Guardando Firenze nei particolari da dietro l'obiettivo di una fotocamera.

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lunedì 12 febbraio 2018

Ma chi è questo Porcellana?





Firenze, Via del Porcellana 

Via del Porcellana è una strada stretta stretta che unisce via della Scala con Borgo Ognissanti. Già il nome fa capire che che 'il' Porcellana doveva essere un uomo e non una donna o quel materiale tanto usato per realizzare vasi, suppellettili ornamenti vari. Nel trecento si era ancora lontani dal conoscere la porcellana proveniente dalla Cina, che fu resa nota solo tanti decenni dopo. In realtà nel Trecento viveva questo buon uomo soprannominato, chissà è perché, il Porcellana che ha legato il suo nome anche al vicino Spedale del Michi.

La strada ha come termini borgo Ognissanti e via della Scala e incontra lungo il tracciato via Palazzuolo. Il primo tratto, da borgo Ognissanti a via Palazzuolo, tracciato su terreni di proprietà dei Vespucci, fu detto a lungo via Nuova d'Ognissanti (così ancora nella pianta delineata da Ferdinando Ruggieri nel 1731), mentre il secondo, dove tra Duecento e Trecento era sorto lo spedale dei Santi Jacopo e Filippo detto del Michi, fu denominato da questa presenza via dello Spedale del Michi. 
Fu proprio uno spedalingo chiamato alla carica nel 1337, Guccio Aghinelli (altrove Ghinetti o Aghinetti), soprannominato il Porcellana (altrove membro della famiglia Del Porcellana), benemerito dell'istituzione, all'origine dell'attuale titolazione del tracciato. "Accadde così che tanto l'Ospedale quanto l'ultima parte della via, all'angolo con Via della Scala, presero il nome di Porcellana, Ospedale del Porcellana, Via del Porcellana, unificata poi fino a Borgo Ognissanti" (Bargellini-Guarnieri). Si tratta di una strada secondaria, a carattere residenziale popolare, comunque vivificata dalla presenza di varie botteghe artigiane e alcune trattorie, tra cui la Trattoria Sostanza, detta "i' Troia", fondata nel 1869 da Pasquale Campolmi e inserita a pieno diritto tra i locali storici fiorentini. (da Repertorio delle Architetture Civili di Firenze)

Dal libro Notizie istoriche delle chiese fiorentine divise ne' uartuieri di Giuseppe Richa, edito nelk 1757 leggiamo: 
  ... dove oggi il Convento volta nella Via del Porcellana, alla quale vi dovette dare anticamente il nome un certo Frate Guccio detto il Porcellana , come apparisce da una scrittura ne' protocolli di Ser Benedetto di Maestro Martino all'Arcivescovado, ove per un non so che contratto è così descritto: 1337. Frater Guerini evocatus Porcellana Hospitalarius Hospitalis SS. Filippi & Jacobi de Fiorentia & c. E alle Risormagioni in un Libro di Provvisioni del 1376. leggesi „ I Priori danno licenza, che gli Uomini della Compagnia di Filippo del Porcellana ragunino nello Spedale de' Santi Filippo, e Giacomo,,
Ed ancora nello stesso libro:

Era pure chiamato lo Spedale de1 Michi, nome di nobile Famiglia già estinta, ma degna di eterna memoria, avendo ella dato alla Repubblica non solamente Gonfalonieri, e Priori, ma Soldati ancora agli Eserciti Fiorentini, due de' quali leggo nel novero de' prigionieri condotti a Lucca dal vincitore Castruccio dopo la rotta ad Altopscio a i 23. di Settembre 1325. e furono Cino de' Michi, e Cenni de' Michi con molt' altri Cittadini, i cui nomi fono registrati in un libro presso i Mazzinghi; e finalmente tra' Capitani di Parte Guelfa sta scritto nel 1372. Piero di Nuto de' Michi. L'arme loro fono tre Lune in un campo mezzo azzurro, e l' altra metà d'oro, veggendosi tali arme anche in oggi in sui Canto del Porcellana e lungo la Via della Scala alla parete. E tra molti documenti, che provano essere stato in questa Famiglia il Padronato dello Spedale, ne riporterò due, il primo de' quali è cavato dalle Scritture del Roflelli ....


Nomi particolari sono quelli delle trattorie situate in questa via, oltre alla Trattoria Sostanza, detta "i' Troia", troviamo anche la Trattoria dei 13 Gobbi.



Naturalmente non mancano tabernacoli e immagini sacre lungo questa via del Porcellana. Questo raffigurato sotto è il tabernacolo che si trova subito all'angolo di via della Spada, Santa Chiara d'Assisi...



... mentre questo sotto è un tabernacolo all'angolo di via Palazzuolo, un affresco, molto consumato anche se restaurato nel 1995 dal Comune di Firenze, che raffigura la Madonna con Bambino e Santi Giovanni Evangelista e Antonio Abate di un anonimo pittore fiorentino del XIV secolo.







Coordinate:  43°46'22.95"N, 11°14'51.36"E                 Mappe: Google - Bing




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lunedì 7 novembre 2016

Quella discreta porticina di Carolina Bonaparte

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Firenze, Piazza Ognissanti

Piazza Ognissanti  è uno spazio relativamente grande per una città che ha un centro storico fitto di palazzi e monumenti che si incastonano millimetricamente gli uni con gli altri. Al centro di essa l'Ercole che combatte il leone di i Romano Romanelli (Firenze, 1882 – 1968) del 1935, da una parte le spallette dell'Arno, dall'altra la facciata in barocco fiorentino della chiesa di San Salvatore di Ognissanti. In fondo alla chiesa, sulla destra c'è la settecentesca Cappella di Pietro d'Alcantara con gli affreschi di Matteo Bonechi  (Firenze 1669 – 1756) che abbiamo già visto precedentemente avendo essa in un angolo una lapide in corrispondenza della tomba di Alessandro di Mariano di Vanni Filipepi, meglio conosciuto come Sandro Botticelli (Firenze, 1445 – 1510). Questa cappella offre un'altra curiosità, meno conosciuta ai più, ben nascosta. Da una porticina in fondo (sulla destra della foto in alto), del tutto anonima, si accede alla dimora eterna di Maria Annunziata Carolina Bonaparte (Ajaccio, 25 marzo 1782 – Firenze, 18 maggio 1839) sorella di Napoleone Bonaparte e regina di Napoli, dal 1808 al 1815, come moglie di Gioacchino Murat. Carolina Bonaparte visse a Firenze dal 1831, prima al palazzo Grifoni  in Borgo Ognissanti 13, poi l'anno successivo si trasferì a Palazzo che poi fu detto Bonaparte, in Piazza d'Ognissanti 3, dove rimase fino alla sua morte avvenuta il 18 maggio 1839.

272. HôTEL D'ITALIE (Borgognissanti, N.° 3358). – Servi di abitazione alla Contessa di Lipona , Carolina Bonaparte, vedova di Gioacchino Murat, la quale lo fece ridurre nel modo che vediamo l'anno 1835 sul disegno di Giuseppe Martelli. Essa vi terminò i suoi giorni il 18 maggio 1839. (da Pianta geometrica della città di Firenze alla proporzione di 1 a 4500 levata di Federico Fantozzi, 1843)

Coordinate:   43°46'21.89"N,  11°14'46.16"E                     Mappe: Google - Bing




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giovedì 31 dicembre 2015

Crocifisso di Ognissanti

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Firenze, Chiesa di Ognissanti

Si entra nella chiesa d'Ognissanti sapendo che qui sono presenti opere d'arte di grandi artisti e tombe di tanti grandi e noti personaggi del passato, da Alessandro di Mariano di Vanni Filipepi (Firenze, 1445 – 1510), meglio conosciuto come Sandro Botticelli, a Amerigo Vespucci  (Firenze 1454 - 1512), colui che dette il nome all'America, da Simonetta Vespucci (nata Cattaneo; ca. 1453 – 1476), ispiratrice di tanti quadri del Botticelli (come La Nascita di Venere e La Primavera)), a  Carolina Bonaparte (Ajaccio, 1782 – Firenze, 1839) moglie del Re delle Due Sicilie Gioacchino Murat, e tanti altri noti e meno noti. 
Ma ciò che colpisce di di più, tra tanta magnificenza di marmi policromi e ori, tele e affreschi, stucchi, volte e colonne, è il Crocifisso di 453 x 360 cm che risalta sullo sfondo in penombra, illuminato sapientemente tra gli archi del transetto di sinistra. E' un'opera attribuita per decenni, ma oramai quasi certa, a Giotto di Bondone (Vespignano, 1267 circa – 1337).  Leggiamo nella presentazione al restauro effettuato dall'Opificio delle Pietre Dure: "Il dipinto raffigura il Crocifisso secondo il tipo iconografico del Christus patiens, che si era affermato nel corso del Duecento in Toscana per influsso bizantino (da Giunta Pisano a Cimabue), nella versione però di totale umanizzazione della figura che lo stesso Giotto aveva inventato nella Croce giovanile di Santa Maria Novella (ca. 1285-90). Nei quadrilobi troviamo ai lati i due dolenti, la Vergine e San Giovanni, ed in alto il Redentore benedicente. E’ invece andato perduto in basso il piede trapezoidale che costituiva il necessario appoggio dell'opera e che verosimilmente raffigurava, secondo l'invenzione del Maestro, il Golgota con il teschio d'Adamo. La grande Croce era collocata sul tramezzo della chiesa fiorentina di Ognissanti, appartenente al tempo all'ordine degli Umiliati, insieme ad altre opere dell'artista quali la celebre Maestà, oggi agli Uffizi, e alla piccola tavola con la Dormitio Virginis attualmente a Berlino."

Coordinate:   43°46'21.89"N,  11°14'46.16"E                     Mappe: Google - Bing




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lunedì 8 febbraio 2016

Le balconate che ci sono e non ci sono

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Firenze, Chiesa d'Ognissanti

Chiesa, e Convento d'Ognissanti, Questa chiesa riedificata sul disegno [1627] di Sebastiano Pettirossi da Fiesole, ha esteriormente una facciata in pietra, composta di due ordini d'architettura, disegnata da Matteo Nigetti [Firenze, 1570 circa – 1649] ed eretta a spese dei Medici di cui all'estremità vedesi lo stemma. Sopra la porta è un' incoronazione di Nostra Donna di Luca della Robbia [Firenze, 1399/1400 circa – 1482]. Nell'interno il soffitto è dipinto, quanto alle figure, da Giuseppe Romei [1714-1785], quanto all'architettura, da Giuseppe Renucci. 
Guida della città di Firenze: e suoi contorni di Giuseppe Formigli - ‎1830 


Giuseppe Romei (1714-1780 c.) fu allievo di Antonio Puglieschi [Firenze, 1660 – 1732)]. Molto attivo a Firenze, dove lavorò anche nella chiesa del Carmine. Per Ognissanti eseguì, oltre l'affresco del soffitto, una lunetta nel refettorio.
Si legge sulla Gazzetta Toscana (1770, pp. 105, 159) che G. Renucci e G. Romei («inventore di dipingere sul panno bianco a sughi d'erbe a guisa d'arazzo») furono lodati per aver lavorato alla volta «a lume di candela in mancanza di finestre: per di più il Romei ha anche ideato la tenda dell'organo con un soggetto di circostanza David che suona la cetra, attorniato da figure». 
Il Complesso Di San Salvatore In Ognissanti A Firenze - Di Marco Pomella - 2013

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martedì 6 dicembre 2011

Ognissanti

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Firenze,  Piazza Ognissanti

Sulla sinistra nella foto e nella lito  vediamo il Palazzo Lenzi sede del Consolato francese, al centro la duecentesca Chiesa d'Ognissanti

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Giuseppe Zocchi (Firenze, 1711 – Firenze, 1767) vedeva così  Piazza Ognissanti nel '700.


Coordinate:  43°46'20.46"N,  11°14'44.67"E       Google Mappe   -   Bing Mappe




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giovedì 22 dicembre 2016

Il toro e una trave in testa


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Firenze,  Piazza Ognissanti, stemma

Situato all'angolo tra Piazza Ognissanti e Borgo Ognissanti il Palazzo Lenzi lo si può vedere nella sua interezza alla sinistra della foto di questo post.  Voluto dai due fratelli Lenzi quando si trasferirono dalle Marche per esercitare il mestiere di mercanti nella città di Firenze nella seconda metà del Cinquecento fu nei secoli rimangiato passando la proprietà di mano in mano. Nel Seicento passò ai Buini, nel Settecento ai Quaratesi, nell'Ottocento all'antiquario Pisani, nel 1908 diventò sede dell'Istituto Francese dell'Università di Grenoble, nel 1912 divenne la sede dell'Institut Français de Florence, il primo ad essere fondato in tutto il mondo, nel 1950 fu acquistato dal governo francese ed oggi è anche sede del Consolato onorario di Francia, e della Libreria francese.
All'angolo del palazzo troviamo lo stemma in pietra della Famiglia Lenzi, d'azzurro al rincontro di toro d'oro. Curiosa e drammatica è la causa dell'estinzione del ramo fiorentino della famiglia nel 1642, quando Andrea Lenzi colpito da una trave di legno cadutagli sulla testa mentre attraversava via Ghibellina. I Lenzi annoverano importanti cariche nelle istituzioni fiorentine, 20 priori e due gonfalonieri di giustizia. Si dice che un ramo familiare si trasferì in Polonia dove assunse il nome di Leszczyński, da cui provenne il granduca di Lituania Stanislao, poi re di Polonia dal 1705. Una delle sue figlie fu regina di Francia, moglie di Luigi XV. Qualche analogia con lo stemma dei Leszczyński sembra esserci.





Coordinate:   43°46'20.97"N,  11°14'44.00"E                    Mappe: Google - Bing



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giovedì 25 febbraio 2016

Ercole in controluce

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Firenze, Piazza Ognissanti

Il bronzo di Romano Romanelli (Firenze, 1882 – 1968) del 1935 nel bel mezzo di  Piazza Ognissanti posta davanti alla chiesa di Ognissanti appare poco riconoscibile  l'Ercole che combatte il leone in un controluce invernale con la chiesa del Cestello come fondo.

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Coordinate:  43°46'19.70"N,  11°14'43.76"E                      Mappe: Google - Bing




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giovedì 24 dicembre 2015

I putti di Palazzo Quaratesi

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Firenze, via di San Niccolò

L'edificio nasce nel Quattrocento, per accorpamento di case corti mercantili preesistenti, come indica tra l'altro il portone vistosamente decentrato e la scansione delle finestre sul fronte, con una vistosa pausa tra il terzo e il quarto asse evidentemente causata da vincoli imposti dalle più antiche fabbriche. Lo si incontra passando da via di San Niccolò per andare, attraverso Piazza de' Mozzi, in via de' Bardi per sboccare infine a Ponte Vecchio. Si fa notare, il palazzo, per un alto fregio con festoni di foglie legati da nastri svolazzanti e sostenuti da sei puttini. Le quattro finestre al secondo piano mostrano ulteriori putti alati sempre reggenti ghirlande e, alle estremità, due scudi con l’arme dei Quaratesi (troncato d'azzurro e d'oro, all'aquila dal volo abbassato d'argento nel primo, sostenuta dalla partizione), a dichiarare la committenza dell'opera. Tra le finestre sono lesene corinzie (due tra il terzo e il quarto asse, a compensare il diverso intervallo) che proseguono anche al piano superiore, in ambedue i casi sorreggendo un architrave con un fregio ad ovoli su dentelli. Già indicati dalla letteratura del primo Novecento come opera di Andrea Feltrini (Firenze 1477 - 1548) e avvicinati a quelli del palazzo Lenzi Quaratesi di piazza Ognissanti, i graffiti pongono come consueto il problema di quanto sia giunto al nostro giorno di materia originale: nel 1911 il palazzo era segnalato in uno stato di estremo degrado, comunque con graffiti ancora discretamente leggibili; su questi si intervenne nel 1912.
I Quaratesi, originari di Quaranta nella Potesteria del Galluzzo, vennero ad abitare in Firenze nel Borgo di S. Niccolò, ove costruirono le loro case nelle quali i Bardi trovaron salvezza in occasione dell'assedio del 1343. In seguito possedettero anche il palazzo fatto costruire dei Pazzi, su disegno del Brunelleschi, in via del Proconsolo, quello già dei Busini in piazza d'Ognissanti.



Coordinate:  43°45'52.28"N,  11°15'32.21"E                      Mappe: Google - Bing




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lunedì 24 ottobre 2016

Quelle donnine in piazza e nelle case nel 1635

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Firenze, Piazza Ognissanti


Abbiamo letto molte simili targhe dei Signori Otto di Guardia e Balia l'antica magistratura fiorentina che attendeva agli affari criminali e di polizia della Repubblica di Firenze e poi del granducato. Qualche targa indirizzata esplicitamente contro le signorine che si dedicavano alla prostituzione, altre contro gli schiamazzi, i giochi rumorosi, soprattutto il gioco delle pallottole, contro  chi sporcava le fontane pulendo i calamai o facendo 'brutture' agli angoli più o meno nascosti della pubblica via, particolarmente nei pressi di chiese e altri luoghi di culto. Qui siamo in Piazza Ognissanti.

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P COMANDAMENTO DI · S · A · SMA
LI · S · S · OTTO DELLA BALIA DI FIRENZE HANNO
FATTO DECRETO SOTTO IL DI 26 7BRE 1635 CHE
VICINO A 300 BRACCIA A QVESTA CHIESA DOGNI
SANTI NON HABITINO DONNE DI MALAVITA CON
PENA A CHI NON OBBEDISCE DESSERE SVBITO CACC
 E BVTTATEGLI LE ROBE NELLA STRADA ET A PADRONI
 DELLE CASE D HAVERLE SPIGIONATE P DVI ANNI
ET ARBITRIO DEL MAGISTRATO
STEFANO CVPRES CANCELLIERE
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Coordinate:    43°46'20.40"N,  11°14'45.27"E                   Mappe: Google - Bing




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lunedì 13 giugno 2011

Art nouveau a Firenze

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Firenze, via Borgo Ognissanti 26, Casa-Galleria Vichi


Fu realizzata nel 1911 per conto di Argia Marinai Vichi dall'architetto Giovanni Michelazzi ed è, oltre al capolavoro di questo architetto, l'unico edificio superstite dello stile Liberty .

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 La destinazione funzionale dell'edificio era ed è anche oggi ad uso commerciale in basso, ornata da fantasiose sculture e altri rilievi con le aquile che tengono i lampioni. I piani superiori, destinati a uso abitativo, sono meno decorati. Negli anni 1913-1914 l'architetto Michelazzi stesso vi abitò e probabilmente qui sistemò anche il suo studio.

II lapideo artificiale che caratterizza l'intero prospetto dell'edificio è composto da una malta cementizia pigmentata, la quale riproduce con straordinaria verosimiglianza cromatico/materica il travertino in confronto diretto con quello vero usato nell'Ottocento per ricostruire l'attigua facciata secentesca della Chiesa di Ognissanti, che si trova a pochi metri da essa, avrebbe reso intollerabile qualsiasi approssimazione imitativa.

Coordinate: 43°46'19.65"N 11°14'45.88"E

 

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giovedì 2 marzo 2017

L'Arno, un fiume





Firenze, il greto tra Ponte alla Carraia e la pescaia di Santa Rosa

Potrebbe sembrare uno scorcio di un fiume qualsiasi o addirittura la battigia di un mare con le piccole onde in un giorno di bonaccia invece è l'Arno con la sua fauna aviaria che si riscalda al pallido sole di fine Febbraio. Un fiume che da un lato è vita ma dall'altra parte rappresenta un problema quando si riempie di acqua fino ad esondare. Le alluvioni, un problema da risolvere nei secoli. Leggiamo qui sotto un testo che sembra scritto oggi e non 150 anni fa.

L’ Arno per causa delle frequenti sue inondazioni ha servito, e servirà di materia a varie artistiche discussioni. Gli idraulici più sommi della Toscana, e molti altri stranieri, hanno in vari tempi formati progetti diversi sul trattamento di questo fiume, ora per una parte, ora per l’ altra.

Molti sono quelli fatti di pubblico diritto per liberare la nostra dominante dal disastro delle inondazioni; ma o per la enorme spesa, o per non essere stati creduti efficaci, restarono nell'abbandono, e se alcuno ne fu principiato, non sorti il fine.

Dovremo ora noi perseverare a non far nulla? attenderemo che un'altra piena come quella del 3 novembre 1844 torni a desolare la città nostra? Forse non vi sono modi per provvedervi ?

Non vi è cosa che dir si possa impossibile; vi sono delle strade che conducono a tutte le cose; e se noi avessimo buona ed assoluta volontà, avessimo ancora tutti i mezzi conducenti e necessari. Ognun sa a quali danni rimane esposta questa fiorente città ogniqualvolta l’Arno la invade con i suoi trabocchi: la perdita di merci, cereali, e mobiliare incalcolabile sempre; le strade, i palazzi, e le case ripieni di sordida melletta; inabitabili i sotterranei, ed i piani terreni; corrotte le acque dei pozzi per la miscela con quelle degli smaltitoi, e delle sepolture eziandio; indebolimento delle fabbriche, e talvolta la minaccia di rovina, fornite di lunghe e dispendiose liti tra privati; il commercio ritardato, e compromessa la pubblica salute da epidemiche infezioni; quindi deteriorazione dei ricchi, povertà dei cittadini, rovina totale dei poveri, lo scoramento generale.

Ed all'aspetto di si spaventevoli disastri, seguiteremo a starcene inoperosi? sopporteremo che i nostri figli, i nostri nepoti maledicano nel rinnuovarsi dell’ infortunio alla nostra inerzia? Non sarà minore il rammarico di lasciar loro a dimettere qualche debito, di quello che esporli a deplorare delle vittime, e soggiacere a danni immensi, a perdite irreparabili?

L’ esperienza ha dimostrato che tali infortuni avvengono una volta, o due nel corso di un secolo, ma non sarebbe meglio prevederli, impedirli? Chi ci assicura che a malgrado dei validi lavori ultimamente fatti, del rialzamento, e ingrossamento degli argini, e. a dispetto della sorveglianza che si pratica per la loro conservazione, non siano per rinnuovarsi? La natura é la stessa, mentre noi abbiamo all'opposto ragioni potentissime per indurci a temerla di più, poiché di fronte alle condizioni materiali dell’ Arno, che sono presso che le medesime dei tempi andati, le cause delle inondazioni crescono sempre per lo sfrenato diboscamento dei monti, per il dissodamento delle valli, per la trascurata formazione di serre nei seni montani, e per il conseguente inevitabile rialzamento degli alvei nei fiumi, che comunque voglia impugnarsi anche da soggetti versatissimi nell'arte idrometrica, pure é un fatto che si verifica progressivo e minacciante pericolo, come in futuro si avrà luogo di meglio conoscere sulla livellazione che con saggio provvedimento é stata fatta di tutto il corso dell’Arno, ad insinuazione dell'onorevole idraulico del nostro tempo Commendatore Alessandro Manetti.

Molto vi sarebbe a dire su questo argomento, im prendendo a ragionare dell’Arno dalla sua sorgente, fino al mare; ma essendone stato lungamente trattato da celebri uomini, come Viviani, Perelli, Manfredi, Grandi, Castelli, Guglielmini, Mayer, Ximenes, Morozzi, e vari altri, limiterò le mie riflessioni su quel tratto che Firenze traversa, e dividerò in due articoli questa mia memoria.

Avrà per oggetto il primo di provare l’alzamento del letto del fiume, e di enumerarne le cause.

Comprenderà il secondo i mezzi atti a provvedere alla sua depressione, ed allontanare per sempre isuoi trabocchi in città, ed all’ incanalamento delle acque putride e pluviali della città medesima.

Ho di sopra accennato che una delle cause che produce le alluvioni in Firenze, è il rialzamento del l’Arno nel tronco che la traversa. Vorrei che ciò non fosse, vorrei potere non dividere la mia opinione con quelle dei nostri primi precettori della scenza idraulica, ma come non trovarsi stretti dalle ragioni che ne adduce in conferma il celebre Viviani, segnatamente nel suo discorso al Serenissimo Granduca Cosimo lIl, intorno al difendersi dai riempimenti e corrosioni dei fiumi, applicate all’Arno in vicinanza della nostra città?

Come non curare le osservazioni fatte in proposito da Cornelio Mayer unitamente al Viviani medesimo nella loro relazione allo stesso Cosimo lIl, data dell’anno 1680? Quelle pure dell’ architetto Buontalenti confermate dal Padre Grandi nella sua relazione de’ 30 settembre 1735? Quelle del matematico Perelli nel suo discorso ai Deputati dell’Arno in occasione della visita eseguita in quel fiume nel 1740, e di molti altri versatissimi nella scenza delle acque, che parmi superfluo ricordare?

Non mi permetterò asserire che l’alveo dell’Arno entro Firenze siasi notabilmente elevato di letto quando è compreso tra due confini che sono le pescaje di S. Niccolò, e quella d’ Ognissanti; ma se vero sia che la cresta, o capezzata di quest’ ultima che nel 1803 fu tentato rialzare, sia stata effettivamente rialzata da circa tre quarti di braccio negli anni 1848, e 1849, sopra un progetto dell’ architetto Cacialli, altronde va lentissimo, come ne fanno fede un biglietto della R.

Segreteria di Finanze al Soprintendente Generale delle RR. Possessioni de’ 40 luglio 1848, ed il successivo Rescritto de’ 30 luglio 1849, esistenti in filza N.° 43 registro secondo del 1849, e 1820, nell’ Archivio della soppressa Camera di Soprintendenza Compnitativa di questo Compartimento, credo mi sarà concesso osser vare e rimarcare, che l’ alveo dell’Arno entro città ha subito delle notabili, e visibili alterazioni.

Per non citare quelle che cadono sotto i sensi di tutti, e che sono specialmente i polmoni o greti, fatti più estesi ed alti fra la pescaja di S. Niccolò ed il Ponte alleGrazie, fra questo ed il Ponte Vecchio, ed i banchi di arena e ghiara, che in tempo di acque magre vengono a scuoprirsi tra il Pontealla Carraja e la pescaja d’ Ognissanti, che qualche anno indietro non si scorgevano fuori d’ acqua, mi fermerà su quella striscia di restone, o ridosso, che incominciando dall’angolo che fa il muraglione alla cateratta dei Castellani, si estende fino al Ponte Vecchio, e al disotto ancora di esso.

Quando nel 1849 fu rifondato, e rifatto il terrazzino in testa degli Uffizi sull'Arno, il greto che ora vi si scorge era due braccia circa più basso. Poco inferiormente a quello allorché nel 1794, o 1795, salvo, vennero restaurate le prime mensole che sostengono a collo le fabbriche lungo la via degliArchibusieri, dal punto d’ appoggio di esse al greto, non si contavano meno di braccia quattro e mezzo, ed oggi non vi si conta una distanza maggiore di B.a 1 1/2 , o poco più.

Queste innormalità di superfice sembra strano che si verifichino tra una pescaja e l’altra, dove ragionevolmente, e per regola idrometrica formare si dovrebbe un piano ordinatamente inclinato, ma nel caso nostro la corrente spingendosi più, o meno impetuosa ora a destra, ora a sinistra, ed incontrando degli angoli sporgenti e rientranti, oltre gli ostacoli dei ponti, é possibile che nelle piene, più, o meno forti che durano assai, o che vengono per piogge universali e continue, si faccia talvolta uno sgombro delle deposizioni, e tal volta una mutazione delle medesime da destra, a sinistra, e viceversa, per modo da alterare visibilmente lo stato dell’alveo, senza diminuirne la capacità; ma il greto di cui or faceva parola é stazionario da qualche anno, e vedesi aumentare, anziché decrescere, a scapito della caduta delle fogne provenienti dalla città, ed ho motivo di dubitare che per virtù della corrente venga ad essere depresso, dopoché da qualche anno a questa parte si vedono trasportate dall’ acqua, e depositate sui nostri greti delle pillore di volume molto maggiore che non erano quelle trasportatevi prima del 1833, e 1834 circa, e crederei doversi argomentare che più facilmente si trova oggi esposta e minacciata dalle alluvioni la città nostra, per la ragione appunto, che molte materie ammassate nel tronco d’ Arno che la traversa, oltre ad usurpare un ragguardevole spazio alle acque, ne rallentano la velocità, e crescendo, di volume sono obbligate a distendersi, a penetrare per le fogne, ed a superarne ancora i ripari.

Se si instituisce un confronto tra lo stato attuale dell’ alveo d’ Arno al disotto della pescaja di S. Niccolò, e quello che era 44, o 45 anni addietro, sarà facile distinguere quanto maggiore ammasso di materie vi si riscontri al presente, e quanto vizioso siasi fatto sotto di quella serra il corso dell’ acqua. Ove prima era un fondo alquanto esteso, oggi vi si scorge un polmone che immedesimandosi con la platea della pescaja, ne supera talvolta la cresta con la sua sommità, e gli opifici della Zecca sono per molto tempo dell’anno inattivi, non solo per causa della diversione delle acque, dipendente in parte dall’opera avanzata del già ponte sospeso poco al disopra di essi, ma per la massa straordinaria altresì delle ghiare che si depositano al disotto della pescaja, che ne fanno guazzare le ruote di movimento, per mancanza di cadente. M’ ingannerò, ma credo sarebbe facile venire in cognizione dei diversi rialzamenti instituendo un confronto con le sezioni del fiume che furono eseguite dal ponte S. Trinita fino alla pescaja d’Ognissanti ne’ 34 ottobre 1842, a cura in quel tempo del Dipartimento di ponti e strade, che si trovano riferiti alla scala metrica in marmo situata presso il detto ponte, quali sezioni, che sarebbe utile estendere fino alla pescaja di S. Niccolò, potrebbero in seguito far conoscere delle variazioni cui può andar soggetto il greto del nostro fiume.

da: Fiume Arno entro Firenze memoria di Giuseppe Michelacci - 1864



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giovedì 25 dicembre 2014

Si pesca alla Pescaia di Santa Rosa

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Firenze, Lungarno Soderini

Una passeggiata per Firenze per raggiungere Santa Maria del Carmine al fine di ammirare la Cappella Brancacci che ospita affreschi di Masolino (1383 – 1440 circa), Masaccio (1401 – 1428) e Filippino Lippi (1457 – 1504). Partiamo da Santa Croce per arrivare in Piazza della Signoria passando per Borgo de' Greci, poi percorriamo il Piazzale degli Uffizi, passiamo sotto il loggiato del Corridoio Vasariano, attraversiamo  il Ponte Vecchio e imbocchiamo Borgo San Jacopo. Si arriva a Ponte Santa Trinita senza attraversarlo costeggiamo la sponda sinistra dell'Arno su Lungarno Guicciardini, sino ad incrociare il Ponte alla Carraia. Tra questo e il Ponte Amerigo Vespucci vediamo a Pescaia di Santa Rosa, un artefatto che taglia trasversalmente l'Arno e che un tempo dava acqua ai mulini che vi si trovavano a fianco. Oggi la Pescaia ospita pescatori, specialmente d'inverno, d'estate è frequentata da persone amanti della tintarella tra il fresco delle brezze che spirano lungo il fiume. Sull'altra sponda si apre Piazza Ognissanti con la facciata seicentesca, barocca, della  basilica che porta lo stesso nome. Si prosegue verso Piazza di Cestello, costeggiando la chiesa di S. Frediano in Cestello e l'ex monastero dei Cistercensi e delle Carmelitane dove visse e morì Santa Maria Maddalena de' Pazzi.

Finalmente arriviamo in Piazza del Carmine, al cui fianco sinistro, destro per chi guarda la facciata vi è l'accesso al Convento di Santa Maria del Carmine ed oltre il chiostro  la famosa Cappella Brancacci dove lavorarono fra il 1425 e il 1427  Masolino e  Masaccio, e  Filippino Lippi, che vi lavorà  negli anni fra il 1481 e il 1485 creando una unità artistica con i suoi predessori, ed il Cenacolo di Alessandro Allori (1582)


Coordinate:   43°46'16.56"N,  11°14'40.71"E                    Mappe: Google - Bing



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lunedì 27 agosto 2018

Cerchi, trovi, nell'Arno





Firenze, Arno 

Remare tra il blu del cielo e il blu riflesso dell'Arno tra le due pescaie, passando sotto il Ponte Vecchio e il Ponte Santa Trinita è come immergere i legni nella storia millenaria di Firenze per spingersi oltre il presente per andare verso il futuro. E' qualcosa di magico che che galleggia nel profondo del nostro antico retaggio, un legame tra il fiume, i monti dell'appennino da cui nasce e il mare che unisce i commerci e le passioni umane. I Vespucci avevano palazzi poco distanti e Amerigo (Firenze, 1454 – Siviglia, 1512) è partito da qui per dare il suo nome al Nuovo Mondo, ma qui non è sepolto, infatti la tomba nell'Abbazia di Ognissanti non è la sua ma probabilmente quella del nonno che aveva il suo stesso nome..


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giovedì 21 gennaio 2016

La lapide di un grande

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Firenze,  chiesa d'Ognissanti

Una lapide sepolcrale che mostra la seguente iscrizione "SEPULCRUM MARIANI FILIPEPI  & FILIORUM  1510" si trova quasi in disparte sul pavimento in cotto della  Cappella di Pietro d'Alcantara sovrastata dagli  affreschi di Matteo Bonechi  (Firenze 1669 – 1756) in un contesto prettamente Settecentesco (foto in basso).  In angolo a sinistra, accanto alla balaustra un tondo in marmo con la scritta in latino gotico,  è la tomba di Sandro Botticelli (Firenze, 445 – 1510) il cui vero nome era appunto Alessandro di Mariano di Vanni Filipepi.

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Coordinate:   43°46'21.89"N,  11°14'46.16"E                     Mappe: Google - Bing




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giovedì 1 ottobre 2015

L'indiano delle Cascine

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Firenze, Cascine, Piazzale dell'Indiano


L'altro giorno ero alle Cascine per partecipare ad una gara di corsa podistica, a cui non potevo rifiutare, in un tratto del parco che va dal Piazzale delle Cascine al piazzale dell'Indiano e ritorno, scarsi quattro chilometri di percorso.  Mi sono fermato un attimo ametà del percorso per fotografare il monumento al principe indiano che si trova proprio al limite ovest del Parco, molto conosciuto dai fiorentini da più di un secolo e meta, soprattutto intorno al 1900, di passeggiate domenicali. Si legge inciso sulla lapide:


MONUMENTO ALLA MEMORIA DEL PRINCIPE
INDIANO    RAJARAM    CHUTTRAPUTTI
MAHARAJAH DI KOLHAPUR MORTO A 
VENTUN'ANNO A FIRENZE IL XXX GIORNO
DI NOVEMBRE MCCCXX QUANDO
DALL'INGHILTERRA TORNAVA ALLA PATRIA  



Il principe fermatosi in un hotel di Piazza Ognissanti di ritorno in patria dall'Inghilterra ebbe un improvviso malore che lo portò in breve alla morte. In ottemperanza alla religione le ceneri del corpo del principe furono disperse alla confluenza di due fiumi ed è qui che il Mugnone si getta in Arno. Il monumento fu costruito dallo scultore inglese Fulle in ricordo del giovane sfortunato.

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Foto della fine dell'Ottocento

Coordinate:  43°47'25.61"N,  11°11'52.36"E                      Mappe: Google - Bing




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lunedì 20 marzo 2017

Per la Corsa dei Barberi





Firenze, Via del Prato di Ognissanti 3r


All'inizio di via del Prato, via che porta fuori città attraverso l'omonima Porta a Prato, c'è una Loggia edificata in pietra tra il 1819 e 1827 la Loggia Reale denominata anche Loggia Granducale o Terrazzino Reale. Su progetto dell'architetto Luigi de Cambray Digny  (Firenze, 1778 – Firenze, 1843), in sostituzione di una precedente struttura in legno eretta per consentire alla corte granducale di assistere alla corsa dei barberi, nel periodo in cui questa aveva 'le mosse' presso la Porta al Prato.



Da: 
Marietta de' Ricci, ovvero Firenze al tempo dell'assedio: Racconto Storico, Volume 4 Di Agostino Ademollo (1799-1841), Luigi Passerini (1816-1877) – Pubblicato 1845

In oggi le Corse Dei Barberi si fanno nella strada che dalla porta al Prato conduce alla porta alla Croce. Per questo a comodo maggiore della Corte del Granduca, sulla piazza del Prato nell' angolo che conduce alla Porticciuola, fu edificato un terrazzo con somma eleganza adornato di architetture in pietrame, dietro il disegno del Cavaliere Conte Luigi De Cambray-Digni , e fu ornato di pitture eseguite dal Professore Luigi Ademollo mio padre.
La corsa di S. Anna fu soppressa; quella di San Vittorio è stata rimessa alla Domenica nell'ottavario di Giovanni; così le tre corse principali di Barberi che si fanno in Firenze cioè di S. Giovanni, di S. Pietro e di S. Vittorio si eseguiscono in otto giorni con maggiore spasso dei cittadini e dei forestieri. Altri due palj si facevano in Firenze nei primi due giorni di Agosto, ordinati da Cosimo I per umiliare i Fiorentini e rammentare le disfatte degli amici della libertà a Gavinana, a Montemurlo e a Marciano. Il primo giorno il palio era corso dagli Asini che si facevano partire da Annalena per giungere alla Colonna di S. Felice. Ivi era inalzata un' antenna dalla quale pendevano due paperi che si donavano a chi primo giungesse a staccarli. L'indomani nel solito luogo correvasi il palio dei cavalli. La dinastìa Lorenese appena giunse al trono della Toscana abolì questi palj che più degradavano coloro che gli ordinarono e gli tollerarono, che la memoria dei valorosi periti, in difesa della santità dei proprj diritti. Accanto al Terrazzo del Principe sul Prato, quella lunga fila di case tutte ad un' ordine fu edificata sopra alcuni Tiratoj dell'arte della Lana sotto Cosimo I, che le incommendò nell' ordine di S. Stefano.
Di faccia, il Casino Corsini appartenne agli Acciajoli. Uno spedale era nel luogo del Convento soppresso Di S. Anna, dove vennero le donne di Verzaja fuori della porta San Frediano, dopo che fu rovinato il loro Convento nell'occasione dell'assedio.



Coordinate:   43°46'27.77"N,  11°14'33.95"E                    Mappe: Google - Bing



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lunedì 6 marzo 2017

La Pescaia




Firenze, Pescaia di Santa Rosa

Uno scorcio del fiume oggi ma uguale a se stesso da secoli. La pescaia è uno sbarramento lungo il corso del fiume, trasversale necessario per deviare il corso delle acque me far funzionare mulini oltre che favorire l'approvvigionamento d’acqua nei momenti di magra del fiume. Il 4 Novembre del 1333 "gonfissimo d’acque, e quasi sdegnato delle angustie, nelle quali pretendevano tenerlo i buoni Fiorentini, dando una furiosa capata al Ponte vecchio, e agli altri due di S. Trinità, e della Carraia, gli rovinò, e gli portò via insieme colla Pescaia d’Ognissanti; indi per rimettersi in possesso del suo antico e conveniente letto", Giovanni Targioni Tozzetti così scriveva nel 1767.
"Quando nel 1333 l’Arno colpì infatti Firenze con un'alluvione poderosa e devastatrice che spazzò via tutti i mulini e le gualchiere, all'epoca collocate su grandi zattere di legno ancorate alle sponde del fiume, una delle cause del disastro fu attribuita proprio alla presenza di quelle strutture produttive lungo il suo corso; si riteneva infatti che insieme alle pescaie che le alimentavano, ne avessero impedito il libero fluire, tanto che il comune deliberò che nessuna nuova gualchiera o mulino potesse essere ricostruito per 400 braccia a valle del Ponte alla Carraia e per ben 2000 a monte del Ponte di Rubaconte." da Firenze e l’Arno: un rapporto difficile. Dalle origini al diluvio del 1333 di Salvina Pizzuoli

Sullo sfondo della Pescaia di Santa Rosa il profilo del campanile di Santo Spirito al centro e la chiesa del Cestello a destra.




Coordinate:   43°46'16.38"N,  11°14'40.36"E           Mappe: Google - Bing



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