Guardando Firenze nei particolari da dietro l'obiettivo di una fotocamera.

giovedì 20 agosto 2015

Qualche sciocco nella Sala Leone X

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Firenze,  a Palazzo Vecchio, Sala Leone X

Ci siamo già soffermati una volta sull'affresco monocromo dipinto da Giorgio Vasari (1511 – 1574) nella Sala Leone X a Palazzo Vecchio, per un curioso atteggiamento difficilmente riscontrabile nella storia della pittura. Rivediamo l'opera nella sua completezza in alto.
Questa volta puntiamo la nostra attenzione su l'espressione di un malcostume che rimane invariato nei secoli e nei millenni (vedere Pompei), lo scrivere o il graffiare sui muri, sulle pareti, ed ogni altra opera d'arte per rendere immortale il proprio nome o meglio la propria incommensurabile scempiaggine, Anche su questo affresco  si manifesta l'idiozia con  incisioni procurate con uno strumento appuntito, chiodo o temperino che sia, su un'opera del Vasari.
Nella foto che segue vediamo in alto a sinistra le  sciocche graffature di un certo Joseph (lenbirro?) e da Ferinando Carpetin con tanto di data 1604 o 16-04 .

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Più complessa è l'altra incisione che compone una specie di  una non identificabile fortezza con bastioni e masti proprio al centro del particolare della foto sottostante. Un altro nome poco leggibile sul basamento del David e un'altra incisione a destra altrettanto illeggibile.

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Come recita la presentazione del sito museale di Firenze ll protagonista della sala Leone X  – dipinta da Giorgio Vasari, Giovanni Stradano (Bruges, 1523 – Firenze, 1605) e Marco da Faenza, decorata da stucchi dorati di Leonardo Ricciarelli e Giovanni Boscoli e ornata dal pavimento intarsiato di Santi di Buglioni ( 1494 – 1576) – è Giovanni, figlio di Lorenzo il Magnifico, divenuto Papa nel 1513 con il nome di Leone X. L'elezione al soglio pontificio è ricordata da un dipinto del soffitto, dove viene rappresentato il momento in cui riceve la tiara pontificia in San Giovanni in Laterano a Roma. Sulla parete sottostante Leone X entra trionfalmente a Firenze, due anni dopo, nel 1515. Le gesta di Giovanni de’ Medici decorano tutta la sala: battaglie, fughe e vittorie, trattative e cerimonie. "


Coordinate: 43°46'9.18"N, 11°15'20.11"E                      Mappe:    Google   -   Bing




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lunedì 17 agosto 2015

Il secondo ombelico del David

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Firenze, Piazzale Michelangelo

Oltre alla copia marmorea del  David di Michelangelo (Caprese Michelangelo, 1475 – 1564) che si trova in Piazza della Signoria , l'originale è al Museo dell'Accademia, ne esiste un'altra in bronzo situata al centro del  Piazzale Michelangelo che ha lo sguardo rivolto verso Palazzo Vecchio.  Le intemperie formano aloni e striature scure sulla superficie ma oltre a questi mutamenti se ne vedono altri guardando con attenzione. Il primo, una incavatura che ha la forma apparente di un 'secondo ombelico' situato proprio al di sotto di quella che è la sua normale posizione anatomica, altri tre sono più in alto a livello dello sterno. Un paio sono fori o così sembrano, uno dei quali ha una striatura lunga e sottile come fosse un rivolo di sangue. La terza, più piccola delle altre, non è un foro ma una piccolissima fossa, in alto come al vertice di un triangolo. Mi domando se questi tre fori e incavature siano frutto della corrosione naturale della lega metallica avvenuta nell'arco di tempo di 150 anni circa, da quando cioè fu installato in quella posizione centrale nel 1873, imperfezioni riconducibili alla fusione del bronzo originale o ad atti premeditati vandalici avvenuti in tempi passati.


Coordinate:   43°45'46.15"N,   11°15'54.12"E                               Mappe: Google - Bing




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giovedì 13 agosto 2015

Il mito del cornuto

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Firenze, Duomo

E' quasi un destino scontato che a Firenze tutto, prima o poi, si trasformi in mito. Le pietre sono testimoni della mitopoiesi cittadina. E' il caso della presunta testa di toro piantata tra l'abside e la fiancata sinistra del Duomo quasi in corrispondenza di Via de' Servi. Un testa di un animale che con lo sguardo sembra guardare in una direzione ben precisa, rivolto versa la finestra dove, si racconta,  abitasse un fornaio cornificato dalla moglie e da un capomastro al tempo in cui si edificava il Duomo. Un vero e proprio sberleffo che, si dice, viene perpetuato da secoli e chissà fino a quando ne segnerà il presunto ricordo. Ma in realtà il racconto potrebbe essere una ricostruzione mitizzata di una realtà più banale. Il toro non è un toro, è  un bue, ovvero il  rendere un doveroso omaggio, un ringraziamento ad un forte e laborioso animale che contribuì notevolmente alla realizzazione dell'opera trasportando carichi enormi silenziosamente e tenacemente. Un ringraziamento simile a quello che fu dato ad un altro animale per la stessa ragione: la mula di palazzo Pitti. Pr sorsero strane storie intorno alla mula semplicemente perché un marmo inciso sotto la sua effige ne manifesta la volontà. Il bue no, niente di scritto, quindi il mito.

Da notare che questa è l'unica testa 'diversa', tutte le altre teste, disposte intorno al Duomo alla stessa altezza, sono teste di leone.

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lunedì 10 agosto 2015

Chi mai sarà stato quel barone del 1772?

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Firenze, Piazza della Signoria

Non sappiamo nulla di quel "Saracini barone fottuto" ma è probabile che fosse una persona non tanta amata da quel graffitaro che nel 1772 incise tale frase sul basamento dell'Ercole e Caco di Baccio Bandinelli (Firenze,  1488– Firenze, 1560)  in un punto così affollato quale è quello tra gli Uffizi, Palazzo Vecchio e Piazza della Signoria, proprio sotto la Loggia dei Lanzi. Tutto è perduto nel sole e nella pioggia dei secoli fuorché l'epiteto impresso sul marmo.


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giovedì 6 agosto 2015

Il Terrazzo di Saturno dentro e da sotto

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Firenze, Palazzo Vecchio, su via della Ninna e via dei Leoni

Salendo su per le scale che portano al secondo piano di Palazzo Vecchio si giunge e si entra a sinistra nella Sala dei Quatto Elementi. Oltrepassando la porta lignea si accede al Terrazzo di Saturno da dove è possibile ammirare buona parte del panorama della città che si stende ai suoi piedi da est a sud, da Fiesole al Piazzale Michelangelo, San Miniato a Monte fino al Colle di San Giorgio su cui domina Forte Belvedere.  Le decorazione del soffitto illustrano il dio del Tempo con le allegorie delle quattro età dell'uomo e delle ore del giorno. Due riquadri raccontano storie di Saturno che richiamano episodi della vita del papa Clemente VII (Giulio de’ Medici) cui è dedicata la sala sottostante. Le pitture ad olio su tavola sono di  Giorgio Vasari (1511 – 1574) e allievi e di Giovanni Stradano (Bruges, 1523 – Firenze, 1605) realizzate tra il 1557 e il 1566 . Un altro gioiello sia pur minore è la gronda,  intagliato a mano nella seconda metà del 1500 dal maestro Marco del Tasso esponente di una famiglia di legnaioli, scultori ed architetti fiorentini attivi nell'Italia centrale nel corso del XV e del XVI secolo.

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Qui appresso il terrazzo come lo vediamo in basso da Via della Ninna proprio sotto l'arco che collega Palazzo Vecchio agli Uffizi. Dietro l'angolo c'è via dei Leoni nome che prende dal fatto che esisteva in un remoto passato un serraglio di leoni, vivi non di marmo.

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lunedì 3 agosto 2015

La firma dei mosaici veneti del Duomo

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Firenze, Duomo

Di solito si legge la firma dell'autore di un'opera, più raramente si accompagna a questo la firma dell'esecutore. Nel caso dei tre mosaici della facciata del Duomo invece leggiamo la firma dell'autore o meglio, gli autori, e non di chi ha disegnato le opere. Sappiamo già dal precedente post che l'autore dei disegni delle opere delle tre lunette della facciata è del genovese  Nicolò Barabino (Sampierdarena, 1832 – Firenze, 1891) mentre l'esecuzione degli stessi lo lo possiamo leggere in basso  in una sotto cornice:

VENEZIA 1886 - SOCIETA' MVSIVA VENEZIANA FECE

Per leggere l'autografo bisogna allontanarsi un po' dalla facciata altrimenti i marmi che la decorano impediscono di posarvi l'occhio. Qui lo vediamo nel mosaico del portale centrale del Duomo con Cristo in trono con Maria e San Giovanni Battista.


Coordinate:  43°46'23.78"N,  11°15'20.18"E                      Mappe: Google - Bing




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giovedì 30 luglio 2015

Gli incunaboli della lunetta di sinista

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Firenze, Duomo

Un particolare che può sfuggire e che invece mi incuriosisce molto è la rappresentazione di cinque incunaboli magistralmente costruiti con le piccole tessere colorate del mosaico della lunetta sinistra del Duomo. ' La Carità fra i fondatori delle istituzioni filantropiche fiorentine, mosaico sul portale sinistro del Duomo di Firenze ' è il titolo del mosaico  realizzato da maestranze veneziane  su cartoni disegnati da Nicolò Barabino (Sampierdarena,  1832 – Firenze, 1891). A  Barabino si devono i disegni di tutte e tre le lunette della facciata del Duomo.

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 Tratto dal libro intitolato  “Sculture e mosaici nella facciata del Duomo di Firenze" di Conti, Augusto, (1822-1905) pubblicato 1883 leggiamo:  "...Immagine della Carità in trono, e, sulla base di questo, alcuni stemmi d'Opere pie. Fra Pietro da Verona, istitutore del Bigallo. Piero di Luca Borsi, che istituì la Confraternita dellaMisericordia. Filippo Franci, fondatore della Pia Casa di rifugio, detta la Quarconia. Fra Bernardino da Feltre, francescano, istitutore del Monte dì Pietà. Simeone di Pietro Vespucci, fondatore dello Spedale di San Giovanni di Dio. Bonifazio Lupi di Parma, marchese di Lavagna, fondatore dello Spedale di San Bonifacio. Folco Portinari, fondatore dello Spedale diSanta Maria Nuova. Leggenda: Consolatrix Afflictorum. Prof. Niccolò Barabino..."



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lunedì 27 luglio 2015

Quando casca la palla dove va a finire

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Firenze, Piazza del Duomo, la caduta della palla della lanterna del Duomo

Quella  lastra circolare di marmo bianco dal diametro di circa 50 centimetri  che vediamo sulla pavimentazione dietro l'abside della cattedrale di Santa Maria del Fiore in Piazza del Duomo ricorda il punto esatto dove cadde  la palla dorata che si trova in vetta alla Cupola, sopra la lanterna. Era  il 27 gennaio del 1601 (questa è la data che troviamo nel sito dell'Opera del Duomo). La cosiddetta Palla del Verrocchio (Firenze, 1437 - 1488) , la sfera dorata che venne commissionata a  Andrea di Michele di Francesco de' Cioni, (il Verrocchio) nel 1468 per essere finalmente  posizionata sul vertice della lanterna il 27 maggio del 1471 .
Ecco come Giorgio Vasari  (1511 – 1574) ricorda la realizzazione  la nota di Guglielmo Della Valle .:
"...Andrea del Verrocchio. Pittore, scultore ed architetto  (Nato 1432 - Morto 1488)… Dopo, essendosi finita di murare la cupola di Santa Maria del Fiore, fu risoluto, dopo molti ragionamenti, che si facesse la palla di rame, che aveva a esser posta in cima a quell'edifizio, secondo l’ordine lasciato da Filippo Brunelleschi: perché datone la cura ad Andrea, egli la fece alta braccia quattro, e posandola in sur un bottone, la incatenò di maniera, che poi vi si poté mettere sopra sicuramente la croce; la quale opera finita, fu messa su con grandissima festa e piacere de’ popoli. Ben e vero che bisogno usar nel farla ingegno e diligenza, perché si potesse, come si fa, entrarvi dentro per di sotto; ed ance nell’armarla con buone fortificazioni, acciò i venti non le potessero far nocumento. (1) ….

 (1) A di 6 agosto 1467, in venerdì, Giovanni di Bartolo gettò nell'Opera il bottone che è sotto la palla: che pesa libbre 1000, e tenne staja 21 di grano di misura Fiorentina. - A di 18 di settembre 1571, si pesò la palla, al tempo di messer Bartolo Ubertini, e messer Bartolomeo Corbinelli , Operaj, e fu lib. 4368, e la fece Andrea del Verroccbio. Questa palla teneva staja 300. -- Adi 27 maggio l472, in lunedì , si tirò la palla in su la piramide; e martedi, a 28 detto, a ora di nona , si fermò in sul bottone, al nome di Dio. ti (Moreni, Due Vite inedile del Brunelfesco, p. 277 , nota 2.) La palla del Verrocchio fu atterrata da un fulmine a ore 5 di notte del 17 gennaio 1600- Dopo ventisei mesi fu terminato il lavoro di restauro e la nuova palla, fatta più grande, che il Granduca Ferdinando I avea affidato agli architetti Giulio Parigi e Gherardo Mechini, colla spesa di oltre 15 mila scudi. (Del Migliore, Firenze Illustrala, p. 14 e seg. )"

Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architetti di Giorgio Vasari: Tomo V pag. 145 - edizione arricchita dalle note di Guglielmo Della Valle (Moncalvo 1746 - Torino 1805), francescano. Pubblicò le Lettere sanesi sopra le belle arti (1782-86), contenenti preziose ricerche d'archivio, e curò un'edizione delle Vite di G. Vasari.


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giovedì 23 luglio 2015

Le curve del Brunelleschi

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Firenze, Piazza del Duomo, cupola

In questa foto si rende evidente la curva  piatta di uno degli otto 'spicchi' della cupola.

"...Ma oltre al piacere di arrivare a questo bello, ch'egli avea traveduto nelle opere ben' intese degli Antichi, il Brunelleschi [Firenze, 1377 - 1446)] avea di mira un secondo oggetto nelle sue ricerche , val' a dire il compimento , e la perfezione del Tempio di S. María del Fiore di Firenze , che non erasi potuto terminare con la direzione di Arnolfo di Lapo, perchè dalla morte prevenuto. I Fiorentini pertanto trovandosi in imbarazzo per terminare la volta principale , che dovea riunire le volte de' quattro bracci del a croce , e non conoscendo ancore tutta la capacità del Brunelleschi loro compatriotto , chiamarono a Firenze per di lui consiglio i più celebri Architetti d'Europa a fine di sentire i pareri de' medesimi intorno alla maniera di terminare la loro Chiesa . In un' adunanza generale , ch'essi tennero a quest'oggetto l'anno 1420. esposero i loro diversi progetti della struttura della cupola di s.Maria , i quali tutti esigevano una considerabilissima armatura di legnami. Brunelleschi consultato, assicurò ch'egli per formare la cupola, anzi una cupola dentro l'altra , non avrebbe impiegata tanta armatura di legname, che anzi l'avrebbe costrutta senza sottoporvi le centine, come racconta il Vasari. Per sì fatta proposizione fu posto in ridicolo, e trattato pubblicamente da insensato. Egli peraltro non si scoraggiò punto, ma procurò di opportunamente persuadere i suoi contradittori, cosicché fu ad essolui finalmente confidata l'opera di coprire il Duomo di Firenze. Si accinse all'impresa, e dopo di avere impiegata indefessa attenzione nell'esaminare, e scegliere i materiali , siccome ancora nel fargli adattare con buone precauzioni, ed a' luoghi opportuni (lezione ottima per istruire gli Architetti del loro dovere) ebbe il Brunelleschi la consolazione di vedere la sua cupola compiuta, a riserva del lanternino, che la corona . Questa cupola è di figura ottagona, siccome il tamburro, da cui sorge, ed ha il sesto, o sia forma del quarto acuto; ,, perciocchè (sono parole del Brunelleschi riportate dal Vasari nella vita del medesimo) questo è un sesto, che girato sempre pìgne allo insù ; e caricatolo, con la lanterna, l'uno con l'altra la farà durabile ,, . E non avendo potuto vedere fabbricata la lanterna prima di morire, lasciò in iscritto , che fosse stata eseguita come stava in modello, altrimenti la fabbrica ruinerebbe essendo volta in quarto acuto, che aveva bisogno, che il peso la caricasse per farla più forte . Ed ecco elevato dal Brunelleschi un monumento che per la sua forma semplice, e maestosa richiamava i bei tempi della Grecia , e annunziava il rinascimento del buon gusto, di cui la prima epoca rimarchevole si è questo stesso monumento eretto verso la meta del decimoquinto secolo. ..."

Teoria e pratica di architettura civile : per istruzione della gioventù specialmente romana - 1788 - di Girolamo Masi




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lunedì 20 luglio 2015

Il monolite di Michelangelo

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Firenze, Piazza della Signoria

In occasione della Settimana Michelangiolesca, in programma dal 14 luglio al 19 luglio 2015, è stato posto, nel bel mezzo di   Piazza della Signoria,  un blocco di marmo simile nelle dimensioni a quello che ha avuto fra le mani Michelangelo (Caprese Michelangelo, 1475 – 1564) permettendogli di realizzare una delle statue più famose al mondo: il David. Osservando il blocco si vede in alto l'assenza di materiale non casuale infatti, con più attenzione, si riconosce l'abbozzo di una spalla. Proprio dietro al monolite marmoreo, sull'Arengario, c'è la copia del Davi, L'originale si trova al Museo dell'Accademia, in un luogo apparentemente più sicuro della Piazza aperta  per preservarlo dagli elementi atmosferici e dagli atti vandalici al fine di lasciarlo in eredità ai posteri il più integro possibile. Sulla targa posta sul marmo si legge:

MICHELANGIOLESCA 2015
Coltivare l'anima

"Non ha I'ottimo artista alcun concetto
C'un marmo solo in sé non circoscriva
Col suo superchio, e solo a quello arriva
La man che ubbidisce all'intelletto.

Il mal ch'io fuggo, e 'I ben ch'io mi prometto
In te, donna Ieggiadra, altera e diva,
Tal si nasconde; e perch'io più non viva,
Contraria ho I'arte al disiato etTetto.

Amor dunque non ha, né tua beltate
o durezza o fortuna o gran disdegno,
Del mio mal colpa, o mio destino  sorte

Se dentro del tuo cor morte e pietate
Porti in un tempo, e che 'I mio basso ingegno
Non sappia, ardendo, trarne altro che morte.

Michelangelo Rime, 1538 - 1544



Il 14 luglio è l'anniversario non della morte di Michelangelo bensì delle esequie funerali di Michelangelo avvenute in San Lorenzo il 14 luglio 1564, dopo il trafugamento del suo corpo a Roma ( infatti il sommo artista morì il 18 Febbraio del 1664 ) .


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giovedì 16 luglio 2015

Intorno al tabernacolo di Santa Rosa

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Firenze, Il Tabernacolo di Santa Rosa

Non lontano da  Porta San Frediano,  presso il Torrino di Santa Rosa si trova un Tabernacolo accanto al quale si leggono queste informazioni. Addossato al Torrino di Santa Rosa, ove le antiche mura trecentesche di San Frediano raggiungono l'Arno, in un'edicola del 1856 è conservato un affresco con la Pietà attribuita a Ridolfo del Ghirlandaio [Firenze 1483-1561] (inizio XVI secolo), unico dipinto rimasto sotto il porticato del vicino oratorio di Santa Rosa da Viterbo, annesso ad un antico convento detto di San Guglielmo, entrambi demoliti nel 1743. Nell'oratorio i membri della Compagnia di Santa Rosa si raccoglievano intorno alla sacra immagine, cui venivano attribuiti poteri miracolosi. Staccato nel 1957, l'affresco rappresenta una dolente Madonna seduta che sostiene il corpo di Cristo deposto dalla croce con a fianco San Giovanni e Santa Maria Maddalena. 


".... 
Fuori della porticciuola delle mulina è la vaga Loggia dei Medici, che io posi per uno dei confini delle mura di qua da Arno, giacché le mura che seguitano lungo l'Arno, sono piuttosto da considerarsi sponde di quel fiume che mura della Città, che però attraversando l'Arno, dalla Torre della Sardigna al di fuori, e al di dentro dal Tabernacolo di S. Rosa darò principio alla descrizione delle mura d'Oltrarno. Quantunque il nome di S. Rosa che resta al Tabernacolo o Cappella posta in quest' angolo sia moderno , io ne ho fatto uso per essere volgarmente il più noto , sebbene appellar si dovesse la Madonna del Cantone , come si può vedere presso il Richa , o sivvero il Giulianelli, ove trovandosi l'Istoria di questo luogo più diffusamente che altrove trattata non posso dispensarmi dal restringere le sue parole nei modo che segue. Nell'anno 1313 vennero a Firenze certe suore di Valdipesa dette della B. Vergine, e di S, Barnaba a Torri con permissione d'Antonio d'Orso Vescovo di Firenze , le quali si posero ad abitare in quel tratto che è tra la Porta San Frediano e l'Arno, dove erano certe Case donategli dai possessori a quest' effetto , e questo fu nell'anno seguente in cui era ridotto già quel luogo ad uso di Monastero, che forse più capace ed ampio fu in quel primo tempo in cui non erano edificate le mura , che dappoi. Non più che 31 l' anno abitarono le Monache in esso, giacché nel 1345. tornarono a S. Piero a Monticelli dove fino dal 1302. erano i Monaci Guglielmiti che vennero ad abitare allora nel Monastero del Cantone, facendo baratto sotto certe condizioni ; i quali Monaci seguitarono ad abitarvi fino al 1564., in cui furono i beni di quel Monastero ridotti Commenda di S. Stefano , per la Famiglia dei Concini da Pio IV. Nei tempi più recenti in alcune stanze rimaste annesse a detta Cappella o Tabernacolo, che è porzione di un più ampio Oratorio , vi si radunò una Compagnia d' Uomini sotto il titolo di S. Rosa , il di cui nome resta tuttora in questo luogo, ma nel 1743. furono per giuste ragioni che vedremo in appresso demolite le stanze e l' Oratorio, che fu profanato , e lasciata questa specie di Cappella per rispetto d' una Immagine dipinta a fresco sul muro la quale come dice il Richa , è del Ghirlandaio, il che se, come pare, si debbe intendere di Domenico (così a me pare perché non avendo posto il nome avrà voluto intendere il più noto dei Ghirlandai , che può dubitarsi averla dipinta giacché il suo figlio Ridolfo o il suo creato Michele non ne possono essere autori avendo tenuto diversa maniera) parmi che il Vasari abbia lasciato una sua Pittura notabilissima . Vedersi in ella pertanto la B. Vergine sedente , che tiene sulle ginocchia Gesù morto, mesta nel volto e dì età provetta , ed è in mezzo a S. Giovanni Apostolo ed alla Maddalena che genuflessi l'ajutano a sostenerlo, dimostrando mestizia insieme e venerazione. Siccome il Pittore ha inteso di rappresentar Cristo deposto allora di Croce , così nel più alto ha posti tre Angioletti l'uno dei quali che è nel mezzo tiene la Croce , e più a basso veggonsi il Sole e la Luna.
Nello spazio ove son dipinte le figure che è in forma di lunetta, vedesi un paese in lontananza o veduta di Campagna , e si può dire ragionevolmente conservata . Resta questa Pittura sul muro verso Arno, presso l'angolo che forma col muro della Città, nel quale vedesi in pietra l'Arme dei Giraldi d' un Leone nero rampante in campo bianco, accollata a quella dei Concini posta a finestra , la quale è un Campo contenente due armi inquartate: nel primo quartiere o superiore a destra, è un gruppo di tre monti a oro in campo azzurro sopra i quali spuntano tre penne bianche; nel sinistro superiore il campo è balzano avente di sopra un'aquila nera a due teste coronata con ali spiegate , e di sotto catene azzurre decussate; nei campi inferiori sono ripetute come si suole nelle Armi inquartate, e sopra Io scudo delle armi avvi la corona pur di pietra, e dell' istessa pietra una lapida fattavi porre dal Cavaliere Giovanni Giraldi Erede della Famiglia Concini , in cui dalla penna del Proposlo Antonfrancesco Gori il narra 1' Istoria di quello luogo e la ragione dell' ultima demolizione dell' Oratorio e stanze nella seguente maniera ...." 
Firenze antica, e moderna illustrata, Volume 1  Di V. Follini,M. Rastrelli  – pgg 365 - 369

Altra lapide, che attribuisce l'affresco a Domenico Ghirlandaio (1449-1494),  situata sotto l'affresco recita:

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QUESTA IMMAGINE
 SULLE PARETI DELL'ANTICO CONVENTO DI S. GUGLIELMO
DA DOMENICO GHIRLANDAIO DIPINTA
NELLA FAMIGLIA ANTINORI DA QUELLA DEI CONCINI
PERVENNE
IMPERANTE LEOPOLDO II.
A SPESE DEL REGIO ERARIO
E DEL COMUNE DI FIRENZE
IN NUOVA E PIU DECOROSA EDICOLA
L'UFFICIO DELLE PUBBLICHE COSTRUZIONI LA RIPONEVA
L'ANNO DI NOSTRA SALUTE MDCCCLVI
IL PATRONO COMM. VINCENZO ANTINORI ANNUENTE
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Coordinate:  43°46'18.68"N,  11°14'26.99"E                      Mappe: Google - Bing




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lunedì 13 luglio 2015

Fuori dalla cornice

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Firenze, Piazza della Signoria

Il monumento equestre dedicato a Cosimo I de' Medici (Firenze, 1519 –  1574) situato nel mezzo di Piazza della Signoria è altamente scenografico, magnificente ed ovviamente celebrativo. Difficilmente passa inosservato per chi transita in una delle piazze più  importanti di Firenze, la piazza dove è insediato da secoli il potere amministrativo della città. Al contrario possono passare inosservati i bassorilievi che si trovano sull'altrettanto magnificente basamento che ha la funzione di dare forza espressiva di dominio e descrivere le conquiste del secondo Duca di Firenze e poi Primo Granduca di Toscana. Sono tre i bassorilievi che vediamo intorno ad esso che raccontano gli episodi salienti della vita pubblica di Cosimo I: l'elezione a duca, il conferimento del titolo di Granduca, La Conquista di Siena. Dal secondo abbiamo estratto il particolare che vediamo nella foto in alto, una guardia armata di tutto punto che sembra uscire dalla cornice per vedere cosa accade oltre l'angolo immaginario della scena evocata dal bronzo. Uscendo dai contorni piatti dei personaggi, diventa un personaggio in tuttotondo, come fosse più importante di altri, ma solo per il gioco della prospettiva.


Coordinate:  43°46'11.20"N,  11°15'21.57"E        Mappe:   Google  -  Bing




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giovedì 9 luglio 2015

Kaffeehaus

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Firenze, Giardino di Boboli

Parlando della Sinagoga, l'altro giorno abbiamo accennato al raro esempio delle coperture color rame presenti a Firenze. Il 'Nuovo casino sotto la Fortezza' come veniva chiamato negli anni della sua costruzione e poco dopo, prima di prendere il nome definitivo di Kaffeehaus afferma questa caratteristica con un padiglione circolare sormontato da una cupola  in rame  a forma di cipolla, che termina con una banderuola segna vento, il cui orientamento era possibile leggere anche dall'interno dell'edificio grazie alla rosa dei venti inserita sulla volta. Il Kaffeehaus è situato nel Giardino di Boboli in prossimità del cancello verso il Forte Belvedere. La realizzazione fu affidata a  Zanobi Del Rosso (Firenze, 1724 –  1798 )a partire dal 1774 dal Granduca Pietro Leopoldo di Lorena (Vienna, 1747 – 1792)  tra il 1774, fu terminato nel 1775.



Coordinate:  43°45'50.96"N,  11°15'8.91"E                      Mappe: Google - Bing




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lunedì 6 luglio 2015

Da Orsanmichele

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Firenze, Museo di Orsanmichele

Una finestra del Museo di  Orsanmichele guarda  Palazzo Vecchio.


Coordinate: 43°46'14.26"N, 11°15'17.19"E                          Mappe: Google - Bing




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giovedì 2 luglio 2015

Guarda, si fa sera

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Firenze, panorama da Piazzale Michelangelo

Non è ancora notte piena rimanendo all'orizzonte una striscia rosa, rossa e blù del sole che rapidamente inclina. La nuvola potrebbe generare la convinzione che un artista abbia voluto dare una mano alla natura per dare una sinuosa pennellata al cielo sopra la piana dell'Arno verso le Apuane. E' la luce artificiale che prende il sopravvento adesso sottolineando le dolci curve dell'Arno e dei suoi Lungarni, i monumenti e i palazzi, le strade e le finestre oltre le quali continua la vita in attesa del nuovo giorno. In definitiva è sempre la luce, naturale o artificiale che dà senso alle pietre e all'armonia delle opere e a tutto il resto.


Coordinate:  43°45'46.02"N,  11°15'53.49"E                      Mappe: Google - Bing





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