Guardando Firenze nei particolari da dietro l'obiettivo di una fotocamera.

giovedì 19 novembre 2015

La Loggia rinnovata

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Firenze, Piazza dei Ciompi

La Loggia del Pesce, da poco restaurata in modo impeccabile, era collocata in altro luogo. Era al Mercato Vecchio, dove adesso c'è Piazza della Repubblica, all'incirca davanti all'Arcone, per svolgere la sua funzione chiaramente descritta dal nome, dove vendere il pesce, fino a quando venne smantellata verso il 1885-1895 al tempo del risanamento di Firenze Capitale del Regno d'Italia (dal 1865 al 1871), per poi essere ricostruita nel 1955 nell'attuale Piazza dei Ciompi. Nella foto in alto vedete due tondi che racchiudono pesci e delfini ai lati dello stemma mediceo con sotto la seguente iscrizione:

MAGNVS 
COSMVS MED
FLOR ET SENAR
DVX II

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 Leggiamo un brano tratto da L'illustratore fiorentino: Calendario, 1838, 39, Volume 3, pag 10-11 – di Guido Carocci
"...Questa via è detta degli Archibusieri dalle botteghe, che vi tenevano i fabbricatori di archibusi; e prima dicevasi Via dei Pesciaioli, e anche Pescheria, perchè vi si vendeva al prezzo fissato dalla grascia (dazio) il pesce che era solito portarsi dai laghi di Bientina , di Fucecchio e da altri luoghi.
Gli antichi fiorentini, inalzando appiè del Ponte Vecchio una loggia per la vendita del pesce, imitarono i Romani, i quali posero la pescheria, che dicevano forum piscarium, separata dal luogo e dal mercato, dove si vendevano gli altri commestibili. Pare che nei nostri maggiori nascesse un tal pensiero verso il 1296; poichè dalle cartapecore del monastero di S. Matteo d'Arcetri trasse il Manni un documento del 12 novembre del detto anno, col quale un certo Corsino di Gianni, che era della casata degli Amidei, protesta che senza il suo assenso e senza quello dei suoi consorti non può scavarsi dal Ponte Vecchio certo terreno per edificarvi una loggia pel Comune di Firenze. Ma essendosi accomodata una tale difficoltà, fu proseguito lo scavo e il lavoro della loggia , che non sappiamo quando fosse terminata. Manchiamo ancora di una precisa contezza della medesima fino al 1362; nel qual anno dal libro della Luna nell'uffizio della Parte apparisce l'ordine di far lastricare la piazza del pesce posta, si dice ivi, nella Via di Lungarno appresso al Ponte Vecchio, con ispendervi cinquanta fiorini; e in tempo a quello vicino si comanda, che si acconcino i tetti si della piazza del pesce, sì del ponte istesso. Che fosse qui la vendita del pesce vien pur confermato dall'iscrizione che fu posta alla nuova loggia del pesce medesimo, fatta edificare in Mercato Vecchio nel 1568, e che è in questi termini concepita.

FORUM PISCARIUM QVSQVE AD HUC
TREMPORIBVS QVADRAGESIMALIBUS AD
PONTEM VETEREM FREQUENTABATVR
NVNC ILL ET ECC MAGNVS COSMVS
MED FLOR ER SENAR DVX II ET
FRANCISCVS EIVS FILIVS PRINCEPS OPT
VR HIC CONTINVO PISCES VENDANTVR
MVITO MAIORI SVMPTV AC MAGNIFICENTIA
QUAM ANTEA ILLIC EXCTRVCTUM FVERAT
AEDIFICANDVM CVRARVNT
M D L X V I I I

[nota, traduzione. "Il mercato del pesce che fino ad ora si teneva, nei tempi di quaresima, presso il Ponte Vecchio, ora l'illustrissimo ed eccellentissimo Cosimo de' Medici, secondo Granduca di Firenze e di Siena, e suo figlio Francesco, ottimo principe, lo fecero costruire con assai maggiore spesa e magnificenza di quella con cui era stato edificato prima, affinché il pesce da ora in poi sia venduto qui. 1568".]

Trovandosi poi all'archivio del Monte Comune, infra le altre condannagioni cancellate nel governo del Duca d'Atene, che una trecca o rivendugliola fu condannata, perchè era stata colta a vendere de' ranocchi presso all'oratorio di Or San Michele, può argomentarsi da ciò che in antico non potesse vendersi il pesce, se non presso al Ponte Vecchio; dove si faceva ancora il mercato delle frutte e degli erbaggi; dicendosi nella novantesimaquarta delle Cento novelle antiche, che ser Frulli, il quale aveva un suo podere di sopra a San Giorgio, molto bello, sì che quasi tutto l' anno vi dimorava colla sua famiglia, il più delle mattine mandava la sua fante a vender cavoli, frutte ed altro alla piazza del Ponte Vecchio. Il Del Migliore parlando della vendita del pesce, dice che quello, che si pescava in Arno, serviva soltanto per la Signoria, a riserva d'un giorno dell'anno in cui era assegnato al Proconsolo, e i pescatori erano tenuti a pescarlo senza alcuna mercede. Che in un giorno dell'anno toccasse il pesce d'Arno al Proconsolo senza premio dei pescatori è verissimo, e di qui nacque il proverbio pescar pel proconsolo, che vale, affaticarsi indarno e per altri, e durare, come si dice, fatica per impoverire. Sembra strano per altro che servisse soltanto per la Signoria, poichè essa, come avverte il Manni nella lezione sull'antichità del Ponte Vecchio, era parchissima; ed è antichissimo il costume che ebbe l'Arte della Lana di mandarlo ai suoi consoli per S. Giovanni, e che ebbero pure vari monaci, di regalarlo nella vigilia dell'Assunzione ad alcune case di cittadini. ..."


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Coordinate:  43°46'16.73"N,  11°15'53.68"E                      Mappe: Google - Bing





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lunedì 16 novembre 2015

Un monaco e un vaso alle finestre

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Firenze, Piazza Santissima Annunziata, la Basilica della Santissima Annunziata

Prima di entrare nella basilica vera e propria da Piazza  Santissima Annunziata  si deve accedere al Chiostrino dei Voti, così chiamato per gli ex-voto esposti fino al secolo scorso, costruito fra il 1447 e il 1452 su disegno di Michelozzo (Firenze, 1396 – 1472). Qui intorno al chiostro si possono ammirare soprattutto gli affreschi che appaiono sulle pareti che sono a firma di  Alessio Baldovinetti (Firenze, 1425 – 1499), Cosimo Rosselli (Firenze,  1439 - 1507), Andrea del Sarto (Firenze, 1486 – 1530) del quale qui troviamo anche il monumento funebre sulla parete sinistra, un busto del 1606 opera di Giovanni Caccini (Montopoli in Val d'Arno, 1556 – 1613), ed altri affreschi di Franciabigio (Firenze, 1482/4 ca – 1525), Pontormo (Pontorme, 1494 –  1557) e Rosso Fiorentino (Firenze, 1495 –  1540).

Sopra gli archi del chiostro si aprono delle finestre, vere, eccetto le due che si trovano in alto a sinistra. In realtà sono false finestre, murate e affrescate, nelle quali troviamo raffigurati un vaso di fiori e una figura di un monaco che sembra guardarci. Nella penombra il monaco può sembrare reale e dà l'impressione che segua con lo sguardo proprio noi che camminiamo in basso. Si ha la sensazione che non ci abbia individuato per redarguirci per chissà per quale peccato commesso, quanto piuttosto per proteggerci dall'alto come farebbe un padre benevolo per ogni figlio veduto casualmente passando davanti ad una finestra distogliendo lo sguardo dal libro che stava leggendo.

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Coordinate:   43°46'36.43"N,  11°15'39.27"E                     Mappe: Google - Bing




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giovedì 12 novembre 2015

La plastica del Porcellino

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Firenze, Piazza del Mercato Nuovo

Lo conosce tutto il mondo come il Porcellino ma in realtà raffigura un cinghiale, il bronzo situato in Piazza del Mercato Nuovo  a due passi da Piazza della Signoria e il Ponte Vecchio. Ne abbiamo già parlato in un post precedente un po' della sua storia e della novella che vi ha costruito intorno Hans Christian Andersen (1805 – 1875). Realizzato nel 1612 da  Pietro Tacca (Carrara 1577 – Firenze 1640), quello che vediamo oggi nella piazza, sempre circondato da turisti che lo fotografano e si fanno fotografare nell'atto di far scivolare una moneta dalla sua bocca bronzea, non è altro che una copia. L'originale è esposto al  Museo Bardini. I secoli consumano il bronzo, inesorabilmente, ma ancor di più dannosa è l'attenzione della folla quotidiana dei turisti che inesorabilmente, attratti dalla 'magia' di accarezzare il muso, consumano, molecola dopo molecola, il metallo. Qui sotto vediamo come era nel 2011, ma da allora fino a pochi giorni fa, il suo stato era peggiorato, con aperture più ampie.


Come succede per alcune dive del cinema (ma non solo) anche il porcellino ha fatto ricorso alle cure estetiche per ringiovanire un po'. Oggi lo possiamo vedere col muso rifatto visibile nella foto in alto.

Il PORCELLINO

E questo lavoro pregievole del Tacca, pel quale mi piace riportare quello ne dice il Cinellli nelle sue bellezze di Firenze. Nella parte esteriore più cospicua di essa loggia è collocalo un Cinghiale di bronzo, che getta acqua per bocca, fatto sopra quello di marmo, che è in Galleria. Fù questo gettato da Pietro l'acca, al quale questo meraviglioso aggiunse all'arte, ed alla maniera greca del quale è l'originale di marmo, alcune osservazioni graziose tutte viste dal naturale che lo rendono maggiormente ammirabile, e nel luogo dove cade l'acqua sono molti insetti acquatici e terrestri che scherzano assai vagamente.
da Il fiorentino istruito calendario per l'anno 1844 – Autori vari - Editore: Tip, Nicola Fabbrini. Firenze 1844



Coordinate: 43°46'11.50"N, 11°15'15.14"E                      Mappe: Google - Bing




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lunedì 9 novembre 2015

La Danza di Salomè sul Battistero e le 24 teste di leone finite e dorate

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Firenze, Piazza San Giovanni, il Battistero

Qui siamo alla Porta sud del Battistero intitolato a San Giovanni, porta bronzea realizzata da Andrea Pisano  (Pisa, 1290 -1349) nella prima metà del Trecento. Qui sopra vediamo una delle 28 formelle, esattamente la quindicesima, nella quale viene rappresentata la 'Danza di Salomè, figlia di Erode ed Erodiade'. In seguito alla danza il re Erode le chiede di scegliere la sua ricompensa e la ragazza, istigata dalla madre, chiede la testa del Battista.
Leggiamo qui di seguito alcune righe tratte dalle pagine L 44 e 45 del libro di Arnaldo Cocchi intitolato " Le chiese di Firenze dal secolo IV al secolo XX" pubblicato nel 1903.

".... L' Arte di Calimara, a cui era stata affidata la conservazione della basilica, ne curò sempre religiosamente gli abbellimenti e l'arricchì di opere d'arte e di arredi preziosi. Con una deliberazione del dì 6 novembre dell'anno 1329 ordinava, che le porte della chiesa di San Giovanni si faccino di metallo o ottone più belle che si può e che Piero d'Iacopo vadia a Pisa a vedere quelle che sono in detta città e le ritragga e dipoi vadia a Venezia a cercare di maestro che le faccia, e trovandolo che lui deva essere il maestro a lavorare la forma di detta porta di metallo .....
Pare che il detto Piero non trovasse in Venezia maestro a ciò sufficiente, perché i Consoli il dì 9 di gennaio del 1330 allogarono la porta a maestro Andrea di Ser Ugolino da Pisa. Andrea mise mano all'opera il dì 22 gennaio ed ebbe per lavoranti, oltre Piero di Iacopo, gli orafi Lippo di Bino e Piero di Donato, e già il 2 di aprile dello stesso anno le storie di cera erano finite e la porta era stata gettata nell'aprile del 1332 da maestro Lionardo del fu Avanzo, campanaio di Venezia. Ma nel gettarla, essendo venuta tanto torta da non poterla adoperare, fu dapprima commesso a Piero di Donato di raddrizzarla e non bastandogli poi l'animo di farlo, l'Arte lo disobbligò, dando l'incarico ad Andrea Pisano, che lo prese a fare a tutto rischio dell'Arte, per il prezzo di 10 fiorini d'oro e nel termine di due mesi. A' 24 di luglio del 1333 fu pattuito con Andrea di fare di metallo 24 teste di leone e darle finite e dorate per il primo del prossimo dicembre, obbligandosi Andrea a commetterle bene nella mezza porta o battente, che era allora nell'Opera di San Giovanni, e insieme a dorare le storie dell'altra mezza porta, che era già stata messa su. Tutto questo lavoro era finito e posto nel suo luogo nel 1336, anno in cui si trova la spesa di 11. 25 per il marmo della soglia, fatto venire da Carrara.

Nella parte superiore di questa porta sta scritto a lettere di rilievo :

ANDREAS VGOLINI NINI DE PISIS
ME FECIT A. DNl MCCCXXX

L'anno indicato dall' iscrizione, si deve intendere per quello in cui fu compiuto il modello di terra e incominciato il getto di metallo, a terminare il quale si richiesero cinque anni. E' questa la porta più antica e fu dapprima collocata nella facciata principale. E divisa in 28 spazi, di cui venti rappresentano la storia del Battista e gli altri otto diverse Virtù.
Nel 1403 venne commessa a Lorenzo Ghiberti quella di tramontana, che fu compiuta nell'aprile del 1424 e messa a posto il 19 dello stesso mese. Come quella di Andrea Pisano è pure divisa in 28 spazi, rappresentanti vari fatti della vita di Gesù Cristo e degli Apostoli. ..."


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Sopra vediamo la sedicesima formella che rappresenta la "Decollazione del santo".




 Coordinate:  43°46'22.69"N,  11°15'18.25"E                Mappe: Google -  Bing




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giovedì 5 novembre 2015

La cupola di San Lorenzo

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Firenze, Piazza San Lorenzo

La cupola della Basilica di San Lorenzo è facile da riconoscere per chi guarda un po' dall'alto il panorama della città ed è caratteristica per le volumetrie e le forme che si vedono dal basso da via del Canto dei Nelli che costeggia la chiesa da dietro o da Piazza di Madonna degli Aldobrandini (foto sotto) o da piazza San Lorenzo. Più inusuale è osservarla dall'interno del Chiostro dei Canonici da dove sembra svettare a quasi incombere con la sua leggera pesantezza secolare a ricoprire la cappella dei Principi a forma ottagonale seconda solo alla cupola del Brunelleschi del Duomo.

Ecco come Arnaldo Cocchi  ne parla nel suo libro 'Le chiese di Firenze dal secolo IV al secolo XX. (1903)':  
"... Annessa alla basilica trovasi la cappella comunemente detta dei Principi. Fu ideata da Cosimo I [Firenze, 1519 – 1574] per servire quasi a gran sepolcreto dei suoi genitori, per sé e per i figli. Il primo a darne il disegno fu il Vasari, ma il progetto non fu eseguito neppure sotto Francesco I [(Firenze, 1541 – 1587)], figlio e successore di Cosimo. A Ferdinando I [Firenze, 1549 – 1609], suo fratello, era riserbato non solo l'effettuarne il progetto, ma innalzarlo con idea nuova, assai più grandiosa e magnifica. A formare il progetto concorse anche Bernardo Buontalenti [Firenze, 1536 – 1608].
Che questo edificio fosse eretto con la speranza di potervi collocare il sepolcro di Cristo, come molti scrissero, e che a questo fine nel 1604 fosse iniziata una spedizione in Siria, non è che un racconto destituito da ogni fondamento e solo appoggiato a una voce popolare, qual di fatto essa fu.
Nonostante la seguente iscrizione, sembra che l'edifizio fosse incominciato nell'anno 1600, con l'assistenza di Matteo Nigetti [Firenze, 1570 circa – 1649]e del Buontalenti suo maestro :
« A dì 10 Gennaio 1604 si dette principio a' fondamenti di « questo tempio dominante Ferdinando I Gran Duca di Toscana, al quale successe Cosimo figliuolo, e dipoi Ferdinando II [(Firenze, 1610 – 1670] Architetto Principe Don Giovanni Medici [Firenze, 1567 – 1621], il Gran Duca comandò Matteo Nigetti architetto fiorentino, che fusse col suddetto Principe, e pigliasse l'ordine di fare i disegni e modelli, sì della muraglia, che de' diaspri, altare e ciborio del santissimo Sacramento. Che tutto si è eseguito, e si mette in opera sino a questo presente anno MDCXL, e si seguita per la Dio grazia ».
La differenza di data si concilia in questa guisa: Nel 1600 si incominciarono gli scavi; il 10 di gennaio del 1604, senza alcuna solennità, si gettò la prima pietra e il dì 5 del mese di agosto furono solennemente benedetti i fondamenti, alla presenza di Ferdinando I e del principe Cosimo suo figlio, dall'arcivescovo, coll'assistenza del clero della metropolitana e di quello di San Lorenzo..."

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Coordinate:  43°46'30.06"N,  11°15'12.13"E                      Mappe: Google - Bing



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lunedì 2 novembre 2015

Dietro Palazzo Corsini

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Firenze, Palazzo Corsini

Una passeggia sul Lungarno Guicciardini dal Ponte alla Carraia al Ponte Santa Trinita rivela uno scorcio impareggiabile il balcone con statue e vasi del monumentale Palazzo Corsini con dietro il Campanile di Giotto a far capolino insieme alla Lanterna della Cupola del Duomo.


Coordinate:  43°46'13.49"N,  11°14'55.77"E                      Mappe: Google - Bing




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giovedì 29 ottobre 2015

Cosimo il Vecchio e il pilastro della Basilica

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Firenze, Basilica di San Lorenzo

Sulla sinistra della Basilica di San Lorenzo si accede al chiostro  dei Canonici in fondo al quale una scalinata ci porta nella cripta, ristrutturata dal Buontalenti  (Firenze, 1531 – 1608), alla cui destra ci imbattiamo immediatamente nella tomba di Donatello (Firenze, 1386 – 1466) poi, proseguendo, raggiungiamo una cancellata in ferro che ci separa dalla cappella ove è il monumento funebre di Cosimo. Cosimo il Vecchio (1389, 1464), capostipite della famiglia, fu sepolto, per volere del figlio Piero, all'interno del pilastro quadrangolare che sostiene il presbiterio della Basilica di San Lorenzo e, simbolicamente, anche le sorti dei Medici, In corrispondenza, davanti all'alitar maggiore della chiesa, si trova la lastra tombale in preziosi marmi policromi. Il monumento funebre, fu realizzato da Andrea del Verrocchio (Firenze, 1437 – 1488). nel 1464. Nel marzo 1465 la Signoria di Firenze appose alla tomba di Cosimo la scritta PATER PATRIAE.



Coordinate:   43°46'29.12"N,  11°15'14.38"E                     Mappe: Google - Bing




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lunedì 26 ottobre 2015

Palazzo Vecchio 150 anni fa

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Firenze,  Piazza della Signoria, Palazzo Vecchio

Cosa si scriveva 150 anni fa.
"Le piazze. - Piazza della Signoria. — Questa piazza, la più importante di Firenze per i suoi monumenti e le memorie che rammenta , non cominciò a ingrandirsi che nel 1258. i Guelfi vittoriosi spianarono le case degli Uberti, situate a greco, e su quelle dei Foraboschi e degli Ormanni, altre famiglie ghibelline, alzarono più tardi (1298) il palazzo della Signoria. Altri ingrandimenti ebbero luogo nel 4307 e 1308. Il duca d'Atene, nel 1343, ordinò alcune demolizioni per isolare il palazzo. Le antiche chiese di San Romolo, a tramontana, e di Santa Cecilia, a ponente (Posta delle Lettere) furono distrutte nel 1349 e 1367, quindi ricostruite e nuovamente distrutte nel secolo XVIII. La piazza prese, poco tempo dopo, l'estensione che ha oggi.
Su questa piazza avevano luogo le riunioni popolari. Dalla terrazza, situata sopra la gradinata del palazzo e pia tardi sotto le loggie de' Priori i magistrati parlavano al popolo. Dal XIII al xIx secolo, vi si celebrò, il giorno di San Giovanni, la festa degli omaggi (offerte che Firenze e le città vicine recavano alla chiesa di San Giovanni). Fu qui che Savonarola Venne impiccato e bruciato nel 1498.
Narrare gli avvenimenti di cui questa piazza è stata il teatro, sarebbe quasi un raccontare l'istoria di Firenze. Dopo essere stata testimone delle agitazioni e dei grandi fatti operati dalla Repubblica; dopo aver veduto i Medici, la casa di Lorena, gli stranieri, gli avvenimenti del 1848 e 1859; la notte del 15 marzo al chiaro delle torce e fuochi del Bengala, su questa piazza, le acclamazioni della folla salutarono l'annessione della Toscana al nuovo regno d'Italia, proclamata dai Magistrati dalla terrazza del palazzo. Il palazzo della Signoria è il principale edifizio."  Guida di Firenze e suoi contorni con vedute e nuova pianta della città - Di Andrea Bettini - 1862 - Pgg 29/30

"Questo palazzo, che assomiglia piuttosto a una fortezza, e di un aspetto sì caratteristico, è l'opera dello stato virile della repubblica. Arnolfo di Cambio  di Colle [Colle di Val d'Elsa, circa 1240 – 1302] ne fu l'architetto. Fu edificato sull'area delle case dei Foraboschi e altri ghibellini. La parte costruita da Arnolfo è quella che è coronata di merli e sormontata della torre; ma ha subito alcuni cambiamenti, se deve giudicarsene da un affresco del xv secolo che rappresenta l'espulsione del duca d'Atene. Esso fu ingrandito a diverse epoche nel 1342, da A. Pisano [Andrea Pisano (1290 circa – 1349 circa) ], sotto il duca d'Atene, e successivamente da M. Michelozzi (1434), il Cronaca [1457 – 1508], Baccio d'Agnolo [Firenze,circa il 1460. - Morto, 1553], Vasari [1511 – 1574] (1540-55) ec., e ultimamente vi sono stati fatti alcuni miglioramenti interni per l'abitazione del Governatore, negli appartamenti di Leone X.
Durante la repubblica servì di residenza alla Signoria e ai principi cui sì dava un potere temperarlo. Cosino I vi abitò qualche tempo avanti l'acquisto del palazzo Pitti. Fu allora che Vasari vi fece dei cambiamenti e ingrandimenti considerevoli. Sotto la monarchia servì di residenza ai diversi uffizi dei Ministeri. È oggi l'abitazione del Governatore.
La torre è alta 93 metri, la sua campana chiamava il popolo sotto le armi o lo (convocava in assemblea. Il primo orologio vi fu posto nel 1354, ed era lavoro di Niccola di Bernardo; fu rifatto da Vivìani nel 1667 [vedere L'orologio di Palazzo Vecchio]. Sopra la porta vedonsi due leoni in pietra e l'iscrizione: Rex Regum et Dominus Dominantium, sostituita sotto Cosimo I alla seguente posta nel 1527: jesus christus REX FIORENTINI POPULI, S. P. DECRETO ELEGIT. Sotto gli archi della galleria chiusa che sormonta l'edifizio, vedonsi le armi della repubblica; e delle caditoie dalle quali si lasciavano cadere delle pietre su coloro che attaccavano il palazzo." Guida di Firenze e suoi contorni con vedute e nuova pianta della città - Di Andrea Bettini - 1862 - Pgg 55/56

Coordinate:  43°46'11.20"N,  11°15'21.57"E        Mappe:   Google  -  Bing




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giovedì 22 ottobre 2015

Scorcio del Duomo

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Firenze, Piazza del Duomo

Una ripresa esterna dalle parte sinistra dell'abside del Duomo con al centro una bifora e in alto la Cupola con la famosa  'gabbia per i grilli'.


Coordinate:  43°46'22.09"N,  11°15'24.34"E                      Mappe: Google - Bing




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lunedì 19 ottobre 2015

Panorama e riflessi sull'Arno

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Firenze, dal Ponte alle Grazie

In una classica giornata autunnale le nuvole si rincorrono una con l'altra giocando a nascondino col sole, donando riflessi sullo specchio delle acque di un Arno tranquillo. A sinistra Lungarno delle Grazie con le orecchie dell'architetto, a destra Lungarno Serristori col palazzo omonimo e la torre di San Niccolò ripresi dal centro del Ponte alle Grazie . Volgendo lo sguardo dall'altra parte del ponte vediamo il Ponte Vecchio.


Coordinate:   43°45'58.78"N,  11°15'31.58"E                     Mappe: Google - Bing




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giovedì 15 ottobre 2015

Otto Testimoni

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Firenze, Piazza San Lorenzo.


"I Testimoni" di Mimmo Paladino (1948) solenni e ieratiche figure in tufo alte due metri d'altezza appoggiate su piedistalli in metallo scurissimo, sono poste davanti al sagrato della Basilica di San Lorenzo. Potrebbero ricordare il guerriero di Capestrano, ma anche no,  o  i Moai dell'Isola di Pasqua o altre sculture ancestrali. Le opere, che viengono da una collezione privata, annunciano la mostra che si svolge all'interno nel Salone di Donatello della Basilica di San Lorenzo intitolata  “Si fece carne. L'arte contemporanea e il sacro” promossa da l'Arcidiocesi di Firenze, la Parrocchia di San Lorenzo, l'Opera Medicea Laurenziana e la Community of Jesus. Rimarrà aperta fino al 9 Gennaio 2016.

Qui sotto una delle otto statue, uno dei 'testimoni'. Testimoni nel tempo? O testimoni del tempo che trascorre, che consuma la materia? Materia, il tufo lavorato, che pur mantenendo la sua originaria essenza, l'eterogeneità, le capsule ora vuote che racchiudevano i gas espulsi dalle eruzioni vulcaniche piroclastiche e inglobati nella roccia magmatica incandescente, dà forma ad un pensiero. Testimoni del passaggio, della transitorietà della vita dell'uomo, destinata a passare, a cessare, che è provvisoria, come le sue certezze, che si consuma, si dimentica, scompare. La materia no, si trasforma, fluisce e prende altre forme.

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Coordinate: 43°46'29.08"N, 11°15'17.48"E                       Mappe: Google - Bing




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lunedì 12 ottobre 2015

Il profilo conosciuto

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Firenze, chiesa di San Frediano in Cestello

Probabilmente la  chiesa di San Frediano in Cestello non è molto conosciuta e  frequentata dai turisti ma è forse una delle più suggestive inquadrature della città e particolarmente amata dai fiorentini. Come non rimanere incantati dalle simmetrie delle forme che si riflettore sulle acque tranquille dell'Arno a Santa Rosa o il profilo del panorama delineato dalla sua cupola e dal campanile che si ergono nell'aria rossa nell'ora del tramonto. 

Parroco della chiesa è il sacerdote Pirro Palazzeschi investito fino dal dì 13 Agosto 1841
Notizie storiche. — L'attuale Parrocchia è sostituita ad altra dello stesso titolo antichissima, che era una delle 12 Priorie esistente una volta sulla Piazza di S. Frediano, ed appartenuta alle monache Agostiniane dal 1511 al 1783. Da quest'epoca fu conversatila in fabbricalo per uso di particolari abitazioni. Era stata consacrala da Alessandro dei Medici Arcivescovo di Firenze nel 1584. Soppressa dipoi la Parrocchia, fu trasportala col medesimo titolo nella Chiesa, detta di Cestello, già S. Maria degli Angioli la quale è appartenuta alle Monache Carmelitane Calzate dal 1450 al 1028; finalmente ai Mònaci Cistercensi dal 1628 ul 1782.
Questa chiesa fu riedificala nell'Anno 1680 col disegno del Cerruti e di Antonio Ferri, e divenne assai vaga e pulita, come ammirasi attualmente, colla Cupola dipinta dal celebre Domenico Gabbiani.
La prima pietra poi fu benedetta dal P. Abate Rossi il di 10 Giugno 1680.
Fu eretta in Collegiata con Breve Pontificio del 18 Febbrajo 1807 reso esecutoriale con Decreto Arcir. del dì 6 Aprile dello stesso Anno.
Il Clero è composto del Priore. unica dignità e Capo del Capitolo. — Sedici Canonici, sei prebendati e dieci onorarj, venti Cappellani, e trenta Cherici col loro Maestro da scegliersi fra i Canonici Onorarj a nomina del Priore.
In detta Chiesa fra le altre Reliquie esiste la Mitra di S. Frediano celeberrimo Vescovo di Lacca rinchiusa in un Reliquiario, a foggia di Mitra, nel di cui piedistallo venerasi altra reliquia di detto sauto riposta in teca che si espone nel giorno del Titolare. Vi si venera di più un aulico Crocifisso, detto dell'Abito, la di cui Festa si fa annualmente nella Domenica in Albis trasportandolo ali' Altar Maggiore : È da notarsi poi, che nella sera del mercoledì Santo per privilegio speciale ab anliquo si fa la deposizione del SS. Sacramento, ivi esposto per l'Orazione delle Ouarantore, con la processione per la Chiesa, e con gran frequenza di popolo.
Questa Chiesa fa consacrata dall'Arcivescovo Martini il di 15 Ottobre 1798, e se ne fa memoria la III. Domenica del dello mese.
Nel recinto della Parrocchia esistono le appresso.
Compagnie — 1. S. Andrea Corsiui, detta del chiodo, in via Carmaldoli.
Ivi esiste un Crocifisso all' unico Altare tenuto in venerazione.e ai scuopre la Domenica in Albis e vi concorre gran popolo.
2. S. Monaca attualmente Istituto della dottrina Cristiana in via della Fogna presso la Piazza del Camine. Questa Chiesa è appartenuta alle Monache Agostiniane dal 1443 al 1810. Detto Istituto è preseduto da una pergona distinta della Città col titolo di Proposto ed ha per oggetto di chiamare nei giorni festivi i fanciulli specialmente della Parrocchia, all'istruzione Religiosa.
Si fa la memoria della Consacrazione di detta ChiesaLa I Domenica di Settembre di ciascun Anno.
S. Pietro nei Chiostri di S. Spirito. — 4. S. Rocco nell'Oratorio di detto titolo in via dell'Orto, di proprietà di S. A. I. e R.
— 5. SS. Sacramento nella Chiesa di S. Carlo in via S. Agostino.
6. Terziari del Carmine nel primo Chiostro del Carmine, e nella prima Cancelleria di detto Chiostro esiste il famoso Cenacolo dipinto da Giorgio Vasari.
Conventi—S. Carlo — Chiesa regolare delle Scuole Pie.
Questa Chiesa appartenne dal 1638, al 1783. Ai PP. Bernabiti cosi detti perché i Santi Uomini Antonio, Zaccaria, lacopo, Antonio Morigia, e Bartolommeo Ferrari si adunarono nella Chiesa di S. Barnaba in Milano, e fondarono questa Religione sotto la regola di S. Agostino.
Attualmente appartiene ai PP. Scolopi fino dall'anno 1938 che forman parte della Famiglia di S. Giovannino degli Scolopi, e vi si tiene publilicameote scuola per i Fanciulli di oltr' Arno.
La Cupola è dipinta da Giuseppe Zocchi, e vi è rappresentala la Gloria del Paradiso.

"Raccolta di notizie storiche riguardanti le chiese dell'arcidiocesi di Firenze -1847" Di Luigi Santoni
Pagg 24 e segg..



Coordinate:  43°46'11.95"N,  11°14'38.46"E                      Mappe: Google - Bing




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giovedì 8 ottobre 2015

Un fiume, due ponti, una torre, le colline in fondo

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Firenze, panorama

Dal Lungarno Corsini, risalendo con l'obiettivo della fotocamera il corso dell'Arno, si riprende in primo piano un arco del Ponte di  Santa Trinita, subito dietro il Ponte Vecchio, in lontananza la Torre San Niccolò ed ancora più lontano le colline ad est di Firenze


Coordinate:  43°46'12.38"N,  11°14'57.47"E                      Mappe: Google - Bing




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lunedì 5 ottobre 2015

Il Bacchino e il nano

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Firenze, Palazzo Pitti, Giardino di Boboli

La statua in marmo bianco, alta circa 120 centimetri, è nel Giardino di Boboli, addossata al Corridoio Vasariano a breve distanza dalla Grotta Grande o di Bernardo Buontalenti ( Firenze, 1531 – 1608). Se si potesse entrare dall'accesso di Piazza Pitti la vedremmo subito a sinistra. L'opera del 1560 del settignanese Valerio Cioli ( 1529 circa - 1599) è conosciuta con due nomi o Fontana del Il Bacchino per il soggetto che raffigura o del Nano Morgante (Braccio di Bartolo) personaggio storico veramente vissuto alla corte di Cosimo I de' Medici (Firenze, 1519 – 1574) a cui si ispira. 

“...Quivi pure in alcune nicchie son collocate diverse Statue di marmo, l'ultima delle quali rappresenta Morgante Nano, scolpita da Valerio di Simone Cioli, (quale anco diverse antiche Statue manomesse nella Galleria del Duca Cosimo con somma intelligenza dell'arte racconciò,) ...”

Descrizione dell'imperiale giardino di Boboli fatta da Gaetano Cambiagi 1757



Coordinate:   43°45'57.23"N,  11°15'4.07"E                     Mappe: Google - Bing




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giovedì 1 ottobre 2015

L'indiano delle Cascine

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Firenze, Cascine, Piazzale dell'Indiano


L'altro giorno ero alle Cascine per partecipare ad una gara di corsa podistica, a cui non potevo rifiutare, in un tratto del parco che va dal Piazzale delle Cascine al piazzale dell'Indiano e ritorno, scarsi quattro chilometri di percorso.  Mi sono fermato un attimo ametà del percorso per fotografare il monumento al principe indiano che si trova proprio al limite ovest del Parco, molto conosciuto dai fiorentini da più di un secolo e meta, soprattutto intorno al 1900, di passeggiate domenicali. Si legge inciso sulla lapide:


MONUMENTO ALLA MEMORIA DEL PRINCIPE
INDIANO    RAJARAM    CHUTTRAPUTTI
MAHARAJAH DI KOLHAPUR MORTO A 
VENTUN'ANNO A FIRENZE IL XXX GIORNO
DI NOVEMBRE MCCCXX QUANDO
DALL'INGHILTERRA TORNAVA ALLA PATRIA  



Il principe fermatosi in un hotel di Piazza Ognissanti di ritorno in patria dall'Inghilterra ebbe un improvviso malore che lo portò in breve alla morte. In ottemperanza alla religione le ceneri del corpo del principe furono disperse alla confluenza di due fiumi ed è qui che il Mugnone si getta in Arno. Il monumento fu costruito dallo scultore inglese Fulle in ricordo del giovane sfortunato.

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Foto della fine dell'Ottocento

Coordinate:  43°47'25.61"N,  11°11'52.36"E                      Mappe: Google - Bing




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