Guardando Firenze nei particolari da dietro l'obiettivo di una fotocamera.

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giovedì 24 ottobre 2013

Caterina Canacci cronaca di un efferato delitto nel Seicento

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Firenze, Piazza San Pier Maggiore

Come sappiamo, la Chiesa di San Pier Maggiore, nell'omonima piazza,  fu abbattuta nel 1784, ne resta oggi solo la facciata integrata con altri edifici, civili,   il portale, gli archi laterali, per volontà di Pietro Leopoldo di Lorena intorno al 1783 quando cedette uno dei pilastri durante i lavori di consolidamento.
Qui la chiesa un'incisione di Giuseppe Zocchi i (Firenze, 1711 – Firenze, 1767) del 1744.


In questo luogo, sul sagrato della chiesa nel 1633 una nobildonna affrontò un'avvenente donna fiorentina che se la intendeva con il nobile marito, episodio da cui nacque una ferrea volontà di tragica vendetta. Qui la narrazione di un fiorentino del 1846 ben informato sulle cose della città.


Morte di Caterina Canacci (avvenuta in Firenze il 31 Dicembre 1638)
E se incontro un infelice, compiango la nostra sorte e verso quanto balsamo posso sulle piaghe dell' uomo; ma lascio i suoi meriti e le sue colpe sulla bilancia di Dio. « Foscolo. »
Dolce provida e affettuosa è la donna quando assisa alle cure domestiche è governala da uno spirito docile e mansueto, ma allorché la gelosia e l'ambizione la invadono è da temersi; se ella provocata dalle offese viene a sdegno, sebbene difficilmente in cuore femminile alberghi fierezza, non ha ribrezzo di intraprendere qualunque mezzo di vendetta. Fra i casi lacrimevoli e tristi ritrovati in una raccolta di manoscritti di cose accadute nelle nostre mura, uno dei più strepitosi è quello che imprendo a raccontare assai in succinto.
Primeggiava allora in Firenze nell'ordine dei Grandi la famiglia dei Salviati, non tanto per esser congiunta alla regnante famiglia Medicea, quanto ancora per le ricchezze che sopra le altre la distinsero. Fu di questa Jacopo Salviati Duca di S. Giuliano, Cavaliere oltre ogni credere affabile ed avvenente; si uni costui in matrimonio con Veronica Cibo (oCybo) dei Principi di Massa, donna tanto risoluta ed altiera, quanto gelosa e sdegnosa; e siccome le qualità personali di questa sua moglie non furono mai capaci ad occupare lo spirito e le passioni di lui , concepì ardente passione per una giovine sposa per nome Caterina (Brogi) maritata a Giustino Canacci settuagenario, ed a cui restava un figlio già adulto di primo letto. Questa donna, preclare per doti di spirito e per singolare bellezza, incontrò l'ammirazione di molti; e siccome Jacopo era assai fornito di gentilezza e beltà , così con facile via sintrodusse nel cuore della bella amata, che ricambiollo di un'egual copia d'affetti.
Era venula frattanto agli orecchi della Duchessa la tresca di questi amanti; ed a misura che nel Salviali si accendeva viepiù l'amore, si accresceva nella Duchessa il furore ed il desiderio della vendetta. È fama che in principio avesse tentato di fare avvelenare questa sua rivale: ma ciò non riuscitole, immaginò un altro tragico modo per distorne il Consorte.
Risaputosi dalla Duchessa come il figliastro della Canacci era molto irritato contro la matrigna , lo credè bene a proposito per i suoi fini, e corrottolo coll'oro, lo fece istrumento di sua vendetta, e lo rese consapevole di tutta la trama. Chiamò frattanto da Massa col mezzo di qualcuno della casa sua tre sicarii armati come meglio potessero, ed avutili a sé in brevi note manifestò loro a quale impresa aveali destinati.
Concertato il tutto dovette questa prezzolala gente trattenersi in Firenze alcuni giorni per attendere, non so per quali circostanze, un momento favorevole alla loro premeditazione.
Venne questo, e fu il 31 Dicembre ultimo dell'anno, ed ultimo per l'infelice Canacci. Era sera assai avanzata, in tranquillo sonno se ne riposavano gli abitanti, quando quella spietata gente introdottasi nella casa di Caterina, in tempo appunto che la traviata sposa vegliava con gli amici del Duca Saiviati, miseramente straziandola, la trucidarono e troncarongli  la testa (a).
Né questa sola fu la vittima; si scagliarono contemporaneamente contro la serva di casa, la quale, fuggiti gli altri era restata l'unico testimone di si atroce misfatto, e barbaramente l'uccisero (b). Compita l'infame opera con l'aiuto di una carrozza furon segretamente levati di casa i cadaveri; quello della serva fu gettato in un pozzo li prossimo (e), e quello della Canacci portato in Arno, fu il di veniente ritrovato e riconosciuto sebbene mancasse della testa, che fu portata in dono alla promotrice di un tal misfatto.

(a) Il Manoscritto del Rosselli che diffusamente narra questo fatto dice, che quando questa infelice donna fu trucidata avesse concepito di tre mesi una creaturina.
(b) Si dice che Lorenzo Serzelli e Vincenzo Carlini, che erano in compagnia della Canacci quando questa fu assalita, si nascondessero per le scale al piano superiore e si salvassero su dei tetti.
(e) Ancora ai nostri giorni si vede questo pozza all'entrare nello Via dei Pentolini (Via de' Macci, oggi, foto sotto)


Né qui finirono le vendette della Salviati perché (secondo il Manoscritto del Rosselli ) « essendo Ella solita di mandare la Domenica mattina e gli altri giorni festivi in camera del Duca suo marito per una sua damigella in un bacile d'argento la biancheria , vi mandasse il giorno primo del nuovo anno invece della biancheria la testa della Canacci coperta con il solito drappo. Levatosi il Duca e accostandosi alquanto al bacile vide il tremendo spettacolo; trasalì a quella vista e poco mancò che non cadesse per terra. Consegui donna Veronica la tramata vendetta, ma non l'intento che ella si era proposto, poiché per quanti fossero i preghi e maneggiati non la volle il duca Salviati mai più vedere.»
Fattosi dalla giustizia il processo, il figliastro della Canacci fu decapitato sulla porta del Bargello, i sicarii si sottrassero con la fuga, e la Duchessa Salviati, non per il rigore delle leggi, ma per solo timore dell'odio pubblico, si prese volontario esilio da Firenze.

Da Il Fiorentino istruito nelle cose della sua patria, anno III - di Cavagna Sangiuliani di Gualdana, Antonio, conte, 1843-1913

 Coordinate: 43°46′17″N 11°15′41.5″E                          Mappe:  Google - Bing

Coordinate:  43°46'17.20"N,  11°15'59.01"E                  Mappe:  Google - Bing


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sabato 11 ottobre 2014

Da una finestra di Palazzo Vecchio

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Firenze, Palazzo Vecchio

Quando si entra dal portone principale dell'austero Palazzo Vecchio non si immagina di immergerci negli stili di vita di uomini e donne che hanno inciso profondamente nelle sorti della città e nella civiltà del mondo intero. La loro vita e personalità sono fissate, in qualche modo, nelle stanze del Palazzo. Si entra propriamente nel Palazzo salendo la scalinata situata tra il Primo e il Secondo Cortile che porta al primo piano oltre quella porta che superata lascia a bocca aperta chiunque la valichi. Qui è il Salone dei Cinquecento con i suoi affreschi, le statue, l'imponente soffitto a cassettoni, le finestre, l'eleganza assoluta. Arrivando alla parete opposta, sfiorando l'affresco del Vasari sotto il quale si dice esista ancora la famosa Battaglia di Anghiari di Leonardo da Vinci, si visitano altre stanze, la Sala di Cosimo il Vecchio, la Sala di Lorenzo il Magnifico, la Sala di Leone X da cui si accede, salendo una scalinata, al secondo piano. Qui troviamo le sale del Quartiere degli Elementi e il Quartiere di Eleonora e poi le Sale dei Priori. Da non perdere è la Sala dei  Gigli (ove è l'originale della Giuditta di Donatello) e la Sala delle Udienze da dove abbiamo scattato questa foto con la cupola del Duomo che svetta elegante e misteriosa tra i tetti di Firenze. In questa Sala il duca Cosimo I riceveva i sudditi, tra gli affreschi di Francesco Salviati. Il soffitto della Sala è di Giuliano da Maiano e aiuti, in legno dorato e dipinto, 1470-1476, la statua in marmo della Giustizia di Benedetto e Giuliano da Maiano, marmo, 1476-1480, la Porta con Dante e Petrarca di Giuliano da Maiano e Francesco di Giovanni detto il Francione, su disegno di Sandro Botticelli, legno intarsiato, 1476-1480, il portale con il Monogramma di Cristo su disegno di Baccio d’Agnolo, marmo, 1529, le pitture in affresco di Francesco de’ Rossi detto il Salviati 1543-1545.

Coordinate:  43°46'9.23"N,  11°15'23.07"E                      Mappe: Google - Bing


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lunedì 18 dicembre 2017

La Villa del Poggio Imperiale





Firenze, Poggio Imperiale

Sopra un alto ripiano delle colline d’Arcetri, in mezzo a vasti prati si erge maestoso il fabbricato denominato la Villa del Poggio Imperiale. 
In antico quel luogo apparteneva alla famiglia de’ Baroncelli, passò nel 1500 circa in quella de’ Salviati, e poi ne’ Medici, per confisca de’ beni Salviati, conservando però sempre il nome di Poggio e Villa de’ Baroncelli.
Cosimo I de’ Medici [Firenze, 1519 – 1574] lo donò alla figlia Isabella quando divenne moglie infelicissima di Paolo Orsini. Spenta questa casata il dominio ne passò negli Odescalchi, e nel 1622 ritornò ne’ Medici per compra che ne fece la Serenissima Maria Maddalena d’Austria  [Graz, 1589 – Passavia, 1631] moglie del Granduca Cosimo II [Firenze,  1590 – Firenze, 1621] .
Questa Principessa fece notabilmente ingrandire ed abbellire quel fabbricato, sul disegno del celebre Giulio Parigi, e volle che si nominasse Villa del Poggio Imperiale. 
Vittoria della Rovere, moglie del Granduca Ferdinando II [Firenze, 1610 – 1670] l’accrebbe anch’ essa; ma più che ogni altro Pietro Leopoldo  [Firenze, 1797 – 28 gennaio 1870], Granduca di Toscana, della Casa di Lorena, la abbellì e la ornò internamente e al di fuori, riducendola tale quale oggi è. La bellissima architettura esterna, la vastità, la ampiezza e distribuzione delle cento sale, molte delle quali vagamente dipinte dal Volterrano [Volterra, 1611 – Firenze, 1690] , la preziosa volta dipinta da Matteo Resselli [Firenze, 1578 – 1650], trasportata con ardito artifizio tutta intera, senza che ne venisse un eretto, da un punto all’altro della Villa, allora che si fecero gli ingrandimenti ordinati dal Granduca Pietro Leopoldo; la vastità del gran salone, tutto adorno di stucchi dell'Albertolli [Bedano, 1742 – 1839], la straordinaria vastità di tre cortili interni, il grandioso giardino, parte aperto, parte occupato da una grande lecceta, potata. come si usa nei giardini all’italiana, e la ricchezza d’ acqua che percorre tutto il fabbricato, e la innumerevole raccolta di dipinti e di sculture, de’ quali però ora non resta per così dire che quelli che erano indispensabile corredo del Monumento, tanti e tali però da farlo esser sempre riccamente corredato, costituiscono di questo fabbricato un prezioso monumento d’ arte.
Un bell’Oratorio è annesso e fa parte della Villa, ed anche in questo l‘eleganza e ricchezza dell’architettura è congiunta con la moltiplicita di oggetti d' arte, specialmente scultoria, vedendovisi alle pareti in altrettante innicchiature sei belle statue grandi al vero, rappresentanti la Fede, la Carità, la Mansuetudine, la Fortezza, la Parità, la Speranza, modellate da Corradini, Maggi, Fontana, Raggi, Grazzini, e di un bellissimo bassorilievo del Torwaldsen, che serve di palliotto all’Altare.
Un largo stradone guarnito di due viali laterali alberati congiunge questo edilizio e Firenze.
Da "Del reale istituto femminile della SS. Annunziata in Firenze al poggio Imperiale" -  ‎1873


Con il trasferimento della capitale d'Italia Firenze e i lavori di riordino urbanistico della città, la villa si trovò all'interno della zona dei Viali dei Colli, tracciati da Giuseppe Poggi. 
Cortile per ricreazione, 1870

Dal 1865 divenne educandato femminile della Santissima Annunziata (trasferito dall'ex-monastero della Santissima Concezione in via della Scala) e oggi ospita ancora la stessa scuola, diventata poi istituto secondario di I e II grado e aperta a studenti di entrambi i sessi. All'interno conserva anche un piccolo museo con collezioni scientifiche d'epoca.



VillaPoggioImperiale in una stampa di Giuseppe Zocchi




Coordinate:  43°44'57.41"N,  11°14'51.57"E                     Mappe: Google - Bing




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lunedì 25 luglio 2016

La storia incorniciata

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Firenze, Piazza della Signoria, Palazzo Vecchio, primo cortile (di Michelozzo)

Salendo  la scalinata dell'Arengario da Piazza della Signoria che porta a Palazzo Vecchio, passando attraverso il portone principale, entriamo subito nella storia, ovvero nel primo cortile ideato da Michelozzo (di Bartolomeo, Firenze, 1396 – 1472). Il testo che possiamo leggere nella parete di fronte sotto il loggiato affrescato ci raccontano tutta la storia del cortile:

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QUESTO CORTILE ERETTO NEL MCCIIC CON DIREZIONE E DISEGNO DELL’AR-
CHITETTO ARNOLFO, INDI RESTAURATO E ABBELLITO NEL MCCCXXXIV DALL'ARCHI-
 TETTO MICHELOZZO, FU DECORATO NEL MDLXV DI STRORDINARI ORNAMENTI DI
PITTURE, D'INTAGLI DI PLASTICA E DORATURE PER LE NOZZE DI GIOVANNA D'AU-
STRIA CON FRANCESCO DEI MEDICI GRAN PRINCIPE POI GRANDUCA DI TOSCANA.
ORNARONO LE VOLTE E LUNETTE STEFANO VELTRONI DA MONTE S. SAVINO,
MARCO DA FAENZA FRANCESCO SALVIATI, FORMARONO GLI STUCCI DELLE CO-
LONNE PIETRO PAOLO MINOCCI DI FORLI', LEONARDO RICCIARELLLI DI VOLTERRA, SE-
BASTIANO DEL TADDA FIESOLANO E LEONARDO MARIGNOLLI FIORENTINO.
LE PROSPETTIVE DI VARIE CITTA' GERMANICHE ESPRESSE NELLE PARETI PER
FARE UNA GRATA SORPRESA ALL'AUGUSTA SPOSA FURONO DIPINTE DA SEBASTIANO VE-
RONESE, DA GIOVANNI LOMBARDI VENEZIANO E DA CESARE BAGLIONI BOLOGNESE.
AVENDO L'ETA' E IL RIGORE DELLE STAGIONI QUASI DISTRUTTI O ALMENO RE-
SI INDISTINTI TUTTI I SUDDETTI ORNAMENTI, FURONO RICHIAMATI ALLA PUBBLICA
VISTA SOTTO L'IMPERO DI NAPOLEONE IL GRANDE NELL'ANNO MDCCCXII ESSEN-
DO GOVERNATRICE DELLA TOSCANA S. A. I. E. R. LA GRAN DUCHESSA ELISA DI
LUI SORELLA, PREFETTO DEL DIPARTIMENTO DELL'ARNO IL BARONE DELL'IMPERO GIU-
SEPPE FAUCHER COMANDANTE DELLA LEGION D'ONORE, E MERE DI QUESTA CITTA'
IL CONTE DELL'IMPERO EMILIO PUCCI COMMEND. DELL'ORDINE IMP. DELLA RIUNIONE
E CAV. DELL
A STESSA LEGION D'ONORE.
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Coordinate:  43°46'9.29"N,  11°15'22.39"E                     Mappe: Google - Bing




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lunedì 20 novembre 2017

La stampella di via Monte alle Croci





Firenze, via del Monte alle Croci

"Appena esciti fuori della Porta di S. Miniato, una salita adorna di cipressi conduce alla Chiesa di S. Salvadore dei Francescani sul Monte alle Croci. Se i lacrimevoli casi della bella Luisa Strozzi che qui ebbero principio il dì del Perdono di S. Miniato nel 1533 dagli oltraggi impudenti di Giuliano Salviati svegliano meste reminiscenze, l'immagine che si scorge sulla via sottoposta ne riconforta, ponendo mente all'atto generoso di Gio. Gualberto Azzini che ivi perdonò all'uccisore del suo fratello, lasciandosi disarmare la mano vendicatrice dalle lacrime del pentito (anno 1003). Ma a riflessioni più gravi richiamano i resti dei baluardi che i Fiorentini alzarono invano a difesa della Repubblica, allorchè nel 1529 le armi dell'imperatore Carlo V e del pontefice Clemente VII assalirono la città per ridurla nella servitù della famiglia dei Medici. Ognun sa che Michelangiolo Buonarroti, sollecito di soccorrere la patria in pericolo, disegnò queste fortificazioni, e con infaticabile cura dì e notte vegliando da sè medesimo le diresse; nè vi può essere chi ignori tra noi gli eventi gloriosi e funesti di quell'assedio [I materassi di Michelangelo]. Son già scorsi tre secoli, e le forti mura dei bastioni del Monte alle Croci e di S. Miniato, sebbene in parte atterrate, rammentano ancora di che in poco tempo fu capace l'ardore dei cittadini nell'estremo pericolo della patria. – Dal vertice di questa pendice è bello mirare la città che si stende sulle due rive dell'Arno; e forse non v'è luogo di dove con opportuna distanza faccia di sè più gradevole mostra la fabbrica di S. Maria del Fiore. – Nella Chiesa di S. Salvadore del Monte, che il Buonarroti soleva nominare la bella Villanella..."
Da Notizie e guida di Firenze e de' suoi contorni -1841.

Coordinate:  43°45'41.06"N,  11°15'50.64"E                     Mappe: Google - Bing




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lunedì 23 ottobre 2017

I contrafforti del chiasso




Firenze, Chiasso de' Baroncelli

I chiassi sono quelle vie che a Firenze sono strette e da cui, proprio per questa loro caratteristica, filtra poca luce. Questo è il caso del Chiasso de' Baroncelli. 
"La strada si sviluppa da via Lambertesca a piazza della Signoria, costeggiando "come una profonda fessura" (Bargellini-Guarnieri) la Loggia dei Lanzi e la fabbrica degli Uffizi, chiusa dall'altro lato da alte fabbriche interrotte dal chiasso del Buco. Intitolata alla famiglia dei Baroncelli che qui aveva le sue case e torri (per lo più atterrate per costruire la loggia), è documentata in realtà fino all'Ottocento come chiasso di Messer Bivigliano, forse il più importante membro del casato, di grandi ricchezze, morto nel 1327 e sepolto in Santa Croce. Ugualmente il luogo è talvolta attestato come chiasso dei Lanzi, in riferimento alla guardia personale di Cosimo I de' Medici [Firenze, 1519 – 1574], formata da 200 Landsknecht qui acquartierata dal 1541. Il repertorio di Bargellini e Guarnieri riporta varie notizie che al momento non sembra possibile riferire a precise case qui presenti e quindi alle schede relative a questa via, e che di conseguenza qui si trascrivono: "Nella strettissima via, dove raramente il sole riesce ad insinuarsi, ebbero la loro abitazione altre famiglie, come i Tigliamochi, i Gherardini, i Pulci, i Raugi. Nell'ultima parte, allo sbocco della Piazza, si trovavano le Arti minori dei Fabbri e Manescalchi, dei Maestri muratori e dei Calzolai... Il de' Rossi, tessitore di velluti, abitava nel vicolo, dove Francesco suo figlio, diventato pittore col nome di Salviati, ebbe la propria bottega". Localizzato in una delle zone più frequentate dalle città storica, il chiasso, pavimentato a lastrico e sostanzialmente ben tenuto, offre la possibilità di un momentaneo isolamento dalla folla e di apprezzare uno scorcio urbano oltremodo suggestivo, in particolare in prossimità del chiasso del Buco." (da repertorio delle Architetture Civili di Firenze)



Coordinate:      43°46'8.32"N, 11°15'18.30"E               Mappe: Google - Bing



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lunedì 5 gennaio 2015

Casa Baccani

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Firenze, Piazza di Santa Maria Novella 23

Siamo in  Piazzadi Santa Maria Novella, sulla parte destra che delimita la piazza guardando la facciata della basilica troviamo uno stretto palazzo di quattro piani, gli ultimi dei quali dipinti a finto graffito di cui l'ultimo con finte colonne su cui si avvolgono tralci di vite. proprio al centro vediamo uno scudo con un'arme segnata da un leone appoggiato a una lancia posta in palo, forse riconducibile alla famiglia Rosselli del Lion Bianco. La casa fu proprietà e residenza dell'architetto Gaetano Baccani (qui sotto).



GAETANO BACCANI
CAVALIERE DELL'ORDINE TOSCANO DEL MERITO
ARCHITETTO DELL'OPERA DI S. MARIA DEL FIORE
CHE A CONSERVARE I PATRII MONUMENTI
E AD ABBELLIRE DI NUOVI EDIFICI FIRENZE
POSE FELICEMENTE L'INGEGNO
EBBE QUESTA MEMORIA
NELLA CASA OVE ABITO' E MORI' D'ANNI LXXV
IL XVIII DI GIUGNO DEL MDCCCLXVII
PER DECRETO DEL COMUNE
QUANDO LA FACCIATA DEL DUOMO
COMPOSTA DA CHI GLI FU NELL'ARTE ALUNNO
CON NAZIONALE FESTEGGIAMENTO
S'INAUGURAVA

Gaetano Baccani  fu architetto  (Firenze 1792 - 1867), costruì, tra l'altro, il palazzo di C. Borghese (1821) e il campanile di S. Croce (1865), sistemò l'interno del Duomo (1842) e la facciata della compagnia della Misericordia (1843, il Palazzo dei Canonici in Piazza del Duomo (1825-1830), il sepolcro e gli apparati funebri per la Granduchessa Maria Anna Carolina di Sassonia in San Lorenzo (1832-1833), il Torrino del Giardino Torrigiani (1820-1824), la facciata e il vestibolo del Teatro della Pergola (1855), i restauri neorimascimetali di San Lorenzo (1858-1860) e numerosi palazzi privati, tra i quali spiccano il Casino Salviati in Borgo Pinti (1834), il Palazzo Capponi in Via Giusti (1825), l'ampliamento del Cimitero delle Porte Sante presso San Miniato al Monte (1859-1864) ed altro ancora.




Coordinate:  43°46'25.70"N,  11°15'0.47"E                      Mappe: Google - Bing



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