Guardando Firenze nei particolari da dietro l'obiettivo di una fotocamera.

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giovedì 23 luglio 2015

Le curve del Brunelleschi

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Firenze, Piazza del Duomo, cupola

In questa foto si rende evidente la curva  piatta di uno degli otto 'spicchi' della cupola.

"...Ma oltre al piacere di arrivare a questo bello, ch'egli avea traveduto nelle opere ben' intese degli Antichi, il Brunelleschi [Firenze, 1377 - 1446)] avea di mira un secondo oggetto nelle sue ricerche , val' a dire il compimento , e la perfezione del Tempio di S. María del Fiore di Firenze , che non erasi potuto terminare con la direzione di Arnolfo di Lapo, perchè dalla morte prevenuto. I Fiorentini pertanto trovandosi in imbarazzo per terminare la volta principale , che dovea riunire le volte de' quattro bracci del a croce , e non conoscendo ancore tutta la capacità del Brunelleschi loro compatriotto , chiamarono a Firenze per di lui consiglio i più celebri Architetti d'Europa a fine di sentire i pareri de' medesimi intorno alla maniera di terminare la loro Chiesa . In un' adunanza generale , ch'essi tennero a quest'oggetto l'anno 1420. esposero i loro diversi progetti della struttura della cupola di s.Maria , i quali tutti esigevano una considerabilissima armatura di legnami. Brunelleschi consultato, assicurò ch'egli per formare la cupola, anzi una cupola dentro l'altra , non avrebbe impiegata tanta armatura di legname, che anzi l'avrebbe costrutta senza sottoporvi le centine, come racconta il Vasari. Per sì fatta proposizione fu posto in ridicolo, e trattato pubblicamente da insensato. Egli peraltro non si scoraggiò punto, ma procurò di opportunamente persuadere i suoi contradittori, cosicché fu ad essolui finalmente confidata l'opera di coprire il Duomo di Firenze. Si accinse all'impresa, e dopo di avere impiegata indefessa attenzione nell'esaminare, e scegliere i materiali , siccome ancora nel fargli adattare con buone precauzioni, ed a' luoghi opportuni (lezione ottima per istruire gli Architetti del loro dovere) ebbe il Brunelleschi la consolazione di vedere la sua cupola compiuta, a riserva del lanternino, che la corona . Questa cupola è di figura ottagona, siccome il tamburro, da cui sorge, ed ha il sesto, o sia forma del quarto acuto; ,, perciocchè (sono parole del Brunelleschi riportate dal Vasari nella vita del medesimo) questo è un sesto, che girato sempre pìgne allo insù ; e caricatolo, con la lanterna, l'uno con l'altra la farà durabile ,, . E non avendo potuto vedere fabbricata la lanterna prima di morire, lasciò in iscritto , che fosse stata eseguita come stava in modello, altrimenti la fabbrica ruinerebbe essendo volta in quarto acuto, che aveva bisogno, che il peso la caricasse per farla più forte . Ed ecco elevato dal Brunelleschi un monumento che per la sua forma semplice, e maestosa richiamava i bei tempi della Grecia , e annunziava il rinascimento del buon gusto, di cui la prima epoca rimarchevole si è questo stesso monumento eretto verso la meta del decimoquinto secolo. ..."

Teoria e pratica di architettura civile : per istruzione della gioventù specialmente romana - 1788 - di Girolamo Masi




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sabato 16 gennaio 2010

I costoloni e la palla dorata

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Firenze, Santa Maria del Fiore Duomo di Firenze, particolare di uno degli otto costoloni che sorreggono la lanterna, due 'spicchi', la palla di bronzo dorato di due metri e 30 centimetri di diametro con al vertice la croce.

Il Duomo fu iniziato nel 1294-1295 . Nel 1418 l'Opera del Duomo bandì un concorso pubblico per la cupola. In seguito al concorso, che pure ufficialmente non ebbe vincitori, Filippo Brunelleschi e Lorenzo Ghiberti furono nominati capomaestri: il 7 agosto 1420 ebbe inizio la costruzione della cupola, che fu completata fino alla base della lanterna il 1º agosto 1436. A partire da un tamburo ottagonale la Cupola si erge su otto spicchi, le vele, organizzati su due calotte separate da uno spazio vuoto. La sua base d’imposta si trova a circa 55 metri dal suolo, la lanterna è alta 21 metri, il tamburo misura 13 metri e l’altezza della Cupola è, in media, 34 metri. L'elevazione totale dell'intera struttura, compresa la palla dorata e la croce che la sormontano, è di metri 116,50. I costoloni convergono verso il serraglio, la base della Lanterna, il cui diametro è circa 6 metri.

Secondo quanto riportato in articoli di giornali locali mercoledì scorso Filippo Brunelleschi nella realizzazione della cupola di Santa Maria del Fiore, utilizzò anche il ferro mescolato ad altri materiali. È questo uno dei risultati della ricerca sul capolavoro di Brunelleschi, che sarà pubblicata nei prossimi mesi dall'editore Pontecorboli. Il contenuto è stato anticipato oggi in palazzo Vecchio dagli autori, Roberto Corazzi, professore ordinario di Fondamenti ed applicazioni della geometria descrittiva, e Giuseppe Conti, docente associato d'istituzioni matematiche presso la Facoltà di Architettura dell'Università di Firenze. La Cupola del Duomo di Santa Maria del Fiore di Firenze, costruita dal Brunelleschi fra il 1420 ed il 1436, è in realtà formata da due cupole: una interna, che è la struttura principale, ed una esterna, più sottile. La quale, come disse il Brunelleschi, serve a proteggere la cupola interna dalle intemperie ed a renderla «più magnifica e gonfiante». Proprio l'analisi della cupola interna, composta da tre strati ha riservato la sorpresa.

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lunedì 22 ottobre 2012

Il foglio marmoreo di Brunelleschi

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Firenze, Piazza del Duomo, statua

La statua di Filippo Brunelleschi, opera di Luigi Pampaloni (1791 - 1847) fu scolpita nel 1830 per essere qui collocata fra le colonne di Palazzo dei Canonici, della prima metà dell'Ottocento, progettato dall'architetto Gaetano Baccani. Brunelleschi sembra guardare di fronte a sé ove è la Cupola del Duomo da lui progettata. Sulle sue ginocchia si osserva il progetto inciso su un sottile foglio di ... marmo.  Dello stesso autore, Pampaloni, è anche della statua di Leonardo da Vinci, nel Loggiato degli Uffizi  e la statua a fianco dedicata ad Arnolfo di Cambio.

Coordinate:  43°46'21.34"N,  11°15'23.58"E                      Mappe: Google - Bing


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giovedì 1 dicembre 2016

La Cupola del Brunelleschi e i terremoti di Firenze

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Firenze, Duomo, Cupola

La Cupola del Brunelleschi è testimone con una  ferita, una crepa ancora visibile alla sua base dei danni provocati da uno dei vari terremoti che hanno colpito Firenze.

«Ieri sera alle 20,57 ciascuno accudiva ai suoi affari, alle proprie occupazioni o ai propri piaceri – come tutte le altre sere – quando a un tratto un rombo cupo, poderoso, qualche cosa di rassomigliabile alla scarica di moschetteria di un mezzo reggimento, si fece sentire – e una scossa violenta, improvvisa, formidabile fece balzare uomini e cose, scosse oggetti e persone, impresse un singolare movimento ai corpi o ai mobili dei quartieri, agli esseri umani, come alle pareti delle case. (...) ... per istinto irresistibile i più uscivano dai pubblici locali, caffé e trattorie, dove bicchieri, bottiglie e tavolini avevano ballato una danza... singolarissima; dalle case che – specie gli ultimi piani – erano stati sbattuti, in modo da far credere agli inquilini di essere in barca; dai teatri nei quali il pubblico spaventato si affrettò all’uscita e in un momento Firenze, la pacifica Firenze, fu piena di folla che si riversava per le vie» (da “Fieramosca”, 20 maggio 1895).
A Firenze i danni furono molto estesi, ma nel complesso non gravissimi (per una descrizione dettagliata dei danni sofferti sia dall’edilizia monumentale e religiosa che da quella privata, si rimanda al libro di Elisabetta Cioppi, 1995). Non ci furono grandi distruzioni, ma rimasero più o meno danneggiati quasi tutti i monumenti, le chiese e i palazzi storici, e anche molte opere d’arte in essi conservate: piccoli crolli interessarono Palazzo Pitti e la Galleria degli Uffizi, lesioni rilevanti si aprirono nel Palazzo Medici Riccardi, nel Palazzo Strozzi, nelle volte dei porticati di Piazza SS. Annunziata e di Piazza Cavour (oggi Piazza della Libertà, lungo i viali di circonvallazione). Nel Museo Nazionale del Bargello ci furono gravi danni alla collezione di maioliche dei Della Robbia. Danneggiatissimo il Museo di San Marco, nell’omonima chiesa e convento, con cadute di cornicioni e lesioni alle volte e agli archi, soprattutto nel refettorio grande e nella biblioteca.
In Piazza della Signoria Palazzo Vecchio durante la scossa fu visto oscillare “come un pendolo”, ma rimase illeso. Nella Cattedrale di Santa Maria del Fiore, il celebre duomo di Firenze, si aprirono numerose crepe nelle volte e una catena che univa gli archi laterali della navata centrale si spezzò; dalla Cupola del Brunelleschi caddero intonaci e stuccature e la croce posta sulla cuspide della lanterna si piegò verso nord. Il celebre campanile di Giotto e il vicino Battistero subirono alcune lesioni ma non riportarono danni strutturali. Fra le chiese maggiormente danneggiate ci furono quella della Badia Fiorentina, San Gervasio, San Lorenzo, San Leonardo in Arcetri e altre ancora, fra cui quella di Santa Maria del Carmine; gli affreschi del Masaccio nella Cappella Brancacci, invece, non furono danneggiati. Il complesso di Santa Croce fu danneggiato soprattutto nell’area dell’ex-convento, mentre la chiesa riportò danni lievi. Danni prevalentemente leggeri subirono anche le chiese di Santa Maria Novella, San Miniato al Monte e Santo Spirito (SGA, 2007). Numerosi danni interessarono l’edilizia residenziale e privata della città, con lesioni diffuse e cadute di soffitti. Uno stabile crollò in Via Pier Capponi. Complessivamente circa 100 edifici risultarono inagibili. A Firenze non vi furono vittime e si contarono solo 6 feriti non gravi (Cioppi, 1995). (Filippo Bernardini (INGV-Bo).)



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giovedì 17 settembre 2015

la Cupola del Brunelleschi dentro Palazzo Vecchio

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Firenze,   Palazzo Vecchio

L'effetto sorpresa è innegabile dal basso se si entra in Palazzo Vecchio dal grande portone con scalinata  di Via dei Leoni  per arrivare nel terzo cortile. Appare una struttura bianco argentea dalle linee inconfondibile della Cupola, in scala,  l'opera di Filippo Brunelleschi  (Firenze, 1377 - 1446) che da più di  mezzo millennio è ammirata dal vero in Piazza del Duomo.
La struttura  alta otto metri e mezzo e larga sei ospita l' I-Dome, uno spazio multimediale dove i visitatori potranno immergersi in un percorso sensoriale della città interagendo con schermi touch screen, nei quali percorsi video tematici raccontano le eccellenze fiorentine e toscane al mondo.



Coordinate:   43°46'8.41"N, 11°15'26.20"E                    Mappe: Google - Bing




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venerdì 16 aprile 2010

Spedale degli Innocenti


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Firenze, Piazza Santissima Annunziata, Spedale degli Innocenti

Lo Spedale degli Innocenti ("Ospedale degli Orfani") si trova in piazza Santissima Annunziata a Firenze. Fu il primo orfanotrofio d'Europa e una delle prime architetture rinascimentali su progetto iniziale di Filippo Brunelleschi ed il portico esterno fu sicuramente opera completamente seguita dal Brunelleschi mentre aggiunte e modifiche al progetto originario sono di controversa identificazione ma sicuramente ci furono e furono rilevanti. La costruzione venne avviata il 19 agosto 1419. I rilievi in terracotta invetriata bianca e azzurra con i celebri putti non sono però coevi all'epoca di Filippo: vennero aggiunti solo nel 1487 da Andrea della Robbia. Essi sono caratterizzati dalla presenza all'interno del tondo della figura di un neonato in fasce, divenuto poi il simbolo dello Spedale stesso.



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martedì 18 settembre 2012

La cupola di Salvi d’Andrea

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Firenze, Basilica di Santo Spirito, la cupola

La Basilica di Santo Spirito è una delle principali basiliche del primo rinascimento si trova nel quartiere dell'Oltrarno della città di Firenze. E' l'ultimo capolavoro di Filippo Brunelleschi che la iniziò nel 1444 fu portata a termine nel 1488 sotto altri direttori di lavori. A Salvi d’Andrea si deve la costruzione della cupola, su progetto di Filippo Brunelleschi (1377 - 1446 ).

Coordinate:    43°46'3.18"N,  11°14'54.39"E                                          Mappe: Google  -   Bing

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giovedì 11 dicembre 2014

Il rigore e la sobrietà di Santo Spirito

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Firenze,  Santo Spirito


Con il post precedente abbiamo visto in lontananza  la cupola e il campanile di Santo Spirito, adesso ci avviciniamo per mostrare qualche dettaglio in più. La Basilica  di Santo Spirito  si trova nel quartiere dell’Oltrarno della città di Firenze.  E'  una delle principali basiliche del primo rinascimento, elegante e pulita nella sua inconfondibile facciata essenziale che domina la piazza dall'alto di una scalinata. La basilica è stata costruita sui resti del duecentesco convento agostiniano distrutto da un incendio, è l'ultimo capolavoro di Filippo Brunelleschi (Firenze, 1377 - 1446) che la iniziò nel 1444. Secondo i suoi progetti, i lavori continuarono nel 1446 sotto la direzione di Antonio Manetti (Firenze, 1423 –  1497), Giovanni da Gaiole (Gaiole in Chianti  1407 circa - 1476) e Salvi d’Andrea, fu portata a termine nel 1488. A Salvi d’Andrea si deve la costruzione della cupola, su progetto di Brunelleschi. Lo snello campanile è di Baccio d’Agnolo (Firenze, 1462 –  1543).

Coordinate:  43°46'1.20"N,  11°14'52.77"E                       Mappe: Google - Bing



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lunedì 20 febbraio 2017

In via degli Agolanti col Canto del Parentado per via dell'Arcivescovato





Firenze, Via Roma, Canto degli Agolanti

La Via dell'Arcivescovato chiude lo stabile del Ghetto dal lato di levante. Era questa via l'arteria principale di Firenze, la strada più antica, che occupava appunto il luogo dell'antica Via Cassia la quale faceva capo al Ponte Vecchio. Il nome attuale è moderno e la via ebbe nei diversi tempi altri nomi derivanti o dalle famiglie che vi ebbero le case o dalle botteghe che vi erano poste. Un forno antichissimo, detto della Macciana,  fece per molto tempo chiamar Via della Macciana o del forno della Macciana il tratto di questa strada che era fra via della Nave e Via della Vacca. Le botteghe di chiavaioli e di succhiellinai fecero chiamare in diverse epoche questo tratto di strada tra Via Chiavaioli e Via o Piazza de' Succhiellinai. Il breve tratto poi tra Via della Nave è la Piazza del Mercato si chiamò il canto del Parentado, dal nome dell'antica loggia che era posta là sul crocicchio della strada, o Via degli Agolanti dal nome di una antichissima e potente famiglia che ebbe quivi le sue antiche case. I fabbricati oggi appartenenti al quadrato del Ghetto, che sorgevano da questo lato appartennero ai Medici, ai Della Tosa, ai Della Pressa ed ai Pecori. Le case de' Pecori voltavano anche nella strada di fianco all'Arcivescovado che oggi si dice erroneamente Via della Vacca. Questo breve tratto fino alla Piazza dell'Olio, in altri altri tempi Piazza del Vescovo o di S. Ruffillo, non aveva un nome proprio. Si diceva il Canto de' Pecori, nome che si estendeva anche ad un primo tratto della Via dell'Arcivescovado, perchè qui tutt' all' intorno ebbe le sue case la famiglia Pecori.
Accanto ai Pecori ebbero le loro case ed una torre delle più antiche i Filitieri Da Castiglioni, prima di andare ad abitar da S. Andrea: e più verso la Via de' Boni ve ne ebbero i Fighineldi sostituiti dipoi in questo possesso dai Boni. Il nome di Via della Vacca dato prima a quel piccolo tratto strettissimo della strada tra Piazza dell'Olio e Via de' Boni, ho detto che è erroneo, perchè esso non derivò dal nome di una famiglia Della Vacca che esistè in Firenze. Le derivò invece dall' insegna di una bottega, anzi di un forno, ed il vero nome che ebbe per molto tempo fu di Via del Fornaio della Vacca. I Boni, e non Buoni, come è scritto nel cartello postovi dal Municipio, ebbero case, torri e palagio sull'angolo del Ghetto fra questa Via della Vacca e la via de' Naccaioli ed altro loro palazzo sorgeva dal lato opposto, nello spazio occupato per formare il giardino ad una specie di piazza dinanzi al Palazzo riedificato dagli Orlandini. Via de' Naccaioli fu il nome di una piccola parte soltanto di questa via dove furono alcune botteghe di fabbricanti di nacchere, un antico strumento assai in uso in altri tempi. Il nome più importante e più antico della strada era quello di Via dei Rigattieri perchè qui appunto furono in gran numero le botteghe di quest'arte. L' ultimo tratto poi verso il Mercato, si chiamò Via degli Stracciaioli, sempre per causa delle botteghe appartenenti a questo mestiere che consisteva nel toglier dal bozzolo la seta straccia. I palazzi, le case, le torri, la loggia dei Brunelleschi occupavano tutto il lato di levante di questa strada fra le case de' Boni e la loggia dei Tosinghi. E da' Brunelleschi s'intitolava pure la piazzetta comunemente chiamata de' Marroni e che si disse anche di S. Leo dalla chiesa poi soppressa che vi sorgeva e che fu una delle primitive parrocchie di Firenze.

Il ghetto di Firenze e i suoi ricordi illustrazione storica di Guido Carocci A. Forni, 1886


Oggi Via Roma, diventata una delle strade più fini di Firenze dopo la ristrutturazione di Firenze capitale del Regno d'Italia nella seconda metà dell'Ottocento, una volta era Via dell'Arcivescovato continuazione della Via Cassia provenendo dal Ponte Vecchio e traversando lo scomparso Mercato Vecchio sorto sopra l'interrato Foro Romano.



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giovedì 3 dicembre 2015

Rotonda Brunelleschi

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Firenze, via degli Alfani / via del  Castellaccio

La Rotonda del Brunelleschi (Firenze, 1377 - 1446) è conosciuta con altre denominazioni: Rotonda di Santa Maria degli Angioli, tempio degli Scolari, Castellaccio. 

"... Finalmente resta da osservarsi il principio di un Tempio dalla banda di Ponente sull'angolo del Castellaccio. Conviene ancor qui sentire il Vasari, che dice . „ Fece ( Filippo Brunellesco ) il modello del bizzarrissimo Tempio degli Angeli, per la nobile Famiglia degli Scolari, il quale rimase imperfetto, e nella maniera che oggi si vede, per avere i Fiorentini spesi i denari, che perciò erano in sul Monte, in alcuni bisogni della Città , o come alcuni dicono nella guerra, che già ebbero co' Lucchesi, nella quale spesero ancora i denari, che similmente erano stati lasciati per la Sapienza, da Niccolò da Uzzano  (Firenze, 1359 – 1431). E nel vero, se questo Tempio degli Angeli si finiva, secondo il modello del Brunellesco, egli era delle più rare cose d'Italia, perciocché quello che se ne vede, non si può lodare a bastanza. Le carte della Pianta, e del finimento del quale Tempio a otto facce, di mano di Filippo, è nel nostro Libro, con altri disegni del medesimo.„ Ora devesi sapere in schiarimento di quanto dice il Vasari, che Matteo di Stefano delli Scolari Cavaliere e Despoto di Rascia, dice il Migliore, aveva con suo Testamento dell' anno 1426. fatto nella Città di Varadino, disposto che si dovesse erigere un Monastero all' Ordine di Camaldoli; e similmente Andrea di Filippo Scolari Vescovo di quella Città un altro della stessa Regola; e siccome l' esecuzione di ciò fu lasciata a Pippo Spano delli Scolari Conte di Temesvar, egli che dovè tornare in Ungheria ne assegnò la cura all' Università de' Mercatanti detta di Calimala; questi Consoli considerata però la spesa nel fare due edifizi di tanto rilievo, e che il danaro assegnato non era bastante , ottennero da Papa Martino V. , per mezzo di D. Ambrogio Generale de' Camaldolesi, la dispensa, che in vece di due Monasteri si formasse un sacro Tempio con la massima decenza, e così fu principiato il suddetto Tempio, come dice il Vasari , e che porta altresì la causa dell' essere rimasto imperfetto . Perché si mantenga la memoria di questa magnifica Fabbrica, diremo, che doveva essere di forma ottagona, da collocarsi in ciascheduno de' lati una Cappella, e che il diametro suo si distendesse 30. braccia, e dal piano alla sommità , che si doveva serrare a cupola con lanterna sopra, si sarebbe alzata fino in 46.
Vi è ricordo che il Gran-Duca Cosimo I. ebbe in pensiero di terminare questa fabbrica, ed in vece di sacro Tempio ridurla per sala dell' accademia del disegno; ma questa sua grandiosa intenzione fu impedita da altre circostanze . E con dispiacere si può soggiungere ora, che questa Fabbrica lasciata alla discrezione delle ingiurie del tempo, e senza alcuna maniera di riguardo è danneggiata grandemente, e va senza dubbio a perdersi. ..."  


Da Firenze antica, e moderna illustrata, Volume 4 - Di V. Follini,M. Rastrelli -1792 - pgg 88 / 90




Coordinate:  43°46'31.01"N,  11°15'36.71"E                      Mappe: Google - Bing




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lunedì 2 marzo 2015

Un angolo di Piazza della Signoria dal Salone dei Cinquecento


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Firenze, Piazza della Signoria, dal Salone dei Cinquecento

L'ultima cosa che viene in mente trovandoci nel Salone dei Cinquecento è guardare fuori da una finestra semiaperta. Nel Salone ci sono tesori d'arte unici fra statue, affreschi e il soffitto straordinario. Ma anche l'affaccio è unico, imperdibile, da dietro il Palazzo Uguccioni e gli altri palazzi che delimitano Piazza della Signoria compare la Cupola del Brunelleschi nella sua forma inconfondibile con in vetta la lanterna.



Coordinate: 43°46'9.58"N, 11°15'23.67"E                     Mappe:    Google   -   Bing




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martedì 27 dicembre 2011

Il silenzio del Chiostro

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Firenze, Piazza San Lorenzo, Basilica di  San Lorenzo, il Chiostro dei Canonici

 Deve il suo nome al fatto che anticamente erano collocate le abitazioni dei canonici e i vari ambienti della vita monastica.  Il progetto è del Brunelleschi  ma la realizzazione dopo la sua morte tra il 1457 e il 1460 la si deve ad un suo discepolo Antonio Manetti,  con un doppio loggiato, arcate a tutto sesto nel piano inferiore e architravi nel piano superiore. 

Coordinate:  43°46'28.61"N,  11°15'14.82"E                                           Mappe:  Google    -    Bing

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martedì 28 dicembre 2010

Il fulmine, il disco marmoreo, la sfera dorata

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Firenze, Piazza del Duomo, disco marmoreo dove cadde la sfera

Facendo alcuni passi in avanti verso il Duomo da dove eravamo posizionati nel  Canto dei Bischeri troviamo sulla pavimentazione un disco di marmo bianco (in basso a sinistra nella foto) che ricorda il punto dove cadde e si arrestò  la sfera situata sulla cima del Cupola del Brunelleschi. A causare l'incidente fu un fulmine durante un temporale della notte del 17 luglio 1600. Solo due anni dopo fu ricollocata l suo posto una sfera di bronzo dorato più grande, che ancora oggi vediamo alzando gli occhi.
La prima sfera dorata opera del Verrocchio fu posta nel 1468 e sopra di essa la croce, tre anni dopo. Questa  originale sfera cadde nel 1492 (presagio della vicina morte di Lorenzo il Magnifico o della scoperta dell'America?).

Leggere anche:
- I costoloni e la palla dorata 
- La Lanterna

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lunedì 10 ottobre 2016

Il palazzo oltre i tetti degli Innocenti

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Firenze, Via degli Alfani, Palazzo Giugni

Visitando il Museo degli Innocenti, cosa che consiglio di fare, si può salire al quarto piano dove, oltre a ristorare il corpo con i servizi di un locale dispoto tra i porticati, si può godere una vista unica ad est e a sud con un'insolita angolatura della cupola del Brunelleschi e del campanile di Giotto. A metà strada, quindi  sud-est, l'occhio cade su un palazzo la bella loggia all'ultimo piano situata sul retro del palazzo che conferisce al prospetto un carattere quasi di villa. Il palazzo fu progettato da Bartolomeo Ammannati  (Settignano, 1511 – 1592) su commissione di Simone di Firenzuola, realizzato sui terreni già di proprietà di un monastero di monache camaldolesi (Santa Margherita delle Romite di Cafaggiolo) tra il 1570 e il 1577 circa.  Nel 1640 la proprietà passò per via ereditaria ai Giugni e nel 1691, in occasione del matrimonio tra Niccolò Giugni e Luisa Giraldi, fu ampliata con l'aggiunta di due ali laterali e di una grotta e arricchita, al piano nobile, da una galleria. Vari furono successivamente i proprietari, adesso è sede ci circoli, sindacati, ma sempre monumento a interesse nazionale.




Coordinate:    43°46'30.81"N,  11°15'40.32"E                   Mappe: Google - Bing




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giovedì 17 novembre 2016

Quella testa modernista

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Firenze, Via Brunelleschi

Il palazzo fu costruito sul luogo che una volta era parte del ghetto abbattuto ai tempi di Firenze Capitale del Regno d'Italia dai fratelli Taiuti tra il 1901 e il 1903 su progetto dell'architetto Giovanni Paciarelli (Siena, 1862 - 1929),con qualche suggerimento di Giovanni Michelazzi (Firenze, 1879 – Firenze, 1920). Prende il nome dalla Palazzo Pola e Todescan da i “Grandi Magazzini, all'industria inglese, Pola e Todescan”, che all'epoca erano specializzati nella vendita di articoli a buon mercato. Opera modernista fu accolto da critiche per il suo distaccarsi dalla tradizione rinascimentale, fu abbellito di sculture, fregi in ceramica colorata della manifattura Cantagalli e lavori in ferro battuto delle Officine Michelucci di Pistoia. Varie teste femminile sono poste sui pilastri del primo piano.


Coordinate:   43°46'20.36"N,  11°15'12.76"E                    Mappe: Google - Bing




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domenica 1 giugno 2014

Verso un cielo primaverile

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Firenze, Piazza del Duomo

Piazza del Duomo, il Campanile di Giotto, la cupola del Brunelleschi, la facciata ottocentesca del Duomo, il tutto sotto un cielo primaverile. lo scenario è spesso maestoso e sempre unico ma è il 'datore di luci', il cielo, che lo rende percepibile, distinguibile, riconoscibile nella sua multiforme essenza quotidiana e stagionale.


Coordinate:  43°46'21.77"N,  11°15'19.90"E                      Mappe: Google - Bing


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giovedì 5 marzo 2015

Nel cortile l'Orfeo di Baccio Bandinelli a Palazzo Medici Riccardi

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Firenze, Via Camillo Cavour 1- 3- 5,  Palazzo Medici Riccardi

Voluto dal Cosimo il Vecchio de' Medici (1389, 1464), in via Larga, l'edificio di forma cubica vide la posa della prima pietra tra il 1444 e il 1446, su progetto di Michelozzo di Bartolomeo (Firenze, 1396 – 1472), dove esistevano case acquistate nel corso  del Trecento dalla famiglia Medici.  Secondo quanto riportato da Giorgio Vasari (1511 – 1574), Cosimo avrebbe rifiutato un precedente progetto di Filippo Brunelleschi (1377 - 1446), reputandolo "troppo sontuoso e magnifico".  Fu terminato nel suo nucleo principale appena 10 anni dopo, nel 1546. Notevole e armonioso con i porticati e i giochi di luci e ombre è il cortile interno stupenda cornice con la statua dell'Orfeo di Baccio Bandinelli (1488 – 1560) posto su un elevato piedistallo che si ammira ancora oggi.  


"Palazzo de' Medici, poi Riccardi, e Via Larga, riprodotti nel fondo del dipinto di Francesco Granacci raffigurante l' Entrata di Carlo VII in Firenze avvenuta il 17 novembre 1494. Il palazzo, a sinistra, si presenta con tre archi, come infatti l'architettò Michelozzo e com' era prima che il marchese Gabriello Riccardi l'ampliasse nel 1715, occupando le casette seguenti. Il primo arco a sinistra, insieme a quello che si vede in parte su via de' Gori, costituiva la loggia di cui parla il Vasari nella vita di Giovanni da Udine, e che fu chiusa con disegno di Michelangelo. L'opposto edificio d'angolo era forse quello dei Della Casa, incluso in seguito nel Palazzo Panciatichi. È inutile dire che tutto l'aspetto delle rimanenti case è variato." Tratto da "Cento Vedute di Firenze antica" di Corrado Ricci, 1906



Coordinate:  43°46'30.09"N, 11°15'20.82"E                       Mappe: Google - Bing




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sabato 14 settembre 2013

Riflessi dorati

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Firenze, Piazza del Duomo, il Duomo

Particolarmente nei pomeriggi estivi la facciata della basilica di Santa Maria del Fiore dona riflessi dorati dalle piastrelle degli sfondi dei bassorilievi a mosaici come d'oro sono i riverberi della sfera e della croce posizionati sul vertice della cupola del Brunelleschi. In primo piano, sulla destra, è la croce lapidea della Colonna di San Zanobi.


Coordinate:  43°46'23.69"N,  11°15'18.17"E                      Mappe: Google - Bing


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giovedì 5 novembre 2015

La cupola di San Lorenzo

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Firenze, Piazza San Lorenzo

La cupola della Basilica di San Lorenzo è facile da riconoscere per chi guarda un po' dall'alto il panorama della città ed è caratteristica per le volumetrie e le forme che si vedono dal basso da via del Canto dei Nelli che costeggia la chiesa da dietro o da Piazza di Madonna degli Aldobrandini (foto sotto) o da piazza San Lorenzo. Più inusuale è osservarla dall'interno del Chiostro dei Canonici da dove sembra svettare a quasi incombere con la sua leggera pesantezza secolare a ricoprire la cappella dei Principi a forma ottagonale seconda solo alla cupola del Brunelleschi del Duomo.

Ecco come Arnaldo Cocchi  ne parla nel suo libro 'Le chiese di Firenze dal secolo IV al secolo XX. (1903)':  
"... Annessa alla basilica trovasi la cappella comunemente detta dei Principi. Fu ideata da Cosimo I [Firenze, 1519 – 1574] per servire quasi a gran sepolcreto dei suoi genitori, per sé e per i figli. Il primo a darne il disegno fu il Vasari, ma il progetto non fu eseguito neppure sotto Francesco I [(Firenze, 1541 – 1587)], figlio e successore di Cosimo. A Ferdinando I [Firenze, 1549 – 1609], suo fratello, era riserbato non solo l'effettuarne il progetto, ma innalzarlo con idea nuova, assai più grandiosa e magnifica. A formare il progetto concorse anche Bernardo Buontalenti [Firenze, 1536 – 1608].
Che questo edificio fosse eretto con la speranza di potervi collocare il sepolcro di Cristo, come molti scrissero, e che a questo fine nel 1604 fosse iniziata una spedizione in Siria, non è che un racconto destituito da ogni fondamento e solo appoggiato a una voce popolare, qual di fatto essa fu.
Nonostante la seguente iscrizione, sembra che l'edifizio fosse incominciato nell'anno 1600, con l'assistenza di Matteo Nigetti [Firenze, 1570 circa – 1649]e del Buontalenti suo maestro :
« A dì 10 Gennaio 1604 si dette principio a' fondamenti di « questo tempio dominante Ferdinando I Gran Duca di Toscana, al quale successe Cosimo figliuolo, e dipoi Ferdinando II [(Firenze, 1610 – 1670] Architetto Principe Don Giovanni Medici [Firenze, 1567 – 1621], il Gran Duca comandò Matteo Nigetti architetto fiorentino, che fusse col suddetto Principe, e pigliasse l'ordine di fare i disegni e modelli, sì della muraglia, che de' diaspri, altare e ciborio del santissimo Sacramento. Che tutto si è eseguito, e si mette in opera sino a questo presente anno MDCXL, e si seguita per la Dio grazia ».
La differenza di data si concilia in questa guisa: Nel 1600 si incominciarono gli scavi; il 10 di gennaio del 1604, senza alcuna solennità, si gettò la prima pietra e il dì 5 del mese di agosto furono solennemente benedetti i fondamenti, alla presenza di Ferdinando I e del principe Cosimo suo figlio, dall'arcivescovo, coll'assistenza del clero della metropolitana e di quello di San Lorenzo..."

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lunedì 27 luglio 2015

Quando casca la palla dove va a finire

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Firenze, Piazza del Duomo, la caduta della palla della lanterna del Duomo

Quella  lastra circolare di marmo bianco dal diametro di circa 50 centimetri  che vediamo sulla pavimentazione dietro l'abside della cattedrale di Santa Maria del Fiore in Piazza del Duomo ricorda il punto esatto dove cadde  la palla dorata che si trova in vetta alla Cupola, sopra la lanterna. Era  il 27 gennaio del 1601 (questa è la data che troviamo nel sito dell'Opera del Duomo). La cosiddetta Palla del Verrocchio (Firenze, 1437 - 1488) , la sfera dorata che venne commissionata a  Andrea di Michele di Francesco de' Cioni, (il Verrocchio) nel 1468 per essere finalmente  posizionata sul vertice della lanterna il 27 maggio del 1471 .
Ecco come Giorgio Vasari  (1511 – 1574) ricorda la realizzazione  la nota di Guglielmo Della Valle .:
"...Andrea del Verrocchio. Pittore, scultore ed architetto  (Nato 1432 - Morto 1488)… Dopo, essendosi finita di murare la cupola di Santa Maria del Fiore, fu risoluto, dopo molti ragionamenti, che si facesse la palla di rame, che aveva a esser posta in cima a quell'edifizio, secondo l’ordine lasciato da Filippo Brunelleschi: perché datone la cura ad Andrea, egli la fece alta braccia quattro, e posandola in sur un bottone, la incatenò di maniera, che poi vi si poté mettere sopra sicuramente la croce; la quale opera finita, fu messa su con grandissima festa e piacere de’ popoli. Ben e vero che bisogno usar nel farla ingegno e diligenza, perché si potesse, come si fa, entrarvi dentro per di sotto; ed ance nell’armarla con buone fortificazioni, acciò i venti non le potessero far nocumento. (1) ….

 (1) A di 6 agosto 1467, in venerdì, Giovanni di Bartolo gettò nell'Opera il bottone che è sotto la palla: che pesa libbre 1000, e tenne staja 21 di grano di misura Fiorentina. - A di 18 di settembre 1571, si pesò la palla, al tempo di messer Bartolo Ubertini, e messer Bartolomeo Corbinelli , Operaj, e fu lib. 4368, e la fece Andrea del Verroccbio. Questa palla teneva staja 300. -- Adi 27 maggio l472, in lunedì , si tirò la palla in su la piramide; e martedi, a 28 detto, a ora di nona , si fermò in sul bottone, al nome di Dio. ti (Moreni, Due Vite inedile del Brunelfesco, p. 277 , nota 2.) La palla del Verrocchio fu atterrata da un fulmine a ore 5 di notte del 17 gennaio 1600- Dopo ventisei mesi fu terminato il lavoro di restauro e la nuova palla, fatta più grande, che il Granduca Ferdinando I avea affidato agli architetti Giulio Parigi e Gherardo Mechini, colla spesa di oltre 15 mila scudi. (Del Migliore, Firenze Illustrala, p. 14 e seg. )"

Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architetti di Giorgio Vasari: Tomo V pag. 145 - edizione arricchita dalle note di Guglielmo Della Valle (Moncalvo 1746 - Torino 1805), francescano. Pubblicò le Lettere sanesi sopra le belle arti (1782-86), contenenti preziose ricerche d'archivio, e curò un'edizione delle Vite di G. Vasari.


Coordinate:  43°46'22.01"N,  11°15'27.07"E                      Mappe: Google - Bing




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