Guardando Firenze nei particolari da dietro l'obiettivo di una fotocamera.

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domenica 18 aprile 2010

Santa Trinita ... sdrucciola


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Firenze, piazza Santa Trinita, Basilica di Santa Trinita,

La Basilica di Santa Trinita è una delle basiliche più importanti nell'evoluzione storico artistica della città di Firenze; secondo l'uso fiorentino, che rispecchia la pronuncia latina al nominativo, ha la caratteristica pronuncia sdrucciola (Trìnita). .Tra il 1250 e il 1258 vennero avviati dei lavori di ampliamento in stile gotico su progetto che alcuni attribuiscono a Nicola Pisano o, più probabilmente, a Neri di Fioravanti: fu la prima chiesa gotica di Firenze. La facciata di Santa Trinita del Buontalenti in stile tardomanierismo fiorentino, con disegno geometrico simmetrico, elementi tradizionali ma disposti in varianti originali. Il corpo della navata centrale è mascherato da un fastigio con frontone e finestra tonda. Le cornici in pietra delle porte e dell'altorilievo centrale della Trinità richiamano le movenze di stoffe e cartigli.



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lunedì 5 agosto 2013

Santa Trinita vista da Giuseppe Zocchi

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Firenze, Piazza Santa Trinita

Era rimasta una foto da vedere per completare la piccola panoramica in cui viene racchiusa la Piazza e il Ponte di Santa Trinita nell'incisione del Giuseppe Zocchi  (Firenze, 1711 – Firenze, 1767). La parte destra, quella relativa alla Chiesa di Santa Trinita ai giorni nostri l'abbiamo già vista nei giorni precedenti. Dietro la Colonna della Giustizia, Palazzo Spini-Feroni e sulla sinistra Palazzo Bartolini - Salimbeni e Palazzo Buondelmonti.






Coordinate:  43°46'12.78"N,  11°15'4.69"E                      Mappe:  Google - Bing



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lunedì 19 marzo 2018

Via Tornabuoni verso Santa Trinita





Firenze, oltre Via Tornabuoni

Siamo appena usciti da Palazzo Strozzi, girando a sinistra si imbocca via Tornabuoni in direzione Ponte Santa Trinita.  Più avanti troviamo il Palazzo Viviani - della Robbia solo dopo avere incontrato il  Palazzo Strozzi del Poeta dove si riunivano gli Alterati, e oltre vi è il Palazzo Minerbetti legato in qualche modo alla storia inglese in particolare con Thomas Becket,  l'Arcivescovo di Canterbury ucciso nella Cattedrale di Canterbury nel 1170. Arriviamo così in Piazza Santa Trinita al centro della quale vi è la colonna con in cima la statua della Giustizia.Piazza circondata dal palazzo dove non si dorme, il Palazzo Spini-Feroni dove oggi ha una sede una famosa casa di moda. Di fronte, sulla nostra destra la Basilica di Santa Trinita.   



Coordinate:  43°46'12.78"N,  11°15'4.69"E                      Mappe:  Google - Bing




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lunedì 17 giugno 2013

Santa Trinita, la piazza e il ponte ai tempi di Giuseppe Zocchi

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Firenze, Piazza Santa Trinita e il ponte

L'incisione di Giuseppe Zocchi (Firenze, 1711 – Firenze, 1767) che vediamo riprodotta sotto ci riporta indietro nel tempo, ad uno scorcio di Firenze settecentesca con la Colonna della Giustizia, la Piazza, la Basilica e sullo sfondo il ponte di Santa Trinita attraverso Via Tornabuoni.




Coordinate:  43°46'12.78"N,  11°15'4.69"E                      Mappe:  Google - Bing



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giovedì 25 dicembre 2014

Si pesca alla Pescaia di Santa Rosa

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Firenze, Lungarno Soderini

Una passeggiata per Firenze per raggiungere Santa Maria del Carmine al fine di ammirare la Cappella Brancacci che ospita affreschi di Masolino (1383 – 1440 circa), Masaccio (1401 – 1428) e Filippino Lippi (1457 – 1504). Partiamo da Santa Croce per arrivare in Piazza della Signoria passando per Borgo de' Greci, poi percorriamo il Piazzale degli Uffizi, passiamo sotto il loggiato del Corridoio Vasariano, attraversiamo  il Ponte Vecchio e imbocchiamo Borgo San Jacopo. Si arriva a Ponte Santa Trinita senza attraversarlo costeggiamo la sponda sinistra dell'Arno su Lungarno Guicciardini, sino ad incrociare il Ponte alla Carraia. Tra questo e il Ponte Amerigo Vespucci vediamo a Pescaia di Santa Rosa, un artefatto che taglia trasversalmente l'Arno e che un tempo dava acqua ai mulini che vi si trovavano a fianco. Oggi la Pescaia ospita pescatori, specialmente d'inverno, d'estate è frequentata da persone amanti della tintarella tra il fresco delle brezze che spirano lungo il fiume. Sull'altra sponda si apre Piazza Ognissanti con la facciata seicentesca, barocca, della  basilica che porta lo stesso nome. Si prosegue verso Piazza di Cestello, costeggiando la chiesa di S. Frediano in Cestello e l'ex monastero dei Cistercensi e delle Carmelitane dove visse e morì Santa Maria Maddalena de' Pazzi.

Finalmente arriviamo in Piazza del Carmine, al cui fianco sinistro, destro per chi guarda la facciata vi è l'accesso al Convento di Santa Maria del Carmine ed oltre il chiostro  la famosa Cappella Brancacci dove lavorarono fra il 1425 e il 1427  Masolino e  Masaccio, e  Filippino Lippi, che vi lavorà  negli anni fra il 1481 e il 1485 creando una unità artistica con i suoi predessori, ed il Cenacolo di Alessandro Allori (1582)


Coordinate:   43°46'16.56"N,  11°14'40.71"E                    Mappe: Google - Bing



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lunedì 16 maggio 2011

Mille Miglia

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Firenze, Ponte Santa Trinita, auto d'epoca sul Ponte Santa Trinita

 Come ogni anno è tradizione che le vecchie glorie a quattro ruote (circa 400) transitino per le secolari strade fiorentine nell'ambito della gloriosa, storica competizione delle Mille Miglia sono transitate. Entrando da Porta Romana hanno traversato l'Arno al Ponte Santa Trinita, per risalire sul Lungarno degli Acciaiuoli fino al Ponte Vecchio, deviando in via Por Santa Maria fino a Piazza della Signoria, via de' Castellani per tornare sul Lungarno Diaz e scomparire sui viali fino a raggiungere via Bolognese.  

Coordinate: 43°46'8.54"N,  11°15'1.23"E



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lunedì 10 novembre 2014

Thomas Becket e i Minerbetti fiorentini

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Firenze,  via dei Tornabuoni , Palazzo Minerbetti

Se attraversiamo il Ponte Santa Trinita diretti verso la Piazza Santa Trinita, troviamo la chiaesa omonima e dalla stessa parte il Palazzo Minerbetti ad angolo tra via de' Tornabuoni  e via del Parione. Questo palazzo fatto edificare dalla famiglia dei Bombeni tra la fine del Duecento e gli inizi del Trecento, lo lega alla storia inglese in particolare con Thomas Becket,  l'Arcivescovo di Canterbury ucciso nella Cattedrale di Canterbury nel 1170. I componenti di un ramo cadetto dei Becket aveva già dei possedimenti in città e fu facile per loro trovare rifugio e sicurezza qui nei pressi  rispetto a possibili ulteriori rappresaglie. Per farsi 'dimenticare'  più facilmente trasformarono il loro nome in Minerbetti diventando anche amici dei Medici. Si estinsero  alla fine del 1600. Lo stemma lapideo è ancora visibile sullo spigolo del palazzo tra via de' Tornabuoni e via del Parione con le tre spade (dovrebbe essere su sfondo rosso in ricordo del sangue versato).




Per curiosità qui sotto riportiamo lo stemma che viene dalla Cattedrale di Northampton ed è quello lo stemma originale di  Thomas Becket  con  tre uccelli della famiglia dei corvidi, tre  gracchi corallini.



Coordinate:  43°46'13.08"N,  11°15'4.43"E                      Mappe: Google - Bing



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sabato 25 giugno 2011

Per non dormire

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Firenze, Piazza Santa Trinita, Palazzo Bartolini Salimbeni, finestra

Su tutte le finestre del primo e secondo piano è inciso il motto della famiglia Salimbeni "PER NON DORMIRE". Il palazzo fu edificato da Baccio d'Agnolo tra il 27 febbraio 1520 ed il maggio 1523. Qui sotto la targa all'ingresso.



Coordinate:  43°46'12.74"N,  11°15'5.12"E

Leggere anche:
- La Giustizia
-  Santa Trinita ... sdrucciola
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lunedì 20 maggio 2013

Tornabuoni

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Firenze, Via Tornabuoni verso Piazza di santa Trinita

Uscendo da Palazzo Strozzi, guardando sulla sinistra, vediamo questo scorcio di di Via Tornabuoni che confluisce con Piazza di Santa Trinita. Sulla sinistra vediamo Palazzo Bartolini Salimbeni, in fondo il Palazzo Spini-Feroni, Colonna della Giustizia. Fuori campo rimane il Pentagramma, note, cani e cavalli.

Coordinate:  43°46'12.67"N,  11°15'4.77"E                      Mappe: Google - Bing


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martedì 19 marzo 2013

Torre dei Foresi

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Firenze,   Piazza dei Davanzati , Torre dei Foresi

La Torre dei Foresi si trova all'angolo tra via Porta Rossa e piazza dei Davanzati avendo accanto la Casa Davanzati, riconoscibile dalle caratteristiche bifore, e di fronte, sulla sinistra (nella foto d'epoca in basso), Palazzo Davanzati. La foto qui sotto è stata scattata nell'Ottocento, quando gli edifici erano ben visibili per l'abbattimento di alcune case quando ancora non erano state tirate su le Poste per la ristrutturazione del Poggi per Firenze Capitale d'Italia.


La famiglia Foresi, guelfi, originaria di Campi Bisenzio, ebbe il suo momento di maggior splendore tra il XIII e il XIV secolo, prima di estinguersi nel Cinquecento. Possedevano vari edifici fino a Piazza Santa Trinita.



Coordinate:  43°46'12.71"N,  11°15'9.05"E                      Mappe: Google - Bing



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lunedì 22 gennaio 2018

Il Palazzo de' Frescobaldi





Firenze, Piazza de' Frescobaldi 1

Appena finita di restaurare la facciata di quel palazzo che oggi ospita l'istituto Magistrale Gino Capponi, fu un tempo prestigioso palazzo di proprietà dei Frescobaldi, la nobile e ricca famiglia che finanziò la costruzione del Ponte di Santa Trinita, posto accanto, prima realizzato in legno e poi in pietra per resistere alle piene dell'Arno. 
Il palazzo fu incendiato nel Trecento, quindi ricostruito e poi alla fine del Cinquecento (1575) incorporato nel convento dei Canonici Regolari Agostiniani, annesso all'adiacente chiesa di San Jacopo Sopr'Arno. Quindi, trasformato radicalmente su progetto dell'architetto cortonese Bernardino Radi (Cortona, 1581 - 1643), con un cantiere aperto attorno al 1640 e finanziato da Ferdinando II (Firenze, 1610 – 1670, che portò a definire sia i due prospetti sia il grande chiostro. 
Nel 1703, per volere di Cosimo III (Firenze, 1642 – 1723), l'ordine fu soppresso e nel convento subentrarono i Padri della Congregazione della Missione (ecco l'altro nome con cui è conosciuto il palazzo, Palazzo della Missione), padri soprannominati a Firenze Barbetti per la foggia della barba alla francese, provenienti da Roma. Per esigenze di spazio nel 1709 il palazzo fu ampliato con l'aggiunta di un terzo piano. 
Soppresso il convento nel 1808, venne ripristinato nel 1816, quindi occupato dal Governo italiano e passato al demanio dello Stato nel 1866. In questo stesso anno, dopo alcuni lavori di adeguamento diretti da Giovanni Castellazzi, essendo assurta Firenze a Capitale d'Italia (1865-1871), buona parte dell'edificio fu occupato dagli uffici del Ministero della Marina "perché avesse percezione dell'acqua", infatti l'Arno scorre proprio accanto.



Questo quadro di Giuseppe Zocchi (Firenze, 1711 – Firenze, 1767) mostra come era nel Settecento Palazzo Frescobaldi, visibile a destra, poi Ponte di Santa Trinita, e, sullo sfondo si riconoscono, Ponte Vecchio e Palazzo Vecchio.



Coordinate:   43°46'6.52"N,   11°15'0.28"E                   Mappe: Google - Bing




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giovedì 14 gennaio 2010

La Giustizia

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Firenze, Piazza Santa Trinita, statua della Giustizia


Al centro della piazza sorge la Colonna della Giustizia, una poderosa colonna monolitica in porfido rosso antico. Alta 11,17 metri e pesante circa 50 tonnellate in granito orientale proveniente dalle terme di Caracalla fu donata da papa Pio IV, de' Medici, di un ramo lombardo della famiglia, nel 1560 per Cosimo I, il primo Granduca della città. Nel 1581 fu aggiunta la statua della Giustizia alla sommità, da cui il nome odierno.
La statua è stata realizzata assemblando insieme con perni metallici sei pezzi di porfido probabilmente proveniente anch'esso da Roma. Per scolpire La Giustizia nel durissimo materiale furono necessari ben undici anni. Il modello della statua era dell'Ammannati, in quanto i Ferrucci che la realizzarono erano semplici scalpellini senza valenza artistica. Il panneggio in bronzo del mantello che copre le spalle della Giustizia, originariamente non previsto, fu applicato dall'artista soltanto a statua ultimata per rimediare ad un difetto alle spalle, che apparivano assai piccole rispetto al corpo, anche a causa del particolare punto di vista prospettico.



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lunedì 30 gennaio 2017

Due leoni neo-egiziani aggiunti




Firenze, piazza di San Pancrazio 

A poche centinaia di metri da Piazza Santa Trinita, alla confluenza di Via Federighi con Via della Spada, si trova l'ex Chiesa di San Pancrazio. Di fondazione forse paleocristiana, documentata dal 931, appartenne alle Benedettine, ai Domenicani e quindi ai Vallombrosani. Giovanni Rucellai commissionò a Leon Battista Alberti (Genova, 1404 – 1472) la ristrutturazione della cappella a fianco della chiesa, ultimata nel 1467, che conserva il tempietto del Santo Sepolcro, costruito dallo stesso Alberti e rivestito di marmi bicromi intarsiati, che riproducono la forma del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Nel 1754 la chiesa fu trasformata radicalmente e ulteriormente modificata dopo la soppressione napoleonica (1808), in linea con il gusto neoclassico: furono poste al centro della facciata, privata del portale trecentesco, le due colonne con ai lati due leoni in stile neo-egizio. Oggi è sede del Museo Marino Marini.



Nella Chiesa presence hanno gran parte, e più Cappelle, e Sepolture i Rucellai , e Federighí, che vi hanno ancora le Case loro vicine, ove ,è la loggia de’ Rucellai, e la Via detta de’Federighi ; fu consacrata questa Chiesa l’ anno 1485. a dì 28. di Agosto, come apparisce da una cartella, che dice, An. Dom. 1485. die XXVIII. Augusti, Ecclesia hec consecrata fuit a Renverendissimo D. Alexandro Efiscopo Cimbaliensi Innocentio  Abbate existente.
Sin quì il Rosselli, cui dobbiamo grado di sì bei lumi, sopra dei quali però mi si conceda di fare alcune annotazioni, e primieramente circa a i Padri Domenicani, che egli vuole dal Pian di Ripoli quà venuti nel 1216. forse fondatosi in un discorso della fondazione di S. Maria Novella, il quale è in molte cose mancante, onde noi crediamo, che piuttosto si abbia a dire venuti nella Spedale di S. Pancrazio, conciosiachè in tale tempo la detta Chiesa era di Monache Benedettine, le quali sono accennate da un Contratto, che riferisce il Senatore Carlo Strozzi al libro DD. pag. 130. ed è un terreno che dà a livello Soror Bentiguida Abbatissa Monafícrii Sancti Pancratii de Flor. 1157. ed il medesimo abbiamo riconosciuto da altra Scrittura nell' Archivio di S. Donato a Torri del 1210. la quale è una vendita di terre, che fa Alberto Giudice all’Abbadessa del Monastero di San Pancrazioo per rogitodi Ser Galizio Not. E trovansi nelle Memorie del P. D. Fedele Sopldani due altre Abbadesse, D. Bentinella nel 1218  e D. Cecilia nel 1223. e sio crede, che dette suore mancassero totalmente circa il 1230. e giousta le Scritture del Capitolo Fiorentino, ad esse furono assegnate  l' entrate, e da' Canonici su la Chiesa e Convento conceduto ai Monaci di Valombrosa nel 1234. o in quel torno. Mancate però queste Monache, e subenrrati i Valombrosani per la concessione predetta, ne viene da notarsi una vicenda , che cagionò notabili molestie ai Monaci per lo spazio di alcuni anni, e questa fu, che per Bolla di Papa Alessandro IV. anno primo sui Ponrif. si ordina , che in S. Pancrazio sieno trasferite le Monache di S. Ellero, ed incorporate a Valombrosa l’ entrate delle Monache , avvenimento riferito con autentici documenti nella Storia di Passignano scritta dal P. D. Fedele Soldani,

Da "Notizie istoriche delle chiese fiorentine divise ne' suoi quartieri"  Di Giuseppe Richa, 1775



Coordinate:   43°46'18.83"N,  11°14'59.18"E                    Mappe: Google - Bing



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martedì 17 febbraio 2015

Oggi, qualche secolo fa, era il 17 febbraio 1530 il giorno della Partita dell’Assedio

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Firenze, Piazza Santa Croce

Il Calcio in Costume o Calcio in Livrea (dall'abbigliamento dei calcianti) è quasi, anzi, senza quasi, una istituzione cara ai fiorentini, è il calcio per eccellenza, il Calcio Storico Fiorentino. L'origine risale circa a metà del Quattrocento. Sia chiaro non è adatto per chi lo vuol giocare  decoubertianamente, tanto per passare il tempo, è una contesa dura, estenuante, vigorosa, con delle regole da rispettare e molto spesso da trasgredire interpretandole al limite. Sono partite da vedere tra la polvere e gli scoppi non adatte ad essere descritte e raccontate.

Le squadre sono composte da 27 giocatori:
4 Datori Indietro (portieri)
3 Datori Innanzi (terzini)
5 Sconciatori (mediani)
15 Innanzi o Corridori (attaccanti).

Particolarmente note sono due date in cui si svolsero due partite in due occasioni ben precise. Una delle prime partire documentate del Giuoco del Calcio risale al 1490 quando, durante un inverno particolarmente rigido, l’Arno si ghiacciò e la partita fu giocata con spettatori affacciati sui Lungarni e il Ponte Santa Trinita, l'altra ha un giorno e un mese ben preciso oltre all'anno. Era il 17 febbraio del 1530, la data della più famosa partita detta anche la Partita dell'Assedio, quando i fiorentini per sbeffeggiare le truppe di Carlo V che assediavano Firenze organizzarono una partita alla quale parteciparono i più bei nomi dei giovani fiorentini, mentre i suonatori di corni e trombe sul tetto della cattedrale si lasciavano ben vedere e sentiti dai nemici.

Qui nella foto vediamo la preparazione del campo di gioco in terra battuta. Sui palazzi ai lati abbiamo già visto precedentemente come era segnato il centro del campo, qui e qui.


Coordinate:   43°46'8.36"N,  11°15'40.10"E                 Mappe:  Google  -   Bing 




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lunedì 28 maggio 2018

Il cortile di Palazzo Bartolini Salimbeni



Firenze, Piazza Santa Trinita, Palazzo Bartolini Salimbeni

Il 27 maggio in occasione della lodevole "Giornata nazionale delle dimore storiche" voluta da A.D.S.I (Associazione Dimore Storiche Italiane) , sono stati aperti al pubblico gratuitamente o solo per questa occasione i giardini e i cortili di 100 dimore in tutta la Toscana da Firenze alla Val d’Orcia.

Ne abbiamo approfittato per entrare nel cortile di Palazzo Bartolini Salimbeni noto anche per la scritta incisa su tutte le finestre del primo e secondo piano della facciata il motto della famiglia Salimbeni "PER NON DORMIRE". Motto che si tramanda sia nato da un aneddoto vero o falso di come all'origine della sua famiglia, il capostipite, mercante di sete, avesse fatto fortuna grazie ad uno stratagemma messo all'opera durante un banchetto contro i suoi concorrenti drogandoli con l'oppio mescolato nel vino (l'oppio è estratto lai semi del papavero di cui vi sono appunto le rappresentazioni) riuscendo in tal modo ad accaparrarsi da solo il monopolio di un grosso affare e generando così la sua grande ricchezza.


Il palazzo fu edificato da Baccio d'Agnolo (Firenze 1462, Firenze 1543) tra il 27 febbraio 1520 ed il maggio 1523. 


Nel cortile si possono ammirare gli sgraffiti a grottesco di Andrea di Cosimo Feltrini (1477-1548) che eseguì dopo avere studiato in Roma le rovine affrescate della Domus Aurea, il famoso Palazzo d\ Nerone. che erano state appena scoperte e chiamate dal popolo grotte da cui lo stile che ne prese appunto il nome. In essi il motivo dei papaveri ed il motto appaiono ripetutumente.

La famiglia Bartolini Salimbeni abitò fino al 1839 allorché il Palazzo fu trasformato nell'Hotel du Nord in cui soggiornarono illustri personaggi in visita a Firenze fra cui gli scrittori Henry James (Ritratto di signora) ed Herman Melville (Moby-Dick) e molti altri. Passò nel 1863 in proprietà dei Principi Pio di Savoia che lo divisero in varie proprietà per essere poi riunificate dal Marchese Salina Amorini Bolognini ed attualmente è dei suoi discendenti, i Principi Colonna di Stigliano che nelle ultimi decadi lo hanno mantenuto effettuando con notevoli sacrifici molti restauri e ristrutturazioni.



Coordinate:  43°46'12.65"N,  11°15'5.11"E                     Mappe: Google - Bing




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lunedì 9 gennaio 2017

Quei ritratti del chiostro



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Firenze, Santa Maria Novella, Chiostro Grande, ingresso Piazza della Stazione

Sul lato nord del Chiostro Grande di Santa Maria Novella c'è una porta che dà l'accesso a quello che una volta era il dormitorio dei frati Domenicani. La vediamo nella foto in alto. Ai lati vediamo due ritratti in affresco. A destra è raffigurato Fra Benedetto Ardinghelli, vescovo di Castellaneta dal 1378, deceduto nel 1383. Non sappiamo se Benedetto provenga da San Gimignano dove gli Ardinghelli avevano case, palazzi e torri o da  Firenze dove avevano case anche là dove poi è stato edificato Palazzo strozzi. Una cappella Ardinghelli si trova nella Chiesa di Santa Trinita e un'altra nella Chiesa dei Santi Michele e Gaetano.


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A sinistra vi è il ritratto che mi ha incuriosito di più. E' quello di Fra Jacopo Passavanti, fiorentino eruditissimo, nato nel 1302 che passò a miglior vita nel 1357. Noto per avere raccolto nello  Specchio della vera penitenzia  è l’esito della traduzione in veste trattatistica lo specchio ovvero di manuale divulgativo di agevole consultazione, le prediche sulla penitenza tenute nel corso di diversi anni e in specie di quelle della quaresima del 1354 (stile fiorentino) scritto tra il 1355 ca. e il 1357. Si ritiene sia sia entrato nell’Ordine domenicano, presso il convento fiorentino di S. Maria Novella, verso il 1317-18. Si sa che nel 1330 venne inviato a completare l’istruzione nello Studio generale domenicano di S. Giacomo a Parigi, nel 1340 lo vediamo predicatore a S. Maria Novella e nel 1343 quale predicatore generale. Nel 1348 fu incaricato dal consiglio di S. Maria Novella di scegliere tra i libri dei frati morti durante la peste quelli che giudicasse utili alla libreria di recente istituzione. Egli stesso contribuì al suo accrescimento con volumi suoi, come informano alcune note di possesso autografe pervenute. Fu preposto della fabbrica di S. Maria Novella probabilmente intervenne nei lavori conclusivi per il completamento della chiesa. Documenti del 1348 indicano che fece eseguire le pitture della cappella maggiore a spese dei Tornaquinci.


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Jacopo nacque a Firenze intorno al 1302 (o 1317), da Banco Passavanti da Firenze, del popolo San Pancrazio (gravitanti intorno alla Chiesa di San Pancrazio oggi Museo Marno Marini), e Francesca dei Tornaquinci, detta Cecca, figlia di Guardina di Rustichino. Qui l'albero genealogico di Jacopo secondo la Cronologia Remigiana.





Coordinate:    43°46'30.31"N,  11°14'53.17"E                   Mappe: Google - Bing



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giovedì 8 settembre 2016

Un'entrata laterale

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Firenze, Via del Parione


La facciata del Buontalenti (Firenze, 1536 – 1608]) della chiesa di Santa Trinita e l'entrata principale si trovano nella piazza omonima ma esiste un altro accesso laterale poco conosciuto dai più, i turisti, ma ben conosciuto dai parrocchiani che frequentato la chiesa per le funzioni religiose. La porta laterale è  in Via del Parione. Buio è l'ingresso e ina giornata estiva luminosa si fa fatica ad adattare l'occhio alla semi oscurità ma una volta fatto si notano ai lati tombe, antichi affreschi, iscrizione dimenticate. Una di queste, sulla destra recita:

D. O. M,
IOANNI STROZZAE PHILOSOPHIAM SVMMA
CVM LAVDE PROFESSO AD FERD1NANDVM
lMPERATOREM . PIVM QVARTVM PONTIFICEM
 ET CONCILIVM TRIDENTINVM AMPLISSIMA
LEGATIONIBVS FVNCTO
  PETRVS STROZZA PANDOLPHI F -
  (G)ENTILI DE SE OPTIME MERITO - P -
  (VI)XIT ANNOS LII, MENSES XI. DIES I (X) -
  OBIIT ANNO SAL. MDLXX.


 


Nel suo libro 'Notizie Istoriche delle Chiese Fiorentine Divise nei suoi Quartieri' di Giuseppe Richa del 1775 scrive "...Nella Cappella degli Strozzi restaurata nel 1609 da Piero di Pandolfo degli Strozzi , e che fu fatta l'anno 1340, si legge questa iscrizione ..." 



Coordinate:  43°46'13.28"N,  11°15'2.90"E                     Mappe: Google - Bing




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