Guardando Firenze nei particolari da dietro l'obiettivo di una fotocamera.

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lunedì 19 febbraio 2018

Sotto la pancia del cavallo di Ferdinando I




Firenze, Piazza Santissima Annunziata

Come possiamo vedere, la collocazione del monumento equestre di Ferdinando I de' Medici (Firenze, 1549 – 1609) è strategico essendo in asse con via de' Servi che porta al Duomo ed al centro della Piazza antistante la basilica della Santissima Annunziata, a cui la dinastia de' Medici fu molto legata. A proposito di via dei Servi, che da Piazza del Duomo porta a Piazza Santissima Annunziata, ricordiamo l'episodio sgradevole del presunto attentato sotto la congiura contro il Granduca Cosimo I in cui i sicari di Pandolfo Pucci (Firenze 1509, 1560) dovevano colpire a suon di archibugiate il granduca al passaggio del corteo. A quell'incrocio di via de' Servi con la via che porta il nome della nobile famiglia fiorentina dovevano partire gli spari contro il Granduca mente si recava alla basilica di Santissima Annunziata per assistere alle funzioni religiose. Scoperta la trama Pandolfo fu impiccato e appeso al Bargello e la finestra da cui dovevano partire i colpi fu murata per sempre.

Il monumento fu commissionato all'anziano Giambologna  (Jean de Boulogne, Douai, 1529 – Firenze, 1608) quasi sicuramente a seguito del successo avuto con la realizzazione del monumento celebrativo di Cosimo I (Firenze, 1519 – 1574) collocato in piazza della Signoria. Fin dalla fase progettuale il maestro fu affiancato da Pietro Tacca  (Carrara 1577 – Firenze 1640), suo valente allievo e in seguito suo successore nella bottega di borgo Pinti. Il modello in scala reale fu definito nel 1602 e gettato in bronzo nell'autunno dello stesso anno, ma l'opera fu portata a termine solo nel 1607 e sistemata nella piazza nell'ottobre del 1608 in occasione delle nozze del principe Cosimo con Maria Maddalena d'Austria   (Graz, 1589 – Passavia, 1631). Il bronzo usato per la fusione proviene dai cannoni delle galee turche sconfitte dai cavalieri di Santo Stefano, come ricorda l'iscrizione nella cinghia sottopancia del cavallo: "De' metalli rapiti al fiero Trace". I cartigli sul basamento (segnato da due ampie specchiature in granito rosso), opera di Pietro Tacca, risalgono invece al 1640. Il granduca si presenta a cavallo, in corazza, con ben evidente sul petto la croce di Santo Stefano, ordine equestre istituito da Cosimo I. 

Per quanto riguarda i cartigli si torna a segnalare il tanto celebrato motivo delle api disposte in cerchi concentrici attorno all'ape regina con il motto "Maiestate tantum", che impreziosiscono la cartella volta verso la facciata della basilica e che simbolicamente rimandano al potere pacifico del granduca al quale i sudditi riconoscono naturalmente il valore regale. 


Coordinate:  43°46'34.69"N, 11°15'37.82"E                    Mappe: Google - Bing




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lunedì 12 novembre 2012

Il Pontormo dell'arcone

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Firenze,  Piazza della Santissima Annunziata, affresco

Filippo Brunelleschi (1377 - 1446) ha impresso alla Piazza della Santissima Annunziata è caratterizzata un pregnante aspetto rinascimentale impressole con la costruzione del Loggiato dell'Ospedale degli Innocenti che poi ha condizionano la struttura porticata del Loggiato dei Serviti e nella facciata della chiesa  della Santissima Annunziata.
La Chiesa della Santissima Annunziata attuale sorge sul luogo in cui nel 1250 viene costruito un piccolo oratorio destinato ai Servi di Maria, un ordine fondato nel 1233 da sette ricchi mercanti fiorentini. Il primitivo nome della chiesa, Santa Maria di Cafaggio, testimonia che l'area, al di fuori della cerchia delle mura, era immersa nella campagna. Della chiesa e del convento medievale non restano oggi che cinque finestre a sesto acuto, a sinistra della facciata. Il portico di facciata, a sette arcate, è frutto di interventi volti a dare un aspetto omogeneo alla piazza in rapporto al loggiato brunelleschiano dell'Ospedale degli Innocenti. L'arcata centrale infatti è opera di Antonio da Sangallo il Vecchio, autore anche del Loggiato dei Serviti, mentre le altre arcate sono state aggiunte dal Caccini (1599-1601).
L'affresco che vediamo sull'arcone centrale rappresenta Fede e Carità, opera del 1513 di Jacopo Carrucci, conosciuto come Jacopo da Pontormo, o semplicemente il Pontormo, (Pontorme, 24 maggio 1494 – Firenze, 2 gennaio 1557). Le dimensioni sono 430×500 cm. L'originale è nel Ubicazione Museo del Cenacolo di Andrea del Sarto, sempre a Firenze.

Coordinate:  43°46'36.24"N,  11°15'39.26"E                      Mappe: Google - Bing


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lunedì 7 dicembre 2015

Arpie toscane

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Firenze, Piazza della Santissima Annunziata

Abbiamo già conosciuto le opere di Pietro Tacca (Carrara 1577 – Firenze 1640) presenti qui nella piazza  della Santissima Annunziata e altrove (Porcellino). Nato a Carrara da famiglia benestante. Pietro si innamorò dell'arte del disegnare e modellare accrescendo particolarmente questo suo amore quando ebbe l'avventura di restare rinchiuso, giovinetto, per una notte intera, nello studio di alcuni scultori  nella sua città natale, passando il tempo a copiare i lavori che qui erano raccolti : "... contento di sua disgrazia andava consumando quel giorno modellando, o scolpendo ". Si racconta che un amico di famiglia, "scultore, Jacopo Piccardi maestro scarpello da Rovezzano",  intercedesse affinché il Giambologna  (Jean de Boulogne, Douai, 1529 – Firenze, 1608)  lo accogliesse tra i suoi discepoli a Firenze- Grazie agli insegnamenti di questo grande maestro cominciò la sua fortunata carriera, essendo richiesto dai Granduchi fiorentini, dai Savoia, dal re di Francia, dal re di Spagna ecc.

"... dichiarò, che da indi innanzi dovesse la solita provvisione già assegnatagli servire per solo suo trattenimento a quella Corte, e che ogni opera, che e’ fosse per condurre dovesse essergli pagata per istima di periti, siccome troviamo, che fu dipoi sempre praticato particolarmente nelle due fonti di metallo destinate situarsi in sul molo di Livorno presso alli soprannotati colossi, per far acqua alle galere; al che essendosi per ragioni che a noi non sono note forte apposto, e contro il gusto del Tacca Andrea Arrighetti provveditore delle fortezze, e soprintendente delle fabbriche, fu poi dato loro luogo in Firenze, in sulla piazza della Santissima Nunziata ..... Ridusse anche a bella pratica il gettare di pezzi, e particolarmente nell’ occasione d’ incontrarsi certi sottosquadri, ne’ quali difficil cosa è il lavorare, e rinettare. e cosi gettando quelle parti spiccate con aggiungervi poi nuovo getto le commetteva, Usò sifatte diligenze , ed artifizj in ogni sua opera, ma particolarmente nel sopraddetto cavallo per Ispagna, e nell’ Arpie delle fonti della Nunziata, nelle quali le ritorte code son gettate di per se, e poi attaccate; onde è che a chi tal cosa non è nota fa parere impossibile, che elle possano essere state lavorate, e rinette in ogni parte con tanta pulitezza; inventò anche non più usate composizioni per far le forme per gettare il metallo, ed in somma tale fu la sua perizia in questo particolare del Getto, che trovandosi egli in Roma nella compagnia di S. Benedetto l’anno del Giubbileo 1625. abboccatosi col Bernino, assai notizie gli diede intorno a ciò, le quali da quel grande artefice furon molto gradite .... E finalmente Bartolommeo Salvini e Francesco Maria Bandini, che del 1627 si trovarono a dar principio all’ Arpie per le fonti di Livorno, che poi furon poste a Firenze nella piazza della Santissima Annunziata, come sopra accennammo..."

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"... Fra l’ altre cose di grande importanza, nelle quali con disegno, modello, e direzione del maestro, incominciò ad avere buona parte l’operazione del Tacca, fu il gran cavallo di bronzo per collocarsi in piazza della Santissima Nunziata; modellato cioè il cavallo da Gian Bologna nel 1601 e poi gettato nel 1603 e la statua del Gran Duca Ferdinando Primo modellata dal medesimo, e gettata nel 1605 e poi del 1608 pochi mesi dopo la morte del maestro, posto il tutto a luogo suo...."

Da Opere di Filippo Baldinucci: Notizie de' professori del disegno da Cimabue in qua - Di Filippo Baldinucci (1665-1717), Domenico Maria Manni (1690 – 1788) -  Edizione 1812



Coordinate:  43°46'35.75"N,  11°15'37.84"E                      Mappe: Google - Bing




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lunedì 16 novembre 2015

Un monaco e un vaso alle finestre

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Firenze, Piazza Santissima Annunziata, la Basilica della Santissima Annunziata

Prima di entrare nella basilica vera e propria da Piazza  Santissima Annunziata  si deve accedere al Chiostrino dei Voti, così chiamato per gli ex-voto esposti fino al secolo scorso, costruito fra il 1447 e il 1452 su disegno di Michelozzo (Firenze, 1396 – 1472). Qui intorno al chiostro si possono ammirare soprattutto gli affreschi che appaiono sulle pareti che sono a firma di  Alessio Baldovinetti (Firenze, 1425 – 1499), Cosimo Rosselli (Firenze,  1439 - 1507), Andrea del Sarto (Firenze, 1486 – 1530) del quale qui troviamo anche il monumento funebre sulla parete sinistra, un busto del 1606 opera di Giovanni Caccini (Montopoli in Val d'Arno, 1556 – 1613), ed altri affreschi di Franciabigio (Firenze, 1482/4 ca – 1525), Pontormo (Pontorme, 1494 –  1557) e Rosso Fiorentino (Firenze, 1495 –  1540).

Sopra gli archi del chiostro si aprono delle finestre, vere, eccetto le due che si trovano in alto a sinistra. In realtà sono false finestre, murate e affrescate, nelle quali troviamo raffigurati un vaso di fiori e una figura di un monaco che sembra guardarci. Nella penombra il monaco può sembrare reale e dà l'impressione che segua con lo sguardo proprio noi che camminiamo in basso. Si ha la sensazione che non ci abbia individuato per redarguirci per chissà per quale peccato commesso, quanto piuttosto per proteggerci dall'alto come farebbe un padre benevolo per ogni figlio veduto casualmente passando davanti ad una finestra distogliendo lo sguardo dal libro che stava leggendo.

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Coordinate:   43°46'36.43"N,  11°15'39.27"E                     Mappe: Google - Bing




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giovedì 11 giugno 2015

I grandi dell'Allori a Santissima Annunziata

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Firenze,  Santissima. Annunziata

Abbiamo visitato altre volte nei nostri viaggi fotografici la bellissima piazza prospiciente la Basilica della Santissima. Annunziata, L'abbiamo vista oggi e come era nel Settecento,  il Loggiato dei Serviti che la delimita a ovest, lo Spedale degli Innocenti a est, e alcuni particolari quali statue equestri e fontane. Abbiamo visto anche l'affresco sull'arcone centrale antistante l'entrata della Basilica che rappresenta Fede e Carità, del Pontormo  (Pontorme, 24 maggio 1494 – Firenze, 2 gennaio 1557) e l'affresco del 1616 di Bernardino Poccetti, pseudonimo di Bernardo Barbatelli (Firenze 1548 – Firenze, 1612), nell'attiguo chiostro "grande" detto dei "morti", con uno scorcio del Duomo.
 Entriamo nella penombra della Basilica per dirigerci in una delle cappelle che si aprono  nella navata di destra, la cosiddetta cappella Montauto nota come cappella di San Girolamo con gli affreschi di Alessandro Allori ( Firenze 1535, Firenze 1607) eseguiti tra il 1560 e il ’64, prima importante commissione assegnata al giovane pittore da Bastiano da Montauto, che aveva fatto fortuna a Roma come banchiere e grande amico di Michelangelo.. Su una della pareti è la Disputa di Gesù tra i dottori e la Cacciata dei mercanti dal tempio. Nella Disputa sono riconoscibili i ritratti di gran cittadini, letterati e alcuni amici personali dell’Allori stesso, tutti identificati con il nome scritto sulle scollature degli abiti (Maso da San Friano, Agnolo Bronzino, Jacopo Butteri, Pontormo), ma anche poeti ed eruditi come Pier Vettori e Vincenzo Borghini.


Coordinate:   43°46'37.00"N,  11°15'39.68"E                     Mappe: Google - Bing




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lunedì 22 agosto 2016

Firenze del XV secolo

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Firenze, basilica della Santissima Annunziata

Per capire come fosse la Firenze nei secoli passati, quando ancora non esisteva la fotografia, è necessario guardare i quadri dei contemporanei. Le varie, poche carte geografiche ci aiutano a immaginarla nel complesse, ma i quadri o gli affreschi, come in questo caso, ci aiutano a vedere scorci perduti o estremamente modificati. Cosimo di Lorenzo Rosselli (Firenze, 1439 – Firenze, 1507), nell'affresco a cui si da il titolo de La Vestizione del Santo situato all'angolo sinistro del Chiostro dei Voti, all'interno della basilica della Santissima Annunziata, ci lascia la testimonianza visiva di una Firenze racchiusa dalle mura con la cupola del Duomo, il vertice del Campanile di Giotto, il Battistero oltre che la zona ancora semi selvaggia, libera da costruzioni e solcata da un corso d'acqua che probabilmente è il Mugnone. Il Mugnone, più volte deviato nei secoli, oggi segue un percorso verso ovest sboccando in Arno molto più lontano rispetto a quei tempi.
Ricorderete che sepre presso la basilica della Santissima Annunziata abbiamo già incontrato un affresco che ci descriveva Firenze in un'altra prospettiva. E' il particolare di una delle sei lunette affrescate prima del 1612 dal Poccetti (pseudonimo di Bernardo Barbatelli, Firenze 1548 – Firenze, 1612) sul lato nord del chiostro "grande" o dei "morti" dove si riconosce chiaramente, l'inconfondibile architettura del Duomo.


Coordinate:   43°46'36.51"N,  11°15'40.30"E                    Mappe: Google - Bing




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lunedì 17 ottobre 2016

Fronte retro

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Firenze, Piazza Santissima Annunziata, Museo dello Spedale degli Innocenti

Un'oepra del quattrocento ci rivela quanto fosse importante utilizzare al massimo ciò che era disponibile. Giovanni di Francesco Toscani, (Firenze 1372 - 1430) ce lo rivela con la sua tempera su tavola dell'anno 1400 circa, un trittico designato con il nome di Madonna con Bambino San Girolamo, Santa Caterina d'Alessandria, Angelo annunziante, Crocifissione con i dolenti, Vergine annunziata, adesso esposto al Museo degli Innocenti. in Piazza Santissima Annunziata.
Il trittico era forse in origine sull'alar maggiore di una piccola chiesa, come fanno presumere le dimensioni contenute e la decorazione sul retro. Nel 1754, già smembrato, è attestato nella chiesa dell'Ospizio di Orbatello, in seguito le tavole laterali furono trasferite agli Innocenti, mentre il pannello centrale fu destinato alle Gallerie fiorentine e solo intorno al 1952 si è giunti alla sua ricomposizione. È attribuito alla fase del pittore legata a un elegante gusto tardo gotico.

Se guardiamo dietro le tre tavole che costituiscono il trittico portano i segni di abbozzi, appunti, con soggetti diversi da quelli raffigurati sulla faccia anteriore, La tavola centrale qui sotto riportata è in tempera monocroma.



Coordinate:  43°46'33.99"N,  11°15'38.95"E                     Mappe: Google - Bing




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giovedì 14 luglio 2016

Uscendo

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Firenze, Piazza Ss Annunziata

Non è affatto necessario camminare veloci anzi è controproducente avere fretta a Firenze. Si deve guardare, osservare tutto, cogliendo ogni occasione soffermando lo sguardo anche al di là di una porta la cui vetrata incasella e inquadra scorci suggestivi. Prima di uscire dalla Basilica della Santissima Annunziata lo abbiamo fatto soffermandoci a guardare oltre, oltre la piazza Santissima Annunziata, oltre la statua di Ferdinando I, oltre  via dei Servi fino a quando la prospettiva visiva non viene bloccata dall'inconfondibile sagoma del  Duomo e dalla Cupola del Brunelleschi con la palla dorata in vetta sormontata dalla croce.


Coordinate:  43°46'34.69"N, 11°15'37.82"E                    Mappe: Google - Bing




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venerdì 9 dicembre 2011

Quando le carrozze erano in piazza

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Firenze,  Piazza della Santissima Annunziata

Sotto vediamo un'austera Piazza SS Annunziata nel 700 come la vedeva Giuseppe Zocchi (Firenze, 1711 – Firenze, 1767)  priva di auto e percorsa da carrozze trainate da cavalli. Niente sembra essere cambiato, ci sono le due fontane con mostri marini in bronzo e il monumento equestre del granduca Ferdinando I opera del Giambologna oltre che la basilica della Santissima Annunziata, lo Spedale degli Innocenti (il primo orfanotrofio europeo) e sulla nostra sinistra la Loggia dei Servi di Maria.




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martedì 23 marzo 2010

Ferdinando I


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Firenze, Piazza Santissima Annunziata, statua di Ferdinando I

Al centro di Santissima Annunziata si leva il monumento equestre al granduca Ferdinando I opera tarda del Giambologna terminata dal suo allievo Pietro Tacca nel 1608 dopo la sua morte. Essa era il coronamento del sogno del Granduca di venire ricordato per le sue imprese al pari del padre Cosimo I, al quale aveva fatto dedicare alcuni decenni prima un'analoga statua, sempre del Giambologna in Piazza della Signoria. L'opera venne fusa con il bronzo proveniente dai cannoni delle galee turche, vinte dai Cavalieri dell'Ordine Militare di Santo Stefano, sorto per combattere i pirati che infestavano il Mediterraneo su iniziativa di casa Medici.



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lunedì 26 settembre 2016

Il Ghirlandaio ci guarda negli occhi

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Firenze, Piazza Santissima Annunziata, Spedale degli Innocenti

Riordinato e inaugurato da poche settimane il Museo degli Innocenti in Piazza Santissima Annunziata merita la visita, colmo di opere d'arte significative di eccelsi artisti, affreschi, olii su tavole, chiostri, volte a crociera ecc.. Alla ricerca di dettagli quale è il filo rosso del nostro Blog, si coglie l'occasione per mettere in evidenza i volti che compaiono nella tavola lucente di tempere e olii policromi, quelli che dovevano essere i volti dei fiorentini della fine del Quattrocento nella "Adorazione dei Magi" di Domenico Ghirlandaio (Domenico Bigordi, Firenze, 1449 - 1494). Opera che secondo il committente, il priore Francesco Tesori, doveva essere compiuta dalla sola mano del Ghirlandaio, finita in trenta mesi a fronte di un emolumento di 115 fiorini. In realtà l'opera, che doveva essere posizionata sull'altare maggiore della Chiesa di Santa Maria degli Innocenti, fu terminata oltre il tempo stabilito e Domenico fu aiutato dal altri della sua bottega, David Ghirlandaio (David Bigordi, Firenze 1451 -  1523) e Bartolomeo di Giovanni (Firenze, 1458 - 1501).




A sinistra del quadro vediamo raffigurato un uomo vestito di nero, è il priore, il committente e accanto a lui il volto di un personaggio, in tunica rossa, che ci guarda negli occhi, che non è altri che lo stesso Domenico Ghirlandaio, all'incirca quarantenne e ben nutrito visto che l'opera è del 1488-1489.


Coordinate:  43°46'33.99"N,  11°15'38.95"E                     Mappe: Google - Bing




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lunedì 11 luglio 2016

La firma di Adrea

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Firenze, Basilica di Santissima Annunziata

Gli affreschi all'interno del Chiostro dei Voti della Basilica di Santissima Annunziata sono stati appena restaurati, anzi, un paio di essi sono ancora sotto cura da parte degli esperti  restauratori, ambedue opere di Andrea del Sarto  (Firenze 1486 –  Firenze, 1530), La Guarigione dell'Ossessa (1509-1510) e Morte del Santo  e Guarigione di un Fanciullo  (1509-1510).  La mia attenzione è caduta su un altro affresco,  tornato a pieno splendore, sempre del Maestro, che si trova esattamente all'angolo opposto del chiostro rispetto agli altri due in corso d'opera, conosciuto come Corteo dei Magi.

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Al centro dell'affresco, in basso, su un sasso dipinto di grigio si distingue nettamente una sigla, l'acronimo, stilizzato del nome dell'autore: AV. Andrea d'Agnolo di Francesco di Luca di Paolo del Migliore Vannucchi. La stessa firma è posta su un altro affresco accanto, a destra, Natività della Vergine (1514).

Coordinate:   43°46'36.51"N,  11°15'40.30"E                    Mappe: Google - Bing




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giovedì 25 marzo 2010

Mostro marino in bronzo


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Firenze, Piazza Santissima Annunziata, uno dei due mostri marini in bronzo

Al centro di Santissima Annunziata si leva il monumento equestre al granduca Ferdinando I ed ai fianchi si trovano le due fontane con mostri marini in bronzo, realizzate nel 1629 con la collaborazione degli allievi Bernardino Radi e Francesco Maria Bandini, capolavori della scultura manierista di rara bellezza e equilibrio formale. Le fontane inizialmente avrebbero dovuto ornare il monumento a Ferdinando I di Livorno, ma suscitarono l'ammirazione del granduca Ferdinando II de' Medici che pertanto ne ordinò la collocazione al centro della piazza fiorentina.



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domenica 15 maggio 2011

La finestra murata

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Firenze, via de' Pucci angolo via dei Servi, Palazzo Pucci, finestra murata


Passeggiando per via dei Servi che porta da Piazza del Duomo a piazza Santissima Annunziata troviamo al primo incrocio con via de' Pucci sulla destra il palazzo di quella che fu la famiglia Pucci, antica alleata dei Medici. Componenti della famiglia Pucci ricoprirono cariche pubbliche soprattutto nel Quattrocento, ma nel 1560 Pandolfo Pucci fu accusato di congiura contro il Granduca Cosimo I. Suoi sicari dovevano colpire a suon di archibugiate il granduca al passaggio del corteo da quell'incrocio per assistere alle funzioni religiose nella basilica di Santissima Annunziata.
La punizione fu duplice, per i congiurati e le cose. I primi, Pandolfo e i suoi complici membri della famiglia Ridolfi e altri aristocratici, furono impiccati al Bargello, e la cosa, cioè la finestra, fu murata ed ancora oggi lo è.

Coordinate:  43°46'26.95"N,  11°15'28.22"E



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venerdì 16 aprile 2010

Spedale degli Innocenti


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Firenze, Piazza Santissima Annunziata, Spedale degli Innocenti

Lo Spedale degli Innocenti ("Ospedale degli Orfani") si trova in piazza Santissima Annunziata a Firenze. Fu il primo orfanotrofio d'Europa e una delle prime architetture rinascimentali su progetto iniziale di Filippo Brunelleschi ed il portico esterno fu sicuramente opera completamente seguita dal Brunelleschi mentre aggiunte e modifiche al progetto originario sono di controversa identificazione ma sicuramente ci furono e furono rilevanti. La costruzione venne avviata il 19 agosto 1419. I rilievi in terracotta invetriata bianca e azzurra con i celebri putti non sono però coevi all'epoca di Filippo: vennero aggiunti solo nel 1487 da Andrea della Robbia. Essi sono caratterizzati dalla presenza all'interno del tondo della figura di un neonato in fasce, divenuto poi il simbolo dello Spedale stesso.



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giovedì 1 gennaio 2015

Uno scorcio del Duomo ai tempi di Bernardino Poccetti

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Firenze, Piazza della Santissima Annunziata. il chiostro "grande"

Alla sinistra della Basilica della Santissima Annunziata si apre il chiostro "grande" o dei "morti", risistemato su un lato della chiesa da Michelozzo (Firenze, 1396 – 1472) e da altri; fu terminato nel secolo XV. Qui si trovano venticinque lunette sotto gli archi, affrescate intorno al 1605 da Ventura Salimbeni (Siena, 1568 – 1613), Fra Arsenio Mascagni  (Firenze, 1579 – 10 marzo 1637), Matteo Rosselli (Firenze 1578 -  1650) intorno a 1616 e  Bernardino Poccetti, pseudonimo di Bernardo Barbatelli (Firenze 1548 – Firenze, 1612). Questo, nella foto in alto, è un particolare di una delle sei lunette affrescate prima del 1612  da Poccetti situate sul lato nord del chiostro nel quale viene rappresentato il vescovo di Firenze che assegna al nuovo Ordine la regola di Sant'Agostino. Si riconosce sullo sfondo, in alto a sinistra, l'inconfondibile architettura del Duomo.

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Coordinate:  43°46'37.93"N,  11°15'39.97"E                      Mappe: Google - Bing



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lunedì 23 novembre 2015

Intorno alla Madonna del sacco

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Firenze, Piazza Santissima Annunziata, Basilica della Santissima Annunziata, Chiostro

Si entra da un altro portone a sinistra del portone principale della Basilica, attraversando un ampio corridoio sormontato da una volta a botte lungo il quale, a destra e a sinistra vi sono lapidi e busti di personaggi che hanno voluto lasciare il ricordo del loro passaggio su questa terra, in questa città, qui. La nostra meta è oltre questo corridoio, dritto in fondo all'angolo del Chiostro dei Morti: la Madonna del Sacco, affresco di Andrea del Sarto (Firenze, 1486 – 1530) del 1525, restaurata nel 2012. Dell'opera si conoscono disegni preparatori conservati nei musei britannici e francesi, oltre a copie a Firenze, Londra e Roma.
 
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Da Notizie inedite della vita d'Andrea del Sarto: raccolte da manoscritti e documenti autentici - Luigi Biadi – 1831 – pagg. 43/48

Prezzo - E invalsa generalmente la opinione che quella Madonna sia nominata - del Sacco - e perchè Andrea nel recinto dell' a-fresco rappresentò un sacco sul quale appoggiasi S. Giuseppe, e perché qualche Scrittore sostiene che in premio dell'opera ricevè il Del Sarto un sacco di grano.
Convengo che il nome - Madonna del Sacco - possa prendere la derivazione dal sacco che per uno slancio di vaga fantasìa Andrea dipinse nell'a-fresco in modo da figurarlo ripieno non d'altro che dei panni occorrenti al bambino Gesù, alla Vergine, ed a S. Giuseppe, che vi si riposa senza in menoma parte avvallarlo, come dovrebbe accadere se dall'Autore si fosse voluto dimostrare il sacco ripieno di grano, e non di panni. Ma nego che il premio all'Artefice consistesse in grano: e lo nego cui documento alla mano tratto dai Libri manoscritti di spese dei PP. Serviti di Firenze esistente nell'Archivio centrale delle Corporazioni Religiose soppresse - ivi - Giugno 1514. ad Andrea Del Sarto per resto della Madonna del Sacco lire 56. - Il vocabolo - resto - somministra naturalmente il concetto di un'antecedente somma di danaro in conto, che potrà dirsi ricevuta da Andrea in lire 14., facendo si ammontar l'onorario fino a scudi 10. Nè può supporsi che maggiore delli scudi 10. fosse il pagamento di sì bella fatica, avvertendo il Vasari - fecela ( la Madonna del Sacco ) per poca somma.
Nego che il palmario consistesse in grano, sull'appoggio ancora dell'istesso Vasari - Fu de' danari di una donna che avea fatto un voto, dal quale scioltala M. Jacopo Frate de'Servi, gli ordinò che facesse fare la Madonna (del Sacco) che Andrea fu incombensato e fecela per poca somma.

CAPITOLO XI.
Reputazione d'Andrea in questo tempo.  
Che Andrea, mercè le sue più squisite produzioni avesse in tal tempo acquistato maggior fama, e fosse divenuto l'onor della Patria, siccome madre feconda di non comuni talenti, viene unanimemente consentito dalli Scrittori, i quali fermandosi a contemplar le bellezze dei dipinti - La Natività di Maria - I Magi - e - La Madonna del Sacco - esclamano energicamente che non si possono quelle mai abbastanza lodare, ed esortano altresì di imitarle chi nella pittura aspiri ad una ben solida reputazione . Il Vasari così ne ragiona - Le quali tutte opere diedero sì gran nome ad Andrea nella sua Città, che fra molti giovani e vecchi che allora dipignevano era stimato de' più eccellenti che adoprassino colori e pennelli - Argenville - En voyant ces Tableaux on rendroit toute la justice qu'est due à André Del Sarto, et l'on ne pourrait se defendre de le mettre au rang des premièrs peintres - Il Bocchi - E Tiziano Pittor famoso ne' tempi nostri, quando fu in Fiorenza per la vista di questa pittura ( Madonna del Sacco ) restò in guisa ammirato che commendando l'industria senza fìne, a tutte, le quali vedute havea, l'antipose, e quando era lontano, o altri di altra pittura favellava, non poteva a partito nessuno soffrire, e di haver dolore affermava, se della vista della Madonna del Sacco non saziava sua vista, e dell'alta sua bellezza non ragionava. - E il dottissimo Lanzi discorrendo della Madonna del Sacco - E a chi non vide Firenze e Roma fa fede ( quell'opera ) che Andrea al primo maestro dell'arte è talora piuttosto emulo che secondo. Chi sente che sia Tibullo nel poetare, sente che sia Andrea nel dipingere .

CAPITOLO XII.
Come lo consideravano in allora i bravi Artisti.  
Se fra i non pochi Artisti contemporanei d'Andrea, profondi conoscitori dei di lui meriti in questo tempo ed eziandio intenti a celebrarlo, non fo speciale menzione del Sansovino, del Puligo, del Granacci, del Bandinelli, del Ghiberti, del Perugino, procede dal sentirmi risuonar la voce del primo fra i primi, di quel Michelangiolo nominato dall' Ariosto

E quel eh' a par sculpe e colora
Michel, più che mortale Angel divino.

che intuona a relazione del Bocchi inni di gloria al nostro Del Sarto, professandogli stima non minore che all' Urbinese - ivi - Per lo che fu sempre questo maraviglioso artefice ( Andrea ) tenuto in pregio dal Buonarroto, e come chiedeva la sua virtù, altamente commendato ; ed ebbe ardire ( cotanto puote la verità in cuor gentile ) di dire queste parole in sul viso a Raffaello da Urbino, mentre che favellava seco sopra il valore di rari artefici - egli ha in Firenze un omaccetto volendo significare Andrea, il quale se in grandi affari, come in te avviene, fosse adoprato,ti farebbe sudar la fronte.



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martedì 18 dicembre 2012

Spunta il Campanile

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Firenze, Piazza Santissima Annunziata

Lasciando alle spalle la basilica di Santissima Annunziata guardando verso sud vediamo spuntare il Campanile di Giotto in fondo a via dei Servi. Palazzo Grifoni Budini Gattai dietro la statua equestre del Granduca Ferdinando I .

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giovedì 15 novembre 2012

I Signori Otto sotto gli Innocenti

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Firenze, presso Piazza Santissima Annunziata, targhe

Mi capita di trovare sempre nuovi ammonimenti e proibizioni dei Signori Otto di Guardia e Balia girellando ad occhi in su per le strade fiorentine. Prima o poi riuscirò a collezionarle tutte, le targhe, le incisioni su pietra serena, soprattutto. Non so quante sono quelle che ho pubblicato qui su Firenze Nei Dettagli. Le conterò. Le due lapidi raffigurate in alto si trovano affrontate sotto la volta degli Innocenti, mentre la successiva è incastrata sulla parete laterale del palazzo che ospita il Loggiato dei Serviti di Via Cesare Battisti ovvero a pochi metri dalla Piazza Santissima Annunziata

Leggibile è solo la prima lapide, anche se parzialmente.


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