Guardando Firenze nei particolari da dietro l'obiettivo di una fotocamera.

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lunedì 16 giugno 2014

Le perdute lettere di Palazzo Rosselli del Turco

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Firenze, Piazza del Limbo, Tabernacolo

 Due epigrafi in pietra serena di carattere devozionale

" In Piazza del Limbo
( ME ) .... TE VERGIN S .... AN  TE....( IL CIGLIO ) 
DEPRENDI IL PREGAR NOSTO ET P NOI P ( REG) A  
L ( ETERN ) O DIO TVO PADRE ISPOSO ET FIGLIO 


.... HOME . IN . S. MARIA DEL FIORE 
( VISI ) TANDO . L ALTARE . DELA. S. CROCE 
SAQVISTA . P. OGNI. VOLTA . CINQVE 
MILA . ANI. DINDVLGENTIA . PREGADO 
P. LIPONTEFICI. E . S. MADRE. CHIESA


Alla parete di fianco del palazzo Rosselli Del Turco, vedonsi le suddette due iscrizioni, in alcuni punti alquanto corrose da non lasciar leggervi lo scritto.  Il primo verso della terzina è non solo mancante di alcune lettere; ma è stato malamente inciso quell'AN dalla lettera S tanto distante, mancandovi la parola alziamo; ed allora è facile sottintendervi la seguente lezione, cioè:
Mentre in te, Vergin Santa, alziamo il ciglio.
Nella seconda memoria, pure al primo verso, non si leggono alcune parole, ma panni poterci supplire sostituendo:
Si notifica come in....."
Da "Iscrizioni e memorie della città di Firenze" di M. Francesco Bigazzi del 1887


Pesano i quasi 130 anni trascorsi dal 1887, la pietra serena si consuma e si corrode per le intemperie e l'inquinamelo atmosferico, altre lettere sono diventate illeggibili quelle che abbiamo chiuso nelle parentesi. Sopra l'iscrizione è possibile riconoscere il monogramma di Cristo e un piccolo bassorilievo riportante il ritratto di profilo e una Madonna con bambino che la tradizione vuole attribuire a Benedetto da Maiano.

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Coordinate:  43°46'9.83"N,  11°15'7.35"E                      Mappe: Google - Bing


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giovedì 6 novembre 2014

Due pavoni nel Cortile

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Firenze, Via del Proconsolo, Museo del Bargello

Siamo sotto la Torre Volognana, entriamo nel Museo del Bargello da Via del Proconsolo. Già il Cortile duecentesco è spettacolare con il porticato tutt'intorno sotto il quale sono esposte originali di provenienza varia, il pozzo ottocentesco nel centro, messo al posto del leggendario patibolo medievale, la scalinata che porta al primo piano, i vari stemmi dei Podestà e dei Giudici di ruota che dal Tre al Cinquecento abitarono nell'edificio, le insegne dei quartieri e dei sestieri della città scolpite in pietra, poste sulle pareti sotto i loggiati. 
Gli ampi spazi del porticato accolgono opere provenienti da Palazzo Vecchio o dai giardini reali (Boboli e Castello), un Sarcofago romano decorato con due delfini, la Madonna con i santi Pietro e Paolo, monumentali figure che erano sulla Porta Romana, due Leoni, in pietra serena. La  statua dell’Oceano del Giambologna (Douai, 1529 – Firenze, 1608), proveniente dall’Isolotto nel giardino di Boboli, sostituito là da una copia, e le figure allegoriche della  fontana (1556 -1561) di Bartolomeo Ammannati (particolare di Giunone e due Pavoni nella foto, sopra la ricostruzione di un arcobaleno di pietra), che avrebbero dovuto essere collocate nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio, qui sotto.


La Fontana di Sala Grande allude alla generazione dell'Acqua da parte degli altri Elementi: Aria, Terra e Fuoco. Giunone rappresenta l'Aria e il fulmine che teneva in mano alludeva il Fuoco. Cerere si riferiva alla Terra. L'Arno (sinistra) e la Fontana di Parnaso (destra), sono simboli dell'Acqua; questi ultimi rimandano anche all'idea di Firenze come patria di grandi poeti. Le statue della Prudenza e della Fiorenza alludono a Cosimo I: la prima tiene l'emblema del duca (ancora e delfino) e Fiorenza, rappresentata come Flora, porta il Toson d'Oro conferitogli dall'Imperatore Carlo V nel 1545.



Tra le altre opere,  il ritratto marmoreo a figura intera “alla romana” di Cosimo I di Vincenzo Danti, il Cannone di san Paolo (così detto per la testa del santo sulla culatta), realizzato nel 1638 per il granduca Ferdinando II. L’opera più moderna, dell’Ottocento al Bargello, è la graziosa figura bronzea del Pescatore (1877) di Vincenzo Gemito (1852 – 1929).



Coordinate:  43°46'13.36"N,  11°15'29.78"E                      Mappe: Google - Bing




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lunedì 18 aprile 2016

Assomiglia al Bacco del Giambologna

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Firenze, Lungarno Benvenuto Cellini

Sull'angolo tra via della Fornace e  Lungarno Benvenuto Cellini si eleva  la casa studio Libero Andreotti  (Pescia, 1875 – Firenze, 1933), realizzato attorno al 1878 dall'architetto Giacomo Roster  (1837 – 1905) che collaborò con Giuseppe Poggi  (Firenze, 1811 – Firenze, 1901). Il palazzo con caratteristiche neoclassiche, si apre una nicchia  sulla parte rivolta a valle rispetto all'Arno al cui interno vi è una statua. Nicchia e statua ricordano qualcosa che si trova qualche centinaio di metri più in là accanto al Ponte Vecchio, cioè il Bacco della Torre dei Rossi-Cerchi. In letteratura si descrive la nicchia in pietra serena, la vasca in pietra forte con una testa di leone dalla cui bocca zampilla un filo d'acqua. La vasca c'è, la testa di leone è quasi del tutto consumata e il filo d'acqua è diseccato. Il Bacco del Giambologna (Jean de Boulogne, Douai 1529 - Firenze 1608) della Torre de' Rossi alza la coppa in segno di saluto mentre questo Bacco sembra essere in atto di bere un sorso di vino.



Coordinate:  43°45'52.06"N,  11°16'4.24"E                     Mappe: Google - Bing




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lunedì 15 settembre 2014

Su terreno non d'altri ma proprio

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Firenze, piazza San Simone

Il cartello che vediamo sul lato destro della facciata offre qualche ceno che riguarda la chiesa dei Santi Simone e Giuda:
"Sorta come piccolo oratorio intorno al 1192, fu ingrandita nel 1209 e poi ricostruita nel 1243. Venne rinnovata nel 1630 su progetto ii Gherardo Silvani (Firenze, 1579 – 1675), grazie soprattutto a Bartolomeo Galilei, cavaliere di Malta.  Nell'interno ad aula, scandito da partiti architettonici   in pietra serena, il soffitto ligneo, intagliato in verde   ed oro, datato 1670, reca la croce dell'Ordine dei Cavalieri di Malta e l'arme dei Galilei. Oltre al San Pietro in cattedra del Maestro della Santa Cecilia (1307), sugli altari laterali sono presenti pale d'altare   di artisti attivi a Firenze intorno al 1630, fra cui Jacopo Vignali, Francesco Curradi, Nicodemo Ferrucci. Di Orazio Mochi sono le due statue in marmo dei Santi Simone e Giuda."

Lo stemma dei Galilei si presenta così come lo vediamo nella casa fiorentina di Galileo Galei in Costa San Giorgio n. 19.


Incastonata sulla sinistra della facciata c'è una iscrizione su una lapide marmorea in caratteri longobardi  in ricordo della fondazione della Chiesa. Si legge (a fatica):



CURREBANT XPI ' TUNC ANNI TEMPORIS ISTI ' 
MILLE DUCENTENI POST TRES QUATER INDEQ{
DENI CUM SACRA SANCTOR, SIMONIS IUDEQ{ TUOR '
FIT DOMUS -S--DEUS ' A---S QUEM BARTHOLOMEUS
- - - - - - - QUAM SANCTA MARIA DE FLORENTINA 
PRE QUALIBET URBE LATINA CONS---UXIT'      
PRIMUM LAPIDEM --- FIXIT I- ---UM 
ET QUIA TERRENO FUNDAVIT NON ALIENO 
SET PROPRIO ' TURBIS SICUT PATET ISTIUS URBIS ' 
EST HINC IURE BONUS DNS VERUSQ{ PATRON'




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Traduzione: Correvano allora 1243 anni dell'era cristiana quando fu eretta, o Dio, cotesta sacra dimora dei tuoi santi Simone e Giuda che l'abate Bartolomeo costruì, dandole il titolo prima di qualunque altra città latina, in quanto abate della Badia Fiorentina di Santa Maria, quando pose la prima pietra nelle fondamenta e poiché la fondò su terreno non d'altri ma proprio, come appare evidente al popolo di questa città, è perciò di diritto legittimo signore e vero patrono.



Coordinate:   43°46'11.83"N,  11°15'36.95"E                     Mappe: Google - Bing


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martedì 4 marzo 2014

Quel bassorilievo di via dello Studio

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Firenze, via dello Studio, Bottega di Restauro

Al numero rosso 23/A di Via dello Studio c'è un basso, apparentemente anonimo e piccolo edificio con i tetti a spiovente. Una targa incisa in pietra serena permette di capire cosa sia, è 'La bottega dell'opera di Santa Maria del Fiore' ovvero le stanze dove si sono realizzate e poi restaurate alcune delle opere che si trovano all'interno del Duomo. Qui e in altri edifici nei pressi sono nate alcune opere scultoree in marmo e pietre rare e qui continuano ad essere restaurate. In alto, a destra dell'ingresso vediamo incastrato un bassorilievo. Avvicinandoci siamo in grado di identificare i personaggi che vi sono rappresentati, artigiani e artisti intenti a scolpire, misurare, statuette in tutto tondo e colonne attorcigliate, scalpellini intorno a capitelli, e, dietro di loro, alcuni gli strumenti del loro mestiere.
Questo bassorilievo, così isolato da un contesto comprensibile d'acchito, ha una ragion d'essere quì dove è situato? Inoltre, se guardiamo con attenzione, per chi conosce Firenze, questo bassorilievo non è unico, lo si può vedere da un'altra parte. Dove? Esattamente sul lato nord di Orsanmichele sul 'Tabernacolo dell'Arte dei Maestri di Pietra e Legname' ne I Quattro Santi Coronati di Nanni di Banco  (Firenze, 1380/1390 circa – 1421) realizzato esattamente seicento anni fa, nel 1414. Ecco il particolare.



In via dello Studio abbiamo già visto i Maccheroni ed il il busto in terracotta di Sant'Antonino Pierozzi, arcivescovo di Firenze (Firenze, 1389 – Montughi, 2 maggio 1459)


Coordinate:  43°46'19.78"N,  11°15'24.44"E                      Mappe: Google - Bing

Coordinate:  43°46'15.05"N,  11°15'17.94"E                      Mappe: Google - Bing


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giovedì 12 gennaio 2017

Una volta in una strada

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Firenze, Volta della Vecchia

In Via del Parione, nelle vicinanze dell'entrata laterale della Chiesa di Santa Trinita, c'è una strada ombrosa il cui accesso avviene attraverso una volta massiccia in pietra e mattoni  con la classica orma a botte. Evidentemente la via prende il nome dalla volta, non via della volta ma semplicemente volta, Volta della Vecchia come si legge più in là in alto su una targa accanto ad un tabernacolo in prossimità di Via del Purgatorio. Il tabernacolo accoglie un'immagine in terracotta della Madonna col Bambinello la cui base, in pietra serena, si legge inciso un anno 1633 con le prime due cifre, 16, separate dalla terza e quarta, 33, da un'altra iscrizione, sopra " LI LIMOSINE", sotto "TEMPO DI FESTE".



A pochi passi da via del Purgatorio si apre un'altra via che ci riporta alla mente quanto vicine siano le cose della vita come quelle dell'oltre vita:  Via dell'Inferno. La prosecuzione di Volta Vecchia è Via del Limbo. Invece Via del Paradiso è da tutt'altra parte, giustamente, fuori dal centro storico fiorentino, peccaminoso (?).  

Coordinate:  43°46'13.80"N,  11°15'2.08"E                    Mappe: Google - Bing



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giovedì 15 settembre 2016

All'altezza del terzo piano

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Firenze,  Via del Moro

Si gira, si cammina, si va per le strade di Firenze per anni senza vedere cose che sono lì da centinaia di anni solo qualche metro sopra la nostra testa. La 'cosa' mi è apparsa girando  in via del Moro  da via della Vigna Nuova, sulla sinistra in alto all'altezza del terzo piano. E' uno stemma, in pietra serena, un po' sbocconcellato, eroso, consumato come deve essere considerando che sta sopportando gli elementi atmosferici da qualche centinaio di anni. La facciata sulla quale è saldamente fissato dall'ottavo decennio del '700 è quella del  palazzo Arrighetti, da quando Giovanni Tommaso acquistò il palazzo aggiungendo lo stemma di famiglia, uno scudo con l'arme degli Arrighetti  monocromo come può esserlo il grigio della pietra ma che nell'originale policromo su carta lo  stemma è azzurro, seminato di gigli d'argento, alla banda attraversante d'oro, caricata di tre ghirlande di verde. 



Coordinate:    43°46'16.65"N,  11°14'53.73"E                   Mappe: Google - Bing




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domenica 8 settembre 2013

Tra i Leoni e il Corno

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Firenze, Via del Corno

Tabernacoli e marginette abbondano in città, agli angoli delle strade in ogni dove, antiche sculture a tutto tondo o in stile stiacciato, rilievi, invetriate, terracotte, affreschi molto frequentati . Una di queste Madonne in terracotta si trova in Via del Corno (ove si svolgono le vicende di 'Cronache di poveri amanti' di Vasco Pratolini) in prossimità di Via dei Leoni, che limita sul retro Palazzo Vecchio,  così chiamata per l'effettiva presenza  di gabbie con leoni e vari animali esotici tra il Quattordicesimo e Sedicesimo secolo. Si ricorda che il leone, con il Marzocco, è l'emblema di Firenze, rappresentato sulla banderuola della Torre d'Arnolfo di Palazzo Vecchio ed anche nella statua in pietra serena di Donatello sull'Arengario.  La statuetta della foto e dedicata alla  Madonna protettrice di Firenze che tiene il Duomo con la mano destra. Recente produzione di Giovanni Riccetti (1956) è stata restaurata nel 2011.


Coordinate:  43°46'8.74"N,  11°15'26.66"E                      Mappe: Google - Bing


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lunedì 16 aprile 2018

La casa di Lorenzo Ghiberti




Firenze, Piazza dei Ciompi 11

In questi mesi Piazza dei Ciompi è sottosopra, si stanno facendo i lavori per riqualificare la piazza che una volta ospitava il Mercato delle Pulci, mercatino caratteristico degli oggetti di antiquariato ed artigianato fiorentino unici, che era molto frequentato sia dai turisti che dai fiorentini. Era possibile trovare vecchie lampade, servizi da tè, posate, mobili, stampe, libri e bigiotterie, oggetti di un passato più o meno lontano. Situata a mezza strada tra il Duomo, Santa Croce e Piazza Beccaria la piazza accoglie la famosa Loggia del Pesce ricostruita qui a cavallo della metà del 1900 (1955)   dopo essere stata smontata negli anni della riqualificazione (1885-1895) del Ghetto nel centro storico ai tempi di Firenze Capitale del Regno d'Italia (1865-1871) nel Mercato Vecchio oggi Piazza della Repubblica.
Sul lato est della piazza vi è una casa apparentemente del tutto anonima non fosse per una vistosa lapide  posta sopra la cornice in pietra serena del portone d'ingresso che ricorda una proprietà di Lorenzo Ghiberti (Firenze, 1378 – Firenze, 1455) .

DI LORENZO GHIBERTI DALLE PORTE
QUESTA FU LA CASA








Vista l'importanza del personaggio è da ricordare come un tempo l'area si connotasse decisamente per la presenza di numerose botteghe di artisti, tanto che poco distante da qui, dall'altro lato di Borgo Allegri (dove era questa casa prima che si creasse la piazza dei Ciompi), a quello che era il numero civico 83, la tradizione riconosceva l'abitazione e bottega di Cimabue (Firenze, 1240 circa – Pisa, 1302) e di conseguenza il luogo dove si era formato Giotto (Vespignano, 1267 circa – 1337), ugualmente contrassegnata da una memoria in marmo e distrutta nel corso dello sventramento del quartiere attuato nel 1936.



Coordinate:   43°46'16.04"N,  11°15'54.57"E                    Mappe: Google - Bing




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domenica 25 novembre 2012

Palle

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Firenze, Piazza del Grano

In una tranquilla domenica autunnale,  nessun turista di passaggio, almeno per pochi minuti o solo pochi secondi. Quale migliore occasione per fotografare  Piazza del Grano con le sue caratteristiche e moderne palle piantate sul pavimento costituito da lastre regolari in pietra serena. Domina il grigio con riflessi luminosi del cielo splendente e velato sul vertice reso lucido dall'uso che viene fatto dai turisti, posare le terga per un breve riposo dopo avere accumulato acido lattico passeggiando e  ammirando tesori d'arte e architettura.
Per chi si trovasse nel luogo della foto, a destra vedrebbe  l'uscita posteriore della Galleria degli Uffizi, a sinistra la Fontana del Mascherone addossata ad uno dei pilastri della Loggia del Grano, dietro vedrebbe spuntare Palazzo Vecchio con la Torre d'Arnolfo    


Coordinate:   43°46'7.10"N,  11°15'24.49"E                     Mappe: Google - Bing


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venerdì 21 settembre 2012

I Dati all'angolo delle Caldaie

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Firenze, Canto dei Dati, tra Piazza Santo Spirito e  via delle Caldaie, stemma


Sull'angolo del palazzo quattrocentesco che si erge tra Piazza Santo Spirito e via dell Caldaie (così chiamata perché un tempo esistevano caldaie per la lavorazione dei tessuti dell'Arte della Lana) sopra un piccolo tabernacolo con l'immagine della Madonna, si trova lo stemma della famiglia Dati (Estintasi la nel 1767), uno scudo scolpito in pietra serena con l'arme dei Dati (d'argento, a tre teste umane di rosso, poste in profilo e ordinate in banda).

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Coordinate:   43°45'57.92"N,  11°14'49.28"E                     Mappe: Google - Bing

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lunedì 9 dicembre 2013

Lo stemma della Torre dei Pazzi

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Firenze, Piazza San Pier Maggiore

In  piazza San Pier Maggiore, abbiamo già visto cosa resta dell'antica chiesa abbattuta per volere del Granduca Pietro Leopoldo di Lorena alla fine del Settecento, e, nella stessa piazza, sulla sinistra di ciò che resta della facciata della chiesa, vediamo un altro edificio, una Casa-Torre, che a sua volta subì nel passato la stessa sorte. Anche questa Casa-torre non è stato abbattuto totalmente, non ha cambiato la sua funzione abitativa, bensì è stato mozzata. E' quel che resta della Torre dei Pazzi di Valdarno, famiglia da non confondere con quella più famosa che dette luogo alla famosa 'congiura dei Pazzi' (26 aprile 1478) che portò all'uccisione del giovane  Giuliano de' Medici e al ferimento e alla rocambolesca fuga di Lorenzo, (non ancora Magnifico) dalla sacrestia del Duomo. La Torre è a sinistra dell'Arco di San Pierino, mozzata per gli eventi politici della famiglia notoriamente ghibellina. La Torre fu acquisita dalla famiglia degli Alberti. A metà della sua altezza, così come appare oggi, vediamo uno stemma in pietra serena, uno scudo con due cerchi concentrici che in araldica sono descritti come concentrici di oro su nero. In altro sulla sinistra del riquadro che lo racchiude vi sono due lettere , P e V, e una stella. Lo stemma non è quello dei Pazzi né quello degli Alberti, bensì è lo stemma degli Albizi.

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Coordinate: 43°46'17.30"N,  11°15'41.77"E                      Mappe: Google - Bing


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lunedì 22 febbraio 2016

L'interpretazione del Sole

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Firenze, Piazza Poggi

Un monumento dalle forme moderne in una città dalle caratteristiche artistiche rinascimentali non è fuori luogo, niente affatto.
La stele che si trova  Piazza Poggi, accanto alla torre di San Niccolò una delle porte sopravvissute all'abbattimento della cinta muraria nella seconda metà dell'Ottocento, ne è testimonianza. E' intitolata "Sole per Galileo Galilei", opera di Giò Pomodoro (Orciano di Pesaro, 17 novembre 1930 – 2002), inaugurata nel settembre del 1997 in piazza Poggi, in prossimità del Lungarno Benvenuto Cellini. Si tratta di una grande scultura in pietra serena, di circa 9 metri di altezza, con la quale l'artista rende omaggio alle ricerche astronomiche dello scienziato pisano  Galileo Galilei (Pisa, 1564 – 1642) . Al vertice della colonna è collocato un sole in bronzo stilizzato, che, con le sue forme suggerisce il movimento, la luce e il calore che esso produce.

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Coordinate:  43°45'53.09"N,  11°15'53.83"E                      Mappe: Google - Bing




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domenica 29 giugno 2014

La prima via

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Firenze, Via San Zanobi

La toponomastica era un questione complicata nel passato anche a Firenze. Strade diverse potevano avere lo stesso nome e la stessa strada avere più nomi. Per non dire dei rifacimenti, allargamenti, aperture, trasformazioni in vicoli ciechi che davano l'occasione di cambiarne la denominazione. Tipico esempio viene nel tempo di Firenze Capitale, soprattutto per il centro storico cresciuto sull'antico foro romano (L'acqua di Firenze romana).
Nella nostra città solo all'inizio del '400 si vide per la prima volta un cartello indicante il nome di una strada: era via di San Zanobi. Molto tempo dopo, nel 1785, in piena epoca lorenese, il granduca Pietro Leopoldo ordinò l'apposizione sistematica di cartelli ad indicare il nome delle strade. Un cambiamento radicale lo si ebbe poi sotto la breve amministrazione francese, nel 1809 quando venne adottata una numerazione unica per tutta la città, che andava dal numero civico 1 all'8028. 
Purtroppo a partire dall'800, sotto ancora l'amministrazione granducale ma  soprattutto nella nuova epoca dell'unità dell'Italia, molti nomi popolari vennero abbandonati o cancellati e, ripeto, purtroppo, sostituiti con nomi in ricordo di generali, re, ministri, battaglie ed eroi del Risorgimento, relegando all'oblio in tal modo la storia evolutiva di una città che ad essa deve molto. (da Per le strade di Firenze. Nomi, segreti e storie della città del Giglio, di Gabriele Fredianelli)


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Qui siamo in un punto anonimo di Via di San Zanobi che dà l'impressione di essere ben antico anche se non siamo riusciti a trovare nessuna prova certa. La consuntissima lapide in pietra serena presenta delle lettere incise che non siamo riusciti a decifrare in modo conveniente ... ANNI... (GIOV- ANNI?). Sappiamo che qua vicino aveva uno studio anche il sommo Buonarroti e sappiamo che la zona vicina era denominata 'il canneto' in ragione del fatto che all'epoca qui vicino (siamo vicini a piazza San Marco) scorreva il torrente Mugnone ospitando presso le sue rive una vegetazione di tal tipo, canne.

Coordinate:   43°46'47.48"N,  11°15'21.36"E                     Mappe: Google - Bing


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domenica 14 novembre 2010

Il David vaga



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Firenze, Piazza del Duomo, l'erba e il David di Michelangelo

Una delle varie opzioni prese in considerazione dalla Commissione (composta da Sandro Botticelli, Filippino Lippi, Leonardo da Vinci, Pietro Perugino, Lorenzo di Credi, Antonio e Giuliano da Sangallo, Simone del Pollaiolo, Andrea della Robbia, Cosimo Rosselli, Domenico Ghirlandaio, Francesco Granacci, Piero di Cosimo ed Andrea Sansovino) chiamata nel 1505 a decretare la collocazione finale dell'opera era quella dove la hanno posizionato in questi giorni, per poco, cioè sulla destra della facciata (ottocentesca) del Duomo (Santa Maria del Fiore). Così il David di Michelangelo (una copia  a grandezza naturale realizzata in vetroresina e polvere di marmo) se ne sta dritto e bianco come la neve a guardare i turisti che lo guardano e lo fotografano.

Ma i turisti e i fiorentini si trovano a vivere un'altra variazione al tema che conoscono immutabile nel tempo. Non trovano più la pietra serena sotto i piedi tra il Duomo e il Battistero ma ... erba. Erba che circonda tutto il Battistero. Il prato richiama alla memoria il miracolo di San Zanobi verificatosi al passaggio delle spoglie del santo davanti al Battistero, nell'occasione l'albero, ora sostituito dall'omonima colonna ed il prato fiorirono esattamente il 26 Gennaio del 429.

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L'erba, 'nata' nella notte del 14 Novembre è stata tolta nella notte di Domenica 15. Altre situazioni e performance in occasione di 'Florens 2010',  la 'Settimana internazionale dei beni culturali e ambientali',  a Firenze.


Vedere anche:
- Il miracolo di San Zanobi



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mercoledì 24 ottobre 2018

Piazza Padella e lo stemma della famiglia Pasquali





Firenze, via dei Rondinelli e via degli Agli

Lo stemma della famiglia Pasquali "d'azzurro, al cervo rampante d'argento, avente fra le zampe anteriori una stella a otto punte d'oro", tridimensionale, qui raffigurato, in quanto scolpito in pietra serena, posizionato sullo spigolo del palazzo che si trova tra via dei Rondinelli e via degli Agli. I Pasquali, la cui presenza a Firenze è attestata nella prima metà del Trecento, vengono fatti risalire a Tommaso e Francesco figli di Pasquale. I mestieri esercitati tradizionalmente dai membri della famiglia Pasquali furono quelli di barbiere, cerusico e medico.
Il palazzo fa angolo con piazza degli Antinori e prosegue lungo via degli Agli. Nella sua attuale configurazione l'edificio fu definito sotto il granduca Cosimo I  (Firenze, 1519 – 1574) per Giovanni Pasquali, medico della famiglia Medici, inglobando o comunque occupando un'area dove erano già due antiche case proprietà degli Aldobrandini di Lippo, passate ai Venturi nel 1457, quindi ai Petrini nel 1541 e, grazie al matrimonio di Lucrezia Petrini con Giovanni Pasquali, a quest'ultima famiglia. (Repertorio delle architetture civili di Firenze).


L'antica Piazza Padella
Questa piazza, ora del tutto sparita e convertita in tanti chiassoli, quali sono quelli dietro il palazzo Pasquali nella via teatina che porta al giardino Orlandini, si estese un tempo per tutto lo spazio occupato dal convento dei Teatini, nel quale fu in gran parte occupata per volere di Ferdinando I [Firenze, 1549 – 1609]. - Il Vasari [Arezzo, 1511 – 1574] nomina questa piazza parlando, nella via di Lapo, dell'innovazione della chiesa di S. Michele e Gaetano - Il Migliore dice che la Repubblica avea decretato nel 1329 tenervi quivi un postribolo, ma quel decreto non ebbe effetto e fu di poca durata, perchè l'Ammirato scrive che nell'anno 1486 nelle nozze di Lorenzo Tornabuoni con Giovanna di Maso degli Albizzi, ballarono sulla piazza Padella cento delle prime Gentildonne di Firenze. - Al certo quella illustre famiglia, che qui prossime avea le case, non avrebbe prescelto questo luogo se fino allo stato fosse un pubblico postribolo.
Da "Il Fiorentino istruito nelle cose della sua patria - Calendario per l'anno 1847" - Cavagna Sangiuliani di Gualdana, Antonio, conte.


Coordinate:  43°46'22.22"N,  11°15'5.41"E                     Mappe: Google - Bing


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venerdì 15 ottobre 2010

Santa Lucia dei Màgnoli

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Firenze, Oltrarno, Via de' Bardi, chiesa di Santa Lucia dei Màgnoli

La Chiesa di Santa Lucia, in via de' Bardi, è fra le più antiche chiese fiorentine d'Oltrarno. In un lazzaretto che le sorgeva dinanzi, come ricorda un moderno tabernacolo, sostò nel 1211 San Francesco, nella sua prima visita a Firenze. Compresa tra le 36 Parrocchie che si contavano nella città all'epoca della costruzione dell'ultima cinta muraria (1284-1345), era stata fondata nel 1078 dal Cavalier Uguccione Della Pressa, che qui, sull'Arno, aveva i propri mulini. Alla morte  Si questi, la chiesa fu portata a compimento dal figlio Màgnolo, e amministrata dai suoi discendenti, per cui fu chiamata "Santa Lucia de' Màgnoli". In seguito il patronato della chiesa, già concesso al Monastero benedettino di San Miniato al Monte fin dal 1246, passò nel 1373 sotto la diretta autorità del Vescovo di Firenze. Nel 1421 acquisì tale privilegio Niccolò da Uzzano (1359-1432), personaggio di rilievo nelle vicende politiche fiorentine del tempo. Questi infatti aveva operato il restauro della chiesa e ne aveva fatto affrescare la Cappella Maggiore da Lorenzo di Bicci, con episodi della vita di Santa Lucia, come attesta il Vasari (tali pitture, da tempo scomparse, ritraevano Niccolò tra altri personaggi). Nel 1547 il poggio (Costa San Giorgio) antistante la chiesa franò con gli edifici che vi si trovavano. Per questo Santa Lucia de' Màgnoli, che già si era meritata gli appellativi di "de' Bardi", al "Borgo Pitiglioso", "Oltrarno", sarà popolarmente chiamata "Santa Lucia delle Rovinate". Originariamente in stile romanico, poi gotico, fu ristrutturata nel Rinascimento e consacrata nel 1584 dal Cardinale Alessandro de' Medici, poi Papa Leone XI. Nel 1638 fu elevata al grado di Prioria. La chiesa parrocchiale Di Santa Lucia de' Màgnoli conserva l'aspetto rinascimentale, nonostante qualche abbellimento barocco, ed è stata valorizzata grazie al recente restauro a cura della Soprintendenza ai Monumenti. All'esterno.  Sulla facciata si nota la Lunetta in terracotta smaltata raffigurante Santa Lucia fra due angeli, opera attribuita a Benedetto Buglioni (1461-1521) allievo dei Della Robbia. Oltre ad alcuni stemmi e iscrizioni che ricordano i benefattori della chiesa, è visibile anche una Lapide in pietra serena dei Signori degli Otto (i comandanti della polizia urbana) con un divieto di sporcare e fare rumore nelle vicinanze della chiesa.


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