Guardando Firenze nei particolari da dietro l'obiettivo di una fotocamera.

lunedì 19 gennaio 2015

Della Robbia a tre metri dal suolo

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Firenze, Via Torta

Ci passiamo spesso per Via Torta, una via di passaggio per andare da Santa Croce a Piazza San Firenze. Spesso ci siamo soffermati per cogliere la storia che aleggia intorno tra questa via dal nome strano ma ben chiaro a chi ne conosce gli antefatti, ripercorrendo l'antico tracciato esterno dell'anfiteatro romano. Altrettanto interessante è la storia dei palazzi che si trovano nei pressi. In questa via, a ridosso della residenza signorile, Casa Ricasoli, quasi all'angolo con Via dell'Isola delle Stinche e a quasi tre metri d'altezza, troviamo un immagine sacra, una Madonna col Bambino e Angeli (nella foto in alto). Una targa ci illumina essendo essa uno stucco policromo di manifattura toscana del XVI secolo da Luca della Robbia.


Coordinate:  43°46'11.85"N,  11°15'37.33"E                      Mappe: Google - Bing



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domenica 18 gennaio 2015

Quando si fa sera

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Firenze, San Miniato al Monte



Coordinate:  43°45'34.33"N,  11°15'54.01"E                     Mappe: Google - Bing




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giovedì 15 gennaio 2015

San Miniato al Monte, il chiostro, il cacio di Paolo Uccello e il Buontalenti

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Firenze, San Miniato al Monte


"Quale sia il più vero significato di San Miniato al Monte ce lo rivela forse quel cartiglio marmoreo che da secoli, sulla soglia della Porta Santa, avverte il viandante con queste promettenti parole: «Haec est Porta Coeli», «questa è la Porta del Cielo»".  Così comincia il depliant illustrativo della Basilica  di San Miniato al Monte. In effetti la sua posizione collinare, in cima alla collina che sovrasta Firenze tra cielo e  terra, con il suo 'sguardo' diretto verso il mondo di sotto, verso la pianura su cui è adagiata la città, Firenze, sembra trasmettere protezione e amore. La sua facciata ricorda un volto umano con due grandi occhi che guardano la vallata fin verso l'orizzonte e a sua volta viene guardata e il suo 'volto' viene visto dai più lontani osservatori, i viandanti diretti in città. In fondo il guardare, l'atto dello sguardo è un rapporto d'amore e di protezione, perfino di tenerezza, quella tenerezza che unisce nello sguardo che si incrocia anche tra due giovani innamorati che non si stancano mai di fondersi negli occhi dell'uno e dell'altra quando si parlano. 
Qui, in cima alla collina, sin dal lontanissimo 27 aprile del 1018 esiste una piccola comunità di monaci che ha il privilegio di custodire la basilica di San Miniato al Monte, antichissimo presidio di pace, di bellezza e di speranza per Firenze. Oggi sono i monaci Benedettini Olivetani a vivere nell'abbazia scandendo la loro giornata tra preghiera e lavoro al ritmo dei  rintocchi delle  campane. A San Miniato iniziano la giornata alle ore 4.30 con un risveglio che interrompe il sonno per svolgere il loro compito quotidiano con un'equilibrata esperienza di manualità e di studio, nello stile della regola voluta da San Benedetto,  per sottrarsi al rischio dell'ozio, della sterilità e della superficiale erosione di quel dono stupendo che è il tempo. Nella piccola comunità, oltre ai necessari servizi di vita fraterna e domestica, i fratelli sono impegnati nella fabbricazione di pregiate candele in cera d'api, nella preparazione artigianale di squisiti dolci al cioccolato, crostate alla marmellata e biscotti vari e, infine, in una piccola produzione di ostie per uso liturgico.
Qualche giorno fa abbiamo colto l'occasione di visitare l'interno del monastero scoprendo le stratificazione che la storia millenaria ha posto in quel luogo rivelando tante cose prima nascoste e tanti particolari e dettagli mai visti prima. La nostra guida era Padre Bernardo, che con la sua brillante descrizione ci ha permesso di soffermarci in modo più approfondito su molte particolarità della storia e dell'architettura del luogo oltre che sui vari aspetti spirituali che aleggiano costantemente in ogni dove, dal chiostro, al refettorio, fino giù alle cantine.


Nel chiostro al primo piano, alle pareti  tra gli archi e le volte troviamo quel che resta degli affreschi , in alto un particolare di un angelo alato, di   Paolo Uccello (Firenze, 397 – 1475)  che qui lavorò fino a che riuscì a resistere, non alle tentazioni ma alle trasformazioni somatiche causate da una stretta alimentazione (di cacio ovvero formaggio) che sembra costituissero il suo più grande problema. Leggiamo in " Le Bellezze della Città di Firenze" di M. Francesco Bocchi (1625-1706) edito nel 1677 "...  ritornando a Paolo, mentre dipinse in San Miniato la sagrestia, perché l’Abate gli dava molto cacio, lasciato il lavoro nel vedere i PP. fuggiva, e dimandatogli la cagione rispose: 'io sono ormai divenuto tutto cacio a segno che temo nel passar da’ leguaiuoli che essi non si servino di me per mastice' "


Qui nel chiostro, sotto la parte del porticato situata a est,  riusciamo a distinguere ancora, seppur sbiadito e tenue, il volto di un angelo del maestro  Paolo Uccello, mentre sotto il porticato a sud è riconoscibile un elegantissimo affresco con figure 'in movimento' di Bernardo Buontalenti  (Firenze, 1531 – 1608) con a sinistra,  al centro,  la sua firma ....DA BER. BVUONTALENTI OPVS, l'anno è assolutamente illeggibile se on addirittura cancellato.




Coordinate:  43°45'34.33"N,  11°15'54.01"E                     Mappe: Google - Bing



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lunedì 12 gennaio 2015

Il soffitto sopra la Chimera

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Firenze, Museo Archeologico Nazionale

Siamo in Piazza Santissima Annunziata, di fronte è la Basilica omonima con a sinistra il Chiostro Grande, delimitata a destra dallo Spedale degli Innocenti, a sinistra il Loggiato dei Servi di Maria e  da Palazzo Budini Gattai  dietro. Al numero 9b di Piazza Santissima Annunziata è l'ingresso del Museo Archeologico Nazionale con al primo piano la Sezione Etrusca, in cui, insieme ad alcuni capolavori della scultura funeraria chiusina in pietra fetida, sono esposti tra l'altro le grandi statue in bronzo della Chimera  (fine V- inizi IV sec. a.C.) e dell’Arringatore ( fine II- inizi I sec. a.C.), la Minerva di Arezzo (III sec. a.C.). Allo stesso primo piano troviamo la Sezione Egizia. Il Museo Egizio di Firenze è secondo in Italia solo al famoso Museo Egizio di Torino. Al secondo piano, corrispondente al Palazzo della crocetta, sono esposte le Antiche Collezioni Mediceo-Granducali, la collezione della ceramica attica figurata, una selezione dei grandi e piccoli bronzi greci, romani e rinascimentali, tra cui il Torso di Livorno, la testa di cavallo Medici Riccardi e l’Idolino di Pesaro, e due kouroi greci arcaici in marmo  ed altro. 
Molto suggestiva è la sala al primo piano del Museo dove sono esposte e messe in risalto da faretti che le illuminano tre bronzi di mirabile fattura, la Chimera e l'Arringatore che abbiamo sopra nominato e la Testa di Giovinetto, un bronzo degli ultimi decenni del IV secolo a.C. rinvenuto a Fiesole.
Qui sopra vediamo un particolare della volta affrescata della sala che accoglie il tre gioielli uno dei quali è la famosa Chimera di Arezzo.



Coordinate:  43°46'35.50"N,  11°15'40.43"E                      Mappe: Google - Bing




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giovedì 8 gennaio 2015

La rosa canina, l'uccellino e lo spregio vendicato

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Firenze, Orsanmichele, Lato Via De' Lamberti.

La copia della Madonna della Rosa, opera attribuita a Piero di Giovanni Tedesco (1386 - 1402), si trova in una nicchia della Chiesa di Orsanmichele della facciata sud di Via De' Lamberti, Fu commissionato dall'Arte dei Medici e Speziali. L'originale del 1399 circa si trova all'interno del Museo di Orsanmichele, al primo piano, insieme alle altre statue e bronzi originali delle facciate esterne della chiesa. 
Riguardo questa mirabile opera abbiamo ritrovato la storia reale che ha portato a incidere sulla sua base, a perenne ricordo, le seguenti parole: 

HANC FERRO EFFIGIEM PETIIT LUDAEUS ET INDEX
IPSE SUI VULGO DILANIATUS OBIT
MCCCCLXXXXIII


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Ma leggiamo cosa scrive Filippo Baldinucci nel 5° volume delle sue 'Opere - Notizie de' Professori del Disegno da Cimabue in qua ' del 1811 - pgg 364-165
"Opera delle mani di questo Artefice fu la Vergine di marmo col Figliuolo in braccio, che oggi si vede nell'Oratorio di Orsanmichele, la quale egli fece per l'Arte degli Speziali per ornamento d' una delle facciate di fuori di esso Oratorio dalla parte, che guarda verso la Residenza dei Capitani di Orsanmichele. Occorse poi l'anno 1443 [1493]. che uno scellerato nomo, o fosse infedele instigato dal Diavolo, tentò di fare ingiuria a questa Immagine: ed in particolare molto si affaticò per guastare il volto del Bambino Gesù. Si abbatterono a caso alcuni fanciulli, i quali in un subito cominciarono, non solo a riprendere aspramente colui, ma a corrergli dietro co' sassi: e volle Iddio per difesa dell'onore della sua Madre, che le voci di quei semplici ed innocenti fanciulli svegliarono spiriti di tanto zelo ne' popoli corsi al romore, che datisi a correre alla volta di quell'infelice miseramente lo uccisero. Dipoi a questa Sacra Immagine cominciò a concorrere gran quantità di gente, a cagione d'essere state ricevute per mezzo di quella molte grazie; onde 1' anno 1628. per maggior venerazione fu fatta portare dentro all'Oratorio, e fu situata nel luogo, dove al presente si vede. ..." 
Aggiungiamo che che il suddetto  Filippo Baldinucci, Fiorentino Accademico della Crusca 8come è riportato nella prima pagina del volume, attribuisce l'opera non a  Piero di Giovanni Tedesco bensì a "Simone, fratello di Donatello Scultore Fiorentino, Discepolo del Brunellesco, che si crede che fiorisse circa il 1430". 

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Coordinate:   43°46'14.26"N,  11°15'17.19"E                 Mappe:    Google  -  Bing




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lunedì 5 gennaio 2015

Casa Baccani

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Firenze, Piazza di Santa Maria Novella 23

Siamo in  Piazzadi Santa Maria Novella, sulla parte destra che delimita la piazza guardando la facciata della basilica troviamo uno stretto palazzo di quattro piani, gli ultimi dei quali dipinti a finto graffito di cui l'ultimo con finte colonne su cui si avvolgono tralci di vite. proprio al centro vediamo uno scudo con un'arme segnata da un leone appoggiato a una lancia posta in palo, forse riconducibile alla famiglia Rosselli del Lion Bianco. La casa fu proprietà e residenza dell'architetto Gaetano Baccani (qui sotto).



GAETANO BACCANI
CAVALIERE DELL'ORDINE TOSCANO DEL MERITO
ARCHITETTO DELL'OPERA DI S. MARIA DEL FIORE
CHE A CONSERVARE I PATRII MONUMENTI
E AD ABBELLIRE DI NUOVI EDIFICI FIRENZE
POSE FELICEMENTE L'INGEGNO
EBBE QUESTA MEMORIA
NELLA CASA OVE ABITO' E MORI' D'ANNI LXXV
IL XVIII DI GIUGNO DEL MDCCCLXVII
PER DECRETO DEL COMUNE
QUANDO LA FACCIATA DEL DUOMO
COMPOSTA DA CHI GLI FU NELL'ARTE ALUNNO
CON NAZIONALE FESTEGGIAMENTO
S'INAUGURAVA

Gaetano Baccani  fu architetto  (Firenze 1792 - 1867), costruì, tra l'altro, il palazzo di C. Borghese (1821) e il campanile di S. Croce (1865), sistemò l'interno del Duomo (1842) e la facciata della compagnia della Misericordia (1843, il Palazzo dei Canonici in Piazza del Duomo (1825-1830), il sepolcro e gli apparati funebri per la Granduchessa Maria Anna Carolina di Sassonia in San Lorenzo (1832-1833), il Torrino del Giardino Torrigiani (1820-1824), la facciata e il vestibolo del Teatro della Pergola (1855), i restauri neorimascimetali di San Lorenzo (1858-1860) e numerosi palazzi privati, tra i quali spiccano il Casino Salviati in Borgo Pinti (1834), il Palazzo Capponi in Via Giusti (1825), l'ampliamento del Cimitero delle Porte Sante presso San Miniato al Monte (1859-1864) ed altro ancora.




Coordinate:  43°46'25.70"N,  11°15'0.47"E                      Mappe: Google - Bing



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giovedì 1 gennaio 2015

Uno scorcio del Duomo ai tempi di Bernardino Poccetti

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Firenze, Piazza della Santissima Annunziata. il chiostro "grande"

Alla sinistra della Basilica della Santissima Annunziata si apre il chiostro "grande" o dei "morti", risistemato su un lato della chiesa da Michelozzo (Firenze, 1396 – 1472) e da altri; fu terminato nel secolo XV. Qui si trovano venticinque lunette sotto gli archi, affrescate intorno al 1605 da Ventura Salimbeni (Siena, 1568 – 1613), Fra Arsenio Mascagni  (Firenze, 1579 – 10 marzo 1637), Matteo Rosselli (Firenze 1578 -  1650) intorno a 1616 e  Bernardino Poccetti, pseudonimo di Bernardo Barbatelli (Firenze 1548 – Firenze, 1612). Questo, nella foto in alto, è un particolare di una delle sei lunette affrescate prima del 1612  da Poccetti situate sul lato nord del chiostro nel quale viene rappresentato il vescovo di Firenze che assegna al nuovo Ordine la regola di Sant'Agostino. Si riconosce sullo sfondo, in alto a sinistra, l'inconfondibile architettura del Duomo.

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Coordinate:  43°46'37.93"N,  11°15'39.97"E                      Mappe: Google - Bing



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domenica 28 dicembre 2014

L'orante a San Miniato al Monte

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Firenze, San Miniato al Monte

La fondazione della Basilica di San Miniato al Monte risale al 27 aprile 1018, venne  terminata nel 1207. San Miniato fu il primo martire della città. Era probabilmente un mercante greco o un principe armeno in pellegrinaggio a Roma intorno al 250.
Qui vediamo parte della facciata della Basilica con il particolare del  mosaico, risalente al 1260, del  Cristo Pantocratore, seduto su un ricco trono in atto benedicente, tra la Vergine e il santo a cui è dedicata la Basilica, San Miniato, rappresentato nella dignità di re d'Armenia, nell'atto di offrirgli la corona.  



All'interno della chiesa, nel catino absidale si riprende il tema con un altro grande, simile a quello della facciata, col Redentore tra la Madonna e san Miniato, risalente al 1297 come testimoniato da una iscrizione nella cornice, probabilmente dello stesso anonimo artista. Esso è arricchito e completato con  i simboli dei quattro Evangelisti in basso. Il crocifisso che domina l'altare maggiore è attribuito a Luca della Robbia (Firenze, 1399/1400 circa – 1482). 
Qui sotto un altro particolare della facciata, uno dei due oranti in atteggiamento di preghiera, con le braccia ripiegate in alto, come avveniva anticamente diversamente da quanto avviene oggi in cui  si prega con le palme delle mani congiunte. 



Coordinate:  43°45'34.33"N,  11°15'54.01"E                     Mappe: Google - Bing



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giovedì 25 dicembre 2014

Si pesca alla Pescaia di Santa Rosa

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Firenze, Lungarno Soderini

Una passeggiata per Firenze per raggiungere Santa Maria del Carmine al fine di ammirare la Cappella Brancacci che ospita affreschi di Masolino (1383 – 1440 circa), Masaccio (1401 – 1428) e Filippino Lippi (1457 – 1504). Partiamo da Santa Croce per arrivare in Piazza della Signoria passando per Borgo de' Greci, poi percorriamo il Piazzale degli Uffizi, passiamo sotto il loggiato del Corridoio Vasariano, attraversiamo  il Ponte Vecchio e imbocchiamo Borgo San Jacopo. Si arriva a Ponte Santa Trinita senza attraversarlo costeggiamo la sponda sinistra dell'Arno su Lungarno Guicciardini, sino ad incrociare il Ponte alla Carraia. Tra questo e il Ponte Amerigo Vespucci vediamo a Pescaia di Santa Rosa, un artefatto che taglia trasversalmente l'Arno e che un tempo dava acqua ai mulini che vi si trovavano a fianco. Oggi la Pescaia ospita pescatori, specialmente d'inverno, d'estate è frequentata da persone amanti della tintarella tra il fresco delle brezze che spirano lungo il fiume. Sull'altra sponda si apre Piazza Ognissanti con la facciata seicentesca, barocca, della  basilica che porta lo stesso nome. Si prosegue verso Piazza di Cestello, costeggiando la chiesa di S. Frediano in Cestello e l'ex monastero dei Cistercensi e delle Carmelitane dove visse e morì Santa Maria Maddalena de' Pazzi.

Finalmente arriviamo in Piazza del Carmine, al cui fianco sinistro, destro per chi guarda la facciata vi è l'accesso al Convento di Santa Maria del Carmine ed oltre il chiostro  la famosa Cappella Brancacci dove lavorarono fra il 1425 e il 1427  Masolino e  Masaccio, e  Filippino Lippi, che vi lavorà  negli anni fra il 1481 e il 1485 creando una unità artistica con i suoi predessori, ed il Cenacolo di Alessandro Allori (1582)


Coordinate:   43°46'16.56"N,  11°14'40.71"E                    Mappe: Google - Bing



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lunedì 22 dicembre 2014

Baccio d'Agnolo e Palazzo Lanfredini

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Firenze, Lungarno Guicciardini 9- 11, Palazzo Lanfredini

Le fondamenta dell'edificio sarebbero databili attorno alla fine del XIV secolo. Nonostante i molti restauri dei quali è stato oggetto, l'edificio mostra una facciata che ancora rileva il suo originario assetto, riconducibile a un progetto di Baccio d'Agnolo, già ricordato da Giorgio Vasari in relazione a questo cantiere che, presumibilmente, dovette essere aperto attorno al 1512. Ecco cosa dive il Vasari:


Baccio D’ AGNOLO,
ARCHITETO FIORENTINO.
Nato circa il 1460. - Morto, 1553.
Sommo piacere mi piglio alcuna volta nel vederci principii degli artefici nostri, per veder salire molti talora di basso in alto, e specialmente nell'architettura; la scienza della quale non è stata esercitata, da parecchi anni a dietro, se non da intagliatori o da persone solistiche, che facevano professione, senza saperne pure i termini e i primi principii, d'intendere la prospettiva …. A Lanfredino Lanfredini fece fabricare lungo Arno la casa loro, che è fra il ponte a Santa Trinita ed il ponte alla Carraia ; (oggi [Palazzo] de' Corboli, segnato col n. comunale 2037) .... 
Vasari - Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architetti..., Volume 9, pag. 229



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Una lapide ci ricorda:
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LE ANTICHE CASE DEI LANFREDINI
EBBERO ASSETTO DA BACCIO D'AGNOLO
AFFRESCHI DEL POLLAIUOLO DEL PONTORMO DEL VOLTERRANO
SCULTURE DEL SANSOVINO
E UN FRONTE DECORATO A SGRAFFITO DA ANDREA FELTRINI
PER L'ELEZIONE DI PAPA LEONE X
FURONO SEDE DI ILLUSTRI MERCATURE
RESIDENZA DI PUBBLICI FUNZIONARI
ORTO DI PERSONALITÀ ECCLESIASTICHE

MD - MM
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Coordinate:  43°46'8.64"N,  11°14'53.59"E                      Mappe: Google - Bing



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giovedì 18 dicembre 2014

L'ultima cena dell'Orcagna

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Firenze, Piazza Santo Spirito, Cenacolo

Siamo ritornati in Piazza Santo Spirito. Nella foto vedete a dstra una striscia della facciata della Basilica di Santo Spirito con alla sua sinistra il portone che è l'accesso al Chiostro dei Morti. A sinistra vediamo il portone d'accesso al Cenacolo con le due grandi bifore che illuminano gli interni,  e la striscia gialla con la scritta bianca  "Fondazione Salvatore Romano".  
Qui è appunto la Fondazione Salvatore Romano, un Museo. Il museo ha sede nell'antico Cenacolo del convento eretto a fianco della chiesa di Santo Spirito dai frati eremitani di Sant'Agostino. Questo ampio Refettorio, (come ci racconta il dépliant illustrativo del museo) edificato in stile gotico nel XIV secolo, è l'unico ambiente dell'insigne complesso monumentale di Santo Spirito che conserva la struttura originaria. La sua antica funzione è ricordata dall'imponente affresco trecentesco di Andrea Orcagna (Andrea di Cione di Arcangelo soprannominato L'Orcagna, 1310 circa – 1368)) e aiuti che ne decora tutta la parete orientale, con in basso frammenti (dettagli nella foto in basso) di un'Ultima Cena e in alto una superba Crocifissione animata da un singolare gusto descrittivo. L'affresco è non solo una delle opere migliori dell’Orcagna, ma anche una delle più vaste pitture murali del Trecento giunte fino a noi.
Il Cenacolo ospita le opere donate al Comune di Firenze nel 1946 dal collezionista e antiquario campano Salvatore Romano (1875 – Firenze, 1955), una pregiata raccolta di sculture, frammenti di decorazione architettonica, affreschi staccati e arredi, di varia provenienza e di epoca compresa tra l'antica età romana e il XVII secolo. Come previsto dall'atto di donazione, la raccolta conserva ancora oggi il suggestivo allestimento, di gusto ornamentale ed evocativo, che fu realizzato sotto la direzione di Salvatore Romano e, pertanto, rappresenta in primo luogo una testimonianza diretta della particolare sensibilità artistica di questo illustre antiquario che ebbe rapporti con i più importanti collezionisti e direttori di musei stranieri del suo tempo.
Tra le opere più significative figurano un Angelo e una Cariatide di Tino di Camaino (1285c-1337 ca.), due frammenti di rilievi attribuiti a Donatello (Donato di Niccolò di Betto Bardi, Firenze, 1386 – 1466) e una Madonna con Bambino della cerchia di Jacopo della Quercia (Jacopo di Pietro d'Agnolo di Guarnieri detto Jacopo della Quercia, 1374 ca. – 1438) .


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Coordinate:  43°46'1.20"N,  11°14'52.77"E                       Mappe: Google - Bing



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domenica 14 dicembre 2014

San Firenze

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Firenze, Piazza San Firenze, Chiesa di San Firenze

Siamo in  Piazza San Firenze delimitata a nord dal Bargello, a sud da Palazzo Vecchio, a ovest dal Palazzo Gondi e ad est dall'ex Tribunale di Firenze a sua volta ex convento e oratorio. Salendo qualche scalino entriamo nella Chiesa di San Firenze dedicata all'Immacolata e San Filippo Neri. Sulla parete di desta un foglio giallo spiega: Iniziata nel 1668 – 72 su sobrio disegno di Pier Francesco Silvani come Oratorio subì trasformazioni e completamenti nel 1713 sotto la direzione di G Fortini [Gioacchino Fortini, Settignano, 1670 – 1736]. Di lui sono le architetture barocche dell'abside e degli altari, le statue del presbiterio (Carità e Purità) e i due primi bassorilievi con episodi dalla vita di San Filippo [Firenze, 1515 – 1595]. Gli altri due nella parte inferiore della chiesa sono di A. Montauti [Antonio Montauti, Firenze. 1685 - 1740], l'Altare maggiore di Z. del Rosso [Zanobi del Rosso, Firenze 1724 - 1798].
Le tele degli altari sono di G. Pinzani (A Gherardini). T. Redi G. A. Puglieschi, G. Sacrestani. A. D. Gabbiani, G Perini (O. Marinari). Nella soffitta dorata, su disegno di Pier Francesco Silvani, tela di G. C. Sagrestani (San Filippo in gloria). Nel catino dell'abside, grande affresco di N. Lapi con la SS Trinità con Apostoli e santi fiorentini.
La facciata fu compiuta nel 1731-32 su disegni di F. Ruggeri e G. Fortini del quale sono anche le statue del gruppo sopra il portale. Nella cappella, compiuta nel 1776 su disegno di Zanobi del Rosso, Madonnina di C. Maratta tavola attribuita a G. Stradano e affreschi nella cupola di L. Sabatelli e figli altare di Z del Rosso.



Coordinate:  43°46'11.15"N,  11°15'28.22"E                      Mappe: Google - Bing



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giovedì 11 dicembre 2014

Il rigore e la sobrietà di Santo Spirito

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Firenze,  Santo Spirito


Con il post precedente abbiamo visto in lontananza  la cupola e il campanile di Santo Spirito, adesso ci avviciniamo per mostrare qualche dettaglio in più. La Basilica  di Santo Spirito  si trova nel quartiere dell’Oltrarno della città di Firenze.  E'  una delle principali basiliche del primo rinascimento, elegante e pulita nella sua inconfondibile facciata essenziale che domina la piazza dall'alto di una scalinata. La basilica è stata costruita sui resti del duecentesco convento agostiniano distrutto da un incendio, è l'ultimo capolavoro di Filippo Brunelleschi (Firenze, 1377 - 1446) che la iniziò nel 1444. Secondo i suoi progetti, i lavori continuarono nel 1446 sotto la direzione di Antonio Manetti (Firenze, 1423 –  1497), Giovanni da Gaiole (Gaiole in Chianti  1407 circa - 1476) e Salvi d’Andrea, fu portata a termine nel 1488. A Salvi d’Andrea si deve la costruzione della cupola, su progetto di Brunelleschi. Lo snello campanile è di Baccio d’Agnolo (Firenze, 1462 –  1543).

Coordinate:  43°46'1.20"N,  11°14'52.77"E                       Mappe: Google - Bing



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lunedì 8 dicembre 2014

Sopra la Loggia

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Firenze, Loggia dei Lanzi

Siamo ancora sulla Torre d'Arnolfo a scattare foto dall'alto dalle feritoie del ballatoio. Da qui si scopre che in cima alla Loggia dei Lanzi non c'è un tetto bensì una terrazza con tavolini e ombrelloni. E' il bar situato sull'ala occidentale degli Uffizi. In realtà Bernardo Buontalenti creò questa terrazza per poter assistere alle varie cerimonie e agli spettacoli ma, come immaginate, non era per tutti. Tra i caratteristici tetti di Firenze, sullo sfondo della foto, vediamo Palazzo Pitti a sinistra e a destra, in alto, il campanile e la cupola di Santo Spirito.



Coordinate: 43°46'9.18"N, 11°15'20.11"E                      Mappe:    Google   -   Bing





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giovedì 4 dicembre 2014

Imperiale e Reale pilastro

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Firenze, Piazza del Duomo

Sono apparentemente solo dei semplici pilastri che girano intorno al Duomo per sorreggere una ringhiera di ferro. Ma anche questi manufatti hanno antefatti e una una storia da raccontare come quasi tutto quello che vediamo a Firenze. Eleganti seppur massicci e robustissimi, poggiano su una base pressoché cubica sulla quale si trova un dado ottagonale a sostegno di una forma allungata attorcigliata su se stessa ricordando in qualche modo alcuni pilastri marmorei, policromi, della Cattedrale. Su alcuni di questi pilastri in ferro o ghisa si riscontra qualche accenno, ma non troppo evidente considerando i quasi due secoli di esposizione agli elementi atmosferici e inquinamento, al consumo e alla ruggine si legge, proprio sulla base, l'anno di fabbricazione e la provenienza, la fucina che li ha prodotti. 

IMPERIALE E REALE 
FONDERIA
DI
FOLLONICA
AN 1836


Una fortunata ricerca ci permette di risalire alla questione antica. Leopoldo II di Toscana (1797 – 1870)  dà il via alla grande bonifica maremmana conquistando terra all'agricoltura e al pascolo, e per tale opera è da considerare il padre della Follonica moderna (1832). Ma lo stesso Granduca volle far diventare Follonica il centro dell'Imperiale e Reale Amministrazione delle Miniere di Rio e delle Fonderie del Ferro di Follonica (IRAMFF) avviando un intenso programma di rinnovamento tecnologico degli impianti. Follonica divenne uno dei più moderni e funzionali poli della siderurgia a livello nazionale i cui echi e retaggio giunge fino ai nostri giorni insieme alla vicina Piombino. 


Coordinate:  43°46'24.00"N,  11°15'21.30"E                     Mappe: Google - Bing



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