Guardando Firenze nei particolari da dietro l'obiettivo di una fotocamera.

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lunedì 26 ottobre 2015

Palazzo Vecchio 150 anni fa

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Firenze,  Piazza della Signoria, Palazzo Vecchio

Cosa si scriveva 150 anni fa.
"Le piazze. - Piazza della Signoria. — Questa piazza, la più importante di Firenze per i suoi monumenti e le memorie che rammenta , non cominciò a ingrandirsi che nel 1258. i Guelfi vittoriosi spianarono le case degli Uberti, situate a greco, e su quelle dei Foraboschi e degli Ormanni, altre famiglie ghibelline, alzarono più tardi (1298) il palazzo della Signoria. Altri ingrandimenti ebbero luogo nel 4307 e 1308. Il duca d'Atene, nel 1343, ordinò alcune demolizioni per isolare il palazzo. Le antiche chiese di San Romolo, a tramontana, e di Santa Cecilia, a ponente (Posta delle Lettere) furono distrutte nel 1349 e 1367, quindi ricostruite e nuovamente distrutte nel secolo XVIII. La piazza prese, poco tempo dopo, l'estensione che ha oggi.
Su questa piazza avevano luogo le riunioni popolari. Dalla terrazza, situata sopra la gradinata del palazzo e pia tardi sotto le loggie de' Priori i magistrati parlavano al popolo. Dal XIII al xIx secolo, vi si celebrò, il giorno di San Giovanni, la festa degli omaggi (offerte che Firenze e le città vicine recavano alla chiesa di San Giovanni). Fu qui che Savonarola Venne impiccato e bruciato nel 1498.
Narrare gli avvenimenti di cui questa piazza è stata il teatro, sarebbe quasi un raccontare l'istoria di Firenze. Dopo essere stata testimone delle agitazioni e dei grandi fatti operati dalla Repubblica; dopo aver veduto i Medici, la casa di Lorena, gli stranieri, gli avvenimenti del 1848 e 1859; la notte del 15 marzo al chiaro delle torce e fuochi del Bengala, su questa piazza, le acclamazioni della folla salutarono l'annessione della Toscana al nuovo regno d'Italia, proclamata dai Magistrati dalla terrazza del palazzo. Il palazzo della Signoria è il principale edifizio."  Guida di Firenze e suoi contorni con vedute e nuova pianta della città - Di Andrea Bettini - 1862 - Pgg 29/30

"Questo palazzo, che assomiglia piuttosto a una fortezza, e di un aspetto sì caratteristico, è l'opera dello stato virile della repubblica. Arnolfo di Cambio  di Colle [Colle di Val d'Elsa, circa 1240 – 1302] ne fu l'architetto. Fu edificato sull'area delle case dei Foraboschi e altri ghibellini. La parte costruita da Arnolfo è quella che è coronata di merli e sormontata della torre; ma ha subito alcuni cambiamenti, se deve giudicarsene da un affresco del xv secolo che rappresenta l'espulsione del duca d'Atene. Esso fu ingrandito a diverse epoche nel 1342, da A. Pisano [Andrea Pisano (1290 circa – 1349 circa) ], sotto il duca d'Atene, e successivamente da M. Michelozzi (1434), il Cronaca [1457 – 1508], Baccio d'Agnolo [Firenze,circa il 1460. - Morto, 1553], Vasari [1511 – 1574] (1540-55) ec., e ultimamente vi sono stati fatti alcuni miglioramenti interni per l'abitazione del Governatore, negli appartamenti di Leone X.
Durante la repubblica servì di residenza alla Signoria e ai principi cui sì dava un potere temperarlo. Cosino I vi abitò qualche tempo avanti l'acquisto del palazzo Pitti. Fu allora che Vasari vi fece dei cambiamenti e ingrandimenti considerevoli. Sotto la monarchia servì di residenza ai diversi uffizi dei Ministeri. È oggi l'abitazione del Governatore.
La torre è alta 93 metri, la sua campana chiamava il popolo sotto le armi o lo (convocava in assemblea. Il primo orologio vi fu posto nel 1354, ed era lavoro di Niccola di Bernardo; fu rifatto da Vivìani nel 1667 [vedere L'orologio di Palazzo Vecchio]. Sopra la porta vedonsi due leoni in pietra e l'iscrizione: Rex Regum et Dominus Dominantium, sostituita sotto Cosimo I alla seguente posta nel 1527: jesus christus REX FIORENTINI POPULI, S. P. DECRETO ELEGIT. Sotto gli archi della galleria chiusa che sormonta l'edifizio, vedonsi le armi della repubblica; e delle caditoie dalle quali si lasciavano cadere delle pietre su coloro che attaccavano il palazzo." Guida di Firenze e suoi contorni con vedute e nuova pianta della città - Di Andrea Bettini - 1862 - Pgg 55/56

Coordinate:  43°46'11.20"N,  11°15'21.57"E        Mappe:   Google  -  Bing




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giovedì 21 aprile 2016

Le misure delle nuvole e le statue dorate

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Firenze,  Piazza della Signoria

Ritornano le statue  dorate in Piazzadella Signoria, dopo le opere di Koons esposte nei mesi estivi dell'anno passato e poi fino a gennaio, ecco oggi i bronzi di Fabre, tutte rigorosamente ricoperte con quello strato dorate che le fanno sembrare grandi cioccolatini ricoperti di carta lucente. Insieme ad esse ritornano anche le polemiche delle quali i fiorentini sono maestri sin dai tempi remoti specialmente quando si tratta di discutere intorno alla collocazione delle opere d'arte in Piazza della Signoria. Lo hanno fatto per i grandi maestri figuriamoci se non lo fanno adesso su opere di questi artisti moderni. Qualcuno contesta anche il termine 'artisti'. Ricordiamo cosa dissero i fiorentini  quando videro troneggiare in Piazza della Signoria la statua del Nettuno, opera di Bartolomeo Ammannati (Settignano, 1511 – Firenze, 1592). È nel 1562 che Cosimo decide di affidare la realizzazione della fontana all'Ammannati. Un grande cantiere venne aperto proprio sotto la Loggia de' Lanzi. La fontana venne inaugurata tre anni dopo. Ma sin da subito il complesso, e il  Nettuno  in particolare, sollevò una serie di perplessità. Lo stessi Michelangelo Buonarroti (Caprese Michelangelo, 6 marzo 1475 – 1564)  lo liquidò con le parole diventate famose "Ammannato Ammannato che bel marmo hai rovinato" e dire che  in passato aveva speso buone parole per Bartolomeo. Da subito il popolo fiorentino appellò il Nettuno  "Biancone", nomignolo che dura fino ad oggi, come a intendere un coso grasso piuttosto insipido la cui unica caratteristica è il pallore.

Non poteva essere diversamente, creare polemiche, a torto o a ragione,  per le due opere in bronzo del cinquantasettenne  scultore belga Jan Fabre, e suscitare brontolii, contestazioni, mugugni, prese di posizione, petizioni contro.


L' Uomo che misura le nuvole (The man who measures the clouds) del 1998 piazzato nel bel mezzo dell'Arengario tra il David di Michelangelo e la Giuditta di Donatello (1386 - 1466) scatena ancor più gli animi dei contestatori vedendo nel ritratto tridimensionale un gesto per misurare l'estensione del balcone di Palazzo Vecchio dell'ufficio del sindaco  piuttosto che prendere le misure delle nuvole. . 


E che dire dell'uomo (col volto dello stesso Fabre) che cavalca una tartaruga ? Cercando Utopia (Searching for Utopia) del 2003 messa accanto alla statua equestre di Cosimo I (Firenze, 1519 –  1574) del Giambologna ( Jean de Boulogne, Douai, 1529 – Firenze, 1608) fa proprio uno strano effetto. Ci si chiede se la piazza sia il luogo è adatto per questo genere di  mostre e per questi artisti? Si dibatte.
Le due opere fanno parte della mostra «Spiritual Guards» di Jan Fabre  che dal 14 maggio si allargherà al Forte di Belvedere.


 Coordinate:  43°46'10.05"N,  11°15'20.52"E               Mappe:    Google   -   Bing




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lunedì 24 luglio 2017

Ai piedi del Perseo




Firenze,  Piazza della Signoria, Loggia della Signoria (dei Lanzi), Perseo



In una posizione privilegiata in Piazza della Signoria sotto la Loggia della Signoria o dei Lanzi, si trova l'opera straordinaria di  Benvenuto Cellini (1500-1571), il Perseo.




Coordinare:   43°46'9.12"N,  11°15'20.57"E          Mappe: Google - Bing





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giovedì 7 giugno 2012

Un angolo di Piazza della Signoria


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Firenze, Piazza della Signoria

Stiamo guardando l'angolo nord-est di Piazza della Signoria dove spuntano i campanili della Badia Fiorentina (a sinistra) e quello del Bargello. Campanili visti da una prospettiva estremamente suggestiva. Dietro di noi Palazzo Vecchio, a sinistra un angolo di Palazzo Uguccioni.

Coordinate:  43°46'10.57"N,  11°15'22.34"E                            Mappe:    Google   -    Bing


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martedì 29 dicembre 2009

Il rogo in Piazza della Signoria


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Firenze, Piazza della Signoria, targa nel luogo in cui fu giustiziato fra Girolamo Savonarola
QUI
DOVE CON I SUOI
CONFRATELLI FRA DOMENICO
BUONVICINI E FRA SILVESTRO
MARUFFI IL XXIII MAGGIO
DEL MCCCCXCVIII PER INIQUA
SENTENZA FU IMPICCATO ED ARSO
FRA GIROLAMO SAVONAROLA
DOPO QUATTRO SECOLI
FU COLLOCATE QUESTA
MEMORIA
Girolamo Maria Francesco Matteo Savonarola (Ferrara, 21 settembre 1452 – Firenze, 23 maggio 1498) discendente da parte di madre della nobile famiglia mantovana dei Bonacolsi apparteneva all'ordine dei frati domenicani . I Medici nel 1498 lo fanno arrestare, processare per eresia, torturare, lapidare, impiccare e poi ardere in Piazza della Signoria insieme a due suoi fedelissimi. Le sue ceneri furono disperse in Arno.



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lunedì 2 marzo 2015

Un angolo di Piazza della Signoria dal Salone dei Cinquecento


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Firenze, Piazza della Signoria, dal Salone dei Cinquecento

L'ultima cosa che viene in mente trovandoci nel Salone dei Cinquecento è guardare fuori da una finestra semiaperta. Nel Salone ci sono tesori d'arte unici fra statue, affreschi e il soffitto straordinario. Ma anche l'affaccio è unico, imperdibile, da dietro il Palazzo Uguccioni e gli altri palazzi che delimitano Piazza della Signoria compare la Cupola del Brunelleschi nella sua forma inconfondibile con in vetta la lanterna.



Coordinate: 43°46'9.58"N, 11°15'23.67"E                     Mappe:    Google   -   Bing




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lunedì 8 luglio 2013

Piazza della Signoria come la vedeva Giuseppe Zocchi nel Settecento

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Firenze, Piazza della Signoria

Devo essere riconoscente particolarmente a Giuseppe Zocchi (Firenze, 1711 – Firenze, 1767) che con le sue incisioni e dipinti ci mostrano la Firenze del Settecento, fascinosa, per certi versi perduta per altri costante nel tempo. L'immagine sotto è Piazza della Signoria come la si poteva vedere allora, immutata in gran parte ma con una sostanziale diversità. Non esistono più l'antica torre degli Infangati, la chiesa di Santa Cecilia e la loggia dei Pisani (così detta perché fatta costruire dai prigionieri pisani del 1364) sostituiti dal più imponente palazzo delle Assicurazioni Generali di Venezia del 1871. Restano al loro posto Palazzo Vecchio, gli Uffizi, la Loggia dei Lanzi e i palazzi situati a lato  del suo fianco sinistro.



Coordinate:  43°46'11.20"N,  11°15'21.57"E        Mappe:   Google  -  Bing


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venerdì 10 giugno 2011

L'acqua di Firenze romana

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Firenze, Piazza della Signoria, Fontana del Nettuno, particolare, statua in bronzo, Teti,  del Giambologna (Jean de Boulogne - Douai, 1529 – Firenze, 1608)

Coordinate:  43°46'10.43"N,  11°15'21.19"E

Firenze Romana

Guardando la cartina topografica di Firenze dei giorni nostri, troviamo a ovest della porta meridionale, i nomi moderni di via delle Terme e via di Capaccio (il cui nome probabilmente deriva dal caput àquae: la “testa”, ossia il terminale di un braccio, “dell'acqua”, ossia delle grandi condutture idriche di acquedotto e fognoni), ci danno una chiara indicazione sul tipo di testimonianze archeologiche relative alla zona, definita terma dai cronisti fiorentini medievali. Era qui situato un grande impianto termale, datato alla prima metà del II sec. d.C., di cui è stato esplorato (nel secondo dopoguerra) soprattutto il frigidàrium: il locale presentava al centro la piscina per l'acqua fredda, circondata da una fascia pavimentata in marmo e da un doppio colonnato a capitelli corinzi. La città moderna ha coperto tutte queste vestigia; dopo la Restaurazione tuttavia, nel 1826, al numero 16 di borgo Santi Apostoli l’architetto Telemaco Buonaiuti costruì un bel bagno pubblico ancora usato nel 1912, l’unico edificio d'influsso Biedermeier a Firenze, la cui incisiva insegna neoclassica (“Bagni nelle antiche terme”) risulta tuttora ben visibile, a rammentarci che nei secoli era perdurata consapevolezza dell'esistenza -sul posto- del maggior stabilimento termale di Florentia.

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Si ritiene che l'antico acquedotto romano della città provenisse dalla Valdimarina e che penetrasse in città da nord-ovest, attraverso l'attuale direttrice di via Faenza-via de’ Conti o per quella di via Valfonda. Ancora nel Settecento erano visibili alcuni suoi alti tratti edili, che hanno lasciato almeno una traccia odonomastica (via del'Arcovata, situata non lontano da Rifredi). Spostandoci verso Piazza della Signoria, ricchissima di testimonianze archeologiche: il primo intervento di scavo risale al 1974/75, quando si pose il problema della ripavimentazione della Piazza. Durante i saggi per ritrovare tracce della pavimentazione trecentesca in cotto vennero allora in luce notevoli strutture medievali e parte di un edificio termale romano. Questo grande complesso è stato più tardi esplorato, durante le campagne di scavo che si sono susseguite dal 1983 al 1989. L'ingresso dell'edificio era situato sul lato settentrionale e presumibilmente si affacciava sul decumano minore, che correva presso il lato settentrionale della piazza (via della Condotta, all'incirca); da qui si accedeva a un grande salone lastricato, che comunicava con i vari ambienti termali. Fra essi spiccano il frigidàrium, provvisto di una vasca absidata, e un grandissimo calidàrium, caratterizzato da un pavimento rivestito in marmo. Intorno al complesso correva una galleria, coperta con volta a botte e destinata ai servizi: un tratto di essa presenta la bocca di un forno che doveva alimentare il riscaldamento del calidàrium. Le terme, datate intorno alla prima metà del II sec. d.C., si imposero su una serie di strutture precedenti, presumibilmente provviste di carattere privato. Un'altra importante testimonianza dell'antico periodo romano è stata messa in luce a sud del grande impianto termale: si tratta di una fullònica (lavanderia/tintoria), di cui sono stati identificati tre bracieri allestiti per la preparazione dei colori e una serie di vasche e piani inclinati comunicanti su differenti pendenze. Completavano la struttura un portico, che la circondava, e il castellum àquae, cioè il grande serbatoio inerente all'acquedotto, provvisto di funzione di collettore e di distributore dell'acqua: del castellum è stata anche rinvenuta un'iscrizione dedicatoria, da parte di un probabile liberto di origine etrusca. L'imponenza dell'impianto confermerebbe l'ipotesi della fioritura in Florentia di attività legate alla lavorazione di tessuti, poiché sembra difficile che una struttura così imponente fosse funzionale solo al fabbisogno di privati cittadini. Come le terme, la fullònica, la cui costruzione è da collocare tra la fine del I sec. e la prima metà del II sec. d.C., aveva inglobato strutture più antiche, riferibili al periodo di fondazione della colonia. Ricostruzione dell'ultima parte del percorso dell'acquedotto. Si ritiene che l'acqua venisse raccolta alle sorgenti del torrente Marina, sulle pendici nordoccidentali di monte Morello, e forse incanalata in un condotto sotterraneo, le cui pareti erano di calcestruzzo, rivestite d'intonaco. L'acquedotto sarebbe poi proseguito verso Sesto Fiorentino, Doccia, Quinto Alto e Castello (forse da castellum aquae, ossia cisterna di raccolta delle acque) e doveva dirigersi verso Florentia, passando attraverso le zone di Rifredi, del Romito, e di Valfonda o di Campocorbolini (l’attuale via Faenza), ed entrando nelle mura all'imbocco dell'attuale via de’ Vecchietti (presso la chiesa di S.Maria Maggiore). A un certo punto del percorso montava su archi, di cui una parte rimase in piedi fino al XVIII secolo. (Fonte: Firenze Romana, Sezione Didattica della Soprintendenza Archeologica della Toscana)


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lunedì 8 gennaio 2018

Una lapide in ricordo di Savonarola dove era il tassello del Saracino





Firenze, Piazza della Signoria

Firenze potrebbe essere letta come un libro, una pagina dopo l'altra da sfogliare strato dopo strato partendo dalla superficie del suolo. Si risalirebbe così all'epoca medievale, romana, etrusca e forse anche all'epoca villanoviana o ancor prima, preistorica. Piazza della Signoria è il luogo ideale per sfogliare questo libro, lo si è già fatto anche nel recente passato, trovando le pavimentazioni, i  muri mozzati, le suppellettili e i manufatti di chiese, case, botteghe artigiane ed le ossa dei nostri antenati poco più in là dietro gli Uffizi. Questa foto mostra la copertina del libro di oggi, quella che ogni giorno migliaia di turisti e concittadini indaffarati percorrono incessantemente. Questo è il luogo dove venne strangolato il frate domenicano ferrarese Girolamo Savonarola (Ferrara, 1452 – Firenze, 1498) , chiamato dapprima dal Magnifico (Firenze, 1449 - 1492) nella sua chiesa di San Lorenzo nel 1482. Frate che incise tanto nella storia di Firenze con le sue prediche contro la chiesa corrotta (e non solo)  fino al suo esito finale nella piazza, qui dove è la pietra, dichiarato eretico, strangolato e il suo corpo bruciato. Perchè fu bruciato proprio qui? Un punto della piazza del tutto particolare, non proprio nel cento, non proprio di fronte alla facciata di Palazzo Vecchio, ma un po' defilato. E' qui dove un tempo era posto il tassello sul punto dove era fissato ed eretto il saracino in occasione della 'Giostra del Saracino' che ancor oggi si disputa ad Arezzo e non più a Firenze. Manifestazione cavalleresca tipica del Medioevo che consisteva nel colpire con una lancia l'effige di un moro centrando lo scudo. L'abilità del cavaliere, lanciato a tutta velocità sul suo destriero, consisteva sia nel colpire lo scudo che nell'evitare di essere colpito a sua volta dalla mazza ferrata incatenata sul braccio della manichino che roteava per reazione al colpo inferto dalla lancia al centro dello scudo. Il segno, il tassello, nella piazza dell'infedele, ovvero il Moro, il Saracino, fu sostituito a Firenze dalla lapide dell'eretico rinascimentale, accusato senza colpa (in attesa di riabilitazione), nella piazza più importante della città.

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QUI
DOVE CON I SUOI
CONFRATELLI FRA DOMENICO
BUONVICINI E FRA SILVESTRO
MARUFFI IL XXIII MAGGIO
DEL MCCCCXCVIII PER INIQUA
SENTENZA FU IMPICCATO ED ARSO
FRA GIROLAMO SAVONAROLA
DOPO QUATTRO SECOLI
FU COLLOCATE QUESTA
MEMORIA 
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Attribuzione a Francesco Rosselli (1445 -  1513 ) 1498 tavola, Museo San Marco 



Coordinate:  43°46'10.65"N,  11°15'20.66"E                      Mappe: Google - Bing




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giovedì 19 luglio 2012

I peducci della Signoria


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Firenze, Piazza della Signoria, Loggia, decorazioni


Il 'peduccio' è un capitello pensile sul quale si appoggia un arco o una volta come è nel caso della Loggia della Signoria. A differenza del capitello vero e proprio non poggia su un pilastro o una colonna, ma sta "appeso" al muro, come una mensola incassata. I  nostri due peducci  (insieme si vedono qui)  della Loggia , più comunemente conosciuta come 'Loggia dei Lanzi', sono decorati con sculture che rappresentano putti alati, ai lati, e due figure, una femminile e una maschile (una delle quali gravemente rovinata dal tempo) che sembrano, sostenere un peso enorme sulle spalle. La Loggia dei Lanzi fu costruita da Benci di Cione  e Simone di Francesco Talenti tra il 1376 e il 1382, come luogo dove tenersi cerimonie pubbliche della Signoria Fiorentina.

Coordinate: 43°46'9.18"N, 11°15'20.11"E                      Mappe:    Google   -   Bing

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sabato 27 aprile 2013

La firma di Benvenutus Cellinus sul Perseo

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Firenze, Piazza della Signoria, Loggia dei Lanzi, il Perseo

In una posizione privilegiata per chi si trova in Piazza della Signoria e guardi verso la Loggia della Signoria o dei Lanzi, trova l'opera starordinaria di Benvenuto Cellini, il Perseo. Sulla fettuccia bronzea che attraversa il torace, aderente al corpo, possiamo leggere incisa la firma dell'autore, Benvenutus Cellinus,  Benvenuto Cellini (1500-1571).

Coordinate:   43°46'8.91"N,  11°15'20.58"E                     Mappe:  Google - Bing


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lunedì 24 novembre 2014

Dalla Torre della Vacca alla Torre di Arnolfo

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Firenze, Piazza della Signoria

La Torre di Arnolfo di Cambio, noto anche come Arnolfo di Lapo (Colle di Val d'Elsa, circa 1240 – 1302), l'abbiamo vista più volte da varie angolazioni dal basso ma mai così da vicino come adesso, mai quasi toccando con mano la sommità, mettendo in risalto Palazzo Vecchio. Insieme alla Cupola del Duomo è un punto di riferimento quasi sempre visibile agli incroci della città per chi vuole raggiungere il centro città o semplicemente orientarsi. Uno spettacolo architettonico, uno spettacolo di colori al tramonto con la sua pietra forte che si accende di sfumature rossastre, col suo orologio ad una sola lancetta, uno spettacolo il panorama che dal ballatoio, con i merli ghibellini a coda di rondine si estende ai suoi piedi, prossimo alla cella campanaria, offre al visitatore. La cella campanaria ospita  tre campane ognuna delle quali ha una sua precisa funzione. La Martinella, che richiama i fiorentini ad adunanza, la campana che segna il mezzogiorno e la più grande, quella dei rintocchi che fissano l'orario. Quattro poderosi pilastri reggono la cella campanaria a cui si accede per una stretta scalinata a chiocciola, quella che qui vedete nel particolare della nostra foto in bianco e nero ...

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... e così come la vedevano i fotografi dello Studio dei Fratelli Alinari più di cento anni fa con il bellissimo scorcio panoramico con l'uomo col cappello che si arrampica con cauta attenzione. 

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In cima in cima alla Torre si muove ancora la banderuola, la copia, mentre l'originale (un manufatto di ben 5 metri) è in bella mostra sul pianerottolo che è di fronte all'ingresso del Salone dei Cinquecento, sempre a Palazzo Vecchio.



La Torre è edificata su una preesistente torre chiamata Torre della Vacca appartenuta ai Foraboschi che qui avevano case dove adesso è il Palazzo Vecchio (o dei Priori).


“... La Casa , o Palazzo de' Foraboschi comprato da' Priori era dunque propriamente dove fu alzato quello della Signoria, e la Torre non variò di situazione: questa Torre aveva un' altezza di più di cento braccia , e chiamavasi con antica denominazione la Torre della Vacca. Per quante ricerche si siano potute fare intorno a questo nome, niente però si è potuto rinvenire. La Famiglia della Vacca pare che non sia nel novero delle Fiorentine, non trovandosi memoria che avesse Casa, e Torre, la quale poscia passasse ne' Foraboschi: è bensì vero che si trovano nelle Istorie alcuni del Vacca, e fra gli altri un tale Jacopo del Vacca, che era Alfiere di Bocca Abati nella famosa giornata di Montaperti sull'Arbia: ma ciò non porge altro schiarimento.
Evvi pure una tra da detta Via della Vacca, che rimane dietro al Ghetto; ed anco questa poco, o niente può aver che fare colle treno ricerche, stantechè la situazione è molto distante, e ne' tempi della Torre forse non avrà avuta esistenza. Si deve pure osservare, che la Via di contro alla Torre chiamasi Vacchereccia, nome che sembra originato dalla denominazione della detta Torre...”

Da Illustrazione istorica del palazzo della Signoria detto in oggi il Palazzo Vecchio (1792) Rastrelli, Modesto pag. 28


Coordinate: 43°46'9.20"N, 11°15'21.20"E                     Mappe: Google - Bing




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giovedì 28 marzo 2019

Ecco di nuovo la Fontana e il Nettuno dell'Ammanati





Firenze, Piazza della Signoria, Fontana del Nettuno

Finalmente dopo un restauro accurato durato due anni torna visibile nel suo splendore la Fontana del Nettuno di Piazza della Signoria, ripristinando la funzionalità dell’impianto idrico che alimenterà i giochi d’acqua immaginati e voluti da Bartolomeo Ammannati (Settignano, 1511 – 1592) che la ideò per Cosimo I de' Medici (Firenze, 1519 – 1574). Quest'anno, il 2019, si celebrano i 500 anni dalla nascita di Cosimo I che fu committente dell’opera e Caterina de’ Medici. Il costo delle operazioni di restauto si aggira su 1,5 milioni di euro ed ha  come sponsor Salvatore Ferragamo tramite Art Bonus.

Cenni storici (dal sito del Comune di Firenze)

Nel 1559 Cosimo I de’ Medici bandì un concorso per creare la prima fontana pubblica di Firenze, al quale parteciparono i più importanti scultori fiorentini dell’epoca: venne scelto il Nettuno di Bartolomeo Ammannati perché giudicato più significativo nell’esaltare i gloriosi traguardi marinari raggiunti in quei decenni dal ducato di Toscana. L’apparato scultoreo venne eseguito tra il 1560 e il 1565, e fu inaugurato provvisoriamente in occasione delle nozze tra Francesco I de’ Medici (Firenze, 1541 – 1587) e la granduchessa Giovanna d’Austria (Praga 1547 – Firenze, 1578) il 18 dicembre 1565 ma la fontana fu definitivamente terminata e inaugurata il 24 giugno 1574.

La figura di Nettuno, realizzata in marmo bianco di Carrara, riprende i tratti di Cosimo I de’ Medici, si erge su un piedistallo al centro della vasca ottagonale che contiene i quattro cavalli del cocchio. Ai suoi piedi stanno tre tritoni intenti a suonare delle tibie che zampillano acqua. Agli angoli della vasca sono presenti i gruppi di divinità marine (Dori, Teti, Forci e Glauco), ciascuna delle quali ha ai piedi un corteo di ninfe, satiri e fauni in bronzo realizzati dallo stesso Ammannati. La scultura marmorea non riuscì da subito ad ottenere l’apprezzamento dei fiorentini che scherzosamente diedero al Nettuno il soprannome di “Biancone” e irrisero l’artista con la famosa battuta ‘Ammannato, Ammannato, che bel marmo t’hai sprecato’.


La Fontana ha una storia conservativa piuttosto travagliata: i primi danneggiamenti documentati risalgono al 1581, tanto che fin dal 1592 si rese necessario costruire intorno a essa una ringhiera di protezione. Nel 1831 fu rubato un fauno all’angolo con Palazzo Vecchio, sostituito l'anno seguente da una copia eseguita da Vincenzo Pozzi. Le zampe dei cavalli sono state spezzate più volte, nel 1981, 1986 e 1989. Al 2005 risale il danneggiamento vandalico che ha provocato la caduta della mano destra di Nettuno.

Negli anni ’20 del Settecento sia il monumento che i condotti di alimentazione dell’acqua furono restaurati da Giovanni Battista Foggini (Firenze, 1652 – Firenze, 1725)  e in seguito sono stati interessati da importanti interventi dell’architetto Giuseppe del Rosso (1812). Nel 1943 furono rimossi i bronzi affinché fossero protetti da eventuali danni in occasione dei bombardamenti. I sistemi adottati nel tempo per il trattamento idrico dell’acqua sono stati modificati, poiché dopo il 1986, sulle superfici del marmo, cominciò ad apparire una patina giallastra. Un primo impianto fu installato prima dell’alluvione del 1966, reso inservibile in seguito all’evento. Rimesso in funzione e modificato più volte, fu riattivato nel 1993 per il solo filtraggio dell’acqua di ricircolo. In questo intervallo di tempo fu anche immessa nei condotti della fontana l’acqua dell’acquedotto senza filtraggio.

Dopo gli interventi di manutenzione o di restauro degli ultimi decenni, si sono ripresentate le alterazioni cromatiche apparse dopo il 1986, in particolare l’ingiallimento del marmo bianco, ricondotto alla migrazione di sostanze ferrose o altri metalli rilasciate dalle tubazioni con il passaggio di additivi chimici di trattamento delle acque come il cloro e il sale.

Di non secondaria importanza l’intervento di rifacimento dell’impianto idrico della fontana che rappresenta altro elemento fondamentale del progetto di restauro. Si è provveduto alla rimozione di tutte le vecchie tubazioni presenti all’interno della fontana e nel cunicolo che collega il gruppo scultoreo ai locali interrati di Palazzo Vecchio; le nuove tubazioni all’interno dei gruppi scultorei sono esclusivamente in acciaio inox; si è anche provveduto alla bonifica dei locali interrati ed alla demolizione di tutte le vasche antincendio realizzate prima della seconda guerra mondiale e non più utilizzabili. In tali ambienti sotterranei, posti sotto la Sala d’Arme di Palazzo Vecchio, si è così potuto collocare il nuovo impianto di depurazione, ricircolo e di spinta che alimenterà la fontana. Significativo è il quantitativo di acqua che sarà immessa nella fontana, circa 27 litri al secondo, che finalmente restituirà, dopo decenni di malfunzionamenti, gli effetti scenografici immaginati da  Ammannati per il suo monumento.
La realizzazione impianto di depurazione ed alimentazione
Potenza impianto elettrico per pompe di spinta kW 50,00
Volume vasca fontana mc. 35
Volume vasca di compenso mc. 20
Portata totale impianto 27,00 litri/sec., 1620,00 litri/min., 97.200,00 litri/ora



Coordinate: 43°46'10.40"N, 11°15'21.35"E                      Mappe: Google - Bing 


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giovedì 19 gennaio 2017

Nel periodo di decadenza



Firenze, Piazza della Repubblica

L'Arcone di Piazza della Repubblica si trova dove una volta, prima di Firenze Capitale, c'era il Mercato Vecchio e il Ghetto e dove ancor prima c'era il Foro Romano, il Campidoglio i cui materiali servirono per le costruzioni successive dei palazzi del XIII secolo. Probabilmente le pietre cavate e lavorate dai romani che fondarono a Firenze una colonia sono quelle che servirono per i palazzi e le fondamenta delle torri.  Parecchie fra le famiglie più illustri per nobiltà e altezza di lignaggio, più potenti per ricchezza di possessi o per importanza di mercatura, più autorevoli per numero di aderenze o per eccellenza di uomini, avevano palagi, torri, logge, coni, in questa località che formò il primo nucleo della città del XIII secolo. Talune di queste famiglie erano discese da Fiesole ab antiquo, altre, abbandonati i turriti e cupi manieri sparsi sulle vette de' monti del contado, s' erano condotte a Firenze per dividere cogli antichi abitatori e diritti e doveri.  
Da Fiesole vennero a costruire sugli spazi del vecchio Foro Romano e ad abitare gli Arrigucci padroni e difensori fin da' secoli più lontani del vescovado di Fiesole, i Filitieri che si dissero dipoi Catellini aggiungendo al cognome il nome del più importante dei loro castelli, Castiglione, che sorge alle pendici di Monte Morello. Dai gioghi del Casentino e della Romagna dov'ebbero signoria feudale, dove possedettero innumerevoli castelli, scesero gli Ubaldini ed alcune delle case loro eressero lì da S. Maria in Campidoglio accanto ai palagi sontuosi, alle torri dei Brunelleschi, antichissimi abitatori di Firenze e signori del castello della Petraja. Palagi di mirabile ricchezza, torri, case, logge, eressero le famiglie della celebre consorteria dei Bisdomini e particolarmente i Tosinghi e i Della Tosa. Anche dei Figlineldi appartenenti all' altra consorterìa de' Figiovanni e de' Ferrantini sorsero qui le solide case e con loro altre ne inalzarono, i Rodighieri, i Renovandi, i Pecori, i Della Pressa, i Medici, gli Ardimanni, i Boni, tutte famiglie potenti e di molta riputazione nei tempi della repubblica.
Lo splendore e la ricchezza non continuano lungamente ad aver sede in questo luogo, centro di famiglie nobili e fastose. Nel XIV secolo siamo già in piena decadenza. Molte case annesse ai palagi non servono più agli usi delle famiglie che di codesti palagi erano padrone, nè per abitazioni di servi e vengono appigionale; le antiche corti che si aprivano in mezzo alle abitazioni di ognuna di quelle famiglie e servivano a feste e a radunanze, divengono piazze con botteghe e banchi ; nei vicoli interni si stabiliscono delle osterie ed anche dei luoghi di male affare; le traccie dell'antico splendore si affievoliscono e scompaiono a poco alla volta. E le ragioni sono molte e facili a comprendersi. Le famiglie che avevano già una potenza quasi principesca si dividono, decadono, impoveriscono addirittura, nè possono più mantenere il fasto e la magnificenza primitiva; altre trovano che l'abitare una località sottoposta alle emanazioni poco grate del Mercato, prossimo troppo a luoghi chiassosi e sconci, non è la cosa più comoda e piacevole, sicché stabiliscono altrove la loro dimora.
Già ai primi del 1400 si rileva che qui abitavano soltanto alcuni dei Della Tosa assai decaduti dall' antica grandezza; altri dei Rrunelleschi ridotti in fortuna meno che modesta, alcuni dei Pecori e basta. Tutte le altre famiglie erano estinte, scomparse, trasferite altrove, per dar luogo ad una popolazione nuova di mercanti, di trecconi, di facchini del mercato, di pollaioli, di meretrici. Le osterie, i luoghi di male affare favorirono poi le riunioni di gente chiassosa, di vagabondi, di malanni che si trattenevano là notte e giorno a farne d'ogni colore. Aggiungasi che là facevano poi capo anche i soldati delle compagnie di ventura, quelli che seguivano i principi e gli ambasciatori di passaggio e in missone a Firenze, talché spesso e volentieri succedevano colà scene di violenza e di scandalo. 
Che gente abitasse colà e quali episodi vi si svolgessero, può mostrarlo la seguente denunzia testuale che Jacopo di Bernardo d' Alamanno De' Medici, uno dei poco fortunati possessori di case in questa località faceva nel 1498 e che trovasi registrata nel campione del gonfalone Drago S. Giovanni. I fatti ai quali si accenna in tale denunzia singolarissima per forma e per stile, si riferiscono all'epoca in cui trovavasi a Firenze coi suoi soldati francesi Carlo VIII.
Ecco il documento:
« Sustanzie.  
«Un albergo ad uso di meretrice e tre botteghe ad uso di meretrice chon una casetta sulla piazza del Frascato. Le quali case e botteghe si suolevano appigionare tutte chon detto Albergo e al presente poche non si trova senone ladri e ribaldi che le voglino torre a pigione e quando le togliessino se ne andrebbono chon Dio e cholle masserizie e cholla pigione come ano fatto molti altri ne tempi passati. Il presente si fà governare per un artefice e rendemi L. 36 al mese ne temporali buoni e utimamente i franciosi marsano lettiere, presano e imbolarono la più parte delle lenzuole. »
E' strano il documento, ma è efficacissimo per dare un idea della razza di abitatori e di frequentatori di questa località, la quale, come dirò dopo, si suoleva chiamare in gran parte il Frascato dal nome di una piazza e di una celebre osteria che qui si trovava.  
E non basta.
Il nome di Piazza del Postribolo col quale era indicata una piazzola interna, perché qui fu istituito il primo locale di questo genere, i luoghi destinati allo stesso uso esistenti nel Frascato e nel chiasso di Malacucina, i magazzini dei pollaioli situati in diversi vicoli interni, alcune scuole di ballare... d'infima specie, tre o quattro osterie, la contiguità col mercato ed un numero infinito di ricordi che si riscontrano negli archivi di varj magistrati preposti alla tranquillità ed alla morale pubblica, dipingono a colori ben distinti lo stato disgraziatissimo in cui la parte interna specialmente di quest' ampio quadrato era ridotta nel secolo XV. 
Si capisce quindi facilmente come mai delle storiche famiglie antiche abitatrici di questa località non restassero più nel secolo successivo che le memorie.
Su per giù, si può affermare che le condizioni in cui trovavasi allora il Frascato, chiamandolo così perché così era generalmente chiamato tutto quel ceppo dì case, non erano migliori di quelle in cui si trovava il Ghetto negli ultimi tempi, quando ne fu deliberato ed effettuato lo sgombero.

In corsivo estratti da "Il ghetto di Firenze e i suoi ricordi  illustrazione storica" di Guido Carocci edito nel 1886


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martedì 21 gennaio 2014

La Signoria umida

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Firenze, Piazza della Signoria

Piazza della Signoria sotto la pioggia presenta lo stesso scenario, gli stessi scorci che vedevano i miei nonni. Cambia l'abbigliamento della gente che transita sulla pavimentazione lucida di riflessi mentre l'occhio cade distratto sulla Loggia dei Lanzi, il Davide, gli Uffizi. Questa è come l'ho vista io, domenica scorsa, con l'occhio dentro il irio della reflex, in una mattina dopo una nottata di pioggia invernale con un raggio di sole che si fa strada tra le nuvole.


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venerdì 3 febbraio 2012

Gli Otto in Piazza ammoniscono

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Firenze, Piazza della Signoria, Signori Otto, targa 1695

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GLI   SPETTABILI   SS   OTTO   DI
GVARDIA   E   BALIA   DELLA   CITTA'
DI   FIRENZE   BROIBIRNO   A
QVALSIASI   PERSON   IL   FARE
SPORCIZIE  E   BRVTTVRE   ATTORNO
AL   MVRO  CHE  E'  TRA  L'OFFIZIO
DELLA   MAGONA  E  LA  CHIESA
DI SAN ROMOLO SOTTO
PENA DI SCVDI DVE E DI CATTVRA
E DELL'ARBITRIO DEL MAGISTRATO
DATO IL DI 13 MARZO 1695
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Questa lapide dei Signori Otto di Guardia e Balia del 1695 mi era sfuggita pur essendo nella centralissima Piazza della Signoria, vicino alla Meridiana, quindi sul lato nord della piazza, facciata di Palazzo Guidacci già Rinucci, XIII - XIX (rimaneggiamenti nei secoli). La lapide fa il paio con quella incastonata, 1646,  sulla facciata di Palazzo Vecchio accanto alla Fontana del Nettuno. Per inciso, qualche giorno fa mi è capitato di sedermi al tavolo intorno al quale forse sedevano i Signori Otto. Naturalmente la stanza viene indicata come Sala degli Otto ed è proprio accanto al salone dove ancora oggi siedono i Consiglieri Comunali nelle riunioni presiedute dal Sindaco. Per me è stata una viva emozione ammirare gli stucchi del soffitto a cassettoni.  

Coordinate:  43°46'11.96"N,  11°15'19.89"E             Mappe:      Google      -       Bing


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giovedì 10 luglio 2014

Da via della Ninna si entra in Piazza


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Firenze, Piazza della Signoria

La piazza per eccellenza di Firenze è Piazza della Signoria a cui si accede da molte vie. Questo è lo scorcio che appare provenendo da Via della Ninna o dal cortile degli Uffizi. Nel Seicento si scriveva questo.

Ma il Davitte, che è su la ringhiera, vicino alla porta del palazzo, è di mano di Michelagnolo Buonarroti: questa è quella statua tanto famosa al mondo e nobilissima per l’artifizio tanto è per tutto con gran lode ricordata. Era di età di XXIX anni il Buonarroto, quando fece così raro lavoro e così pregiato....Chi vidde mai posamento di piedi così leggiadro e sì virile? Unione di membra così naturale, fattezze di persona così vere, portamento di vita così eroico, atti di braccia, di mani, di gambe così vivi e volto di costume sì dolce e sì divino? Cedano pure gli artefici antichi a così alto sapere, poiché confessano i moderni e tutti gli uomini intendenti sono d’accordo in un volere, cotanto esser sovrano di questa statua l’artifizio, che né il Nilo di Belvedere, né i Giganti di Monte Cavallo, né altra statua di questo tempo possono a così rara perfezzione e così suprema arrivare.
....
Appresso in sul canto del palazzo si veggono le due figure Ercole e Cacco di Baccio Bandinelli (Firenze,  1488– Firenze, 1560) , fatte amendue con singulare artifizio. Oltra l’usato si destò questo sovrano artefice per questi due splendori così luminosi e senza perdersi di animo si mise all’opera e col suo molto sapere operò in guisa, che riluce altresì la sua industria e con tutti e due con somma gloria gareggia nobilmente. ... Come si vede il gran coraggio nel volto di Ercole e la fierezza? Come è pronto il corpo in sua attitudine? Come è vivace il sembiante, come il vigore eroico nella testa, nel petto, nelle braccia et in ogni parte chiaramente si conosce? Il Cacco più raro e più maraviglioso sbattuto in terra, pare che dalla natura sia, non da mano di artefice effigiato: così son vive le membra, così naturali, così vere, che temendo del furore di suo nimico e sgomentato per lo suo fallo, mostra con viva movenza di aspettare il gastigo, che per lo furto ha meritato. In queste due statue i più intendenti artefici fanno sovente gran frutto, imitando con sommo studio il profondo disegno e la fierezza dell’arte, che conoscono in ambendue.

Da "Le bellezze della città di Firenze" di  Francesco Bocchi, 1677


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