Guardando Firenze nei particolari da dietro l'obiettivo di una fotocamera.

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martedì 20 agosto 2013

Questa pietra di Palazzo Pitti

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Firenze, Palazzo Pitti, facciata

Quello che subito risalta guardando l'ampio edificio che costituisce Palazzo Pitti è la facciata in bugnato rustico. La tradizione attribuisce l'opera al Brunelleschi (Firenze, 1377 – Firenze, 15 aprile 1446),  avvalorata dal Vasari (Arezzo, 1511 – Firenze, 1574) ,  affiancato da Luca Fancelli (Settignano, 1430 - Firenze o Mantova, 1502)  quale esecutore dell'opera. Non esistendo alcuna documentazione che la confermi, questa attribuzione resta la più accreditata.
Quando passate dalla piazza omonima per entrare dentro il Palazzo o per accedere al Giardino di Boboli, provenendo da Via de' Guicciardini, fate attenzione alla pietra della seconda fila partendo dal basso. E' un unico blocco di pietra forte, la più grande di tutte essendo larga circa 10 metri. La cava di pietra forte, la pietra più utilizzata per realizzate le facciate in bugnato della città non era affatto lontana, si trovava proprio accanto, dietro il Palazzo dove adesso è il Giardino di Boboli.


Coordinate:  43°45'55.27"N,  11°15'0.94"E                      Mappe: Google - Bing


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giovedì 3 aprile 2014

La pietra forte al tramonto

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Firenze,   Piazza della Signoria

L'ora del tramonto su Palazzo Vecchio e la pietra forte, tipica pietra dell'edilizia fiorentina, conferiscono alla Torre d'Arnolfo (1310) vista dal centro di Piazza della Signoria un caldo e intenso  colore  esaltato dalle corte ombre geometriche, rappresenta uno spettacolo che si protrae da oltre settecento anni. La luce. In cima alla torre il Marzocco fermo e immobile in assenza di vento annuncia l'arrivo della stagione estiva.


Coordinate:  43°46'9.20"N,  11°15'21.20"E         Mappe:   Google   -   Bing


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martedì 2 giugno 2015

La pietra è forte

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Firenze, Palazzo Vecchio

Entriamo da Via de' Gondi in Piazza della Signoria e sopra di noi sula sinistra si erge la maestosa, solida struttura di Palazzo Vecchio, con le sue bifore , finestroni, aperture, contrafforti, merli che si disegnano tra le forti pietre squadrate rosse di un mattino d'inizio giugno. E' la pietra forte che riflette quel caratteristico colore che nel pomeriggio dona riverberi ancora più infuocati. In cima alla Torre di Arnolfo si intravede la banderuola, Il marzocco, il leone emblema della città.


Coordinate:  43°46'9.20"N,  11°15'21.20"E         Mappe:   Google   -   Bing





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lunedì 18 aprile 2016

Assomiglia al Bacco del Giambologna

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Firenze, Lungarno Benvenuto Cellini

Sull'angolo tra via della Fornace e  Lungarno Benvenuto Cellini si eleva  la casa studio Libero Andreotti  (Pescia, 1875 – Firenze, 1933), realizzato attorno al 1878 dall'architetto Giacomo Roster  (1837 – 1905) che collaborò con Giuseppe Poggi  (Firenze, 1811 – Firenze, 1901). Il palazzo con caratteristiche neoclassiche, si apre una nicchia  sulla parte rivolta a valle rispetto all'Arno al cui interno vi è una statua. Nicchia e statua ricordano qualcosa che si trova qualche centinaio di metri più in là accanto al Ponte Vecchio, cioè il Bacco della Torre dei Rossi-Cerchi. In letteratura si descrive la nicchia in pietra serena, la vasca in pietra forte con una testa di leone dalla cui bocca zampilla un filo d'acqua. La vasca c'è, la testa di leone è quasi del tutto consumata e il filo d'acqua è diseccato. Il Bacco del Giambologna (Jean de Boulogne, Douai 1529 - Firenze 1608) della Torre de' Rossi alza la coppa in segno di saluto mentre questo Bacco sembra essere in atto di bere un sorso di vino.



Coordinate:  43°45'52.06"N,  11°16'4.24"E                     Mappe: Google - Bing




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lunedì 18 luglio 2016

Il Canto Rivolto

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Firenze, via del Canto Rivolto

Se arriviamo  da via de' Neri imboccando via delle Brache, troviamo sulla sinistra via del Canto Rivolto, delimitata da case basse, quella di destra una volta in possesso dello Spedale degli Innocenti, come testimonia un bambino in fasce in rilievo in pietra forte. In fondo sbocca in una ...
 
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... strada stretta e poco luminosa, anonima, insignificante, antica sì ma con scarsa o nulla storia, che porta  alla ben nota Piazza Peruzzi. 

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Una cosa la rende però particolare, una pietra angolare su cui leggiamo "CA^TO RIVOLTO", un avvertimento per le carrozze che numerose una volta transitavano da queste parti, di prestare attenzione alla cantonata che si chiude e si restringe inopinatamente e pericolosamente. 


Coordinate:   43°46'5.85"N,  11°15'32.67"E                    Mappe: Google - Bing




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lunedì 7 luglio 2014

Le monete d' oro e d' argento d'Orsanmichele

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Firenze, Orsanmichele

Da Piazza della Signoria e più precisamente dai gradini della Loggia dei Lanzi si vede spuntare la parte più alta di Orsanmichele nella sua veste calda del sole estivo e delle sfumature date dalla sua pietra forte.

Antichissimo è questo posto di cui parleremo colla maggior precisione e chiarezza . La Repubblica Fiorentina avendo stabilito di erigere un luogo per la vendita pubblica del grano, disegnò questo luogo, ove colla direzione di Arnolfo di Lapo fu alzata la Loggia. Il Vasari, che noi tempre seguitiamo, come Autore più vicino, è veridico, parla in questa guisa.
“Era intanto ( Arnolfo ) tenuto il migliore Architetto di Toscana, che non pure fondarono i Fiorentini col parer suo l'ultimo Cerchio delle mura della loro Città 1'anno 1284. , ma fecero secondo il disegno di lui, di mattoni, e con un semplice tetto di sopra la loggia, e i pilatri d' Or San Michele dove si vendeva il grano. “ Questo nome di Or San Michele era assai più antico della Loggia: corre la tradizione, che fino del 750. vi fosse un Oratorio dedicato al Santo Arcangelo; è però certo che nel mille eravi una Chiesa Parrocchiale dedicata a S. Michele Arcangelo, e detta in Orto, per essere molto vicina ad un Orto; questa Chiesa era Parrocchia, trovandosi molte memorie di que' tempi che dicono, Popolo San Michele in Orto. Le Memorie ci riportano, che i Monaci Cistercensi della Badia di San Silvestro di Nonantola ne avevano il dominio; che da questi poi fu tolta, e la Repubblica se l'aggregò, non sappiamo per qual ragione: la Signoria avendo in seguito bisogno di una Piazza per la vendita del grano, e di stanzoni per conservarlo, e considerato il posto favorevole di Or San Michele, ordinò che si demolire la Chieda, e si facesse la Loggia; ma perché non si perdesse la memoria di Chieda così antica, volle che Arnolfo ne fabbricasse un' altra di contro alla nuova Loggia , che fu l'Oratorio di S. Michele, e che poi acquistò il nome di San Carlo, ... Il porto d' Orsanmichele era altresì un luogo giuridico, e pubblico della Repubblica Fiorentina: ...” .....  
E' varia l' opinione sull'Architetto: la più comune è, che folle Taddeo Gaddi: fu dunque gettata fa la prima pietra a' 29. di Luglio del 1337, presente la Signoria, tutti i Magistrati, ed i Giudici forestieri seguitati da tutta la gente, col Vescovo di que' tempi Francesco da Cingolo: la funzione si fece a nome de' Guelfi, che erano dominanti la Città: vi furono gettate monete d' oro, e d' argento coniate da una parte con l'Edifizio, e con lettere che dicevano: Ut Magnificentia Populi Flor. Artium , et Artificum ostendatur . E dall'altra parte l' Armi della Repubblica, e del Popolo, colla leggenda: Rexpub. et Pop Decus et Honor. A questa funzione si trovò ancora presente l'Ambasciatore degli Aretini , che era un tal Francesco dal Borro , e anch'egli vi buttò a nome della sua Città delle diverse monete piccole....  
 
Firenze antica, e moderna illustrata -Volume v.6 - 1789 - di  Vincenzo Follini   (1759-1836) e Modesto Rastrelli

Coordinate:  43°46'15.05"N,  11°15'17.94"E                      Mappe: Google - Bing


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domenica 28 ottobre 2012

L'avviso lapideo del 1733

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Firenze, Piazzetta Piero Calamandrei, lapide

Questo è uno dei recenti  vecchi, se non addirittura il meno vecchio, tra i moniti inciso su pietra forte dai magistrati fiorentini, i nostri famosi Signori Otto di Guardia e Balia di cui collezioniamo le foto delle targhe. Si legge molto bene cosa proibiscono e la pena per i trasgressori. Per vedere le varianti tra le varie targhe  sparse per la città conviene cliccare sulla label a loro dedicata: Signori Otto.
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GL' ILLMI SSRI. CAPITANI DI PARTE
DELLA   CITTA'   DI   FIRENZE
PER   LORO   DECRETO   DEL   DI
20  APLE   1733   PROIBIRONO   IL
NON   POTER   FAR   BRUTTURE
IN   QUESTA   PIAZZA
SOTTO   PENA   DELLA
CATTURA ET ARBITRIO RIGOROSO
DEL   MAGISTRATO   LORO
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Coordinate:  43°46'17.20"N,  11°15'36.14"E                     Mappe: Google - Bing


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lunedì 19 maggio 2014

Il nuoto e la zuffa giocosa nella grotta

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Firenze, Palazzo Pitti, la Grotta di Mosè


"...Accanto all'Ercole appoggiato alla sua clava, con la pelle del Leone Neméo in ispalla ... in mezzo una grotta di figura ovale , dentro di cui havvi una spaziosa peschiera d' acqua viva mantenutavi da uno zampillo di fontana, che dal bel mezzo delle acque sorge all'altezza di circa 10 braccia . Grazioso è il vedere come alcuni putti di marmo vi sieno stati distribuiti a fior d'acqua in atto di nuotare. Le mura interne della grotta incrostate sono a mosaico, e la volta dipinta di vivace colorito esprimente nel mezzo di essa una Fama, vien sostenuta da 16 colonne di pietra forte, le quali sono framezzate da varie e buone sculture . Mirasi di faccia all' ingresso della grotta una bella statua di porfido dell' altezza di circa 5 braccia rappresentante un Mosè, opera in gran parte del valente scultore Raffaello Corradi. Dicesi in gran parte, imperciocchè esisteva già a'suoi tempi il torso antico di quella statua che è di porfido orientale, senza essersi mai saputo in qual modo fosse venuto in potere della casa Medici. A. questo torso fece egli dunque le gambe, le braccia e la testa, la quale immaginò di farla posare per mezzo di una vite, onde potesse ad ogni occorrenza agevolmente levarsi e rimettersi . Vedonsi pure qua e là nell' interno di questa grotta medesima altre quattro statue di marino che esprimono quattro diversi simboli corrispondenti alle virtù o uffizj di Mosè e sono, la Legislazione, l'Imperio, la Carità, e lo Zelo per l'onor di Dio. La Legislazione figurata viene in una femmina vestita tutta di lungo manto con le Tavole della legge, ed è lavoro assai stimabile di Antonio Novelli. Havvi dirimpetto a questa la statua di Gio. Batista Pieratti rappresentante lo Zelo con alcuni segni caratteristici di questa Virtù, siccome coi loro respettivi le altre due statue denotanti la Carità, e l'Imperio, scolpite da Domenico Pieratti fratello del summentovato. Nelle due laterali testate di queste concavità sono state disposte due nicchie con belle vasche di mistio di Seravezza, e sopra di esse dalla parte del muro due delfini di bronzo , i quali insieme avviticchiando le loro code, sostengono un'altra vasca più piccola dell' istesso marmo. Le due maggiori vasche poste una dirimpetto all' altra hanno ciascuna un mostro di bronzo che s'inalza dal loro fondo; uno di essi sostiene un alloro, tra le frondi di cui scorgonsi le Palle Medicee; l'altro una querce con l'arme della Granduchessa Vittoria della Rovere , lo che anche senza l'iscrizione che si legge sotto la statua del Mose, servirebbe a dimostrare che gli ornati di questa grotta, e forse la grotta medesima, debbonsi al Granduca Ferdinando II..."
Pag. 73 e s. da "Notizie storiche dei palazzi, e ville appartenenti alla i.e. r. corona " di Giovanni-Domenico Anguillesi, 1815


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Coordinate:  43°45'53.13"N,  11°15'1.86"E                      Mappe: Google - Bing


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giovedì 1 settembre 2016

Quella strana testa di Orsanmichele

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Firenze, Orsanmichele

Un particolare ben difficile da vedere. Ad angolo tra via Lamberti e via Arte della Lana, sulla cornice del tetto di Orsanmichele, troviamo una testa in pietra forte tra svariate teste di leone. Queste ultime le vediamo in moltissimi monumenti fiorentini a cominciare da fuori Palazzo Vecchio, sulla Loggia dei Lanzi, per finire quelle tutte intorno al Duomo. Le teste sono un po' più rare. Ricordiamo in particolare quelle della scarsella del Battistero.


Coordinate:    43°46'14.16"N,  11°15'17.35"E                   Mappe: Google - Bing




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lunedì 24 novembre 2014

Dalla Torre della Vacca alla Torre di Arnolfo

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Firenze, Piazza della Signoria

La Torre di Arnolfo di Cambio, noto anche come Arnolfo di Lapo (Colle di Val d'Elsa, circa 1240 – 1302), l'abbiamo vista più volte da varie angolazioni dal basso ma mai così da vicino come adesso, mai quasi toccando con mano la sommità, mettendo in risalto Palazzo Vecchio. Insieme alla Cupola del Duomo è un punto di riferimento quasi sempre visibile agli incroci della città per chi vuole raggiungere il centro città o semplicemente orientarsi. Uno spettacolo architettonico, uno spettacolo di colori al tramonto con la sua pietra forte che si accende di sfumature rossastre, col suo orologio ad una sola lancetta, uno spettacolo il panorama che dal ballatoio, con i merli ghibellini a coda di rondine si estende ai suoi piedi, prossimo alla cella campanaria, offre al visitatore. La cella campanaria ospita  tre campane ognuna delle quali ha una sua precisa funzione. La Martinella, che richiama i fiorentini ad adunanza, la campana che segna il mezzogiorno e la più grande, quella dei rintocchi che fissano l'orario. Quattro poderosi pilastri reggono la cella campanaria a cui si accede per una stretta scalinata a chiocciola, quella che qui vedete nel particolare della nostra foto in bianco e nero ...

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... e così come la vedevano i fotografi dello Studio dei Fratelli Alinari più di cento anni fa con il bellissimo scorcio panoramico con l'uomo col cappello che si arrampica con cauta attenzione. 

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In cima in cima alla Torre si muove ancora la banderuola, la copia, mentre l'originale (un manufatto di ben 5 metri) è in bella mostra sul pianerottolo che è di fronte all'ingresso del Salone dei Cinquecento, sempre a Palazzo Vecchio.



La Torre è edificata su una preesistente torre chiamata Torre della Vacca appartenuta ai Foraboschi che qui avevano case dove adesso è il Palazzo Vecchio (o dei Priori).


“... La Casa , o Palazzo de' Foraboschi comprato da' Priori era dunque propriamente dove fu alzato quello della Signoria, e la Torre non variò di situazione: questa Torre aveva un' altezza di più di cento braccia , e chiamavasi con antica denominazione la Torre della Vacca. Per quante ricerche si siano potute fare intorno a questo nome, niente però si è potuto rinvenire. La Famiglia della Vacca pare che non sia nel novero delle Fiorentine, non trovandosi memoria che avesse Casa, e Torre, la quale poscia passasse ne' Foraboschi: è bensì vero che si trovano nelle Istorie alcuni del Vacca, e fra gli altri un tale Jacopo del Vacca, che era Alfiere di Bocca Abati nella famosa giornata di Montaperti sull'Arbia: ma ciò non porge altro schiarimento.
Evvi pure una tra da detta Via della Vacca, che rimane dietro al Ghetto; ed anco questa poco, o niente può aver che fare colle treno ricerche, stantechè la situazione è molto distante, e ne' tempi della Torre forse non avrà avuta esistenza. Si deve pure osservare, che la Via di contro alla Torre chiamasi Vacchereccia, nome che sembra originato dalla denominazione della detta Torre...”

Da Illustrazione istorica del palazzo della Signoria detto in oggi il Palazzo Vecchio (1792) Rastrelli, Modesto pag. 28


Coordinate: 43°46'9.20"N, 11°15'21.20"E                     Mappe: Google - Bing




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martedì 29 marzo 2016

I buoi del Carro

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Firenze, Piazza del Duomo

"Tra le feste religiose che sono in uso tra noi è notabile quella del Sabato Santo, detta volgarmente lo scoppio del carro. La tradizione racconta che Pazzino dei Pazzi, salito il primo sulle mura di Gerusalemme nella crociata del 1088, n' ebbe in premio da Goffredo l'arme dei Buglioni e alcune scaglie della pietra del Santo Sepolcro, le quali recate in Firenze servirono ad accendere il fuoco benedetto. Ma Giov. Villani narra soltanto che «il fuoco benedetto nel Sabato Santo si spande per tutta la città, al modo che si faceva in Gerusalemme, che per ciascuna casa andava uno ad accenderlo, e da quella solennità venne alla casa dei Pazzi la dignità che hanno sulla gran facellina, intorno fa di 150 anni, per un loro antico nomato Pazzo, forte e grande della persona, che portava maggior facellina che null'altro, et era il primo che prendesse il fuoco santo, e poi gli altri da lui.» Comunque siasi, pare che i Pazzi per trasportare il fuoco sacro alle case dei cittadini usassero in seguito un carro, il quale divenuto sempre più grande e carico d'ornamento, giunse a tal mole da esservi bisogno di quattro buoi per tirarlo. Questo carro corredato di mortaletti è condotto la mattina del Sabato Santo sulla Piazza del Duomo davanti alla porta di mezzo della Cattedrale, e vien tirata una corda dal carro al coro, perché vi scorra sopra la colombina: dopo di essa si accendono i fuochi artifiziali. Questo segue quando la messa è giunta al Gloria, ed allora allo scoppio dei mortaletti si uniscono le grida festose della moltitudine e il suono di tutte le campane della città sciolte dopo lungo silenzio. Quindi lo stesso carro vien condotto al Canto de' Pazzi, ove s'incendia il rimanente dei fuochi artifiziali.
Da 'Notizie e guida di Firenze e suoi contorni' - Emanuele Repetti, 1841


Ai giorni nostri il tradizionale 'Scoppio del Carro' si svolge nel giorno di Pasqua tra le 10 e le 11 del mattino. Il Brindellone, questo è il nome che i fiorentini hanno dato al Carro e da questo per estensione ad ogni essere umano che abbia un incedere barcollante e incerto, è stato portato dal suo ricovero in Via del Prato sin tra il Battistero e il Duomo da due coppie di buoi addobbati a festa. La tradizione vuole che giochi pirotecnici siano innescati dal volo di un razzo a forma di Colombina che dall'altare del Duomo arriva fino al Carro. Sin dai tempi antichi i fiorentini traggono auspici favorevoli o meno sui raccolti e l'umana convivenza per l'anno nuovo a seconda di come sia andato il volo della Colombina. Quest'anno sarà un anno favorevole considerando che l'innesco è arrivato a destinazione senza intoppo accendendo i fuochi, anche se non si è attivata  la girandola sulla sommità del Carro non permettendo  di aprire i tre piccoli gonfaloni. Si sono aperti il gonfalone dell'Opera del Duomo e della famiglia dei Pazzi ma è rimasto chiuso e un po' sbruciacchiato quello con il giglio rosso in campo bianco, simbolo di Firenze. Ma su questo specifico intoppo niente dice la tradizione e nulla incide sugli auspici ottimistici.


Coordinate:  43°46'23.78"N,  11°15'20.18"E                      Mappe: Google - Bing




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