Guardando Firenze nei particolari da dietro l'obiettivo di una fotocamera.

Visualizzazione dei post in ordine di data per la query Brunelleschi. Ordina per pertinenza Mostra tutti i post
Visualizzazione dei post in ordine di data per la query Brunelleschi. Ordina per pertinenza Mostra tutti i post

lunedì 10 settembre 2018

La strana piccola testa del Duomo





Firenze, Duomo

Sul lato sinistro del Duomo vediamo tre grandi teste apotropaiche appoggiate su degli emipilastri, due hanno sembianze apparentemente umane e una terza ha le fattezze leonine. Quella testa umana, che è più lontana dalla facciata e quindi più vicino alla cupola del Brunelleschi retrostante, si atteggia a gridare inorridita per sempre, chissà perché, ed ha al suo fianco sinistro un particolare che non è visibile dal basso il che fa presumere che sia stato messo lì per qualche motivo nascosto che però ci sfugge. Sembra essere la testa di una persona dalle sembianze vagamente feline, di gatto, con una pettinatura strana, ma potrebbe rappresentare proprio semplicemente un gatto. Potrebbe anche essere la caricatura di qualcuno, magari dello stesso scalpellino che l'ha realizzata o chissà chi o potrebbe essere il gatto di bottega che ha ispirato l'artista tanto da volerlo immortalare con una scultura tanto in alto. Già abbiamo visto che il Duomo accoglie tante altre teste di animali, buoi, cani, soprattutto leoni, e dopotutto mancava il gatto.





Coordinate:   43°46'24.09"N,  11°15'25.74"E                     Mappe: Google - Bing




Altre nostre foto su Instagram

Altre nostre foto su Instagram


 Firenze Nei Dettagli è anche su  


.

lunedì 20 febbraio 2017

In via degli Agolanti col Canto del Parentado per via dell'Arcivescovato





Firenze, Via Roma, Canto degli Agolanti

La Via dell'Arcivescovato chiude lo stabile del Ghetto dal lato di levante. Era questa via l'arteria principale di Firenze, la strada più antica, che occupava appunto il luogo dell'antica Via Cassia la quale faceva capo al Ponte Vecchio. Il nome attuale è moderno e la via ebbe nei diversi tempi altri nomi derivanti o dalle famiglie che vi ebbero le case o dalle botteghe che vi erano poste. Un forno antichissimo, detto della Macciana,  fece per molto tempo chiamar Via della Macciana o del forno della Macciana il tratto di questa strada che era fra via della Nave e Via della Vacca. Le botteghe di chiavaioli e di succhiellinai fecero chiamare in diverse epoche questo tratto di strada tra Via Chiavaioli e Via o Piazza de' Succhiellinai. Il breve tratto poi tra Via della Nave è la Piazza del Mercato si chiamò il canto del Parentado, dal nome dell'antica loggia che era posta là sul crocicchio della strada, o Via degli Agolanti dal nome di una antichissima e potente famiglia che ebbe quivi le sue antiche case. I fabbricati oggi appartenenti al quadrato del Ghetto, che sorgevano da questo lato appartennero ai Medici, ai Della Tosa, ai Della Pressa ed ai Pecori. Le case de' Pecori voltavano anche nella strada di fianco all'Arcivescovado che oggi si dice erroneamente Via della Vacca. Questo breve tratto fino alla Piazza dell'Olio, in altri altri tempi Piazza del Vescovo o di S. Ruffillo, non aveva un nome proprio. Si diceva il Canto de' Pecori, nome che si estendeva anche ad un primo tratto della Via dell'Arcivescovado, perchè qui tutt' all' intorno ebbe le sue case la famiglia Pecori.
Accanto ai Pecori ebbero le loro case ed una torre delle più antiche i Filitieri Da Castiglioni, prima di andare ad abitar da S. Andrea: e più verso la Via de' Boni ve ne ebbero i Fighineldi sostituiti dipoi in questo possesso dai Boni. Il nome di Via della Vacca dato prima a quel piccolo tratto strettissimo della strada tra Piazza dell'Olio e Via de' Boni, ho detto che è erroneo, perchè esso non derivò dal nome di una famiglia Della Vacca che esistè in Firenze. Le derivò invece dall' insegna di una bottega, anzi di un forno, ed il vero nome che ebbe per molto tempo fu di Via del Fornaio della Vacca. I Boni, e non Buoni, come è scritto nel cartello postovi dal Municipio, ebbero case, torri e palagio sull'angolo del Ghetto fra questa Via della Vacca e la via de' Naccaioli ed altro loro palazzo sorgeva dal lato opposto, nello spazio occupato per formare il giardino ad una specie di piazza dinanzi al Palazzo riedificato dagli Orlandini. Via de' Naccaioli fu il nome di una piccola parte soltanto di questa via dove furono alcune botteghe di fabbricanti di nacchere, un antico strumento assai in uso in altri tempi. Il nome più importante e più antico della strada era quello di Via dei Rigattieri perchè qui appunto furono in gran numero le botteghe di quest'arte. L' ultimo tratto poi verso il Mercato, si chiamò Via degli Stracciaioli, sempre per causa delle botteghe appartenenti a questo mestiere che consisteva nel toglier dal bozzolo la seta straccia. I palazzi, le case, le torri, la loggia dei Brunelleschi occupavano tutto il lato di levante di questa strada fra le case de' Boni e la loggia dei Tosinghi. E da' Brunelleschi s'intitolava pure la piazzetta comunemente chiamata de' Marroni e che si disse anche di S. Leo dalla chiesa poi soppressa che vi sorgeva e che fu una delle primitive parrocchie di Firenze.

Il ghetto di Firenze e i suoi ricordi illustrazione storica di Guido Carocci A. Forni, 1886


Oggi Via Roma, diventata una delle strade più fini di Firenze dopo la ristrutturazione di Firenze capitale del Regno d'Italia nella seconda metà dell'Ottocento, una volta era Via dell'Arcivescovato continuazione della Via Cassia provenendo dal Ponte Vecchio e traversando lo scomparso Mercato Vecchio sorto sopra l'interrato Foro Romano.



Coordinate:   43°46'19.86"N,  11°15'19.68"E                    Mappe: Google - Bing



 Firenze Nei Dettagli è su  



giovedì 19 gennaio 2017

Nel periodo di decadenza



Firenze, Piazza della Repubblica

L'Arcone di Piazza della Repubblica si trova dove una volta, prima di Firenze Capitale, c'era il Mercato Vecchio e il Ghetto e dove ancor prima c'era il Foro Romano, il Campidoglio i cui materiali servirono per le costruzioni successive dei palazzi del XIII secolo. Probabilmente le pietre cavate e lavorate dai romani che fondarono a Firenze una colonia sono quelle che servirono per i palazzi e le fondamenta delle torri.  Parecchie fra le famiglie più illustri per nobiltà e altezza di lignaggio, più potenti per ricchezza di possessi o per importanza di mercatura, più autorevoli per numero di aderenze o per eccellenza di uomini, avevano palagi, torri, logge, coni, in questa località che formò il primo nucleo della città del XIII secolo. Talune di queste famiglie erano discese da Fiesole ab antiquo, altre, abbandonati i turriti e cupi manieri sparsi sulle vette de' monti del contado, s' erano condotte a Firenze per dividere cogli antichi abitatori e diritti e doveri.  
Da Fiesole vennero a costruire sugli spazi del vecchio Foro Romano e ad abitare gli Arrigucci padroni e difensori fin da' secoli più lontani del vescovado di Fiesole, i Filitieri che si dissero dipoi Catellini aggiungendo al cognome il nome del più importante dei loro castelli, Castiglione, che sorge alle pendici di Monte Morello. Dai gioghi del Casentino e della Romagna dov'ebbero signoria feudale, dove possedettero innumerevoli castelli, scesero gli Ubaldini ed alcune delle case loro eressero lì da S. Maria in Campidoglio accanto ai palagi sontuosi, alle torri dei Brunelleschi, antichissimi abitatori di Firenze e signori del castello della Petraja. Palagi di mirabile ricchezza, torri, case, logge, eressero le famiglie della celebre consorteria dei Bisdomini e particolarmente i Tosinghi e i Della Tosa. Anche dei Figlineldi appartenenti all' altra consorterìa de' Figiovanni e de' Ferrantini sorsero qui le solide case e con loro altre ne inalzarono, i Rodighieri, i Renovandi, i Pecori, i Della Pressa, i Medici, gli Ardimanni, i Boni, tutte famiglie potenti e di molta riputazione nei tempi della repubblica.
Lo splendore e la ricchezza non continuano lungamente ad aver sede in questo luogo, centro di famiglie nobili e fastose. Nel XIV secolo siamo già in piena decadenza. Molte case annesse ai palagi non servono più agli usi delle famiglie che di codesti palagi erano padrone, nè per abitazioni di servi e vengono appigionale; le antiche corti che si aprivano in mezzo alle abitazioni di ognuna di quelle famiglie e servivano a feste e a radunanze, divengono piazze con botteghe e banchi ; nei vicoli interni si stabiliscono delle osterie ed anche dei luoghi di male affare; le traccie dell'antico splendore si affievoliscono e scompaiono a poco alla volta. E le ragioni sono molte e facili a comprendersi. Le famiglie che avevano già una potenza quasi principesca si dividono, decadono, impoveriscono addirittura, nè possono più mantenere il fasto e la magnificenza primitiva; altre trovano che l'abitare una località sottoposta alle emanazioni poco grate del Mercato, prossimo troppo a luoghi chiassosi e sconci, non è la cosa più comoda e piacevole, sicché stabiliscono altrove la loro dimora.
Già ai primi del 1400 si rileva che qui abitavano soltanto alcuni dei Della Tosa assai decaduti dall' antica grandezza; altri dei Rrunelleschi ridotti in fortuna meno che modesta, alcuni dei Pecori e basta. Tutte le altre famiglie erano estinte, scomparse, trasferite altrove, per dar luogo ad una popolazione nuova di mercanti, di trecconi, di facchini del mercato, di pollaioli, di meretrici. Le osterie, i luoghi di male affare favorirono poi le riunioni di gente chiassosa, di vagabondi, di malanni che si trattenevano là notte e giorno a farne d'ogni colore. Aggiungasi che là facevano poi capo anche i soldati delle compagnie di ventura, quelli che seguivano i principi e gli ambasciatori di passaggio e in missone a Firenze, talché spesso e volentieri succedevano colà scene di violenza e di scandalo. 
Che gente abitasse colà e quali episodi vi si svolgessero, può mostrarlo la seguente denunzia testuale che Jacopo di Bernardo d' Alamanno De' Medici, uno dei poco fortunati possessori di case in questa località faceva nel 1498 e che trovasi registrata nel campione del gonfalone Drago S. Giovanni. I fatti ai quali si accenna in tale denunzia singolarissima per forma e per stile, si riferiscono all'epoca in cui trovavasi a Firenze coi suoi soldati francesi Carlo VIII.
Ecco il documento:
« Sustanzie.  
«Un albergo ad uso di meretrice e tre botteghe ad uso di meretrice chon una casetta sulla piazza del Frascato. Le quali case e botteghe si suolevano appigionare tutte chon detto Albergo e al presente poche non si trova senone ladri e ribaldi che le voglino torre a pigione e quando le togliessino se ne andrebbono chon Dio e cholle masserizie e cholla pigione come ano fatto molti altri ne tempi passati. Il presente si fà governare per un artefice e rendemi L. 36 al mese ne temporali buoni e utimamente i franciosi marsano lettiere, presano e imbolarono la più parte delle lenzuole. »
E' strano il documento, ma è efficacissimo per dare un idea della razza di abitatori e di frequentatori di questa località, la quale, come dirò dopo, si suoleva chiamare in gran parte il Frascato dal nome di una piazza e di una celebre osteria che qui si trovava.  
E non basta.
Il nome di Piazza del Postribolo col quale era indicata una piazzola interna, perché qui fu istituito il primo locale di questo genere, i luoghi destinati allo stesso uso esistenti nel Frascato e nel chiasso di Malacucina, i magazzini dei pollaioli situati in diversi vicoli interni, alcune scuole di ballare... d'infima specie, tre o quattro osterie, la contiguità col mercato ed un numero infinito di ricordi che si riscontrano negli archivi di varj magistrati preposti alla tranquillità ed alla morale pubblica, dipingono a colori ben distinti lo stato disgraziatissimo in cui la parte interna specialmente di quest' ampio quadrato era ridotta nel secolo XV. 
Si capisce quindi facilmente come mai delle storiche famiglie antiche abitatrici di questa località non restassero più nel secolo successivo che le memorie.
Su per giù, si può affermare che le condizioni in cui trovavasi allora il Frascato, chiamandolo così perché così era generalmente chiamato tutto quel ceppo dì case, non erano migliori di quelle in cui si trovava il Ghetto negli ultimi tempi, quando ne fu deliberato ed effettuato lo sgombero.

In corsivo estratti da "Il ghetto di Firenze e i suoi ricordi  illustrazione storica" di Guido Carocci edito nel 1886


Coordinate: 43°46'17.00"N, 11°15'12.72"E             Mappe: Google - Bing



 Firenze Nei Dettagli è su  
.

giovedì 1 dicembre 2016

La Cupola del Brunelleschi e i terremoti di Firenze

Si consiglia di cliccare sull'immagine per ingrandire


Firenze, Duomo, Cupola

La Cupola del Brunelleschi è testimone con una  ferita, una crepa ancora visibile alla sua base dei danni provocati da uno dei vari terremoti che hanno colpito Firenze.

«Ieri sera alle 20,57 ciascuno accudiva ai suoi affari, alle proprie occupazioni o ai propri piaceri – come tutte le altre sere – quando a un tratto un rombo cupo, poderoso, qualche cosa di rassomigliabile alla scarica di moschetteria di un mezzo reggimento, si fece sentire – e una scossa violenta, improvvisa, formidabile fece balzare uomini e cose, scosse oggetti e persone, impresse un singolare movimento ai corpi o ai mobili dei quartieri, agli esseri umani, come alle pareti delle case. (...) ... per istinto irresistibile i più uscivano dai pubblici locali, caffé e trattorie, dove bicchieri, bottiglie e tavolini avevano ballato una danza... singolarissima; dalle case che – specie gli ultimi piani – erano stati sbattuti, in modo da far credere agli inquilini di essere in barca; dai teatri nei quali il pubblico spaventato si affrettò all’uscita e in un momento Firenze, la pacifica Firenze, fu piena di folla che si riversava per le vie» (da “Fieramosca”, 20 maggio 1895).
A Firenze i danni furono molto estesi, ma nel complesso non gravissimi (per una descrizione dettagliata dei danni sofferti sia dall’edilizia monumentale e religiosa che da quella privata, si rimanda al libro di Elisabetta Cioppi, 1995). Non ci furono grandi distruzioni, ma rimasero più o meno danneggiati quasi tutti i monumenti, le chiese e i palazzi storici, e anche molte opere d’arte in essi conservate: piccoli crolli interessarono Palazzo Pitti e la Galleria degli Uffizi, lesioni rilevanti si aprirono nel Palazzo Medici Riccardi, nel Palazzo Strozzi, nelle volte dei porticati di Piazza SS. Annunziata e di Piazza Cavour (oggi Piazza della Libertà, lungo i viali di circonvallazione). Nel Museo Nazionale del Bargello ci furono gravi danni alla collezione di maioliche dei Della Robbia. Danneggiatissimo il Museo di San Marco, nell’omonima chiesa e convento, con cadute di cornicioni e lesioni alle volte e agli archi, soprattutto nel refettorio grande e nella biblioteca.
In Piazza della Signoria Palazzo Vecchio durante la scossa fu visto oscillare “come un pendolo”, ma rimase illeso. Nella Cattedrale di Santa Maria del Fiore, il celebre duomo di Firenze, si aprirono numerose crepe nelle volte e una catena che univa gli archi laterali della navata centrale si spezzò; dalla Cupola del Brunelleschi caddero intonaci e stuccature e la croce posta sulla cuspide della lanterna si piegò verso nord. Il celebre campanile di Giotto e il vicino Battistero subirono alcune lesioni ma non riportarono danni strutturali. Fra le chiese maggiormente danneggiate ci furono quella della Badia Fiorentina, San Gervasio, San Lorenzo, San Leonardo in Arcetri e altre ancora, fra cui quella di Santa Maria del Carmine; gli affreschi del Masaccio nella Cappella Brancacci, invece, non furono danneggiati. Il complesso di Santa Croce fu danneggiato soprattutto nell’area dell’ex-convento, mentre la chiesa riportò danni lievi. Danni prevalentemente leggeri subirono anche le chiese di Santa Maria Novella, San Miniato al Monte e Santo Spirito (SGA, 2007). Numerosi danni interessarono l’edilizia residenziale e privata della città, con lesioni diffuse e cadute di soffitti. Uno stabile crollò in Via Pier Capponi. Complessivamente circa 100 edifici risultarono inagibili. A Firenze non vi furono vittime e si contarono solo 6 feriti non gravi (Cioppi, 1995). (Filippo Bernardini (INGV-Bo).)



Coordinate:  43°46'23.19"N,  11°15'24.15"E                      Mappe: Google - Bing





 Firenze Nei Dettagli è su  
.

lunedì 21 novembre 2016

I marmi di Piazza del Duomo

Si consiglia di cliccare sull'immagine per ingrandire


Firenze, Piazza del Duomo

Da Piazza San Giovanni una tripletta, a sinistra il Battistero, il Duomo al centro e sullo sfondo la mirabile Cupola del Brunelleschi.



Coordinate:  43°46'23.78"N,  11°15'20.18"E                      Mappe: Google - Bing




 Firenze Nei Dettagli è su  
.

giovedì 17 novembre 2016

Quella testa modernista

Si consiglia di cliccare sull'immagine per ingrandire


Firenze, Via Brunelleschi

Il palazzo fu costruito sul luogo che una volta era parte del ghetto abbattuto ai tempi di Firenze Capitale del Regno d'Italia dai fratelli Taiuti tra il 1901 e il 1903 su progetto dell'architetto Giovanni Paciarelli (Siena, 1862 - 1929),con qualche suggerimento di Giovanni Michelazzi (Firenze, 1879 – Firenze, 1920). Prende il nome dalla Palazzo Pola e Todescan da i “Grandi Magazzini, all'industria inglese, Pola e Todescan”, che all'epoca erano specializzati nella vendita di articoli a buon mercato. Opera modernista fu accolto da critiche per il suo distaccarsi dalla tradizione rinascimentale, fu abbellito di sculture, fregi in ceramica colorata della manifattura Cantagalli e lavori in ferro battuto delle Officine Michelucci di Pistoia. Varie teste femminile sono poste sui pilastri del primo piano.


Coordinate:   43°46'20.36"N,  11°15'12.76"E                    Mappe: Google - Bing




 Firenze Nei Dettagli è su  
.

lunedì 10 ottobre 2016

Il palazzo oltre i tetti degli Innocenti

Si consiglia di cliccare sull'immagine per ingrandire


Firenze, Via degli Alfani, Palazzo Giugni

Visitando il Museo degli Innocenti, cosa che consiglio di fare, si può salire al quarto piano dove, oltre a ristorare il corpo con i servizi di un locale dispoto tra i porticati, si può godere una vista unica ad est e a sud con un'insolita angolatura della cupola del Brunelleschi e del campanile di Giotto. A metà strada, quindi  sud-est, l'occhio cade su un palazzo la bella loggia all'ultimo piano situata sul retro del palazzo che conferisce al prospetto un carattere quasi di villa. Il palazzo fu progettato da Bartolomeo Ammannati  (Settignano, 1511 – 1592) su commissione di Simone di Firenzuola, realizzato sui terreni già di proprietà di un monastero di monache camaldolesi (Santa Margherita delle Romite di Cafaggiolo) tra il 1570 e il 1577 circa.  Nel 1640 la proprietà passò per via ereditaria ai Giugni e nel 1691, in occasione del matrimonio tra Niccolò Giugni e Luisa Giraldi, fu ampliata con l'aggiunta di due ali laterali e di una grotta e arricchita, al piano nobile, da una galleria. Vari furono successivamente i proprietari, adesso è sede ci circoli, sindacati, ma sempre monumento a interesse nazionale.




Coordinate:    43°46'30.81"N,  11°15'40.32"E                   Mappe: Google - Bing




 Firenze Nei Dettagli è su  
.

giovedì 6 ottobre 2016

La sfera dorata

Si consiglia di cliccare sull'immagine per ingrandire


Firenze, Cupola del Duomo

In cima alla cupola del Duomo di Firenze c'è la lanterna e in vetta la sfera dorata.

Ecco come Giorgio Vasari (1511 – 1574) ricorda la realizzazione della sfera:
"...Andrea del Verrocchio. Pittore, scultore ed architetto (Nato 1432 - Morto 1488)… Dopo, essendosi finita di murare la cupola di Santa Maria del Fiore, fu risoluto, dopo molti ragionamenti, che si facesse la palla di rame, che aveva a esser posta in cima a quell'edifizio, secondo l’ordine lasciato da Filippo Brunelleschi: perché datone la cura ad Andrea, egli la fece alta braccia quattro, e posandola in sur un bottone, la incatenò di maniera, che poi vi si poté mettere sopra sicuramente la croce; la quale opera finita, fu messa su con grandissima festa e piacere de’ popoli. Ben e vero che bisogno usar nel farla ingegno e diligenza, perché si potesse, come si fa, entrarvi dentro per di sotto; ed ance nell’armarla con buone fortificazioni, acciò i venti non le potessero far nocumento."


Coordinate:    43°46'23.09"N,  11°15'25.32"E                   Mappe: Google - Bing




 Firenze Nei Dettagli è su  
.

lunedì 29 agosto 2016

Cappella Pazzi

Si consiglia di cliccare sull'immagine per ingrandire


Firenze, Piazza Santa Croce, Cappella Pazzi

Sulla destra guardando la facciata di Santa Croce si apre il chiostro in fondo al quale compare il capolavoro rinascimentale del Brunelleschi  (Firenze, 1377 - 1446), la   Cappella Pazzi, con le sue linee rigorose semplici ed eleganti su archi e colonne e capitelli, sormontato dalla piccola cupola e dall'esile lanterna.






Coordinate:  43°46'4.79"N,  11°15'46.08"E                     Mappe: Google - Bing




 Firenze Nei Dettagli è su  
.

giovedì 14 luglio 2016

Uscendo

Si consiglia di cliccare sull'immagine per ingrandire


Firenze, Piazza Ss Annunziata

Non è affatto necessario camminare veloci anzi è controproducente avere fretta a Firenze. Si deve guardare, osservare tutto, cogliendo ogni occasione soffermando lo sguardo anche al di là di una porta la cui vetrata incasella e inquadra scorci suggestivi. Prima di uscire dalla Basilica della Santissima Annunziata lo abbiamo fatto soffermandoci a guardare oltre, oltre la piazza Santissima Annunziata, oltre la statua di Ferdinando I, oltre  via dei Servi fino a quando la prospettiva visiva non viene bloccata dall'inconfondibile sagoma del  Duomo e dalla Cupola del Brunelleschi con la palla dorata in vetta sormontata dalla croce.


Coordinate:  43°46'34.69"N, 11°15'37.82"E                    Mappe: Google - Bing




 Firenze Nei Dettagli è su  
.

lunedì 14 marzo 2016

Il giglio punta verso la cupola

Si consiglia di cliccare sull'immagine per ingrandire


Firenze, Piazzale Michelangelo

Da poco hanno ridotto il parcheggio per le auto a Piazzale Michelangelo a solo pochi posti, lasciando un grande spazio libero, occupato parzialmente da un'aiuola verde che delinea le forme del giglio fiorentino. Un'ideale freccia che parte dal giglio per arrivare quasi esattamente alla cupola del Brunelleschi, nel cuore di Firenze.



 Coordinate:    43°45'46.17"N,  11°15'52.57"E                               Mappe: Google - Bing




 Firenze Nei Dettagli è su  
.

giovedì 24 dicembre 2015

I putti di Palazzo Quaratesi

Si consiglia di cliccare sull'immagine per ingrandire


Firenze, via di San Niccolò

L'edificio nasce nel Quattrocento, per accorpamento di case corti mercantili preesistenti, come indica tra l'altro il portone vistosamente decentrato e la scansione delle finestre sul fronte, con una vistosa pausa tra il terzo e il quarto asse evidentemente causata da vincoli imposti dalle più antiche fabbriche. Lo si incontra passando da via di San Niccolò per andare, attraverso Piazza de' Mozzi, in via de' Bardi per sboccare infine a Ponte Vecchio. Si fa notare, il palazzo, per un alto fregio con festoni di foglie legati da nastri svolazzanti e sostenuti da sei puttini. Le quattro finestre al secondo piano mostrano ulteriori putti alati sempre reggenti ghirlande e, alle estremità, due scudi con l’arme dei Quaratesi (troncato d'azzurro e d'oro, all'aquila dal volo abbassato d'argento nel primo, sostenuta dalla partizione), a dichiarare la committenza dell'opera. Tra le finestre sono lesene corinzie (due tra il terzo e il quarto asse, a compensare il diverso intervallo) che proseguono anche al piano superiore, in ambedue i casi sorreggendo un architrave con un fregio ad ovoli su dentelli. Già indicati dalla letteratura del primo Novecento come opera di Andrea Feltrini (Firenze 1477 - 1548) e avvicinati a quelli del palazzo Lenzi Quaratesi di piazza Ognissanti, i graffiti pongono come consueto il problema di quanto sia giunto al nostro giorno di materia originale: nel 1911 il palazzo era segnalato in uno stato di estremo degrado, comunque con graffiti ancora discretamente leggibili; su questi si intervenne nel 1912.
I Quaratesi, originari di Quaranta nella Potesteria del Galluzzo, vennero ad abitare in Firenze nel Borgo di S. Niccolò, ove costruirono le loro case nelle quali i Bardi trovaron salvezza in occasione dell'assedio del 1343. In seguito possedettero anche il palazzo fatto costruire dei Pazzi, su disegno del Brunelleschi, in via del Proconsolo, quello già dei Busini in piazza d'Ognissanti.



Coordinate:  43°45'52.28"N,  11°15'32.21"E                      Mappe: Google - Bing




 Firenze Nei Dettagli è su  
.

giovedì 3 dicembre 2015

Rotonda Brunelleschi

Si consiglia di cliccare sull'immagine per ingrandire


Firenze, via degli Alfani / via del  Castellaccio

La Rotonda del Brunelleschi (Firenze, 1377 - 1446) è conosciuta con altre denominazioni: Rotonda di Santa Maria degli Angioli, tempio degli Scolari, Castellaccio. 

"... Finalmente resta da osservarsi il principio di un Tempio dalla banda di Ponente sull'angolo del Castellaccio. Conviene ancor qui sentire il Vasari, che dice . „ Fece ( Filippo Brunellesco ) il modello del bizzarrissimo Tempio degli Angeli, per la nobile Famiglia degli Scolari, il quale rimase imperfetto, e nella maniera che oggi si vede, per avere i Fiorentini spesi i denari, che perciò erano in sul Monte, in alcuni bisogni della Città , o come alcuni dicono nella guerra, che già ebbero co' Lucchesi, nella quale spesero ancora i denari, che similmente erano stati lasciati per la Sapienza, da Niccolò da Uzzano  (Firenze, 1359 – 1431). E nel vero, se questo Tempio degli Angeli si finiva, secondo il modello del Brunellesco, egli era delle più rare cose d'Italia, perciocché quello che se ne vede, non si può lodare a bastanza. Le carte della Pianta, e del finimento del quale Tempio a otto facce, di mano di Filippo, è nel nostro Libro, con altri disegni del medesimo.„ Ora devesi sapere in schiarimento di quanto dice il Vasari, che Matteo di Stefano delli Scolari Cavaliere e Despoto di Rascia, dice il Migliore, aveva con suo Testamento dell' anno 1426. fatto nella Città di Varadino, disposto che si dovesse erigere un Monastero all' Ordine di Camaldoli; e similmente Andrea di Filippo Scolari Vescovo di quella Città un altro della stessa Regola; e siccome l' esecuzione di ciò fu lasciata a Pippo Spano delli Scolari Conte di Temesvar, egli che dovè tornare in Ungheria ne assegnò la cura all' Università de' Mercatanti detta di Calimala; questi Consoli considerata però la spesa nel fare due edifizi di tanto rilievo, e che il danaro assegnato non era bastante , ottennero da Papa Martino V. , per mezzo di D. Ambrogio Generale de' Camaldolesi, la dispensa, che in vece di due Monasteri si formasse un sacro Tempio con la massima decenza, e così fu principiato il suddetto Tempio, come dice il Vasari , e che porta altresì la causa dell' essere rimasto imperfetto . Perché si mantenga la memoria di questa magnifica Fabbrica, diremo, che doveva essere di forma ottagona, da collocarsi in ciascheduno de' lati una Cappella, e che il diametro suo si distendesse 30. braccia, e dal piano alla sommità , che si doveva serrare a cupola con lanterna sopra, si sarebbe alzata fino in 46.
Vi è ricordo che il Gran-Duca Cosimo I. ebbe in pensiero di terminare questa fabbrica, ed in vece di sacro Tempio ridurla per sala dell' accademia del disegno; ma questa sua grandiosa intenzione fu impedita da altre circostanze . E con dispiacere si può soggiungere ora, che questa Fabbrica lasciata alla discrezione delle ingiurie del tempo, e senza alcuna maniera di riguardo è danneggiata grandemente, e va senza dubbio a perdersi. ..."  


Da Firenze antica, e moderna illustrata, Volume 4 - Di V. Follini,M. Rastrelli -1792 - pgg 88 / 90




Coordinate:  43°46'31.01"N,  11°15'36.71"E                      Mappe: Google - Bing




 Firenze Nei Dettagli è su  
.

giovedì 5 novembre 2015

La cupola di San Lorenzo

Si consiglia di cliccare sull'immagine per ingrandire


Firenze, Piazza San Lorenzo

La cupola della Basilica di San Lorenzo è facile da riconoscere per chi guarda un po' dall'alto il panorama della città ed è caratteristica per le volumetrie e le forme che si vedono dal basso da via del Canto dei Nelli che costeggia la chiesa da dietro o da Piazza di Madonna degli Aldobrandini (foto sotto) o da piazza San Lorenzo. Più inusuale è osservarla dall'interno del Chiostro dei Canonici da dove sembra svettare a quasi incombere con la sua leggera pesantezza secolare a ricoprire la cappella dei Principi a forma ottagonale seconda solo alla cupola del Brunelleschi del Duomo.

Ecco come Arnaldo Cocchi  ne parla nel suo libro 'Le chiese di Firenze dal secolo IV al secolo XX. (1903)':  
"... Annessa alla basilica trovasi la cappella comunemente detta dei Principi. Fu ideata da Cosimo I [Firenze, 1519 – 1574] per servire quasi a gran sepolcreto dei suoi genitori, per sé e per i figli. Il primo a darne il disegno fu il Vasari, ma il progetto non fu eseguito neppure sotto Francesco I [(Firenze, 1541 – 1587)], figlio e successore di Cosimo. A Ferdinando I [Firenze, 1549 – 1609], suo fratello, era riserbato non solo l'effettuarne il progetto, ma innalzarlo con idea nuova, assai più grandiosa e magnifica. A formare il progetto concorse anche Bernardo Buontalenti [Firenze, 1536 – 1608].
Che questo edificio fosse eretto con la speranza di potervi collocare il sepolcro di Cristo, come molti scrissero, e che a questo fine nel 1604 fosse iniziata una spedizione in Siria, non è che un racconto destituito da ogni fondamento e solo appoggiato a una voce popolare, qual di fatto essa fu.
Nonostante la seguente iscrizione, sembra che l'edifizio fosse incominciato nell'anno 1600, con l'assistenza di Matteo Nigetti [Firenze, 1570 circa – 1649]e del Buontalenti suo maestro :
« A dì 10 Gennaio 1604 si dette principio a' fondamenti di « questo tempio dominante Ferdinando I Gran Duca di Toscana, al quale successe Cosimo figliuolo, e dipoi Ferdinando II [(Firenze, 1610 – 1670] Architetto Principe Don Giovanni Medici [Firenze, 1567 – 1621], il Gran Duca comandò Matteo Nigetti architetto fiorentino, che fusse col suddetto Principe, e pigliasse l'ordine di fare i disegni e modelli, sì della muraglia, che de' diaspri, altare e ciborio del santissimo Sacramento. Che tutto si è eseguito, e si mette in opera sino a questo presente anno MDCXL, e si seguita per la Dio grazia ».
La differenza di data si concilia in questa guisa: Nel 1600 si incominciarono gli scavi; il 10 di gennaio del 1604, senza alcuna solennità, si gettò la prima pietra e il dì 5 del mese di agosto furono solennemente benedetti i fondamenti, alla presenza di Ferdinando I e del principe Cosimo suo figlio, dall'arcivescovo, coll'assistenza del clero della metropolitana e di quello di San Lorenzo..."

Cliccare per ingrandire


Coordinate:  43°46'30.06"N,  11°15'12.13"E                      Mappe: Google - Bing



 Firenze Nei Dettagli è su  
.

giovedì 17 settembre 2015

la Cupola del Brunelleschi dentro Palazzo Vecchio

Cliccare sull'immagine per ingrandire


Firenze,   Palazzo Vecchio

L'effetto sorpresa è innegabile dal basso se si entra in Palazzo Vecchio dal grande portone con scalinata  di Via dei Leoni  per arrivare nel terzo cortile. Appare una struttura bianco argentea dalle linee inconfondibile della Cupola, in scala,  l'opera di Filippo Brunelleschi  (Firenze, 1377 - 1446) che da più di  mezzo millennio è ammirata dal vero in Piazza del Duomo.
La struttura  alta otto metri e mezzo e larga sei ospita l' I-Dome, uno spazio multimediale dove i visitatori potranno immergersi in un percorso sensoriale della città interagendo con schermi touch screen, nei quali percorsi video tematici raccontano le eccellenze fiorentine e toscane al mondo.



Coordinate:   43°46'8.41"N, 11°15'26.20"E                    Mappe: Google - Bing




 Firenze Nei Dettagli è su  
.

lunedì 27 luglio 2015

Quando casca la palla dove va a finire

Cliccare sull'immagine per ingrandire


Firenze, Piazza del Duomo, la caduta della palla della lanterna del Duomo

Quella  lastra circolare di marmo bianco dal diametro di circa 50 centimetri  che vediamo sulla pavimentazione dietro l'abside della cattedrale di Santa Maria del Fiore in Piazza del Duomo ricorda il punto esatto dove cadde  la palla dorata che si trova in vetta alla Cupola, sopra la lanterna. Era  il 27 gennaio del 1601 (questa è la data che troviamo nel sito dell'Opera del Duomo). La cosiddetta Palla del Verrocchio (Firenze, 1437 - 1488) , la sfera dorata che venne commissionata a  Andrea di Michele di Francesco de' Cioni, (il Verrocchio) nel 1468 per essere finalmente  posizionata sul vertice della lanterna il 27 maggio del 1471 .
Ecco come Giorgio Vasari  (1511 – 1574) ricorda la realizzazione  la nota di Guglielmo Della Valle .:
"...Andrea del Verrocchio. Pittore, scultore ed architetto  (Nato 1432 - Morto 1488)… Dopo, essendosi finita di murare la cupola di Santa Maria del Fiore, fu risoluto, dopo molti ragionamenti, che si facesse la palla di rame, che aveva a esser posta in cima a quell'edifizio, secondo l’ordine lasciato da Filippo Brunelleschi: perché datone la cura ad Andrea, egli la fece alta braccia quattro, e posandola in sur un bottone, la incatenò di maniera, che poi vi si poté mettere sopra sicuramente la croce; la quale opera finita, fu messa su con grandissima festa e piacere de’ popoli. Ben e vero che bisogno usar nel farla ingegno e diligenza, perché si potesse, come si fa, entrarvi dentro per di sotto; ed ance nell’armarla con buone fortificazioni, acciò i venti non le potessero far nocumento. (1) ….

 (1) A di 6 agosto 1467, in venerdì, Giovanni di Bartolo gettò nell'Opera il bottone che è sotto la palla: che pesa libbre 1000, e tenne staja 21 di grano di misura Fiorentina. - A di 18 di settembre 1571, si pesò la palla, al tempo di messer Bartolo Ubertini, e messer Bartolomeo Corbinelli , Operaj, e fu lib. 4368, e la fece Andrea del Verroccbio. Questa palla teneva staja 300. -- Adi 27 maggio l472, in lunedì , si tirò la palla in su la piramide; e martedi, a 28 detto, a ora di nona , si fermò in sul bottone, al nome di Dio. ti (Moreni, Due Vite inedile del Brunelfesco, p. 277 , nota 2.) La palla del Verrocchio fu atterrata da un fulmine a ore 5 di notte del 17 gennaio 1600- Dopo ventisei mesi fu terminato il lavoro di restauro e la nuova palla, fatta più grande, che il Granduca Ferdinando I avea affidato agli architetti Giulio Parigi e Gherardo Mechini, colla spesa di oltre 15 mila scudi. (Del Migliore, Firenze Illustrala, p. 14 e seg. )"

Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architetti di Giorgio Vasari: Tomo V pag. 145 - edizione arricchita dalle note di Guglielmo Della Valle (Moncalvo 1746 - Torino 1805), francescano. Pubblicò le Lettere sanesi sopra le belle arti (1782-86), contenenti preziose ricerche d'archivio, e curò un'edizione delle Vite di G. Vasari.


Coordinate:  43°46'22.01"N,  11°15'27.07"E                      Mappe: Google - Bing




 Firenze Nei Dettagli è su  
.

giovedì 23 luglio 2015

Le curve del Brunelleschi

Cliccare sull'immagine per ingrandire


Firenze, Piazza del Duomo, cupola

In questa foto si rende evidente la curva  piatta di uno degli otto 'spicchi' della cupola.

"...Ma oltre al piacere di arrivare a questo bello, ch'egli avea traveduto nelle opere ben' intese degli Antichi, il Brunelleschi [Firenze, 1377 - 1446)] avea di mira un secondo oggetto nelle sue ricerche , val' a dire il compimento , e la perfezione del Tempio di S. María del Fiore di Firenze , che non erasi potuto terminare con la direzione di Arnolfo di Lapo, perchè dalla morte prevenuto. I Fiorentini pertanto trovandosi in imbarazzo per terminare la volta principale , che dovea riunire le volte de' quattro bracci del a croce , e non conoscendo ancore tutta la capacità del Brunelleschi loro compatriotto , chiamarono a Firenze per di lui consiglio i più celebri Architetti d'Europa a fine di sentire i pareri de' medesimi intorno alla maniera di terminare la loro Chiesa . In un' adunanza generale , ch'essi tennero a quest'oggetto l'anno 1420. esposero i loro diversi progetti della struttura della cupola di s.Maria , i quali tutti esigevano una considerabilissima armatura di legnami. Brunelleschi consultato, assicurò ch'egli per formare la cupola, anzi una cupola dentro l'altra , non avrebbe impiegata tanta armatura di legname, che anzi l'avrebbe costrutta senza sottoporvi le centine, come racconta il Vasari. Per sì fatta proposizione fu posto in ridicolo, e trattato pubblicamente da insensato. Egli peraltro non si scoraggiò punto, ma procurò di opportunamente persuadere i suoi contradittori, cosicché fu ad essolui finalmente confidata l'opera di coprire il Duomo di Firenze. Si accinse all'impresa, e dopo di avere impiegata indefessa attenzione nell'esaminare, e scegliere i materiali , siccome ancora nel fargli adattare con buone precauzioni, ed a' luoghi opportuni (lezione ottima per istruire gli Architetti del loro dovere) ebbe il Brunelleschi la consolazione di vedere la sua cupola compiuta, a riserva del lanternino, che la corona . Questa cupola è di figura ottagona, siccome il tamburro, da cui sorge, ed ha il sesto, o sia forma del quarto acuto; ,, perciocchè (sono parole del Brunelleschi riportate dal Vasari nella vita del medesimo) questo è un sesto, che girato sempre pìgne allo insù ; e caricatolo, con la lanterna, l'uno con l'altra la farà durabile ,, . E non avendo potuto vedere fabbricata la lanterna prima di morire, lasciò in iscritto , che fosse stata eseguita come stava in modello, altrimenti la fabbrica ruinerebbe essendo volta in quarto acuto, che aveva bisogno, che il peso la caricasse per farla più forte . Ed ecco elevato dal Brunelleschi un monumento che per la sua forma semplice, e maestosa richiamava i bei tempi della Grecia , e annunziava il rinascimento del buon gusto, di cui la prima epoca rimarchevole si è questo stesso monumento eretto verso la meta del decimoquinto secolo. ..."

Teoria e pratica di architettura civile : per istruzione della gioventù specialmente romana - 1788 - di Girolamo Masi




Coordinate:  43°46'23.19"N,  11°15'24.15"E                      Mappe: Google - Bing




 Firenze Nei Dettagli è su  
.

lunedì 15 giugno 2015

I Signori Otto proibiscono che dietro il Castellaccio si possa...

Cliccare sull'immagine per ingrandire


Firenze, Via degli Alfani, Signori Otto

All'angolo di via degli  Alfani corrispondente all'edificio oggi situato al numero 47, ma che alla fine dell'Ottocento era il 37, si trova murata una targa con un'iscrizione dei Signori Otto di Guardia e Balia. Già al tempo di  Francesco Bigazzi non tutta l'iscrizione era leggibile come rileviamo dalla trascrizione a pagina 363 del suo libro intitolato  Iscrizioni e memorie della città di Firenze pubblicato nel 1887  . 


LI SS. OTTO PROHIBISCONO CHE
DALLA PORTA DEL CONVENTO DE'
MONACI DEGLI ANGIOLI SINO AL CA
STELLACCIO NON SI POSSA ORINARE
NE FARE SPORCITE DI SORTE ALCVN
A . SOTTO PENA DI SCVDI DVE E DVE
TRATTI .............................A CIASCVNO
E DELL .......................................MDCXX.

"Essendo la pietra molto corrosa non si leggono alcune parole; ma possono ben sottintendersi nelle di fune, o di corda. "

Come vediamo dalla foto in alto, la situazione è peggiorata, la consunzione del tempo agisce imperterrita, e si sono perse altre lettere particolarmente in corrispondenza della zona già interessata dall'usura già più di un secolo fa.

Ma cosa è questo 'castellaccio' nominato nella targa? E' lo stesso Bigazzi che ce lo chiarisce.

"E nelle altre arbitrio del Magistrato. Questo Bando ordina il rispetto alla Chiesa ed al Convento de' Monaci di S. Maria degli Angioli, che trovasi a cinquanta metri da questo Bando, e della quale fu fondatore nel 1296 Fra Guittone di Viva di Michele d'Arezzo. I Monaci, essendosi ridotti in iscarsissimo numero, furono, non sono molti anni passati, fatti sloggiare; e la loro Chiesa profanata ed il Convento sono oggi annessi allo Stabilimento dell'Arcispedale di S. Maria Nuova.
Alla strada, posta dietro alla Via de' Servi dal lato di levante, détte nome di Via del Castellaccio non già un castello diroccato, ma bensì il Tempio degli Scolari restato non finito e che il popolo chiamò il Castellaccio dalla forma ottagonale. Era questo tempio un lavoro pregiatissimo del Brunellesco [Filippo Brunelleschi (Firenze, 1377 - 1446)] ordinato dai Consoli de' Mercadanti, esecutori testamentari di Matteo degli Scolari, il quale nel 1424 lasciò il suo patrimonio per l' erezione dì questa Chiesa. La Repubblica si servi degli assegnamenti per la guerra di Lucca, e la fabbrica restò sospesa ed imperfetta, come la vediamo oggi".


Coordinate:  43°46'31.03"N,  11°15'37.29"E                     Mappe: Google - Bing




 Firenze Nei Dettagli è su  
.

domenica 26 aprile 2015

Marmi incombenti

Cliccare sull'immagine per ingrandire


Firenze, Piazza del Duomo, Cupola di Santa Maria del Fiore

Le immagini che possiamo fissare intorno al Duomo sono apparentemente simili ma in realtà sono profondamente diverse l'una dall'altra non soltanto dal punto di vista estetico ma anche per lo stato 'animo che incutono nello spettatore. Eleganza e maestosità, slancio al cielo e solidità piantata sul terreno sono componenti fisiche, della percezione e della sensibilità dell'osservatore. A sinistra rispetto all'immagine, vedremmo il Campanile di Giotto che si erge stretto nelle sue forme di monolite intarsiato e policromo di marmi, statue, bifore, che si confronta validamente con l'altra solidità massiccia ma sempre elegante di marmi policromi e volumetrie incombenti del Duomo e della Cupola del Brunelleschi..


Coordinate:  43°46'23.19"N,  11°15'24.15"E                      Mappe: Google - Bing




 Firenze Nei Dettagli è su  
.

giovedì 23 aprile 2015

Il palco del Granduca

Cliccare sull'immagine per ingrandire


Firenze, piazza Santa Felicita

Tempo fa avevamo visto la colonna in piazza Santa Felicita, piazza ove sorge la chiesa omonima. L'unicità della chiesa risiede nel fatto che quello che appare essere un semplice portico in realtà non è altro che il loggiato del Corridoio Vasariano  che collega gli Uffizi a Palazzo Pitti. Il tutto si integra perfettamente ed armoniosamente con l'antica facciata. Qui la vediamo meglio.
L'attuale chiesa settecentesca sorse sulle fondamenta di una precedente chiesa romanica, a sua volta eretta sul luogo di una basilica cimiteriale cristiana. E' dedicata alla santa vissuta all'epoca dell'imperatore Marco Aurelio, che con i suoi sette figli subì il martirio da parte del prefetto Publio. La prima chiesa, risalente agli inizi del V secolo, era di notevoli dimensioni e circondata da un'ampia zona destinata alla sepoltura. 1 lavori di scavo e i successivi rifacimenti hanno riportato in luce resti delle fondamenta ed epigrafi che si erano conservate sotto le successive costruzioni.
Nell'XI secolo fu costruito l'edificio romanico; al 1055 risale la prima menzione documentaria di un annesso monastero di monache benedettine. Nel 1565, come ricorda lo stesso Giorgio Vasari  (1511 – 1574), Cosimo I (Firenze 1519 – 1574) decise la costruzione del lungo corridoio che doveva collegare l'antico Palazzo dei Priori di piazza della Signoria con la nuova residenza medicea, già proprietà dei Pitti, passando appunto dalla chiesa di Santa Felicita, che cominciò in tal modo a ricoprire un ruolo di primo piano nella vita di Corte. La corte granducale poteva assistere da un palco alle funzioni religiose, che grazie ad un'apertura realizzata nel Corridoio.

Cliccare sull'immagine per ingrandire

L'interno ad unica navata e transetto fu ristrutturato nel '700 dall'architetto Ferdinando Ruggieri ed è ricco di opere d'arte assai pregevoli. Nella Cappella Capponi, costruita da Filippo Brunelleschi (1377 - 1446) per i Barbadori (a destra dell'ingresso), sono conservate le felici creazioni del Pontormo (1494 – 1557), esponente del primo Manierismo fiorentino.
"La Chiesa di S. Felicita. Un portico sostenuto da pilastri di pietra serve di vestibolo a questa chiesa. Vi si vedono dal lato destro dei monumenti inalzati alla memoria del senator Ferrante Capponi, e del cardinale Luigi de’ Rossi nipote di Leone X, e dal lato sinistra il mausoleo di Banduccio di Chierichino personaggio che figurò ai tempi della Repubblica, e quello d’Arcangelo Palladini musico e pittor celebre. La chiesa di S, Felicita è una delle più belle e ' più regolari della città. Il suo interno è formato da una sola navata, ed offre da ciaschedun lato delle cappelle che terminano in archi a semicerchio.  ... Vedesi alla prima cappella a mano destra cominciando da un quadro ove la deposizione di croce fu dipinta da Iacopo da Pontormo, che è pure autore degli affreschi che ne fanno l'ornamento, ad eccezione d’uno’ degli Evangelisti, che è opera del Bronzino suo allievo. Si osserva in questa cappella un ritratto somigliantissimo di S. Carlo Borromeo, collocato in un tabernacolo di marmo eseguito sul disegno del Vignola. " Da "Guida per la città di Firenze e suoi contorni" - Giuseppe Formigli 1830 – pagg 221-222

Nella foto, la volta   della Cappella maggiore decorata da Michelangelo Cinganelli (Settignano, 1558 – 1635)  nel 1620 circa. La cappella era di proprietà dei Guicciardini.



Coordinate:  43°46'1.58"N,  11°15'8.19"E            Mappe:   Google  -   Bing




 Firenze Nei Dettagli è su  
.