Guardando Firenze nei particolari da dietro l'obiettivo di una fotocamera.

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domenica 1 dicembre 2019

Le sanzioni minacciate dai Signori Otto nel Seicento



Firenze, Via Gino Capponi, lapide


All'inizio di Via Gino Capponi, all'angolo della Basilica della Santissima Annunziata si trova murata una delle tante lapidi nelle quali si leggono le minacce della magistratura, i Signori Otto di Guardia e Balia. Questi, i  Signori Otto di Guardia e Balia, detti anche più semplicemente Signori Otto, erano un'antica magistratura fiorentina che attendeva agli affari criminali e di polizia della Repubblica di Firenze prima e del granducato poi.
Già nel 1353 era stata data "balia" a otto cittadini perché trovassero il modo di reprimere e punire gli episodi criminali, soprattutto quelli violenti, che avvenivano in città. Gli otto saggi stabilirono che si dovessero nominare quattro ufficiali di polizia ma forestieri, cioè che fossero originari di luoghi posti ad almeno quaranta miglia dalla città, e affidare a ciascuno di loro un notaio e cinquanta famigli, sbirri, che in uniforme avrebbero dovuto pattugliare la città e piantonare le chiese per evitare che i rei vi si rifugiassero e chiedessero diritto d'asilo.
Nella lapide situata dopo le ultime 4 finestre a destra della foto, tra il cartello di divieto di transito e l'angolo della Basilica si legge a fatica e prima che il tempo e le intemperie cancelli tutto definitivamente:

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A DI XXI D'APRILE MDCXIIII
GLI SPETTABILI · SRI. OTTO · DI
BALIA · PROIBISCONO CHE · NO
NSI · FACCIA, SPORCIZE. LVNGO.
LACAPELLA DI SAŇO. BASTO DE
PVCCI · P QUANTO. DVA. DEA. CAP
PELLA SOTTO PENA DI DVA TR-
ATTI DI FVNE E QVATTRO
[ SCUDI ]  OLTRE · ALLA · CATTVRA
--------------------------------------------------------

Qualche altra lapide dei Signori Otto era indirizzata esplicitamente contro le signorine che si dedicavano alla 'professione', altre lapidi contro gli schiamazzi, i giochi rumorosi, soprattutto il gioco delle pallottole, contro  chi sporcava le fontane pulendo i calamai o facendo 'brutture' agli angoli più o meno nascosti della pubblica via, nei pressi di chiese e altri luoghi sacri o di proprietà di religiosi, frati, monache.


Coordinate:  43°46'36.15"N,   11°15'40.53"E                   Link diretto Google


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lunedì 26 febbraio 2018

La villa dove visse il generale La Marmora




Firenze,Via Luigi Salvatore Cherubini 8


Il giardino che lo contorna e la struttura lo fa apparire come un edificio ottocentesco. E' a poche centinaia di metri da Piazza San Marco, Piazza Santissima Annunziata e Piazza della Libertà costruito negli anni di Firenze Capitale (1865-1871). La sua notorietà viene dal fatto di essere stata la dimora del generale Alfonso La Marmora, uno degli eroi del Risorgimento italiano. Il portone d'ingrasso è  alla fine di una breve scalinata sormontato da un terrazzo e affiancato da una statua. Ai lati due lapidi commemorative della figura di La Marmora che qui morì il 5 gennaio 1878. Nel 1928 passò di mano all'ordine cattolico di suore infermiere irlandesi e inglesi note come 'Blue sisters', dedicate all'assistenza dei malati, poi divenne casa di cura e questa è fino ad oggi.


Coordinate:   43°46'47.16"N,  11°15'47.04"E                  Mappe: Google - Bing




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lunedì 19 febbraio 2018

Sotto la pancia del cavallo di Ferdinando I




Firenze, Piazza Santissima Annunziata

Come possiamo vedere, la collocazione del monumento equestre di Ferdinando I de' Medici (Firenze, 1549 – 1609) è strategico essendo in asse con via de' Servi che porta al Duomo ed al centro della Piazza antistante la basilica della Santissima Annunziata, a cui la dinastia de' Medici fu molto legata. A proposito di via dei Servi, che da Piazza del Duomo porta a Piazza Santissima Annunziata, ricordiamo l'episodio sgradevole del presunto attentato sotto la congiura contro il Granduca Cosimo I in cui i sicari di Pandolfo Pucci (Firenze 1509, 1560) dovevano colpire a suon di archibugiate il granduca al passaggio del corteo. A quell'incrocio di via de' Servi con la via che porta il nome della nobile famiglia fiorentina dovevano partire gli spari contro il Granduca mente si recava alla basilica di Santissima Annunziata per assistere alle funzioni religiose. Scoperta la trama Pandolfo fu impiccato e appeso al Bargello e la finestra da cui dovevano partire i colpi fu murata per sempre.

Il monumento fu commissionato all'anziano Giambologna  (Jean de Boulogne, Douai, 1529 – Firenze, 1608) quasi sicuramente a seguito del successo avuto con la realizzazione del monumento celebrativo di Cosimo I (Firenze, 1519 – 1574) collocato in piazza della Signoria. Fin dalla fase progettuale il maestro fu affiancato da Pietro Tacca  (Carrara 1577 – Firenze 1640), suo valente allievo e in seguito suo successore nella bottega di borgo Pinti. Il modello in scala reale fu definito nel 1602 e gettato in bronzo nell'autunno dello stesso anno, ma l'opera fu portata a termine solo nel 1607 e sistemata nella piazza nell'ottobre del 1608 in occasione delle nozze del principe Cosimo con Maria Maddalena d'Austria   (Graz, 1589 – Passavia, 1631). Il bronzo usato per la fusione proviene dai cannoni delle galee turche sconfitte dai cavalieri di Santo Stefano, come ricorda l'iscrizione nella cinghia sottopancia del cavallo: "De' metalli rapiti al fiero Trace". I cartigli sul basamento (segnato da due ampie specchiature in granito rosso), opera di Pietro Tacca, risalgono invece al 1640. Il granduca si presenta a cavallo, in corazza, con ben evidente sul petto la croce di Santo Stefano, ordine equestre istituito da Cosimo I. 

Per quanto riguarda i cartigli si torna a segnalare il tanto celebrato motivo delle api disposte in cerchi concentrici attorno all'ape regina con il motto "Maiestate tantum", che impreziosiscono la cartella volta verso la facciata della basilica e che simbolicamente rimandano al potere pacifico del granduca al quale i sudditi riconoscono naturalmente il valore regale. 


Coordinate:  43°46'34.69"N, 11°15'37.82"E                    Mappe: Google - Bing




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lunedì 18 dicembre 2017

La Villa del Poggio Imperiale





Firenze, Poggio Imperiale

Sopra un alto ripiano delle colline d’Arcetri, in mezzo a vasti prati si erge maestoso il fabbricato denominato la Villa del Poggio Imperiale. 
In antico quel luogo apparteneva alla famiglia de’ Baroncelli, passò nel 1500 circa in quella de’ Salviati, e poi ne’ Medici, per confisca de’ beni Salviati, conservando però sempre il nome di Poggio e Villa de’ Baroncelli.
Cosimo I de’ Medici [Firenze, 1519 – 1574] lo donò alla figlia Isabella quando divenne moglie infelicissima di Paolo Orsini. Spenta questa casata il dominio ne passò negli Odescalchi, e nel 1622 ritornò ne’ Medici per compra che ne fece la Serenissima Maria Maddalena d’Austria  [Graz, 1589 – Passavia, 1631] moglie del Granduca Cosimo II [Firenze,  1590 – Firenze, 1621] .
Questa Principessa fece notabilmente ingrandire ed abbellire quel fabbricato, sul disegno del celebre Giulio Parigi, e volle che si nominasse Villa del Poggio Imperiale. 
Vittoria della Rovere, moglie del Granduca Ferdinando II [Firenze, 1610 – 1670] l’accrebbe anch’ essa; ma più che ogni altro Pietro Leopoldo  [Firenze, 1797 – 28 gennaio 1870], Granduca di Toscana, della Casa di Lorena, la abbellì e la ornò internamente e al di fuori, riducendola tale quale oggi è. La bellissima architettura esterna, la vastità, la ampiezza e distribuzione delle cento sale, molte delle quali vagamente dipinte dal Volterrano [Volterra, 1611 – Firenze, 1690] , la preziosa volta dipinta da Matteo Resselli [Firenze, 1578 – 1650], trasportata con ardito artifizio tutta intera, senza che ne venisse un eretto, da un punto all’altro della Villa, allora che si fecero gli ingrandimenti ordinati dal Granduca Pietro Leopoldo; la vastità del gran salone, tutto adorno di stucchi dell'Albertolli [Bedano, 1742 – 1839], la straordinaria vastità di tre cortili interni, il grandioso giardino, parte aperto, parte occupato da una grande lecceta, potata. come si usa nei giardini all’italiana, e la ricchezza d’ acqua che percorre tutto il fabbricato, e la innumerevole raccolta di dipinti e di sculture, de’ quali però ora non resta per così dire che quelli che erano indispensabile corredo del Monumento, tanti e tali però da farlo esser sempre riccamente corredato, costituiscono di questo fabbricato un prezioso monumento d’ arte.
Un bell’Oratorio è annesso e fa parte della Villa, ed anche in questo l‘eleganza e ricchezza dell’architettura è congiunta con la moltiplicita di oggetti d' arte, specialmente scultoria, vedendovisi alle pareti in altrettante innicchiature sei belle statue grandi al vero, rappresentanti la Fede, la Carità, la Mansuetudine, la Fortezza, la Parità, la Speranza, modellate da Corradini, Maggi, Fontana, Raggi, Grazzini, e di un bellissimo bassorilievo del Torwaldsen, che serve di palliotto all’Altare.
Un largo stradone guarnito di due viali laterali alberati congiunge questo edilizio e Firenze.
Da "Del reale istituto femminile della SS. Annunziata in Firenze al poggio Imperiale" -  ‎1873


Con il trasferimento della capitale d'Italia Firenze e i lavori di riordino urbanistico della città, la villa si trovò all'interno della zona dei Viali dei Colli, tracciati da Giuseppe Poggi. 
Cortile per ricreazione, 1870

Dal 1865 divenne educandato femminile della Santissima Annunziata (trasferito dall'ex-monastero della Santissima Concezione in via della Scala) e oggi ospita ancora la stessa scuola, diventata poi istituto secondario di I e II grado e aperta a studenti di entrambi i sessi. All'interno conserva anche un piccolo museo con collezioni scientifiche d'epoca.



VillaPoggioImperiale in una stampa di Giuseppe Zocchi




Coordinate:  43°44'57.41"N,  11°14'51.57"E                     Mappe: Google - Bing




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lunedì 9 ottobre 2017

L'indemoniata





Firenze, Santissima Annunziata 

All'ingresso della Basilica della Santissima Annunziata, nell'omonima piazza, si trovano alcuni affreschi dei più grandi maestri del rinascimento e oltre. Sulla sinistra di questo ingresso chiamato Chiostrino dei Voti troviamo l'opera in affresco, restaurato da non molto tempo, di Andrea Del Sarto (Firenze, 1486 – 1530) intitolato La Guarigione Dell'Ossessa.
Proprio al centro del dipinto, sopra l'indemoniata guarita, si vede il diavolo con tanto di corna, ali da pipistrello, cosa attorcigliata e zampe da caprone,  fuggire a gambe levate, a seguito della benedizione di San Filippo Benizi .



Coordinate:   43°46'36.43"N,  11°15'39.27"E                     Mappe: Google - Bing



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lunedì 27 marzo 2017

Quel pittore di Casa del Garbo




Firenze, Piazza della Signoria

All'angolo nord est di Piazza della Signoria che sfocia in Via dei Magazzini è la Casa del Garbo, una costruzione piuttosto modesta se paragonata all'attigua massiccia facciata di Palazzo Uguccioni e il Palazzo del Tribunale di Mercanzia, ora Museo Gucci. Sulla facciata di Casa del Garbo troviamo un affresco non del tutto cancellato dal tempo, grazie ad un attento restauro dei Lions della fine degli anni novanta dello scorso secolo, opera di un non ben identificato pittore del XVII secolo attribuibile forse a Matteo Rosselli  (Firenze, 1578 –  1650), artista assai attivo a Firenze, lunette nel chiostro della Santissima Annunziata, 1614-18.


Coordinate:   43°46'11.78"N,  11°15'24.29"E                    Mappe: Google - Bing



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lunedì 17 ottobre 2016

Fronte retro

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Firenze, Piazza Santissima Annunziata, Museo dello Spedale degli Innocenti

Un'oepra del quattrocento ci rivela quanto fosse importante utilizzare al massimo ciò che era disponibile. Giovanni di Francesco Toscani, (Firenze 1372 - 1430) ce lo rivela con la sua tempera su tavola dell'anno 1400 circa, un trittico designato con il nome di Madonna con Bambino San Girolamo, Santa Caterina d'Alessandria, Angelo annunziante, Crocifissione con i dolenti, Vergine annunziata, adesso esposto al Museo degli Innocenti. in Piazza Santissima Annunziata.
Il trittico era forse in origine sull'alar maggiore di una piccola chiesa, come fanno presumere le dimensioni contenute e la decorazione sul retro. Nel 1754, già smembrato, è attestato nella chiesa dell'Ospizio di Orbatello, in seguito le tavole laterali furono trasferite agli Innocenti, mentre il pannello centrale fu destinato alle Gallerie fiorentine e solo intorno al 1952 si è giunti alla sua ricomposizione. È attribuito alla fase del pittore legata a un elegante gusto tardo gotico.

Se guardiamo dietro le tre tavole che costituiscono il trittico portano i segni di abbozzi, appunti, con soggetti diversi da quelli raffigurati sulla faccia anteriore, La tavola centrale qui sotto riportata è in tempera monocroma.



Coordinate:  43°46'33.99"N,  11°15'38.95"E                     Mappe: Google - Bing




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lunedì 26 settembre 2016

Il Ghirlandaio ci guarda negli occhi

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Firenze, Piazza Santissima Annunziata, Spedale degli Innocenti

Riordinato e inaugurato da poche settimane il Museo degli Innocenti in Piazza Santissima Annunziata merita la visita, colmo di opere d'arte significative di eccelsi artisti, affreschi, olii su tavole, chiostri, volte a crociera ecc.. Alla ricerca di dettagli quale è il filo rosso del nostro Blog, si coglie l'occasione per mettere in evidenza i volti che compaiono nella tavola lucente di tempere e olii policromi, quelli che dovevano essere i volti dei fiorentini della fine del Quattrocento nella "Adorazione dei Magi" di Domenico Ghirlandaio (Domenico Bigordi, Firenze, 1449 - 1494). Opera che secondo il committente, il priore Francesco Tesori, doveva essere compiuta dalla sola mano del Ghirlandaio, finita in trenta mesi a fronte di un emolumento di 115 fiorini. In realtà l'opera, che doveva essere posizionata sull'altare maggiore della Chiesa di Santa Maria degli Innocenti, fu terminata oltre il tempo stabilito e Domenico fu aiutato dal altri della sua bottega, David Ghirlandaio (David Bigordi, Firenze 1451 -  1523) e Bartolomeo di Giovanni (Firenze, 1458 - 1501).




A sinistra del quadro vediamo raffigurato un uomo vestito di nero, è il priore, il committente e accanto a lui il volto di un personaggio, in tunica rossa, che ci guarda negli occhi, che non è altri che lo stesso Domenico Ghirlandaio, all'incirca quarantenne e ben nutrito visto che l'opera è del 1488-1489.


Coordinate:  43°46'33.99"N,  11°15'38.95"E                     Mappe: Google - Bing




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lunedì 22 agosto 2016

Firenze del XV secolo

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Firenze, basilica della Santissima Annunziata

Per capire come fosse la Firenze nei secoli passati, quando ancora non esisteva la fotografia, è necessario guardare i quadri dei contemporanei. Le varie, poche carte geografiche ci aiutano a immaginarla nel complesse, ma i quadri o gli affreschi, come in questo caso, ci aiutano a vedere scorci perduti o estremamente modificati. Cosimo di Lorenzo Rosselli (Firenze, 1439 – Firenze, 1507), nell'affresco a cui si da il titolo de La Vestizione del Santo situato all'angolo sinistro del Chiostro dei Voti, all'interno della basilica della Santissima Annunziata, ci lascia la testimonianza visiva di una Firenze racchiusa dalle mura con la cupola del Duomo, il vertice del Campanile di Giotto, il Battistero oltre che la zona ancora semi selvaggia, libera da costruzioni e solcata da un corso d'acqua che probabilmente è il Mugnone. Il Mugnone, più volte deviato nei secoli, oggi segue un percorso verso ovest sboccando in Arno molto più lontano rispetto a quei tempi.
Ricorderete che sepre presso la basilica della Santissima Annunziata abbiamo già incontrato un affresco che ci descriveva Firenze in un'altra prospettiva. E' il particolare di una delle sei lunette affrescate prima del 1612 dal Poccetti (pseudonimo di Bernardo Barbatelli, Firenze 1548 – Firenze, 1612) sul lato nord del chiostro "grande" o dei "morti" dove si riconosce chiaramente, l'inconfondibile architettura del Duomo.


Coordinate:   43°46'36.51"N,  11°15'40.30"E                    Mappe: Google - Bing




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giovedì 28 luglio 2016

Enrico Poggi, magistrato, e la pena di morte


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Firenze, Via de' Servi

In via de' Servi, la strada che porta a Piazza Santissima Annunziata da Piazza del Duomo, al numero 52, c'è un palazzo del tutto anonimo che non attrarrebbe affatto l'attenzione se non fosse per una lapide presente sulla sua facciata

ENRICO POGGI
SENATORE DEL REGNO

il resto è leggibile con un po' di fatica a causa dell'incisione che poco risalta.

DALLA DOTTRINA DELLE LEGGI
E DALLA SANTITÀ DELLE MAGISTRATURE
EDUCATO A SOSTENERE
MINISTRO NEL GOVERNO PROVVISORIO DELLA TOSCANA
IL DIRITTO DELL'UNITÀ D'ITALIA
E LE RAGIONI DELLA LIBERTÀ NELLO STATO E NELLA CHIESA
IN QUESTA SUA CASA
DOVE NATO IL XXIV LUGLIO MDCCCXII
MORIVA IL XIV FEBBRAIO MDCCCLXXXX
MEDITÒ E SCRISSE
DI ECONOMIA DI LEGISLAZIONE DI STORIA
CON MENTE ED ANIMO
SEMPRE INTENTI E DEVOTI
ALLA GIUSTIZIA E AL DOVERE
_______ . _______

XXVII APRILE MDCCCLXXXXVIII
PER DECRETO DEL COMUNE



Dalla data incisa nel marmo  apprendiamo che è da poco trascorso l'anniversario della sua nascita, 24 luglio 1812, più di due secoli. A quanto sembra la sua vita si svolse tutta a Firenze, fino al dì della sua morte,  il 14 febbraio 1890. Fu magistrato e politico italiano, senatore del Regno vicino alla Sinistra storica. Tra l'altro era fratello del ben più noto architetto Giuseppe Poggi (Firenze, 1811 – 1901) che, nel 1864, ricevette l'incarico di studiare il nuovo assetto urbanistico di Firenze, iniziando il cosiddetto Risanamento, abbattendo le mura della parte nord, realizzando i Viali di Circonvallazione, lasciando in piedi solo le porte trecentesche.
Fu lui, Enrico, in qualità di Ministro di Grazia e Giustizia del Granducato di Toscana, proclamò l'annessione della Toscana al Regno di Sardegna. In seguito fu Ministro senza portafoglio del Regno d'Italia nel Governo Rattazzi I, e primo presidente onorario di Cassazione. 

Da rimarcare il fatto che a lui si deve il recepimento nel Codice penale italiano dell'articolo già nel codice penale del Granducato di Toscana che prevedeva l'abolizione della pena di morte.


Coordinate:    43°46'31.20"N,  11°15'33.73"E                   Mappe: Google - Bing




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giovedì 14 luglio 2016

Uscendo

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Firenze, Piazza Ss Annunziata

Non è affatto necessario camminare veloci anzi è controproducente avere fretta a Firenze. Si deve guardare, osservare tutto, cogliendo ogni occasione soffermando lo sguardo anche al di là di una porta la cui vetrata incasella e inquadra scorci suggestivi. Prima di uscire dalla Basilica della Santissima Annunziata lo abbiamo fatto soffermandoci a guardare oltre, oltre la piazza Santissima Annunziata, oltre la statua di Ferdinando I, oltre  via dei Servi fino a quando la prospettiva visiva non viene bloccata dall'inconfondibile sagoma del  Duomo e dalla Cupola del Brunelleschi con la palla dorata in vetta sormontata dalla croce.


Coordinate:  43°46'34.69"N, 11°15'37.82"E                    Mappe: Google - Bing




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lunedì 11 luglio 2016

La firma di Adrea

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Firenze, Basilica di Santissima Annunziata

Gli affreschi all'interno del Chiostro dei Voti della Basilica di Santissima Annunziata sono stati appena restaurati, anzi, un paio di essi sono ancora sotto cura da parte degli esperti  restauratori, ambedue opere di Andrea del Sarto  (Firenze 1486 –  Firenze, 1530), La Guarigione dell'Ossessa (1509-1510) e Morte del Santo  e Guarigione di un Fanciullo  (1509-1510).  La mia attenzione è caduta su un altro affresco,  tornato a pieno splendore, sempre del Maestro, che si trova esattamente all'angolo opposto del chiostro rispetto agli altri due in corso d'opera, conosciuto come Corteo dei Magi.

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Al centro dell'affresco, in basso, su un sasso dipinto di grigio si distingue nettamente una sigla, l'acronimo, stilizzato del nome dell'autore: AV. Andrea d'Agnolo di Francesco di Luca di Paolo del Migliore Vannucchi. La stessa firma è posta su un altro affresco accanto, a destra, Natività della Vergine (1514).

Coordinate:   43°46'36.51"N,  11°15'40.30"E                    Mappe: Google - Bing




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lunedì 7 dicembre 2015

Arpie toscane

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Firenze, Piazza della Santissima Annunziata

Abbiamo già conosciuto le opere di Pietro Tacca (Carrara 1577 – Firenze 1640) presenti qui nella piazza  della Santissima Annunziata e altrove (Porcellino). Nato a Carrara da famiglia benestante. Pietro si innamorò dell'arte del disegnare e modellare accrescendo particolarmente questo suo amore quando ebbe l'avventura di restare rinchiuso, giovinetto, per una notte intera, nello studio di alcuni scultori  nella sua città natale, passando il tempo a copiare i lavori che qui erano raccolti : "... contento di sua disgrazia andava consumando quel giorno modellando, o scolpendo ". Si racconta che un amico di famiglia, "scultore, Jacopo Piccardi maestro scarpello da Rovezzano",  intercedesse affinché il Giambologna  (Jean de Boulogne, Douai, 1529 – Firenze, 1608)  lo accogliesse tra i suoi discepoli a Firenze- Grazie agli insegnamenti di questo grande maestro cominciò la sua fortunata carriera, essendo richiesto dai Granduchi fiorentini, dai Savoia, dal re di Francia, dal re di Spagna ecc.

"... dichiarò, che da indi innanzi dovesse la solita provvisione già assegnatagli servire per solo suo trattenimento a quella Corte, e che ogni opera, che e’ fosse per condurre dovesse essergli pagata per istima di periti, siccome troviamo, che fu dipoi sempre praticato particolarmente nelle due fonti di metallo destinate situarsi in sul molo di Livorno presso alli soprannotati colossi, per far acqua alle galere; al che essendosi per ragioni che a noi non sono note forte apposto, e contro il gusto del Tacca Andrea Arrighetti provveditore delle fortezze, e soprintendente delle fabbriche, fu poi dato loro luogo in Firenze, in sulla piazza della Santissima Nunziata ..... Ridusse anche a bella pratica il gettare di pezzi, e particolarmente nell’ occasione d’ incontrarsi certi sottosquadri, ne’ quali difficil cosa è il lavorare, e rinettare. e cosi gettando quelle parti spiccate con aggiungervi poi nuovo getto le commetteva, Usò sifatte diligenze , ed artifizj in ogni sua opera, ma particolarmente nel sopraddetto cavallo per Ispagna, e nell’ Arpie delle fonti della Nunziata, nelle quali le ritorte code son gettate di per se, e poi attaccate; onde è che a chi tal cosa non è nota fa parere impossibile, che elle possano essere state lavorate, e rinette in ogni parte con tanta pulitezza; inventò anche non più usate composizioni per far le forme per gettare il metallo, ed in somma tale fu la sua perizia in questo particolare del Getto, che trovandosi egli in Roma nella compagnia di S. Benedetto l’anno del Giubbileo 1625. abboccatosi col Bernino, assai notizie gli diede intorno a ciò, le quali da quel grande artefice furon molto gradite .... E finalmente Bartolommeo Salvini e Francesco Maria Bandini, che del 1627 si trovarono a dar principio all’ Arpie per le fonti di Livorno, che poi furon poste a Firenze nella piazza della Santissima Annunziata, come sopra accennammo..."

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"... Fra l’ altre cose di grande importanza, nelle quali con disegno, modello, e direzione del maestro, incominciò ad avere buona parte l’operazione del Tacca, fu il gran cavallo di bronzo per collocarsi in piazza della Santissima Nunziata; modellato cioè il cavallo da Gian Bologna nel 1601 e poi gettato nel 1603 e la statua del Gran Duca Ferdinando Primo modellata dal medesimo, e gettata nel 1605 e poi del 1608 pochi mesi dopo la morte del maestro, posto il tutto a luogo suo...."

Da Opere di Filippo Baldinucci: Notizie de' professori del disegno da Cimabue in qua - Di Filippo Baldinucci (1665-1717), Domenico Maria Manni (1690 – 1788) -  Edizione 1812



Coordinate:  43°46'35.75"N,  11°15'37.84"E                      Mappe: Google - Bing




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lunedì 30 novembre 2015

Le lunette e i soprannomi di Bernardino

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Firenze, Piazza della Santissima Annunziata, Spedale degli Innocenti


Di Bernardino Poccetti (Firenze 1542- 1612) abbiamo già visto alcune delle sue opere qui in zona  Piazza della Santissima Annunziata. In particolare, oggi, vediamo un paio delle sue ultime opere, due affreschi realizzati per lo Spedale degli Innocenti, ai lati del  portico, in cambio dell'ospitalità. Infatti negli ultimi anni di vita ebbe una stanza dietro lo Spedale in Via della Colonna. Il vero cognome del nostro  Bernardino era Barbatelli figlio di Bartolommeo ma è più conosciuto col soprannome di Poccetti che nel gergo dell'epoca significava l'attitudine ad alzar di gomito, ma conosciuto anche con altri soprannomi derivati dalla sua specializzazione pittorica di affrescatore, Bernardino delle Grottesche o delle Facciate o delle Muse.

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"... Bernardino Poccetti, così detto dal frequente uso, ch'egli faceva del Vino, fù figlio di Bartolommeo Barbatelli da S. Gemignano, lavorator di vasi di terra in Firenze presso la Porta S. Piergattolini, dove nacque il nostro Pittore, che privo del Padre all'età di sette Anni, e dato segno di genio per la Pittura con far delle Figurine sul Muro di Serumido fù perciò invitato, accolto, ed educato poscia in Casa di Michele del Ghirlandaio, che lo amò qual figlio, ma che non potè impedire , che un abito vizioso cangiato in natura il cognome non variasse al suo scolare di Barbatelli in Poccetti.
Vorrei per altro sù questo proposito ingannarmi con Baldinucci, che mi si è reso sospetto per essersi occupato nella vita in descrivere più il morale, che l'opere di questo bravo Artista, il quale in pochi Anni riescendo sotto il suo Maestro tanto eccellente nelle Grottesche, or nelle Facciate, ed ora nelle Muse meritò, andato a Roma, di alloggiare nel Palazzo dei Principi Chigi, dove per non dissiparsi, ed assiduamente attendere allo Studio levò la Chiave di Camera, e per una Ruota pregò gli portassero da mangiare. Ricco di cognizioni, che al suo quà ritorno aumentò ancor di più sotto il Buontalenti in Architettura, e nella Prospettiva, maraviglia non è, che in tutte le sue Opere ed in ogni genere, delle quali è adorna la nostra Città, non si ravvisi un insuperabil bravura, una portentosa facilità, un tocco spiritoso e brillante, un aria maestosa di Nobiltà, un sorprendente ornamento ed una vena Pitturesca, nella qual sola alcuna volta la Natura ha fatto brillare il bello, che l'Arte in altri ha dovuto formare con ingegno, e fatica.
Onorato della stima dei Caracci, e dei Pietri da Cortona poteva essere indifferente al poco conto, che del medesimo faceva la Patria, ognor più Matrigna che Madre, se l'amor proprio leso non gli avesse fatto concepire aversione nel trattar co' Signori per non far la figura da servo, e se la prima cattiva abitudine non l' avesse troppo familiarizzato coll'infimi della Plebe alle bettole, e con frequenza all'Osteria della Trave Torta, co' quali egli figurava da Signore. Strano, disinteressato faceto morì a 9. Novembre del 1612. disposto avendo di ogni suo resto a favore dei Ciardi, che venivano ad essere suoi Fratelli uterini, perchè sua Madre era passata in seconde Nozze a Piero Ciardi Tessitore di Lino alla rensa. L' Accademia del Disegno onorò la di Lui Memoria con un Solenne Funerale nella Chiesa del Carmine, dov'egli ebbe Sepoltura. ..."

Tratto da Storia dell'I. e R. Spedale di S. Maria degl'Innocenti di Firenze e di altri -Vol I- Francesco Bruni - 1819



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lunedì 23 novembre 2015

Intorno alla Madonna del sacco

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Firenze, Piazza Santissima Annunziata, Basilica della Santissima Annunziata, Chiostro

Si entra da un altro portone a sinistra del portone principale della Basilica, attraversando un ampio corridoio sormontato da una volta a botte lungo il quale, a destra e a sinistra vi sono lapidi e busti di personaggi che hanno voluto lasciare il ricordo del loro passaggio su questa terra, in questa città, qui. La nostra meta è oltre questo corridoio, dritto in fondo all'angolo del Chiostro dei Morti: la Madonna del Sacco, affresco di Andrea del Sarto (Firenze, 1486 – 1530) del 1525, restaurata nel 2012. Dell'opera si conoscono disegni preparatori conservati nei musei britannici e francesi, oltre a copie a Firenze, Londra e Roma.
 
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Da Notizie inedite della vita d'Andrea del Sarto: raccolte da manoscritti e documenti autentici - Luigi Biadi – 1831 – pagg. 43/48

Prezzo - E invalsa generalmente la opinione che quella Madonna sia nominata - del Sacco - e perchè Andrea nel recinto dell' a-fresco rappresentò un sacco sul quale appoggiasi S. Giuseppe, e perché qualche Scrittore sostiene che in premio dell'opera ricevè il Del Sarto un sacco di grano.
Convengo che il nome - Madonna del Sacco - possa prendere la derivazione dal sacco che per uno slancio di vaga fantasìa Andrea dipinse nell'a-fresco in modo da figurarlo ripieno non d'altro che dei panni occorrenti al bambino Gesù, alla Vergine, ed a S. Giuseppe, che vi si riposa senza in menoma parte avvallarlo, come dovrebbe accadere se dall'Autore si fosse voluto dimostrare il sacco ripieno di grano, e non di panni. Ma nego che il premio all'Artefice consistesse in grano: e lo nego cui documento alla mano tratto dai Libri manoscritti di spese dei PP. Serviti di Firenze esistente nell'Archivio centrale delle Corporazioni Religiose soppresse - ivi - Giugno 1514. ad Andrea Del Sarto per resto della Madonna del Sacco lire 56. - Il vocabolo - resto - somministra naturalmente il concetto di un'antecedente somma di danaro in conto, che potrà dirsi ricevuta da Andrea in lire 14., facendo si ammontar l'onorario fino a scudi 10. Nè può supporsi che maggiore delli scudi 10. fosse il pagamento di sì bella fatica, avvertendo il Vasari - fecela ( la Madonna del Sacco ) per poca somma.
Nego che il palmario consistesse in grano, sull'appoggio ancora dell'istesso Vasari - Fu de' danari di una donna che avea fatto un voto, dal quale scioltala M. Jacopo Frate de'Servi, gli ordinò che facesse fare la Madonna (del Sacco) che Andrea fu incombensato e fecela per poca somma.

CAPITOLO XI.
Reputazione d'Andrea in questo tempo.  
Che Andrea, mercè le sue più squisite produzioni avesse in tal tempo acquistato maggior fama, e fosse divenuto l'onor della Patria, siccome madre feconda di non comuni talenti, viene unanimemente consentito dalli Scrittori, i quali fermandosi a contemplar le bellezze dei dipinti - La Natività di Maria - I Magi - e - La Madonna del Sacco - esclamano energicamente che non si possono quelle mai abbastanza lodare, ed esortano altresì di imitarle chi nella pittura aspiri ad una ben solida reputazione . Il Vasari così ne ragiona - Le quali tutte opere diedero sì gran nome ad Andrea nella sua Città, che fra molti giovani e vecchi che allora dipignevano era stimato de' più eccellenti che adoprassino colori e pennelli - Argenville - En voyant ces Tableaux on rendroit toute la justice qu'est due à André Del Sarto, et l'on ne pourrait se defendre de le mettre au rang des premièrs peintres - Il Bocchi - E Tiziano Pittor famoso ne' tempi nostri, quando fu in Fiorenza per la vista di questa pittura ( Madonna del Sacco ) restò in guisa ammirato che commendando l'industria senza fìne, a tutte, le quali vedute havea, l'antipose, e quando era lontano, o altri di altra pittura favellava, non poteva a partito nessuno soffrire, e di haver dolore affermava, se della vista della Madonna del Sacco non saziava sua vista, e dell'alta sua bellezza non ragionava. - E il dottissimo Lanzi discorrendo della Madonna del Sacco - E a chi non vide Firenze e Roma fa fede ( quell'opera ) che Andrea al primo maestro dell'arte è talora piuttosto emulo che secondo. Chi sente che sia Tibullo nel poetare, sente che sia Andrea nel dipingere .

CAPITOLO XII.
Come lo consideravano in allora i bravi Artisti.  
Se fra i non pochi Artisti contemporanei d'Andrea, profondi conoscitori dei di lui meriti in questo tempo ed eziandio intenti a celebrarlo, non fo speciale menzione del Sansovino, del Puligo, del Granacci, del Bandinelli, del Ghiberti, del Perugino, procede dal sentirmi risuonar la voce del primo fra i primi, di quel Michelangiolo nominato dall' Ariosto

E quel eh' a par sculpe e colora
Michel, più che mortale Angel divino.

che intuona a relazione del Bocchi inni di gloria al nostro Del Sarto, professandogli stima non minore che all' Urbinese - ivi - Per lo che fu sempre questo maraviglioso artefice ( Andrea ) tenuto in pregio dal Buonarroto, e come chiedeva la sua virtù, altamente commendato ; ed ebbe ardire ( cotanto puote la verità in cuor gentile ) di dire queste parole in sul viso a Raffaello da Urbino, mentre che favellava seco sopra il valore di rari artefici - egli ha in Firenze un omaccetto volendo significare Andrea, il quale se in grandi affari, come in te avviene, fosse adoprato,ti farebbe sudar la fronte.



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