Guardando Firenze nei particolari da dietro l'obiettivo di una fotocamera.

giovedì 6 novembre 2014

Due pavoni nel Cortile

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Firenze, Via del Proconsolo, Museo del Bargello

Siamo sotto la Torre Volognana, entriamo nel Museo del Bargello da Via del Proconsolo. Già il Cortile duecentesco è spettacolare con il porticato tutt'intorno sotto il quale sono esposte originali di provenienza varia, il pozzo ottocentesco nel centro, messo al posto del leggendario patibolo medievale, la scalinata che porta al primo piano, i vari stemmi dei Podestà e dei Giudici di ruota che dal Tre al Cinquecento abitarono nell'edificio, le insegne dei quartieri e dei sestieri della città scolpite in pietra, poste sulle pareti sotto i loggiati. 
Gli ampi spazi del porticato accolgono opere provenienti da Palazzo Vecchio o dai giardini reali (Boboli e Castello), un Sarcofago romano decorato con due delfini, la Madonna con i santi Pietro e Paolo, monumentali figure che erano sulla Porta Romana, due Leoni, in pietra serena. La  statua dell’Oceano del Giambologna (Douai, 1529 – Firenze, 1608), proveniente dall’Isolotto nel giardino di Boboli, sostituito là da una copia, e le figure allegoriche della  fontana (1556 -1561) di Bartolomeo Ammannati (particolare di Giunone e due Pavoni nella foto, sopra la ricostruzione di un arcobaleno di pietra), che avrebbero dovuto essere collocate nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio, qui sotto.


La Fontana di Sala Grande allude alla generazione dell'Acqua da parte degli altri Elementi: Aria, Terra e Fuoco. Giunone rappresenta l'Aria e il fulmine che teneva in mano alludeva il Fuoco. Cerere si riferiva alla Terra. L'Arno (sinistra) e la Fontana di Parnaso (destra), sono simboli dell'Acqua; questi ultimi rimandano anche all'idea di Firenze come patria di grandi poeti. Le statue della Prudenza e della Fiorenza alludono a Cosimo I: la prima tiene l'emblema del duca (ancora e delfino) e Fiorenza, rappresentata come Flora, porta il Toson d'Oro conferitogli dall'Imperatore Carlo V nel 1545.



Tra le altre opere,  il ritratto marmoreo a figura intera “alla romana” di Cosimo I di Vincenzo Danti, il Cannone di san Paolo (così detto per la testa del santo sulla culatta), realizzato nel 1638 per il granduca Ferdinando II. L’opera più moderna, dell’Ottocento al Bargello, è la graziosa figura bronzea del Pescatore (1877) di Vincenzo Gemito (1852 – 1929).



Coordinate:  43°46'13.36"N,  11°15'29.78"E                      Mappe: Google - Bing




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lunedì 3 novembre 2014

La Torre Volognana

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Firenze, tra Via Ghibellina e via del Proconsolo

Nei tempi passati per arrivare ad un palazzo importante o ad una chiesa si guardava in alto, tra una via e l'altra per individuare la torre o il campanile che li contraddistingueva. La Torre Volognana era il punto di riferimento del Bargello, l'unica torre d'origine privata (della famiglia Boscoli) che, diventata parte di un palazzo pubblico, ha conservato la primitiva altezza (57 metri). Venduta al Comune nel 1254 assieme ad altre proprietà circostanti sia dei Boscoli sia dei Riccomanni, si trasformò in torre del nuovo palazzo del capitano del Popolo che fu costruito a partire dal 1255. La denominazione della torre come Volognana si imporrebbe a partire da questo momento, in relazione al nome del primo detenuto che qui sarebbe stato imprigionato, Geri da Volognano. Il Castello di Volognano, Rignano sull'Arno  – il cui nome è forse etrusco o derivato dal romano Lucio Volumnio- risale all’XI secolo. Costruito in una posizione dominante a vedetta e presidio dei territori circostanti, gode di un vasto panorama e di una posizione così vantaggiosa da essere utilizzata come luogo di osservazione e di difesa fin dall'età longobarda.



"..L'antica Torre dei Boscoli fu aggregata al palagio. Essa quadra altissima, nella prima metà pende verso levante; nell’alto è coronata di merli sovrapposti ad archi posati su mensole, e sotto ogni facciata presenta una finestra bislunga dalla quale si vede la campana comunemente detta del Bargello , prima chiamata la Montanina, ma che posso appellare la campana dell‘ infamia, essendo stata sempre destinata a suonare per le pubbliche esecuzioni di giustizia. Questa campana stava nel castello di Montale soggiogato dai Fiorentini nel 1302. Nella facciata della Torre a prospetto della chiesa di Badia , alla elevazione circa di un quarto della Torre medesima, vi e una finestra a terrazzino. Sopra di questa altra antica finestra gotica si ritrova, rimurata in epoca remota. In mezzo dell'antico vano di questa finestra, e così nel muro che la riserra, si vede scolpito in pietra un volto umano, il quale dalla berretta fa supporre essere il ritratto di qualche personaggio dell’epoca di Dante. Sebbene non possa accennare il sicuro motivo per cui tale scultura si trovi in quel posto, puro suppongo che quella testa sia 1’ effigie di Corso Donati, quivi messa in antico per odio di questo cittadino potente....Ai piedi del Campanile, o Torre, nella facciata settentrionale che riguarda la via dei Palagio , all‘epoca di cui parlo si vedeva una pittura a chiaroscuro fatta in dispregio del Duca d’Atene , e de’ suoi aderenti, ivi dipinti con mitra ed iscrizioni, lavoro del 1343., anno della loro cacciata da Firenze. ..
Marietta de' Ricci, ovvero Firenze al tempo dell'assedio racconto ..., Volume 1 -pg 220



Coordinate:   43°46'13.93"N,  11°15'28.75"E                     Mappe: Google - Bing


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giovedì 30 ottobre 2014

Le chiavi della città

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Firenze, Palazzo Vecchio

Si entra a Palazzo Vecchio e subito dietro la scalinata che porta al secondo cortile da Via della Ninna  troviamo l'accesso alla sala predisposta di recente che raccoglie le "Tracce di Firenze" sezione temporanea facente parte del "Museo di Palazzo Vecchio" nella quale troviamo opere che vanno dal Pontormo (soprannome di Jacopo Caccini,  1494 –1557) a Giovan Battista Capezzuoli  (Firenze 1723 circa.-1810). I primi oggetti che appaiono oltre l'entrata non sono quadri, non sono sculture, ma oggetti di uso comune sino dai tempi in cui esistevano le porte dell'ultima cerchia di mura della città. Ora che i portoni delle porte di accesso non sono più chiusi, possono essere esposte, qui,  le chiavi che ogni sera li hanno serrati e ogni mattina li hanno aperti, per secoli.  
Da sinistra a destra vediamo nella foto in alto le chiavi di Porta San Gallo con dietro la bolgetta ( piccola borsa o cartella munita a sua volta di serratura ) sec. XVI; le Chiavi di Porta Romana e la bolgetta del  XVI-XVIII secolo ed infine le Chiavi di Porta San Frediano con bolgetta  XVIII- XIX secolo. Manifattura fiorentina ferro, ottone; cuoio, rame dorato 

La Porta San Gallo, la Porta Romana e la Porta San Frediano facevano parte dell'ultima cerchia di mura di Firenze, costruita tra il 1284 e il 1333.La tradizione vuole che a progettarla fosse stato Arnolfo di Cambio. L'imponente cinta muraria era intervallata da torri, postierle e porte maestre, presso te quali era installata la dogana. Al tempo della Repubblica venne istituita ufficialmente la carica di coloro che dovevano aprire e chiudere i massicci battenti. Questi militi, in un secondo tempo scelti tra i cosiddetti "Tavolaccini di Palazzo", ogni giorno all'alba prelevavano le chiavi in Palazzo Vecchio per riportarvele subito dopo l'apertura e la notte tornavano a prenderle, per serrare all'una tutti gli accessi della città. Il circuito murario due-trecentesco è stato in gran parte distrutto, nell'ambito dell'ampliamento urbanistico della seconda metà dell'Ottocento, ma si conservano ancora oggi quasi tutte le monumentali porte maestre. 


Coordinate:  43°46'9.23"N,  11°15'23.07"E                      Mappe: Google - Bing



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lunedì 27 ottobre 2014

Sant'Egidio

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Firenze, Piazza di Santa Maria Nuova, ingresso

Al centro del porticato dell'Ospedale di Santa Maria Nuova sorge la chiesa di Sant'Egidio, di antichissima fondazione, ricostruita su disegno di Lorenzo di Bicci (Firenze, 1350 ca. – 1427) e consacrata nel 1419 da papa Martino V. Fra il 1439 e il 1461 vi lavorarono alcuni dei più famosi artisti del Rinascimento: da Domenico Veneziano (Venezia, 1410 – 1461) al giovane Piero della Francesca (Borgo Sansepolcro, 1416/1417 circa – 1492), da Andrea del Castagno (Castagno, 1421 circa – 1457) ad Alesso Baldovinetti (Firenze, 1425 – 1499), ma la loro opera è andata quasi completamente perduta. L'altare maggiore fu ornato nel 1483 dal Trittico Portinari di HugoVan der Goes (Gand, 1440 circa – 1482), ora agli Uffizi. L'intento fu rinnovato da Bernardo Buontalenti (Firenze, 1531 – 1608) alla fine del Cinquecento ed altri interventi seguirono nel Seicento e nel Settecento. Vi fu sepolto Folco Portinari, fondatore dell'Ospedale.


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Coordinate:   43°46'23.52"N,  11°15'34.87"E                     Mappe: Google - Bing



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giovedì 23 ottobre 2014

Orsanmichele dentro

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Firenze, Orsanmichele

Orsanmichele l'abbiamo vista più volte nei particolari esterni, le statue, gli elementi decorativi, gli stemmi ed altro. Oggi entriamo dentro la chiesa da via Arte della Lana per osservare nel buio appena rischiarato dai tagli soffusi di luce policroma delle vetrate, tra affreschi di santi e scene evangeliche, per osservare un particolare, quasi insignificante se non per la storia dell'edificio, che ai più sfugge. Nella penombra solo il  tabernacolo dell'Orcagna (1310 circa – 1368) , Andrea di Cione di Arcangelo soprannominato l'Orcagna,  è illuminato a dovere da un faretto, tabernacolo che accoglie l'opera  di Bernardo Daddi (Firenze, 1290 circa – Firenze, 1348),  la Madonna col Bambino in trono,  da cui risaltano  riflessi  delle dorature. 
Poderosi pilastri sorreggono il pavimento della sala del piano superiore alla chiesa che una volta avrebbe dovuto accogliere le granaglie ma in realtà mai utilizzatala a questo scopo. Su qualche pilastro laterale, in basso, ad altezza d'uomo, è possibile vedere o notare anche oggi le buche per le granaglie dalle quali avrebbe dovuto fuoriuscire il grano introdotto e gettato dalla sala magazzino superiore giù per i pilastri.

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Coordinate:   43°46'14.26"N,  11°15'17.19"E                 Mappe:    Google  -  Bing



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lunedì 20 ottobre 2014

La porta dall'altra parte

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Firenze, Costa San Giorgio

Dal Ponte Vecchio arriviamo a Piazza Santa Felicita, passiamo da Piazza dei Rossi  per salire su  per Costa San Giorgio (costa, strada collinare in salita) per  al Forte Belvedere. Salendo troviamo la casa di Galileo e il Giardino Bardini per poi transitare attraverso la Porta San Giorgio. Subito dopo a sinistra, è l'accesso al Forte. Della parte interna abbiamo già visto la lunetta con l'un affresco di Bicci di Lorenzo (1373 – 1452) - figlio di Lorenzo di Bicci (1350-1427) con la rappresentazione di una Madonna in trono col Bambino e i santi Leonardo e Giorgio.  Chi arrivava e voleva entrare in Firenze doveva varcare la porta San Giorgio vedeva il Giglio, simbolo della città, e un bassorilievo, San Giorgio che uccide il drago, realizzato da Andrea Pisano, vero nome Andrea d'Ugolino da Pontedera (1270-1349).


Coordinate: 43°45'46.48"N,  11°15'17.95"E                       Mappe: Google - Bing


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mercoledì 15 ottobre 2014

Il soffitto sopra il Crocifisso

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Firenze, Piazza dei Mozzi,  Museo Bardini

Provenendo da Piazza Santa Croce attraversiamo Ponte alle Grazie per andare in Piazza dei Mozzi diretti verso il Museo Bardini. Di fronte a noi la piazza è chiusa dal Palazzo dei Mozzi. Sulla destra, a delimitare la piazza a ovest, troviamo il cinquecentesco Palazzo Nasi progettato, forse, da Baccio d'Agnolo e terminato da suo figlio Domenico. A sinistra è l'edificio che ospita il Museo Bardini
Il Museo prende il nome dal suo ideatore Stefano Bardini (1836-1922), il più autorevole antiquario italiano, che dopo anni di intensa attività commerciale, decise di trasformare la propria collezione in museo e di donarla al Comune di Firenze. Il palazzo, sede del museo, fu acquistato e ristrutturato dallo stesso Bardini nel 1881 per svolgere la propria attività antiquaria. Con alcune modifiche strutturali e con l'impiego di pezzi autentici, quali timpani, portali e scale, l'antiquario Bardini trasformò il vecchio edificio, un tempo chiesa e convento di San Gregorio della Pace, in un suggestivo palazzo neo rinascimentale, adatto ad ospitare oltre alla galleria di esposizione, una serie di laboratori, da cui le opere d'arte uscivano restaurate e pronte per essere vendute.
Le varie sale del museo hanno le pareti colorate con una diversa tonalità di un 'Blu Bardini' che va dal chiaro al più intenso a seconda le necessità espositive volute dal Bardini stesso. Si va dal un blu quasi celeste della sala che ospita un tabernacolo composto da pilastri di provenienza lucchese, diversa rispetto alla cuspide su cui poggia, oltre al quale vediamo, come in una maestosa cornice La Carità di Tino di Camaino (1285c-1337c). Il Blu si intensifica prepotentemente nella Sala delle Pitture facendo da sfondo alle cornici dorate dei quadri di Hans Clemer e il Crocifisso  (1340) di Bernardo Daddi (Firenze, 1290 circa – Firenze, 1348), del Veronese, Tintoretto e altri.

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Una via di mezzo è il blu della Sala del Crocefisso (foto). Sala con a sinistra la parete delle Madonne di scuola donatelliana e a sinistra la parete con la Madonna dei Cordai, opera attribuita a Donatello, polimaterica in stiacciato, oro, tasselli di cuoio e vetro,  e la bellissima Madonna con Bambino conosciuta anche come 'Madonna della Mela' (quasi) sicuramente opera di Donatello rimarchevole per lo stato d'animo che traspare dall'espressione dei personaggi, l'orrore del Bambinello che prefigura, anticipa quella che sarà il suo martirio e la sua morte sulla Croce e la consapevole, materna rassegnazione della Madonna. Solo per vedere quest'ultima opera varrebbe la pena di visitare il museo. Il Crocifisso ligneo medievale policromo è al centro della Sala e per osservarlo l'occhio non può non vedere lo straordinario soffitto, anch'esso ligneo, intagliato e policromo, a cassettoni, uno dei tanti soffitti che fanno parte dell'esposizione ciascuno dei quali ha una provenienza diversa reperito  presso qualche palazzo o dimora signorile.
Ancora, qui nel  Museo Bardini troviamo anche originali famosi, come il bronzeo 'Porcellino' di Pietro Tacca copia situata in Piazza del Mercato Nuovo come il 'Diavolino' del Giambologna, incastonato sull'angolo del palazzo in Via Strozzi e il Marzocco (il leone fiorentino), una produzione di bottega toscana che è sopra il portone dell'ingresso principale di Palazzo Vecchio che abbiamo già visto tutti  in altri post.



Coordinate:   43°45'53.78"N,  11°15'29.85"E                     Mappe: Google - Bing


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sabato 11 ottobre 2014

Da una finestra di Palazzo Vecchio

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Firenze, Palazzo Vecchio

Quando si entra dal portone principale dell'austero Palazzo Vecchio non si immagina di immergerci negli stili di vita di uomini e donne che hanno inciso profondamente nelle sorti della città e nella civiltà del mondo intero. La loro vita e personalità sono fissate, in qualche modo, nelle stanze del Palazzo. Si entra propriamente nel Palazzo salendo la scalinata situata tra il Primo e il Secondo Cortile che porta al primo piano oltre quella porta che superata lascia a bocca aperta chiunque la valichi. Qui è il Salone dei Cinquecento con i suoi affreschi, le statue, l'imponente soffitto a cassettoni, le finestre, l'eleganza assoluta. Arrivando alla parete opposta, sfiorando l'affresco del Vasari sotto il quale si dice esista ancora la famosa Battaglia di Anghiari di Leonardo da Vinci, si visitano altre stanze, la Sala di Cosimo il Vecchio, la Sala di Lorenzo il Magnifico, la Sala di Leone X da cui si accede, salendo una scalinata, al secondo piano. Qui troviamo le sale del Quartiere degli Elementi e il Quartiere di Eleonora e poi le Sale dei Priori. Da non perdere è la Sala dei  Gigli (ove è l'originale della Giuditta di Donatello) e la Sala delle Udienze da dove abbiamo scattato questa foto con la cupola del Duomo che svetta elegante e misteriosa tra i tetti di Firenze. In questa Sala il duca Cosimo I riceveva i sudditi, tra gli affreschi di Francesco Salviati. Il soffitto della Sala è di Giuliano da Maiano e aiuti, in legno dorato e dipinto, 1470-1476, la statua in marmo della Giustizia di Benedetto e Giuliano da Maiano, marmo, 1476-1480, la Porta con Dante e Petrarca di Giuliano da Maiano e Francesco di Giovanni detto il Francione, su disegno di Sandro Botticelli, legno intarsiato, 1476-1480, il portale con il Monogramma di Cristo su disegno di Baccio d’Agnolo, marmo, 1529, le pitture in affresco di Francesco de’ Rossi detto il Salviati 1543-1545.

Coordinate:  43°46'9.23"N,  11°15'23.07"E                      Mappe: Google - Bing


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martedì 7 ottobre 2014

La testa screpolata di Boboli

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Firenze, Giardino di Boboli

Contrariamente a quanto si pensa comunemente, il Giardino di Boboli ospita stabilmente anche opere contemporanee quindi non solo  mostre di artisti dei giorni nostri per un tempo determinato come è stato recentemente per Rabarama, Paladino, Folon, Stilling a altri. Ne è esempio il  Tindaro Screpolato, un'enorme testa in bronzo realizzata nel 1998 da Igor Mitoraj situata stabilmente dal 2010 sul lato est del Prato dei Castagni.  Igor Mitoraj era nato  (uso il passato perché ci ha lasciato, appena ieri, 6 Ottobre) nel '44 a Oederan, in Germania, ma cresciuto a Cracovia. Viveva negli anni passati a Parigi ma aveva aperto anche uno studio a Pietrasanta e in Versilia dove trascorreva molti mesi dell'anno.


Coordinate:  43°45'47.07"N,  11°15'1.73"E                      Mappe: Google - Bing


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sabato 4 ottobre 2014

Come al solito di pomeriggio

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Firenze, Santa Maria del Fiore

Come al solito di pomeriggio il taglio di luce dispensa profondità agli spazi della facciata ottocentesca del Duomo.


Coordinate:  43°46'23.69"N,  11°15'18.17"E                      Mappe: Google - Bing



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giovedì 2 ottobre 2014

Verso gli Uffizi

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Firenze, Uffizi, Portico

Due immagini tra il grigio e il bianco e nero per rappresentare uno stato d'animo piuttosto che una realtà oggettiva. In effetti, pur essendo entrati da poco entrati nella stagione autunnale la temperatura era splendida e il sole illuminava e batteva forte sulla città tanto che erano le ombre, le sfumature a dominare le architetture, gli angoli, i pieni ed i vuoti. Non solo le cose ma anche le persone sembrano tagliate con lo scalpello come manufatti, eterni turisti, visitatori  testimoni inconsapevoli di un attimo fuggente, casuale.


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Nell'angolo interno sud-ovest del portico degli Uffizi vediamo due statue contrapposte ambedue del 1846 la prima realizzata da Gaetano Grazzini (1786 - 1858) raffigurante  Francesco Guicciardini (1483–1540), scrittore, storico e politico fiorentino, e l'altra realizzata da Luigi Cartei (1822 - 1891)  rappresentante  Amerigo Vespucci (1454 - 1512),  navigatore, esploratore e cartografo fiorentino, che ha fra i piedi un'animale che assomiglia ad un'iguana. Sempre nel portico troviamo un'altra statua,  Lorenzo il Magnifico (1449 – 1492), sempre del Cartei .


Coordinate:   43°46'4.36"N,  11°15'18.91"E                     Mappe: Google - Bing


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lunedì 29 settembre 2014

L'arcobaleno tra le ombre

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Firenze, Santa Maria Novella

Siamo entrati nella maestosa penombra  di Santa Maria Novella  dall'entrata laterale situata sulla navata di destra dopo avere percorso il perimetro il Chiostro degli Avelli, cimitero annesso alla basilica. Ciò che appare subito, entrando, è il grande Crocifisso, attribuito a Giotto (1267 circa – 1337), di quasi 6 metri per quattro che pende dalla volta a crociera centrale della navata mediana. Ombre e penombre, luci policrome che cadono leggere dalle vetrate per accendere di luce e rischiarare navate, cappelle, intarsi, cornici, quadri, affreschi, statue, gruppi marmorei. altari, sepolcri, figure di uomini e donne vissuti in un non recente passato che hanno davvero calpestato il suolo di una Firenze illustre, ricca, sontuosa, dedita al commercio, all'arte, alla scultura, alla pittura, all'architettura, alla scienza.
Nella foto in alto vediamo vetrate che filtrano la luce solare per arricchire ancor di più, qualora ce ne fosse bisogno, il pulpito. Il pulpito su progetto di Filippo Brunelleschi (1377 - 1446), è stato eseguito da Giovanni di Pietro del Ticcia, con i bassorilievi di Andrea di Lazzaro Cavalcanti detto il Buggiano (1412 - 1462) e gli Ornamenti di Giuliano di Noeri e Bartolo d' Antonio. I riquadri raccontano l'Annunciazione, l'Adorazione, la Presentazione di Gesù al tempio, l'Assunzione di Maria.


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Coordinate:  43°46'28.32"N,  11°14'57.82"E                      Mappe: Google - Bing


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sabato 27 settembre 2014

Piana di sole

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Firenze, da Forte Belvedere

In una giornata di caldo sole all'inizio dell'autunno, quando l'aria è leggera e ottima la visibilità, è più facile ammirare da un punto di vista panoramico, quale è il Forte Belvedere, il disegno di alcuni dei monumenti fiorentini più conosciuti che si innalzano dalla pianura. Ecco qui Orsanmichele davanti al Campanile di Giotto e il Duomo, Palazzo Vecchio e il campanile della Badia fiorentina.
Prossimamente andremo a Palazzo Vecchio per vedere il Forte a prospettiva inversa.


Coordinate:  43°45'47.72"N,  11°15'13.50"E                      Mappe: Google - Bing


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mercoledì 24 settembre 2014

L'inconsueta carovana di Forte Belvedere

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Firenze, Via del Forte di San Giorgio, Forte Belvedere

Forte Belvedere o  forte di San Giorgio come si chiamava in origine si trova, per intenderci, in cima al Giardino di Boboli, con l'elegante palazzo di Belvedere,  eretto dal  Buontalenti tra il 1590 e il 1595 per Ferdinando I, uno dei più bei forti del Cinquecento. E' dominato al centro da una palazzina a tre piani, attualmente importante centro di mostre, in particolare di scultura, magnificamente risaltate nelle terrazze prospicienti, lo straordinario panorama della città.
Il Forte fu eretto a difesa della città, ma soprattutto della residenza granducale di palazzo Pitti. essendo punto ideale per una perfetta veduta d'insieme di Firenze.
Si può arrivare al Forte risalendo il  magnifico Giardino di Boboli o su per Costa San Giorgio, passando accanto alla casa di Galileo e passando attraverso la Porta San Giorgio ancora affiancata dalle originarie strutture delle mura Seicentesche oppure da da via Belvedere o da via San Leonardo. 
Sulla traccia della tradizione avviata nei decenni scorsi con le celebri esposizioni dedicate ad artisti del calibro di Henry Moore, Fausto Melotti, Beverly Pepper, Mimmo Paladino, Michelangelo Pistoletto, qui nella foto vediamo un'opera di Giuseppe Penone, "Spazio di luce" del 2008, il calco di alcuni segmenti di albero, 'la cui forma cava viene irradiata dal riverbero luminoso dell'oro che materializza e dà sostanza all'idea di luce, di spazio e di sole, enfatizzando così la conformazione interna dell'albero.'



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domenica 21 settembre 2014

Via dell'Anguillara

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Firenze, via dell'Anguillara dall'angolo con via dei Bentaccordi e via Torta

Sullo sfondo vediamo la Cappella dei Pazzi accanto al campanile di Santa Croce e un pinnacolo della basilica stessa. Percorrendo via dell'Anguillara partendo da Piazza Santa Croce arriviamo in Piazza San Firenze e da lì c'è da scegliere se proseguire verso il Duomo a destra o Piazza della Signoria a sinistra. Via dell'Anguillara taglia obliquamente il luogo in cui vi era l'anfiteatro romano al tempo di Florentia, anfiteatro ancora definibile nella sua forma guardando la pianta di Firenze.

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Che nome è 'Anguillara'? Ce lo spiega qui sotto Vincenzo Borghini.

"... Era questo anfiteatro, come dicono i nostri antichi scrittori, in capo la via già lungo tempo detta dell'Anguillara fino alla Piazza di Santa Croce. Ed era così chiamata questa via (per dichiarare incidentalmente l'origine di questo nome) non dalle anguille (sebbene vi è assai vicino Arno) ma da quelli ordini di viti, che si mettono diritti in su le vie e viottole, e che diciamo 'Anguillari', e che dalle viti sia detto, lo mostra la via vicina, detta della Vignavecchia. E da questa parte era la larghezza sua e la lunghezza da San Simone alla piazza de' Peruzzi, quantunque inciampino, come più delle volte il nome, e lo chiamino Parlagio...."

Pag. 254 dai Discorsi di Vincenzo Borghini con le annotazioni di Domenico Maria Manni – Volume I – 1808



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