Guardando Firenze nei particolari da dietro l'obiettivo di una fotocamera.

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giovedì 9 marzo 2017

Era la stazione ferroviaria Maria Antonia ora è ...




Firenze, Piazza della Stazione Centrale

L'edificio della Stazione Centrale, Santa Maria Novella,  insiste nel luogo dove era la stazione ferroviaria Maria Antonia, inaugurata il 3 febbraio 1848. Rivelatasi oramai insufficiente la struttura ottocentesca, tra il 1930 e il 1931, su incarico del Servizio Lavori della direzione generale delle Ferrovie, si dette il via ad un progetto redatto dall'ingegnere Angiolo Mazzoni. Questo, pur essendo stato approvato dal Consiglio superiore delle Belle Arti, suscitò tali polemiche da portare a bandire un concorso che comunque doveva essere compatibile con i lavori già avviati (in particolare il fabbricato dei servizi postali su via Luigi Alamanni) e non comprendeva le pensiline tra i binari, per le quali rimaneva incaricato Mazzoni. Il progetto vincitore, ufficializzato il 14 marzo 1933 ed essenzialmente relativo al fabbricato viaggiatori, fu quello del Gruppo Toscano, composto da Giovanni Michelucci [Firenze, 1879 – Firenze, 1920], Nello Baroni, Pier Niccolo Berardi, Italo Gamberini, Sarre Guarnieri e Leonardo Lusanna. I lavori di costruzione, coordinati dall'ingegnere Mannucci, procedettero speditamente di modo che la nuova stazione fu inaugurata il 30 ottobre 1935. (Repertorio delle Architetture Civili di Firenze, Palazzo Spinelli)

Foto da Ferrovie.it

Con il nome di ferrovia Maria Antonia era designata la linea ferroviaria che congiungeva Firenze a Pistoia, toccando Prato. Fu battezzata con tale nome in onore di Maria Antonia di Borbone-Due Sicilie, seconda moglie di Leopoldo II di Toscana Granduca di Toscana.


Da Un romanzo in vapore da Firenze a Livorno di Carlo Lorenzini ( Carlo Collodi l'autore di Pinocchio)
Toscana
Le Strade Ferrate in attività sono: la Leopolda, la Maria Antonia, la Centrale Toscana, la Lucca-Pisa e la Lucca-Pistoia esercitate con Locomotive, e la Carbonifera di Montebamboli a Torre Mozza, esercitata a Cavalli.
Le Strade Ferrate in Costruzione, ed in Progetto, sono la Centrale Italiana e l’Aretina, la quale mira ad essere continuata per Roma.
Leopolda - Parte dalla Stazione di Firenze, fuori la Porta al Prato, e giunge a Livorno con uno sviluppo di Chilometri 95 1|3.
Maria Antonia - Parte dalla Stazione entro la Città di Firenze, e tocca le Stazioni di Rifredi, Castello, Sesto, Calenzano, Prato, S. Piero Agliana, e finalmente Pistoia, dove si congiungerà colle Strade ferrate Lucchesi e con la Centrale Italiana, con uno sviluppo di  chil. 33 3/4.
Centrale Toscana - Si dirama dalla Stazione della Leopolda in Empoli, e quindi si dirige a Siena, passando per le Stazioni di Granaiolo, Castel Fiorentino, Certaldo, e Poggibonsi, con uno sviluppo di chilometri 63 5/6.
Strade Lucchesi - Queste due linee che possono chiamarsi anco una sola Strada Ferrata, per essere in continuazione fra loro, comprendono le seguenti Stazioni, cioè: quella di Pisa fuori di Porta a Lucca, indi la Stazione di S. Giuliano, di Ripafratta, Lucca, Altopascio, S. Salvadore, Pescia, Borgo a Buggiano, Monte Catini, Pieve a Nievole, e Pistoia, con lo sviluppo complessivo di chilometri 64 2/3.
Centrale Italiana - Questa strada in costruzione partirà dalla Stazione di Pistoia, comune alle altre strade rammentate, e toccando le Stazioni di S. Felice e Pracchia, giungerà nello Stato Pontificio alla Stazione Confinaria di Porretta, con uno sviluppo di chilometri 43.
Aretina - Questa strada sta per esser concessa, per cui non si conosce che sommariamente il suo andamento, il quale avrà origine dalla Maria Antonia, diramandosi fra il Ponte di Mugnone, e la Stazione di Rifredi, quindi volgendo a Levante, costeggerà Firenze, passando a Rovezzano, e lungo la destra sponda dell’Arno fino al Ponte a Sieve, toccherà le Stazioni dell’Incisa, Figline, S. Giovanni, Montevarchi, Levane ed Arezzo, per continuare al confine Pontificio con una lunghezza di chil. 115 circa.
I Telegrafi percorrono tutte le strade ferrate in esercizio, più la Linea che da Pisa corre a Massa di Carrara, ove si mette in comunicazione con gli Stati Estensi, e quindi con i Sardi.



Coordinate:   43°46'34.20"N, 11°14'52.47"E                  Mappe: Google - Bing



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venerdì 10 giugno 2011

L'acqua di Firenze romana

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Firenze, Piazza della Signoria, Fontana del Nettuno, particolare, statua in bronzo, Teti,  del Giambologna (Jean de Boulogne - Douai, 1529 – Firenze, 1608)

Coordinate:  43°46'10.43"N,  11°15'21.19"E

Firenze Romana

Guardando la cartina topografica di Firenze dei giorni nostri, troviamo a ovest della porta meridionale, i nomi moderni di via delle Terme e via di Capaccio (il cui nome probabilmente deriva dal caput àquae: la “testa”, ossia il terminale di un braccio, “dell'acqua”, ossia delle grandi condutture idriche di acquedotto e fognoni), ci danno una chiara indicazione sul tipo di testimonianze archeologiche relative alla zona, definita terma dai cronisti fiorentini medievali. Era qui situato un grande impianto termale, datato alla prima metà del II sec. d.C., di cui è stato esplorato (nel secondo dopoguerra) soprattutto il frigidàrium: il locale presentava al centro la piscina per l'acqua fredda, circondata da una fascia pavimentata in marmo e da un doppio colonnato a capitelli corinzi. La città moderna ha coperto tutte queste vestigia; dopo la Restaurazione tuttavia, nel 1826, al numero 16 di borgo Santi Apostoli l’architetto Telemaco Buonaiuti costruì un bel bagno pubblico ancora usato nel 1912, l’unico edificio d'influsso Biedermeier a Firenze, la cui incisiva insegna neoclassica (“Bagni nelle antiche terme”) risulta tuttora ben visibile, a rammentarci che nei secoli era perdurata consapevolezza dell'esistenza -sul posto- del maggior stabilimento termale di Florentia.

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Si ritiene che l'antico acquedotto romano della città provenisse dalla Valdimarina e che penetrasse in città da nord-ovest, attraverso l'attuale direttrice di via Faenza-via de’ Conti o per quella di via Valfonda. Ancora nel Settecento erano visibili alcuni suoi alti tratti edili, che hanno lasciato almeno una traccia odonomastica (via del'Arcovata, situata non lontano da Rifredi). Spostandoci verso Piazza della Signoria, ricchissima di testimonianze archeologiche: il primo intervento di scavo risale al 1974/75, quando si pose il problema della ripavimentazione della Piazza. Durante i saggi per ritrovare tracce della pavimentazione trecentesca in cotto vennero allora in luce notevoli strutture medievali e parte di un edificio termale romano. Questo grande complesso è stato più tardi esplorato, durante le campagne di scavo che si sono susseguite dal 1983 al 1989. L'ingresso dell'edificio era situato sul lato settentrionale e presumibilmente si affacciava sul decumano minore, che correva presso il lato settentrionale della piazza (via della Condotta, all'incirca); da qui si accedeva a un grande salone lastricato, che comunicava con i vari ambienti termali. Fra essi spiccano il frigidàrium, provvisto di una vasca absidata, e un grandissimo calidàrium, caratterizzato da un pavimento rivestito in marmo. Intorno al complesso correva una galleria, coperta con volta a botte e destinata ai servizi: un tratto di essa presenta la bocca di un forno che doveva alimentare il riscaldamento del calidàrium. Le terme, datate intorno alla prima metà del II sec. d.C., si imposero su una serie di strutture precedenti, presumibilmente provviste di carattere privato. Un'altra importante testimonianza dell'antico periodo romano è stata messa in luce a sud del grande impianto termale: si tratta di una fullònica (lavanderia/tintoria), di cui sono stati identificati tre bracieri allestiti per la preparazione dei colori e una serie di vasche e piani inclinati comunicanti su differenti pendenze. Completavano la struttura un portico, che la circondava, e il castellum àquae, cioè il grande serbatoio inerente all'acquedotto, provvisto di funzione di collettore e di distributore dell'acqua: del castellum è stata anche rinvenuta un'iscrizione dedicatoria, da parte di un probabile liberto di origine etrusca. L'imponenza dell'impianto confermerebbe l'ipotesi della fioritura in Florentia di attività legate alla lavorazione di tessuti, poiché sembra difficile che una struttura così imponente fosse funzionale solo al fabbisogno di privati cittadini. Come le terme, la fullònica, la cui costruzione è da collocare tra la fine del I sec. e la prima metà del II sec. d.C., aveva inglobato strutture più antiche, riferibili al periodo di fondazione della colonia. Ricostruzione dell'ultima parte del percorso dell'acquedotto. Si ritiene che l'acqua venisse raccolta alle sorgenti del torrente Marina, sulle pendici nordoccidentali di monte Morello, e forse incanalata in un condotto sotterraneo, le cui pareti erano di calcestruzzo, rivestite d'intonaco. L'acquedotto sarebbe poi proseguito verso Sesto Fiorentino, Doccia, Quinto Alto e Castello (forse da castellum aquae, ossia cisterna di raccolta delle acque) e doveva dirigersi verso Florentia, passando attraverso le zone di Rifredi, del Romito, e di Valfonda o di Campocorbolini (l’attuale via Faenza), ed entrando nelle mura all'imbocco dell'attuale via de’ Vecchietti (presso la chiesa di S.Maria Maggiore). A un certo punto del percorso montava su archi, di cui una parte rimase in piedi fino al XVIII secolo. (Fonte: Firenze Romana, Sezione Didattica della Soprintendenza Archeologica della Toscana)


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giovedì 15 dicembre 2016

I lampioni del Ponte

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Firenze, Ponte alla Carraia

Costeggiando l'Arno, la sua sponda destra sul Lungarno Corsini, per arrivare a San Frediano in Cestello vediamo i caratteristici lampioni che sul Ponte alla Carraia fanno da cornice alla chiesa. Sulla base di essi si legge S.A. PIGNONE - ANNO 1952.  Cosa è 'Il Pignone'. 
Nel 1842 Pasquale Benini fondò la sua officina in località Pignone, fuori Porta S. Frediano. L'ubicazione corrispondeva all'incirca all'antichissimo porto fluviale della città posto sulla riva sinistra dell’Arno. Il porto era caratterizzato da cinque pontili con altrettante pigne, dove venivano legati i “navicelli“. Proprio quelle grosse pigne diedero il nome a tutta la zona che i fiorentini chiamarono Pignone. Inizialmente l'azienda fu costituita come fonderia di ghisa con la denominazione Società Anonima Fonderia del Pignone.
Fin dai primi anni la fonderia si distinse per la produzione di arredi urbani, anche artistici, guadagnando una buona fama (a Firenze è facile incontrare lampioni, tombini, fontane dove si può ancora leggere “Fonderia del Pignone”).
Nel 1848, dall'altra parte dell'Arno, fu costruita la Stazione Leopolda, che pur perdendo presto il servizio passeggeri rimase terminal merci, contribuendo così alla crescita dell'azienda.
Nei primi del 1900, l'azienda inizia a sviluppare le sue capacità nell'ingegneria meccanica, nel design e nella manifattura delle pompe e dei compressori industriali.
Nel 1917 si trasferì nella zona di Rifredi per poter usufruire degli ampi spazi disponibili.
Durante la seconda guerra mondiale il Pignone fu coinvolto nella produzione bellica, ma fu anche pesantemente colpito dai bombardamenti. Gli operai riuscirono a salvare qualche macchinario e un poco di materiali per poter riprendere la produzione.
Nel 1946 l'azienda fu acquistata dalla SNIA con l'intenzione di riconvertirla alla produzione di telai tessili, ma la produzione non decollò mai, tant’è che nel 1953 ne fu prospettata la chiusura.
L'ipotesi di chiusura del Pignone, a parte gli ovvi aspetti occupazionali, sollevò una mobilitazione popolare in quanto era considerata “la fabbrica di Firenze” e la popolazione la sentiva oramai come componente fondamentale della città, al pari dei suoi monumenti.
Nel 1994 la General Electric decise di investire sulle competenze manifatturiere e sulle capacità tecnologiche e innovative della società Nuovo Pignone divenendone socio di maggioranza



Coordinate:  43°46'12.18"N,  11°14'49.94"E                    Mappe: Google - Bing




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