Guardando Firenze nei particolari da dietro l'obiettivo di una fotocamera.

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martedì 17 novembre 2009

David


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Firenze, Piazzale Michelangelo, David

Copia in bronzo del David Michelangelo al centro del Piazzale Michelangelo, controluce.



Coordinate:   43°45'46.15"N,   11°15'54.12"E                               Mappe: Google - Bing



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domenica 14 novembre 2010

Il David vaga



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Firenze, Piazza del Duomo, l'erba e il David di Michelangelo

Una delle varie opzioni prese in considerazione dalla Commissione (composta da Sandro Botticelli, Filippino Lippi, Leonardo da Vinci, Pietro Perugino, Lorenzo di Credi, Antonio e Giuliano da Sangallo, Simone del Pollaiolo, Andrea della Robbia, Cosimo Rosselli, Domenico Ghirlandaio, Francesco Granacci, Piero di Cosimo ed Andrea Sansovino) chiamata nel 1505 a decretare la collocazione finale dell'opera era quella dove la hanno posizionato in questi giorni, per poco, cioè sulla destra della facciata (ottocentesca) del Duomo (Santa Maria del Fiore). Così il David di Michelangelo (una copia  a grandezza naturale realizzata in vetroresina e polvere di marmo) se ne sta dritto e bianco come la neve a guardare i turisti che lo guardano e lo fotografano.

Ma i turisti e i fiorentini si trovano a vivere un'altra variazione al tema che conoscono immutabile nel tempo. Non trovano più la pietra serena sotto i piedi tra il Duomo e il Battistero ma ... erba. Erba che circonda tutto il Battistero. Il prato richiama alla memoria il miracolo di San Zanobi verificatosi al passaggio delle spoglie del santo davanti al Battistero, nell'occasione l'albero, ora sostituito dall'omonima colonna ed il prato fiorirono esattamente il 26 Gennaio del 429.

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L'erba, 'nata' nella notte del 14 Novembre è stata tolta nella notte di Domenica 15. Altre situazioni e performance in occasione di 'Florens 2010',  la 'Settimana internazionale dei beni culturali e ambientali',  a Firenze.


Vedere anche:
- Il miracolo di San Zanobi



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martedì 16 novembre 2010

Il David vaga, col girello


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Firenze, Piazza del Duomo, la copia del Davide di Michelangelo

L'altro giorno abbiamo lasciato la copia del David di Michelangelo sul lato destro della facciata del Duomo. Domenica mattina era di fronte al Museo dell'Opera del Duomo (là dove nacque), in piazza, dietro l'abside. Nel pomeriggio un altro viaggetto lungo un'ora per raggiungere Piazza della Signoria. Nel '500 impiegarono 4 giorni. La copia più recente posizionata in mezzo alla piazza guarderà per alcuni giorni la copia che da duecento anni sta dritta sull'Arengario alla destra dell'entrata principale del Palazzo Vecchio sede del Comune. Alla sua sinistra la Loggia della Signoria (dei Lanzi) una sua sede predestinata ma non scelta.
Un'altra copia si trova al Piazzale Michelangelo.
L'originale del David (scolpito tra il 1501 e l'inizio del 1504 ) è collocato nella Galleria dell'Accademia, difeso dalle intemperie e dalle intemperanze.



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martedì 10 giugno 2014

Ercole non mi dare

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Firenze, Palazzo Vecchio, Piazza della Signoria

Mi capita spesso in estate o nelle caldissime giornate primaverili di cercare sollievo attraversando i cortili di Palazzo Vecchio. Mischiandomi con i turisti, dai passi più o meno randomizzati cercando la scalinata per salire nel Salone dei Cinquecento, trovo qui dentro la temperatura adatta per riprendere fiato al riparo dal sole cocente che precipita sulla città e dalle ventate calde che salgono  dalla grigia pietra serena delle strade cotte come in forno. Uscendo dal portone principale del Palazzo è impossibile non notare lo sguardo timoroso e supplicante di Caco. Ma leggiamo cosa ci racconta  Modesto  Rastrelli, socio della reale Accademia Fiorentina nel suo 'ragionamento' intitolato "Illustrazione istorica del Palazzo della Signoria detto inoggi il Palazzo Vecchio" edito nel 1792.


"Due grandiose, e giganteschi Statue formano un ornato magnifico a quella Porta: la prima di esse è il David del Divino Michelagnolo Buonarroti; l'altra è l'Ercole che uccide Cacco, del Cav. Baccio Bandinelli (Firenze,  1488– Firenze, 1560) . Parlando della prima, fu fatta dal Buonarroti nella giovine età di anni 19., e la sua rara abilità si dimostrò maggiormente, stantechè era un lavoro già principiato da un tal Maestro Simone da Fiesole, il quale aveva ideato di fare un gigante che doveva servire per l'Opera di Santa Maria del Fiore; ma questo pezzo di marmo mal concio in apparenza, e straziato, fu dallo stesso Maestro Sìmone posto in abbandono, e così stette per molti anni. Michelangiolo vedutolo, ed esaminata attentamente l'attitudine datagli ed di fori fattivi, credè poter cavare dal medesimo una ragionevol figura: chiestolo dunque agli Operai, ed al Soderini, che era Gonfaloniere della Repubblica, gli fu facilmente conceduto; fatto il modello di cera, finse in quello un David giovane con una frombola in mano; quindi cominciò a lavorare nell' Opera di S. Maria del Fiore, e non volle che nessuno lo vedesse fino all'ultimo del lavoro. ...
L'altra Statua o gruppo di Ercole e Cacco è opera di Baccio Bandinelli. Il Vasari parlando di quella Statua se ne sbriga con poche parole dicendo. ' L'anno 1515. nell'andare a Bologna passando per Firenze Papa Leone X. La Città per onorarlo, tra gli altri molti ornamenti et apparati, fece fare sotto un arco della Loggia di Piazza, vicino al Palazzo, un Colosso di braccia nove e mezzo, e lo dette a Baccio: era il Colosso un Ercole, il quale per le parole anticipate di Baccio, si aspettava, che superasse il David del Buonarroti quivi vicino; ma non corrispondendo al dire il fare, né l'opera al vanto, scemò assai Baccio nel concetto degli Artefici, e di tutta la Città , il quale prima si aveva di lui . Convien dire che il Vasari fosse poco amico di Baccio, come non lo fu il Cellini, che fece una bizzarra censura, nella sua Vita, di quella Statua: nonostante vogliono molti, che le critiche datele non siano lontane dal vero, imperciocché le braccia dell' Ercole così cadenti, e basse non dimostrano quella fierezza, che in simile azione si richiede: questa osservazione è quella di tutto il Pubblico di que' tempi, che deridendo la Statua vi appose di notte i seguenti versi, facendo parlar Cacco:

Ercole non mi dare;
Ti renderò le Pecore, e gli Agnelli;
Ma il Bue l'ha avuto Baccio Bandinelli ."




Coordinate: 43°46'9.13"N, 11°15'21.13"E                      Mappe: Google - Bing


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lunedì 26 settembre 2016

Il Ghirlandaio ci guarda negli occhi

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Firenze, Piazza Santissima Annunziata, Spedale degli Innocenti

Riordinato e inaugurato da poche settimane il Museo degli Innocenti in Piazza Santissima Annunziata merita la visita, colmo di opere d'arte significative di eccelsi artisti, affreschi, olii su tavole, chiostri, volte a crociera ecc.. Alla ricerca di dettagli quale è il filo rosso del nostro Blog, si coglie l'occasione per mettere in evidenza i volti che compaiono nella tavola lucente di tempere e olii policromi, quelli che dovevano essere i volti dei fiorentini della fine del Quattrocento nella "Adorazione dei Magi" di Domenico Ghirlandaio (Domenico Bigordi, Firenze, 1449 - 1494). Opera che secondo il committente, il priore Francesco Tesori, doveva essere compiuta dalla sola mano del Ghirlandaio, finita in trenta mesi a fronte di un emolumento di 115 fiorini. In realtà l'opera, che doveva essere posizionata sull'altare maggiore della Chiesa di Santa Maria degli Innocenti, fu terminata oltre il tempo stabilito e Domenico fu aiutato dal altri della sua bottega, David Ghirlandaio (David Bigordi, Firenze 1451 -  1523) e Bartolomeo di Giovanni (Firenze, 1458 - 1501).




A sinistra del quadro vediamo raffigurato un uomo vestito di nero, è il priore, il committente e accanto a lui il volto di un personaggio, in tunica rossa, che ci guarda negli occhi, che non è altri che lo stesso Domenico Ghirlandaio, all'incirca quarantenne e ben nutrito visto che l'opera è del 1488-1489.


Coordinate:  43°46'33.99"N,  11°15'38.95"E                     Mappe: Google - Bing




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lunedì 17 agosto 2015

Il secondo ombelico del David

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Firenze, Piazzale Michelangelo

Oltre alla copia marmorea del  David di Michelangelo (Caprese Michelangelo, 1475 – 1564) che si trova in Piazza della Signoria , l'originale è al Museo dell'Accademia, ne esiste un'altra in bronzo situata al centro del  Piazzale Michelangelo che ha lo sguardo rivolto verso Palazzo Vecchio.  Le intemperie formano aloni e striature scure sulla superficie ma oltre a questi mutamenti se ne vedono altri guardando con attenzione. Il primo, una incavatura che ha la forma apparente di un 'secondo ombelico' situato proprio al di sotto di quella che è la sua normale posizione anatomica, altri tre sono più in alto a livello dello sterno. Un paio sono fori o così sembrano, uno dei quali ha una striatura lunga e sottile come fosse un rivolo di sangue. La terza, più piccola delle altre, non è un foro ma una piccolissima fossa, in alto come al vertice di un triangolo. Mi domando se questi tre fori e incavature siano frutto della corrosione naturale della lega metallica avvenuta nell'arco di tempo di 150 anni circa, da quando cioè fu installato in quella posizione centrale nel 1873, imperfezioni riconducibili alla fusione del bronzo originale o ad atti premeditati vandalici avvenuti in tempi passati.


Coordinate:   43°45'46.15"N,   11°15'54.12"E                               Mappe: Google - Bing




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venerdì 9 luglio 2010

Gli intrecci d'oro

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Firenze, Via  Gomitolo d'Oro


A meta di Via del Canto dei Nelli nel quartiere di San Lorenzo inizia quella che una volta era una strada rinomata di collegamento (oggi porterebbe al Mercato Centrale di San Lorenzo), adesso monca: Via Gomitolo dell'Oro. Anticamente vi si apriva una grande quantità di laboratori non d'oro, non erano orefici, bensì di filatori e tessitori d'oro che producevano la materia prima con cui si ricamavano e intessevano broccati, sete e, principalmente, i paramenti sacri. In questa strada ebbero casa e bottega i Bigordi, specializzati nell'intreccio di ghirlande d'argento e d'oro e perciò detti "ghirlandai". Da questa famiglia di abili artigiani sarebbe poi disceso un ramo di pittori: a cominciare da Domenico Bigordi detto "il Ghirlandaio" (1449-1494), discepolo di Filippo Lippi e autore fra l'altro di celebri affreschi nella vicina Basilica di Santa Maria Novella, proseguendo con il fratello David (1452-1525), specializzatosi poi nei mosaici, e infine con il figlio Ridolfo (1483-1561), seguace di Fra Bartolommeo e di Raffaello, di cui ci restano opere anche nella prestigiosa sede di Palazzo Vecchio.
Adesso la strada ha in un angolo in alto una telecamera ed un potente faretto che di notte controllano non certo svaligiatori e possibili ladri d'oro ma traffici non meglio identificati.


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giovedì 26 novembre 2009

Riproduzione al Piazzale Michelangelo



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Firenze, Piazzale Michelangelo,
Riproduzioni bronzee (25 giugno 1873) di alcuni dei suoi capolavori fiorentini di Michelangelo sul basamento dove è poggiata la riproduzione del David, dei sepolcri medicei nella sacrestia nuova di San Lorenzo. Allegoria del Tempo. La Notte.


Coordinate:   43°45'46.15"N,   11°15'54.12"E                               Mappe: Google - Bing


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sabato 16 luglio 2011

Alle spalle di Ercole

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Firenze, Piazza della Signoria, Ercole e Caco

Nascosto dalla prospettiva, coperta da Ercole,  s'intravede appena una spalla del David, ancora più in là  il Nettuno, sullo sfondo la Cupola del Brunelleschi. Siamo in Piazza della Signoria, a testimonianza le pietre antiche di Palazzo Vecchio a destra nella foto.

Coordinate:  43°46'9.13"N,  11°15'21.13"E

 Vedere anche:
- Ercole e Caco, gruppo del Bandinelli - basamento
- Un importuno, un perdigiorno oppure un suo debitore? 



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lunedì 20 luglio 2015

Il monolite di Michelangelo

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Firenze, Piazza della Signoria

In occasione della Settimana Michelangiolesca, in programma dal 14 luglio al 19 luglio 2015, è stato posto, nel bel mezzo di   Piazza della Signoria,  un blocco di marmo simile nelle dimensioni a quello che ha avuto fra le mani Michelangelo (Caprese Michelangelo, 1475 – 1564) permettendogli di realizzare una delle statue più famose al mondo: il David. Osservando il blocco si vede in alto l'assenza di materiale non casuale infatti, con più attenzione, si riconosce l'abbozzo di una spalla. Proprio dietro al monolite marmoreo, sull'Arengario, c'è la copia del Davi, L'originale si trova al Museo dell'Accademia, in un luogo apparentemente più sicuro della Piazza aperta  per preservarlo dagli elementi atmosferici e dagli atti vandalici al fine di lasciarlo in eredità ai posteri il più integro possibile. Sulla targa posta sul marmo si legge:

MICHELANGIOLESCA 2015
Coltivare l'anima

"Non ha I'ottimo artista alcun concetto
C'un marmo solo in sé non circoscriva
Col suo superchio, e solo a quello arriva
La man che ubbidisce all'intelletto.

Il mal ch'io fuggo, e 'I ben ch'io mi prometto
In te, donna Ieggiadra, altera e diva,
Tal si nasconde; e perch'io più non viva,
Contraria ho I'arte al disiato etTetto.

Amor dunque non ha, né tua beltate
o durezza o fortuna o gran disdegno,
Del mio mal colpa, o mio destino  sorte

Se dentro del tuo cor morte e pietate
Porti in un tempo, e che 'I mio basso ingegno
Non sappia, ardendo, trarne altro che morte.

Michelangelo Rime, 1538 - 1544



Il 14 luglio è l'anniversario non della morte di Michelangelo bensì delle esequie funerali di Michelangelo avvenute in San Lorenzo il 14 luglio 1564, dopo il trafugamento del suo corpo a Roma ( infatti il sommo artista morì il 18 Febbraio del 1664 ) .


Coordinate:  43°46'11.20"N,  11°15'21.57"E        Mappe:   Google  -  Bing




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lunedì 8 febbraio 2016

Le balconate che ci sono e non ci sono

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Firenze, Chiesa d'Ognissanti

Chiesa, e Convento d'Ognissanti, Questa chiesa riedificata sul disegno [1627] di Sebastiano Pettirossi da Fiesole, ha esteriormente una facciata in pietra, composta di due ordini d'architettura, disegnata da Matteo Nigetti [Firenze, 1570 circa – 1649] ed eretta a spese dei Medici di cui all'estremità vedesi lo stemma. Sopra la porta è un' incoronazione di Nostra Donna di Luca della Robbia [Firenze, 1399/1400 circa – 1482]. Nell'interno il soffitto è dipinto, quanto alle figure, da Giuseppe Romei [1714-1785], quanto all'architettura, da Giuseppe Renucci. 
Guida della città di Firenze: e suoi contorni di Giuseppe Formigli - ‎1830 


Giuseppe Romei (1714-1780 c.) fu allievo di Antonio Puglieschi [Firenze, 1660 – 1732)]. Molto attivo a Firenze, dove lavorò anche nella chiesa del Carmine. Per Ognissanti eseguì, oltre l'affresco del soffitto, una lunetta nel refettorio.
Si legge sulla Gazzetta Toscana (1770, pp. 105, 159) che G. Renucci e G. Romei («inventore di dipingere sul panno bianco a sughi d'erbe a guisa d'arazzo») furono lodati per aver lavorato alla volta «a lume di candela in mancanza di finestre: per di più il Romei ha anche ideato la tenda dell'organo con un soggetto di circostanza David che suona la cetra, attorniato da figure». 
Il Complesso Di San Salvatore In Ognissanti A Firenze - Di Marco Pomella - 2013

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Coordinate:   43°46'21.89"N,  11°14'46.16"E                     Mappe: Google - Bing




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giovedì 21 luglio 2016

Le colonne incrinate

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Firenze, Piazzale Michelangelo

In questi giorni non è soltanto la copia in bronzo del David di Michelangelo (Caprese Michelangelo, 1475 – 1564) a svettare nell'ampio spazio del  Piazzale Michelangelo. Lastre trasversali giustapposte, oblunghe, sinuose, volumi piani e sferici, sezionati e compositi, solcate tutte da fenditure verticali ci chiedono con la loro verticalità esteriore un'attenzione particolare e  risposte interiori. Queste al piazzale sono tre opere dell'artista coreano Park Eun Sun, che vive e lavora a Pietrasanta, Lucca, la 'capitale' mondiale del marmo,  ma insieme a queste ne potremo vedere altre (13 in tutto) in vari luoghi di Firenze: Piazza Pitti, Palazzo Vecchio, San Miniato al Monte, Giardino delle Rose, alla Loggia, oltre che al Piazzale anche l'aeroporto Vespucci  fino al 18 settembre. L'opera  collocata attualmente vicino alla basilica di San Miniato al Monte, dal titolo  “Colonna infinita accrescimento II”, sarà donata dall'artista alla città di Firenze.



Coordinate:   43°45'46.58"N,  11°15'52.58"E                    Mappe: Google - Bing




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venerdì 20 novembre 2009

Gruppo al Piazzale Michelangelo



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Firenze, Piazzale Michelangelo.

Riproduzioni bronzee (25 giugno 1873) di alcuni dei suoi capolavori fiorentini di Michelangelo sul basamento dove è poggiata la riproduzione del David, dei sepolcri medicei nella sacrestia nuova di San Lorenzo. Allegoria del Tempo. Il Giorno e la notte.

Coordinate:   43°45'46.15"N,   11°15'54.12"E                               Mappe: Google - Bing


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giovedì 20 agosto 2015

Qualche sciocco nella Sala Leone X

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Firenze,  a Palazzo Vecchio, Sala Leone X

Ci siamo già soffermati una volta sull'affresco monocromo dipinto da Giorgio Vasari (1511 – 1574) nella Sala Leone X a Palazzo Vecchio, per un curioso atteggiamento difficilmente riscontrabile nella storia della pittura. Rivediamo l'opera nella sua completezza in alto.
Questa volta puntiamo la nostra attenzione su l'espressione di un malcostume che rimane invariato nei secoli e nei millenni (vedere Pompei), lo scrivere o il graffiare sui muri, sulle pareti, ed ogni altra opera d'arte per rendere immortale il proprio nome o meglio la propria incommensurabile scempiaggine, Anche su questo affresco  si manifesta l'idiozia con  incisioni procurate con uno strumento appuntito, chiodo o temperino che sia, su un'opera del Vasari.
Nella foto che segue vediamo in alto a sinistra le  sciocche graffature di un certo Joseph (lenbirro?) e da Ferinando Carpetin con tanto di data 1604 o 16-04 .

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Più complessa è l'altra incisione che compone una specie di  una non identificabile fortezza con bastioni e masti proprio al centro del particolare della foto sottostante. Un altro nome poco leggibile sul basamento del David e un'altra incisione a destra altrettanto illeggibile.

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Come recita la presentazione del sito museale di Firenze ll protagonista della sala Leone X  – dipinta da Giorgio Vasari, Giovanni Stradano (Bruges, 1523 – Firenze, 1605) e Marco da Faenza, decorata da stucchi dorati di Leonardo Ricciarelli e Giovanni Boscoli e ornata dal pavimento intarsiato di Santi di Buglioni ( 1494 – 1576) – è Giovanni, figlio di Lorenzo il Magnifico, divenuto Papa nel 1513 con il nome di Leone X. L'elezione al soglio pontificio è ricordata da un dipinto del soffitto, dove viene rappresentato il momento in cui riceve la tiara pontificia in San Giovanni in Laterano a Roma. Sulla parete sottostante Leone X entra trionfalmente a Firenze, due anni dopo, nel 1515. Le gesta di Giovanni de’ Medici decorano tutta la sala: battaglie, fughe e vittorie, trattative e cerimonie. "


Coordinate: 43°46'9.18"N, 11°15'20.11"E                      Mappe:    Google   -   Bing




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mercoledì 1 dicembre 2010

Il Piazzale in una fredda notte autunnale


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Firenze, Piazzale Michelangelo

Piazzale Michelangelo alla luce dei lampioni appare vuota di quei turisti che durante il giorno lo riempivano  immersi nella luce solare. Un raccoglitore di stampe è come se fosse fuori dal tempo aspetta che qualcuno lo sfogli. La copia bronzea del David di Michelangelo continua a guardare lontano, imperturbabile.
 

Coordinate:   43°45'46.15"N,   11°15'54.12"E                               Mappe: Google - Bing


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giovedì 21 aprile 2016

Le misure delle nuvole e le statue dorate

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Firenze,  Piazza della Signoria

Ritornano le statue  dorate in Piazzadella Signoria, dopo le opere di Koons esposte nei mesi estivi dell'anno passato e poi fino a gennaio, ecco oggi i bronzi di Fabre, tutte rigorosamente ricoperte con quello strato dorate che le fanno sembrare grandi cioccolatini ricoperti di carta lucente. Insieme ad esse ritornano anche le polemiche delle quali i fiorentini sono maestri sin dai tempi remoti specialmente quando si tratta di discutere intorno alla collocazione delle opere d'arte in Piazza della Signoria. Lo hanno fatto per i grandi maestri figuriamoci se non lo fanno adesso su opere di questi artisti moderni. Qualcuno contesta anche il termine 'artisti'. Ricordiamo cosa dissero i fiorentini  quando videro troneggiare in Piazza della Signoria la statua del Nettuno, opera di Bartolomeo Ammannati (Settignano, 1511 – Firenze, 1592). È nel 1562 che Cosimo decide di affidare la realizzazione della fontana all'Ammannati. Un grande cantiere venne aperto proprio sotto la Loggia de' Lanzi. La fontana venne inaugurata tre anni dopo. Ma sin da subito il complesso, e il  Nettuno  in particolare, sollevò una serie di perplessità. Lo stessi Michelangelo Buonarroti (Caprese Michelangelo, 6 marzo 1475 – 1564)  lo liquidò con le parole diventate famose "Ammannato Ammannato che bel marmo hai rovinato" e dire che  in passato aveva speso buone parole per Bartolomeo. Da subito il popolo fiorentino appellò il Nettuno  "Biancone", nomignolo che dura fino ad oggi, come a intendere un coso grasso piuttosto insipido la cui unica caratteristica è il pallore.

Non poteva essere diversamente, creare polemiche, a torto o a ragione,  per le due opere in bronzo del cinquantasettenne  scultore belga Jan Fabre, e suscitare brontolii, contestazioni, mugugni, prese di posizione, petizioni contro.


L' Uomo che misura le nuvole (The man who measures the clouds) del 1998 piazzato nel bel mezzo dell'Arengario tra il David di Michelangelo e la Giuditta di Donatello (1386 - 1466) scatena ancor più gli animi dei contestatori vedendo nel ritratto tridimensionale un gesto per misurare l'estensione del balcone di Palazzo Vecchio dell'ufficio del sindaco  piuttosto che prendere le misure delle nuvole. . 


E che dire dell'uomo (col volto dello stesso Fabre) che cavalca una tartaruga ? Cercando Utopia (Searching for Utopia) del 2003 messa accanto alla statua equestre di Cosimo I (Firenze, 1519 –  1574) del Giambologna ( Jean de Boulogne, Douai, 1529 – Firenze, 1608) fa proprio uno strano effetto. Ci si chiede se la piazza sia il luogo è adatto per questo genere di  mostre e per questi artisti? Si dibatte.
Le due opere fanno parte della mostra «Spiritual Guards» di Jan Fabre  che dal 14 maggio si allargherà al Forte di Belvedere.


 Coordinate:  43°46'10.05"N,  11°15'20.52"E               Mappe:    Google   -   Bing




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martedì 26 novembre 2013

La testa rotta

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Firenze, Duomo, Porta della Mandorla

Con l'insieme che costituisce un'opera d'arte assoluta, in stile gotico, con l'ingegno e l'arte di Donatello, Antonio e Nanni di Banco, Niccolò di Pietro Lamberti, Giovanni d'Ambrogio, la coppia di fratelli Ghirlandaio David e il più noto Domenico ed altri ancora, proprio il leone dimezzato, la testa rotta a metà doveva attrarre la mia attenzione? E' un particolare della Porta della Mandorla, la testa di leone nella cornice di sinistra che rotta a metà nella sua lunghezza ed  rotto anche il naso. Per il fatto che le parti mancano significa che non essendo state restaurate esse sono da considerare perse per sempre. Prese a martellate? Soggette all'azione devastante degli elementi atmosferici o dalla insensibilità dell'uomo nei confronti dell'uomo? Una domanda a cui non trovo risposta. E' solo un dettaglio, certo, tra tanta bellezza che pervade quella che per alcuni è la porta più bella del Duomo, più bella della Porta dei Canonici e della Porta della Balla e forse della stessa porta monumentale d'accesso della facciata ottocentesca.
Qui sotto l'immagine della testa di leone ancora intatta inserita nella cornice di destra.

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Coordinate:  43°46'24.04"N,  11°15'22.62"E              Mappe:  Google    -   Bing


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mercoledì 6 agosto 2014

Uno sguardo dalla Fontana del Nettuno

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Firenze, Piazza della Signoria,  Fontana del Nettuno

Immaginiamo di uscire dal portone principale di  Palazzo Vecchio per dirigerci verso Piazza della Signoria attraverso l'Arengario. Giriamo a destra aggirando Filemone, passando dietro al David di Michelangelo, la Giuditta  e il Marzocco ambedue di Donatello. Lì, alla fine dell'Arengario c'è la  Fontana del Nettuno con al centro il biancore del marmi del Nettuno di Bartolomeo Ammannati (Settignano, 1511 – Firenze, 1592), soprannominato da subito il 'Biancone' dai fiorentini dell'epoca. Intorno vi sono varie figure in bronzo  opere del Giambologna (Jean de Boulogne - Douai, 1529 – Firenze, 1608) raffiguranti tritoni, satiri, divinità marine e nereidi, e sui quattro vertici gruppi bronzei manieristici di divinità marine due femminili  (Teti, Doride ) e due maschili (Oceano e Nereo) nella foto in alto, accompagnati da ninfe, satiri e fauni.


Coordinate: 43°46'10.40"N, 11°15'21.35"E                      Mappe: Google - Bing


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sabato 3 novembre 2012

Si chiama via del Gomitolo dell'Oro

 
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Firenze, via del Gomitolo dell'Oro da Via Sant'Antonino a Borgo la Noce

Si chiama via del Gomitolo dell'Oro ed è nel centro storico di Firenze, l'accesso un po' nascosto dalle bancarelle a ridosso del Mercato Centrale di San Lorenzo. Oltre al nome niente fa pensare allo sfarzo e alla ricchezza, l'opulenza e l'essere un luogo esteticamente raffinato.
 Ai tempi luminosi del Rinascimento qui vi si aprivano una grande quantità di laboratori non d'oro, non erano orefici, bensì di filatori e tessitori d'oro che producevano la materia prima con cui si ricamavano e intessevano broccati, sete e, principalmente, i paramenti sacri. In questa strada ebbero casa e bottega i Bigordi, specializzati nell'intreccio di ghirlande d'argento e d'oro e perciò detti "ghirlandai". Da questa famiglia di abili artigiani sarebbe poi disceso un ramo di pittori: a cominciare da Domenico Bigordi detto "il Ghirlandaio" (1449-1494), discepolo di Filippo Lippi e autore fra l'altro di celebri affreschi nella vicina Basilica di Santa Maria Novella, proseguendo con il fratello David (1452-1525), specializzatosi poi nei mosaici, e infine con il figlio Ridolfo (1483-1561), seguace di Fra Bartolommeo e di Raffaello.
Via del Gomitolo dell'Oro all'altro capo.


Coordinate:   43°46'34.09"N,  11°15'12.72"E                     Mappe: Google - Bing


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mercoledì 7 novembre 2018

Cosa si leggeva nel 1866 della Loggia dei Lanzi





Firenze, Piazza della Signoria

leggiamo di seguito la descrizione di Luigi Passerini della Loggia dei Lanzi in un brano tratto dal suo libro Curiosità storico-artistiche fiorentine del 1866 

LA LOGGIA DELLA SIGNORIA
Quel sistema di vita pubblica ch'era proprio dei nostri padri, come diè motivo alla costruzione delle loggie che presso i loro palazzi inalzarono le più doviziose, tra le famiglie fiorentine, tanto di origine magnatizia che popolare, spinse pure il Comune a edificarne una che servisse per quegli atti che alla presenza di tutti dovevano consumarsi.
Solevano i ricchi celebrare nella domestica loggia gli avvenimenti più solenni delle loro famiglie, quelli che dovevano avere l'intiero popolo per testimone : quali, a mo' d'esempio, le scritte nuziali ; gli atti più importanti di compra e vendita ; le donazioni ; i conviti, infine , e le feste che celebravansi per solennizzare il conseguimento del grado equestre o qual altro si voglia fausto avvenimento domestico.
Del pari non pochi erano gli atti che obbligavano la Signoria a presentarsi ai proprii concittadini sulla ringhiera ch'era posta dappresso alla porta principale del suo palazzo; su quella ringhiera che con improvvido consiglio fu atterrata mentre in Firenze regnavano i Napoleonidi, e che dovrebbesi ricostruire quando si volesse rendere il suo vero carattere a quell'insigne monumento. La necessità di convocare il popolo a parlamento ; il bimestrale succedersi del gonfaloniere di giustizia e dei priori; la pompa voluta per dare il bastone del comando ai capitani che dovevano guidare l' oste nel campo , e per  decorare della dignità cavalleresca i benemeriti della patria; erano circostanze tutte che obbligavano i rappresentanti della repubblica a sedersi al cospetto della intiera popolazione. Ma gli ardori della estiva stagione e il caso non infrequente che si dovessero per incessante pioggia sospendere, ossivvero consumare con grave incomodo quegli atti solenni, fecero por mente alla convenienza di costruire un luogo coperto che servisse ai molteplici bisogni della vita pubblica ed alle ceremonie ch'erano una conseguenza del reggimento a comune.
Fu incominciato a parlarne intorno alla metà del secolo XIV, ed il decreto che stabilì la costruzione della loggia fu vinto nel consiglio maggiore il 21 novembre 1356 : ma ignoro i motivi che ne sospesero l'attuazione per ben venti anni. Vuolsi che Andrea Orcagna ne facesse il disegno e il modello; lo asserisce il Vasari e lo ripetono quanti scrissero dopo di lui : ma certamente non potè l'illustre architetto presedere alla fabbrica, essendo egli di già morto nel 1368, più di otto anni prima che si comprassero, le case dei Baroncelli e le altre che furono demolite per dar luogo alla loggia.
Può ben darsi ch' ei ne avesse, pria di venire a morte, fatto il modello; ma chiunque è pratico in arte converrà meco che male può concepirsi il disegno di un edifizio quando non si conosce il luogo su cui dev'essere costruitole che ben spesso tali e tante sono le variazioni che vi si apportano nell'eseguirlo che poco o nulla rimane del primitivo concetto. Risulta dai documenti che Benci di Cione e Simone di Francesco Talenti furono i capo maestri preposti alla fabbrica allorchè vi fu posta mano nel 1376 : ambedue artisti famosi che molto lavorarono a Or-San-Michele ed al palazzo dei Potestà. Fu il primo valente magistrato, e sempre condotto al campo per dirigere le opere di assedio intraprese per la repubblica ; quanto valesse nella sua arte il Talenti, lo dicono i belli e ricchi ornati che chiudono le lunette delle loggie di Or-San-Michele, non meno che la semplice ed elegante facciata della chiesa ora dedicata a S. Carlo. Ambidue erano ben capaci d' immaginare il progetto della bella loggia che forma soggetto di questo articolo: e mi fa supporre che ad essi se ne debba il disegno il sapersi che anche nel 1379, e più tardi, il Talenti modellava i capitelli dei grandi pilastri egli altri ornati, mentre Iacopo di Paolo e poi Lorenzo di Filippo dirigevano le costruzioni murarie. Antonio di Puccio di Benintendi, del popolo di S. Michele Visdomini, era il capo dei muratori, e da lui furono costruite le volte: e mi piacque notarlo, perchè da quell'uomo appunto deriva una delle case Fiorentine che furono molte ricche di sto ria perdurante la supremazia e il governo dei Medici; la famiglia dei Pucci.
Ideò l' architetto che nell' alto della loggia dovessero figurare li stemmi del Comune ed ancora le virtù teologali e le cardinali, siccome quelle che devono essere la base di qualunque ben ordinato reggimento: e perciò, mentre le armi si allogavano a Nicolò di Piero Lamberti scultore aretino , si ordinava il disegno delle figure ad Agnolo di Taddeo Gaddi. Egli diè compiti i cartoni intorno al 1383, e poco dopo si affidavano le scolture ai più pregiati tra quei maestri che aveano prestata per il Duomo l'opera loro; appunto perchè agli Operai di S. Maria del Fiore erasi commessa la sorveglianza ai lavori che si facevano per questa loggia. A Giovanni d'Ambrogio si diè a fare la figura della Giustizia in bassorilievo nel 1384, e più tardi quella della Prudenza: si allogarono a Giovanni di Fetto la Fortezza e la Temperanza, nell' anno istesso; ma non potendo per la vecchiezza condurre a termine quelle scolture, si dettero nel 1385 a compiere a Iacopo di Piero Guidi, del popolo di S. Apollinare, il quale avea già dato prova eccellente di sè nell' effigiare la Speranza e la Fede. La Carità, ch' erasi immaginato di con durre in alto rilievo, per porsi sotto di un tabernacolo situato nel centro della parte che è volta ad Oriente, fu assegnata a Luca di Giovanni valente artista senese; ma dopo due anni gli fu ritolta, perchè non avea per'anche posto mano al lavoro, e data a farsi a Piero di Giovanni del Brabante. Egli pure assunse l' incarico, ma non potè condurlo a buon fine; e nel 1388 chiese di esserne esonerato stantechè troppo lo aggravavano le commissioni avute per S. Maria del Fiore: e fu allora che anche di questa statua fu affidata la esecuzione a Iacopo di Piero Guidi. Poste tali figure ai luoghi destinati, volle l'archi tetto che fossero maggiormente decorate : e perciò, dopo che frate Leonardo monaco di Vallombrosa le ebbe con tornate di vetri colorati di azzurro, fu ordinato a Lorenzo di Bicci di colorirle al naturale e di lumeggiarle e di arricchirle coli oro. Compievansi i lavori intorno al 1387, nel qual' anno si lastricava la loggia, e si ponevano a pie dei pilastri le statuette dei leoni e leonesse sedenti lavorati dal più volte rammentato Iacopo Guidi.
Non è mio intendimento di esporre i fatti dei quali è stata testimone la loggia , avvegnachè io volli soltanto rammentare le notizie artistiche che vi hanno rapporto, onde non vadano perdute quelle che nei miei studi ho avuto la fortuna di ritrovare ; abbenchè di alcune avesse già il Baldinucci fatto tesoro. Rimase la loggia sgombra di statue fino ai tempi del Principato Mediceo; e soltanto dopo la metà del secolo XVI fu pensato a collocare sotto le grandi arcate quei tre meravigliosi gruppi che basterebbero a formare il decoro di qualsivoglia città. Primo per data è quel di Giuditta che calpesta il cadavere di Oloferne a cui ha troncata la testa. Lo scolpì Donatello d'ordine di Cosimo il vecchio dei Medici, e fu conservato nel palazzo che fu proprio di questa casa fino al 1494 : nel quale anno, cacciati i Medicei, fu di là tolto e collocato presso la porta del palagio della Signoria, al principio della ringhiera. Gli fu data una tale destinazione perchè lo si volle emblema di libertà; quasichè nella donna forte si fosse voluto simboleggiare la repubblica che si sbarazza del suo tiranno: e per questo non solo vi si vollero scritte al di sotto le memorabili parole exemplum salutis publicae cives posuere; ma si pensava ancora di scolpirvi alcuni distici che spiegano in più decisi termini l'intendimento dei riformatori del Comune; distici che in un codicetto sincrono esistente presso di me si attribuiscono a frate Girolamo Savonarola. ' Fu tolta di quel luogo nel 1504 per dar posto al David di Michelangiolo; e fu collocata allora in una nicchia apposita mente scavata nel muro del primo cortile, di faccia alla porta: ove rimase fino a dopo il 1560, cioè finacchè non fu messa dove attualmente si trova. In quel tempo avea Benvenuto Cellini collocato sotto di una delle arcate il suo Perseo : opera insigne che si è voluta, più al dì d'oggi che in antico, destinata a rappresentare la caduta della repubblica per opera di casa Medici; appunto perchè i soliti sognatori di favole genealogiche hanno preteso di asserire sul serio che la casa Medicea derivò da quel semideo, e che le palle del suo stemma altro non sono che i pomi degli orti Esperidi. Non molto dopo, intorno al 1585, Giovanni Bologna, scolpì il ratto delle Sabine, e lo fece per l'arcata che restava vuota : ma dopo quel epoca nulla vi fu innuovato fino alla seconda metà del secolo scorso; perchè data appunto di quel tempo la collocazione delle Vestali qua recate dalla villa Medicea di Roma, e dei due leoni posti all' ingresso, uno di antica scultura romana, e l'altro scolpito da Flamminio Vacca ad imitazione di quello. Ma al porre sotto le loggie cotali avanzi dell'antica arte romana si ebbe in mira principalmente di non occuparne l' area , diminuendone le proporzioni grandiose, e perciò fu savio divisamento, degno di quei valentuomini che furono il Paoletti e il Salvetti, di disporli lungo le pareti.
Quel che non erasi fatto nel secolo scorso lo si volle fatto nel nostro, e con poco criterio, a mio avviso, si posero nel centro, e l' Ercole che uccide il centauro di Giovanni Bologna, e l'Aiace che sostiene Patroclo morente , frammento preziosissimo dell' arte greca ridotto come oggi si vede dallo scultore Stefano Ricci. Peggio ancora si fece nel 1859, quando si concesse al cav. Ignazio Villa di collocare quei suoi barometro e termometro alle pareti; che fin d'allora furono con molto spirito qualificati per due mosche di Milano attaccate all'infermo edifizio.

Da Curiosità storico-artistiche fiorentine Di Luigi Passerini - 1866


Coordinare:   43°46'9.12"N,  11°15'20.57"E          Mappe: Google - Bing


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