Guardando Firenze nei particolari da dietro l'obiettivo di una fotocamera.

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lunedì 25 aprile 2016

I prospetti incisi

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Firenze,  Via dei Benci, 1, Palazzo Alberti Malenchini

All'altezza del ponte alle Grazie, sulla sinistra di via dei Benci,  troviamo un palazzo solenne sul cui portone si legge la scritta incisa   "Case di Leon Battista Alberti" e ai lati dello stesso vi  sono due targhe in marmo, recanti quella a sinistra inciso il prospetto del palazzo al 1849, cioè prima dell'intervento definitivo di unificazione del fronte, quella a destra l'ipotetica situazione originaria, all'anno 1400. Si deve ringraziare l'autore delle incisioni se sono state tramandate i lavori di rifacimento e l'originale struttura del palazzo: Oreste Razzi. 


L'edificio sorge in un'area dove erano le proprietà della potente famiglia Alberti fin dalla prima metà del XIII secolo. L'attuale configurazione dovrebbe risalire agli anni 1760-1763 su ordine del conte del Sacro Romano Impero Giovan Vincenzio Alberti (Firenze 1715-1788) che volle u sistemare e unificare le facciate e poi agli Alberti Mori Ubaldini (1836) affidando il lavoro all'architetto Vittorio Bellini coadiuvato dal genero, l'ingegnere Antonio Catelani per quanto riguarda la parte prospiciente il Lungarno Diaz e la facciata su via de' Benci nel 1849 all'architetto Oreste Razzi, in stile fiorentino del Quattrocento, con vari stili architettonici di Michelozzo Firenze, 1396 – 1472), di Giuliano da Maiano (Maiano, 1432 – 1490) .
Nel 1895  il palazzo passò di proprietà alla famiglia Malenchini dopo essere stato acquistato dai duchi di Chaulnes, lontani discendenti degli Alberti.


Qui vediamo un particolare  della zona nella Pianta della Catena di Francesco di Lorenzo Rosselli (Firenze 1448 - 1513)  all'intorno del 1471-1482. Si riconosce il Ponte alle Grazie che allora di chiamava Rubaconte, la cappella di Santa Maria alle Grazie e, in prossimità,  le case degli Alberti.



Coordinate:   43°46'1.02"N,  11°15'32.44"E                    Mappe: Google - Bing




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lunedì 30 gennaio 2017

Due leoni neo-egiziani aggiunti




Firenze, piazza di San Pancrazio 

A poche centinaia di metri da Piazza Santa Trinita, alla confluenza di Via Federighi con Via della Spada, si trova l'ex Chiesa di San Pancrazio. Di fondazione forse paleocristiana, documentata dal 931, appartenne alle Benedettine, ai Domenicani e quindi ai Vallombrosani. Giovanni Rucellai commissionò a Leon Battista Alberti (Genova, 1404 – 1472) la ristrutturazione della cappella a fianco della chiesa, ultimata nel 1467, che conserva il tempietto del Santo Sepolcro, costruito dallo stesso Alberti e rivestito di marmi bicromi intarsiati, che riproducono la forma del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Nel 1754 la chiesa fu trasformata radicalmente e ulteriormente modificata dopo la soppressione napoleonica (1808), in linea con il gusto neoclassico: furono poste al centro della facciata, privata del portale trecentesco, le due colonne con ai lati due leoni in stile neo-egizio. Oggi è sede del Museo Marino Marini.



Nella Chiesa presence hanno gran parte, e più Cappelle, e Sepolture i Rucellai , e Federighí, che vi hanno ancora le Case loro vicine, ove ,è la loggia de’ Rucellai, e la Via detta de’Federighi ; fu consacrata questa Chiesa l’ anno 1485. a dì 28. di Agosto, come apparisce da una cartella, che dice, An. Dom. 1485. die XXVIII. Augusti, Ecclesia hec consecrata fuit a Renverendissimo D. Alexandro Efiscopo Cimbaliensi Innocentio  Abbate existente.
Sin quì il Rosselli, cui dobbiamo grado di sì bei lumi, sopra dei quali però mi si conceda di fare alcune annotazioni, e primieramente circa a i Padri Domenicani, che egli vuole dal Pian di Ripoli quà venuti nel 1216. forse fondatosi in un discorso della fondazione di S. Maria Novella, il quale è in molte cose mancante, onde noi crediamo, che piuttosto si abbia a dire venuti nella Spedale di S. Pancrazio, conciosiachè in tale tempo la detta Chiesa era di Monache Benedettine, le quali sono accennate da un Contratto, che riferisce il Senatore Carlo Strozzi al libro DD. pag. 130. ed è un terreno che dà a livello Soror Bentiguida Abbatissa Monafícrii Sancti Pancratii de Flor. 1157. ed il medesimo abbiamo riconosciuto da altra Scrittura nell' Archivio di S. Donato a Torri del 1210. la quale è una vendita di terre, che fa Alberto Giudice all’Abbadessa del Monastero di San Pancrazioo per rogitodi Ser Galizio Not. E trovansi nelle Memorie del P. D. Fedele Sopldani due altre Abbadesse, D. Bentinella nel 1218  e D. Cecilia nel 1223. e sio crede, che dette suore mancassero totalmente circa il 1230. e giousta le Scritture del Capitolo Fiorentino, ad esse furono assegnate  l' entrate, e da' Canonici su la Chiesa e Convento conceduto ai Monaci di Valombrosa nel 1234. o in quel torno. Mancate però queste Monache, e subenrrati i Valombrosani per la concessione predetta, ne viene da notarsi una vicenda , che cagionò notabili molestie ai Monaci per lo spazio di alcuni anni, e questa fu, che per Bolla di Papa Alessandro IV. anno primo sui Ponrif. si ordina , che in S. Pancrazio sieno trasferite le Monache di S. Ellero, ed incorporate a Valombrosa l’ entrate delle Monache , avvenimento riferito con autentici documenti nella Storia di Passignano scritta dal P. D. Fedele Soldani,

Da "Notizie istoriche delle chiese fiorentine divise ne' suoi quartieri"  Di Giuseppe Richa, 1775



Coordinate:   43°46'18.83"N,  11°14'59.18"E                    Mappe: Google - Bing



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domenica 4 aprile 2010

Sole invicto, forse...


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Firenze, Piazza Santa Maria Novella, basilica di Santa Maria Novella, timpano

La parte superiore della facciata della basilica di Santa Maria Novella venne influenzata dalla preesistenza del rosone, attorno al quale Leon Battista Alberti (Genova, 1404 – 1472) installò, in posizione sfasata, un grande rettangolo tripartito, legato da rapporti geometrici di multipli e sottomultipli con il resto degli elementi della facciata. Esso e sormontato da un timpano con al centro il volto di Gesù Bambino inserito nel disco solare fiammeggiante, emblema del Quartiere di Santa Maria Novella.




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domenica 12 aprile 2015

Le geometrie di Santa Maria Novella

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Firenze, Piazza Santa Maria Novella

La simmetria dei giochi geometrici e delle decorazioni di  Santa Maria Novella esaltano l'eleganza della facciata costruita intorno al rosone centrale, attorno al quale Leon Battista Alberti (Genova, 1404 – 1472) installò un grande rettangolo tripartito sormontato da un timpano con al centro il volto di Gesù Bambino inserito nel disco solare fiammeggiante (che è anche l'emblema del Quartiere di Santa Maria Novella). Sull'architrave superiore vi è un'iscrizione che ricorda il benefattore e un simbolico anno di completamento, il 1470:

IOHA(N) NES ORICELLARIUS PAV(LI) F(ILIUS) AN(NO) SAL(VTIS) MCCCCLXX

(Giovanni Rucellai, figlio di Paolo, anno 1470). 




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Tra il 1572 e il 1575, il cosmografo Egnazio Danti (1536-1586) installò sulla facciata della Basilica di Santa Maria Novella ben tre strumenti astronomici: un grande quadrante con orologi solari, un'armilla equinoziale, e un foro gnomonico per una meridiana a camera oscura. Questi strumenti avevano lo scopo di favorire nuovi calcoli astronomici destinati al progetto di riforma del calendario giuliano che avrebbe dovuto ristabilire definitivamente la data liturgicamente esatta della Pasqua e delle annesse feste mobili.
Nella maestosa penombra di Santa Maria Novella  appare subito il grande Crocifisso, attribuito a Giotto (1267 circa – 1337), di quasi 6 metri per quattro che pende dalla volta a crociera  della navata  centrale. Ombre e penombre, luci policrome cadono leggere dalle vetrate per accendere di luce e rischiarare navate e cappelle, e poi intarsi, cornici, quadri, affreschi, statue, gruppi marmorei, altari, sepolcri, figure di uomini e donne vissuti in un non recente passato che hanno davvero calpestato il suolo di una Firenze illustre, ricca, sontuosa, dedita al commercio, all'arte, alla scultura, alla pittura, all'architettura, alla scienza.
Tra le iridescenti policromie delle vetrate che filtrano la luce solare abbiamo colto (qualche mese fa) il pulpito  progettato da Filippo Brunelleschi (1377 - 1446), ed eseguito da Giovanni di Pietro del Ticcia (del XV secolo). 


Coordinate: 43°46'24.51"N, 11°14'57.53"E                 Mappe: Google - Bing




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lunedì 12 dicembre 2016

Maestà in piazza

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Firenze, Piazza  Santa Maria Novella

Gaetano Pesce, Maestà Tradita, 2016
Schiuma di poliuretano rivestita con resina poliuretanica
Posta in relazione con la magnifica facciata della Basilica di Santa Maria Novella. disegnata da Leon Battista Alberti (Genova, 1404 – 1472), l'opera presenta una monumentale figura di donna avvolta da un lungo mantello, una sorta di mater matuta ma anche un archetipo ispirato alla Maestà cristiana, eco contemporaneo di quella celeberrima Madonna Rucellai commissionata a Duccio diBuoninsegna  (Siena, 1255 circa – 1318/9) nel 1285 per la basilica domenicana e oggi conservata alla Galleria degli Uffizi. La Maestà Tradita di Gaetano Pesce è figura di regina e di madre che siede su un trono ma che mostra inequivocabili segni di sofferenza: una grossa catena legata ad una sfera ne blocca il piede, a simboleggiare la schiavitù a cui migliaia di donne sono destinate ancora oggi. Nelle sue forme la scultura riflette la celebre poltrona Up5, disegnata da Pesce sul finire degli anni '60, una reinvenzione delle veneri paleolitiche simboli di fertilità e di sacralità.
I visitatori della piazza Santa Maria Novella possono approfondire la conoscenza delle opere di Gaetano Pesce (La Spezia, 8 novembre 1939) visitando la mostra a lui dedicata nelle sale espositive del Museo Novecento fino all'8 febbraio 2017.



Coordinate:   43°46'26.46"N,  11°14'59.40"E                    Mappe: Google - Bing



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