.
Pietro Francavilla, nome italianizzato del belga Pierre Francheville o Franqueville (Cambrai, 1553 circa – Parigi, 1616), è stato uno scultore francese, che apprese a Firenze lo stile manierista e lo esportò in Francia.
Situata su un alto piedistallo la scultura è coronata dalla volta a crociera dagli evidenti  costoloni finemente dipinti ma soprattutto dai gigli dorati su sfondo azzurro e dagli stemmi. Il Giglio rosso su sfondo bianco,  la croce rossa in campo bianco che rappresenta le insegne del popolo fiorentino, lo stemma partito verticalmente tra bianco e rosso che rappresenta il legame tra Fiesole e Firenze  ed infine l' aquila rossa in campo bianco che artiglia un drago verde che è lo stemma di Parte Guelfa. Si arriva qui nel loggiato aperto, Verone,  del Bargello al primo piano, storditi dalla visone degli ammalianti capolavori del 'Salone di Donatello e della Scultura del Quattrocento', trovandoci qui ad ammirare altre opere indimenticabili, Oltre al Giasone di Francavilla troviamo marmi e bronzi del Giambologna, di Pierino da Vinci (nipote di Leonardo), dell'Ammannati, di altri anonimi artisti fiorentini o toscani, di Valerio Cioli (1529 circa - 1599), di Baccio Bandinelli (Firenze,  1488– Firenze, 1560) , del Moschino.  

Coordinate:  43°46'13.36"N,  11°15'29.78"E                      Mappe: Google - Bing




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lunedì 10 novembre 2014

Thomas Becket e i Minerbetti fiorentini

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Firenze,  via dei Tornabuoni , Palazzo Minerbetti

Se attraversiamo il Ponte Santa Trinita diretti verso la Piazza Santa Trinita, troviamo la chiaesa omonima e dalla stessa parte il Palazzo Minerbetti ad angolo tra via de' Tornabuoni  e via del Parione. Questo palazzo fatto edificare dalla famiglia dei Bombeni tra la fine del Duecento e gli inizi del Trecento, lo lega alla storia inglese in particolare con Thomas Becket,  l'Arcivescovo di Canterbury ucciso nella Cattedrale di Canterbury nel 1170. I componenti di un ramo cadetto dei Becket aveva già dei possedimenti in città e fu facile per loro trovare rifugio e sicurezza qui nei pressi  rispetto a possibili ulteriori rappresaglie. Per farsi 'dimenticare'  più facilmente trasformarono il loro nome in Minerbetti diventando anche amici dei Medici. Si estinsero  alla fine del 1600. Lo stemma lapideo è ancora visibile sullo spigolo del palazzo tra via de' Tornabuoni e via del Parione con le tre spade (dovrebbe essere su sfondo rosso in ricordo del sangue versato).




Per curiosità qui sotto riportiamo lo stemma che viene dalla Cattedrale di Northampton ed è quello lo stemma originale di  Thomas Becket  con  tre uccelli della famiglia dei corvidi, tre  gracchi corallini.



Coordinate:  43°46'13.08"N,  11°15'4.43"E                      Mappe: Google - Bing



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giovedì 6 novembre 2014

Due pavoni nel Cortile

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Firenze, Via del Proconsolo, Museo del Bargello

Siamo sotto la Torre Volognana, entriamo nel Museo del Bargello da Via del Proconsolo. Già il Cortile duecentesco è spettacolare con il porticato tutt'intorno sotto il quale sono esposte originali di provenienza varia, il pozzo ottocentesco nel centro, messo al posto del leggendario patibolo medievale, la scalinata che porta al primo piano, i vari stemmi dei Podestà e dei Giudici di ruota che dal Tre al Cinquecento abitarono nell'edificio, le insegne dei quartieri e dei sestieri della città scolpite in pietra, poste sulle pareti sotto i loggiati. 
Gli ampi spazi del porticato accolgono opere provenienti da Palazzo Vecchio o dai giardini reali (Boboli e Castello), un Sarcofago romano decorato con due delfini, la Madonna con i santi Pietro e Paolo, monumentali figure che erano sulla Porta Romana, due Leoni, in pietra serena. La  statua dell’Oceano del Giambologna (Douai, 1529 – Firenze, 1608), proveniente dall’Isolotto nel giardino di Boboli, sostituito là da una copia, e le figure allegoriche della  fontana (1556 -1561) di Bartolomeo Ammannati (particolare di Giunone e due Pavoni nella foto, sopra la ricostruzione di un arcobaleno di pietra), che avrebbero dovuto essere collocate nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio, qui sotto.


La Fontana di Sala Grande allude alla generazione dell'Acqua da parte degli altri Elementi: Aria, Terra e Fuoco. Giunone rappresenta l'Aria e il fulmine che teneva in mano alludeva il Fuoco. Cerere si riferiva alla Terra. L'Arno (sinistra) e la Fontana di Parnaso (destra), sono simboli dell'Acqua; questi ultimi rimandano anche all'idea di Firenze come patria di grandi poeti. Le statue della Prudenza e della Fiorenza alludono a Cosimo I: la prima tiene l'emblema del duca (ancora e delfino) e Fiorenza, rappresentata come Flora, porta il Toson d'Oro conferitogli dall'Imperatore Carlo V nel 1545.



Tra le altre opere,  il ritratto marmoreo a figura intera “alla romana” di Cosimo I di Vincenzo Danti, il Cannone di san Paolo (così detto per la testa del santo sulla culatta), realizzato nel 1638 per il granduca Ferdinando II. L’opera più moderna, dell’Ottocento al Bargello, è la graziosa figura bronzea del Pescatore (1877) di Vincenzo Gemito (1852 – 1929).



Coordinate:  43°46'13.36"N,  11°15'29.78"E                      Mappe: Google - Bing




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lunedì 3 novembre 2014

La Torre Volognana

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Firenze, tra Via Ghibellina e via del Proconsolo

Nei tempi passati per arrivare ad un palazzo importante o ad una chiesa si guardava in alto, tra una via e l'altra per individuare la torre o il campanile che li contraddistingueva. La Torre Volognana era il punto di riferimento del Bargello, l'unica torre d'origine privata (della famiglia Boscoli) che, diventata parte di un palazzo pubblico, ha conservato la primitiva altezza (57 metri). Venduta al Comune nel 1254 assieme ad altre proprietà circostanti sia dei Boscoli sia dei Riccomanni, si trasformò in torre del nuovo palazzo del capitano del Popolo che fu costruito a partire dal 1255. La denominazione della torre come Volognana si imporrebbe a partire da questo momento, in relazione al nome del primo detenuto che qui sarebbe stato imprigionato, Geri da Volognano. Il Castello di Volognano, Rignano sull'Arno  – il cui nome è forse etrusco o derivato dal romano Lucio Volumnio- risale all’XI secolo. Costruito in una posizione dominante a vedetta e presidio dei territori circostanti, gode di un vasto panorama e di una posizione così vantaggiosa da essere utilizzata come luogo di osservazione e di difesa fin dall'età longobarda.



"..L'antica Torre dei Boscoli fu aggregata al palagio. Essa quadra altissima, nella prima metà pende verso levante; nell’alto è coronata di merli sovrapposti ad archi posati su mensole, e sotto ogni facciata presenta una finestra bislunga dalla quale si vede la campana comunemente detta del Bargello , prima chiamata la Montanina, ma che posso appellare la campana dell‘ infamia, essendo stata sempre destinata a suonare per le pubbliche esecuzioni di giustizia. Questa campana stava nel castello di Montale soggiogato dai Fiorentini nel 1302. Nella facciata della Torre a prospetto della chiesa di Badia , alla elevazione circa di un quarto della Torre medesima, vi e una finestra a terrazzino. Sopra di questa altra antica finestra gotica si ritrova, rimurata in epoca remota. In mezzo dell'antico vano di questa finestra, e così nel muro che la riserra, si vede scolpito in pietra un volto umano, il quale dalla berretta fa supporre essere il ritratto di qualche personaggio dell’epoca di Dante. Sebbene non possa accennare il sicuro motivo per cui tale scultura si trovi in quel posto, puro suppongo che quella testa sia 1’ effigie di Corso Donati, quivi messa in antico per odio di questo cittadino potente....Ai piedi del Campanile, o Torre, nella facciata settentrionale che riguarda la via dei Palagio , all‘epoca di cui parlo si vedeva una pittura a chiaroscuro fatta in dispregio del Duca d’Atene , e de’ suoi aderenti, ivi dipinti con mitra ed iscrizioni, lavoro del 1343., anno della loro cacciata da Firenze. ..
Marietta de' Ricci, ovvero Firenze al tempo dell'assedio racconto ..., Volume 1 -pg 220



Coordinate:   43°46'13.93"N,  11°15'28.75"E                     Mappe: Google - Bing


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giovedì 30 ottobre 2014

Le chiavi della città

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Firenze, Palazzo Vecchio

Si entra a Palazzo Vecchio e subito dietro la scalinata che porta al secondo cortile da Via della Ninna  troviamo l'accesso alla sala predisposta di recente che raccoglie le "Tracce di Firenze" sezione temporanea facente parte del "Museo di Palazzo Vecchio" nella quale troviamo opere che vanno dal Pontormo (soprannome di Jacopo Caccini,  1494 –1557) a Giovan Battista Capezzuoli  (Firenze 1723 circa.-1810). I primi oggetti che appaiono oltre l'entrata non sono quadri, non sono sculture, ma oggetti di uso comune sino dai tempi in cui esistevano le porte dell'ultima cerchia di mura della città. Ora che i portoni delle porte di accesso non sono più chiusi, possono essere esposte, qui,  le chiavi che ogni sera li hanno serrati e ogni mattina li hanno aperti, per secoli.  
Da sinistra a destra vediamo nella foto in alto le chiavi di Porta San Gallo con dietro la bolgetta ( piccola borsa o cartella munita a sua volta di serratura ) sec. XVI; le Chiavi di Porta Romana e la bolgetta del  XVI-XVIII secolo ed infine le Chiavi di Porta San Frediano con bolgetta  XVIII- XIX secolo. Manifattura fiorentina ferro, ottone; cuoio, rame dorato 

La Porta San Gallo, la Porta Romana e la Porta San Frediano facevano parte dell'ultima cerchia di mura di Firenze, costruita tra il 1284 e il 1333.La tradizione vuole che a progettarla fosse stato Arnolfo di Cambio. L'imponente cinta muraria era intervallata da torri, postierle e porte maestre, presso te quali era installata la dogana. Al tempo della Repubblica venne istituita ufficialmente la carica di coloro che dovevano aprire e chiudere i massicci battenti. Questi militi, in un secondo tempo scelti tra i cosiddetti "Tavolaccini di Palazzo", ogni giorno all'alba prelevavano le chiavi in Palazzo Vecchio per riportarvele subito dopo l'apertura e la notte tornavano a prenderle, per serrare all'una tutti gli accessi della città. Il circuito murario due-trecentesco è stato in gran parte distrutto, nell'ambito dell'ampliamento urbanistico della seconda metà dell'Ottocento, ma si conservano ancora oggi quasi tutte le monumentali porte maestre. 


Coordinate:  43°46'9.23"N,  11°15'23.07"E                      Mappe: Google - Bing



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lunedì 27 ottobre 2014

Sant'Egidio

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Firenze, Piazza di Santa Maria Nuova, ingresso

Al centro del porticato dell'Ospedale di Santa Maria Nuova sorge la chiesa di Sant'Egidio, di antichissima fondazione, ricostruita su disegno di Lorenzo di Bicci (Firenze, 1350 ca. – 1427) e consacrata nel 1419 da papa Martino V. Fra il 1439 e il 1461 vi lavorarono alcuni dei più famosi artisti del Rinascimento: da Domenico Veneziano (Venezia, 1410 – 1461) al giovane Piero della Francesca (Borgo Sansepolcro, 1416/1417 circa – 1492), da Andrea del Castagno (Castagno, 1421 circa – 1457) ad Alesso Baldovinetti (Firenze, 1425 – 1499), ma la loro opera è andata quasi completamente perduta. L'altare maggiore fu ornato nel 1483 dal Trittico Portinari di HugoVan der Goes (Gand, 1440 circa – 1482), ora agli Uffizi. L'intento fu rinnovato da Bernardo Buontalenti (Firenze, 1531 – 1608) alla fine del Cinquecento ed altri interventi seguirono nel Seicento e nel Settecento. Vi fu sepolto Folco Portinari, fondatore dell'Ospedale.


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Coordinate:   43°46'23.52"N,  11°15'34.87"E                     Mappe: Google - Bing



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giovedì 23 ottobre 2014

Orsanmichele dentro

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Firenze, Orsanmichele

Orsanmichele l'abbiamo vista più volte nei particolari esterni, le statue, gli elementi decorativi, gli stemmi ed altro. Oggi entriamo dentro la chiesa da via Arte della Lana per osservare nel buio appena rischiarato dai tagli soffusi di luce policroma delle vetrate, tra affreschi di santi e scene evangeliche, per osservare un particolare, quasi insignificante se non per la storia dell'edificio, che ai più sfugge. Nella penombra solo il  tabernacolo dell'Orcagna (1310 circa – 1368) , Andrea di Cione di Arcangelo soprannominato l'Orcagna,  è illuminato a dovere da un faretto, tabernacolo che accoglie l'opera  di Bernardo Daddi (Firenze, 1290 circa – Firenze, 1348),  la Madonna col Bambino in trono,  da cui risaltano  riflessi  delle dorature. 
Poderosi pilastri sorreggono il pavimento della sala del piano superiore alla chiesa che una volta avrebbe dovuto accogliere le granaglie ma in realtà mai utilizzatala a questo scopo. Su qualche pilastro laterale, in basso, ad altezza d'uomo, è possibile vedere o notare anche oggi le buche per le granaglie dalle quali avrebbe dovuto fuoriuscire il grano introdotto e gettato dalla sala magazzino superiore giù per i pilastri.

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Coordinate:   43°46'14.26"N,  11°15'17.19"E                 Mappe:    Google  -  Bing



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lunedì 20 ottobre 2014

La porta dall'altra parte

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Firenze, Costa San Giorgio

Dal Ponte Vecchio arriviamo a Piazza Santa Felicita, passiamo da Piazza dei Rossi  per salire su  per Costa San Giorgio (costa, strada collinare in salita) per  al Forte Belvedere. Salendo troviamo la casa di Galileo e il Giardino Bardini per poi transitare attraverso la Porta San Giorgio. Subito dopo a sinistra, è l'accesso al Forte. Della parte interna abbiamo già visto la lunetta con l'un affresco di Bicci di Lorenzo (1373 – 1452) - figlio di Lorenzo di Bicci (1350-1427) con la rappresentazione di una Madonna in trono col Bambino e i santi Leonardo e Giorgio.  Chi arrivava e voleva entrare in Firenze doveva varcare la porta San Giorgio vedeva il Giglio, simbolo della città, e un bassorilievo, San Giorgio che uccide il drago, realizzato da Andrea Pisano, vero nome Andrea d'Ugolino da Pontedera (1270-1349).


Coordinate: 43°45'46.48"N,  11°15'17.95"E                       Mappe: Google - Bing


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mercoledì 15 ottobre 2014

Il soffitto sopra il Crocifisso

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Firenze, Piazza dei Mozzi,  Museo Bardini

Provenendo da Piazza Santa Croce attraversiamo Ponte alle Grazie per andare in Piazza dei Mozzi diretti verso il Museo Bardini. Di fronte a noi la piazza è chiusa dal Palazzo dei Mozzi. Sulla destra, a delimitare la piazza a ovest, troviamo il cinquecentesco Palazzo Nasi progettato, forse, da Baccio d'Agnolo e terminato da suo figlio Domenico. A sinistra è l'edificio che ospita il Museo Bardini
Il Museo prende il nome dal suo ideatore Stefano Bardini (1836-1922), il più autorevole antiquario italiano, che dopo anni di intensa attività commerciale, decise di trasformare la propria collezione in museo e di donarla al Comune di Firenze. Il palazzo, sede del museo, fu acquistato e ristrutturato dallo stesso Bardini nel 1881 per svolgere la propria attività antiquaria. Con alcune modifiche strutturali e con l'impiego di pezzi autentici, quali timpani, portali e scale, l'antiquario Bardini trasformò il vecchio edificio, un tempo chiesa e convento di San Gregorio della Pace, in un suggestivo palazzo neo rinascimentale, adatto ad ospitare oltre alla galleria di esposizione, una serie di laboratori, da cui le opere d'arte uscivano restaurate e pronte per essere vendute.
Le varie sale del museo hanno le pareti colorate con una diversa tonalità di un 'Blu Bardini' che va dal chiaro al più intenso a seconda le necessità espositive volute dal Bardini stesso. Si va dal un blu quasi celeste della sala che ospita un tabernacolo composto da pilastri di provenienza lucchese, diversa rispetto alla cuspide su cui poggia, oltre al quale vediamo, come in una maestosa cornice La Carità di Tino di Camaino (1285c-1337c). Il Blu si intensifica prepotentemente nella Sala delle Pitture facendo da sfondo alle cornici dorate dei quadri di Hans Clemer e il Crocifisso  (1340) di Bernardo Daddi (Firenze, 1290 circa – Firenze, 1348), del Veronese, Tintoretto e altri.

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Una via di mezzo è il blu della Sala del Crocefisso (foto). Sala con a sinistra la parete delle Madonne di scuola donatelliana e a sinistra la parete con la Madonna dei Cordai, opera attribuita a Donatello, polimaterica in stiacciato, oro, tasselli di cuoio e vetro,  e la bellissima Madonna con Bambino conosciuta anche come 'Madonna della Mela' (quasi) sicuramente opera di Donatello rimarchevole per lo stato d'animo che traspare dall'espressione dei personaggi, l'orrore del Bambinello che prefigura, anticipa quella che sarà il suo martirio e la sua morte sulla Croce e la consapevole, materna rassegnazione della Madonna. Solo per vedere quest'ultima opera varrebbe la pena di visitare il museo. Il Crocifisso ligneo medievale policromo è al centro della Sala e per osservarlo l'occhio non può non vedere lo straordinario soffitto, anch'esso ligneo, intagliato e policromo, a cassettoni, uno dei tanti soffitti che fanno parte dell'esposizione ciascuno dei quali ha una provenienza diversa reperito  presso qualche palazzo o dimora signorile.
Ancora, qui nel  Museo Bardini troviamo anche originali famosi, come il bronzeo 'Porcellino' di Pietro Tacca copia situata in Piazza del Mercato Nuovo come il 'Diavolino' del Giambologna, incastonato sull'angolo del palazzo in Via Strozzi e il Marzocco (il leone fiorentino), una produzione di bottega toscana che è sopra il portone dell'ingresso principale di Palazzo Vecchio che abbiamo già visto tutti  in altri post.



Coordinate:   43°45'53.78"N,  11°15'29.85"E                     Mappe: Google - Bing


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sabato 11 ottobre 2014

Da una finestra di Palazzo Vecchio

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Firenze, Palazzo Vecchio

Quando si entra dal portone principale dell'austero Palazzo Vecchio non si immagina di immergerci negli stili di vita di uomini e donne che hanno inciso profondamente nelle sorti della città e nella civiltà del mondo intero. La loro vita e personalità sono fissate, in qualche modo, nelle stanze del Palazzo. Si entra propriamente nel Palazzo salendo la scalinata situata tra il Primo e il Secondo Cortile che porta al primo piano oltre quella porta che superata lascia a bocca aperta chiunque la valichi. Qui è il Salone dei Cinquecento con i suoi affreschi, le statue, l'imponente soffitto a cassettoni, le finestre, l'eleganza assoluta. Arrivando alla parete opposta, sfiorando l'affresco del Vasari sotto il quale si dice esista ancora la famosa Battaglia di Anghiari di Leonardo da Vinci, si visitano altre stanze, la Sala di Cosimo il Vecchio, la Sala di Lorenzo il Magnifico, la Sala di Leone X da cui si accede, salendo una scalinata, al secondo piano. Qui troviamo le sale del Quartiere degli Elementi e il Quartiere di Eleonora e poi le Sale dei Priori. Da non perdere è la Sala dei  Gigli (ove è l'originale della Giuditta di Donatello) e la Sala delle Udienze da dove abbiamo scattato questa foto con la cupola del Duomo che svetta elegante e misteriosa tra i tetti di Firenze. In questa Sala il duca Cosimo I riceveva i sudditi, tra gli affreschi di Francesco Salviati. Il soffitto della Sala è di Giuliano da Maiano e aiuti, in legno dorato e dipinto, 1470-1476, la statua in marmo della Giustizia di Benedetto e Giuliano da Maiano, marmo, 1476-1480, la Porta con Dante e Petrarca di Giuliano da Maiano e Francesco di Giovanni detto il Francione, su disegno di Sandro Botticelli, legno intarsiato, 1476-1480, il portale con il Monogramma di Cristo su disegno di Baccio d’Agnolo, marmo, 1529, le pitture in affresco di Francesco de’ Rossi detto il Salviati 1543-1545.

Coordinate:  43°46'9.23"N,  11°15'23.07"E                      Mappe: Google - Bing


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