Guardando Firenze nei particolari da dietro l'obiettivo di una fotocamera.

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giovedì 19 novembre 2015

La Loggia rinnovata

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Firenze, Piazza dei Ciompi

La Loggia del Pesce, da poco restaurata in modo impeccabile, era collocata in altro luogo. Era al Mercato Vecchio, dove adesso c'è Piazza della Repubblica, all'incirca davanti all'Arcone, per svolgere la sua funzione chiaramente descritta dal nome, dove vendere il pesce, fino a quando venne smantellata verso il 1885-1895 al tempo del risanamento di Firenze Capitale del Regno d'Italia (dal 1865 al 1871), per poi essere ricostruita nel 1955 nell'attuale Piazza dei Ciompi. Nella foto in alto vedete due tondi che racchiudono pesci e delfini ai lati dello stemma mediceo con sotto la seguente iscrizione:

MAGNVS 
COSMVS MED
FLOR ET SENAR
DVX II

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 Leggiamo un brano tratto da L'illustratore fiorentino: Calendario, 1838, 39, Volume 3, pag 10-11 – di Guido Carocci
"...Questa via è detta degli Archibusieri dalle botteghe, che vi tenevano i fabbricatori di archibusi; e prima dicevasi Via dei Pesciaioli, e anche Pescheria, perchè vi si vendeva al prezzo fissato dalla grascia (dazio) il pesce che era solito portarsi dai laghi di Bientina , di Fucecchio e da altri luoghi.
Gli antichi fiorentini, inalzando appiè del Ponte Vecchio una loggia per la vendita del pesce, imitarono i Romani, i quali posero la pescheria, che dicevano forum piscarium, separata dal luogo e dal mercato, dove si vendevano gli altri commestibili. Pare che nei nostri maggiori nascesse un tal pensiero verso il 1296; poichè dalle cartapecore del monastero di S. Matteo d'Arcetri trasse il Manni un documento del 12 novembre del detto anno, col quale un certo Corsino di Gianni, che era della casata degli Amidei, protesta che senza il suo assenso e senza quello dei suoi consorti non può scavarsi dal Ponte Vecchio certo terreno per edificarvi una loggia pel Comune di Firenze. Ma essendosi accomodata una tale difficoltà, fu proseguito lo scavo e il lavoro della loggia , che non sappiamo quando fosse terminata. Manchiamo ancora di una precisa contezza della medesima fino al 1362; nel qual anno dal libro della Luna nell'uffizio della Parte apparisce l'ordine di far lastricare la piazza del pesce posta, si dice ivi, nella Via di Lungarno appresso al Ponte Vecchio, con ispendervi cinquanta fiorini; e in tempo a quello vicino si comanda, che si acconcino i tetti si della piazza del pesce, sì del ponte istesso. Che fosse qui la vendita del pesce vien pur confermato dall'iscrizione che fu posta alla nuova loggia del pesce medesimo, fatta edificare in Mercato Vecchio nel 1568, e che è in questi termini concepita.

FORUM PISCARIUM QVSQVE AD HUC
TREMPORIBVS QVADRAGESIMALIBUS AD
PONTEM VETEREM FREQUENTABATVR
NVNC ILL ET ECC MAGNVS COSMVS
MED FLOR ER SENAR DVX II ET
FRANCISCVS EIVS FILIVS PRINCEPS OPT
VR HIC CONTINVO PISCES VENDANTVR
MVITO MAIORI SVMPTV AC MAGNIFICENTIA
QUAM ANTEA ILLIC EXCTRVCTUM FVERAT
AEDIFICANDVM CVRARVNT
M D L X V I I I

[nota, traduzione. "Il mercato del pesce che fino ad ora si teneva, nei tempi di quaresima, presso il Ponte Vecchio, ora l'illustrissimo ed eccellentissimo Cosimo de' Medici, secondo Granduca di Firenze e di Siena, e suo figlio Francesco, ottimo principe, lo fecero costruire con assai maggiore spesa e magnificenza di quella con cui era stato edificato prima, affinché il pesce da ora in poi sia venduto qui. 1568".]

Trovandosi poi all'archivio del Monte Comune, infra le altre condannagioni cancellate nel governo del Duca d'Atene, che una trecca o rivendugliola fu condannata, perchè era stata colta a vendere de' ranocchi presso all'oratorio di Or San Michele, può argomentarsi da ciò che in antico non potesse vendersi il pesce, se non presso al Ponte Vecchio; dove si faceva ancora il mercato delle frutte e degli erbaggi; dicendosi nella novantesimaquarta delle Cento novelle antiche, che ser Frulli, il quale aveva un suo podere di sopra a San Giorgio, molto bello, sì che quasi tutto l' anno vi dimorava colla sua famiglia, il più delle mattine mandava la sua fante a vender cavoli, frutte ed altro alla piazza del Ponte Vecchio. Il Del Migliore parlando della vendita del pesce, dice che quello, che si pescava in Arno, serviva soltanto per la Signoria, a riserva d'un giorno dell'anno in cui era assegnato al Proconsolo, e i pescatori erano tenuti a pescarlo senza alcuna mercede. Che in un giorno dell'anno toccasse il pesce d'Arno al Proconsolo senza premio dei pescatori è verissimo, e di qui nacque il proverbio pescar pel proconsolo, che vale, affaticarsi indarno e per altri, e durare, come si dice, fatica per impoverire. Sembra strano per altro che servisse soltanto per la Signoria, poichè essa, come avverte il Manni nella lezione sull'antichità del Ponte Vecchio, era parchissima; ed è antichissimo il costume che ebbe l'Arte della Lana di mandarlo ai suoi consoli per S. Giovanni, e che ebbero pure vari monaci, di regalarlo nella vigilia dell'Assunzione ad alcune case di cittadini. ..."


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Coordinate:  43°46'16.73"N,  11°15'53.68"E                      Mappe: Google - Bing





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sabato 4 giugno 2011

Alle Grazie fu Rubaconte

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Firenze, Ponte alle Grazie dal Ponte Vecchio


L'attuale ponte è datato 1957, ricostruzione del precedente e antico ponte detto "Rubaconte" (foto e quadro sotto), dal nome del podestà Rubaconte da Mandello che lo aveva fatto costruire nel 1227.  
Il Ponte Alle Grazie ha sostituito il ponte più vecchio di Firenze distrutto nel 1944 dalle mine tedesche in seguito alla ritirata nazista.   L'anno successivo (1945) fu bandito un concorso per la sua ricostruzione vinto da un gruppo di architetti che prevedeva una soluzione di sole cinque arcate (Rubaconte ne aveva nove). L'inaugurazione avvenne il 24 febbraio 1957. 


Il ponte di Rubaconte  
Originariamente il ponte aveva nove arcate, era il ponte più lungo e antico di Firenze, risale al 1345. Due arcate sulla riva sinistra furono chiuse nel 1347 per ampliare piazza dei Mozzi e nell'Ottocento il numero di arcate si ridusse a sei, per la costruzione dei lungarni, come dimostra la foto dell'altro secolo (probabilmente dei Fratelli  Alinari).
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Sul ponte Rubaconte erano presenti numerose casette di legno, tabernacoli, poi trasformati in cappelle, romitori e botteghe, simili a quelle ancora esistenti sul Ponte Vecchio, ma poste solo all'altezza dei piloni Vedere il dipinto di  Thomas Patch del 1770 circa (sotto). Fra questi c'erano le celle delle «murate», dove viveva sin dal 1320 una piccola comunità di monache di clausura trasferite poi nel Quattrocento nel monastero in via Ghibellina, che prese lo stesso nome 'delle Murate'.

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Un tabernacolo che era presente sul vecchio ponte  Rubaconte  "Santa Maria delle Grazie", successivamente spostato sul Lungarno Diaz, suggerì il nome del nuovo ponte.

 Vedere anche:




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mercoledì 6 ottobre 2010

Firenze come è e come la vedeva lo Zocchi


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Firenze, dalla sponda sinistra dell'Arno, Lungarno Benvenuto Cellini nei pressi del ponte di S. Niccolò




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Nel dipinto qui sopra è raffigurata Firenze alla metà del Settecento così come la vedeva Giuseppe Zocchi (Firenze, 1711 – Firenze, 1767) all'incirca dallo stesso punto della nostra foto pubblicata in alto.
La prima cosa che si nota è l'assenza del campanile della Basilica di Santa Croce che infatti fu eretto solo tra il 1847 ed il 1865. A quell'epoca i lungarni non esistevano ed i palazzi si affacciavano direttamente sull'Arno. Non esisteva neppure il Ponte di S. Niccolò che fu costruito tra il 1836 e il 1837 ed è questa la ragione per cui nel quadro vediamo molte barche in primo piano che ci raccontano del lavoro quotidiano dei traghettatori di professione che portavano i fiorentini da una sponda all'altra del fiume. Non mancavano neppure i pescatori. Li vediamo mentre gettano le loro misere reti dalle piccole barche di fiume. Oggi non esistono più i mulini alla destra ed alla sinistra della Pescaia di San Niccolò. Vediamo invece quasi tutti i monumenti che esistono ancora oggi. Da destra: la Torre della Zecca (delle mura fiorentine abbattute dal Pioggi al tempo della ristrutturazione di Firenze Capitale d'Italia, 1865 al 1871) di Piazza Piave con il tetto in cotto (smantellato oggi), la Cupola del Brunelleschi, il Campanile di Giotto, il retro della Basilica di Santa Croce, il basso edificio di Orsanmichele, la Torre di Arnolfo di Palazzo Vecchio, l'edificio ottagonale che sovrasta gli Uffizi, il Ponte Vecchio appena coperto, in primo piano, dall'ancora più vecchio ponte di Rubaconte che aveva la particolarità, per un certo periodo, di ospitare delle celle monacali in legno, tabernacoli o bottegucce, erette sui pilastri di sostegno del ponte. Il ponte attuale, ricostruito dopo la distruzione ad opera dei tedeschi in ritirata durante la seconda guerra mondiale, prende il nome di Ponte Alle Grazie. In fondo, dietro ad esso e dietro il Ponte Vecchio, intravvediamo la cupola di San Frediano in Cestello.


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giovedì 16 agosto 2012

Il rettile della colonna



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Firenze, Ponte Vecchio, Meridiana, particolare della colonna

Chissà per quanto tempo la meridiana del Ponte Vecchio è stata utilizzata dai fiorentini per sapere l'ora. Si trova da tanto tempo lassù sui tetti delle famose botteghe degli orefici oramai dimenticata e poco notata sia dai fiorentini che dalle migliaia di turisti che passano quotidianamente per il ponte più vecchio di Firenze. Per controllare l'ora oggi si guarda l'orologio da polso o il display del cellulare. Quella meridiana sono tornato a guardarla con attenzione per 'festeggiare' il terzo anno del nostro blog, Firenze nei  Dettagli. Con la macchina fotografica mi sono spostato di lato ed ho scattato un paio di foto ed ho fatto una scoperta, oltre ai licheni che punteggiano la superficie della meridiana che aiutano il tempo a consumarla, c'è un particolare che non avevo notato prima. A metà della colonna che sorregge la meridiana c'è una lucertola (o geco), così come una lucertola (o geco) ospita la meridiana di fronte al Museo di Galileo Galilei (ex Istituto e Museo della Scienza)  in Piazza de' Giudici. Il geco della meridiana del Ponte Vecchio corre meno rischi di quello di Piazza de' Giudici. Il tempo trascorre comunque.



Coordinate:  43°46'5.23"N,  11°15'11.41"E               Mappe :  Google - Bing




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lunedì 7 settembre 2015

Riverberi d'argento

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Firenze, Ponte Vecchio

I riflessi  argentei sull'Arno sono di luce ma i riflessi sono anche dentro le botteghe e nelle vetrine degli orafi addossate sul ponte .

Leggiamo un brano che riguarda il Ponte Vecchio tratto da "Della vecchiezza sovraggrande del Ponte Vecchio di Firenze e de' cangiamenti di esso" lezione di Domenico M. Manni, pubblicata nel 1763  recitata nell' Accademia Etrusca di Cortona il 9 Settembre 1763 . 
Che verso l'anno 1400. fosser in buon ordine le botteghe del Ponte , n' abbiamo contezza in Goro Dati , dove a car. 108. della sua Storia dice : Fra gli altri ( Ponti ) ven' è uno, sul quale da ogni parte son bellissime botteghe artieri lavorate di pietra concia, che non pare, che sia Ponte , se non in sul mezzo di esso , dove è una piazza 1 che ti mostra il fiume di sopra, e di fotto.
Che ver l'anno 1422. si fossero introdotti sul Ponte de' sordidi macelli, che mal facevano decoro a quel luogo, io l'ho in Ser Antonio di Pardo , siccomc in altro Notaio del 1495. Di queste botteghe sì lorde disgradendo la vista a chi vi passava tuttora, fur cangiate, destinandosi per gli orafi , argentieri , e gioiellieri , che innanzi dimora facevano e in via del Moro , e presso Mercato nuovo , e in via de' Servi.



Coordinate:  43°46'3.13"N,  11°15'10.05"E                      Mappe: Google - Bing




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mercoledì 23 settembre 2009

Bottega di orafi sul Ponte Vecchio


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Firenze, Ponte Vecchio, Bottega di Orafi in orario di chiusura.

Nel 1442 l'autorità cittadina per salvaguardare la pulizia e il decoro, impose ai beccai (macellai) di riunirsi nelle botteghe sul Ponte Vecchio per renderli un po' isolati dai palazzi e dalle abitazioni del centro. Le botteghe dei macellai furono poi occupate da orafi e gioiellieri per ordine di Ferdinando I nel 1593 che mal gradiva un commercio poco nobile e con odori sgradevoli.

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lunedì 7 ottobre 2013

La litografia del XIX secolo

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Firenze, Ponte Vecchio

All'incirca la foto riprende dallo stesso punto di vista ciò che vedevano  André Durand ed Eugéne Cicéri verso la  seconda metà del XIX secolo nella loro stampa a litografia raffigurante il Ponte Vecchio e il Corridoio Vasariano. Ho cercato attivamente una rappresentazione realistica di questo segmento del Corridoio sul Ponte Vecchio del passato per confrontarlo con il dipinto del conte  visto nei giorni precedenti, incuriosito dal fatto che nel dipinto del conte Lancelot Theodore Turpin de Crisse dell'inizio dell'ottocento apparissero stranamente tre bifore così fuori luogo rispetto alle consuete finestre protette da inferriate tanto più rispetto ai luminosi finestroni di oggi.





Coordinate:  43°46'4.91"N,  11°15'11.18"E                   Mappe: Google - Bing


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mercoledì 9 aprile 2014

Il Corridoio Vasariano da Ponte Vecchio

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Firenze, Corridoio Vasariano

Lo sapete, Firenze va vista con calma, passeggiando, guardando e riguardando i monumenti, le cose particolari, da punti di vista differenti, nelle condizioni climatiche le più differenti. Niente è lo stesso, tutto cambia pur rimanendo immutato nei secoli. Qui, dal Ponte Vecchio, vediamo il  Corridoio Vasariano sotto un cielo terso, mentre si rispecchia nelle verdi acque lente e tranquille dell'Arno finalmente docile dopo un inverno di pericolose piene. Le arcate del Corridoio proseguono sullo sfondo con gli Uffizi ed oltre si intravede in scorcio il Palazzo Castellani oggi Museo Galileo già Museo di storia della scienza.

Non pensate però che un secolo fa si potessero vedere gli archi del Corridoio con questo gioco di luce ed ombra. In realtà gli archi erano abitati, chiusi da mura con aperture occhieggianti sul fiume terrazzini e travicelli di sostegno, come potete vedere qui nella stampa del Burci (Emilio Burci, 1811-1877) del 1851 che rappresenta Via degli Archibusieri, guardando il Ponte Vecchio dal loggiato degli Uffizi.

Particolare - Cliccare sull'immagine per ingrandire


Coordinate:   43°46'5.51"N,  11°15'14.44"E                                             Mappe: Google - Bing


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sabato 31 ottobre 2009

Torre Mannelli al Ponte Vecchio


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Firenze, Ponte Vecchio, Torre Mannelli.

(Via dei Bardi, 84) Questa è l'unica torre sopravvissuta fra le quattro che si trovavano agli angoli del Ponte Vecchio. Fu costruita nel XII secolo dall'antica famiglia Mannelli, il cui prestigio nel 1565 era ancora così forte che Cosimo I de' Medici rinunciò a farla abbattere per la costruzione del Corridio Vasariano, che infatti gira intorno alla torre. La Torre dei Mannelli è stata fortemente ribassata, l'ultimo piano in mattoni è di costruzione più recente.




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mercoledì 20 aprile 2011

Corridoio Vasariano

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Firenze, Ponte Vecchio, parte del Corridoio Vasariano che corre sul Ponte Vecchio sopra le botteghe orafe

Il Corridoio Vasariano è una struttura lunga un chilometro, nata per motivazioni pratiche e con la funzione di collegamento tra gli uffici dei Medici nell'attuale Galleria e Palazzo Pitti, allora residenza della stessa famiglia, ospita oggi sia una parte della collezione di dipinti del Seicento e del Settecento degli Uffizi che quella degli Autoritratti degli artisti. Si tratta di un passaggio piuttosto stretto che trova il suo ingresso all'inizio del secondo corridoio della Galleria, per poi estendersi lungo l'Arno, sopra il Ponte Vecchio fino ad arrivare a Palazzo Pitti.

Coordinate:  43°46'4.15"N,  11°15'10.88"E



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mercoledì 1 giugno 2011

Sulle sponde dell'Arno per tre secoli

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Firenze, dal lungarno Guicciardini  il ponte di Santa Trinita, di scorcio   il Ponte Vecchio

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Giuseppe Zocchi, incisione del 1744 raffigurante il lungarno Guicciardini il Ponte Vecchio e il ponte di Santa Trinita

Vedere anche:

- L'Estate sul ponte
 - Ponte Santa Trinita (l'Autunno)
- Quando la Primavera aveva perso la testa
- Firenze nelle opere di Giuseppe Zocchi

 



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lunedì 20 febbraio 2017

In via degli Agolanti col Canto del Parentado per via dell'Arcivescovato





Firenze, Via Roma, Canto degli Agolanti

La Via dell'Arcivescovato chiude lo stabile del Ghetto dal lato di levante. Era questa via l'arteria principale di Firenze, la strada più antica, che occupava appunto il luogo dell'antica Via Cassia la quale faceva capo al Ponte Vecchio. Il nome attuale è moderno e la via ebbe nei diversi tempi altri nomi derivanti o dalle famiglie che vi ebbero le case o dalle botteghe che vi erano poste. Un forno antichissimo, detto della Macciana,  fece per molto tempo chiamar Via della Macciana o del forno della Macciana il tratto di questa strada che era fra via della Nave e Via della Vacca. Le botteghe di chiavaioli e di succhiellinai fecero chiamare in diverse epoche questo tratto di strada tra Via Chiavaioli e Via o Piazza de' Succhiellinai. Il breve tratto poi tra Via della Nave è la Piazza del Mercato si chiamò il canto del Parentado, dal nome dell'antica loggia che era posta là sul crocicchio della strada, o Via degli Agolanti dal nome di una antichissima e potente famiglia che ebbe quivi le sue antiche case. I fabbricati oggi appartenenti al quadrato del Ghetto, che sorgevano da questo lato appartennero ai Medici, ai Della Tosa, ai Della Pressa ed ai Pecori. Le case de' Pecori voltavano anche nella strada di fianco all'Arcivescovado che oggi si dice erroneamente Via della Vacca. Questo breve tratto fino alla Piazza dell'Olio, in altri altri tempi Piazza del Vescovo o di S. Ruffillo, non aveva un nome proprio. Si diceva il Canto de' Pecori, nome che si estendeva anche ad un primo tratto della Via dell'Arcivescovado, perchè qui tutt' all' intorno ebbe le sue case la famiglia Pecori.
Accanto ai Pecori ebbero le loro case ed una torre delle più antiche i Filitieri Da Castiglioni, prima di andare ad abitar da S. Andrea: e più verso la Via de' Boni ve ne ebbero i Fighineldi sostituiti dipoi in questo possesso dai Boni. Il nome di Via della Vacca dato prima a quel piccolo tratto strettissimo della strada tra Piazza dell'Olio e Via de' Boni, ho detto che è erroneo, perchè esso non derivò dal nome di una famiglia Della Vacca che esistè in Firenze. Le derivò invece dall' insegna di una bottega, anzi di un forno, ed il vero nome che ebbe per molto tempo fu di Via del Fornaio della Vacca. I Boni, e non Buoni, come è scritto nel cartello postovi dal Municipio, ebbero case, torri e palagio sull'angolo del Ghetto fra questa Via della Vacca e la via de' Naccaioli ed altro loro palazzo sorgeva dal lato opposto, nello spazio occupato per formare il giardino ad una specie di piazza dinanzi al Palazzo riedificato dagli Orlandini. Via de' Naccaioli fu il nome di una piccola parte soltanto di questa via dove furono alcune botteghe di fabbricanti di nacchere, un antico strumento assai in uso in altri tempi. Il nome più importante e più antico della strada era quello di Via dei Rigattieri perchè qui appunto furono in gran numero le botteghe di quest'arte. L' ultimo tratto poi verso il Mercato, si chiamò Via degli Stracciaioli, sempre per causa delle botteghe appartenenti a questo mestiere che consisteva nel toglier dal bozzolo la seta straccia. I palazzi, le case, le torri, la loggia dei Brunelleschi occupavano tutto il lato di levante di questa strada fra le case de' Boni e la loggia dei Tosinghi. E da' Brunelleschi s'intitolava pure la piazzetta comunemente chiamata de' Marroni e che si disse anche di S. Leo dalla chiesa poi soppressa che vi sorgeva e che fu una delle primitive parrocchie di Firenze.

Il ghetto di Firenze e i suoi ricordi illustrazione storica di Guido Carocci A. Forni, 1886


Oggi Via Roma, diventata una delle strade più fini di Firenze dopo la ristrutturazione di Firenze capitale del Regno d'Italia nella seconda metà dell'Ottocento, una volta era Via dell'Arcivescovato continuazione della Via Cassia provenendo dal Ponte Vecchio e traversando lo scomparso Mercato Vecchio sorto sopra l'interrato Foro Romano.



Coordinate:   43°46'19.86"N,  11°15'19.68"E                    Mappe: Google - Bing



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martedì 12 ottobre 2010

Borgo Pidiglioso


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Firenze, Oltrarno, Via de' Bardi

Via de' Bardi è una via stretta e lunga che confluisce sul Lungarno Torrigiani sulla quale si ritovano numerosi palazzi di note famiglie nobiliari fiorentine, una chiesetta e curiosità varie.

Tra le varie curiosità la prima riguarda il vecchio nome che essa aveva, Borgo Pidiglioso, in ricordo di quello che una volta era una strada abitate da povera gente in misere casupole che spesso venivano giù insieme alla collina a causa di smottamenti e frane. Pidiglioso ovvero pidocchioso.
" ... il borgo Pidiglioso - abitato da povera e sudicia gente - .." (Fiorenza fior che sempre rinnovella - quadri e figure di vita fiorentina di Guido Biagi - Firenze : L. Battistelli, 1925).

"... Oltrarno si avea tre borghi, i quali tutti e tre cominciavano al ponte Vecchio di là da Arno: l’uno si chiamava e chiama ancora borgo Pidiglioso, perch’era abitato di vile gente, e era in capo del detto borgo una porta che·ssi chiamava la porta a Roma, ove sono oggi le case de’ Bardi presso a Santa Lucia de’ Magnoli e passato il ponte Vecchio, e per quella via s’andava a Roma per lo cammino da Fegghine e d’Arezzo; altre mura non avea al detto borgo se non il dosso delle case di costa al poggio. L’altro borgo era quello di Santa Felicita, detto il borgo di Piazza, che avea una porta ove è oggi la piazza di San Filice, onde va il cammino a Siena; e un altro borgo che·ssi chiamava di Sa·Iacopo, che avea una porta ove sono oggi le case de’ Frescobaldi, che andava il cammino a Pisa. " Nuova Cronica - Libro quinto di Giovanni Villani (Firenze, 1276 – 1348)


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giovedì 16 maggio 2013

Il numero della croce templare al Ponte

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Firenze, Ponte Vecchio, croce incisa

Se è storicamente accettata la presenza e il possesso da parte dei Templari a S. Jacopo in Campo Corbolini (in via Faenza)  meno accettato è il loro possesso di uno spedale alla testa sud-occidentale del Ponte Vecchio. Incontestabile è però la presenza della croce templare su una pietra in quell'edificio alla testa di ponte ed un numero, il 66, inciso su di essa . (Vedere anche S. Maria della Croce al Tempio)


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martedì 10 luglio 2012

La torre del ponte


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Firenze, Ponte Vecchio

La Torre dei Mannelli è l'unica torre restituitaci nei secoli, anche se modificata e ricostruita parzialmente dopo la distruzione del 1944 ad opera dei tedeschi in ritirata, di quelle che dovevano essere le quattro torri a sul Ponte Vecchio che custodivano e difendevano l'accesso nella Firenze medievale. Nel punto in cui vi era un guado in tempi remotissimi fu costruito un ponte il legno  in prossimità della città romana più volte distrutto dalle alluvioni e dagli incendi.  L'edificio murario era ornato da merlature nel modo in venne dipinto, così come se lo immaginava, da Fabio Borbottoni (1820-1902). Vedere immagine sotto. Nella foto in alto vediamo ciò che resta oggi della torre situata sulla sponda sinistra dell'Arno a mare tra i negozi di orafi.



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martedì 11 gennaio 2011

Benvenuto sul Ponte


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Firenze, Ponte Vecchio, monumento a Benvenuto Cellini

Al centro del Ponte Vecchio, dove le botteghe orafe si interrompono, sulla terrazza a valle del ponte stesso si trova il monumento a Benvenuto Cellini  realizzato da Raffaello Romanelli (Firenze, 1856 – Firenze, 1928). La statua raffigurante l'artista venne installata ed inaugurata il 26 maggio del 1901 nel quarto centenario della nascita di Benvenuto (Firenze, 3 novembre 1500 – Firenze, 13 febbraio 1571).

Da confrontare l'opera moderna con l'autoritratto 'nascosto' dello stesso Cellini  (vedere il post Autoritratto sulla nuca del Perseo)

Coordinate:  43°46'4.91"N,  11°15'11.18"E                   Mappe: Google - Bing 




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martedì 15 novembre 2011

Il Mercato Vecchio degli Alinari e di Signorini

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Firenze, Piazza della Repubblica

All'epoca romana qui sorgeva il Campidoglio, il foro, le superbe terme: Il Mercato Vecchio fu una località sontuosa e ricca a tempo dei romani  e qui scesero i fiesolani “ab antico” come dice Dante sulle sponde dell'Arno. Sulle rovine della civiltà romana sorsero allora i superbi palazzi e le sontuose case del medio evo, che poi alterate, deturpate e trasandate, ridussero quel luogo il peggiore della città. E dove prima erano state le linde, fastose case romane, e le severe dimore degli antichi fiorentini, si fecero catapecchie e casupole di povera gente, il Mercato, e il Ghetto. Oggi, su quella zona, è Piazza della Repubblica, risultato dello sventramento dell'epoca del "Risanamento", quando fu ridefinita l'urbanistica della città in seguito all'insediamento della capitale del Regno d'Italia a Firenze (dal 1865 al 1871).

Quasi nella stessa posizione della Colonna dell'Abbondanza.

Coordinate: 43°46'17.38"N,  11°15'13.40"E

Piazza del Mercato Vecchio come la vediamo in una foto dei Fratelli Alinari del 1893. Si intravede sulla sinistra la Loggia del Pesce ora in Piazza dei Ciompi.

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Piazza del Mercato Vecchio come la vedeva nel 1882-83 Telemaco Signorini (Firenze, 18 agosto 1835 – Firenze, 10 febbraio 1901) .

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Vedere anche:
- Il Ponte Vecchio 130 anni fa e oggi
- La via Torta di Telemaco
- Alle Grazie fu Rubaconte
- Il Tiratoio
- Porta San Gallo da fuori...nel tempo
- Firenze come è e come la vedeva lo Zocchi



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venerdì 7 marzo 2014

Finalmente la Primavera

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Firenze, Ponte Santa Trinita, la Primavera

Il Ponte Santa Trinita  fu distrutto dai tedeschi in ritirata il 4 agosto del 1944, saltarono i piloni, saltarono le arcate, saltarono le quattro statue che erano alla testa del ponte di qua e di là d'Arno. Saltarono tutti i ponti di Firenze eccetto il Ponte Vecchio a spese però dei palazzi che si trovavano in prossimità di esso. Andarono a pezzi le statue che rappresentavano l'Inverno, l'Estate , l'Autunno ed anche la Primavera opera  seicentesca di Pietro Francavilla,  nome italianizzato di Pierre Francheville o Franqueville (Cambrai 1553 circa - Parigi 1616). 
Un 'antiquario fiorentino, Luigi Bellini, creò un comitato denominato "Come Era e Dove Era" che aveva come finalità quella della della ricostruzione del ponte esattamente come era stato realizzato, con le sue eleganti forme,  da  Bartolomeo Ammannati (1511 – 1592), su disegno di Michelangelo (1475 – 1564) . Nel 1952 fu chiamato a questo scopo l'architetto Riccardo Gizdulich per la direzione dei lavori insieme all'ingegnere Emilio Brizzi. Il ponte ricostruito e fu inaugurato il 16 maggio 1958.
Le quattro statue vennero ripescate nell'Arno e ricollocate in quegli anni, ma non venne ritrovata la testa della Primavera. Negli anni sessanta lo stesso antiquario Bellini promise una ricompensa di 5000 dollari per il ritrovamento della testa, che venne trovata dai "renaioli" il 7 ottobre 1961 e presto messa al suo posto. La figura della Primavera continua però ad essere incompleta mancante dell'avambraccio destro non ancora ritrovato che doveva essere piegato a novanta gradi tenendo in mano (forse) un frutto di stagione.

Coordinate:   43°46'9.74"N,  11°15'2.38"E                     Mappe: Google - Bing


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domenica 17 aprile 2011

Ori sul Ponte

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Firenze, Ponte Vecchio, vetrina

... le botteghe dei macellai situate sul Ponte Vecchio furono occupate da orafi e gioiellieri per ordine di Ferdinando I nel 1593 che mal gradiva un commercio poco nobile e con odori sgradevoli sotto le finestre del corridoio sospeso. 

Coordinate: 43°46'4.17"N,  11°15'10.74"E